Gemma n° 2942

“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole.
Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori.
Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita.
Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento:
A loro non devo solamente la vita, ma molto altro:
Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri.
Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno.
Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde.
Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia.
Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto.
Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me.
Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita.
Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo.
So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta.
Vi voglio bene”.
(S. classe quarta).

Gemma n° 2937

“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:

  • La mia famiglia
  • Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
  • E, E e C (le mie migliori amiche)
  • I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
  • J (campo estivo)
  • L’odore della pioggia
  • Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
  • Osservare l’arcobaleno
  • Viaggiare
  • Prendere il treno
  • Osservare le persone che camminano
  • Guardare le nuvole
  • Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
  • Filosofeggiare
  • Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
  • Serata con gli amici
  • Urlare e cantare le canzoni in macchina
  • Bere il caffè
  • Bere il té
  • Ascoltare la musica nei vinili
  • Musica ad alto volume
  • Respirare l’aria del fiume
  • Vedere gli animali liberi nella natura
  • Rocky (il mio cane)
  • Leggere
  • Comprare libri
  • Vedere i film
  • Analizzare film/libri
  • Vedere le foglie cadere dagli alberi
  • La pioggia
  • Il mare d’inverno
  • La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
  • L’alba
  • Il tramonto
  • Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
  • Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
  • Annusare i libri
  • Ridere fino a quando la pancia mi fa male
  • L’autunno
  • Il canto degli uccelli
  • Le camminate
  • Osservare la luna
  • I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
  • Studiare
  • Sentire di sapere
  • Amare
  • Conoscere nuove culture
  • Organizzare eventi
  • Fare foto per poi fare album
  • Osservare l’arte e analizzarla
    Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.”
    (B. classe quinta).

Gemma n° 2934

Immagine creata con Gemini®

“Prima o poi lo troviamo tutti. Quel posto in cui quando ci vai, ti senti completamente a casa. Non importa con chi sei, non importa quando, ma una volta che ci sei la tua vita diventa un po’ più rassicurante.
Io ho la fortuna immensa di averlo trovato da sempre quel posto in cui la paura di sbagliare non esiste, come la parola “impossibile” che diventa inesistente in un secondo. Quel posto in cui come per magia le maschere cadono nel vuoto, ed io posso semplicemente essere me stessa. Il palcoscenico è come casa per me, i riflettori puntati su di me sono una cosa bellissima, ma non perché mi facciano sentire al centro dell’attenzione, ma perché so che in quel momento per le persone del pubblico sono qualcuno che vale la pena di essere guardato.
Divento improvvisamente importante, ed è bello avere qualcosa come una coreografia da far vedere al pubblico che ti sta guardando. Per questo quando ballo cerco sempre di essere me stessa più che mai, perché so benissimo che più sono vera e sincera mentre ballo, più sono le emozioni che trasmetto.
Dagli applausi capisco se sono riuscita a catturare davvero l’attenzione del pubblico. Con gli anni ho imparato a fare attenzione al ritmo dei palmi che sbattono l’uno contro l’altro, e al tempo che ci mettono per smettere del tutto di fare rumore.
A quel punto arriva l’inchino. Quella fase che avviene per ultima, in cui hai gli occhi che brillano e le labbra che si distendono nel più sincero dei sorrisi, e in cui vorresti solo tornare indietro nel tempo, e rivivere tutto da capo”.
(J. classe prima).

Gemma n° 2932

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2931

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho.
Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi.
Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me.
Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa.
Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni.
Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita.
Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”.
(G. classe terza).

Gemma n° 2928

Immagine creata con Gemini®

“Quest’anno, come ultima gemma, ho deciso di portare con me i piccoli momenti.
Viviamo in una società che ci spinge continuamente a concentrarci sugli eventi straordinari, sui traguardi importanti, sui fatti eclatanti. Siamo abituati a pensare che ciò che conta davvero debba essere grande, visibile, memorabile. E così, spesso, finiamo per dare un peso enorme a situazioni che, a distanza di tempo, si rivelano meno significative di quanto pensassimo.
Se c’è qualcosa che quest’anno mi ha insegnato, è proprio il valore delle “piccole cose”. Quei momenti semplici, apparentemente ordinari, che non fanno rumore ma lasciano tracce profonde. Ho capito che non sempre ciò che aspettiamo con ansia è ciò che ci rende davvero felici.
A volte mi succede di caricarmi talmente tanto per qualcosa che deve accadere da costruirci sopra aspettative altissime. Immagino scenari perfetti, anticipo emozioni, idealizzo ogni dettaglio. Poi, puntualmente, la realtà non coincide con ciò che avevo immaginato. E allora, per non restare delusa, mi ritrovo ad attribuire a quell’evento un’importanza maggiore di quella che realmente ha avuto, quasi per giustificare l’attesa.
Con il tempo ho imparato che le cose più belle non si programmano nei minimi particolari e, soprattutto, non si aspettano con impazienza: semplicemente accadono. Arrivano e restano.
Mi sono resa conto che oggi preferisco una passeggiata senza una meta precisa, magari in un luogo semplice, lontano dal rumore e dalla fretta, dove si può parlare senza distrazioni e ascoltare davvero. Preferisco una cena organizzata all’ultimo momento, senza troppi preparativi, dove conta più la compagnia che la perfezione della tavola.
Mi sono accorta che ciò che mi resta dentro non sono le grandi occasioni, ma dettagli quasi impercettibili: quello sguardo che si incrocia prima di salutarsi e tornare ognuno a casa propria, carico di significato anche se non viene detto nulla; la voce di mio nonno quando racconta episodi della sua giovinezza, con quella luce negli occhi che fa sembrare il passato ancora vivo; le partite a carte fatte insieme, tra risate, piccole sfide e battute che si ripetono ogni volta ma non stancano mai.
Sono sempre stata una persona a cui non piacciono i piani decisi all’ultimo momento. Ho bisogno di organizzare, di sapere cosa succederà, di avere tutto sotto controllo. Eppure mi sono accorta che proprio nelle situazioni improvvisate, fuori programma, mi diverto di più. È lì che mi sento più libera, e soprattutto più presente.
Quest’anno ho capito che la felicità non sta nei grandi eventi che aspettiamo per mesi, ma nei piccoli istanti che spesso rischiamo di non notare. Forse crescere significa proprio questo: imparare a rallentare, a dare valore a ciò che sembra insignificante e a riconoscere che la vera bellezza si nasconde nella semplicità quotidiana”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 2927

“Questo è uno dei regali che mi stanno più a cuore. Le maestre delle elementari ne hanno fatta una per alunno ed ognuna è diversa dall’altra. Mi ricorda delle elementari e trovo che sia un bel ricordo” (A. classe seconda).

Gemma n° 2925

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio gruppo di amici dell’infanzia: ci conosciamo da quando abbiamo tre anni e, ancora adesso, ci troviamo spesso in giro, soprattutto nel nostro paese. Abbiamo fatto le scuole insieme (fino alle medie) e frequentiamo il catechismo da quando abbiamo 7 anni. Da ottobre 2025 siamo diventati “il gruppo dei cresimandi” e adesso quasi ogni mese organizziamo un’attività diversa per la comunità: dal “concorso dei presepi” alla “tombola per i nonni” e la festa di carnevale. Loro sono molto importanti per me perché so che posso parlare liberamente e dire tutto quello che voglio, ma anche ridere, piangere e, qualche volta, litigare. Sono figlia unica, ma è come se loro fossero i miei fratelli e le mie sorelle. So che ci vedremo ancora per molto tempo e che condivideremo insieme ancora molto tempo, divertente, noioso o triste che sia!” (A. classe seconda).

Gemma n° 2923

Immagine creata con Gemini®

“Per la mia prima gemma ho deciso di portare la musica, perché la musica riesce a dire quello che a parole spesso non si sa come spiegare. È un modo di comunicare che arriva a tutti, anche quando non si trovano le parole giuste. Tramite lei si possono anche fare amicizie e, cosa molto importante, si impara a migliorare, capendo che non si deve essere perfetti quando ci si esibisce.
Non importa quanti errori fai, l’importante è vivere quel momento. Una sensazione bellissima è quando sali sul palco e cominci a suonare: è un’emozione che non scomparirà mai. Non importa quante volte lo fai, non ti ci abitui mai. E secondo me è proprio questo il bello: se diventasse un’abitudine, perderebbe tutto il suo significato. La cosa bella della musica è che una performance o un concerto non saranno mai uguali a un altro: dipende sempre da chi si esibisce, dalla circostanza, dall’emozione e anche un po’ dalla fortuna. Questo mostra la bellezza della diversità, una cosa che purtroppo non tutti riescono ancora ad apprezzare. Spesso, infatti, chi è ‘diverso’ viene giudicato, mentre la musica ci insegna che è proprio quella differenza a rendere unico e prezioso ogni essere umano” (S. classe prima).

Gemma n° 2918

“Quest’anno come mia ultima gemma ho deciso di portare una città stupenda, che mi ha riempito di ricordi che porterò sempre nel cuore, soprattutto per le persone con cui ho condiviso i miei viaggi. Roma è veramente la città eterna: ogni volta che ci vado rimango sempre stupita dalla sua bellezza e grandezza, non solo fisica ma anche culturale. Roma per me non è solo una città, ma è il luogo in cui ho vissuto momenti che mi hanno fatto crescere. Durante quei viaggi ho avuto la possibilità di conoscere meglio alcune persone  e costruire con loro un legame profondo che porterò sempre con me. Inoltre, siamo sempre stati accolti dalla gentilezza e disponibilità delle persone, perciò ho un bel ricordo anche di loro. Roma, quindi, è legata a nuove amicizie ed esperienze che mi hanno formato come persona” (S. classe quinta).

Gemma n° 2910

“Come ultima gemma ho deciso di portare i miei diari. Ho cominciato a tenere un diario dalle elementari ed è un’abitudine che ho preso da mio nonno perché lui tuttora scrive ogni sera qualche riga su quello che fa durante il giorno e fin da piccola guardavo affascinata i suoi scaffali pieni di diari degli ultimi 50 anni.
Così ho iniziato ad imitarlo, anche se ovviamente non avevo il tempo di scrivere ogni giorno e spesso interrompevo il diario dopo qualche mese perché me ne dimenticavo. Ma adesso ho preso la cosa più seriamente e negli ultimi anni ho scritto molto. Ho scoperto che scrivere è davvero utile e rilassante perché mi aiuta a svuotare la mente. Essendo una persona introversa faccio difficoltà ad esprimere a parole i miei pensieri, ma sulla carta riesco a scrivere qualsiasi cosa mi passi per la mente senza temere alcun giudizio. Infine trovo molto divertente andare a rileggerli a distanza di anni, soprattutto per vedere come sono cambiata oppure anche per riscoprire cose di cui mi ero dimenticata”.
(V. classe quinta).

Gemma n° 2898

“Onestamente, fino a poco tempo fa, non avevo la più pallida idea di che cosa portare come gemma. Avevo la testa piena di idee, ma allo stesso tempo vuota. Non riuscivo a decidermi, come mio solito. Poi, ieri sera, mi sono seduta sul letto, con la musica nelle cuffiette, e mi sono messa a pensare, pensare davvero. Che cosa, nella mia vita, potrei chiamare davvero una vera e propria gemma? Che cosa c’è di così tanto prezioso che mi porterebbe con sicurezza a definirla tale? Trovando più risposte a queste domande che mi ponevo, ho notato che una continuava a venirmi in mente più e più volte. Il gruppo delle mie migliori amiche. Questo gruppo è formato da me, A., K., M. ed M. Ho conosciuto M. ed M. alla fine del 2020, mentre A. e K. circa tre anni fa. Ci siamo conosciute tutte tramite la nostra passione, la danza. Per quanto all’inizio fossero solo delle mie compagne a cui stavo antipatica, e per quanto la cosa fosse reciproca, con il passare del tempo, degli allenamenti condivisi, delle esibizioni e dei dietro le quinte pieni di tensione, ci siamo avvicinate sempre di più. Il 2024 non è stato un anno semplice per me, per molti motivi, ma nel periodo in cui il mio umore ha toccato il fondo, sono arrivate loro a rialzarmi. Ci siamo avvicinate all’improvviso, come se il destino avesse voluto mettere lungo il mio cammino delle persone che sarebbero riuscite a farmi sentire meno sbagliata e farmi capire che mi meritavo qualcuno che mi volesse bene davvero. E’ stato molto ironico il modo in cui siamo diventate ufficialmente più che compagne di danza: M., in spogliatoio, stava parlando della sua festa di compleanno che sarebbe avvenuta di lì a poco, e io scherzosamente avevo detto che sarei venuta lì per darle fastidio anche quel giorno. Loro non pensavano che mi sarei davvero presentata, ma è stato così. Mi ricordo perfettamente quella serata, e non penso che me la scorderò mai. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci molto più spesso. Mi hanno accolto nel loro gruppo nonostante loro fossero amiche d’infanzia, senza farmi sentire di troppo nemmeno per un secondo. Sono quel tipo di migliori amiche che avevo sempre sognato: quelle amiche che ti fanno ridere fino al mal di pancia, ma che di lì a poco possono passare a ragionare insieme sulle cose più profonde in assoluto, nonostante la maggior parte delle volte K. ci mette un po’ di minuti a capire di cosa si sta parlando. Sono quelle amiche con cui urli a squarciagola le vostre canzoni preferite in macchina in una sera d’estate, sono quelle con cui esci quando sembra tutto troppo pesante e hai voglia solo di divertirti. A volte mi fermo a guardarle e sorrido tra me e me, pensando a quanto sia bizzarro il modo in cui la vita rimescola le carte. Chi l’avrebbe mai detto che quelle ragazze che guardavo con diffidenza dall’altra parte dello specchio in palestra sarebbero diventate le persone che tutti i giorni mi ricordano che cosa significa la parola amicizia? Il 2024 mi ha tolto molto, ma mi ha regalato la consapevolezza di non essere sola. Ricordo i pomeriggi in cui la stanchezza mentale sembrava prendere il sopravvento su tutto, eppure bastava un loro messaggio o una serata passata a ridere per le battute orribili di ognuna di loro (perché le mie ovviamente sono sempre bellissime) per farmi respirare di nuovo. È questa la loro magia: hanno la capacità di sgonfiare i miei problemi con una naturalezza disarmante, trasformando i miei ‘non ce la faccio’ in ‘ce la facciamo insieme’. Spesso si pensa che una gemma debba essere qualcosa di statico, un oggetto prezioso chiuso in un cassetto o incastonato in un anello. Ma la mia gemma è viva, rumorosa, a volte troppo. È fatta di cinque cuori che battono allo stesso ritmo, anche quando la musica si ferma. È la sicurezza di sapere che, nonostante i miei difetti e i miei momenti di fragilità, c’è un posto in cui non mi sentirò mai quella fuori posto, ma un pezzo di un puzzle bellissimo. Porto questo gruppo come mia gemma non solo per celebrare il bene che (a volte) ci vogliamo, ma perché loro rappresentano una delle mie più grandi vittorie: quella di aver scoperto che, a volte, i tesori più preziosi si nascondono proprio dietro le persone che pensavi fossero più lontane da te, avendo trovato il coraggio di aprirmi, di presentarmi a quella festa anche se non ero invitata ufficialmente. Oggi so che non importa quanto sarà duro il prossimo allenamento o quanto sarà ripida la strada nel mio futuro: finché avrò A., K., M. ed M. al mio fianco, non avrò più paura dei miei momenti di buio, perché so che avrò vicino a me le mie sorelle anche se non di sangue, e che nonostante tutto troveranno sempre un modo per riportare ogni volta la luce.
P.S: Ciao ragazze, so che state leggendo questo, e so che avevo detto a M. ed M. che non avrei parlato di voi, ma quando mai vi dico qualcosa di carino in faccia? Vi voglio bene anche se non ve lo dico mai, grazie di tutto<3
(A. classe prima)

Gemma n° 2894

Immagine creata con ChatGPT®

“Mi fa strano pensare che la mia prima gemma sarà anche la mia ultima. Sento un po’ di pressione perché ascoltando i pensieri delle mie compagne vorrei fare qualcosa di memorabile, che sia altrettanto bello di ciò che hanno  portato loro.
Personalmente mi trovo in difficoltà di fronte ad una consegna di questo genere. Io non sono molto brava a parlare di emozioni e soprattutto a condividere ciò che ho dentro, quindi spero che, anche se formulato in modo forse mediocre, il mio messaggio possa passare.
La mia gemma sono io, o meglio, la persona che sono oggi grazie alle persone che mi hanno accompagnata nel mio percorso. Portandomi come gemma spero di non risultare narcisista, il mio intento è un altro. Io sono il risultato di molteplici difficoltà, cambiamenti e momenti complessi, ma soprattutto di persone che mi hanno sostenuta quando non riuscivo a farlo da sola.
Ci sono stati periodi in cui non è stato  semplice stare bene con me stessa e andare avanti, ma oggi sono qui. Sono cresciuta, ho imparato a conoscermi, anche se non molto a fondo, e soprattutto a resistere, anche quando sembrava più facile farsi travolgere dalle emozioni. Non posso dire di essere felice, ma posso dire di stare bene e sapermi  prendere cura di me stessa nonostante a volte sembri impossibile. Le fragilità esistono ancora, ma fanno parte della mia crescita.
Ci tengo particolarmente a sottolineare l’affetto, anzi l’amore, e il supporto ricevuto dai miei amici, che mi hanno aiutato nei momenti in cui non vedevo la luce alla fine del tunnel e sono tuttora parte della persona che sono oggi. Questi amici meritano di avere un nome per la loro importanza nella mia storia. La mia migliore amica J. è stata la mia roccia, la persona a cui voglio più bene al mondo e a cui tengo di più. C., che mi ha insegnato cosa significa amore fraterno e per la quale provo molto rispetto. M., che è più di un amico, e mi ha insegnato che l’amore non è un privilegio destinato solo a certe persone e non deve essere necessariamente negativo, ma lo posso provare anche io. M., che mi è stato molto vicino e, nonostante non ci siamo parlati per qualche anno, ora è di nuovo parte della mia vita, si preoccupa ancora per me e di questo gli sono molto grata. E ultima ma non per importanza S., che si è mostrata da subito una persona su cui posso contare e che rende la scuola un posto un po’ meno brutto.
Grazie. Anche se fatico a dirlo a volte, vi voglio tanto bene.
Ho deciso di portare me, insieme alla mia storia e soprattutto alle persone che l’hanno resa possibile”.
(L. classe quinta).

Gemma n° 2888

Immagine creata con ChatGPT®

“Quest’anno per la seconda volta mi ritrovo a fare la gemma il giorno 7 di febbraio. Forse inizio a pensare che non sia più una coincidenza: è il momento che io spieghi perché. Per me questa data ha segnato un inizio e una fine di due capitoli diversi della mia vita che mi hanno insegnato molto. Il primo 7 febbraio una persona ha iniziato a far parte della mia vita, invece quello successivo un’altra persona se n’è uscita.
Questa data, per quanto possa essere casuale, ogni anno mi fa riflettere su quanto io sia cambiata nel corso del tempo. È proprio in quei momenti che penso a quanto stavo bene o stavo male quel giorno esatto di qualche anno fa e vorrei poter parlare alla me del passato per poterle dire che tutto ha un inizio e una fine. All’inizio il pensiero che qualcosa di così bello non sia infinito e illimitato suscita angoscia, ma poi con il tempo capisci perché non lo è, e realizzi che sei frutto delle tue esperienze, che la tua anima ne raccoglie tanti piccoli frammenti come dei souvenir dopo una vita di viaggi in giro per il mondo, alcuni indimenticabili, altri che ti fanno capire che in quel posto non ci vuoi tornare più.
Quindi oggi, 7 febbraio, spero di andarmene lontano e di tornare senza paura, pronta per ripartire un’altra volta ancora” (G. classe quarta).

Gemma n° 2881

“Ho deciso di portare questa collana come gemma perché per me ha un valore molto profondo: rappresenta l’unione della storia di mio papà e di mia mamma, ed è un simbolo importante della mia famiglia.
La collana mi è stata data da mio papà. Insieme alla catena c’è un ciondolo a cerchio che apparteneva a mia nonna: lei lo ha dato a mio papà e lui, a sua volta, lo ha donato a me. È un oggetto carico di ricordi e di aneddoti che mio padre mi ha raccontato nel tempo. Proprio per questo, in futuro mi piacerebbe trasmettere questa collana ai miei figli, per mantenere viva questa tradizione familiare.
La croce, invece, mi è stata regalata da mia mamma. Non rappresenta un momento preciso, ma è legata a una storia molto significativa che lei mi ha raccontato quando me l’ha donata. Mia mamma è originaria di Cuba e, quando era piccola, non possedeva ancora questa collana. Mia nonna materna le raccontava spesso quanto i chicchi fossero importanti, perché rappresentavano la base della vita e della società: il chicco di riso, il chicco di caffè, elementi semplici ma fondamentali, soprattutto in un Paese povero come Cuba, dove non ci si poteva permettere molti lussi. Questa idea è rimasta sempre molto impressa a mia mamma.
Anni dopo, mia mamma si è trasferita in Italia insieme a mio papà, dopo essersi innamorati e sposati. All’inizio non è stato un periodo facile: lei non parlava bene l’italiano e mio papà, dovendo lavorare, non voleva lasciarla sola in casa. Per questo la lasciava spesso da una nostra parente, che è diventata per lei un punto di riferimento fondamentale. Le ha insegnato molto, hanno condiviso tanti momenti importanti e si sono legate profondamente. Quando questa parente è venuta a mancare, a mia mamma è stata regalata una collana che lei non aveva mai visto prima.
Questa collana aveva un ciondolo a forma di chicco di caffè, da cui proviene la croce che oggi porto io. Appena mia mamma lo ha visto, ha subito pensato a sua nonna e a tutte le storie che le raccontava da bambina. Per lei è stato un segno molto forte.
Questo ricordo è molto importante anche per me. Credo molto nel destino e penso che, se mia mamma non avesse incontrato proprio mio papà, non avrebbe mai ricevuto quella collana che le ricordava così profondamente la sua storia. È come se fossero stati legati da un filo rosso, destinati a incontrarsi. Ed è per questo che questa collana, per me, ha un valore enorme”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 2876

Immagine creata con Gemini®

“Questa volta, come gemma, ho deciso di portare qualcosa di diverso: non più una singola e precisa cosa o persona, bensì un insieme di persone. Quest’anno è un anno speciale ma allo stesso tempo doloroso, perché sarà il mio ultimo anno qui. Questo mi provoca una sensazione di curiosità, ma anche di nostalgia.
Questa gemma non vuole essere melodrammatica né ricordare la sofferenza che inevitabilmente la distanza mi provocherà; al contrario, vuole celebrare con felicità tutte le persone che per me ci sono sempre state in modo incondizionato. Queste persone mi hanno insegnato ad apprezzare la vita e mi hanno regalato momenti indimenticabili.
Ho scelto di non dedicare questa gemma a una persona specifica proprio perché ogni mia amica è stata indispensabile per me.
C., a cui avevo dedicato la gemma l’anno precedente, mi ha insegnato il significato dell’amore incondizionato e fraterno, pur non essendo sangue del mio sangue. C. è sempre stata quella bambina calma e serena che, fin dal primo giorno, mi ha trasmesso fiducia e lealtà. Ricordo che la prima volta che la vidi le chiesi di mettermi un cerotto sulla schiena, per coprire la mia più grande insicurezza da bambina, affinché gli altri bambini non potessero vederla e giudicarla. Da quel giorno diventammo inseparabili, due pezzi di puzzle che si completano, proprio come il braccialetto che portiamo al polso.
M., invece, era quella bambina che da piccola faticavo a tollerare a causa dei nostri caratteri forti e spesso in contrasto. Con il tempo abbiamo imparato ad accettare questa nostra diversità e a costruire un legame solido e indistruttibile.
S. è stata la mia compagna di avventure e di divertimento sfrenato. È sempre stata l’amica più simile a me, e con lei ho imparato a fregarmene di tutto e di tutti, come se insieme il resto del mondo scomparisse.
E. e V. sono le mie amiche d’avventura: con loro ho scalato montagne senza conoscere la strada, ho dormito nel Tagliamento nel bel mezzo di una tempesta perché il telefono non prendeva, ho organizzato scherzi indimenticabili e sono scappata da inseguimenti di animali.
L. è la persona a cui mi sono legata di più negli ultimi anni. Nonostante all’inizio non mi avesse fatto una buona impressione, ho scoperto quanto la sua presenza quotidiana fosse capace di rendermi felice e viva, tanto da provare una sensazione di vuoto nei giorni della sua assenza. Anche se la conosco solo da due anni, mi sembra di conoscerla da una vita intera, e questo mi fa capire quanto tenga a questo nostro legame.
S. è il mio compagno di vita e il mio amico di viaggi: con lui ho lasciato libero il mio lato più selvaggio e istintivo, permettendomi di fare le pazzie tipicamente associate al mondo maschile.
Anche L., con il suo umorismo, mi ha fatto vivere momenti unici e irripetibili, riuscendo ad allontanarmi dai momenti no e dai pensieri negativi.
Tutte queste persone, e molte altre, nel loro piccolo mi hanno trasformata e mi hanno resa la persona solare e socievole che sono oggi. Hanno accettato e abbracciato i miei difetti, talvolta con difficoltà, diventando parti fondamentali del mio cuore e della mia vita”.
(S. classe quinta).

Gemma n° 2871

“La mia gemma di quest’anno è l’estate 2025. Per me è stata un’estate piena di esperienze, emozioni e persone.
Esperienze come il viaggio a Roma per il Giubileo; le lunghe camminate, il caldo torrido, i pranzi e le cene per strada, le serate insieme a ridere e a parlare fino a tarda notte ignorando la fatica che ci avrebbe aspettato il giorno dopo, i discorsi profondi, i “ma quanto manca” a ogni passo, i saluti e i sorrisi tra noi e le persone degli altri paesi, tutti insieme, tutti uguali. Essere una pellegrina, vivere di cose semplici e condividere riempie il cuore di cose vere; infatti tutto ciò mi ha permesso di crescere, creare ricordi indelebili e ampliare i miei orizzonti.

Poi, le giornate a Lignano da sola con le mie amiche e il viaggio a Paestum con la scuola grazie al quale ho potuto visitare luoghi antichi meravigliosi e fare nuove amicizie.
Emozioni perché ho sentito di aver vissuto quest’estate al massimo, di essermi goduta ogni attimo senza pensarci troppo. Ho provato amore, affetto, delusione, tristezza, rabbia, felicità, spensieratezza; è vero che non sono tutte positive, ma anche quelle negative fanno parte della vita e vanno affrontate.
Sicuramente non ce l’avrei fatta senza la parte più importante della mia estate, ovvero le persone, o meglio gli amici, quelli vecchi e quelli nuovi, che mi hanno circondato. Non essendo molto brava con le parole, ho scelto una canzone di Gio Evan per descrivere cosa rappresentano loro per me. Il testo dice:

“Nonna le chiamava “persone medicina”
Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci
Che appena le senti calmano i battiti
Aggiustano i polsi
Ti aprono le persiane del cuore e fanno entrare la luce vera
Quella del sole
Persone che con un abbraccio ti fermano la tachicardia di dentro
Quella che per notti e anni
Hai collezionato a colpi di ansie
Che nemmeno ti appartenevano
Nonna diceva che esistono persone che hanno le tisane dentro gli occhi
Camomilla nello sguardo
Che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri
E dopo averle incontrate anche i sogni diventano più puliti
Dopo averle incontrate pure i sogni sognano meglio
Diceva che esistono persone che non si spaventano dei tuoi dolori
Che non hanno paura di abbracciarti i traumi
Che sanno dove metterti dentro le parole giuste
Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole
Che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto
Nonna le chiamava “persone medicina”
Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci
A detta sua le uniche persone da frequentare
A detta sua le uniche persone da diventare”.
Coloro a cui sto pensando sono proprio quelle persone che la vita ti fa incontrare al momento giusto, in modo inaspettato, come sapesse, senza che tu lo esprima, che ne hai proprio bisogno”.
(A. classe quarta).

Gemma n° 2850

Immagine creata con Gemini®

Ogni anno rifletto molto su cosa portare come gemma, specie per la quinta volevo qualcosa di veramente significativo che potesse chiudere in bellezza il mio percorso scolastico.
Allo stesso tempo però ho pensato che ogni gemma che ho portato nascondeva già dei grandi significati.
In prima: il mio diario da bambina a rappresentare la mia infanzia
in seconda: l’estate passata con i miei amici a rappresentare l’amicizia
In terza: un regalo simbolico come augurio di un futuro brillante
In quarta: i miei genitori.
E quindi, per quest’anno decido di portare una cosa più spontanea e meno elaborata.

Questo video (accompagnato da delle foto in classe, ndr) mi piace particolarmente sia per la musica di sottofondo, che quasi mi ipnotizza specie se ascoltata a pieno volume con le cuffie, sia, ovviamente, per i ricordi che ci sono dietro.
Il 2025 è stato l’anno in cui mi sono più formata, non necessariamente il più bello (perché deve competere comunque con il 2024) ma è stato l’anno in cui ho imparato di più in assoluto.
I primi mesi sono stati relativamente tranquilli, vivevo in modo piuttosto passivo la vita. Ricordo che ogni mattina a scuola morivo di sonno e speravo sempre che le due ore di italiano e francese finissero il prima possibile e che non mi chiamasse a tedesco ( cosa che invece succedeva sempre). Più di una mattina mi svegliavo con l’idea “che bello stasera potrò tornare a dormire” oppure con “non vedo l’ora arrivi il pranzo”.
Eppure ero “felice”, fiacca ma contenta. “Felice” perché comunque stavo facendo esattamente quello che volevo fare anche se non sempre avevo la motivazione di continuare. E scrivo intenzionalmente felice tra virgolette, perché oggi so che quella mia condizione somigliava più a una quieta serenità che a qualsiasi altra cosa.
E poi, le vacanze di carnevale.
Il mio 2025 si può dividere in 3 grandi parti: la prima di queste che arriva fino al 4 marzo, giorno in cui la mia gattina è morta inaspettatamente. A differenza di tutti gli altri lutti che ho vissuto, questo era ben diverso, perché proveniva da dentro.  Da dentro casa. Era una vera e propria mancanza che si sentiva inevitabilmente non appena si varcava la soglia di casa. Improvvisamente io e la mia famiglia ci siamo ritrovati con una nuova quotidianità, silenziosa, spoglia, non richiesta. Ricordo precisamente la mia sorpresa nell’uscire di casa le prime settimane per distrarmi un po’ e vedere che il mondo andava avanti uguale, esattamente come aveva sempre fatto. La realtà esterna non sembrava essere intaccata da quel vuoto che invece era costantemente presente a casa.
Da marzo in poi è iniziato un profondo periodo di introspezione in cerca di risposte a domande che ancora ad oggi rimangono in sospeso.
Nonostante questo traumatico evento, avevo da continuare dei progetti, dei diciottesimi a cui andare, delle gite a cui partecipare.
E devo dire, parlandone spesso e metabolizzando la cosa, sono tornata a stare bene: ho iniziato a godermi la primavera, la fine della scuola (che per me è stata il 24 maggio), la gita a Vienna, il mese passato a Linz e infine il 23 luglio, il mio compleanno.
Finalmente i tanto attesi 18 anni.
Era da tutta la vita che li aspettavo. Essere maggiorenni è letteralmente un altro modo di vivere: fare i pagamenti con il mio conto in banca, firmare IO, avere accesso a sesamo, non avere più restrizioni sui social di nessun tipo, non avere più nessun tutore sul telefono, aver TUTTO intestato a mio nome, e, ovviamente, guidare. Tutte forme di indipendenza che tanto bramavo.
Questa seconda parte dell’anno termina poi con il 15 agosto, giorno in cui ho dovuto accettare che a volte non tutto segue i miei piani, ma va bene così. Continuo comunque a pensare che ciò che vuoi veramente, lo puoi fare accadere. E ogni scusa è una prova che in realtà non lo vuoi veramente. 

Poi con settembre e ottobre, l’inizio della quinta, il mio viaggio a Parigi, l’ultima gita scolastica💔
E quest’ultima terza parte dell’anno termina con il 3 novembre. Non so esattamente da cosa sia stato scaturito, so solo che dal 3 novembre , successivamente a una profonda riflessione avuta guardando fuori il finestrino, mi sono detta “ basta, da oggi cambio” e così è stato.
Un nuovo modo di vivere, un nuovo modo di pensare, una nuova pace interiore, una nuova gratitudine per la mia vita . Tutto ciò nato come frutto dalle esperienze avute in questo ultimo anno, che mi hanno insegnato e che continuano ad insegnarmi ancora oggi.
Fra gli insegnamenti più importanti di quest’anno e che voglio condividere ce ne sono due: il primo riguarda il ruolo fondamentale che le persone hanno nelle nostre vite e che spesso sottovalutiamo. Perché “casa” non la fanno le mura, bensì le persone.
Perché il nostro “giardino”, come insegna Voltaire, può diventare solo più bello se intorno a noi abbiamo altri giardini rigogliosi, ed è quindi importante trovare giardini verdeggianti, ricchi di farfalle.
E infine, il secondo insegnamento riguarda la motivazione, l’interesse, la curiosità, non so nemmeno io come definirla, quella spinta che ti fa andare avanti.
Perché bisogna essere fortemente motivati nella vita, in qualsiasi campo e settore, perché è solo così che si potrà riuscire in quello che si vuole e superare eventuali momenti meno belli”.
(F. classe quinta).

Gemma n° 2811

“Come prima gemma ho deciso di portare la frase di una canzone che a parer mio è una vera e propria poesia. La canzone è “Quel filo che ci unisce” di Ultimo ed è diventata la colonna sonora della mia vita.  Innanzitutto vorrei raccontarvi com’è nata: Ultimo l’ha scritta per una ragazza totalmente sconosciuta con cui ha passato un pomeriggio parlando e passeggiando per Trastevere. Lei poi è ritornata a Los Angeles dove viveva e lui, rimasto a Roma, dopo due settimane le ha inviato in una scatolina rossa una chiavetta USB e un testo di una canzone scritta a mano che era proprio “Quel filo che ci unisce”. Dopo 4 anni Ultimo e questa stessa ragazza hanno avuto un bambino.  Questa canzone fa parte di un album che per il cantante è molto importante cioè “Solo”. È stato pubblicato dopo due anni di pandemia in cui eravamo tutti isolati gli uni dagli altri e questo ha permesso a molti di mettersi a confronto con le proprie fragilità e insicurezze. Ecco, Quel filo che ci unisce è una speranza, uno spiraglio di luce in fondo ad un tunnel buio da cui, se sei da solo, fatichi ad uscire, ma se trovi la persona giusta tutto diventa luce.
Già questo, per me, è un motivo per cui questa canzone è magica. Inoltre, qualche anno fa, dopo aver vissuto un lutto familiare molto importante, le sue parole mi hanno accompagnata in quei giorni di sofferenza e dolore, diventando parte del mio cuore e della mia anima. La perdita che la mia famiglia ha vissuto è stata improvvisa, ingiusta e priva di una spiegazione… Tuttavia Niccolò ci ha insegnato ad andare oltre, a capire che, nonostante ciò che avevamo perduto, potevamo ancora contare su quel filo che ci unisce: un filo che va oltre gli oceani, oltre le montagne, oltre qualsiasi cielo. Qualcosa di ultraterreno, di magico. C’è una frase in particolare che dice: “tanto sai che tutto è un gioco e vince chi sorride”. Un giorno l’avevo scritta nelle mie note di Instagram perché, dopo aver letto un post della fidanzata di Ultimo in cui parlava di come sarebbe stata da mamma, avevo davvero compreso il significato profondo di questo verso.

La mattina seguente, a quella nota aveva risposto mia sorella M. chiedendomi se fosse tutto ok. Quello che le ho risposto io è arrivato direttamente dal mio cuore. Non ho usato parole dotte o significati complessi, semplicemente il mio pensiero.

Io e lei ci siamo promesse di tatuarci questa frase non appena avrò compiuto 18 anni nella parte sinistra del torace, vicino al cuore. Mia sorella ha vissuto tante battaglie, forse troppe per un’unica persona. È una donna esile ma ha una forza che potrebbe smuovere le montagne.  Non posso definirla una semplice amica.  Lei è la mia anima gemella: l’estensione della mia anima. La parte migliore di me. Un pezzo del mio cuore. La mia medicina. Il mio rifugio. La mia casa. Il mio Sole.  Non hanno ancora inventato le parole giuste per definire ciò che è lei per me.  O forse sono io ignorante, perciò faccio un passo indietro nel provare a descrivere il nostro legame perché qualsiasi cosa io possa dire non sarebbe mai abbastanza per Lei.
Quando ero piccola M. mi portava sempre in giro e faceva quello che la mamma e il papà non riuscivano a fare avendo tanti figli a cui badare. È stata la prima a portarmi nel luogo che è diventata la mia seconda casa cioè la palestra dove ballo; è stata la prima a farmi capire cosa significhi essere forti e superare le battaglie che la vita ci pone davanti, talvolta anche lasciandosi distruggere dal dolore perché è proprio da quel dolore che si può ricominciare.
Quando sarò vecchia racconterò di lei ai miei nipoti e non dirò “mia sorella”, ma il mio primo vero amore.
Forse alla fine questa mia gemma non è per la frase di Ultimo in sé, ma per la persona a cui penso quando la leggo: la mia anima gemella.
L’augurio che posso fare a ognuno è quello di trovare una persona come Lei.
Tutti meritano di essere amati come lo sono io da mia sorella.”
(A. classe quarta).