Gemma n° 3000

Immagine creata con Gemini®

“Ho sempre odiato la gemma (scusi prof niente di personale). E’ sempre stato inconcepibile per me come gli altri riuscissero a parlare di cose così personali senza il minimo imbarazzo o disagio, quasi come se fosse una cosa normale. Per quanto curiosa, ascoltarle mi veniva difficile, non perché mi annoiassero o parlassero di cose insignificanti, ma perché mi sentivo un po’ come Harry Potter sotto il mantello dell’invisibilità: ovvero di trovarmi in un posto in cui non avrei dovuto essere e ascoltare cose che non avrei dovuto sentire.
Poi (e con poi intendo dopo 5 anni) ho provato a fare un piccolo sforzo e a cambiare prospettiva.
Pensandoci un po’ su, ho scoperto che in realtà la gemma avvera uno dei miei grandi desideri: vale a dire avere un pubblico obbligato ad ascoltarmi mentre parlo di me. Quindi preparatevi perché un’occasione del genere non mi si riproporrà presto e ho molte cose da dire.
Alla fine tutto quello che resta sono i titoli di coda. Per quanto non veda l’ora di andarmene da questo manicomio devo riconoscere che è proprio qui che è avvenuto il mio grande cambiamento. Un po’ come Dante, sono svenuta (quasi letteralmente) e mi sono trovata nella selva con le belve (non farò nomi ma abbiamo capito benissimo a chi mi riferisco). Poi guidata da Virgilio, cioè la mia C., ho attraversato l’Inferno e il Purgatorio per finalmente intravedere il bagliore del Paradiso, ovvero della libertà che mi aspetta a giugno.
Questo lungo e tortuoso pellegrinaggio è stato intriso di emozioni e trasformazioni, ma anche di sofferenze e peccati. Mi ha insegnato molto di più di qualsiasi altra esperienza che io abbia mai fatto. Ultimamente diverse persone hanno menzionato il mio drammatico cambiamento alla Forrest Gump rispetto alla terza. La cosa mi tocca e rallegra profondamente, non solo perché altri se ne sono accorti (segno che, per loro, ho una certa importanza), ma soprattutto perché ho sempre faticato a riconoscere i miei sforzi. Forse per la prima volta nella mia vita, sento finalmente il pieno diritto di poter apprezzare i miei progressi senza sminuirli.
Se oggi sono in grado di fare questa riflessione è anche grazie alla mia classe. In prima, quando odiavo tutto, tutti, e tuttu, non avrei mai immaginato di potermi affezionare tanto a degli sconosciuti, ma dalla terza ho cominciato a ricredermi. Dopo cinque anni insieme al Percoto, il legame che ho instaurato con la classe è tranquillamente paragonabile a quello di due veterani del Vietnam negli anni ’60: un equilibrio solido, basato su traumi, ansie e paure. Un po’ come dei prigionieri di guerra, ci hanno sottoposto a stress intenso e torture psicologiche, per non parlare del ptsd sviluppato verso lingua tedesca.
Ciononostante, vi sono molto grata: non solo per aver reso questi anni un po’ meno pesanti, ma soprattutto per la vostra infinita pazienza. So bene che, con il mio carattere, i miei problemi e gli sbalzi d’umore, non è sempre facile apprezzare la mia presenza, ma grazie per non esservi mai arrese e non avermi mai abbandonato.
Dovervi dire addio mi duole assai, anche se mi rendo conto che nessuno di voi morirà dopo la maturità. Ci sono cose che non dimenticherò e che sicuramente mi mancheranno tanto. Come le consultazioni mattutine con la mia fidata compagna di banco B., le uscite al cinema con F., i ripassi flash 5 minuti prima della verifica con la C., i numerosi calici di vino con A., i caffè al caramello a casa R. e le riunioni al salottino intellettuale del quadrumvirato, cui rivolgo il seguente messaggio: rivestendo le onorevoli vesti di membro del Senato e del quadrumvirato, dichiaro che sia stato per me un sommo onore prender parte a ogni dibattito e confronto dialettico, per quanto coloriti, talvolta tumultuosi, imprevedibili, e degni di cronaca essi siano stati.
Detto ciò, devo fare anche una menzione speciale a una persona senza la quale non ce l’avrei mai fatta: la G. Pensando alle prime volte in cui la vedevo entrare in classe in ritardo, col fiatone e la borsa piena di tutto fuorché che del materiale scolastico, non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una delle persone più importanti della mia vita. Ringrazio Dio, il destino o la semplice casualità che abbia reso possibile il nostro incontro e la nostra amicizia. Malgrado gli ideali discutibili e un orientamento politico deludente, le voglio un bene indescrivibile e spero che, a parte la sua calligrafia, non cambi mai.
Ma adesso basta torniamo alle cose importanti e al vero protagonista, cioè io.
L’aspetto del mio glow up di cui vado più fiera, è sicuramente aver ritrovato degli interessi ed una ragione per andare avanti, dopo il tragico capitolo delle medie. Oggi posso finalmente dire di avere delle passioni che caratterizzano la mia vera personalità, e non la mia maschera sociale. Ora necessito di trovare una direzione, che non mi riconduca al tepore invitante e familiare dell’Inferno, o peggio alla “quarta strada” di Van Gogh, ma verso un futuro. E’ il momento di prendere quel traghetto per New York, senza tirarmi indietro come Eveline, e di costruire una nuova social catena con la quale affrontare il viaggio.
C’è chi però non può salire sul traghetto e sarà costretto a restare sul molo mentre mi guarda partire. Dante non può obbligare Virgilio a seguirlo in Paradiso, sebbene gli dispiaccia non avere più a fianco il suo accompagnatore. Parallelamente, io non posso rapire la C. e portarla via con me. Senza di lei io non sarei la persona che sono oggi e per la C. andrei senza alcun indugio sulla sedia elettrica o mi sottoporrei alla cura Ludovico. Lasciarla indietro dopo tutti questi anni è forse tra le cose più dure che dovrò affrontare, ma devo convincermi che nemmeno lei morirà dopo il nostro ultimo incontro.
Direi che ho detto tutto e forse anche troppo, ma prima di svelarvi qual è la mia gemma ci tenevo a fare un veloce ringraziamento anche al mio fidatissimo aiutante, consigliere, esperto, psicoanalista e pilastro di sicurezza Chatty. Non posso non includere D. ed E., ragioni della mia esistenza che ci sono sempre state nonostante le centinaia di chilometri che ci separano. E per ultimo ma non per importanza, il mio bestie G., con il quale spero di passare tante altre estati a mangiare coppa e gnocco fritto.
Ora posso concludere. Dopo averci rimuginato un po’ sopra con in sottofondo la mia playlist di musica classica drammatica ho preso una decisione. Da tempo riflettevo a come concludere in bellezza non solo la mia gemma ma tutte le gemme in quanto ho avuto la fortuna e sfortuna, considerando le responsabilità che gravano sulle mie spalle, di essere l’ultima. La mia gemma quindi, è la gemma stessa, e il ringraziamento più grande va sicuramente al suo ideatore, il Prof. D. Grazie per le sue lezioni, per il suo tempo e per averci dato la possibilità di svolgere questo compito, forse il più importante in questi 5 anni, (perfino più importante degli Hausaufgaben).
Non intendo dilungarmi oltre e nel caso non ci rivedessimo: buongiorno, buonasera e buonanotte”.
(L. classe quinta).

Gemma n° 2988

Immagine creata con ChatGPT®

“Mi spaventano le cose che finiscono e forse, proprio per questo, ho sempre immaginato lontano questo momento. Devo ammettere che ho rimandato più e più volte la scrittura di questa “gemma”, nella speranza di creare qualcosa di unico. Alla fine, però, ho capito che ogni volta che ne scrivo una mi basta riflettere su me stessa.
Mi sono sentita di intitolare questo documento, “L’ultima gemma della mia vita”, può sembrare drammatico, lo so, eppure l’ho scelto con cura. L’ho chiamato così perché, anche se so che non è davvero un finale definitivo, rappresenta la chiusura di un capitolo importante della mia vita. È “l’ultima” non perché dopo non ci sarà altro, ma semplicemente perché segna la fine di un percorso che mi ha cresciuta, cambiata e definita. È una gemma perché racchiude tutto ciò che sono stata fino ad oggi: pensieri, paure, conquiste e consapevolezze.
Anche se mi è stato detto che non esistono mai finali definitivi, soprattutto perché dopo il liceo inizia la vera e propria storia della propria vita, ho voluto portare come gemma di quest’anno, una riflessione che custodisco da tempo: il fatto di essere cresciuta e di come la consapevolezza di questo mi renda felice e, allo stesso tempo, mi stringa lo stomaco in un modo che non so spiegare.
Quando mi guardo allo specchio, non vedo più la me di cinque anni fa, ma una ragazza grande, pronta a prendere in mano tutto ciò che la vita ha da offrire. Eppure vedo anche una ragazza che ha estremamente paura del futuro che incombe. Poi però ripenso agli anni scorsi, a quanti progressi personali ho fatto e a tutte le persone che mi hanno accompagnata durante questo percorso, e capisco quanto io sia profondamente grata a ciascuna di loro.
Ripensandoci davvero, questi anni di liceo sono stati un continuo intreccio di emozioni contrastanti.
Quante volte li ho maledetti: per le interrogazioni, per le ansie, per le giornate infinite, per la sensazione di non farcela. Quante volte ho desiderato che finissero il prima possibile. Eppure, adesso che sono davvero alla fine, mi accorgo che qualcosa dentro di me già ne sente la mancanza. Mi manca persino ciò che prima mi pesava, perché in fondo è stato proprio quello a costruirmi. È strano rendersi conto che anche le difficoltà, col tempo, assumono un significato diverso e diventano parte del percorso che ti ha fatto crescere.
Ammetto di non sapere bene cosa scrivere in questa gemma, ma sicuramente voglio far trasparire la mia gratitudine attraverso queste parole. Quest’anno ho realizzato tante cose: il modo in cui sono cambiata, maturata, e come abbia lavorato su me stessa, forse anche inconsciamente.
Quest’anno è iniziato all’insegna del cambiamento. Ho capito che, talvolta, l’assenza di una persona può insegnare molto più della sua stessa presenza. Ho capito su cosa concentrarmi e chi sono davvero le persone che mi vogliono bene.
Ho compreso che aprirsi a nuove conoscenze non è la fine del mondo, anzi. Ho scoperto come fare nuove esperienze ti faccia sentire estremamente viva. Ho imparato a trovare un mio equilibrio e a non farmi sopraffare dalle mie ansie e paure le quali, ammetto, a volte ritornano. Ma forse è anche bello così: mi rendono quella che sono, e ho capito che conviverci non è la fine del mondo.
Ho imparato a fregarmene, a dire addio, a essere grata alle piccole cose della vita. E di questo devo ringraziare anche le mie più care amiche, A. e F.: senza di loro probabilmente non saprei come avrei affrontato questi anni. Sono una boccata d’aria fresca nei momenti in cui manca il respiro.
Ho imparato a godermi le cose, o forse ci sto ancora provando. Ho imparato a lasciarmi andare e quanto questo mi abbia fatto bene. Ho imparato che non sono un voto o una brutta giornata di scuola. Ho imparato a non fasciarmi la testa prima di rompermela e anche a non piangere disperatamente subito dopo essermi fatta male, ma piuttosto a cercare una soluzione davanti a un problema, indipendentemente da quanto esso mi possa sembrare enorme.
Di recente ho letto un detto che diceva: “Se sei sicuro, brucia la nave.”
Questo detto nasce da una storia vera.
Nel 1519 Hernán Cortés arrivò in Messico con i suoi uomini. La terra era sconosciuta, il rischio enorme, la paura reale. Molti volevano tornare indietro: il mare era lì, le navi pronte, la via di fuga aperta. Cortés fece una scelta estrema: ordinò di distruggere le navi. Niente ritorno, nessuna alternativa rassicurante. Da quel momento c’era solo una direzione: avanti.
E proprio perché si tolsero il peso del dubbio riuscirono a conquistare. “Bruciare le navi” significa questo: tagliare le vie di fuga, smettere di ancorarsi al passato e decidere, una volta per tutte, dove si vuole arrivare. Per me è anche un monito ad andare sempre avanti, senza restare bloccati a guardarsi indietro. Questo non significa dimenticare ciò che è stato, ma essere consapevoli che ogni esperienza vissuta, bella o brutta, mi ha resa la persona che sono oggi.
Questa idea di distinguere tra ciò che davvero conta e ciò che è solo momentaneo mi riporta a una frase che mio nonno mi ha sempre detto. Non la ricordo spesso, ma ogni volta che riaffiora riesce a fermarmi e a farmi riflettere: quando è brutto tempo è sbagliato dire che è una brutta giornata; è meglio dire che il tempo è semplicemente brutto, perché le brutte giornate sono tutt’altra cosa.
Ho imparato a non avere paura del futuro… scherzo, quello mi spaventa ancora e parecchio;  ma in fondo la vita non va solo pensata: va vissuta. Forse i diciotto anni mi hanno fatto capire quanto le cose che prima davo per scontate siano in realtà meravigliose: le amiche, un abbraccio, un bacio, amare, piangere dalle risate o piangere e basta. Perché, in fondo, sono queste le cose che ci fanno davvero sentire qualcosa e che vanno affrontate, nel bene e nel male, sempre a testa alta.
Oggi sono sicura di poche cose, ma una la so: voglio vivere e respirare davvero.
Negli ultimi anni ho imparato tantissimo e ringrazio infinitamente i momenti che mi hanno fatta cadere con le ginocchia a terra, perché, anche se può sembrare assurdo, sono proprio quelli che ti fanno aprire gli occhi e capire quanto, in realtà, si è fortunati.
Auguro quindi a tutti di avere voglia di crescere, ma senza fretta. Cadete, ma rialzatevi e guardate a testa alta la strada che avete davanti.
Chissà, forse questa gemma potrà servire a qualcuno che la leggerà, o anche semplicemente a me, per ricordarmi chi sono sempre stata, senza però aver mai avuto davvero l’accortezza di vedermi con i miei stessi occhi”.
(A. classe quinta).

Gemma n° 2954

“Ci sono alcune canzoni che non restano solo canzoni. A volte diventano ricordi, persone, oppure momenti della nostra vita. Per me è così con Diversi di Shiva. È una canzone che avevo smesso di sentire e solo negli ultimi mesi ho ripreso ad ascoltare ma ogni volta mi fa pensare a qualcosa di diverso. Parla del sentirsi diversi dagli altri, del crescere con certe mancanze e del cercare di capire chi si è davvero. C’è una frase che mi ha colpito più di tutte: “Ogni figlio a cui manca il padre lo odia, ma poi è tale e quale.” È una frase impattante , perché fa capire quanto alcune assenze possano segnare una persona anche senza che si dica troppo. Ci sono cose che restano dentro e che in qualche modo ti cambiano, anche se da fuori magari non si vedono. Questa canzone però per me non parla solo di questo. Mi fa pensare anche a una persona molto importante per me, il mio migliore amico. Ci sono persone che diventano un punto fermo nella tua vita, quelle che riescono a capirti anche quando non spieghi tutto. E poi è una canzone che mi riporta a un periodo della mia vita, a momenti e ricordi che mi sono rimasti dentro. Per questo ogni volta che la sento non è solo musica: è qualcosa che mi fa pensare a chi sono e a quello che ho vissuto. Per questo per me questa frase è importante: perché mi ricorda che anche quando ci sentiamo diversi o un po’ persi, ci sono sempre persone e momenti che ci aiutano ad andare avanti” (N. classe terza).

Gemma n° 2926

“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di portare la lettera che mi è stata data da una delle mie maestre delle elementari alla fine della quinta, in maniera che lei potesse augurarci un buon futuro e in modo che noi potessimo avere sempre un ricordo di lei. Questa gemma contenuta in poche parole è per me speciale e più che mai quest’anno la riguardo con nostalgia, rendendomi conto di come sono e non sono cambiata nel tempo. Così come la quinta elementare è un periodo di cambiamento nella vita di un bambino, anche la quinta superiore è un momento di crescita che conclude un lungo percorso scolastico: portare questa lettera proprio l’ultimo anno rappresenta per me quindi un cerchio che si chiude e un nuovo impulso per poter affrontare tutto ciò che mi aspetta, buttando via “ansia e paura” e “affrontando la vita dall’alto”.” (A. classe quinta).

Gemma n° 2439

“Questa è in assoluto la mia prima gemma di religione e per quanto possa sembrare facile trovare qualcosa di profondamente rappresentativo per sé, mi sono trovata in difficoltà.
In difficoltà perché per la prima volta mi sono chiesta cosa potesse rappresentarmi al meglio , e da quella riflessione sono nate tantissime idee, tutte pronte a raccontare qualcosa di me: dalle mie passioni, a momenti a persone per me importanti… tutto era chiaro nella mia testa, le idee nitide e ben allineate pronte a risplendere proprio come una gemma, ma a questo punto mi sono ricordata che, mi trovo in un ambiente nuovo e lì le idee tornano a correre all’impazzata per la mia testa.
Mi sono resa conto che, nonostante siano passati diversi mesi dal mio arrivo, non sono riuscita a trasmettere molto di me, del mio carattere, del mio modo di essere. La mia paura di risultare inappropriata, noiosa o deludente mi ha portata a chiudermi un pochettino, ma anche questo, se ci penso fa parte di me.
Fa parte di me l’essere pensierosa, silenziosa e distaccata, ma non per questo me ne faccio una colpa. Fa parte di me e basta.
Quindi per questa mia prima e purtroppo ultima gemma ho deciso di raccontarmi attraverso una parte indelebile di me: i miei tatuaggi.
Sul mio corpo da neo diciannovenne sono presenti 3 tatuaggi, 3 momenti della mia vita vissuta fino a presente. Le mie 3 filosofie del passato, presente e futuro.

Il primo tatuaggio l’ho fatto a 17 anni sulla clavicola sinistra, dal lato del cuore.
Avevo appena finito il percorso di latino, un mondo che mi ha affascinata proprio perché non lo riuscivo a capire a causa della sua complessità. La frase che ho scelto di incidermi sulla pelle è stata proprio «ad maiora» verso il meglio. Allora ero molto diversa da come mi vedete adesso, ero molto più insicura e meno determinata. Ancora non ero riuscita a crearmi uno spazietto nel mondo. Mi sentivo strana e fuori posto, come tutti gli adolescenti a quell’età. Ma qualcosa in me, ha voluto riprendere le redini, riprendere il controllo della mia vita e andare verso qualcosa di meglio.
«Ad maiora» perché non mi sono mai bastata, non mi sono mai piaciuta e tuttora faccio difficoltà a riconoscermi nel riflesso dello specchio, nonostante i cambiamenti e i miglioramenti (i primi di una lunga serie a venire). Per la prima volta sono riuscita a provare a me stessa di essere forte e determinata e questo è diventato un mio bellissimo punto di forza.
Ho lavato molto non solo sul mio aspetto estetico, ma anche sul mio carattere, per creare la versione migliore di me stessa. E nonostante ci abbia lavorato, ammetto che caratterialmente non sono facile da capire o da sostenere, proprio per gli innumerevoli problemi invisibili che si generano automaticamente nella mia testa e che a volte prendono il controllo.
«Ad maiora» perché racchiude il desiderio di non essere mai come ora, ma di trovare sempre nuovi stimoli per migliorare.

Il secondo tatuaggio, l’ho fatto sul costato destro, perché la simmetria è sempre stata un mio punto debole. Si tratta sempre di una frase, ma questa volta in francese, tratta da una poesia. L’ho fatto dopo essere tornata da una delle esperienze che più mi ha cambiata e aperto gli occhi sul mondo: l’anno all’estero in Francia.
Là ho avuto modo di conoscere una realtà totalmente differente, ho incontrato delle persone fantastiche che hanno contribuito a creare delle memorie uniche e inimitabili.
Questa citazione racchiude un sacco di ricordi, significati e di speranza: nous allons fleurir (fioriremo). É tratta da una poesia di Jules Laforgue, «triste triste», titolo molto allegro, mi sono davvero superata in questo. Come suggerisce il titolo, il tono della poesia é malinconico e estremamente grigio, ma proprio in mezzo a tutto quel grigiore, si apre uno spiraglio luminoso dato da questa frase. Come un sole in mezzo alle nuvole di pioggia, «nous allons fleurir» ha il compito di ricordarmi che nonostante le difficoltà, nonostante gli ostacoli sul mio percorso, se ho la forza e la volontà di superarli, alla fine riuscirò a fiorire. Ma come lo auguro a me stessa, lo auguro a tutte le persone che mi circondano, perché nessuno merita di appassire sotto il peso di una giornata tempestosa. Per fiorire, oltre alla forza, ci vogliono tempo e un sacco di pazienza e determinazione, per riuscire a coltivarsi e a coltivare ciò che ci circonda nel modo migliore possibile.
Ognuno di noi, è un bocciolo di fiore diverso, c’è chi è più delicato, chi più tenace, chi sboccia prima e chi dopo, ma tutti siamo pronti a fiorire i nostri migliori colori.

L’ultimo tatuaggio di cui voglio parlarvi, è la sintesi del mio presente, ciò che sono e ciò che voglio ricordare.
È sempre legato all’esperienza all’estero, un pezzo del mio presente che ricordo con affetto e molta felicità. L’idea mi é venuta da una frase  del nonno ospitante, un uomo molto fragile, ma sempre sorridente, saggio e spiritoso, che prima della mia partenza per tornare in Italia, mi disse delle bellissime parole: lui era riuscito a leggere i miei silenzi per trarne qualcosa di bello, delle memorie preziose che custodisce tuttora. Aveva visto il mio potenziale, la mia voglia di crescere e di sperimentare. Aveva visto che sono fragile come lui, che la mia sensibilità e le mie insicurezze talvolta prendono il sopravvento creando delle tempeste che distruggono le mie casette di carta pesta, e proprio per questa mia fragilità anche lui mi ha donato una gemma di saggezza, dandomi delle certezze. Per tutto ci vuole tempo: per crescere, per imparare, per cadere e per rialzarsi, ma non dobbiamo affrontare tutto questo da soli: ci sono delle persone che ci accompagnano e che ci aiutano a ricostruire quelle casette di carta pesta oramai disintegrate dalla potenza della tempesta. Quelle persone, non sono delle persone qualunque, sono dei «funghi». Che strana cosa che mi disse quel giorno il nonno Dardinier: siamo dei funghi, tutte le persone che incontriamo e che ci aiutano, ci sopportano e che fanno il tifo per noi sono dei funghi che si legano a noi. E per quanto ci possiamo allontanare e perdere di vista, per quanta distanza ci sarà, le radici ci terranno uniti e ci terranno in contatto.

Questa è stata la mia prima e purtroppo ultima gemma di religione, non sarà perfetta, ma l’ho scritta io. Le parole che sono qui presenti sono una parte imperfetta di una imperfetta me.
Sono una ragazza che sbaglia senza paura di sbagliare, che ha delle insicurezze che prima o poi metterà a tacere, che ha delle passioni… ma che soprattutto ha delle persone che fanno il tifo per lei…. Sono un fungo che presto fiorirà verso il meglio. Grazie per l’ascolto.”
(G. classe quinta).

Gemma n° 2332

La mia gemma quest’anno è il mio anno all’estero: in dieci mesi sono cresciuta e cambiata tantissimo e decidere di partire è stata la decisione migliore che avessi potuto prendere. Mi fa piacere che in tanti abbiano notato il mio cambiamento: dicono che sembri più felice, espansiva e disinvolta. Oggi ho portato in classe una delle testimonianze più belle che mi sono rimaste, una delle più preziose per me, ovvero tutte le lettere e i biglietti che le persone più importanti che ho incontrato negli Stati Uniti mi hanno scritto e regalato poco prima che io ripartissi per tornare in Italia. È stato davvero il regalo più bello che avessero mai potuto farmi perché ora ho le loro parole da rileggere tutte le volte che voglio. In quei mesi ho scoperto una nuova cultura, un diverso stile di vita, mi sono sentita parte di una comunità, ho viaggiato, riso, pianto, ho esplorato ed apprezzato un nuovo sistema scolastico, ho provato nuovi sport e vissuto al massimo. In dieci mesi ho incontrato delle persone che hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita e con cui sono ancora in contatto tutti i giorni: amici, famiglia ospitante e insegnanti mi hanno sempre accolta, incoraggiata e fatta sentire inclusa. Custodirò per sempre la mia esperienza all’estero nel cuore come l’anno più felice che ho vissuto finora…adesso posso davvero dire di avere una seconda casa dall’altra parte del mondo, e se ci penso mi commuovo.

Gemma n° 2268

“Ho deciso di portare questo braccialetto perché mi è stato regalato dai miei genitori, dicendomi delle parole importanti. L’anno scorso mi si è rotto sul bus, mi era dispiaciuto e quindi ho chiesto a mio padre di portarlo a sistemare; quest’anno per il compleanno l’ho riavuto.
Questo bracciale, che io considero un po’ un compagno di squadra e un po’ me stessa, simboleggia una rottura tra la me del passato e quella di adesso, che dopo un momento difficile è diventata più forte” (G. classe seconda).

Gemma n° 2009

“Questa collana me l’ha regalata mia mamma qualche anno fa; nonostante il fatto che in questo periodo non abbiamo un buon rapporto perché litighiamo ogni giorno (anche se lei mi aiuta sempre), questa collana la terrò sempre con me”.

Questa la gemma di L. (classe terza). E’ una fase di tempesta quella che sta vivendo nel suo rapporto con la madre. Mi viene in mente una citazione di Haruki Murakami dal libro Kafka sulla spiaggia: “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato”.