Pubblicato in: arte e fotografia, Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura, libri e fumetti, Pensatoio, Scienze e tecnologia, Società

Appunto

_DSC8514.jpg

“La nostra speranza è che il nuovo assomigli a ciò che già conosciamo almeno quel tanto da poterlo comprendere. E questo sempre succede… Al contrario. Più scendiamo nell’infinitamente piccolo, meno comprendiamo. Ci sono dei fisici che hanno spinto la loro sottile analisi delle cose tanto in là da perdersi in un mondo in cui la stessa, vecchia Casualità non li seguiva più… Che fare, in un ordine di grandezza dove non si pone più il problema delle immagini?… Se le cose hanno un fondo, questo fondo non assomiglia a nulla… La similitudine sparisce… La profondità è insignificante. Ma quanto è curioso questo ricercare, nell’estrema divisione, la chiave dei problemi del nostro ordine!…”

Paul Valéry, L’idea fissa

Pubblicato in: cinema e tv, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, Pensatoio

Gemme n° 244

Avevo diverse idee su cosa proporre alla classe come gemma, poi ho scelto la prima. Questa breve sequenza mi ha fatto pensare che le scelte consapevoli nella nostra vita siano solo un piccolo fattore. I fatti che avvengono a caso sono frequenti, e mi piace pensare che siano anche belli, come gli incontri con persone che cambiano la nostra esistenza in meglio”. Così Z. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Mi viene in mente una delle ultime frasi di Forrest Gump: “Non lo so… se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento”. Il richiamo alla sequenza iniziale del film, con la piuma che svolazza di qua e di là, riproposta anche alla fine, mi pare immediato.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, musica, opinioni, Pensatoio, Religioni, sfoghi

Vissi d’arte

Questa ci sarebbe stata bene in una quinta stamattina.

VISSI D’ARTE (Roberto Vecchioni, da In Cantus)
Vissi d’arte, vissi d’amore,
non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fe’ sincera,
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì.
Sempre con fe’ sincera
diedi fiori agli altar.
Nell’ora del dolore
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?
Diedi gioielli
della Madonna al manto,
e diedi il canto
agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.
Nell’ora del dolore,
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?
Quando le cose non vanno come noi vorremmo o non vanno bene proprio, vien spesso da chiedersi perché. A volte ci si ferma lì, alla domanda e non si cerca neppure la risposta. Altre volte si tira in ballo il caso, il destino, la sfiga. Altre volte ancora la nostra domanda scavalca l’umano e desidera interrogare il divino. Ci aveva provato anche Ligabue con una domanda banale (chi prende l’Inter?) e due esistenziali (dove mi porti? soprattutto perché?). Ma il perché l’uomo se lo pone fin dall’inizio dei tempi e allora vado all’indietro anche con la musica…
Siamo nel 1800 e la famosa cantante Floria Tosca viene ricattata dal barone Scarpia, capo delle guardie del papa: se ella non gli si concederà, il fidanzato di lei, il pittore Mario Cavarodossi, morirà. Tosca si rivolge allora a Dio, quasi a rimproverarlo, a ribellarsi: mi sono sempre comportata bene, non ho mai fatto male ad alcuno, ho aiutato chi era nella miseria e l’ho fatto in maniera discreta (Mt 6,3-4: “Invece mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”), ho sempre avuto una fede sincera e non ho mai fatto mancare né la mia preghiera né fiori sugli altari, col mio canto ho abbellito il creato, il cielo. Perché ora, nel momento del dolore e della prova, Dio mi ringrazia così? E’ questa la sua ricompensa? Estendendo il discorso: qual è la ricompensa che un uomo si attende? quali aspettative abbiamo sulla remunerazione? Il brano “Vissi d’arte” è stato recentemente ripreso da Roberto Vecchioni quale prima traccia del cd “In Cantus”.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, musica

Fuori c’è un sole che brilla

Oggi mi lascio andare a una canzone metal dalle sonorità molto epiche. Autore ne è il gruppo power metal finlandese Stratovarius, l’anno di pubblicazione è il 1998, il titolo sia della canzone che dell’album è “Destiny”.
Si parte da uno sguardo cupo sulla realtà dai toni apocalittici (“Il tempo passa, il tempo stringe, l’odio riempie questa terra e quanto vale tutto questo? Siamo vicini alla fine più di quello che pensiamo”). Ogni tentativo di trovare una risposta a tanto sfacelo, a tanto dolore non ha avuto esito, è stato faticoso e infruttuoso: “Nel corso degli anni ho faticato a trovare una risposta che non ho mai trovato”. Vi è una breve citazione del Qohelet (Qo 3,1-15) a riassumere la vita di un uomo (“C’è un tempo per vivere, c’è un tempo per morire”) che non può comunque sfuggire a quanto è deciso per lui (“ma nessuno può sfuggire al destino”). Segue un tentativo di bilancio della vita stessa, un’occhiata oggettiva e sincera su se stessi: “Guarda tutte le cose che abbiamo fatto sotto questo sole cocente. È questo il modo di tirare avanti? Ora, guarda te stesso e dimmi cosa vedi. Un lupo nei vestiti di un agnello?”. E’ il momento di tirare le somme, di tracciare una riga, vedere il risultato e decidere che fare.
Qui parte l’invito, la spinta, l’incoraggiamento e il brano svolta anche musicalmente: “Lascia sempre il tuo spirito libero, attraverso la finestra della tua mente. Libera la tua anima dall’odio, tutto quello di cui hai bisogno è la fede”. Si devono prendere le decisioni e lo possiamo fare solo noi in prima persona, anche se possiamo essere costretti a confrontarci con una forza più grande che guida le vite: “Io controllo la mia vita, io sono l’unico. Tu controlli la tua vita ma non dimenticare il tuo destino”. Sarebbe interessante fermarci e chiederci cosa si intende per destino: un qualcosa di scritto per filo e per segno? una sorta di predestinazione generica? qualcosa di simile al fato? La natura stessa delle cose e quindi qualcosa molto simile al caso? Sembra esserci una risposta nell’ultima strofa della canzone: “È tempo di dire addio, so che questo ti farà piangere. Tu crei il tuo destino, so che troverai la via”. Quindi, sembrano dire gli Stratovarius, sì, c’è un destino, ma è l’uomo stesso ad esserne l’artefice con le proprie scelte, la propria vita. Chiude il brano un classico del gruppo finlandese: la speranza (ne avevo già scritto qui). “E fuori c’è un sole che brilla, andrà tutto bene. Io un giorno tornerò indietro verso di te, per favore, aspettami”.
In rete non ho trovato un video ufficiale, allora ho scelto questo che abbina la canzone ad alcune sequenze del Signore degli anelli. Direi che la cosa ci sta…

I tempi stanno cambiando così velocemente, mi chiedo quanto dureranno
Il tempo passa, il tempo stringe
L’odio riempie questa terra e quanto vale tutto questo?
Siamo vicini alla fine più di quello che pensiamo

Nel corso degli anni ho faticato a trovare una risposta
che non ho mai trovato.
Mi ha impressionato come un milione di fulmini
E qui, io te lo sto raccontando

Ogni secondo di un giorno che arriverà
Uno sconosciuto futuro sta aspettando qui.
Devo aprirti la mente o sarai portato fuori strada
C’è un tempo per vivere, c’è un tempo per morire,
ma nessuno può sfuggire al destino.

Guarda tutte le cose che abbiamo fatto sotto questo sole cocente
È questo il modo di tirare avanti?
Ora, guarda te stesso e dimmi cosa vedi.
Un lupo nei vestiti di un agnello?

Nel corso degli anni ho faticato a trovare una risposta
che non ho mai trovato.
Mi ha impressionato come un milione di fulmini
E qui, io te lo sto raccontando

Ogni secondo di un giorno che arriverà
Uno sconosciuto futuro sta aspettando qui.
Devo aprirti la mente o sarai portato fuori strada
C’è un tempo per vivere, c’è un tempo per morire,
ma nessuno può sfuggire al destino.

Lascia sempre il tuo spirito libero,
attraverso la finestra della tua mente
Libera la tua anima dall’odio,
tutto quello di cui hai bisogno è la fede

Io controllo la mia vita, io sono l’unico.
Tu controlli la tua vita ma non dimenticare il tuo destino

È tempo di dire addio, so che questo ti farà piangere
Tu crei il tuo destino, so che troverai la via
E fuori c’è un sole che brilla, andrà tutto bene
Io un giorno tornerò indietro verso di te
per favore, aspettami.

Pubblicato in: Letteratura, Società

Ogni inizio è solo un seguito

porte girevoliIn prima stiamo parlando di amicizia e amore, e sono emersi pareri differenti sul colpo di fulmine. Ecco una bella poesia di Wislawa Szymborska dal titolo “Amore a prima vista” dalla raccolta del 1993 “La fine e l’inizio”.

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.

Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Pubblicato in: Etica, Filosofia e teologia, Letteratura

Un altro binario

Torino_001 fb.jpg

“Basta un attimo”. Quante volte l’ho sentito dire, l’ho detto, l’ho pensato in tutti i contesti possibili, positivi o negativi. A volte frutto di libera scelta, magari ponderata e valutata; altre volte pura casualità, e ognuno decida poi di chiamarla a modo suo, destino, caso, dio, fortuna, sfiga… Così descrive la situazione Stefano Benni: “Magari qualcosa, una moneta che cade, un piccolo braccialetto che si impiglia alla maglia di qualcuno, uno scontrino che scivola via, cambia il destino di una persona. E quella persona, per un piccolo, banalissimo gesto, non farà più le stesse cose che avrebbe fatto invece se quel gesto non si fosse verificato. E la sua vita prende un altro binario. Magari per sempre. Magari per un po’ soltanto. Chissà.” Quanti binari percorriamo? Quanti scambi? Quanti stazioni attraversiamo? Scendiamo? Restiamo su? I passaggi a livello sono custoditi? Saliamo sempre sullo stesso treno? Possiamo stendere binari là dove ancora non ci sono?