Gemma n° 2948

“Potrà sembrare banale, ma quest’anno ho deciso di portare la pallavolo.
Ho iniziato il mio percorso in Under12 nella società in cui giocava già mia sorella. Prima di allora, avevo praticato altri sport come basket, nuoto e ginnastica artistica, però con l’andare del tempo erano diventati per me poco stimolanti. Con una brava allenatrice e con dei compagni di squadra capaci, ho iniziato  a vedere i primi risultati e che mi stavo appassionando. L’anno scorso, durante il campionato Under16 arrivarono i primi cambiamenti, sia negativi che positivi.
Io e mia sorella eravamo tecnicamente migliorate ed eravamo (a detta del nostro allenatore) i “pilastri della squadra”. A dicembre l’allenatore di una delle società più forti della provincia mi ha notato e mi ha contattato chiedendomi se volessi andare a giocare nella sua squadra per la stagione successiva. Ci abbiamo pensato un po’ in famiglia e abbiamo deciso di provare, siccome non era un’opportunità da poco; questo ha comportato il dover lasciare la società in cui ero cresciuta con mia sorella.
Ora gioco con ragazze del mio stesso livello e mi sento molto soddisfatta di come sta andando il campionato. Quando gioco ho la sensazione di poter esprimere tutte le energie che ho dentro e mi diverto nella competizione con altre squadre, senza dimenticare l’importanza del legame che ho instaurato con le mie compagne di squadra. Questo sport è diventato parte importante della mia vita perché mi occupa tanto tempo e mi richiede tanta fatica e impegno, ma mi dà anche tante soddisfazioni”.
(E. classe prima).

Gemma n° 1884

“Questa l’ho vinta tre anni fa: purtroppo è una medaglia per il secondo posto. E’ quella di un torneo in cui aveve gareggiato molto bene e avevo pure giocato in casa: dopo aver vinto quattro incontri mi sentivo sicuro che nessuno avrebbe potuto battermi, ma non è andata così. All’inizio pensavo fosse la medaglia del disonore, invece il mio allenatore mi ha fatto capire che, sì, il secondo posto significa essere il migliore dei perdenti ma la sconfitta ha un valore e va accettata perché fa parte del gioco e perché si può anche non essere i più forti di tutti”.
Questa la gemma di L. (classe seconda). Spesso capita di vedere, durante le premiazioni, chi arriva terzo gioire più del secondo, la medaglia di bronzo essere più felice dell’argento. In molti tornei (non in tutti gli sport) il terzo è risultato di una vittoria (scontro tra terzo e quarto posto), mentre il secondo è figlio di una sconfitta. Eppure la graduatoria finale racconterà un’altra storia. Allora lascio qui una delle più famose affermazioni del Dalai Lama: “Quando perdi, non perdere la lezione.”