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Il nome delle cose

Quello che è successo nella scuola di Newtown è una cosa che lascia senza parole, senza fiato. Ti trovi con la sensazione di non riuscire più a chiamare le cose con il loro nome, come se avessero perso l’identità, come se non appartenessero più alla realtà e fossero collocate al di fuori delle coordinate spazio-temporali. E’ questo il momento decisivo per una persona, quando prova a cercare delle risposte ai suoi interrogativi e fa fatica a trovare la strada che la porti a un approdo, se non sicuro per lo meno per un po’ protetto dalla tempesta. Io le mie risposte le cerco nella relazione con Dio, ben conscio che non sia questa l’unica possibile strada; ma sento che questo è il modo, per me, di cercare di capire anche me stesso anche se spesso sento di avere un grande dolore al nervo sciatico. Cosa c’entra? La risposta in questo breve articolo di Antonio Pitta.

dio, confronto, fede, giacobbe, nome, male, risposte, lotta con dio«Il Popolo d’Israele non pronuncia il Nome di Dio, per rispetto alla sua santità” (Catechesi, 209). Per l’ebreo credente all’origine del nome impronunciabile di Dio c’è l’episodio della lotta tra Giacobbe e l’uomo misterioso presso il guado del fiume Iabbok (Genesi 32,23-33). La lotta è senza tregua: attraversa la notte sino all’alba, quando Giacobbe riesce finalmente ad avere la meglio sul nemico. Allora l’uomo misterioso gli chiede di lasciarlo andare e Giacobbe gli chiede di benedirlo. L’uomo lo benedice e gli cambia il nome: non si chiamerà più “Giacobbe”, ma “Israele” perché ha combattuto con Dio e con gli uomini, sino a prevalere. A questo punto Giacobbe gli chiede il nome, ma l’uomo non risponde e come segno della lotta lo colpisce al nervo sciatico. Nella storia umana sono stati dati molti nomi a Dio, ma quello d’Israele non ha un nome e quando si rivela nella storia della salvezza il suo diventa un nome relazionale che non lo identifica in quanto tale. YHWH è il Tetragramma sacro che non può essere vocalizzato affinché non sia pronunciato ed è reso con “Signore”, “Onnipotente”, il Nome, il Luogo, i Cieli. Gesù ha rivelato il nome di Dio: “Abba, Padre!” (Marco 14,36) e ha insegnato ai discepoli a chiamarlo “Padre nostro…”. Dio è luce e amore sostiene la 1Giovanni 1,5; 4,8. Tuttavia si tratta nuovamente di un nome relazionale e non proprio di persona. L’elenco dei novantanove nomi di Allah nel Corano inizia con Il Misericordioso e si chiude con Il Paziente: tuttavia manca proprio “Padre”, nel timore infondato d’identificarlo con un nome proprio. Ogni persona umana è alla ricerca del Nome, ma più lo cerca più avverte lo stiramento violento del nervo sciatico ed è costretto, come Giacobbe, a zoppicare per tutta la vita. La fede non è possesso del Nome, ma è lotta sino all’alba. Questo vale per chiunque si accosti al Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento. Altrimenti si cade nell’idolatria, nella presunzione dell’io di fronte a Dio, mentre si è incapaci persino di stare di fronte a se stessi. «Todo hombre tiene dos/ batallas que pelear!:/ en sueños lucha con Dios;/ y despierto con el mar» … «Da combattere ogni uomo ha due battaglie: con Dio nei sogni, e da sveglio col mare.» (A. Machado).