Gemme n° 302

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Direi che la mia è una gemma doppia: porto due foto. Nel 2006, a Pasqua, mio papà è preso dai rimorsi per avermi regalato un uovo di cioccolata fondente che non mi piace; decide allora di portarmi da un suo amico per vedere dei cani. Lì mi dice che ci saremmo portati a casa il cane con cui mi ero messa a giocare: “Meglio dell’uovo?”. Da lì in poi tutto è filato liscio e sono stata la persona più felice del mondo. Il 31 dicembre 2014 faccio entrare Brietta (il cane) in casa perché ha paura dei botti. Noto che sta male e barcolla. Da lì è iniziato un periodo di tante terapie e il 15 gennaio, vicino al mio compleanno, troviamo un tumore; ho capito che riuscivo a provare paura e terrore, cosa che non mi era mai successa prima. Ho fatto saltare il diciottesimo e volevo anche saltare la gita con la classe. Poi abbiamo deciso di operare Brietta e fino all’operazione, per tre mesi, sono rimasta nell’angoscia e i miei mi hanno sostenuta molto, soprattutto mio padre che pur lavorando all’estero per dieci mesi, è stato a casa di più. Entrambi mi sono stati molto vicini. Penso che loro mi aiutino senza necessariamente dirmi la via esatta per arrivare alle soluzioni: indicano le vie, poi sta a me decidere quale percorrere. Ad esempio io non volevo iniziare la patente, poi il papà mi ha convinto. Mi ha portato a fare il corso di micologia. Voleva portarmi pure a fare il permesso di caccia ma sarebbe stata una cosa improbabile. Insomma: è stato un momento in cui ho apprezzato entrambi.” Questa è stata l’articolata gemma di J. (classe quarta).
Prendo spunto dalla presa di coscienza di J., quando afferma di essersi resa conto di aver provato paura; vorrei estendere il concetto al rapporto tra paura e coraggio, in maniera da uscire anche dal caso specifico, e lo voglio fare con una frase di Giovanni Falcone: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”

Gemme n° 299

Più che per la canzone ho portato questo video per il personaggio raccontato, a cui sono molto affezionata: Peppino Impastato, che ha dedicato la propria vita a combattere la mafia.” Ha poi presentato brevemente alcuni aspetti della vicenda B. (classe terza), spiegando il motivo del titolo del brano e l’attività di Radio Aut, fondata da Peppino.
Un suo prezioso insegnamento: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Gemme n° 297

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«E’ una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. E’ una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.» Ho deciso di portare queste frasi per augurare a tutti voi di trovare la forza di rialzarvi dopo un brutto periodo. Beh, le frasi si spiegano da sole. Magari può sembrarvi banale, potete pensare che sono le solite frasi di incoraggiamento, ma io ho deciso di presentarle ugualmente perché ogni tanto può essere utile sentirle nuovamente, soprattutto all’inizio dell’anno scolastico quando arrivano le prime insufficienze…”. Questa è stata la gemma di L. (classe quarta).
La cantante Alice in “Prospettiva Nevskij”, una canzone che adoro scritta da Franco Battiato, dice alla fine “Il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”. Uno sforzo che penso valga la pena fare…

Gemme n° 289

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La mia gemma è una persona, una ex compagna di scuola. Siamo rimaste amiche, lei mi è sempre stata accanto. Ultimamente la vedo molto meno spesso perché ha una malattia molto rara per la quale sembra non ci siano cure. L’ultimo anno è sempre stata a casa da scuola ed è peggiorata molto, fino a perdere l’uso delle gambe. Ora è in ospedale a Trieste e la vado a trovare almeno una volta a settimana: è forte e non si arrende e sebbene abbia una vita difficile, lei ti fa pensare che non è un problema. L’ultima volta non ho potuto fare a meno di dirle che, anche se avevo il sorriso, non riuscivo a guardarla come prima, quando poteva camminare e lei mi ha detto: Essere sempre fieri di quel che si è. Delle proprie gambe per correre, camminare e saltare, della propria sedia per andare comunque lontano.. perché non importa dove stai, se stai in piedi, se corri o se non puoi nemmeno camminare: con la testa e con il cuore puoi sempre sognare e volare in alto!
E poi..è bello anche cambiare, altrimenti che noia!
Mi sono resa conto della fortuna che ho a camminare e a correre. Mi ha dato di nuovo un motivo in più per essere felice come ha sempre fatto.”
Ha fatto fatica a finire la sua gemma F. (classe quarta), la voce rotta dall’emozione. Non ho potuto fare a meno a una delle sequenze più belle di quasi amici:

Gemme n° 282

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Ho portato tre foto scattate in un giorno per me molto significativo: è stato sia il giorno del mio primo concerto che il giorno della fine di un percorso. Nella prima (non presente qui) ci siamo io e mia mamma in Austria, la foto l’ha fatta papà: ci sono affezionata anche perché lui ha detto che il panorama era bellissimo ma io ero più bella. Poi c’è la foto dei biglietti del concerto regalati dai dottori: sono stati fantastici e hanno voluto dimostrarmi che ce l’avrei fatta a vincere. Il concerto infine è stato la fine di un percorso bello ma brutto, che mi ha insegnato tante cose nonostante tutti gli aspetti negativi. Le foto mi ricordano che posso affrontare ogni cosa e che ce l’ho fatta”. Questa la toccante gemma di S. (classe seconda).
La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno della salute e in quello della malattie. Preferiremmo tutti servirci soltanto del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino di quell’altro paese” (Susan Sontag). Penso che una delle difficoltà maggiori sia quando diventiamo cittadini del regno delle malattie troppo presto. Questo ci mette in scacco, ci fa respirare male, ci fa angustiare. Grazie a S. e alle sue foto: regalano tutta la sua forza.

Gemme n° 268

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Arrivo a casa e getto lo zaino per terra, è finita un’altra giornata… “come è andata la visita sportiva xxx, faticato?” è una di quelle domande che fai per educazione, per fare conversazione: tanto l’idoneità la danno sempre, a tutti, sempre.
Mamma è seria, ma non seria da arrabbiata perché la mia camera è un disastro; ha il viso abbattuto di chi si fa un sacco di domande “allora come è andata questa visita?” insisto “Ha la scoliosi, xxx ha la scoliosi”. Aspetta, faccio mente locale, anche yyy ha la scoliosi, ha la schiena un po’ storta ma finisce qui. “Oddio, ma..ma quindi cioè non cambia niente?”. “Il medico non se la sente di darle l’idoneità, bisogna fare altre visite, si vedrà”.
E’ febbraio 2015 quando scopriamo che xxx, mia sorella, ha la scoliosi ossia un problema alla schiena.
È maggio, poche ore e i miei genitori torneranno a casa, con il verdetto, continuerà o no ginnastica?
Peccato, peccato perché c’era dell’altro, molto altro, e io di lì a poco lo avrei scoperto.
Quindi?” scendo in cucina appena sento la chiave muoversi nella serratura.. Ho visto una sola volta papà davvero serio in tutta la mia vita ed è stato quel pomeriggio, non sapevo a cosa pensasse, non capivo perché tanta tristezza nei loro occhi… “xxx deve mettere il busto” arriva fredda come la doccia delle spiagge in estate, dura come lo spigolo del tavolo sul mignolo, è la batosta alla quale non sono pronta, quella che avevo letto sui blog ma avevo ritenuto “casi speciali”, quella che “xxx non metterà mai quella roba, lei è un caso meno grave” e invece no, xxx aveva un inclinazione della colonna vertebrale di già __ gradi, il che era gravissimo.
In 15 anni sono sempre riuscita a schivare le brutte notizie i piccoli problemi che mi si presentavano, ma quella volta era diverso, non c’era il piano B, non c’era un’uscita di sicurezza, era così e basta e a me le cose così e basta non piacevano.
Nelle parole della mamma c’era l’amaro di chi non vuole farsene una ragione, quell’orribile senso di colpa che si teneva addosso, si sentiva responsabile, e poi in fondo c’era la rabbia per non averlo scoperto prima, per non poterlo evitare.
Così salgo in camera, mi chiudo e torno su quel dannatissimo blog, e leggo fino ad aver finito le lacrime, fino ad addormentarmi.
Avete presente gli incubi, quelli in cui ti svegli e capisci che era tutto un sogno, che grazie al cielo era finito tutto? mi sarebbe piaciuto davvero tanto credere che anche quel pomeriggio di maggio fosse solo stato un brutto sogno.
xxx non l’aveva presa male, non le pesava tanto, certo era meglio non averlo ma non aveva pianto, urlato o cose simili, lo aveva messo ed era arrivata a casa con quello che lei ha chiamato jeansetto; è un busto in una speciale plastica leggera color jeans, perché secondo lei è molto più carino e alla moda. xxx lo indossa 20 ore al giorno, ci dorme e soprattutto ci va a scuola, gli amici le hanno fatto mille domande all’inizio, le hanno chiesto di toccarlo e di mostrarlo e lei, lei è spensierata e tranquilla, lo mostra con orgoglio e si diverte pure.
A volte mi capita di pensare a qualcuno che un giorno mi chieda di esprimere tre desideri, me ne basterebbe anche solo uno e sarebbe eliminare questo problema, ridarle la totale libertà.
La cosa che mi fa più male è sentirla dire “questo non lo posso mettere perché si vede sotto il busto” odio sentirla parlare così, non lo merita.
La mamma le ha insegnato che “jeansetto” la rende forte e indistruttibile che si può difendere dagli amici dispettosi, che avrà sempre la pancia piatta e che in inverno non avrà mai freddo. Cose così la rendono forte, le fanno capire che le prese in giro sono inutili.
Il medico disse una cosa quel pomeriggio “la sua vita cambierà radicalmente perché dipenderà totalmente dal busto” una frase così oltre che angosciante è anche totalmente falsa, xxx fa quello che vuole con o senza busto e soprattutto vive come vuole, con o senza busto.
Sono fiera di lei, e non smetterò mai di esserlo, sono fiera per la sua forza, per la determinazione con cui non sgarra, perché se lo tiene un’ora in meno si sente in colpa e soprattutto sono fiera della sua spensieratezza di chi guarda le cose con positività, a lei che è la più grande certezza della mia vita.”

Questa è la gemma con cui A. (classe seconda) ha voluto parlare di sua sorella. E ci ha fatto un grande regalo parlando di coraggio, di paura e di speranza. Sant’Agostino diceva “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle”. Anche guardare le cose in modo diverso dal previsto è cercare di cambiarle. E ci vuole coraggio.

Gemme n° 248

Ho scelto una scena del film “Unbroken”, uscito a gennaio; mi è piaciuto, penso sia fatto molto bene. Ho optato per questa sequenza perché molto intensa ed emozionante, in cui il protagonista dimostra tutta la sua forza, fisica e di volontà”. Questa la gemma di M. (classe quinta).
Vista l’ambientazione del film, mi è venuta alla mente una citazione del fondatore di una delle più note correnti di pensiero filosofico-religioso dell’Oriente, Confucio: “Si può sconfiggere il generale che comanda tre armate, ma non si può smuovere la ferma volontà di un uomo semplice”.

Gemme n° 243

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Come gemma volevo portare un libro, poi ho sentito questa storia che mi ha molto colpito. Il fatto che questa ragazza, nonostante le enormi difficoltà in cui è vissuta abbia trovato la felicità mi ha commosso. Per me il messaggio principale è che bisogna sempre lottare per i propri sogni anche se ci sono persone che dicono che non ce la possiamo fare. E anche essere sempre se stessi penso sia importante come messaggio.” Questa è stata la gemma di A. (classe quinta).
sisifoDesidero proporre una frase di Albert Camus a commento del mito di Sisifo (condannato per l’eternità a spingere un masso in salita verso la cima della montagna: puntualmente il masso ricade verso il basso e Sisifo deve ricominciare la sua fatica): “Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo”. Perché ho scelto questa frase? Per un semplice motivo: non sempre i sogni si realizzano, nonostante i nostri molteplici sforzi. Mi piace pensare, però, che la fatica non sia stata vana.

Gemme n° 234

Questa canzone l’ho sentita la prima volta effettuata dal coro di G., poi, per caso, l’ho ritrovata. Il testo esprime bene le insicurezze di noi adolescenti che spesso ci sentiamo sbagliati, fuori posto, imperfetti rispetto agli amici”. Questa la gemma di G. (classe quinta).
Mi sono venute alla mente le parole di una canzone di Ligabue che mette bene in evidenza questo sentirsi fuori luogo o fuori ritmo. Vien da chiedersi chi sia a fissare il luogo e il ritmo giusti o comunque accettati, chi a dettare le regole, chi a stabilire i principi. “E c’era tanta gente che sembrava lì solo per me, tutti ai blocchi di partenza lo start chi lo dà? E poi il cuore che bruciava e poi correvo come un matto, tutti gli altri eran davanti, cos’è che non va? Brutta storia dico corro corro e resto sempre in fondo sono fuori allenamento oppure è allenato il mondo? Certa gente riesce solo a dire “Sei fuoritempo. Sei fuoritempo, sei come un debito scaduto, sei fuoritempo, sei fuoritempo, sei quello che ci chiede sempre aiuto”. Fu così che lasciai la gara e resto lì per andare con il passo mio. Stan fischiando, stan fischiando, va bene così. Per di qui per mesi e per chilometri finchè qualcuno dice: “Tu dov’è che stai andando, che siam tutti qui?”. “Io non vado da nessuna parte, io sto andando e basta”. Dicono che se mi beccano mi tagliano la cresta. Certa gente pensa solo a dire “Sei fuoritempo. Sei fuoritempo, arrivi e parti troppo presto, sei fuoritempo, sei fuoritempo”. Vogliamo i suonatori al loro posto, fatti per correre o per rallentare. C’è anche chi ha deciso di camminare al passo che gli pare. “Sei fuoritempo, sei fuoritempo, sei come un debito scaduto. Sei fuoritempo, sei fuoritempo, sei quello che ci chiede solo aiuto”.”

Gemme n° 233

Buongiorno alle persone sensibili che sanno andare oltre le apparenze, alle persone che non sono mai banali o scontate, che danno sempre la priorità ai sentimenti, che hanno imparato a vivere serenamente apprezzando le piccole cose di ogni giorno; alle persone che sono capaci di darci grandi emozioni, a quelle che hanno cento difficoltà ma non smettono di affrontarle guardandole con gli occhi del cuore. Alle persone che hanno sempre un sorriso da regalare, a quelle che trovano il tempo per ascoltare nonostante i mille impegni. Ho portato un buongiorno trovato in hotel, scritto da Antonio Degas; l’ho scelto perché per la prima ora mi sembrava carino. Mi hanno colpito due frasi in particolare: quando fa riferimento alle persone che sanno andare oltre le apparenze, perché oggi si basa spesso la vita su di esse e non si coglie l’interiorità delle persone, e quando parla delle persone che apprezzano le piccole cose e affrontano le difficoltà, perché mi ricorda una persona molto importante per me, che riesce a essere felice e apprezza quello che ha mentre noi tendiamo spesso a lamentarci per sciocchezze”
Questa la gemma di S. (classe quinta).
C’è una canzone di Giuni Russo di una profondità incredibile e che ogni volta che ascolto mi fa pensare all’essenziale. E’ un brano che fa parte del lato più mistico e nascosto al grande pubblico della cantante, nota ai più per “Alghero” o “Un’estate al mare” o “Limonata cha cha cha”.
Primizia del mio tempo, orlo del velo che copre la presenza, dal vivo occhio mi penetra un raggio di pura luce. Fai cantare alla mia lingua melodie sconosciute dell’amore che buca l’opacità del mondo e crea. Io nulla, io nulla, io nulla, io nulla. Sciamano pensieri di pura luce, la via dell’assoluto rischiara, primizia del mio tempo alla presenza. Io nulla, io nulla, io nulla, io nulla, io nulla. Oso fiorir… Alla tua presenza. Io nulla, io nulla, io nulla. Fai cantare alla mia lingua melodie sconosciute che nascono nel cuore. La notte se ne va primizia del mio tempo. Alla tua presenza. Io nulla, io nulla, io nulla. Davanti a te. Io nulla”.

Il meglio di te

Un bel racconto di Roberto Emanuelli.
sedieIl saggio e anziano Ajari Shiki si ritrovò a giocare a Koi-koi, un antico gioco di carte giapponese, col suo nipotino Haruki. Il saggio Shiki vinse facilmente quasi tutte le mani e poi l’intera partita, usando molta tecnica e strategia. Usando il coraggio e la pazienza, il cuore e la testa, l’intelligenza e la furbizia. Nel tempo, Shiki, aveva imparato che c’è un momento in cui bisogna aspettare e uno in cui è necessario agire, fare qualcosa. Shiki aveva imparato, nei tanti anni di esperienza e umile studio, che statisticamente ci sono mani in cui si è serviti in modo favorevole e altre meno, e che, quando capitano, le mani favorevoli vanno sfruttate al meglio e ottimizzate col nostro ingegno, mentre quando ci si ritrova davanti a quelle avverse, è importante limitare i danni e non perdere testa e speranza. E in fine, Shiki, aveva imparato che a volte, pur mettendocela tutta, pur impegnandoci al massimo sfruttando tutte le nostre conoscenze e qualità, ecco, a volte si perde lo stesso, perché il nostro avversario è più forte di noi, o perché, quella, non era la nostra partita, ma che, conservando la nostra dignità, ci guadagneremo la possibilità di una nuova sfida. Ma Haruki, in un impeto di rabbia e frustrazione, si alzò di scatto, tutto rosso in viso, pronunciando parole intrise di collera e risentimento verso l’anziano nonno, e verso la sorte maligna. Shiki osservò in silenzio il giovane nipote, accennando un sorriso colmo di pietà e dispiacere, e dopo qualche secondo di esitazione gli rivolse poche parole: “l’uomo che attribuisce i motivi del suo fallimento alla sfortuna o, peggio, a un altro uomo, è un uomo che non ce l’ha fatta. È un uomo fragile. È un uomo che non ce la farà mai. Ora, tu hai una possibilità, mio giovane nipote, forse la prima e ultima della tua vita, puoi scegliere: metterti di nuovo seduto, dando il meglio di te, mettendo amore, impegno e umiltà, o scappare per il resto dei tuoi giorni”.
Haruki chiese umilmente perdono, e scelse di essere degno.”

In me

nel mezzo

«Nel bel mezzo dell’odio,
ho trovato che c’era, dentro di me, un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime,
ho trovato che c’era, dentro di me, un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos,
ho trovato che c’era, dentro di me, un’invincibile calma.
Nel bel mezzo dell’inverno,
ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa quanto duramente il mondo vada contro di me,
in me c’è qualcosa di più forte,
qualcosa di migliore che mi spinge subito indietro».
Albert Camus

Gemme n° 226

Ieri era la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia; avevo già deciso da tempo che questa doveva essere la mia gemma e devo dire che è capitata nel momento giusto. Devo dire, per i tanti che ancora non lo sanno, che io sono lesbica. Per me è stato difficile accettarlo e dirlo agli amici. La mia famiglia lo sa, se n’è accorta da un po’. Penso non ci sia niente da nascondere e penso che tutti abbiano diritto ad essere felici, anche se in troppi ci dicono che dobbiamo nasconderci; mi piacerebbe farlo capire a costoro. Ecco, il mio vuole essere un messaggio positivo.” Questa è stata la gemma di V. (classe quinta) presentata con le lacrime agli occhi.
Faccio parte di quelli che lo sapevano, V. ed io ci seguiamo a vicenda su twitter. Basta leggere i suoi tweet per saperlo. Non è stata dunque una sorpresa. Quello che mi han fatto male per tutta la mattina sono state le sue lacrime e le sue parole “mi piacerebbe farlo capire”. E nelle orecchie le parole di una canzone di Fabrizio De André che adoro, malinconica soprattutto nella versione di Cecilia Chailly col suono dell’arpa: “Sale la nebbia sui prati bianchi come un cipresso nei camposanti, un campanile che non sembra vero segna il confine fra la terra e il cielo. Ma tu che vai, ma tu rimani, vedrai la neve se ne andrà domani, rifioriranno le gioie passate col vento caldo di un’altra estate. Anche la luce sembra morire nell’ombra incerta di un divenire dove anche l’alba diventa sera e i volti sembrano teschi di cera. Ma tu che vai, ma tu rimani, anche la neve morirà domani, l’amore ancora ci passerà vicino nella stagione del biancospino. La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve, l’inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, da un’alba antica. Ma tu che stai, perché rimani? Un altro inverno tornerà domani, cadrà altra neve a consolare i campi, cadrà altra neve sui camposanti.”

Gemme n° 225

Ho portato come gemma una canzone che ascolto come minimo una volta a settimana; quando ho un problema, di qualsiasi tipo, mi aiuta a trovare una via d’uscita; per ogni momento, anche il peggiore, c’è una strada da percorrere. Bisogna riuscire a trovare il positivo anche nelle cose negative. La canzone mi aiuta molto, mi dà forza”. Questa la gemma di M. (classe quinta).
In un’ora buca di stamattina ho aperto un file che avevo messo in disparte e vi ho trovato una citazione che potrebbe starci bene qui: “Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. E’ raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede” (Harper Lee, Il Buio Oltre La Siepe).

Gemme n° 209

Molti autori hanno scritto messaggio di speranza, di non arrendersi mai, di aumentare il controllo della propria vita. Non sempre dobbiamo essere spettatori passivi, ma dobbiamo essere anche attivi. Per questo ho portato questa canzone di Bon Jovi”. Questa la gemma di N. (classe quarta).
E’ chiaro Bon Jovi: è una canzone per coloro che costruiscono la loro strada. “Voglio vivere finché sono vivo”. Prendere in mano la propria vita, esserne i protagonisti, tenerne in mano il volante senza far da passeggeri, decidere la strada, la velocità, le soste, le accelerazioni: “il mio cuore è come un autostrada aperta”.

Gemme n° 207

Ho portato una sequenza del mio film preferito; penso sia una scena molto significativa e sottovalutata rispetto alla classica sequenza finale con gli studenti in piedi sui banchi: il professor Keating spinge i ragazzi a voler e dover cambiare per migliorare sé e il mondo, andare oltre i limiti, pretendere di più rispetto al quotidiano”. Con queste parole F. (classe quarta) ha presentato la propria gemma.
Riporto le parole di Robin Williams: “E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare. Ecco, quando leggete per esempio, non considerate soltanto l’autore, considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Non vi rassegnate a questo! Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale. Guardatevi intorno! Osate cambiare. Cercate nuove strade”. Interiorizzare: una delle esperienze più stupefacenti e arricchenti che conosca. Purché poi si esteriorizzi nuovamente. Così un tu ed un io possono diventare noi.

Gemme n° 204

Vorrei raccontarvi di quando, 2 anni fa, mi sono trasferita qui a Udine dall’estero, dove ho trascorso 12 anni.
marinaNon è stato facile, è stato probabilmente il cambiamento più grande che ho fatto nella mia vita fino ad ora. A causa di ciò ho passato periodi tristi e difficili ma adesso, quando guardo indietro, lo faccio sorridendo.
Mia madre mi aveva sempre detto che quando mio fratello avrebbe finito le superiori, ce ne saremmo tornate in Italia.
Lo ripeteva ormai da anni, lei non vedeva l’ora. A dire il vero, quando me lo diceva quando ero piccola, anche io ero felice: quel posto non mi piaceva poi così tanto, e quando venivo a Udine per le vacanze e poi tornavo la, lasciare le mie cugine e tutti gli altri, mi faceva sempre piangere. Ma mia mamma mi consolava e mi sussurrava “torneremo”. Poi sono cresciuta: la mia vita ha iniziato a definirsi, non mi mancava niente: avevo una famiglia che mi voleva bene, tanti amici, una in particolare che era per me come una sorella, una squadra di ginnastica fantastica, una bella palestra, una scuola e una casa che adoravo. Certo, abbiamo dovuto superare diverse difficoltà e momenti bui per poter riuscire ad ottenere quello che avevamo, ma diciamo che proprio non potevo lamentarmi. Come dicevo prima, mia madre mi aveva sempre detto che saremmo tornate a Udine, ma io proprio non ne volevo più sapere: la mia vita ormai era quella e quella doveva restare: non riuscivo ad immaginarmela diversamente: in un’altra città o con altre persone. Mia madre però mi convinse dicendo che almeno un anno dovevo provare a vedere come andava, così, con la certezza che questa parentesi della mia vita sarebbe durata solo 365 giorni, accettai.
Devo essere sincera: non sono riuscita a realizzare veramente quello che stava accadendo alla mia vita fino al momento in cui ho dovuto preparare delle valigie più grandi e pesanti del solito, e partire verso la mia città natale: questa volta, però, per sempre.
Settembre si avvicinava, e io ancora non riuscivo a credere che non sarei più andata nella mia scuola con i miei compagni di classe con cui ormai avevo già condiviso 9 anni della mia vita.
Ho chiuso un libro e ne ho iniziato un altro nell’arco di così poco tempo, che forse non sono mai riuscita veramente a capire cosa stesse succedendo. Sono stata catapultata in una realtà completamente diversa: tutto era più piccolo e non per questo era migliore o peggiore: era semplicemente diverso ed era proprio questo che mi spaventava.
Non mi ricordo bene i miei primi giorni a Udine e al Percoto, ero triste non tanto perché non mi piacesse, ma semplicemente perché non riuscivo ancora ad accettare il fatto di avere chiuso in una scatola 12 anni della mia vita, ed ero convinta di non essere in grado di riuscire ad aprirne una nuova, così aspettavo che i giorni passassero in modo da poter tornare nel luogo che ormai consideravo come “casa mia” una volta finito l’anno.
Anche a ginnastica era tutto diverso ed era una nuova realtà che io ancora non riuscivo ad accettare. Mia mamma non poteva sopportare di vedermi così triste e demotivata, penso che non mi avesse mai visto in quelle condizioni, e mi disse più di una volta che se era quello che volevo veramente, potevo tornare là con mio padre. Fu soprattutto per lei che mi feci coraggio e strinsi i denti, e devo dire che è soprattutto grazie alle persone che mi sono state vicine che ce l’ho fatta: a iniziare da mia madre, ma non meno importanti sono state quelle persone speciali che fin dai primi momenti mi hanno fatto sentire a “casa” come Alice, Kelly e tante altre ragazze della mia vecchia classe, senza dimenticare le mie compagne di squadra. E per questo gliene sarò sempre grata. Più la mia vita andava avanti, più tutto diventava come se fosse sempre stato così: avevo quasi l’impressione di non aver neanche mai avuto una vita diversa da questa. Tutto si stabilizzò: la scuola, i compagni, la ginnastica, grazie alla quale tra l’altro ho avuto la possibilità di partecipare ai campionati nazionali italiani, sentendomi fiera di poter gareggiare finalmente per il mio paese.
Quando verso la fine dell’anno dovetti scegliere se fare il corso Esabac oppure no, beh, avevo talmente la nausea di fare cambiamenti che in prima analisi ho detto subito di no. Poi mi sono fatta coraggio, se ero riuscita a superare un cambiamento talmente grande, questo in confronto non sarebbe stato niente: e ancora una volta, con Kelly ed Alice, abbiamo intrapreso questo nuovo percorso. Beh.. che dire? Ora la mia vita è forse ancora più bella di quella di prima, soprattutto perché sono circondata da persone che mi vogliono bene e che ci tengono a me, e di cui non potrei più fare a meno. Così anche quest’anno ho conosciuto un sacco di persone importanti con le quali riesco veramente ad essere me stessa, e non posso fare altro che ringraziarle tutte per questo.
Vorrei concludere con una frase di un anonimo che riassume un po’ tutto quello che ho detto: Don’t be afraid of change, you may end up loosing something good, but you will probably end up gaining something better.
Quindi si, è vero, ho lasciato dietro di me qualcosa di molto grande, ma la ricompensa che ho avuto è stata enorme. Quindi non abbiate paura di cambiare, di girare pagina, di bruciare libro, perché non potrete mai sapere quello che vi aspetta, e alla fin fine, nella vita, le uniche cose che si rimpiangono, sono le occasioni che ci siamo lasciati scappare.”
Questa è stata la gemma di M. (classe terza) mentre sul monitor scorrevano immagini e musiche della sua esperienza belga, frutto del dvd regalatole dai suoi compagni di strada.
C’è una canzone dei Tiromancino che parla della vita, delle scelte consapevoli, delle strade che ci hanno portato a traguardi inaspettati, dei sensi unici, delle direzioni obbligatorie… “Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire… Ricominciare a fluire… Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni, in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi. Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso ed irraggiungibile per me. … Torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire e non riesci a capire… Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile privo di senso ed irraggiungibile, per me. Succede anche se il vento porta tutto via con sé, vivendo, ricominciare a fluire.”

Gemme n° 180

Ho portato come gemma il primo film di Batman; mi interessa una frase detta in una precisa sequenza. Mentre la casa cade, e Bruce si sente responsabile, ascolta il suo maggiordomo che spesso lo ha consigliato: «Perché cadiamo signore? Per imparare a rimetterci in piedi».” Questa la gemma di F. (classe quarta).
Nick Vujicic penso sia ormai una persona piuttosto nota, ma penso che valga la pena riascoltarne il messaggio, nonostante la cattiva qualità del video e i numerosi sottotitoli che occupano la visuale.

Gemme n° 179

«Outside the street’s on fire in a real death waltz,
Between what’s flesh and what’s fantasy
And the poets down here don’t write nothing at all
They just stand back and let it all be
And in the quick of a knife, they reach for their moment
And try to make an honest stand
But they wind up wounded, not even dead.
Tonight in Jungleland.»
Bruce Springsteen, 1975
La giungla d’asfalto non ha pietà.
Quella di Bruce è una canzone di quasi quarant’anni fa, ma a mio parere il suo significato è oggi valido più che mai.
La vita non è mai facile, per nessuno. Ognuno ha i suoi piccoli grandi drammi e tragedie da affrontare; indubbiamente viviamo in un inferno. Tuttavia, la capacità che ognuno dovrebbe sviluppare è proprio quella di individuare e dare spazio a chi e cosa, in mezzo all’inferno, non sono inferno. Questa bellissima lezione di vita mi è stata data da tre donne fondamentali nella mia vita: mia mamma, mia nonna e Regina.
Donne, persone, molto diverse tra loro, ma accomunate da una forza e da un coraggio non da poco nell’affrontare una vita non sempre così gentile con loro.
Mia mamma ha gli occhi dolci e verdi. Ha lottato tutta la vita e continua tutt’ora a lottare contro una realtà dura. Mi dice sempre di non prendere esempio da lei, perché si definisce spesso debole; continuo a non ascoltarla e a stimarla sconfinatamente.
Gli occhi di mia nonna invece sono come il ghiaccio: sembrano freddi e indomiti. Un marito difficile, una situazione difficile, una malattia difficile non sono riusciti a fermarla: a 77 anni suonati è ancora allegra e cinguettante come una quattordicenne.
Quando Regi viveva a San Cristòbal aveva tutto: una carriera, una famiglia e una casa in montagna. Nel 2003 si ritrovò qui in Italia, un Paese ostile, con una famiglia sulle spalle e spese infinite da pagare. Regina ha dovuto cominciare da zero, lavando pavimenti e facendo ripetizioni di spagnolo a poco prezzo, ma non per questo è una persona meno intelligente. Con la sua forza e il suo coraggio mi ha insegnato che la qualità della persona non dipende dai suoi soldi o dal suo lavoro, ma dal suo cuore.
Queste tre persone sono dei veri riferimenti per me. Spesso mi capita di ritrovarmi rinchiusa in una realtà che non mi appartiene e molti sono i momenti di sconforto. Poi però guardo gli occhi di queste donne, che hanno combattuto, che hanno sofferto, ma che infine hanno vinto; allora decido di andare avanti.”
Sento di aver ben poco da dire dopo queste parole di B. (classe terza). Faccio un’unica cosa: vado tre anni più indietro di lei per dedicare una canzone di Aretha Franklin cantata da Carole King alle sue tre donne.

Gemme n° 178

Questa gemma, insieme alla precedente e alle prossime due, sembra formare un poker sullo stesso tema; il bello è che la cosa è assolutamente casuale. F. (classe terza) ha presentato la sua affermando che “questa canzone insegna a combattere senza mai arrendersi, anche nei momenti più difficili della vita, sia per se stessi che per chi si ama”.
Un giorno tornerò sulla canzone che cito qui… ora non mi soffermo. La considero un capolavoro di Vinicio Capossela. La cura, la protezione, la lotta.

Non dormo, ho gli occhi aperti per te. Guardo fuori e guardo intorno. Com’è gonfia la strada di polvere e vento nel viale del ritorno… Quando arrivi, quando verrai per me guarda l’angolo del cielo dov’è scritto il tuo nome, è scritto nel ferro nel cerchio di un anello… E ancora mi innamora e mi fa sospirare così. Adesso e per quando tornerà l’incanto.
E se mi trovi stanco, e se mi trovi spento, sei meglio già venuto e non ho saputo tenerlo dentro me.
I vecchi già lo sanno il perché, e anche gli alberghi tristi, che il troppo è per poco e non basta ancora ed è una volta sola. E ancora proteggi la grazia del mio cuore adesso e per quando tornerà l’incanto. L’incanto di te… di te vicino a me. Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole.
Mi spiace se ho peccato, mi spiace se ho sbagliato. Se non ci sono stato, se non sono tornato. Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà il tempo… Il tempo per partire, il tempo di restare, il tempo di lasciare, il tempo di abbracciare.
In ricchezza e in fortuna, in pena e in povertà, nella gioia e nel clamore, nel lutto e nel dolore, nel freddo e nel sole, nel sonno e nell’amore.
Ovunque proteggi la grazia del mio cuore. Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore. Ovunque proteggi, proteggimi nel male. Ovunque proteggi la grazie del tuo cuore.”