Orizzonte

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ORIZZONTE

Mare anteriore a noi, le tue paure
avevano corallo e spiagge e alberete.
Sbendate la notte e la caligine,
le tormente passate e il mistero,
si apriva in fiore la Lontananza, e il Sud siderale
splendeva sulle navi dell’iniziazione.

Linea severa della riva remota:
quando la nave si approssima, s’alza la costa
in alberi ove la lontananza nulla aveva;
più vicino, s’apre la terra in suoni e colori:
e, allo sbarco, ci sono uccelli, fiori,
ove era solo, di lontano, l’astratta linea.

Il sogno è vedere le forme invisibili
della distanza imprecisa, e, con sensibili
movimenti della speranza e della volontà,
cercare sulla linea fredda dell’orizzonte
l’albero, la spiaggia, il fiore, l’uccello, la fonte:
i baci meritati della Verità.

(Fernando Pessoa)

(Essere) a picco

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A volte sento l’esigenza di essere a picco. Non di andare a picco, di essere a picco. Mi viene in mente il viaggio di nozze in Irlanda e il fascino delle Cliffs of Moher: la sensazione provata lassù è stata unica. Ci sono momenti in cui ci ritorno con la mente: è quando sento il bisogno di avere uno sguardo d’insieme sulle cose, di mettere distanza tra me e loro. E quello sguardo deve partire dalla mia base, ma senza che io abbia i piedi in acqua: il mare deve arrivare fin sotto a me, ma i piedi devono restare all’asciutto, altrimenti so che mi farei coinvolgere dalle onde e l’attrazione sarebbe troppo forte, l’oggettività se ne andrebbe. Lassù sono lontano dai moti del mare, sia la tempesta che la bonaccia, ad una distanza che fa perdere i particolari e sfuma i confini; i dettagli non si colgono, i bordi delle cose non sono netti. A volte lo sento necessario, per respirare meglio, per essere nella calma e vivere la contemplazione. Scrive Paola Mastrocola in “Palline di pane”: “Le case a picco hanno un panorama stupendo, niente da dire, ma sono lontane, hanno un’infinita lontananza… E il mare, dalle finestre di queste case, diventa una specie di cartoncino azzurro opaco uniforme, steso lì davanti agli occhi, inerte. Cosa me ne faccio di un pezzo di carta? Quello è un mare che non canta, non muove, non ride tra gli scogli, non sommerge, subbuglia, frastorna. Non dice niente.”
A volte, quel mare, a me, dice tanto.