Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, musica

Il Gesù di Nada


A giugno ho assistito a una puntata di Matrix in cui le protagoniste del concerto Amiche per l’Abruzzo tutto al femminile tenutosi nel 2009 a Milano presentavano l’uscita del doppio dvd di tale avvenimento. Qualche giorno dopo ho acquistato il dvd e uno dei pezzi che mi ha colpito di più è stato “Ma che freddo fa” cantato da Nada e arrangiato magnificamente da Carmen Consoli (basso e cori), Paola Turci (chitarra e cori) e Marina Rei (batteria e cori). E’ letteralmente venuto giù San Siro (trovate il video su youtube). Mi sono messo allora alla ricerca di qualche notizia in più su Nada, un nome ancorato più alla mia memoria dei Festivalbar da piccolino che non al mio percorso da musicovoro. E in mezzo ai suoi testi ho trovato il pezzo “Gesù”, tratto dall’album “L’amore è fortissimo il corpo no” del 2001. Qui posto il video e faccio una premessa: il video è tostino, con immagini piuttosto violente che fanno riferimento in gran parte agli avvenimenti del G8 di Genova del luglio 2001. In nessuna delle interviste che ho potuto recuperare ho trovato una dichiarazione di Nada in cui dicesse di paragonare Carlo Giuliani (il ragazzo morto in quei giorni) a Gesù. In un’intervista del Corriere della Sera la cantante rivelava “Mentre incidevo l’album sono scoppiati i disordini a Genova, io guardavo quelle immagini raccapriccianti e le legavo a questa canzone”.

In un’intervista di Paola De Simone tratta da http://www.rockol.it/musicaitaliana.com/interviste/nada.html si legge:

Non passa inosservata la prima traccia, nella quale parli di Gesù e lo immagini reincarnato nella nostra epoca. Insolito per un’artista che ha ammesso di non essere credente, non trovi? Sì, é vero. Quella di Gesù é però una storia affascinante, bellissima, piena di mistero, che può dare spunto a molte interpretazioni. Io non sono una che ha fede nel senso religioso del termine, comunque ho una mia religiosità, una mia spiritualità, perché altrimenti non si potrebbe vivere, credo. Quando ho scritto “Gesù”, però, anch’io mi sono sorpresa effettivamente, perché quando scrivi non sai mai dove arriverai. Non volevo scrivere una canzone su Gesù o comunque con qualcosa che avesse a che fare con la sua figura, mi é semplicemente uscito fuori.

Evidentemente sono cose che avevi dentro? Sicuramente sì. Il bello di scrivere é che spesso é come se un po’ scoprissi anche te stessa, in un certo senso, perché vengono fuori cose che ti sorprendono, che però fanno parte di te, del tuo carattere, della tua vita. Insomma se vai a vedere bene, un senso c’é.

Secondo te, quindi, se vivesse oggi Gesù sarebbe ugualmente emarginato? Quello di cui parlo io é un Gesù molto umano, che si muove in questo mondo dove non ha più punti di riferimento, dove si perde, dove ha delle idee diverse e per questo viene emarginato e combattuto e addirittura fatto fuori, nell’indifferenza generale anche di chi non dovrebbe essere indifferente, perché é anche lui un Gesù.

Specchio di un’epoca difficile? Sì, stiamo vivendo effettivamente un momento difficile, e quando si scrive le ispirazioni si prendono anche dai momenti che si vivono, dalle cose che si hanno intorno. Mi rendo conto che questa cosa é molto dura, diretta, cruda, però é anche molto vera.

E in effetti il testo parla di un Gesù perso in mezzo alla strada, diretto alla stazione (poi lo troveremo in metropolitana: il messia itinerante è rimasto…), sta male e vuole andare in ospedale ma non trova indicazioni. Gesù trascina il suo stesso corpo ferito nell’indifferenza generale, sembra che ancora una volta non ci sia posto per lui nel mondo (“non c’era posto per loro nell’albergo” Lc 2,7). La nuova venuta di Gesù lascia delle tracce: sono tracce impresse nel suo stesso sangue, sangue che però schizza intorno calpestato dallo scalpiccio della gente che se ne va. La reazione di Nada non è quella della fuga, ma di chi resta lì, si copre gli occhi per non vedere la morte e la sofferenza, ma resta lì. Il desiderio è quello di pregare, ma le sicurezze, le certezze, i punti di riferimento sono saltati: chi pregare? (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Mt 27,46). E poi, alla quarta fermata della metropolitana qualcuno spara a Gesù, uno squarcio nella testa che non gli permette di ricordare. Eppure, canta Nada, “nel cuore lui sapeva” (“Ma tu desideri che la verità risieda nell’intimo: insegnami dunque la sapienza nel segreto del cuore.” Sal 51,6″). E’ un Gesù che non ricorda, che non capisce, che questa volta non ce la fa a portare il suo stesso corpo ma viene trascinato da altre persone tra l’indifferenza. Nada, ancora coprendosi gli occhi per non vedere (“beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” Gv 20,29), si chiede ancora chi pregare eppure Gesù nel suo cuore sa (“Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà” Mt 26,42).

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