Gemma n° 2942

“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole.
Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori.
Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita.
Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento:
A loro non devo solamente la vita, ma molto altro:
Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri.
Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno.
Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde.
Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia.
Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto.
Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me.
Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita.
Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo.
So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta.
Vi voglio bene”.
(S. classe quarta).

Gemma n° 2932

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”.
(G. classe quarta).

Gemma n° 2931

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho.
Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi.
Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me.
Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa.
Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni.
Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita.
Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”.
(G. classe terza).

Gemma n° 2926

“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di portare la lettera che mi è stata data da una delle mie maestre delle elementari alla fine della quinta, in maniera che lei potesse augurarci un buon futuro e in modo che noi potessimo avere sempre un ricordo di lei. Questa gemma contenuta in poche parole è per me speciale e più che mai quest’anno la riguardo con nostalgia, rendendomi conto di come sono e non sono cambiata nel tempo. Così come la quinta elementare è un periodo di cambiamento nella vita di un bambino, anche la quinta superiore è un momento di crescita che conclude un lungo percorso scolastico: portare questa lettera proprio l’ultimo anno rappresenta per me quindi un cerchio che si chiude e un nuovo impulso per poter affrontare tutto ciò che mi aspetta, buttando via “ansia e paura” e “affrontando la vita dall’alto”.” (A. classe quinta).

Gemma n° 2925

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio gruppo di amici dell’infanzia: ci conosciamo da quando abbiamo tre anni e, ancora adesso, ci troviamo spesso in giro, soprattutto nel nostro paese. Abbiamo fatto le scuole insieme (fino alle medie) e frequentiamo il catechismo da quando abbiamo 7 anni. Da ottobre 2025 siamo diventati “il gruppo dei cresimandi” e adesso quasi ogni mese organizziamo un’attività diversa per la comunità: dal “concorso dei presepi” alla “tombola per i nonni” e la festa di carnevale. Loro sono molto importanti per me perché so che posso parlare liberamente e dire tutto quello che voglio, ma anche ridere, piangere e, qualche volta, litigare. Sono figlia unica, ma è come se loro fossero i miei fratelli e le mie sorelle. So che ci vedremo ancora per molto tempo e che condivideremo insieme ancora molto tempo, divertente, noioso o triste che sia!” (A. classe seconda).

Gemma n° 2922

“Ho scelto di parlare di Stranger Things, che è una serie televisiva non solo che parla di fantascienza , ma una storia che parla di amicizia, crescita personale e il timore di affrontare le nostre paure più grandi. Anche se ambientata negli anni ‘80, i ragazzi vivono la vita, le pressioni sociali e l’ansia in modo simile a come le viviamo noi oggi. Infatti, mi sono ritrovata più volte nei loro sentimenti e nelle loro paure. Le emozioni dei personaggi sono molto attuali ed è facile sentirsi coinvolti.
La serie è ambientata a Hawkins, in America, dove iniziano ad accadere una serie di eventi strani collegati a un mondo parallelo, che però un gruppo di ragazzi (e anche alcuni adulti) affronta tutto insieme. Ognuno di loro ha un lato fragile, è proprio questo che li accomuna. Mi ha fatto commuovere il fatto che negli ultimi episodi vengano mostrati i loro ricordi più tristi e i momenti che all’inizio sembravano impossibili da risolvere.
Un argomento toccante è anche il non sentirsi accettati, soprattutto in quel periodo, quando essere se stessi aveva molti limiti. I limiti ancora oggi ci sono, ma sono molto più ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. Oggi i limiti sono ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. I personaggi hanno vissuto momenti in cui pensavano di non essere abbastanza o di non essere adatti, e alla fine hanno trovato un modo insieme per non sentirsi soli durante questi momenti bui.
Un’altra cosa che mi ha colpito è la sensibilità della serie nel comprendere l’importanza dei sentimenti dei bambini e degli adolescenti, che molto spesso ricevono indifferenza o parole come “non sanno quello che fanno” nel momento più fragile. I bambini vengono etichettati come “innocenti” o “facili da persuadere” dai più cattivi della storia, perché non tutti capivano che quello che sembrava un piano per salvare il mondo in realtà era un piano per distruggerlo.
Guardare la serie dall’inizio alla fine, vedere i bambini crescere e diventare ragazzi, e osservare come tutti scoprono chi sono veramente e quali sono i propri valori è veramente prezioso. Ho apprezzato inoltre gli elementi fantascientifici, come ad esempio la teoria del Ponte, che avevano iniziato a studiare scienziati come Einstein. Infine, posso dire che Stranger Things ha lasciato un segno molto significativo su di me e mi ha dimostrato che l’amicizia non è solo divertirsi insieme, ma restare vicini l’uno accanto all’altro nonostante tutto”.
(M. classe prima).

Gemma n° 2918

“Quest’anno come mia ultima gemma ho deciso di portare una città stupenda, che mi ha riempito di ricordi che porterò sempre nel cuore, soprattutto per le persone con cui ho condiviso i miei viaggi. Roma è veramente la città eterna: ogni volta che ci vado rimango sempre stupita dalla sua bellezza e grandezza, non solo fisica ma anche culturale. Roma per me non è solo una città, ma è il luogo in cui ho vissuto momenti che mi hanno fatto crescere. Durante quei viaggi ho avuto la possibilità di conoscere meglio alcune persone  e costruire con loro un legame profondo che porterò sempre con me. Inoltre, siamo sempre stati accolti dalla gentilezza e disponibilità delle persone, perciò ho un bel ricordo anche di loro. Roma, quindi, è legata a nuove amicizie ed esperienze che mi hanno formato come persona” (S. classe quinta).

Gemma n° 2910

“Come ultima gemma ho deciso di portare i miei diari. Ho cominciato a tenere un diario dalle elementari ed è un’abitudine che ho preso da mio nonno perché lui tuttora scrive ogni sera qualche riga su quello che fa durante il giorno e fin da piccola guardavo affascinata i suoi scaffali pieni di diari degli ultimi 50 anni.
Così ho iniziato ad imitarlo, anche se ovviamente non avevo il tempo di scrivere ogni giorno e spesso interrompevo il diario dopo qualche mese perché me ne dimenticavo. Ma adesso ho preso la cosa più seriamente e negli ultimi anni ho scritto molto. Ho scoperto che scrivere è davvero utile e rilassante perché mi aiuta a svuotare la mente. Essendo una persona introversa faccio difficoltà ad esprimere a parole i miei pensieri, ma sulla carta riesco a scrivere qualsiasi cosa mi passi per la mente senza temere alcun giudizio. Infine trovo molto divertente andare a rileggerli a distanza di anni, soprattutto per vedere come sono cambiata oppure anche per riscoprire cose di cui mi ero dimenticata”.
(V. classe quinta).

Gemma n° 2891

“La gemma che ho scelto di portare oggi è la mia vacanza studio di quindici giorni a Eastbourne, nel sud dell’Inghilterra. Sono partita senza grandi aspettative, pensando soprattutto di migliorare l’inglese, ma alla fine è stata un’esperienza molto più importante di quanto immaginassi.
Ho conosciuto persone da tutto il mondo e ho stretto legami davvero forti, soprattutto con alcune ragazze di Barcellona, con cui ancora oggi sono in contatto. Ci siamo legate tantissimo anche grazie alle piccole cose, come il fatto che il cibo della mensa fosse terribile e finissimo sempre da Tesco a comprare noodles, trasformando anche quei momenti in ricordi divertenti.
Non è stata solo un’esperienza di studio, ma anche di grande divertimento: tra risate, piccoli casini, serate passate insieme e momenti super caotici come quando abbiamo visto tutti insieme la partita Paris Saint-Germain contro Real Madrid, è stato tutto molto intenso. Anche le lezioni erano leggere e piacevoli, nonostante a volte fossimo stanchissimi per le nottate passate a chiacchierare.
È un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, mi ha aiutata a mettermi in gioco e a creare legami veri in pochissimo tempo. Sono davvero grata ai miei genitori per avermi dato la possibilità di viverla, perché è qualcosa che porterò sempre con me”.
(C. classe terza).

Gemma n° 2888

Immagine creata con ChatGPT®

“Quest’anno per la seconda volta mi ritrovo a fare la gemma il giorno 7 di febbraio. Forse inizio a pensare che non sia più una coincidenza: è il momento che io spieghi perché. Per me questa data ha segnato un inizio e una fine di due capitoli diversi della mia vita che mi hanno insegnato molto. Il primo 7 febbraio una persona ha iniziato a far parte della mia vita, invece quello successivo un’altra persona se n’è uscita.
Questa data, per quanto possa essere casuale, ogni anno mi fa riflettere su quanto io sia cambiata nel corso del tempo. È proprio in quei momenti che penso a quanto stavo bene o stavo male quel giorno esatto di qualche anno fa e vorrei poter parlare alla me del passato per poterle dire che tutto ha un inizio e una fine. All’inizio il pensiero che qualcosa di così bello non sia infinito e illimitato suscita angoscia, ma poi con il tempo capisci perché non lo è, e realizzi che sei frutto delle tue esperienze, che la tua anima ne raccoglie tanti piccoli frammenti come dei souvenir dopo una vita di viaggi in giro per il mondo, alcuni indimenticabili, altri che ti fanno capire che in quel posto non ci vuoi tornare più.
Quindi oggi, 7 febbraio, spero di andarmene lontano e di tornare senza paura, pronta per ripartire un’altra volta ancora” (G. classe quarta).

Gemma n° 2876

Immagine creata con Gemini®

“Questa volta, come gemma, ho deciso di portare qualcosa di diverso: non più una singola e precisa cosa o persona, bensì un insieme di persone. Quest’anno è un anno speciale ma allo stesso tempo doloroso, perché sarà il mio ultimo anno qui. Questo mi provoca una sensazione di curiosità, ma anche di nostalgia.
Questa gemma non vuole essere melodrammatica né ricordare la sofferenza che inevitabilmente la distanza mi provocherà; al contrario, vuole celebrare con felicità tutte le persone che per me ci sono sempre state in modo incondizionato. Queste persone mi hanno insegnato ad apprezzare la vita e mi hanno regalato momenti indimenticabili.
Ho scelto di non dedicare questa gemma a una persona specifica proprio perché ogni mia amica è stata indispensabile per me.
C., a cui avevo dedicato la gemma l’anno precedente, mi ha insegnato il significato dell’amore incondizionato e fraterno, pur non essendo sangue del mio sangue. C. è sempre stata quella bambina calma e serena che, fin dal primo giorno, mi ha trasmesso fiducia e lealtà. Ricordo che la prima volta che la vidi le chiesi di mettermi un cerotto sulla schiena, per coprire la mia più grande insicurezza da bambina, affinché gli altri bambini non potessero vederla e giudicarla. Da quel giorno diventammo inseparabili, due pezzi di puzzle che si completano, proprio come il braccialetto che portiamo al polso.
M., invece, era quella bambina che da piccola faticavo a tollerare a causa dei nostri caratteri forti e spesso in contrasto. Con il tempo abbiamo imparato ad accettare questa nostra diversità e a costruire un legame solido e indistruttibile.
S. è stata la mia compagna di avventure e di divertimento sfrenato. È sempre stata l’amica più simile a me, e con lei ho imparato a fregarmene di tutto e di tutti, come se insieme il resto del mondo scomparisse.
E. e V. sono le mie amiche d’avventura: con loro ho scalato montagne senza conoscere la strada, ho dormito nel Tagliamento nel bel mezzo di una tempesta perché il telefono non prendeva, ho organizzato scherzi indimenticabili e sono scappata da inseguimenti di animali.
L. è la persona a cui mi sono legata di più negli ultimi anni. Nonostante all’inizio non mi avesse fatto una buona impressione, ho scoperto quanto la sua presenza quotidiana fosse capace di rendermi felice e viva, tanto da provare una sensazione di vuoto nei giorni della sua assenza. Anche se la conosco solo da due anni, mi sembra di conoscerla da una vita intera, e questo mi fa capire quanto tenga a questo nostro legame.
S. è il mio compagno di vita e il mio amico di viaggi: con lui ho lasciato libero il mio lato più selvaggio e istintivo, permettendomi di fare le pazzie tipicamente associate al mondo maschile.
Anche L., con il suo umorismo, mi ha fatto vivere momenti unici e irripetibili, riuscendo ad allontanarmi dai momenti no e dai pensieri negativi.
Tutte queste persone, e molte altre, nel loro piccolo mi hanno trasformata e mi hanno resa la persona solare e socievole che sono oggi. Hanno accettato e abbracciato i miei difetti, talvolta con difficoltà, diventando parti fondamentali del mio cuore e della mia vita”.
(S. classe quinta).

Gemma n° 2850

Immagine creata con Gemini®

Ogni anno rifletto molto su cosa portare come gemma, specie per la quinta volevo qualcosa di veramente significativo che potesse chiudere in bellezza il mio percorso scolastico.
Allo stesso tempo però ho pensato che ogni gemma che ho portato nascondeva già dei grandi significati.
In prima: il mio diario da bambina a rappresentare la mia infanzia
in seconda: l’estate passata con i miei amici a rappresentare l’amicizia
In terza: un regalo simbolico come augurio di un futuro brillante
In quarta: i miei genitori.
E quindi, per quest’anno decido di portare una cosa più spontanea e meno elaborata.

Questo video (accompagnato da delle foto in classe, ndr) mi piace particolarmente sia per la musica di sottofondo, che quasi mi ipnotizza specie se ascoltata a pieno volume con le cuffie, sia, ovviamente, per i ricordi che ci sono dietro.
Il 2025 è stato l’anno in cui mi sono più formata, non necessariamente il più bello (perché deve competere comunque con il 2024) ma è stato l’anno in cui ho imparato di più in assoluto.
I primi mesi sono stati relativamente tranquilli, vivevo in modo piuttosto passivo la vita. Ricordo che ogni mattina a scuola morivo di sonno e speravo sempre che le due ore di italiano e francese finissero il prima possibile e che non mi chiamasse a tedesco ( cosa che invece succedeva sempre). Più di una mattina mi svegliavo con l’idea “che bello stasera potrò tornare a dormire” oppure con “non vedo l’ora arrivi il pranzo”.
Eppure ero “felice”, fiacca ma contenta. “Felice” perché comunque stavo facendo esattamente quello che volevo fare anche se non sempre avevo la motivazione di continuare. E scrivo intenzionalmente felice tra virgolette, perché oggi so che quella mia condizione somigliava più a una quieta serenità che a qualsiasi altra cosa.
E poi, le vacanze di carnevale.
Il mio 2025 si può dividere in 3 grandi parti: la prima di queste che arriva fino al 4 marzo, giorno in cui la mia gattina è morta inaspettatamente. A differenza di tutti gli altri lutti che ho vissuto, questo era ben diverso, perché proveniva da dentro.  Da dentro casa. Era una vera e propria mancanza che si sentiva inevitabilmente non appena si varcava la soglia di casa. Improvvisamente io e la mia famiglia ci siamo ritrovati con una nuova quotidianità, silenziosa, spoglia, non richiesta. Ricordo precisamente la mia sorpresa nell’uscire di casa le prime settimane per distrarmi un po’ e vedere che il mondo andava avanti uguale, esattamente come aveva sempre fatto. La realtà esterna non sembrava essere intaccata da quel vuoto che invece era costantemente presente a casa.
Da marzo in poi è iniziato un profondo periodo di introspezione in cerca di risposte a domande che ancora ad oggi rimangono in sospeso.
Nonostante questo traumatico evento, avevo da continuare dei progetti, dei diciottesimi a cui andare, delle gite a cui partecipare.
E devo dire, parlandone spesso e metabolizzando la cosa, sono tornata a stare bene: ho iniziato a godermi la primavera, la fine della scuola (che per me è stata il 24 maggio), la gita a Vienna, il mese passato a Linz e infine il 23 luglio, il mio compleanno.
Finalmente i tanto attesi 18 anni.
Era da tutta la vita che li aspettavo. Essere maggiorenni è letteralmente un altro modo di vivere: fare i pagamenti con il mio conto in banca, firmare IO, avere accesso a sesamo, non avere più restrizioni sui social di nessun tipo, non avere più nessun tutore sul telefono, aver TUTTO intestato a mio nome, e, ovviamente, guidare. Tutte forme di indipendenza che tanto bramavo.
Questa seconda parte dell’anno termina poi con il 15 agosto, giorno in cui ho dovuto accettare che a volte non tutto segue i miei piani, ma va bene così. Continuo comunque a pensare che ciò che vuoi veramente, lo puoi fare accadere. E ogni scusa è una prova che in realtà non lo vuoi veramente. 

Poi con settembre e ottobre, l’inizio della quinta, il mio viaggio a Parigi, l’ultima gita scolastica💔
E quest’ultima terza parte dell’anno termina con il 3 novembre. Non so esattamente da cosa sia stato scaturito, so solo che dal 3 novembre , successivamente a una profonda riflessione avuta guardando fuori il finestrino, mi sono detta “ basta, da oggi cambio” e così è stato.
Un nuovo modo di vivere, un nuovo modo di pensare, una nuova pace interiore, una nuova gratitudine per la mia vita . Tutto ciò nato come frutto dalle esperienze avute in questo ultimo anno, che mi hanno insegnato e che continuano ad insegnarmi ancora oggi.
Fra gli insegnamenti più importanti di quest’anno e che voglio condividere ce ne sono due: il primo riguarda il ruolo fondamentale che le persone hanno nelle nostre vite e che spesso sottovalutiamo. Perché “casa” non la fanno le mura, bensì le persone.
Perché il nostro “giardino”, come insegna Voltaire, può diventare solo più bello se intorno a noi abbiamo altri giardini rigogliosi, ed è quindi importante trovare giardini verdeggianti, ricchi di farfalle.
E infine, il secondo insegnamento riguarda la motivazione, l’interesse, la curiosità, non so nemmeno io come definirla, quella spinta che ti fa andare avanti.
Perché bisogna essere fortemente motivati nella vita, in qualsiasi campo e settore, perché è solo così che si potrà riuscire in quello che si vuole e superare eventuali momenti meno belli”.
(F. classe quinta).

Gemma n° 2821

“Come gemma ho deciso di portare una persona fondamentale nella mia vita: la mia migliore amica, A.
Lei è una persona solare, empatica e ha la capacità di ascoltare senza giudicare.
Avere A. al mio fianco significa avere un punto di riferimento costante.
Posso condividere le gioie più grandi e, allo stesso tempo, affrontare con più leggerezza i momenti difficili.
Con lei ho fatte tutte le mie prime esperienze  e la nostra amicizia è basata sulla sincerità e sul rispetto reciproco e questo crea un legame di fiducia che ritengo preziosissimo. In sostanza, A. non è solo una compagna di avventure, ma una parte essenziale della mia crescita personale”.
(R. classe quarta).

Gemma n° 2812

“Cara E. del passato,
carissima versione passata di me.
Sei la mia gemma, l’unica persona che per me c’è sempre stata. Come stai?
Non c’è nemmeno bisogno che tu risponda: so già che sei felice.
E non parlo di te di cinque anni fa, ma di te di dieci anni fa o più, con quell’aria spensierata e quel sorriso genuino e infantile che regalavi a tutti.
Tu, che il mondo lo vedi come il più semplice dei giochi.
Tu, che parli senza pensare alle conseguenze.
Tu, che riesci a vedere oltre le etichette.
Tu, che trovi il bello in qualsiasi cosa fai.
Mi manchi. Dove sei finita?
Spero che tu possa sentire queste parole, perché provo esattamente tutto quello che sto scrivendo.
Sono successe così tante cose in questi anni che non puoi nemmeno immaginare…
Non ho ancora trovato la risposta a tutte le tue domande, ma ad alcune sì:
Sì, mamma e papà ci portano ancora in viaggio, sia me che Lucy.
No, le medie non sono assolutamente come nei film americani.
Sì, sei ancora in contatto con alcuni di loro.
No, non sei sola.
Si, hai ancora una vena creativa.
No, non sei un’incapace
E sì, la vita non va sempre come dovrebbe andare — e va bene così. Con il tempo riuscirai più o meno a capirlo.
Se devo essere sincera però adesso probabilmente non mi riconosceresti… anche se la frangia ce l’ho ancora: dopotutto siamo nate con la frangia.
Gioco ancora con la nostra cara Wii, e ogni tanto mi stupisco che funzioni ancora.
Amo ancora vedere le persone sorridere e farle sorridere.
Amo ancora ridere per le cavolate più assurde e insensate.
Amo riguardare un programma o un video svariate volte senza mai stancarmi.
Ho ancora paura dell’andare al piano di sopra o in cantina da sola.
Suono ancora il pianoforte, e sì, sei finalmente riuscita a farti regalare la chitarra dello zio.
Guardo ancora il cielo quando assume colorazioni particolari.
Racconto ancora storie e ne invento altrettante.
E purtroppo però, proprio come te, forse non mi sono ancora del tutto accettata.
La vita è dura, E., non posso negarlo.
E se penso a tutto quello che dovrai affrontare, mi si stringe il cuore.
Ma allo stesso tempo mi rassicura sapere che riuscirai a superarlo e ad arrivare dove Io oggi sono.
Non ho ancora raggiunto tutto ciò che vorrei, ma se guardo la te di cinque anni fa, mi sento già meglio… infatti ultimamente mi sono fatta l’idea che Sì… potremmo avere di più ma potremmo anche avere di meno.
Dunque il mio suggerimento è: Non smettere mai di sorridere.
Non avere paura: se deve succedere, fregatene…che succeda. Non cercare di combatterlo a tutti i costi.
Nonostante ciò lo ammetto: Se potessi tornare indietro, cancellerei tante cose… ma non voglio spaventarti: è solo un periodo.
Non preoccuparti dei voti a scuola.
Non preoccuparti di quei buffoni.
Non sei sbagliata.
Non sei ciò che vogliono farti credere.
Non devi chiedere scusa a nessuno per essere come sei.
Siamo così diverse, e allo stesso tempo incredibilmente simili.
Perché dico che siamo diverse?
Io dico le parolacce; tu invece ti copri le orecchie e ti offendi appena ne senti una.
A volte resto in silenzio; tu non fai altro che chiacchierare con tutti, senza barriere e senza paura del giudizio.
Ogni tanto sento la tua presenza, il tuo ritorno.
Lo percepisco chiaramente quando accade.
E, in effetti, se ci penso, è sbagliato dire che siamo diverse.
Entrambe ridiamo quando qualcuno ci guarda in modo insolito o comico.
Entrambe cantiamo parole di canzoni straniere in una lingua che sembra aliena.
Entrambe ci imbarazziamo quando qualcuno ci fa un complimento o ci dimostra affetto.
Entrambe cerchiamo di essere gentili, indipendentemente dalla persona che abbiamo davanti.
No, noi non siamo diverse.
Noi siamo la stessa persona.
E chissà se tu sei fiera di me… tanto quanto io lo sono di te”.
(E. classe quarta).

Gemma n° 2798

“Quest’anno ho deciso di portare qualcosa che sento davvero mio: un duo musicale, gli Psicologi. Questa foto è di qualche mese fa, quando sono andata al loro concerto. Per me è stato un momento davvero speciale, perché finalmente ho potuto vederli dal vivo e ascoltarli davvero, non solo dalle cuffiette.
La cosa più bella è che, nonostante fossi in mezzo a tantissime persone, sembrava che ci fossimo solo io e loro. Era la stessa sensazione che provavo anni fa, quando li ascoltavo da sola in camera mia.
Non credo di essermi mai sentita così al sicuro: ero circondata da persone che, anche se per motivi diversi, provavano la mia stessa passione e lo stesso amore per ciò che stavamo ascoltando.
Il vero motivo per cui sono così importanti per me è perché sono gli unici artisti che ascolto ancora dalle medie, quindi da più di cinque anni. Per me non è una cosa da niente, perché in tutto questo tempo sono cambiata un sacco: ho cambiato gusti musicali, modo di vestire, di truccarmi, persino come porto i capelli… e soprattutto sono cambiata io. Eppure loro sono rimasti lì, e la loro musica continua a rappresentarmi, forse anche più di prima.
È un po’ come se fossero cresciuti con me. Sono quelli che ascolto quando ho bisogno di stare un po’ per conto mio o quando devo sfogarmi. E spero che continuerà a essere così ancora per molto” (B. classe quarta).

Gemma n° 2790

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma la casa al mare. Con il passare degli anni mi sono accorta che l’unico luogo che mi ha davvero visto crescere e cambiare è stata proprio lei: la casa al mare. È il posto dove passo tutte le mie estati da quando ero piccola. Ogni volta che arrivo lì mi sento subito a casa, come se il tempo non fosse mai passato. Le giornate sono sempre state piene di giochi insieme ai miei cugini: correvamo sulla sabbia, costruivamo castelli, inventavamo giochi e ridevamo per qualsiasi cosa. Le sere d’estate sono quelle che ricordo meglio. Ogni sera mangiavo un gelato mentre guardavo il mare. Era un momento tranquillo, in cui potevo pensare a tutto o anche a niente.  La casa al mare non è solo una casa: è il luogo che mi ha accompagnata nella crescita e che conserva i miei ricordi più belli. A 17 anni, rimane per me un posto speciale, dove mi sento sempre me stessa” (S. classe quarta).

Gemma n° 2786

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare l’esperienza che ho fatto questo mese come delegato a New York. È stata un’esperienza che nonostante non sia durata tantissimo mi ha fatto crescere a livello umano e perciò la porterò per sempre nel mio cuore. I primi giorni avevo addirittura rimorsi per aver scelto di farla perché avevo paura che non fosse una cosa adatta a me e che non ne fossi capace, invece mi sono divertita veramente tanto e sono riuscita anche a parlare in pubblico (cosa che per me ha un gran valore dal momento che parlare in pubblico è sempre stata una mia grande paura). Durante i giorni in cui sono stata a New York ho conosciuto anche persone da diverse parti d’Italia e del mondo che, anche se magari in futuro perderemo i rapporti, avranno sempre un posto speciale nel mio cuore.
Ora New York mi manca veramente molto e spero in futuro di rivivere altri momenti simili” (F. classe quarta).

Gemma n° 2778

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare l’esperienza che ho vissuto a settembre 2024. Ho avuto la possibilità di trascorrere 3 mesi in Irlanda come exchange student: sono stata ospitata da una famiglia e sono andata regolarmente a scuola. Mi sono resa conto di essere stata molto fortunata, perché sarei potuta capitare in una famiglia o in una scuola in cui non mi trovavo bene, invece in entrambe mi sono trovata molto bene. In particolare la mia host family è stata veramente come una seconda famiglia, e mi sono sentita a casa fin dal primo momento che li ho conosciuti.
Anche a scuola ho conosciuto persone meravigliose, belle sia dentro che fuori, sempre disponibili e pazienti. Alcune di queste sono diventate amicizie così profonde, che abbiamo già programmato di incontrarci quest’estate. È stata l’esperienza più bella che io abbia mai vissuto, non solo grazie a tutte le persone che l’hanno resa indimenticabile, ma anche perché mi ha aperto gli occhi da diversi punti di vista, specialmente sulle mie capacità. Porterò sempre nel cuore tutto quello che ho vissuto, che rimarrà sempre impresso nella mia memoria” (S. classe quarta).

Gemma n° 2772

“9 aprile 2024
Oggi finalmente partiamo per New York. Il viaggio dei miei sogni. Questo giorno sembrava non arrivare mai, eppure i 4 mesi che separavano l’iscrizione dalla partenza sono volati in un attimo. Arriviamo a Malpensa. Era ora. Era arrivato il momento che tanto temevo. No no, non il decollo dell’aereo. La puntura che devo fare. Sono terrorizzata dagli aghi, tanto che per un attimo mi è anche passato per la testa il pensiero di non prendere l’aereo per quei 0,3 ml di liquido. Cose da pazzi. È stato disgustoso ma ce l’ho fatta. Finalmente possiamo partire e goderci l’esperienza più bella fatta finora.

19 aprile 2024
Mi sveglio, guardo l’ora. 15:42. Ieri sera siamo tornate da New York. Mi ci è voluto un quarto d’ora per metabolizzare se è stato tutto un sogno o se l’ho vissuto veramente. Apro la galleria. Le foto c’erano. Era tutto vero. Mi prendo 20 minuti per riguardare tutte le foto scattate. Sarò per sempre grata di aver avuto la fortuna di vivere un’esperienza del genere a 17 anni con le mie persone del cuore. Ma che ora è? Già le 4 e mezza??? Devo andare a ginnastica. Mi cambio subito. Questo allenamento non lo posso proprio saltare. 

24 aprile 2024
Finita una ne inizia un’altra. Oggi io e la squadra di ritmica partiamo per i campionati nazionali nelle Marche. Il viaggio è stato lungo. Sto cercato di non pensarci ma nella mia testa frulla solo un pensiero. E se questa sarà la mia ultima gara? Non riesco a capacitarmi. Non oso immaginare la mia vita senza ginnastica. 

27 aprile 2024
È il giorno della gara. Mi sono svegliata con il solito mal di pancia. Ho un mix di emozioni dentro di me che non riesco a controllare. Da una parte sono agitata, mi sento una grande responsabilità addosso. Se dovesse andare male lo rimpiangerei per tutta la vita. Però dall’altra parte sono felicissima. Ho avuto la fortuna di compiere questo bellissimo percorso durato ben 12 anni e ci tengo a dargli una degna conclusione.
S. mi schiaccia le spalle, mi alza il mento e entro in pedana. È andata. Sono contentissima, indipendentemente da quello che sarà il risultato. È l’ora delle premiazioni. Sento “e il primo posto per la categoria serie b, senior 3, attrezzo clavette va a S_________”. Non realizzo. Mi tremano le gambe, non riesco neanche a camminare dritta per andare a prendere la coppa. Non ci potevo credere. La sera mi arriva un messaggio dalla mia allenatrice che purtroppo non è potuta essere presente alle gare. “ciao S, volevo scriverti questo messaggio prima ma sono stata presa da 1000 cose. Quello che hai fatto quest’anno è stato prenderti un rischio abbastanza grande perché prendere in mano due attrezzi che hai usato poco in tutta la tua carriera di ginnastica per il fine di portarli alle nazionali, cercare di farli bene e guadagnarsi il punteggio e il posto non era un’impresa facile. poi sono comunque due attrezzi difficili perché palla devi saperla un po’ maneggiare e gestire, Clavette è difficile perché fanno paura e perché sono comunque due attrezzi da gestire quindi in realtà 2 cose non una sola quindi è difficile in generale.  Mi hai proprio stupita da un punto di vista di scelta perché ero un po’ indecisa, conoscendoti, su quello che avresti potuto scegliere però mi hai comunque stupita perché è una scelta che hai pensato, hai fatto e alla fine hai lavorato te la sei portata a casa con tutte le difficoltà del caso: le prime gare andate male, le perdite e tutto quanto che fanno parte del percorso per arrivare poi al fine della della gara. Con questo voglio dirti una cosa: hai fatto benissimo, nella vita bisogna prendersi dei rischi anche se le cose fanno paura bisogna farle e cercare di portarsele a casa a volte va bene, a volte va male, in questo è andata bene e va bene così però sei stata molto coraggiosa e questa cosa nella vita paga quindi ricordatela,  mi raccomando questa cosa deve rimanerti in testa per cui momenti in futuro in cui magari hai delle paure oppure fallisci in qualcosa perché ci sta fallire, e ti devi ricordare sempre di questa cosa come promemoria.” Mi scende una lacrima.

8 giugno 2024
Oggi è l’ultimo giorno di scuola. Finalmente libera. Adesso posso dedicarmi a scuola guida, ai miei amici che non vedo quasi mai e soprattutto a organizzare il mio diciottesimo, che aspetto da tantissimo. Domani andrò a trovare il nonno che purtroppo hanno dovuto ricoverare in ospedale. È da qualche giorno che non si muove più dal letto quindi meglio fare degli accertamenti.

30 giugno 2024
Stasera c’è il compleanno di G. Quella bambina che conosco dall’asilo domani fa 18 anni. Come è possibile che il tempo passi così in fretta? La mamma mi accompagna a casa sua prima della festa. Aveva un atteggiamento strano, frettoloso, come se dovesse scappare da qualche parte. Non le do peso. Penso a divertirmi e godermi la serata. 

1 luglio 2024
Oggi finalmente inizia il centro estivo. Sveglia presto e alle 7 e mezza siamo già al lavoro. Finalmente rincontro i miei amici, non li vedevo da 1 anno, mi erano mancati. Inizia a piovere. Non diluviava così da tanto. È pioggia fitta e pungente. Sono arrivate le 5, è ora di tornare a casa. Perché c’è la macchina della mamma e non quella del papà nel parcheggio? Salgo in macchina. “Come è andata?” Mi chiede. “Bene bene” rispondo. “Perché sei venuta tu?” “Mi hanno dato mezza giornata di ferie”. Non mi aveva convinto questa risposta. Riattivo i dati del cellulare. Mi arrivano 3 messaggi da zii e amici di famiglia che dicevano tutti la stessa cosa. “Mi dispiace S. ti sono vicina”, oppure, “ti abbraccio forte, qualsiasi cosa sono qua”. “Cos è successo?” Dico con la voce tremante. “Niente perché?” Mi risponde. “Dimmi cosa è successo” ripeto con la voce sempre più tremante. “Il nonno non ce l’ha fatta”.  Mi sento cadere nel vuoto. Scoppio a piangere. Non era uno dei soliti pianti. Non riuscivo a respirare. Parcheggia, saliamo in casa. Mi butto sul divano. Mi gira la testa. Arriva il papà e mi abbraccia. Non mi dava un abbraccio del genere da tanto, anzi forse non me ne aveva mai dato uno così. Non mi aspettavo questa notizia. Non me la aspettavo proprio. Come è possibile? Una settimana fa ero stata a trovarlo in ospedale e mi aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per farsi dimettere per il mio compleanno 15 giorni dopo. Non me ne capacito. Esco in terrazza a prendere un po’ d’aria. Vedo l’arcobaleno. È il nonno ne sono sicura.

2 luglio 2024
Vado a trovare la nonna. Occhi pieni di dolore. Una guerra che avevano combattuto insieme vinta però solo da uno dei due. “Ricordati che sei stata la soddisfazione più grande che ha avuto il nonno”. Mi dice.
Se penso che mentre lui stava tirando i suoi ultimi respiri io ero a ballare mi vengono i brividi.

17 luglio 2024
È arrivato il giorno che aspettavo da tutto l’anno. Oggi divento maggiorenne. Cos’è cambiato da ieri a oggi? Ho più responsabilità? Rispondo io delle mie azioni? Mi sento più adulta?
È stata una bella giornata, ho festeggiato con i miei amici e ho avuto l’occasione di risentirne altri. Arrivo a casa verso l’1:00. La mamma mi dà un regalo. Mi dice che è da parte della nonna. Apro la busta e leggo il biglietto. “Cara S. questo è un regalo che nonno diede a me quando ci siamo conosciuti. Voglio che tu abbia questo anello come simbolo dell’amore infinito che il nonno ed io abbiamo e che avrai per sempre da noi, ti voglio bene, tua nonna.”

21 luglio 2024
La festa dei 18 anni. Da quanto aspettavo questo giorno. Ho indossato l’anello della nonna. Mentre vado verso la villa della festa lo fisso. Alzo lo sguardo verso il finestrino e vedo un arcobaleno. Il nonno mi stava guardando. Mi aveva detto più volte che ci teneva ad essere presente alla festa, e così ha fatto.
Ho avuto Il compleanno da principessa che ho sempre sognato. Per la prima volta dopo 18 anni ho capito veramente il significato della frase qualità è meglio di quantità. È vero non avevo 100 invitati ma quelli che c’erano hanno reso veramente la mia festa indimenticabile, E quasi sicuramente se fossero venuti tutti quelli che avevo invitato non mi sarei divertita così tanto.

11 settembre 2024
Oggi ricomincia la scuola. In che senso sono già in quinta? Guardandomi indietro non mi capacito di come possano essere passati già 4 anni da quel 19 settembre 2020. Siamo arrivati all’ultimo capitolo dell’adolescenza senza neanche accorgercene. Ma me li sono goduti questi hanni? Ho fatto le mie esperienze? C’è qualcosa che potevo fare meglio? Tornassi indietro sceglierei ancora questa scuola? Non voglio pensarci, in fondo la fine è ancora lontana.

27 febbraio 2025
Finalmenteeeeeeee! È arrivata la patenteee. L’esame è stato terrificante ma l’abbiamo portata a casa. Si inizia a sentire profumo di libertà.

12 marzo 2025
Guardo l’ora. 2:14. Non riesco a dormire. Inizio a sentire il peso della quinta. Ultimo anno, ultime verifiche, ultimi sforzi. E poi tutto questo non tornerà più. Le facce che sono stata abituata a vedere ogni giorno 6 giorni su 7 dal nulla spariranno e resteranno solo un ricordo.
Mi sembra assurdo. Abbiamo passato anni a lamentarci, a contare i giorni che mancavano alla fine, a dire “non vedo l’ora che arrivi giugno”. E adesso che ci siamo, che la fine è dietro l’angolo, fa paura. Perché fino ad ora, ogni anno c’era una certezza: a settembre saremmo tornati in quella classe, con le solite lezioni, i soliti compiti e le solite verifiche. Ma questa volta no. Questa volta siamo solo noi di fronte a infinite possibilità. È una sensazione strana. Da una parte non vedo l’ora che finisca perché non ce la faccio più, sono esausta, dall’altra però spero quel momento arrivi il più tardi possibile, perché vorrebbe dire iniziare a prendere in mano la propria vita diventando responsabili a tutti gli effetti delle proprie scelte. Sono pronta? Sono abbastanza matura? Se faccio la scelta sbagliata? Mi sento infinitamente piccola rispetto al mondo fuori dalle mura della scuola. Però alla fine lo so. Anche questo passerà, usciremo tutti da quella porta una volta per tutte e questi anni rimarranno solo un ricordo lontano.”
(S. classe quinta).