Gemma n° 2757

Immagine creata con ChatGPT®

“Di solito la scelta della gemma non mi è mai stata difficile ma quest’anno volevo portare qualcosa di veramente caro a me. Ho sempre portato come gemme cose materiali, quest’anno invece non saprei come nominare la mia gemma. Potrei dire che la mia gemma è stata la mia estate 2024, o anche tutto l’anno intero, ma in verità quello che intendo dire è che la mia gemma di quest’anno sono io. Sono io perché sono cresciuta e ho realizzato delle cose che ora sono diventate dei valori fissi nella mia vita.
Per esempio
Quest’estate mi sono lasciata andare, ho esagerato, ho sbagliato, ho perso la pazienza e mi sono arrabbiata. Ma quest’estate ho anche riscoperto l’amore per il mare, l’amore per le risate serali tra amici ma soprattutto l’amore per me stessa.
Quest’estate ho imparato a raccogliere il buono e il cattivo da tutte le cose. Che sia un bel concerto o un brutto litigio ho imparato a masticare le delusioni e a trasformarle in  lezioni di vita senza le quali adesso sarei ancora totalmente persa.
Prima di quest’anno ero una persona molto arrabbiata e chiusa. Arrabbiata con me e con gli altri. Questo mi impediva di essere felice. Invece mese per mese ho imparato a vivere delle piccole cose e questa è stata come una medicina per me. Imparare a notare il canto degli uccellini la domenica mattina o le foglie che poco a poco iniziano a cadere dagli alberi. Anche semplicemente sentire la risata di un bambino, prima mi passava inosservato perché vedevo solo il colore nero intorno a me.
Il modo in cui sono cambiata nell’ultimo anno è stato il cambiamento più radicale della mia vita e nonostante tutti gli errori che ho commesso risbaglierei tutto da capo.
Mi sono guardata dentro per mesi e mesi non comprendendo nulla della mia persona ma alla fine sono riuscita per la prima volta in tutta la mia vita a far uscire parti di me nascoste da sempre.
Potrei dire di essere maturata quest’anno ma mi sento di aver ancora tanta strada da fare. Sì, perché in verità non vedo l’ora di sbagliare ancora, arrabbiarmi, perdermi se serve. Ma soprattutto di sentire i brividi quando i miei piedi toccano la sabbia del mare per la prima volta, di scoprire nuovi posti con le mie amiche e di ricordare il rumore delle nostre risate.
La mia visione del mondo è cambiata radicalmente insieme a quella della mia persona, e a volte mi piace ricordare i momenti di totale spensieratezza insieme ai miei amici e quelli di riflessione in solitudine.
La mia gemma di quest’anno sono io, ma non la me di adesso che é solo risultato dei miei 17 anni di vita. La mia gemma sono le esperienze che mi hanno fatto soffrire ma scoprire la felicità dietro a tutto come se fossi tornata bambina.”
(A. classe quarta).

Gemma n° 2752

“Come gemma ho deciso di portare Gigi, il mio pupazzo. Gigi è apparso per la prima volta nella mia culla il giorno in cui sono nata e da lì non ci siamo più separati, essendo insieme da ben 18 anni. È sempre stato con me, il primo giorno d’asilo come l’ultimo, quando andavo in bicicletta e in vacanza, quando andavo a casa dei nonni e quando avevo gare e saggi di ginnastica artistica. Per quanto io sia razionale, per me Gigi non è “cotone e stoffa”. Anche quando da piccola me ne rendevo conto, e una parte di me stava male per il suo essere inanimato, era più forte di me fermare questa mia illusione. Forse più che illusione è un amore infinito ed eterno, che riconosce l’essere inanimato che Gigi è ma riesce ad andare al di là di ciò. Gigi è il posto in cui vive ancora la me bambina, che è capace di dimostrare un affetto puro e alla fine neanche richiesto, che è ancora innocente e dolce. Il mio pupazzo è sempre stato lì, dove lo lasciavo la mattina e lo ritrovavo la sera, ad ascoltarmi parlare dell’asilo, poi delle elementari e infine di argomenti sempre più grandi. Crescendo, mia madre ha cercato di regalarmi altri Gigi, simili o più grandi. Ma non c’è stato verso di cambiarlo, però gli altri li ho sempre tenuti con cura, lontani da me. (Tranne uno, che è stato seppellito brutalmente.) Uno dei ricordi più belli che ho legato a Gigi è quando mia nonna lo lavava, usando un ammorbidente molto profumato, che lo ripuliva per bene dopo essere stato a contatto con tutto. Poi mia nonna lo appendeva sul filo del bucato che scorreva tra due alberi con delle mollette e, non appena arrivavo a casa sua, mi diceva che c’era una sorpresa ad aspettarmi. Quindi lo trovavo lì, appeso in aria per le orecchie su un filo molto più alto di me. Era irriconoscibile per quanto fosse pulito e, benché amassi il sapone che usava e adorassi sentirlo per i primi giorni, non vedevo l’ora che riacquistasse il suo solito profumo. Mi piaceva anche vedere la nonna felice per essere riuscita a lavarlo per bene e che mi ripeteva di annusare quanto fosse buono quell’ammorbidente. Gigi mi ricorda, quando disprezzo la me bambina per l’innocenza e l’immaturità che penso mi abbia lasciato a volte, che è sempre stato oggetto di un amore puro e genuino, che non ha mai dovuto chiedere ma ha sempre ricevuto da una bambina di appena qualche anno” (M. classe quarta).

Gemma n° 2743

“Come gemma ho scelto di portare il viaggio a Barcellona che ho fatto a fine luglio del 2024 insieme ai miei zii e mia sorella. All’inizio devo ammettere che non avevo altissime aspettative per questa città, non mi aspettavo nulla di che. Non appena arriviamo però, mi rendo conto di essermi sbagliata e cambio totalmente idea a riguardo. Nonostante io non sia rimasta moltissimo tempo, questa città mi è davvero entrata nel cuore, come le persone che ho incontrato. Mi ricordo ancora come fosse ieri i rumori, i sapori e i profumi che mi hanno accompagnato per tutto il mio viaggio e vorrei non dimenticarmeli più. Vorrei inoltre, non dimenticarmi più tutti i sorrisi e gli occhi vivaci delle persone che ho incontrato, che sono la cosa che più mi è rimasta impressa nel cuore.
Certe volte quando sono un po’ giù o è una giornata no, chiudo gli occhi e cerco di materializzarmi qua, perché per me Barcellona è il mio posto sicuro e credo che questo riassuma il legame che ho con questa bellissima città. Spero non risulti banale questo discorso poiché credo che tutti, nessuno escluso, debbano avere il loro posto sicuro nel mondo” (C. classe terza).

Gemma n° 2736

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“Questa gemma voglio dedicarla a mia nonna perché è una delle persone più importanti della mia vita.
Lei c’è sempre stata e non mi ha mai fatto mancare nulla.
Ha sempre creduto in me e mi ha sempre incoraggiata e sostenuta. Mi ha vista ridere, mi ha vista piangere, mi ha vista sbagliare, mi ha vista crescere.
Riesce sempre a farmi sorridere, anche nei momenti difficili, anche quando penso di non farcela” (G. classe seconda).

Gemma n° 2725

“Quest’anno ho deciso di portare come gemma un film, Eternal Sunshine of the spotless mind. Ho scelto questo film perché, oltre a essere uno dei miei preferiti, ha per me una grande importanza per il fatto che mi sento molto vicina a entrambi i protagonisti: Joel e Clementine, i quali mi rappresentano in diversi momenti della mia vita. La prima volta che lo vidi ero in un periodo molto difficile della mia vita, mi sentivo profondamente legata a Joel, vulnerabile, introverso e che per sfuggire al dolore si nasconde dietro la propria riservatezza, e faticavo a comprendere Clementine che, invece, è un personaggio frenetico e anche impulsivo, vive nel presente e non ha paura di mostrare la propria fragilità, anche se a volte questo la rende difficile da comprendere. Più di un anno dopo, ovvero adesso, ho vissuto nuove esperienze e la mia vita è cambiata molto, io stessa sono cambiata molto, e riguardando il film ho compreso perfettamente il comportamento di Clementine, e mi sono sentita da lei rappresentata. Rivedere il film in momenti diversi del mio vissuto è stata un’esperienza particolare perché è come se vedessi me stessa come sono ora interagire con la me di uno/due anni fa, anche se, allo stesso tempo, in certi momenti mi sento comunque un po’ come entrambi (M. classe quarta).

Gemma n° 2711

“Per concludere il percorso delle gemme, ma anche quello delle superiori, ho deciso di parlare dei miei diari. Li ritengo perfetti come ultima gemma perché coincidono esattamente con il mio percorso alle superiori: ho cominciato il primo diario nel settembre 2020, quindi all’inizio della prima.
Da quando ho cominciato questa tradizione, scrivo principalmente per lasciare una testimonianza della me attuale alla me del futuro. O almeno, la pensavo così fino ad un mese fa, quando, prima di inaugurare il diario 2025, ho deciso di rileggere i diari vecchi. E ho scoperto tanto.
Ho realizzato con una nuova profondità quanto sono realmente cambiata in questi 5 anni. Il primo giorno di prima superiore mi sembra una vita fa, ma è anche l’altroieri. Ho scoperto anche che, rileggendo le parole che ho scritto 5 anni fa, mi sembra di leggere le parole di qualcun altro, oppure è come se avessi scritto in una lingua diversa, non completamente comprensibile dalla me di adesso (il fatto che avessi una calligrafia veramente terribile non aiuta, ma lasciamo stare).
Ho anche realizzato che adesso non scrivo principalmente per la G. del futuro. Scrivo principalmente per la G. di adesso. Scrivo anche per lasciare una testimonianza storica e psicologica, perché ho realizzato che rileggere le mie parole e rendermi conto dei miei cambiamenti è importante. Scrivo per organizzare le mie emozioni e i miei pensieri attraverso carta e inchiostro. Scrivo per introspezione, per conoscere me stessa meglio. Scrivo, ma non solo: i miei diari sono una continua ricerca artistica e stilistica, di scrittura ma anche di disegno. Scrivo per essere consapevole di cosa faccio nei miei giorni, di come utilizzo il tempo e per valorizzarlo, per ricordarmi sempre che è la risorsa più preziosa che abbiamo: non possiamo comprare tempo extra, abbiamo solo quello che ci viene dato, ma siamo noi che scegliamo come usarlo” (G. classe quinta).

Gemma n° 2691

“Quest’anno come gemma mi sento di portare G. Lo so che è ormai il terzo anno di fila in cui porto una persona come gemma, ma la trovo la cosa più adeguata a cui attribuire così tanta importanza. Mi spiego meglio: credo di non poter porre così tanta importanza in un unico oggetto che mi ricordi questa persona, rispetto a quanto io possa recarne nella persona stessa.
Perciò quest’anno porto G., il che potrà sembrare banale a chi qua dentro mi conosce meglio.
Mi sento di dire che grazie a lui sono molto maturata, ma non lo dico per rendere la gemma più accattivante o come banalità, ma è proprio così: vedo le cose da più punti di vista senza giudicarle dal principio e dandogli una possibilità, cosa che prima non facevo, e ora so quando e con quale scopo vale la pena intraprendere una discussione e quando invece è solo per sfogare un po’ di rabbia repressa contro qualcuno che non l’ha causata. Ho scoperto che i litigi servono, non accadono solo perché “la relazione sta per finire”, ma hanno lo scopo di risolvere problemi che a lungo termine potrebbero avere un pessimo impatto sulla relazione in sé.
Se ora mi mettessi a parlare del significato della parola “innamorata” o “amore”, oltre ad essere abbastanza banale, non saprei che dire a riguardo. Le trovo due parole con un significato così profondo che si può notare ed esprimere tramite i gesti piuttosto che a parole. Una volta G. mi disse che nessun bacio di quelli che ci saremmo mai dati sarebbe stato privo di significato, poiché a suo parere sono il gesto più bello fra tutti. Dunque, se vi dovessi dire cos’è per me l’amore, vi direi che è ogni bacio datomi da G., che mi regala sempre le stesse emozioni del primo.
Tirando le fila del discorso, mi dispiace se vi ho annoiati, dato che alla fin fine non ho parlato granché di lui come persona, ma l’unica cosa che c’è da sapere quando si parla di me e lui è che è una relazione inaspettata (o almeno lo è per me) ma è la cosa migliore che potesse mai capitarmi. Mi dispiace cadere nel banale con queste frasi, però non trovo modo migliore per esprimere ciò che penso”.
(V. classe terza).

Gemma n° 2688

“Per questa gemma, che purtroppo è l’ultima, vorrei riprendere da dove avevo lasciato l’anno scorso, quando terminai il mio discorso scrivendo : «…perché ce lo meritiamo, noi meritiamo di stare bene. Durante quei mesi sono riuscita a piantare delle radici, da cui sta crescendo una piccola piantina, che diventa ogni giorno più forte, che si lascia piegare ma non abbattere dalle intemperie. Perché i momenti di tristezza e difficoltà sono indispensabili, ma servono soprattutto tanti tanti momenti di spensieratezza e serenità. Ho capito insomma che devo “colorare la mia vita con il caos dei problemi”».
Dall’anno scorso ne è passato di tempo: qualche ramo di quella piantina purtroppo si è spezzato, ma in compenso ne sono spuntati un paio nuovi; poi l’autunno è arrivato, le foglie della piantina sono cadute e tra poco sbocceranno quelle nuove, più verdi e resistenti.
Questi anni di liceo sono stati un viaggio tanto complicato quanto straordinario. Quando mi guardo indietro, vedo una versione di me stessa che, a volte, non riconosco. Ho attraversato montagne russe emotive, fasi di crescita che sembrano infinite, e il tutto sotto un cielo che cambiava ogni giorno, inesorabile. Ricordo ancora quando la scuola sembrava un mondo parallelo, un luogo dove entravo ogni giorno senza sapere chi sarei diventata. E ora, a pochi passi dalla fine, mi ritrovo a chiedermi: chi sono, davvero? Come faccio a sapere dove sto andando?
Crescerà sempre con me questa sensazione di incertezza. È come se fossimo sempre sospesi tra il passato e il futuro, cercando di raccogliere ciò che c’è di bello nelle cose di oggi, ma con il cuore che corre verso domani, nel timore di non essere abbastanza preparati. La paura di crescere è davvero il filo conduttore di tutto. Sembra che da un momento all’altro ti venga chiesto di capire chi sei, di compiere delle scelte, ma come possiamo davvero sapere che stiamo facendo la cosa giusta quando la vita è così confusa e tutto cambia così in fretta?
Quando ero più piccola, pensavo che crescendo avrei trovato una risposta, avrei capito chi ero, ma adesso, più che mai, mi sembra che le risposte siano sempre più sfuggenti. Ho paura che non ci siano risposte assolute, che tutto sia un grande puzzle che si fa sempre più difficile da completare.
E poi c’è quella paura che sembra essere sempre dietro l’angolo: la paura di non essere pronta, la paura di lasciare indietro parti di me stessa per diventare qualcosa di diverso. Forse è proprio quella che Sylvia Plath descrive nell’analogia dell’albero di fico, nel suo racconto The Bell Jar: “Vidi la mia vita diramarsi davanti a me come il verde albero di fico del racconto. Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresentava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l’Europa e l’Africa e il Sud America, un altro fico era Constantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n’erano molti altri che non riuscivo a distinguere.
E vidi me stessa seduta sulla biforcazione dell’albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere. Li desideravo tutti allo stesso modo, ma sceglierne uno significava rinunciare per sempre a tutti gli altri, e mentre me ne stavo lì, incapace di decidere, i fichi incominciarono ad avvizzire e annerire, finché, uno dopo l’altro, si spiaccicarono a terra ai miei piedi. Non aveva senso alzarsi. Cosa aveva da offrirmi la giornata?”
Dal mio albero si diramano molti fichi. Ogni fico è una possibilità, un sogno che potrei inseguire, ma l’albero cresce ed io non riesco a afferrare tutti i fichi. L’incertezza si fa realtà, perché, alla fine, devo fare una scelta. E il dolore di non poter avere tutto, di dover lasciare andare alcune speranze, mi ha accompagnato spesso in questi anni. Ed è così che fichi, ormai maturi, iniziano pian piano a cadere e a spiaccicarsi per terra.
Il futuro è uno spazio misterioso, pieno di promesse ma anche di paure. Forse ho paura di non essere all’altezza, di non sapere come affrontarlo quando arriverà davvero, quando busserà alla mia porta.
Mi sento come se stessi camminando su una corda, in equilibrio con le braccia tese, cercando di non cadere, procedendo passo per passo, con molta cautela, ma il terreno sotto di me è troppo incerto per stare tranquilla.
Ma, nel bel mezzo di tutta questa paura, c’è anche una consapevolezza che sta crescendo: che il futuro non è solo una strada dritta da percorrere, ma una serie di scelte che dipendono da chi sono oggi. E questo pensiero, anche se spaventoso, mi fa sentire un po’ più pronta ad affrontarlo, perché, alla fine, forse non dobbiamo avere tutte le risposte. L’importante è continuare a camminare. Ogni passo che faccio mi sembra un piccolo frammento di qualcosa di più grande.
È quella scena di “Lady Bird” quando Christine, davanti al suo volo verso un futuro che non sa bene come sarà, dice alla madre: “I want to go where I can be somebody”. Forse siamo tutti un po’ come Lady Bird, cercando il nostro posto nel mondo, e a volte, anche quando non sappiamo bene dove andiamo, sappiamo che dobbiamo semplicemente partire.
Mi rendo conto ora che crescere non significa giungere ad una meta fissa. Non ci sarà mai un momento in cui tutto sarà completamente chiaro. La vita, con tutte le sue difficoltà, mi ha insegnato che la bellezza risiede nell’incertezza. Crescere è imparare a fare pace con l’idea che non possiamo avere il controllo su tutto, ma che possiamo scegliere come affrontare le tempeste e le calme. Forse, alla fine, la cosa più difficile ma più importante da capire è che non è necessario avere tutto sotto controllo per andare avanti.
Alla fine, ciò che mi consola è pensare che, sebbene la paura di crescere e l’incertezza del futuro siano reali, sono anche ciò che ci rende vivi. Beh, in questo vivere, tra paura e speranza, ci troviamo. Anche se non so dove sto andando, so che sto camminando. E, a volte, camminare è semplicemente abbastanza.
Crescerò, ma non credo che finirò mai di cercare di capire chi sono. Perché quando guardo a questi anni, mi accorgo che sono stati anche anni di insicurezze profonde, quelle che ti fanno sentire come se ti stessi perdendo in un mare di dubbi, di domande senza risposta. L’adolescenza è quella fase in cui ti svegli ogni giorno con una versione di te stesso che cambia, e ogni riflesso nello specchio sembra mostrarti qualcuno di diverso. Eppure, c’è quella ridondante sensazione di non essere mai abbastanza, di non appartenere mai completamente a nessun gruppo, di non rientrare in nessuna definizione.
Le insicurezze sono quei fantasmi che ci seguono ovunque: “Mi accetteranno? Sono abbastanza per gli altri? Sono abbastanza per me stessa?” Queste domande mi accompagnano spesso, come un’ombra che non riesco a scrollarmi di dosso. È quella sensazione che cantano i Mazzy Star in Fade Into You: “I want to hold the hand inside you, I want to take the breath that’s true”. E’ il desiderio di sentirsi visti, di appartenere, di far parte di qualcosa. Ma c’è sempre quella distanza, quella separazione, che ti fa sentire incompleto.
La paura costante di non bastare mai, di non riuscire mai a eccellere nonostante tutti gli sforzi, è una presenza fissa nella mia vita. Tant’è che la canzone Not Strong Enough delle Boygenius è diventata la colonna sonora di tutto ciò che sono. Nella mia mente, la frase “Always an angel, never a god” continua a ripetersi, come un eco che non trova mai pace.
“Quando meno te lo aspetti, la natura ha astuti metodi per trovare il tuo punto più debole. Tu ricordati che sono qui. Adesso magari non vuoi provare niente, magari non vorrai mai provare niente e, sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose. Però prova qualcosa, perché l’hai già provata. […] Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova, ma forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa…che spreco. […] Come vivrai saranno affari tuoi, però ricordati: il cuore e il corpo ci vengono dati soltanto una volta e, in men che non si dica, il tuo cuore è consumato e, quanto al tuo corpo, a un certo punto nessuno più lo guarda e ancor meno ci si avvicina. Tu adesso senti tristezza, dolore. Non ucciderli, al pari della gioia che hai provato.” Queste sono le parole che il padre di Elio usa per confortarlo in Chiamami col tuo nome, dopo un momento struggente. Ma quella paura di esprimersi, di essere vulnerabile, è sempre lì, invisibile ma pesante. La fragilità del cuore adolescente, quel bisogno di amore che può sembrare così lontano e irraggiungibile, è un peso che non si lascia mai troppo facilmente. Ogni piccolo rifiuto, ogni parola non detta, ogni silenzio che sembra far crescere il distacco, sono prove che sembrano troppo grandi da affrontare.
Anche nel film Noi siamo infinito c’è questa esplorazione delle insicurezze giovanili, quando Patrick dice a Charlie: “We accept the love we think we deserve.” Questo mi fa pensare a quanto siamo disposti ad accettare, a quanta poca fiducia abbiamo in noi stessi, e come spesso accettiamo la mediocrità nelle nostre relazioni, come se non meritassimo nulla di meglio. Non ci riteniamo mai abbastanza forti, abbastanza belli o abbastanza amabili. Peró alla fine, siamo tutti un po’ “uguali”, con le stesse paure e le stesse insicurezze. Ma la crescita avviene proprio nel momento in cui cominciamo a liberarci di quelle etichette e aspettative che ci siamo imposti.
Crescere non è mai facile, e la solitudine che accompagna l’adolescenza è, spesso, un silenzioso compagno di viaggio. Le canzoni degli Smiths, come Asleep, descrivono perfettamente questa solitudine: “Sing me to sleep, Sing me to sleep, I’m tired and I, I want to go to bed”, una solitudine così profonda che a volte sembra solo sfociare nella voglia di chiudere gli occhi e scomparire. È quella stessa solitudine che sembra accompagnarci nei giorni più difficili, dove tutto sembra grigio e le risposte non arrivano mai.
A volte, mi immergo come nei passi de L’attimo fuggente, quando il professor Keating, con la sua passione travolgente, dice ai suoi studenti: “Carpe Diem. Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento. Siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare: diventerà freddo e morirà. Cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.” In quei momenti, mentre il mondo sembra sfuggirmi di mano, cerco di ricordare che ogni momento è prezioso, che ogni passo fatto è un atto di coraggio, nonostante la paura che ci paralizza.
Siamo destinati a fare scelte, e quelle scelte ci definiscono. Non posso fermare il tempo, ma posso decidere come voglio viverlo.
E in quei momenti di disperazione, come quando Harry Styles canta in Sign of the Times, “Just stop your crying, It’s a sign of the times”, mi ricordo che il dolore, la solitudine e l’incertezza sono parte del cammino, ma non sono il cammino stesso. E che, forse, la crescita non è altro che una serie di piccoli attimi di coraggio, in cui impariamo ad affrontare i nostri fantasmi e a lasciarli andare. Così, nonostante tutto, cammino, un passo dopo l’altro. Con paura, con speranza, ma sempre in movimento, come se ci fosse qualcosa di più grande che ci sfida, ma ci invita anche a non arrenderci, a continuare a cercare la nostra strada, anche quando tutto sembra sfuggente.
Crescere non è un processo lineare, e non possiamo sempre tenerlo sotto controllo. Ma è in quei momenti di caos, di confusione, che impariamo a vivere. E forse questo è ciò che l’adolescenza ci insegna: ad accettare che le risposte non arriveranno tutte, che saremo sempre in parte imperfetti, ma che questo non ci rende meno meritevoli di essere amati, di essere vissuti.
Penso a tutte le volte in cui ho sentito quel peso, quel “non essere abbastanza”, ma poi mi rendo conto che la vera bellezza di crescere è proprio nell’accettare le nostre imperfezioni, nel capire che non dobbiamo essere pronti per tutto, che il futuro non è qualcosa che si deve conquistare subito, ma qualcosa che si costruisce, passo dopo passo, errore dopo errore.
E alla fine, forse, la cosa che più mi tocca, è la consapevolezza che questo viaggio, con tutte le sue difficoltà, le sue insicurezze, le sue delusioni, mi sta trasformando in qualcuno di nuovo. Non so chi sarò, non so cosa mi aspetta, ma so che c’è una parte di me che sta iniziando a trovare la sua strada, anche se a piccoli passi. E, per quanto io abbia paura, per quanto io sia in lotta con le mie paure, sento che posso farcela, che posso essere finalmente qualcuno che accetta sé stessa, con tutte le sue fragilità e tutte le sue speranze.
E, in fondo, credo che sia proprio questo il cuore di ogni canzone, di ogni film, di ogni libro che ci ha fatto sentire meno soli: che non siamo mai veramente soli, anche se a volte sembra che lo siamo. Siamo in compagnia delle nostre paure, dei nostri sogni e delle nostre incertezze, ma anche in compagnia di chi ci è accanto, anche se non sempre lo vediamo. E forse, alla fine, è questa compagnia invisibile che ci aiuterà a crescere, e a diventare finalmente chi siamo destinati a essere.

1593 giorni; 38232 ore
È il tempo che è passato dalla prima volta che ci siamo visti.
L’ho contato ieri. La prima volta era il primo giorno di scuola.
Ogni tanto mi chiedo se ci vedremo ancora dopo la maturità. Chi lo sa. Chissà se ci rivedremo dopo che saremo in università diverse, in città diverse, strade diverse.
Probabilmente ci perderemo piano piano, senza accorgercene. Saremo convinti di rimanere in contatto solo perché guarderemo le nostre storie e ogni tanto organizzeremo delle uscite per cui alla fine – e date le persone – qualcuno ‘balzerà’ all’ultimo secondo.
Però proviamo a non farlo succedere, a non sprecare tutto quello che abbiamo fatto. Tutti i pianti, i litigi, gli scherzi. Tutti i casini che abbiamo fatto insieme. Proviamoci.
Sarà strano, quando la campanella a settembre suonerà e noi non varcheremo più quella porta, non saremo più tra questi banchi. So che tutti abbiamo una gran voglia di uscire da qua, di iniziare un nuovo capitolo. Non posso che sperare che vada tutto per il meglio. Vi auguro di sfondare questo soffitto che ci tiene prigionieri e ci soffoca e di tuffarvi in un nuovo mondo, pieno di sorprese e avventure che aspettano solo di essere vissute”.
(S. classe quinta).

Gemma n° 2687

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare una foto di New York durante il periodo di viaggio studio che ho fatto l’anno scorso in occasione del progetto studente-ambasciatore presso le Nazioni Unite. Nel preciso momento in cui ho scattato la foto, mi trovavo sull’Empire State Building, uno dei grattacieli più alti della Metropoli: l’atmosfera era indescrivibile, mi sembrava di vivere un sogno, e per la prima volta ho percepito realmente la sensazione che tutti chiamano “sonder” (peraltro nome di uno dei miei gruppi preferiti) ovvero quel momento in cui si prende consapevolezza del fatto che ognuno ha la propria vita che procede indipendentemente dal fatto che qualcun altro ne sia consapevole.
Essendo il mio primo viaggio da sola ero molto tesa, soprattutto per i vari imprevisti che mi sono capitati, ma mi è bastato poco alla fine per rendermi conto dell’impatto profondo che questa esperienza avrebbe avuto: ho imparato infatti ad essere indipendente, a cavarmela da sola e, nonostante non mi sia trovata granché bene con la compagnia se non gli ultimi giorni, ho imparato che non devo per forza piacere e stare simpatica a tutti. Inoltre quest’esperienza mi è stata resa possibile soprattutto dai numerosissimi sacrifici che ha fatto mia mamma: sin da quand’ero piccola, lei ha fatto un sacco di sacrifici per me in modo tale da farmi fare più esperienze possibili e garantirmi una buona istruzione e per questo le sono immensamente grata”.
(R. classe quarta).

Gemma n° 2682

“Quest’anno, essendo l’ultimo anno di liceo, ho deciso di portare un foto con l’intento di farmi conoscere meglio dalla classe, raccontando un pezzo della mia vita a cui i miei compagni non hanno potuto assistere.
Questa foto è un immagine di me da bambina, scattata nei miei primi mesi.
Tutto sommato penso non sia cambiato molto, ma al contempo credo sia cambiato tanto.
Nonostante nella foto sia sempre io, una cosa che è mutata e che mi diversifica da quel ricordo è che all’epoca mi trovavo in un altro paese, avevo una vita completamente diversa e conoscevo persone diverse che ad oggi non vedo più, e sebbene io cerchi di mantenermi in contatto con alcuni è difficile avere lo stesso rapporto di prima.
Una cosa che invece posso dire non sia cambiata è il sorriso. Ho sempre avuto questa cosa di sorridere/ridere in maniera evidente o esagerata in situazioni sbagliate, per esempio quando mi sento a disagio oppure e soprattutto quando mento” (D. classe quinta).

Gemma n° 2674

“La barriera corallina delle Maldive, il deserto ventilato negli Emirati, le persone che ballano per strada a Santo Domingo, il tramonto a Roma, i grattacieli di New York dall’alto, il cibo in sud Italia, le moschee a Istanbul e le bici in Olanda sono solo alcuni dei bei ricordi che mi balzano in mente non appena chiudo gli occhi per dormire.
In questa gemma volevo sottolineare quanto per me, sin da piccola, sia stato importante viaggiare. Le esperienze che si fanno durante i viaggi sono a mio parere le più belle: nuove conoscenze, nuove culture, nuove religioni, nuovo cibo, nuovi pensieri, nuove curiosità…anche inconsapevolmente si raccolgono così tante informazioni utili e interessanti che ti spingono a visitare sempre un posto nuovo. I viaggi costituiscono saggezza e ricordi in più che nella vita mi sono sempre stati utili e che spero di portare con me per sempre” (G. classe terza).

Gemma n° 2672

“A differenza degli scorsi anni, dove non sapevo bene che cose portare come gemma, quest’anno mi sono ritrovata ad avere più argomenti di cui parlare.
Ieri pomeriggio (dato che sono una persona molto indecisa) ho chiesto a mia sorella più piccola cosa secondo lei potessi portare. Dopo averle spiegato cosa fosse mi ha detto scherzando “porta me”. 
Io in realtà avevo già pensato di parlare di lei, ma quando me l’ha detto ho deciso. Io ho due sorelle più piccole di qualche anno.
La più piccola, da quando è andata alle medie (l’anno scorso), ha avuto un grandissimo cambiamento che per fortuna ci ha permesso di andare più d’accordo e di poter parlare di tutto, cosa che prima non succedeva così spesso data la differenza di età. Sono molto contenta del rapporto che abbiamo e penso che ciò derivi anche dal fatto che siamo molto simili e ci piacciono quasi le stesse cose. Con la mia altra sorella invece litigo di più, ma ciò non significa che non le voglia bene.
Essendo la sorella più grande ho sempre cercato di dare il buon esempio e spero di starci riuscendo. I nostri genitori da piccole ci dicevano sempre che siamo molto fortunate ad avere delle sorelle, perché in futuro sarà come avere sempre una persona su cui contare. Spero veramente che il nostro rapporto rimarrà più o meno lo stesso nel tempo.”
(S. classe quinta)

Gemma n° 2668

“Come mia ultima gemma ho deciso di portare la mia migliore amica C., io e lei ci conosciamo dalla prima elementare e siamo sempre state compagne di classe e vicine di banco, oltre che migliori amiche. È sempre stata una parte fondamentale e un punto di riferimento nella mia vita, abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto e ci siamo sempre sostenute e aiutate a vicenda. Scelgo di portare lei perché è una delle persone più importanti per me, abbiamo trascorso l’infanzia e l’adolescenza assieme, abbiamo fatto moltissime esperienze durante il corso della nostra amicizia e ognuna ci è servita a maturare sempre un po’ di più il nostro rapporto. Io la considero come una seconda sorella ormai, siamo cresciute insieme e abbiamo visto e vissuto ogni periodo e momento della vita dell’altra, da quelli più belli a quelli più brutti, ci siamo divertite, abbiamo pianto, ci siamo consolate e siamo cresciute, sempre insieme. Conosciamo tutto l’una dell’altra e ci capiamo con un solo sguardo. C. c’è sempre stata per me come io lo sono stata per lei, e adesso che finiremo il liceo e per la prima volta non ci vedremo più tutti i giorni, sono certa che nonostante ciò non ci separeremo e la nostra amicizia rimarrà. Le voglio un’infinità di bene e la ringrazio non solo per essere la mia migliore amica, ma la mia compagna di vita” (E. classe quinta).

Gemma n° 2651

“Come gemma ho scelto la mia ragazza, E.
Posso iniziare col dire che è la persona più importante per me: da quando eravamo amici fino ad ora, c’è sempre stata una sintonia inspiegabile tra me e lei, anche se siamo piccoli e stiamo insieme da quasi 8 mesi, rimarrà per sempre una delle persone più importanti della mia vita e avrà per sempre un posto speciale dentro di me.
Mi ha aiutato molto a maturare e migliorare come persona, lei è una delle poche persone della mia vita che ha sempre cercato di far uscire la parte migliore di me e ci è sempre riuscita.
I miei “giorni no”, con lei diventano migliori: riesce sempre in qualche modo a rendermi felice e a tirarmi su il morale.
Nonostante tutti i problemi che abbiamo sempre avuto, siamo sempre riusciti a risolverli, non penso ci sia mai stato qualcosa a separarci; riuscire a farsi capire da una persona non è una cosa da poco e mi sento davvero fortunato ad averla nella mia vita.
In questi 7 mesi di relazione e mesi di amicizia ne abbiamo passate molte, dalle più tristi alle più felici e non c’è un momento in cui ho pensato che lei fosse sbagliata per me.
Quello che provo per lei non lo proverò per nessun’altra persona, ogni giorno cresciamo insieme e impariamo dai nostri sbagli.
La amo più di ieri, ma meno di domani”.
(C. classe terza).

Gemma n° 2638

“Ho deciso di portare questa gemma per ringraziare la persona più importante della mia vita: mia madre.
Lei è stata la luce che ha illuminato i miei momenti più bui, mi ha aiutato a superare le mie paure e ad affrontare ogni mio problema, dal più piccolo al più grande.
Mi ha insegnato ad essere umile, grata e resiliente.
Mia madre è stata la mia salvezza, non mi ha mai abbandonata, neanche quando ero io a voltarle le spalle.
È stata l’unica a credere in me quando nemmeno io riuscivo a vedere in me stessa qualcosa di buono.
Sono profondamente grata di avere accanto una donna così forte e intelligente. Il mio desiderio più grande è renderla orgogliosa di me e farla felice, proprio come lei ha fatto con me” (C. classe quinta).

Gemma n° 2633

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“Mia madre è la persona più importante della mia vita, anche se a volte il suo modo di essere può risultare severo. So che il suo rigore nasce dal desiderio di vedermi crescere come una persona migliore, capace di affrontare le difficoltà della vita. Ogni volta che mi corregge o mi spinge a fare di più, lo fa perché vuole il meglio per me, anche se in quei momenti può essere difficile da accettare.
È una donna forte e determinata, e ammiro il modo in cui affronta le situazioni difficili senza mai perdere di vista ciò che conta davvero. Da lei ho imparato tanto, non solo dalle sue parole, ma anche dai suoi gesti.
Ci sono momenti in cui non sono d’accordo con lei e ci scontriamo, ma alla fine so che tutto ciò che fa è per il mio bene. Se penso alla mia vita senza di lei, mi rendo conto che sarebbe vuota” (M. classe seconda).

Gemma n° 2628

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio viaggio a Paestum. Sono stata a Paestum circa una settimana con la scuola. Quest’esperienza mi ha cambiato dal punto di vista umano: mi ha fatto crescere, abituare a nuove situazioni e conoscere meglio delle persone con cui non avevo mai parlato prima. La parte più bella del viaggio sono state le nuove amicizie che ho creato. Grazie a questo viaggio e alle persone che ho incontrato sono riuscita a superare un “periodo no” della mia vita e a tornare a casa con degli insegnamenti in più. Come foto che rappresenti questa bellissima esperienza ho deciso di portare il tramonto del secondo giorno a Paestum: un momento sereno che ho potuto condividere con delle bellissime persone” (A. classe quarta).

Gemma n° 2620

“Come gemma ho deciso di portare questo cd. È My Everything di Ariana Grande e me l’ha comprato mio padre nel 2015/2016, lo mettevamo sempre in macchina quando andavamo al mare. Ho sempre ascoltato la musica di Ariana da quando ero piccola, ogni mattina mettevo le sue canzoni su youtube e saltavo sul letto. Ogni volta che ascolto le sue canzoni mi sembra di ritornare a quei tempi e ancora ad oggi, quasi 10 anni dopo, l’ascolto ed è per me importante perché sono cresciuta con lei e la sua musica” (A. classe seconda).

Gemma n° 2602

“Per la mia gemma di quest’anno ho deciso di portare me stessa ma non tanto per un motivo egocentrico o narcisista, ma solo per concludere un cerchio che ho iniziato 2 anni fa. In questa foto con mio fratello, avevo quattro anni ed ero al centro commerciale. Ho deciso di portare me stessa, perché penso che questo sia l’anno in cui più si scopre chi siamo: si è a un passo dal concludere un percorso che ci ha accompagnati da quando abbiamo sei anni per cominciare a vivere da adulti in un ambito completamente diverso (chi addirittura in città diverse, in ambienti diversi, anche lontani dalle proprie famiglie). Io penso di essere maturata parecchio nel corso di questo percorso liceale e soprattutto penso modestamente che la piccola di quella foto potrebbe essere fiera di quello che sta facendo, delle scelte che ha preso fino ad adesso. Penso di aver acquisito molta sicurezza in ciò che sono e in ciò che faccio e in questo anche il COVID ha influito parecchio, perché è avvenuto in un momento di transizione che mi ha permesso ancora di più di comprendere effettivamente che la vita è una e che quindi basta fregarsene. Io spero che quella bambina con così tanti sogni e con così tanta voglia di fare, di scoprire, così tanta curiosità resti in me per sempre, perché penso che ciò che ci mantiene vivi sia proprio avere ancora e per sempre dentro di noi quei bambini che eravamo. Io non mi ritengo tanto diversa da com’ero da piccola: sono rimasta curiosa, volenterosa, chiacchierona e tendenzialmente sorridente, come nella foto. Ho deciso di portare una foto anche con mio fratello, non perché io non ne abbia da sola, ma perché questa  è l’unica foto che abbiamo insieme io e lui in cui entrambi sorridiamo. Ho deciso di portarla, perché rientra nell’ambito della crescita personale, perché io ho avuto lui che è stata la mia figura di riferimento ed è sempre stato un bravo fratello. Ho deciso di portare me stessa come chiusura di un percorso personale, perché due anni fa ho portato le mie amiche, l’anno scorso il primo amore e quest’anno ho deciso di portare me stessa proprio come un urlo di libertà, di “ce la puoi fare” che so che quella bambina dentro di me mi sta dicendo: voglio renderla fiera e penso di starci riuscendo”.
(E. classe quinta)

Gemma n° 2594

“Questo dipinto risale a circa 10 anni fa quando, durante i primi giorni di vita di mia sorella, mio padre comprò questa tela per tenermi impegnata in qualche attività, visto che la maggior parte dell’attenzione doveva essere rivolta a lei e io mi sentivo piuttosto sola. Questo lavoro è molto importante per me poiché simboleggia le emozioni che mi hanno accompagnata durante quel periodo che, con l’arrivo di una nuova bambina, avrebbe segnato l’inizio di un grande cambiamento all’interno della nostra famiglia.
Se questa giraffa fosse in grado di parlare sono certa che avrebbe molto da raccontare in quanto, essendo appesa al muro della mia cucina da così tanto tempo, ha assistito a gran parte della mia crescita.
Nonostante questo sia stato il mio primo dipinto, le mie capacità artistiche ad oggi purtroppo non sono migliorate notevolmente, ma la sua vista mi trasmette sempre calore, gioia e una lieve sensazione di nostalgia” (G. classe seconda).