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Gemme n° 434

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Ecco le mie prime punte di danza. Rappresentano una grande passione, iniziata quando avevo 6 anni: sono state un piccolo traguardo. Le ho potute mettere dopo anni di prove e fatica. Già da subito volevo dare il massimo per arrivare a indossarle: sono il frutto di fatica e determinazione. Ora cerco sempre di dare il massimo e di immedesimarmi nei vari ruoli che interpreto.” Queste le parole di N. (classe seconda).
Uno degli ultimi allenatori della nazionale di calcio non ha terminato bene la propria esperienza in azzurro, eppure era stato uno dei più apprezzati per la sua umanità. Mi sto riferendo Cesare Prandelli, che ha affermato: “La pratica sportiva è un microcosmo della vita fatto di sacrifici, applicazione nel lavoro, rispetto delle regole, successi e delusioni. Ma è soprattutto un modo sano di intendere la vita, a prescindere dai risultati che ciascuno può ottenere.”

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Gemme n° 402

Punte

Ho portato le mie punte di danza; ho praticato tanti sport ma la danza è quello che mi è piaciuto di più e a cui tenevo di più. Mi è dispiaciuto moltissimo non andarci più, anche perché nella scuola che frequentavo avevo trovato una specie di seconda famiglia. Queste sono state le prime e le ultime punte. Ho iniziato tardi a fare classica e il fatto di riuscire a raggiungere comunque un traguardo mi ha dato sicurezza e fiducia in me stessa”. Questa la gemma di E. (classe seconda).
Ho avuto un’unica sequenza davanti aglio occhi mentre E. parlava:

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Gemme n° 401

Come gemma ho portato una frase di Michael Jordan: “Posso accettare di fallire ma non posso accettare di non tentare”. L’ho scelta perché per me significa che non bisogna mai partire dicendo che non si riesce a fare qualcosa: bisogna provarci sempre”. Questa è stata la gemma di F. (classe seconda).
Collego a questa frase qualche sequenza di un film su qualcuno che non solo ha tentato, ma non ha neppure fallito…

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Gemme n° 342

karate

La mia gemma è la cintura di karate, uno dei traguardi più importanti raggiunti a livello sportivo e personale. Segna gran parte della mia vita in quanto ho iniziato da piccola ed è rilevante sia per me che per i miei che volevano intraprendessi uno sport che mi insegnasse a come sapermi difendere in questo mondo. Ho imparato molto, soprattutto l’autocontrollo. Il karate mi ha insegnato a prendere tutte le cose da un’altra prospettiva. Uno dei traguardi è questa medaglia; sono sempre stata molto determinata, cercando di arrivare oltre il secondo o il terzo posto. Poi ho lasciato lo sport ma spero di riprenderlo presto.” Ecco la gemma di G. (classe seconda).
Proprio come uno specchio che riflette le immagini senza distorsioni, come in una tranquilla vallata che rimanda l’eco, così uno studente di karate deve purgare se stesso da pensieri egoistici e malvagi poiché solamente con una mente ed una coscienza chiara e limpida (vuota) egli potrà capire ciò che sta ricevendo… la forma fondamentale dell’universo è Kara (Il vuoto) e quindi il vuoto è esso stesso forma”.

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Gemma n° 91

Foto pubblicata su autorizzazione

Non potendolo portare fisicamente in classe, I. (classe quinta) ha portato una sua foto: “La mia gemma è mio fratello, una delle persone più importanti della mia vita; penso che avere un fratello maggiore sia una cosa bellissima, lui farebbe di tutto pur di vedermi felice. E’ un esempio per me, per le scelte che ha fatto sul suo futuro. Dopo sacrifici ha ottenuto quel che voleva e questo mi ha insegnato che se vuoi una cosa devi alzarti, fare sacrifici e impegnarti per averla. So che è una delle poche persone che non mi deluderà mai”.
Commento con una frase di Antistene, discepolo di Gorgia e Socrate: “Quando i fratelli vanno d’accordo, nessun fortezza è così solida come la loro vita in comune”.

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Elogio del secchione

secchioneSabato pomeriggio ho comprato tre libri. Uno di questi è “Centomila giornate di preghiera”, che ho iniziato stamattina. E’ un fumetto: ultimamente mi sto appassionando molto a questa forma letterario-artistica, soprattutto quando ha a che fare con la storia. Questo è sulla Cambogia, ma non mi soffermo su tale argomento. A pag. 13 ci sono queste parole: “Prendere dei bei voti è come stare assenti. Se non fai storie e te ne stai zitto e buono nessuno ha da ridire”. Quant’è vero, quant’è triste. Purtroppo ci sono classi in cui si instaura un regime di mediocrità scolastica: che cerca di tirarsi fuori è emarginato, isolato, preso in giro, messo in disparte. Per un gioco di parole chi pensa all’emersione è destinato all’emarginazione. La scorsa settimana in due classi ho fatto l’elogio del secchione. Sul vocabolario Treccani ho trovato: “alunno (e, nel femm. secchiona, alunna) che, anche senza avere capacità eccezionali, raggiunge tuttavia risultati discreti o addirittura buoni applicandosi allo studio con ostinata diligenza”. Ricordo che, quando frequentavo il liceo, nella mia classe c’era una ragazza dotatissima per la filosofia e un ragazzo dotatissimo per la matematica e la fisica. A loro non servivano tanti esercizi, non occorreva passare ore sulle pagine e sui quaderni: “Mi basta ascoltare il prof, poi vado a casa, leggo e sono pronta”. Che rabbia, che invidia! Io non ero così: a me servivano le ore, gli esercizi, la costanza, la perseveranza. Dovevo ricorrere a quella “ostinata diligenza”, certo con strappi e “trasgressioni”, ma quella era comunque la mia via. E lo è stata anche dopo, quando quei due compagni di liceo mi hanno detto che non bastava più quanto facevano al liceo per raggiungere le mete che si erano prefissati, quando ho visto mia moglie fare l’università, e il tirocinio, e la scuola di specializzazione, e il dottorato per arrivare là dove voleva arrivare. Determinazione, perseveranza, coraggio, ostinazione, sacrifici, forza d’animo, orgoglio (perché no?), caparbietà, resistenza… “Ostinata diligenza” non è una brutta cosa. E si può applicare in tutti i campi della vita.
E se volete farvi una risata andate qui.