Gemma n° 2754

“Ho scelto di portare come gemma questa foto del mio diciottesimo, per me una serata memorabile… con tutte le persone per me più care…
Ho avuto una serata davvero spensierata, un augurio per questo inizio di percorso da maggiorenne.
Ho deciso di mettere la foto della macedonia perché questo è stato il dessert per terminare il rinfresco, un mio desiderio che ho espressamente chiesto per dare un tocco di originalità al rinfresco.
Alla festa c’era musica, abbiamo ballato senza pensieri (come dice la canzone) tutta la sera, ero stata molto felice di avere accanto tutte le persone per me più importanti, questa serata resterà per sempre nei miei ricordi.
Insomma il diciottesimo, meritava di diventare la gemma di quest’anno✨✨🤩” (G. classe quarta).

Gemma n° 2753

“Come gemma di quest’anno, ho deciso di portare il primo concerto della mia vita, un’esperienza che non dimenticherò mai. Ho scelto di assistere al live dei Cigarettes After Sex a Milano, senza sapere che quella serata avrebbe lasciato un segno così profondo dentro di me.
Non avevo mai capito davvero la magia dei concerti, fino a quando non mi sono ritrovata in uno stadio gremito di persone, tutte pronte a cantare all’unisono le stesse canzoni, a condividere emozioni pure e intense. È stato un momento unico, quasi surreale, che ho avuto la fortuna di vivere accanto a una delle mie migliori amiche, S. Lei è una persona speciale, una di quelle che restano, che ti accompagnano nelle follie e nei momenti difficili, che c’è sempre, anche quando non serve parlare.
Quel concerto è stato più di una semplice serata di musica: è stato un viaggio emotivo, un turbine di sensazioni nuove e profonde. Mi sono sentita sopraffatta dalla felicità, dall’emozione pura di essere lì, di vivere quell’istante che sapevo sarebbe rimasto impresso nel cuore. Sono infinitamente grata a S. per aver condiviso con me questa esperienza, una delle più significative della mia vita. Senza di lei, quel momento non sarebbe stato lo stesso” (G. classe quarta).

Gemma n° 2738

Immagine creata con ChatGPT®

Perché in fin dei conti questo siamo.
Esseri fragili.
Deboli ramoscelli attaccati fievolmente al grande albero della vita.
Pronti a spezzarsi da un momento all’altro.

È l’inizio di una poesia che avevo letto qualche anno fa e che avevo salvato sul telefono. Ma non ne avevo mai capito il significato, fino a quest’estate.
Finisce la scuola, sono finalmente libero e tra due settimane parto per Toronto, per il viaggio che sto sognando da mesi. Non potrei essere più contento. Ma c’è qualcosa che non va, o qualcuno: sono quasi 2 mesi infatti che mio nonno, che abita nella mia stessa casa, che ho visto ogni giorno della mia vita, non sta bene; gli hanno diagnosticato un grande tumore ai polmoni e siamo tutti in pensiero per lui. Ora che ho finito scuola, ho più tempo da spendere con lui; mi ero promesso di farlo, ma purtroppo non l’ho sempre mantenuto, non quanto avrei voluto. Arriva domenica, è sera, sono con lui e stiamo parlando. Improvvisamente comincia a sentirsi sempre peggio, chiamo giù mio padre e tutti insieme decidiamo che forse è meglio chiamare un’ambulanza e farlo visitare in ospedale. Lunedì i miei vanno a trovarlo e dicono a me e mia sorella che non sta benissimo ma neanche male. Dal giorno dopo andiamo anche noi a trovarlo, non siamo mai stati così felici di vederlo. E così mercoledì e giovedì. Poi arriva venerdì, il giorno prima di partire per il Canada: sono le 8, mi alzo, vado in cucina e trovo un biglietto dei miei: “siamo in ospedale”. Era strano che fossero andati a quell’ora, avevo già capito cos’era successo. Passano 10 minuti, i miei tornano a casa e li vedo entrare pieni di lacrime agli occhi, so cosa stanno per dirmi, ma non ho il coraggio di chiederlo. Si avvicina mio padre: “Il nonno se n’è andato”. Io scoppio a piangere e abbraccio mio padre così forte come non ho mai fatto in tutta la vita. Ma ora come faccio a partire, ad andare a migliaia di chilometri di distanza, da solo, in queste condizioni, non andando neanche al suo funerale? Nonostante ciò, i miei mi dicono di andare, perché in fondo anche mio nonno l’avrebbe voluto per me. E allora parto, vivo un mese incredibile, pieno di emozioni, conosco gente stupenda da tutto il mondo e visito posti unici. Torno a casa e continuo a vivere la mia estate come meglio posso, certo con un vuoto dentro. Poi arriva domenica 25 agosto. Il giorno prima avevo finalmente compiuto 18 anni ed ero felicissimo. La mattina mentre vado alla sagra del paese per aiutare, scrivo sul gruppo del calcetto “Martedì calcetto?”. Spengo il telefono e lo riprendo solo dopo pranzo dopo aver finito di lavorare. Il primo messaggio che trovo è quello di un mio amico: “R, non so se è il caso di andare martedì, L. non c’è più”. Rimango paralizzato, in mezzo alla sagra, in mezzo a centinaia di persone. Non ci posso credere. Dopo qualche settimana, riportano su il corpo dalla Puglia, dov’era in vacanza quando se n’è andato. Andare al funerale di un tuo amico che conosci dalla terza elementare, un ragazzo di soli 20 anni, con tutti i tuoi amici, non era qualcosa che avrei voluto vivere. Vederli tutti piangere, abbracciarsi, cercando di farsi forza a vicenda, è straziante e non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico.
Ora capisco perché siamo esseri fragili, deboli ramoscelli attaccati fievolmente al grande albero della vita, pronti a spezzarsi da un momento all’altro.
Ora capisco che bisogna vivere ogni giorno al meglio, come fosse l’ultimo, o almeno anche solo provarci, infatti io non ci riesco sempre, guardarsi allo specchio e sentirsi realizzati, andare a dormire la sera ed essere contenti di chi si è e di cosa si è fatto. Per se stessi. Per gli altri. Per chi non c’è più.”
(R. classe quinta).

Gemma n° 2700

“Ho deciso di portare questa canzone che ho scritto quando ero ancora alle medie. Nella mia vecchia scuola facevamo teatro e, essendo l’ultimo anno, dovevamo mettere in scena il nostro spettacolo per l’ultima volta. Ci tenevo molto a scrivere una canzone e dedicarla alla mia classe, un modo per rappresentarci.
All’inizio l’avevo buttata sullo scherzo e avevo detto alla mia migliore amica che, se un giorno il nostro professore (quello con cui facevamo teatro) ci avesse lasciati, avrei voluto che lei suonasse la chitarra e io cantassi. Quando ne abbiamo parlato con lui, però, la prese seriamente e ci aiutò: supportò molto la mia migliore amica con gli accordi e aiutò me a cantare a tempo.
Quando arrivò il giorno dello spettacolo, tutto accadde molto velocemente e, quando mi resi conto che era finito, sono scoppiata a piangere. Per me, tutto ciò che mi rendeva felice era ormai finito: il teatro, la scuola e i rapporti con i miei compagni. Ancora oggi vorrei tornare a quei giorni, perché ero felice.
La panchina e la chitarra sono i simboli del mio professore, che è una delle persone più importanti per me” (I. classe prima).

Gemma n° 2694

“La mia gemma, quest’anno, è aver ritrovato me stessa attraverso la danza.
Dopo un lungo periodo in cui per ragioni di salute non mi era stato possibile ballare, il mio corpo ha potuto nuovamente muovere i suoi passi verso la felicità.
Sento che la danza va ben oltre la coreografia e la tecnica. Mi permette di esprimermi senza bisogno di parole e di affrontare stress, ansia e tristezza, trasformandoli in energia positiva.
E’ un modo per connettermi alla parte più profonda di me, di incontrare gli altri, di creare legami e condividere esperienze.
“In choreis, anima libertatem invenit”, “Nella danza, l’anima trova la libertà”. Questa frase descrive a pieno come mi sento quando salgo sul palco: leggera.
Il corpo si muove sulla musica, finalmente libero da ogni vincolo e libero di esprimere la forza e l’essenza di quello che sono. La danza regala la libertà più grande che possa esistere: mostrare la persona che si è senza inibizioni, fragilità e paure. La danza é stata la mia piú grande passione fin da quando ero piccola, mi fa sentire viva”.
(E. classe seconda).

Gemma n° 2678

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare una canzone. Non una semplice canzone, ma una canzone che mi risveglia i forti sentimenti che provo verso una persona: I. Nel giro di qualche anno, è diventata una delle persone più importanti per me. Lei c’è sempre stata, ci siamo sempre aiutate e sostenute a vicenda, nonostante tutte le difficoltà. Le sono grata per avermi regalato alcuni dei migliori momenti della mia vita fino ad adesso. Quando sono con lei, mi si risveglia una felicità unica, pura, quella che si prova solo con le persone con cui si sta veramente bene. Con lei, è come se tornassi un po’ bambina: riesce a farmi ridere in modo spensierato, facendomi dimenticare ogni preoccupazione.
Senza farlo apposta, abbiamo entrambe portato come gemma la medesima cosa: la nostra amicizia, la cosa più preziosa che abbiamo.
Questa canzone ad un certo punto dice “I knew you in another life; You had that same look in your eyes; I love you, don’t act so surprised”, e credo che questa frase riassume perfettamente la nostra amicizia. Ogni volta che la ascolto, penso alla persona speciale che ho accanto, a cui sono infinitamente grata, e che spero non se ne andrà mai”.
(B. classe quarta).

Gemma n° 2660

“Per la mia prima gemma ho voluto portare una foto del mio cane, Olga.
Negli ultimi anni mi sono resa conto che per me non è un semplice cane, come molti pensano, ma è come una persona; infatti prova sentimenti e cerca di aiutare gli altri ma soprattutto non ti giudica, al contrario di molte persone.
Per farvi un esempio: capita a volte che sono di cattivo umore e l’unica cosa che mi fa sorridere in una giornata storta è Olga che è sempre pronta a guardarmi con quei suoi gioiosi occhi!
Non voglio essere ripetitiva ma ripensandoci a lei basta qualcuno che le tiri il frisbee per farla felice e sinceramente questo mi fa riflettere molto.
Ricordiamoci che a volte essere felici è più semplice di quanto sembri!”
(G. classe prima).

Gemma n° 2653

“Ogni anno, durante le settimane del centro estivo, viene scelto un tema su cui riflettere insieme ai bambini, e quest’anno il tema è stato quello della “Gioia piena”. A prima vista, potrebbe sembrare complicato spiegare questa parola a dei bambini, ma in realtà la gioia si manifesta in modi diversi nella vita di ognuno. Durante quest’estate, ho avuto l’opportunità di riflettere sul significato di questa parola e, alla fine, ho capito cosa rappresenta veramente per me la gioia piena.
In particolare, sono convinta di averla sperimentata veramente durante la settimana di luglio trascorsa in montagna, a Rigolato. È stata una settimana ricca di impegni per noi animatori, una settimana che ci ha visto dedicare interi pomeriggi alla preparazione delle attività, dei giochi, delle squadre e di tutto il resto. Nonostante la stanchezza di quei giorni, i ricordi più belli che conservo di quella settimana sono quelli legati ai momenti passati insieme ai miei amici, le lunghe camminate in montagna animate dalle risate dei bambini e dalle canzoni che cantavamo lungo i sentieri, i pasti condivisi in una piccola sala da pranzo, dove ci trovavamo stretti ma felici, le sere trascorse a chiacchierare, tutti chiusi in una sola stanza, con la paura di essere scoperti e mandati nelle nostre camere, la fretta delle pulizie e, soprattutto, le risate dei bambini che mi seguivano ovunque, facendomi mille domande a cui, nonostante tutto, cercavo sempre una risposta.
A rendere questi momenti indimenticabili sono state le persone con cui li ho vissuti: il gruppo di animatori, che è stato semplicemente il più bello che potessi desiderare, ma anche i bambini, che sono il vero collante di tutte le situazioni.
Ricordo un momento preciso in cui ho capito davvero quanto tutto questo fosse importante per me. Era la mattina dell’ultimo giorno del camposcuola. Ci trovammo tutti insieme fuori dalla casa, pronti per entrare nella sala da pranzo per fare colazione. Quando entrai, vidi che sui tavoli c’erano i libretti che noi animatori avevamo preparato la sera prima, riempiendoli di dediche fino alle due di notte, uno per ogni bambino presente. E ricordo anche di aver trovato al mio posto un foglio, riempito delle firme dei bambini che mi avevano accompagnato durante questa esperienza. È stata una sorpresa inaspettata vedere che ogni animatore aveva ricevuto qualcosa di simile, e non riuscivo a trattenere l’emozione. Quel momento, circondata dalle espressioni gioiose dei bambini che si leggevano le dediche a vicenda, mi ha riempito il cuore.
Quella giornata, passata a ricordare i momenti più belli della settimana con gli altri animatori, abbracciandoci, consolandoci a vicenda e cantando le nostre canzoni dell’estate, mi ha fatto comprendere quanto questo lavoro mi faccia bene al cuore.
Le persone con cui condivido queste esperienze non sono soltanto dei “colleghi”, ma sono degli amici con cui ho una complicità che va oltre il ruolo dell’animatore. Per me, loro sono la luce e il sale della mia vita!”
(C. classe quinta)

Gemma n° 2652

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare una serie: Hawaii-Five-0.
Ho scelto questa serie perché da piccola la guardavo ogni pomeriggio con mio padre sul divano a casa. Oggi questa serie mi riporta indietro a quelle ore passate insieme con spensieratezza e felicità senza nessuna preoccupazione per la scuola o il lavoro” (A. classe seconda).

Gemma n° 2649

“Come mia prima gemma, voglio portare mia sorella G.
Oramai lei non è solo mia sorella, ma è anche la mia migliore amica perché qualcuno migliore di lei non esiste. Però il nostro rapporto non è sempre stato così; infatti, fino a 5 anni fa, lei era molto più scontrosa nei miei confronti, però crescendo, entrambe siamo cambiate e ora siamo inseparabili. Le cose che facciamo più spesso sono ridere e scherzare: cose banali? Probabilmente per molti sì, ma per me no. Ogni tanto penso: e se noi non avessimo il rapporto che c’è adesso tra di noi, sarei diversa? Beh, direi di sì, perché lei fa parte di me e della mia vita, quindi senza G., mi mancherebbe un pezzo.
In conclusione spero che tutti abbiamo una persona come lei cosicché la vita la si possa vivere a colori” (G. classe prima).

Gemma n° 2640

“La gemma di quest‘anno l‘ho scelta in seguito ad un incontro con la mia famiglia in occasione del compleanno di mio papà.
Mio zio ci ha mostrato un video della nostra vecchia casa delle vacanze in Austria che purtroppo abbiamo dovuto vendere con l’arrivo del covid. È stato molto bello ricordare con le persone a cui voglio bene alcuni dei momenti più felici e spensierati della mia vita. Quella per me era casa, mi sentivo sempre bene e rilassata dentro e lo stretto contatto con la natura la rendeva unica.
A due passi c’era un bosco, un lago e davanti alla finestra vedevamo i cerbiatti…
Mi dispiace tanto pensare di non potere più passare del tempo lì, specialmente ora che crescendo ci sarei potuta andare anche in autonomia con amici ecc…
La casa in Austria resterà sempre nel mio cuore”.
(C. classe quinta).

Gemma n° 2634

“Non potevo portare il fiore nello stato attuale, quindi ho portato una foto di come era quando mi è stato dato. Ho deciso di portare questo fiore, che mi è stato dato da un bambino durante il Grest fatto questa estate. L’ho trovato un gesto molto puro e ha significato molto per me, considerando soprattutto che me l’ha dato verso la fine del Grest, e quindi sta anche un po’ a simboleggiare il percorso fatto insieme e quanto lui, e i bambini in generale, si siano legati a me durante quelle brevi ma infinite due settimane. “L’ho preso per te” mi ha detto, e io appena arrivata a casa ho fatto questa foto, per ricordarmi del gesto. Fare l’animatrice al Grest quest’anno è stato uno delle esperienze più belle che abbia fatto negli ultimi anni. Stare con altre persone che condividono il tuo stesso obiettivo, cioè quello di vedere di questi bambini, crea un grande senso di appartenenza e soddisfazione che poche volte ho provato. Sentirmi dire “tu ci sei al campo estivo?” “ci vado solo se ci vai tu” mi ha fatto sentire importante, e non da meno sono anche tutti gli abbracci e le risate condivise durante quelle settimane, ed è per questo che sarà sicuramente un’esperienza che mi porterò nel cuore” (V. classe quarta).

Gemma n° 2629

“Quest’anno la mia gemma sono tre miei grandi amici con cui quest’anno ho stretto un grande legame di amicizia. Infatti, questa gemma può sembrare una semplice foto, ma è ben di più perché racchiude in sé emozioni, pensieri, risate che ho condiviso con loro.
Il fatto che siano giunti al loro ultimo anno qui un po’ mi rattrista, però sono certo che il legame che abbiamo creato non ci separerà mai” (D. classe quarta).

Gemma n° 2612

“Quest’anno ho voluto dedicare la mia gemma al mio maestro di karate. Per me è sempre stato un punto di riferimento molto importante nei momenti difficili e ho sempre potuto contare su di lui per un consiglio o un aiuto. Io e mia sorella siamo state due dei suoi primi tre allievi quando ha aperto il suo dojo nel 2018 e in questi sei anni abbiamo superato insieme momenti difficili e momenti felici che rimarranno per sempre nel mio cuore. Purtroppo nell’ultimo anno è venuto sempre più raramente a farci lezione perché aveva spesso impegni lavorativi e la settimana scorsa ci ha detto che non sarebbe più venuto ad allenarci perché non riusciva a conciliare il suo lavoro con gli allenamenti. Mi dispiace immensamente che se ne vada perché gli volevo bene come ad un fratello, ma continuerò a ricordare i suoi insegnamenti e a confidare nel fatto che qualche volta tornerà a farci lezione”.
(M. classe seconda).

Gemma n° 2599

“Come gemma ho deciso di portare il mio cane. Felicità è stato un vero amico, soprattutto quando avevo dieci anni, periodo un po’ difficile per me. Nonostante fosse con me per poco tempo, ha lasciato un’impronta indelebile. Era sempre pronto a giocare, a correre nel giardino, a farmi compagnia nei momenti più semplici. Ogni giorno insieme era un’avventura, con lui al fianco mi sentivo sempre supportata, come se capisse ogni mio pensiero e la sua energia era contagiosa. Anche se non è più qui, conservo nei ricordi il suo spirito vivace e il suo affetto sincero. La nostra amicizia è stata un regalo che porterò sempre con me” (S. classe terza).

Gemma n° 2561

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare il mio gatto. Si chiama Robin Hood e ha 6 anni. È un gatto a cui piace stare da solo, si fa anche coccolare, ma solo quando vuole lui. Fin da piccola ho sempre desiderato un gatto e finalmente nel 2018 ne ho ricevuto uno. Abbiamo passato molto tempo insieme a giocare e una delle cose che mi rendeva più felice era tornare a casa sapendo che era vicino alla porta ad aspettarmi.
Purtroppo a Febbraio è venuto a mancare ed è stato uno dei dolori più forti. Avrei voluto restare con lui ancora un bel po’ di tempo, ma so che sarà sempre al mio fianco” (G. classe terza).

Gemma n° 2545

“Ho pensato a lungo quale fosse l’argomento giusto per la mia gemma di quest’anno e alla fine ho deciso che non la volevo dedicare a una persona, bensì alla danza. Ho con Lei un rapporto di amore e odio, è come se fosse una mia vecchia amica che nonostante tutto c’è sempre stata, nel bene e nel male. Grazie a Lei ho conosciuto tante persone fantastiche e ho fatto esperienze nuove. Penso che senza di essa mi sentirei vuota, senza quotidianità, abbandonata da questa attività che mi ha accompagnata per quasi tutta la vita. A volte ho avuto delle difficoltà. Ho pensato più volte di lasciare ma alla fine non ho mollato mai e ne è sempre valsa la pena. Mi ha portato tanta felicità anche in giornate dove vedevo tutto nero. Mi ha spronata quando pensavo di non farcela, quindi è stata per me una grande maestra di vita” (L. classe seconda).

Gemma n° 2536

“Come gemma ho deciso di portare una persona a me tanto cara, mia sorella. Non mi è servito pensarci tanto sul cosa portare, sapevo già che lei fosse la persona giusta. Io ho cominciato a far parte della sua vita in un momento preciso della sua infanzia, ma lei ha fatto parte della mia fin dal primo momento. Con lei condivido i ricordi più belli, i sorrisi più veri. È sempre stata il mio punto di forza, il mio punto di riferimento, e se adesso sono qui, è grazie al suo supporto. In ogni mio momento difficile, sapevo che potevo contare su di lei, le sue parole sarebbero state la verità che mi avrebbero aiutata ad andare avanti. Non riesco ad immaginarmi un passato o un futuro senza averla accanto, so che tutti i momenti che passeremo saranno momenti che ricorderò con felicità. Lei, in fondo, è la mia felicità, l’unica cosa di cui ho bisogno. Non smetterò mai di ringraziarla per aver illuminato il mio cuore e spero di essere anche io, per lei, il pilastro che lei è stata per me” (G. classe prima).

Gemma n° 2525

“Ho scelto come gemma la mia felicità, precisamente qualcosa di irreale. L’ho scelta perché vedo la gemma come un qualcosa di prezioso, difficile e doloroso da ottenere.  Non penso che in molti abbiano mai provato e vissuto una vera e propria felicità, tra questi ci sono anche io. Ho passato molto tempo a pensare alla felicità degli altri trascurando la mia persona, cambiando la mia personalità per la mia famiglia e gli amici (non ci sono riuscita); ed è stata la cosa più sbagliata e dolorosa che potessi fare. Anche se mi ha fatto soffrire, mi ha insegnato la preziosità delle piccole cose e che non otterrò mai felicità da cose materiali o dal fatto di quante persone hanno ammirazione verso di me, ma tutto parte da noi stessi, dobbiamo trovare il tempo per lavorare su noi stessi e trovare la nostra felicità anche se non è facile. E la mancanza di felicità ha influenzato molto il mio atteggiamento, infatti posso essere la persona più gentile e simpatica che tu possa conoscere se voglio ma il giorno in cui mi farai sentire meno di quello che sono veramente dimenticati di me perché non tornerò più. La vita è troppo corta per perdere tempo con persone che non ti meritano e vi assicuro che ho perso moltissimo tempo con persone che pensavo mi amassero e a loro ho dato fino all’ultima goccia della mia dignità, fino a ritrovarmi da sola, arrivata ad un punto in cui pensavo di essere una nullità.
Se mi aveste chiesto che sogni avevo fino a un mese fa vi avrei risposto che non ne avevo, che avevo rinunciato; beh, ho cambiato idea, me ne sbatto, scusi per il termine, di quello che pensano gli altri, non sanno quello che ho passato, quello che mi sono sentita dire e le personalità che ho dovuto recitare per sentirmi dire anche solo una parola positiva sul mio conto, quindi non rinuncerò a quello che potrebbe rendermi felice per gente che a malapena sa come mi chiamo. Ricordate, la vita è una e corta, non rinunciate alla vostra felicità per qualcuno che non riconosce il vostro valore.
C’è una canzone che fa “riferimento” a quello che penso: 100 messaggi di Lazza; potrebbe non essere una canzone bellissima ma ha un significato che per me ha grande rilevanza.”
(M. classe prima).