“Ho deciso di portare come gemma mio fratello, perché il nostro legame è davvero speciale. Fin da quando eravamo piccoli, è stato sempre al mio fianco, pronto ad aiutarmi in ogni momento, anche nei periodi più difficili. Non solo è una persona di cui mi fido ciecamente, ma è anche la mia spalla su cui posso contare senza esitazioni. Crescendo insieme, abbiamo condiviso tante esperienze, risate e anche momenti di fatica, ma ogni volta ci siamo tirati su a vicenda. Lui è la persona che mi capisce meglio di chiunque altro e che, anche senza parole, riesce sempre a darmi il sostegno di cui ho bisogno” (M. classe terza).
Questo portachiavi me lo ha regalato mio fratello e per me ha un grande valore affettivo. Ogni volta che lo guardo mi ricorda lui, la sua passione per gli animali ed il rapporto speciale che abbiamo. È un oggetto semplice ma che per me rappresenta un affetto che va oltre ciò che si vede (M. classe seconda).
“Le prime tre persone di cui vorrei parlare in questa mia terza gemma si chiamano S. V. e G. Con S. e V. ero in classe insieme l’anno scorso, ma non subito siamo diventati amici tutti e tre. Con V., la conoscenza è stata nettamente più veloce, dato che al secondo giorno di scuola lei mi si avvicina e da subito andiamo d’accordo. Con S. invece non so quando precisamente siamo diventati amici stretti, ma nonostante ciò, la considero lo stesso una delle persone a cui voglio più bene. Con G. è stato tutto molto casuale, e ci siamo conosciuti al Bearzi due anni fa, perché abbiamo fatto gli animatori insieme. Io e G. abbiamo stretto molto di più questa estate, dato che ho passato quasi tutti i giorni a casa sua. Devo dire che questo è stato un periodo magnifico, abbiamo condiviso intere giornate insieme passando dal parlare di cose fondamentalmente stupide alle cose più importanti. Loro tre sono le persone che mi conoscono meglio, a cui devo moltissimo, dato che quando sto con loro, il tempo vola e mi distraggo da tutti i problemi della mia vita, pensando solamente a divertirmi.
Il 4 Dicembre 2025 mio padre ci dà l’orrenda notizia del suo tumore al polmone, e da quel giorno ho capito che dovevamo combattere tutti insieme una guerra molto difficile e lunga. Per i successivi 2 giorni l’illusione di un leggero miglioramento in mio padre mi stava risollevando le giornate, dato che prima passava le intere giornate vicino all’ossigeno, che è ‘’ritornato’’ nelle nostre vite dopo che la nonna è andata via. Ma la mattina del 7 Dicembre, precisamente alle 6:30, mi sono svegliato a un ‘bip’ continuo e una voce femminile che conversava con mamma. Sul momento non ho capito cosa stesse succedendo, dato che mi ero svegliato bruscamente, ma nel momento in cui sono sceso in salotto ho capito tutto: mio padre stava tornando in ospedale. Quel giorno sono iniziati i 10 giorni peggiori che mai vivrò nella mia intera vita. La situazione era degenerata, mio padre aveva il liquido nel polmone, e prima di iniziare la chemioterapia questo liquido doveva essere tirato via. Per tutta la giornata ho combattuto la mia “paura” per gli ospedali e per i macchinari dell’ospedale, e quel pomeriggio, con una forza di volontà che non saprò mai da dove mi è venuta, sono andato a visitarlo. Nel momento in cui sono entrato nella stanza, l’intero mondo mi è crollato sulle spalle, mi sono seduto accanto a lui e mi ha detto una frase che mi porterò dietro per tutta la vita “vedervi crescere è stato il film più bello che io abbia mai visto, e voglio continuare a vedervi crescere, io non mollo”. Questa frase detta da mio padre con una voce flebile e affannata che non sembrava la sua, una voce sempre molto alta di volume e profonda. Per i dieci giorni successivi, andare in ospedale il pomeriggio per fargli compagnia, era parte della mia routine giornaliera. Mercoledì 17 è un giorno che sicuramente non potrò mai dimenticare. Torno a casa, pronto a raccontare la mia giornata a mamma, ma a casa c’era solo l’acqua sui fornelli ma nessuno in casa. Dopo una decina di minuti mamma torna, poi tornano i miei fratelli e mamma ci dà l’orrenda notizia: mio padre non ce l’ha fatta, un’insufficienza respiratoria lo ha portato via da noi. Quel giorno ho perso tutto, mi sentivo povero, senza un arto, senza un appoggio sul quale potessi contare, un appoggio, che quando ero più piccolo, era l’unica persona che poteva consolarmi. Da quel giorno ho imparato tanto, ho imparato che amare è lasciare andare, ma ho imparato moltissimo anche su chi mi circonda: c’è chi parla con frasi fatte, e chi se dice qualcosa lo intende veramente. Ho ricevuto tanti messaggi dicendo “se vuoi parlare ci sono” ma in realtà sono poche le persone che attualmente vogliono sapere come sto, anche meno chi mi propone di uscire. Ho imparato che la virtù più importante tra tutte è l’intelligenza, che va contro l’ignavia, che sia nella vita quotidiana oppure come spessissimo accade nella politica, di non avere un pensiero politico, perché “la politica non è per me”. Ho mille domande a cui mai avrò risposta da fare a F. e a Buba, ci conoscevamo da troppo poco e chissà quante avventure ci avrebbero aspettato, come quando in Senegal ti ho rotto gli occhiali da sole solamente perché mi stavo dimenando troppo perché stavamo ridendo insieme. Ma ora chi mi darà nozioni di pura sapienza? chi abbraccerò quando sarò triste e voglio solo essere consolato? chi suonerà quel pianoforte che hai tanto desiderato? Chi suonerà ‘’Spain’’ di Chick Corea a ripetizione? e chi mi racconterà storie della sua gioventù, dei suoi viaggi per il mondo e delle sue esperienze passate? chi verrà a vedere ogni mia partita? con chi farò le parole crociate? nessuno prenderà mai il tuo posto, un vuoto nel petto che non verrà mai ricolmato. Al suo funerale era presente tantissima gente, tra colleghi, amici miei e dei miei fratelli, tutta gente che mi ha fatto capire una cosa: che l’obiettivo di mio padre è stato compiuto. Lui ci ha fatto venire qui nella speranza di crearci una nuova vita e più opportunità, e quel giorno ho capito che siamo riusciti a crearci una nuova vita, ci siamo fatti nuovi amici, e a lui stava svanendo lo stress che il lavoro gli portava, dato che qua aveva dei colleghi che gli volevano del bene puro. Forse può sembrare una frase da megalomane, ma so che da quel giorno nessuno potrà mai farmi del male, perché vedere un genitore freddo, asettico, e privo di qualsiasi emozione, è un dolore che nessuno potrà mai farmi provare. Poco prima che andasse via ho preso una felpa con una frase della canzone Il filmografo di Kid Yugi che dice “perché l’amore è come andare in tandem, uno guarda già al futuro e l’altro gli guarda le spalle”: questa canzone tratta l’amore principalmente di una relazione, ma io quando sento quella canzone sull’amore penso che l’amore a cui mi riferisco è proprio quello per mio padre. Molte frasi posso ricollegarle soprattutto al nostro ultimo incontro”. (D. classe terza).
“Ho portato mio fratello come gemma perché è il più piccolo della casa e quindi ha ricevuto più attenzioni ed è quello più vivace della casa” (F. classe seconda).
“Come ultima gemma ho deciso di portare la famiglia: il luogo dove la vita inizia e l’amore non finisce mai. Il mio papà è il mio eroe, la mia roccia, il mio sorriso. La mia mamma è la mia migliore amica, la mia forza e il mio punto di riferimento. Infine, P. è il mio fratellone, il mio scudo e il mio bodyguard. C. è il mio fratellino, il mio umorismo e la mia protezione. Mi hanno insegnato valori che si possono trasmettere con l’amore del nido familiare: il rispetto, l’educazione, affrontare i problemi con grinta e adrenalina. Di certo senza di loro non sarei la N. di oggi. Sono molto orgogliosa di loro e sono onorata di far parte di questa famiglia stupenda da 19 anni. Però, è anche vero che la famiglia è dove c’è casa.
E questa è la mia seconda casa. Le vere amicizie sono quelle che si trasformano in famiglia e ci si sente sempre a casa con loro. D., B., M., A., M., B., F. e M. hanno contribuito a perfezionare la N. che sono oggi. Con loro ho imparato a lasciarmi andare, a mettere al primo posto la mia felicità e a pensare di meno al giudizio degli altri. Con loro, ho finalmente capito che “vera amicizia” non è solo un concetto: non vuol dire condividere certe passioni, certi hobby… ma significa esserci sempre l’un per l’altra e unire le forze per raggiungere un obiettivo comune. Tutti loro hanno messo un mattoncino per costruire la casa che ci ospita ogni volta che siamo assieme e un cerotto per aiutare quelle ferite piccole ma profonde degli anni precedenti”.
“Come gemma per quest’anno ho deciso di presentare il mio fratellino A., un’esplosione di energia e dolcezza. Ha 21 mesi e mi ricordo benissimo la felicità che ho provato quando ho saputo che avrei avuto un altro fratellino. La mia famiglia è formata da molte persone, mia mamma, mio fratello, il marito di mia mamma, le sue due figlie e mio papà che non vive con noi ma che vediamo praticamente ogni giorno. A. è diventato una delle persone più importanti per me perché attraverso la sua gioia e spensieratezza riesce sempre a strapparmi un sorriso, anche nei momenti tristi o nelle giornate buie. Credo che grazie a lui la mia famiglia si sia unita ancora di più e sono convinta che lui sia molto fortunato, perché sta crescendo in un ambiente ricco di amore reciproco, condivisione e rispetto. Il mio fratellino adora anche mio padre che è un simpaticone, lo chiama zio e questa cosa mi fa stare bene. Devo ammettere che Antonio è molto rumoroso e spesso per rilassarsi ci sarebbe bisogno di silenzio ma lo ringrazio per tutta la positività che porta all’interno delle mura di casa, per le risate che ci facciamo per qualche sua espressione strana o per le prime parole che dice che sono sempre una sorpresa. Ogni giorno che passa mi rendo conto di quante siano le piccole cose che a lui creano meraviglia e stupore e che io invece, spesso, do per scontate. Questa esperienza di sorella sedicenne di una creatura così piccola, è una bellissima messa alla prova ed esercizio per non dimenticare quanto sia importante vivere con intensità e dare importanza alle persone che ci fanno stare bene” (M. classe terza).
“Questa è una foto di me e dei miei due fratelli che mi hanno cresciuta con gioia, scherzi e tanto intrattenimento. In questa foto eravamo nel parco di Cavalese, Trentino Alto Adige. Un tempo avevamo una casetta in quel paesino, era praticamente la mia infanzia e la adoravo. Purtroppo l’abbiamo data agli zii di mia madre perché col passare del tempo non riuscivamo a tenerla. Ho scelto questa foto di me, mio fratello e mia sorella perché amo il fatto che abbiamo avuto tantissime possibilità di passare del tempo insieme, anche se ora stiamo diventando grandi e non li vedo tanto spesso come prima. Amo i miei fratelli, tutti quanti, anzi, tutta la mia famiglia, ma loro due sono i migliori in assoluto: il legame è fortissimo, non lo voglio perdere, anzi voglio che cresca con me per sempre” (R. classe prima).
“In famiglia siamo otto. Io, M, C, Mamma, N, P, Papà e R. C, detta Lella (non sapevo dire la R) l’unica sorella, è una grande ma qualche volta abbiamo un beef. N, in realtà S, il più piccolo, è un grande ma è spericolato, io e lui siamo i fratelli più cool (dipende se fai quello che vuole). P, mio fratello che ho sempre visto come ispirazione, siamo dei gamer insieme e abbiamo molte passioni in comune. M, il più grande, studia molto e lavora duro. Ora vive a Milano e a casa si sente la sua mancanza, è sempre stato molto serio R è sempre stato il più piccolo, è simpatico e gioco sempre con lui. Infine ci sono i miei. Severi ma giusti, hanno sempre fatto di tutto per concederci una vita serena, anche se molte volte dico che sono un po’ too much alla fine sono corretti. Spero di aver preso molto da loro (tranne i capelli di papà).
Ogni estate viaggiamo con il nostro camper, che ci ha porta in giro per l’Europa e l’Italia dal 2016, ha vissuto tante avventure da sparatorie al Sud a biglietti persi a Parigi. Spesso in famiglia facciamo giochi insieme o da carte, come Kobo, o giochi da tavolo, come Carcassone, ticket to ride e farmerrancho. Ascolto molta musica e in tanti momenti diversi della giornata sulle mie cuffie o con la cassa, mi piace avere un sottofondo per le faccende domestiche o mentre mi alleno. Ma cosa diamine ascolto? KanYe West. Kanye, mi ispira a migliorare ed essere la versione migliore di me, e come ha detto in un’intervista la sua musica è un espresso di autostima. Consiglio: -Jesus walks -Come to life -Runaway TYLER, THE CREATOR. Tyler mi fa sempre riflettere su importanti temi della vita come le relazioni sociali, l’amore. La sua musica mi fa entrare nel suo mondo e ogni canzone è unica. Consiglio: -Are we still friends? -Gone, gone/ thank you -Hot winds blows Kendrick Lamar. Kendrick mischia la poesia al rap, alternando canzoni su problemi sociali a quelle più introspettive, mi aiuta a riflettere e i suoi testi possono essere così profondi da avere svariate interpretazioni. Consiglio: -Pride -Alright -i Clipse/Pusha T. I clipse sono un duo di fratelli, che accompagnati dalle incredibili basi di Pharaphel Williams parlano di vita di strada. Si sono poi divisi e Pusha T ha continuato da solista, le energie dei beat e le loro rime pungenti mi danno una sensazione unica! Consiglio: -I pray for you -Cot damn -Rock N’ Roll Il Jazz. È da pochi mesi che l’ascolto quotidianamente ma lo trovo molto bello, mi è sempre piaciuto soprattutto grazie a film come La La land o La principessa e il ranocchio. Penso che il fatto che sia solo strumentale permetta di apprezzare molto di più il suono singolo degli strumenti e come questi si sposino, ma anche di riflettere con una base rilassante. Lo ascolto principalmente o per cambiare aria, per rilassarmi oppure fare lavori di scuola come temi. Lo ascolto da questa playlist che ho conosciuto grazie ad uno youtuber.
E infine l’ultima gemma, la mia squadra: la Roma. Sono Romanista, perché le altre squadre erano troppo banali e semplici da tifare, perché non vinciamo mai.
Sono Romanista, perché ho visto giocare Totti e mi sono innamorato. Per la tradizione dei capitani romani e romanisti. Sono Romanista, perché c’ho il sangue romano e i più cari parenti a Roma, a casa vive la tradizione. Sono Romanista, perché solo noi cantiamo 90 minuti e c’abbiamo un inno così Sono Romanista, perché è vero come dice Venditti cos’è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo? Uniti anche se lontani? Che batte forte forte in fondo al cuore? GRAZIE E DAJE ROMA DAJE” (G. classe quarta).
“Come gemma ho scelto il dvd del film 1917, che mi hanno regalato i miei fratelli per Natale. Si tratta di uno dei miei film di guerra preferiti, per questo ho apprezzato molto il pensiero e l’ho scelto come gemma. Normalmente i regali che ci scambiamo sono molto casuali e non per forza hanno un significato, quindi sono rimasta sorpresa quando l’ho ricevuto” (L. classe quarta).
“Per la mia gemma di quest’anno ho deciso di portare me stessa ma non tanto per un motivo egocentrico o narcisista, ma solo per concludere un cerchio che ho iniziato 2 anni fa. In questa foto con mio fratello, avevo quattro anni ed ero al centro commerciale. Ho deciso di portare me stessa, perché penso che questo sia l’anno in cui più si scopre chi siamo: si è a un passo dal concludere un percorso che ci ha accompagnati da quando abbiamo sei anni per cominciare a vivere da adulti in un ambito completamente diverso (chi addirittura in città diverse, in ambienti diversi, anche lontani dalle proprie famiglie). Io penso di essere maturata parecchio nel corso di questo percorso liceale e soprattutto penso modestamente che la piccola di quella foto potrebbe essere fiera di quello che sta facendo, delle scelte che ha preso fino ad adesso. Penso di aver acquisito molta sicurezza in ciò che sono e in ciò che faccio e in questo anche il COVID ha influito parecchio, perché è avvenuto in un momento di transizione che mi ha permesso ancora di più di comprendere effettivamente che la vita è una e che quindi basta fregarsene. Io spero che quella bambina con così tanti sogni e con così tanta voglia di fare, di scoprire, così tanta curiosità resti in me per sempre, perché penso che ciò che ci mantiene vivi sia proprio avere ancora e per sempre dentro di noi quei bambini che eravamo. Io non mi ritengo tanto diversa da com’ero da piccola: sono rimasta curiosa, volenterosa, chiacchierona e tendenzialmente sorridente, come nella foto. Ho deciso di portare una foto anche con mio fratello, non perché io non ne abbia da sola, ma perché questa è l’unica foto che abbiamo insieme io e lui in cui entrambi sorridiamo. Ho deciso di portarla, perché rientra nell’ambito della crescita personale, perché io ho avuto lui che è stata la mia figura di riferimento ed è sempre stato un bravo fratello. Ho deciso di portare me stessa come chiusura di un percorso personale, perché due anni fa ho portato le mie amiche, l’anno scorso il primo amore e quest’anno ho deciso di portare me stessa proprio come un urlo di libertà, di “ce la puoi fare” che so che quella bambina dentro di me mi sta dicendo: voglio renderla fiera e penso di starci riuscendo”. (E. classe quinta)
“Ci sono amici e amici. E poi ci sono quelli che sono come fratelli. Non che uno non bastasse, anzi, è più che sufficiente, ma fratelli nel senso di cresciuti assieme. Tutto cominciò quando mia madre conobbe F., ancora oggi la sua migliore amica. Sono cresciute assieme, condividendo esperienze e molto altro. Poi nel 2006, quando mia madre è venuta a vivere in Friuli, sono nato io. L’anno dopo è nato il primo figlio di F., M. L’anno dopo ancora nasce il secondo figlio di F., P. E infine nel 2009 nasce mio fratello D. Quattro maschi, due a testa, tutti nati in scala, per due amiche che sono come sorelle… mi è sempre piaciuto immaginare se fossimo stati quattro fratelli. Ma penso che non ci sopporteremmo, e inoltre, il fatto di vivere in due regioni diverse, rende il tutto più bello e più unico quando ci incontriamo. Siamo quattro personalità completamente diverse, ma ci completiamo a vicenda. E forse, proprio il fatto che siamo così differenti, dal carattere aperto e socievole di M. a quello più timido di mio fratello, dal mio senso pratico al senso logico di P. “il piccolo genio”, rende il nostro legame speciale”. (L. classe quinta).
“Come gemma ho scelto di portare mio fratello. Quando eravamo piccoli io e mio fratello litigavamo moltissimo e non andavamo d’accordo. La quarantena non migliorò le cose perché dovendo stare a casa per forza, litigavamo ancora di più, ma con il tempo le cose migliorarono perché entrambi maturammo. Ad oggi quando torno a casa gli racconto come mi è andata la giornata e lui fa lo stesso. Ad oggi non litighiamo più. Mio fratello è una delle persone più importanti della mia vita e anche se non gli dico mai quanto bene gli voglio spero che lui lo sappia” (A. classe prima).
“Oggi, come gemma, ho deciso di portare una persona molto speciale per me, mio fratello A. Per me significa molto; anche se non lo dimostro, gli voglio molto bene. Lui ha 5 anni in meno di me e quindi è difficile spiegargli molte cose, ma posso capirlo. Sono molto felice di averlo come fratello così non mi sentirò mai solo, e posso insegnargli a giocare a calcio” (W. classe prima).
“Ho deciso di portare questa gemma perché l’ho trovata in realtà molto carina e anche divertente. Mia mamma per le vacanze di Natale ha deciso di comprare questo per appenderlo sulla parete della casa. lo all’inizio mi sono messa a ridere perché le renne con sopra i nostri nomi erano troppo simpatiche. Poi l’ho portata perché come dice la frase “insieme è sempre Natale” è quella che più ci rappresenta come famiglia, perché siamo molto uniti e ho un legame bellissimo sia con i miei genitori che con i miei fratelli. E sono molto grata di questo” (M. classe quarta).
“Come mia prima gemma ho deciso di portare la persona più importante per me, ovvero, mio fratello. Mio fratello è nato a novembre 2022; ha soltanto 1 anno, ma mi sembra di star con lui da una vita, io non lo conosco e lui non conosce me, ma stiamo sempre insieme, almeno 3 ore delle mie giornate sono dedicate a lui; almeno 3 ore dove dimentico il mondo esterno e mi concentro solo sul suo sorriso. Le emozioni che regalano i bambini, sono emozioni che mai si provano se non grazie a loro, la felicità che si prova quando un bambino dice la prima volta mamma o papà, quando fa i primi passi o quando inizia a sorridere, non è la comune felicità che si prova quando qualcuno fa una battuta divertente; perché in quella felicità ci sono anche fierezza e orgoglio; felicità che si prova spesso soltanto una volta nella vita” (S. classe prima).
“Ho portato delle foto con mio fratello di quando eravamo piccoli ed eravamo molto legati. Col passare del tempo ci siamo allontanati e, anche se il rapporto è cambiato, lui per me è molto importante, soprattutto nei momenti di difficoltà in cui mi mostra la sua vicinanza”.
Le parole con cui S. (classe prima) ha concluso la sua gemma sono quelle che descrivono una relazione importante: esserci nei momenti di difficoltà è ciò che differenzia un rapporto superficiale da uno profondo.
“Ho scelto questa canzone perché io e la mia amica la cantiamo sempre. Poi l’ho fatta ascoltare anche a mio fratello e ora, quando i nostri genitori vanno a dormire, la sera, siamo io e lui in salotto a sentire questa canzone”.
Friends dei Chase Atlantic è la gemma di J. (classe prima). Che tuffo nel passato il racconto della sua condivisione col fratello: c’è stata una fase della mia vita in cui tornavo a casa piuttosto tardi, i miei già a letto da un pezzo e mia sorella addormentata sul divano. La svegliavo e ci mettevamo a parlare e a condividere tante cose, anche per una o due ore prima di andare a dormire a nostra volta. Una delle cose che più mi mancano di quel periodo.
“Ho una foto con mio fratello: gli ultimi due anni sono stati piuttosto difficili per la mia famiglia. Mio fratello, sin da quando sono piccola, è stato per me un pilastro, una figura molto importante. Nell’ultimo anno mi sono resa conto di avere una persona stupenda come fratello, una persona che ammiro tantissimo e che mi ha sempre insegnato tanto e lo sta facendo tuttora. Per me è anche come un papà e senza di lui sarei distrutta”.
Quando C. (classe quinta) ha presentato la sua gemma non ho potuto fare a meno di pensare a “Hey brother” del compianto Avicii. Alcuni dei versi: “Hey fratello, c’è una strada infinita da scoprire; hey sorella, sai che l’acqua è dolce, ma il sangue è più denso. Oh, se il cielo dovesse mai crollare, per voi non c’è niente che non farei. Hey fratello, credete ancora l’uno nell’altro? Hey sorella, mi domando se credi ancora nell’amore. Oh, se il cielo dovesse mai crollare, per te non c’è niente che non farei”.
“Ho portato il trailer di Mio fratello rincorre i dinosauri, basato su una storia vera: è la vicenda di Jack, un ragazzo che ha un fratello minore con la sindrome di Down, Gio. All’inizio lo vede come un supereroe, poi lo vive come un peso e un problema e non ne parla con nessuno dei suoi amici. Crescendo però scopre la bellezza di suo fratello e la sua unicità.
Ho poi portato un passo dal libro con la descrizione di Gio fatta da Jack: La vita con Gio era un continuo viaggio tra gli opposti, tra divertimento e logoramento, azione e riflessione, imprevedibilità e prevedibilità, ingenuità e genialità, ordine e disordine. Gio che si butta a terra fingendo di cadere per sbaglio. Gio che scrive ogni azione prima di farla. Gio che salva una lumaca dalla nonna che la vuole cucinare. Gio che, se gli chiedi se quello che ha in mano è un pupazzo o un lupo vero, risponde: «Pupazzo vero». Gio che fa lo sgambetto alle bambine solo per aiutarle a rialzarsi, far loro una carezza e chiedere: «Come stai?» Gio che: in Africa ci sono le zebre, in America i bufali, in India gli elefanti, in Europa le volpi, in Asia i panda, in Cina i cinesi. Che se passano dei cinesi ride e si tira gli occhi, anche se li ha già come loro. Che la più grande disputa è stata se il T-rex era carnivoro o erbivoro. Che le vecchie sono molle; e glielo dice proprio, a tutte quelle che incontra. Gio che se vede un cartello con scritto «Vietato calpestare l’erba» lo gira e poi la calpesta. Che se lo mandi di sopra a prenderti il telefono e chiedere a papà se vuole la minestra lui va da papà a chiedergli se vuole il telefono. Che dice faccio da solo e ti mando via, con nella voce un’incertezza che capisci che lo sta dicendo a se stesso, per farsi forza. Gio che non capisce perché la sua ombra lo segue, e di tanto in tanto si volta di scatto a vedere se è ancora lì. Gio era tutto, ma più di ogni altra cosa era libertà. Lui era libero in tutti i modi in cui avrei voluto essere libero io. Gio era tornato a essere il mio supereroe. E non avrebbe più smesso di stupirmi.” A. (classe seconda) ha portato questa gemma molto toccante. Immediato pensare al libro e al film Wonder (vi si fa riferimento anche nel trailer). Vorrei offrire un punto di vista diverso; leggo spesso il blog di una mamma, The princess and the autism. Scrive così nella presentazione: “Ciao! Benvenuti nel mio blog dove si parla di Ariel (la mia meravigliosa bimba di 10 anni che, tra le altre cose, è autistica), di Davide (il mio meraviglioso bimbo di 11 anni che, tra le altre cose, non è autistico) e di Baloo (il nostro cucciolo di barboncino nano che potrebbe essere essere autistico) e della sottoscritta, mamma in affanno ma sempre con determinazione. Cosa abbiamo di speciale? Niente! Siamo una famiglia “autistica” come molte altre, ma cerchiamo di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno. Non illudetevi… di solito non sono di così poche parole!”. Sono veramente tanti gli spunti che offre, tante le riflessioni che partono da quanto scrive. E mostra un mondo in tutte le sue sfaccettature. Un esempio? Ecco quanto ha scritto il 17 ottobre: “Tu che non hai una figlia disabile, cosa ne sai della mia vita? Ti puoi permettere di tracciare confini ben definiti tra bianco e nero, le sfumature di grigio le lasci a Christian Gray e Anastasia Steel; di dividere il mondo in pensieri giusti e sbagliati e, ovviamente, quelli corretti sono solo quelli che corrispondono al tuo vissuto, gli altri non vengono nemmeno presi in considerazione. Tu cosa ne sai delle notti in bianco passate a pensare ad un futuro che potrebbe essere lontano, ma invece è già domani, mentre lei urla e si batte la testa? Sai quanto pesano le lacrime ingoiate sotto la doccia? Hai mai provato il dolore dei sussurri degli inizi, pronunciati alle spalle come fossero un gossip da rivista patinata: “Ha la figlia ritardata”? E l’indifferenza del quotidiano? Quante ore della tua vita perfetta hai passato in automobile? No, non per portare i figli a danza, calcio, judo o quel che è, ma per affidarli a professionisti che li aiutino a stare meglio o a essere più autonomi. Hai mai dovuto rinunciare al tuo lavoro o ad uscire con gli amici per stare con lei, perché sta avendo una brutta crisi? Ti sei mai sentito così stanco da voler scomparire? No, non andare via, ma dissolverti come il pulviscolo che filtra dalla finestra, farti assorbire dal materasso sul quale stazioni sveglia da ore, non muovendo un muscolo per paura che lei si possa svegliare? Tuo figlio piange nel sonno avvolto da incubi in cui lei scappa e non sa chiedere aiuto per tornare a casa? Porti sulla pelle le cicatrici della sua rabbia? E sul cuore quelle del suo dolore? Ti prego, non dividere il mondo in pensieri giusti o sbagliati, soprattutto quando non sai quando è stata l’ultima volta in cui una persona ha pianto. O riso.”