Gemma n° 2869

“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato. 

Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.

L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e  spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio

Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2868

“Ciao nonna
Non ero certa che mai avrei cercato di esprimere a parole ciò che provo ormai da un po’, perché scriverlo fa sembrare tutto un po’ più vero, ogni parola mi ricorda che la distanza tra noi è più grande di quella a cui eravamo abituate, mi ricorda che non ci sarai a rispondermi alle chiamate con quel “pronto?” un po’ assonnato perché puntualmente ti chiamavo mentre facevi il tuo riposino e tu cercavi di farmi credere che non fosse così per non farmi sentire in colpa, che non sentirò più i tuoi racconti su quella vita così piena che hai vissuto o la mamma che parla per ore al telefono con te la sera.
E fa male fermarmi e rendermi conto di dover parlare di te al passato perché tu sei sempre stata il mio presente. Se fossi qui mi diresti di non dispiacermi  perché sei in un posto incantevole circondata dall’amore di Dio a cui hai sempre dedicato ogni giornata, ogni gesto, ogni preghiera.
Sai nonna, a Natale eravamo tutti lì a casa tua, è stato strano ma al contempo è stato come se tu fossi stata lì in mezzo a noi, quella casa, che sarà sempre “casa della nonna”: è pervasa di te, in ogni angolo di ogni stanza così come lo sono i nostri cuori a cui tu non hai mai negato amore, un amore senza riserve che non si è mai arreso davanti alle paure, alle difficoltà e alla lontananza che rendeva ogni nostro incontro più speciale.
Sei sempre stata e sei ancora un’ancora, un punto di riferimento per noi che ti abbiamo sempre guardato con ammirazione. Avrei voglia di raccontarti tante cose e abbracciarti forte forte e sentirmi chiamare “gioia” come facevi sempre. Così ci siamo salutate l’ultima volta che ti ho visto e quelle parole risuonano sempre nella mia mente quando penso a te.
Mi manca sentire il suono di quelle parole sicure e risolute e la dolcezza dei tuoi baci sulla fronte. So che adesso sei in un posto lontano ma migliore e vegli su di noi da un po’ più su.
Ti immagino lassù, finalmente, dopo tanto tempo, danzare abbracciata al nonno come nella foto che guardavo sempre quando entravo in camera tua, digli da parte mia che avrei tanto voluto conoscere anche lui come ho avuto la fortuna di conoscere te.
É impossibile racchiudere ciò che sei stata per me in così poche parole perché è un sentimento che non si rinchiude in semplici lettere ma ho voluto comunque tentare.
Ciao nonna, mi manchi tanto
La tua A.”
(A. classe quinta)

Gemma n° 2850

Immagine creata con Gemini®

Ogni anno rifletto molto su cosa portare come gemma, specie per la quinta volevo qualcosa di veramente significativo che potesse chiudere in bellezza il mio percorso scolastico.
Allo stesso tempo però ho pensato che ogni gemma che ho portato nascondeva già dei grandi significati.
In prima: il mio diario da bambina a rappresentare la mia infanzia
in seconda: l’estate passata con i miei amici a rappresentare l’amicizia
In terza: un regalo simbolico come augurio di un futuro brillante
In quarta: i miei genitori.
E quindi, per quest’anno decido di portare una cosa più spontanea e meno elaborata.

Questo video (accompagnato da delle foto in classe, ndr) mi piace particolarmente sia per la musica di sottofondo, che quasi mi ipnotizza specie se ascoltata a pieno volume con le cuffie, sia, ovviamente, per i ricordi che ci sono dietro.
Il 2025 è stato l’anno in cui mi sono più formata, non necessariamente il più bello (perché deve competere comunque con il 2024) ma è stato l’anno in cui ho imparato di più in assoluto.
I primi mesi sono stati relativamente tranquilli, vivevo in modo piuttosto passivo la vita. Ricordo che ogni mattina a scuola morivo di sonno e speravo sempre che le due ore di italiano e francese finissero il prima possibile e che non mi chiamasse a tedesco ( cosa che invece succedeva sempre). Più di una mattina mi svegliavo con l’idea “che bello stasera potrò tornare a dormire” oppure con “non vedo l’ora arrivi il pranzo”.
Eppure ero “felice”, fiacca ma contenta. “Felice” perché comunque stavo facendo esattamente quello che volevo fare anche se non sempre avevo la motivazione di continuare. E scrivo intenzionalmente felice tra virgolette, perché oggi so che quella mia condizione somigliava più a una quieta serenità che a qualsiasi altra cosa.
E poi, le vacanze di carnevale.
Il mio 2025 si può dividere in 3 grandi parti: la prima di queste che arriva fino al 4 marzo, giorno in cui la mia gattina è morta inaspettatamente. A differenza di tutti gli altri lutti che ho vissuto, questo era ben diverso, perché proveniva da dentro.  Da dentro casa. Era una vera e propria mancanza che si sentiva inevitabilmente non appena si varcava la soglia di casa. Improvvisamente io e la mia famiglia ci siamo ritrovati con una nuova quotidianità, silenziosa, spoglia, non richiesta. Ricordo precisamente la mia sorpresa nell’uscire di casa le prime settimane per distrarmi un po’ e vedere che il mondo andava avanti uguale, esattamente come aveva sempre fatto. La realtà esterna non sembrava essere intaccata da quel vuoto che invece era costantemente presente a casa.
Da marzo in poi è iniziato un profondo periodo di introspezione in cerca di risposte a domande che ancora ad oggi rimangono in sospeso.
Nonostante questo traumatico evento, avevo da continuare dei progetti, dei diciottesimi a cui andare, delle gite a cui partecipare.
E devo dire, parlandone spesso e metabolizzando la cosa, sono tornata a stare bene: ho iniziato a godermi la primavera, la fine della scuola (che per me è stata il 24 maggio), la gita a Vienna, il mese passato a Linz e infine il 23 luglio, il mio compleanno.
Finalmente i tanto attesi 18 anni.
Era da tutta la vita che li aspettavo. Essere maggiorenni è letteralmente un altro modo di vivere: fare i pagamenti con il mio conto in banca, firmare IO, avere accesso a sesamo, non avere più restrizioni sui social di nessun tipo, non avere più nessun tutore sul telefono, aver TUTTO intestato a mio nome, e, ovviamente, guidare. Tutte forme di indipendenza che tanto bramavo.
Questa seconda parte dell’anno termina poi con il 15 agosto, giorno in cui ho dovuto accettare che a volte non tutto segue i miei piani, ma va bene così. Continuo comunque a pensare che ciò che vuoi veramente, lo puoi fare accadere. E ogni scusa è una prova che in realtà non lo vuoi veramente. 

Poi con settembre e ottobre, l’inizio della quinta, il mio viaggio a Parigi, l’ultima gita scolastica💔
E quest’ultima terza parte dell’anno termina con il 3 novembre. Non so esattamente da cosa sia stato scaturito, so solo che dal 3 novembre , successivamente a una profonda riflessione avuta guardando fuori il finestrino, mi sono detta “ basta, da oggi cambio” e così è stato.
Un nuovo modo di vivere, un nuovo modo di pensare, una nuova pace interiore, una nuova gratitudine per la mia vita . Tutto ciò nato come frutto dalle esperienze avute in questo ultimo anno, che mi hanno insegnato e che continuano ad insegnarmi ancora oggi.
Fra gli insegnamenti più importanti di quest’anno e che voglio condividere ce ne sono due: il primo riguarda il ruolo fondamentale che le persone hanno nelle nostre vite e che spesso sottovalutiamo. Perché “casa” non la fanno le mura, bensì le persone.
Perché il nostro “giardino”, come insegna Voltaire, può diventare solo più bello se intorno a noi abbiamo altri giardini rigogliosi, ed è quindi importante trovare giardini verdeggianti, ricchi di farfalle.
E infine, il secondo insegnamento riguarda la motivazione, l’interesse, la curiosità, non so nemmeno io come definirla, quella spinta che ti fa andare avanti.
Perché bisogna essere fortemente motivati nella vita, in qualsiasi campo e settore, perché è solo così che si potrà riuscire in quello che si vuole e superare eventuali momenti meno belli”.
(F. classe quinta).

Gemma n° 2840

“Quest’anno la scelta della gemma non è stata affatto semplice ma alla fine ho scelto di portare una foto, che mi hanno scattato i miei amici, dove siamo presenti io e i miei genitori. Era il giorno del mio compleanno nonché giorno in cui ho organizzato la mia festa. Certo i 17 anni mi spaventano un pochino, perché mi rendo conto che è il mio ultimo anno da minorenne e le responsabilità iniziano ad aumentare sempre più, però sono tranquilla perché sono sicura che riuscirò a godermi appieno questa estate vivendola ogni giorno al massimo.
Ho deciso di portare più precisamente la mia festa non perché fosse il giorno in cui tutti mi festeggiano, bensì perché quel giorno mi sono resa conto di quante persone illuminano la mia vita. Alla festa erano presenti tutti coloro a cui tengo di più.
Inizio parlando dei miei genitori nonché gli unici pilastri della mia vita. Senza loro io sarei completamente persa. È vero litighiamo spesso, io specialmente con mia madre perché abbiamo due caratteri molto diversi infatti sono la copia esatta di mio padre. Però nonostante i mille litigi loro sono e saranno sempre le persone che amo di più al mondo. Dopo loro voglio passare a M. ed A., le mie migliori amiche. Io e M. ci conosciamo dall’asilo e il nostro duo è diventato poi un trio alle medie conoscendo A. Con A. ormai sono già 6 anni di amicizia e lei è veramente la mia metà. È stata la mia salvezza perché mi ha fatto aprire gli occhi e uscire da un amicizia tossica mentre io sono stata la sua prima vera migliore amica perché lei non si fidava di nessuno causa il suo passato molto duro. Senza di lei io non esisto e ormai ci siamo promesse di passare tutta la vita assieme. Con M. invece avevo perso i rapporti per 1 anno circa ma sarò per sempre grata al 2025 che ci ha avvicinate più che mai facendoci ritornare inseparabili come un tempo. Loro due sono le anime più belle e rare che io possa aver mai trovato. Il 2025 mi ha aperto tante amicizie rafforzando ancora di più alcuni rapporti. Quell’anno però mi ha anche fatto riflettere sul concetto vero di amicizia facendomi maturare e compiere scelte dolorose ma necessarie per raggiungere la serenità. Adesso voglio passare alle mie compagne ad A, C, S, E, C, L. Averle avute con me al mio compleanno è stato il regalo più bello perché  loro ormai sono diventate il mio posto sicuro. Assieme affrontiamo le dure giornate scolastiche e senza di loro non riuscirei a liberarmi dall’ansia dei voti e dalla paura di fallire. Loro sono la mia forza e il bene che voglio a queste ragazze è veramente indescrivibile perché alla fine per me non sono solo delle compagne di classe bensì le sorelle che ho sempre desiderato di avere.
Al mio compleanno erano presenti anche altri amici che spero di portare con me anche nel 2026 e negli anni che verranno.
Infine c’è lui, M. il mio primo e unico amore.
Lo avevo già portato l’anno scorso come gemma quando eravamo solo migliori amici o almeno quando avevamo ancora troppa paura di esternare i nostri sentimenti.
La verità è che io e M. ci amiamo dal primo giorno che ci siamo conosciuti, solo che ci è voluto tempo prima di comprendere questo grande sentimento ma va bene così perché non rimpiango affatto i 2 anni di amicizia che hanno solo migliorato il rapporto di adesso. Lui è il primo ragazzo che io abbia mai avuto e con lui voglio passare il resto della mia vita perché senza lui il mio futuro non c’è.
Ecco con questa gemma voglio ringraziare tutte queste persone per avermi scelta al loro fianco. Sono eternamente grata al destino per aver messo nella mia strada queste persone ma che sia chiaro che con loro voglio passare il resto della mia vita.
Perché alla fine sono loro che compongono la mia famiglia”.
(A. classe terza).

Gemma n° 2818

“Oggi come gemma ho portato due oggetti che parlano di due persone davvero importanti per me. Il primo è un anello con un’ape. L’abbiamo preso qualche giorno prima di iniziare la seconda superiore e da quel giorno lo indosso sempre, per me è un modo per avere sempre con me questa amicizia. Il secondo oggetto è una scatola che mi è stata regalata per i miei 17 anni, con dentro 17 bigliettini che leggo spesso quando sono triste o ho una giornata storta. Entrambe queste persone contano tantissimo per me: sono state una parte fondamentale in questi anni e onestamente una delle poche cose della scuola che apprezzo davvero, perché proprio qui ho avuto l’occasione di conoscerle. Senza di loro i giorni a scuola sarebbero stati molto più pesanti, infatti riescono spesso a strapparmi un sorriso anche quando sto male. Non so nemmeno se si rendono conto di quanto io voglia loro bene, infatti sono davvero grata di averle incontrate e di aver costruito un legame così forte. Quello che spero è che questa amicizia continui anche dopo le superiori. Anche se saremo lontane e non ci vedremo più ogni giorno, cercherò comunque di restare in contatto con loro. O anche se in futuro magari ci perderemo un po’ di vista, perché ognuna andrà avanti con la propria vita, so che mi ricorderò sempre di loro e di tutto quello che hanno fatto per me, anche semplicemente per esserci state” (A. classe quinta).

Gemma n° 2811

“Come prima gemma ho deciso di portare la frase di una canzone che a parer mio è una vera e propria poesia. La canzone è “Quel filo che ci unisce” di Ultimo ed è diventata la colonna sonora della mia vita.  Innanzitutto vorrei raccontarvi com’è nata: Ultimo l’ha scritta per una ragazza totalmente sconosciuta con cui ha passato un pomeriggio parlando e passeggiando per Trastevere. Lei poi è ritornata a Los Angeles dove viveva e lui, rimasto a Roma, dopo due settimane le ha inviato in una scatolina rossa una chiavetta USB e un testo di una canzone scritta a mano che era proprio “Quel filo che ci unisce”. Dopo 4 anni Ultimo e questa stessa ragazza hanno avuto un bambino.  Questa canzone fa parte di un album che per il cantante è molto importante cioè “Solo”. È stato pubblicato dopo due anni di pandemia in cui eravamo tutti isolati gli uni dagli altri e questo ha permesso a molti di mettersi a confronto con le proprie fragilità e insicurezze. Ecco, Quel filo che ci unisce è una speranza, uno spiraglio di luce in fondo ad un tunnel buio da cui, se sei da solo, fatichi ad uscire, ma se trovi la persona giusta tutto diventa luce.
Già questo, per me, è un motivo per cui questa canzone è magica. Inoltre, qualche anno fa, dopo aver vissuto un lutto familiare molto importante, le sue parole mi hanno accompagnata in quei giorni di sofferenza e dolore, diventando parte del mio cuore e della mia anima. La perdita che la mia famiglia ha vissuto è stata improvvisa, ingiusta e priva di una spiegazione… Tuttavia Niccolò ci ha insegnato ad andare oltre, a capire che, nonostante ciò che avevamo perduto, potevamo ancora contare su quel filo che ci unisce: un filo che va oltre gli oceani, oltre le montagne, oltre qualsiasi cielo. Qualcosa di ultraterreno, di magico. C’è una frase in particolare che dice: “tanto sai che tutto è un gioco e vince chi sorride”. Un giorno l’avevo scritta nelle mie note di Instagram perché, dopo aver letto un post della fidanzata di Ultimo in cui parlava di come sarebbe stata da mamma, avevo davvero compreso il significato profondo di questo verso.

La mattina seguente, a quella nota aveva risposto mia sorella M. chiedendomi se fosse tutto ok. Quello che le ho risposto io è arrivato direttamente dal mio cuore. Non ho usato parole dotte o significati complessi, semplicemente il mio pensiero.

Io e lei ci siamo promesse di tatuarci questa frase non appena avrò compiuto 18 anni nella parte sinistra del torace, vicino al cuore. Mia sorella ha vissuto tante battaglie, forse troppe per un’unica persona. È una donna esile ma ha una forza che potrebbe smuovere le montagne.  Non posso definirla una semplice amica.  Lei è la mia anima gemella: l’estensione della mia anima. La parte migliore di me. Un pezzo del mio cuore. La mia medicina. Il mio rifugio. La mia casa. Il mio Sole.  Non hanno ancora inventato le parole giuste per definire ciò che è lei per me.  O forse sono io ignorante, perciò faccio un passo indietro nel provare a descrivere il nostro legame perché qualsiasi cosa io possa dire non sarebbe mai abbastanza per Lei.
Quando ero piccola M. mi portava sempre in giro e faceva quello che la mamma e il papà non riuscivano a fare avendo tanti figli a cui badare. È stata la prima a portarmi nel luogo che è diventata la mia seconda casa cioè la palestra dove ballo; è stata la prima a farmi capire cosa significhi essere forti e superare le battaglie che la vita ci pone davanti, talvolta anche lasciandosi distruggere dal dolore perché è proprio da quel dolore che si può ricominciare.
Quando sarò vecchia racconterò di lei ai miei nipoti e non dirò “mia sorella”, ma il mio primo vero amore.
Forse alla fine questa mia gemma non è per la frase di Ultimo in sé, ma per la persona a cui penso quando la leggo: la mia anima gemella.
L’augurio che posso fare a ognuno è quello di trovare una persona come Lei.
Tutti meritano di essere amati come lo sono io da mia sorella.”
(A. classe quarta).

Gemma n° 2808

“Cara R.,
volevo prendermi un momento per dirti quanto sei importante per me. Il simbolo dell’infinito, sulla collana che abbiamo in comune, mi ha fatto pensare a quanto sono infinitamente grata e felice di avere conosciuto una persona come te. Ogni volta che guardo quella collana penso a quanto il nostro rapporto sia senza limiti proprio come l’infinito. Ci sono stati momenti in cui mi sentivo persa, insicura e piena di dubbi, ma tu sei sempre stata lì, per fortuna! La nostra amicizia mi ha aiutato a credere di più in me stessa, a vedermi con occhi diversi, più gentili, e a capire che essere felici è un diritto che hanno tutti. Con te mi sento accettata, accolta e libera di essere me stessa! Grazie per esserci sempre e per ascoltarmi anche quando le parole non vengono, per i consigli sinceri, le risate improvvise e anche i silenzi che valgono più di 1000 parole. Ti voglio davvero un mondo di bene e sono felice di poter condividere ogni giorno i momenti belli e anche quelli più difficili! Sarò per sempre grata di averti conosciuta in quel lontano giorno del 2020!” (G. classe seconda).

Gemma n° 2803

“Quest’anno per la gemma ho voluto portare due persone: mio papà e il mio fidanzato. L’anello rosso me l’ha regalato M., il mio ragazzo, mentre quello argento mio padre.
Hanno due caratteri molto diversi, ma sono entrambi fondamentali per me.
Io assomiglio caratterialmente molto a mio papà, può sembrare chiuso e serio, ma in realtà è una persona meravigliosa. Spesso mi dice che invece io dovrei cercare di non essere come lui su questi aspetti, ma per me diventare come lui sarebbe un orgoglio. Anche se i miei genitori si sono separati, è sempre stato molto presente nella mia vita e ha sempre cercato di rendermi felice in qualsiasi modo e, se il modo non c’era, se lo inventava. Per questo, quando sono insieme a lui per me è sempre un momento speciale, quando d’estate andiamo in spiaggia o quando in inverno andiamo allo stadio insieme.
Anche con M. non è stato tutto rose e fiori, per dei mesi non ci siamo nemmeno parlati, però ora siamo più uniti di prima.
Ormai é come se facesse parte della mia famiglia e io della sua. Mi aiuta e mi ascolta sempre e, come mio papà, fa di tutto per farmi stare bene. È un ragazzo con un cuore d’oro e così tanto che, a volte, forse è anche troppo buono con me. Anche se la nostra relazione non è gradita a qualcuno, noi cerchiamo sempre di migliorarci ed impegnarci per stare bene insieme.
Voglio tantissimo bene ad entrambi e li vorrei ringraziare per tutto quello che fanno per me.”
(A. classe terza).

Gemma n° 2801

“Oggi  ho deciso di portare un libro che, a prima vista, potrebbe sembrare insolito. In realtà, dietro quella copertina semplice si nasconde una storia straordinariamente profonda e tenera, e non potevo non sceglierlo.
Me  lo ha regalato un’amica di mia nonna: si chiamava A. Quando penso a lei, mi torna alla mente il suo viso pulito, le guance paffute e rosate, e quello sguardo limpido e innocente di un’anziana che viveva ogni giorno con gratitudine, cercando di rendere più bella anche la vita degli altri. A. era esattamente così.
Mi ricorderò per sempre che, quando andavo a trovare mia nonna, incrociavo spesso gli occhi di A.: per strada mentre passeggiava con il suo cagnolino, oppure quando andava a dare da mangiare alle sue amate pecore. La sua casa era splendida, un po’ nascosta nel bosco, proprio come piace a me. Quando decidevo di andarla a trovare , provavo un piacere sincero nel sedermi su quella sua panchina e ammirare il panorama che da lì si apriva. Lei mi aspettava sempre con gioia.
Parlavamo di tantissime cose: mi raccontava una quantità infinita di aneddoti curiosi della sua vita, riuscendo ogni volta a coinvolgermi. È vero, a volte era stancante starle dietro, perché parlava così tanto che rischiavi di perderti qualche pezzo; ma in fondo adoravo quei momenti. Era come se mi prendesse per mano e mi portasse indietro nel tempo: quando ricordava suo marito, suo figlio, quando raccontava di quando da giovane insegnava ai bambini i nomi dei fiori e delle foglie…era stata un’insegnante d’asilo.
La cosa che amavo più di tutto, però, era sentirla parlare di libri: il suo argomento preferito. Qualsiasi discorso, prima o poi, finiva sempre lì. Ed era meraviglioso, mi perdevo sempre  nelle sue parole. Non dimenticherò mai il giorno in cui mi ha portata a vedere lo studio di suo marito mancato da alcuni anni, ma sempre vivo nei suoi pensieri: due poltrone molto antiche, coperte da un velo di polvere e appoggiate al muro con incredibile delicatezza; e poi libri, ovunque. Ogni volta che la salutavo tornavo a casa con una pila di volumi che,ad annusarli, avevano quell’odore di antico, di vissuto, di memoria.
Così era lei: gentile con tutti, sempre pronta ad aiutare, sempre capace di farti sentire accolta.
Ho scelto di portare questo libro in suo onore, per mantenere vivo il suo ricordo nell’animo di tutti voi. È venuta a mancare pochi giorni fa, mercoledì 26 novembre, e da quel momento ho sentito un vuoto improvviso farsi largo nel mio cuore. Per me lei era come una seconda nonna, una compagna di vita, di avventure, un’amica sulla quale potevi contare in ogni situazione, una persona che sapeva ascoltarti, darti consigli preziosi e dimostrarti tutto l’affetto che poteva darti attraverso i suoi libri.
Questo libro parla di pedagogia e racconta il percorso che porta a diventare un buon insegnante: proprio il lavoro che sogno di fare. Lei lo sapeva e mi ha sempre sostenuta in questa scelta. Quando le raccontavo che aiutavo tutti a scuola, mi diceva sempre: «Che bella questa cosa, tesoro. Sono molto grata di aver fatto l’insegnante, e sono felice che anche tu voglia seguire questa strada».
Questo libro sarà sempre con me, con la speranza che il suo ricordo continui a vivere non solo dentro di me, ma anche in chi ascolterà questa storia. Perché le persone come A. non se ne vanno davvero: restano negli sguardi, nelle parole, nei gesti gentili che ci hanno insegnato.
E questo è il mio modo di dirle grazie: per le sue parole, per la sua gentilezza, per tutto ciò che, senza saperlo, mi ha lasciato dentro. Oggi lei è qui con me ❤️.”
(M. classe quarta).

Gemma n° 2797

“È iniziato tutto 18 anni fa, quando sono nata. Alla mia nascita, mio padre, ha deciso di regalare questo anello a mia madre in segno di gratitudine, e poi venne consegnato a me il giorno del mio diciottesimo compleanno, il giorno in cui da ragazzi si diventa adulti, pieni di responsabilità e con il mondo che ci pesa sulle spalle.
“La mia vita, la tua vita” è il bigliettino che mi sono ritrovata vicino alla scatolina il giorno più importante della mia vita.
Prima di ricevere questo regalo ho passato dei mesi intensi, fatti di ansia, stress, studio e lavoro. Voglio ringraziare i miei genitori di come mi siano sempre rimasti accanto, davanti ad ogni difficoltà, continuando a supportarmi e incoraggiarmi per il futuro, per l’amore che mi donano ogni giorno.
So di non essere una persona semplice e con carattere molto forte ma nonostante questo sono grata per i miei genitori” (G. classe quinta).

Gemma n° 2792

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la mia amica E., o meglio il legame che ho con lei. Ci conosciamo dalla prima elementare, quindi da praticamente quasi 11 anni e siamo cresciute e stiamo crescendo insieme e sono molto felice di condividere questa parte della vita con lei e spero che questo continui anche in futuro. Della nostra amicizia mi piace il fatto che non è stata “forzata” dal fatto di aver trascorso 8 anni nella stessa classe e ciò può essere provato dal fatto che nonostante abbiamo poi scelto lo stesso percorso, ma in scuole diverse, continuiamo comunque a rimanere in contatto non solo telefonicamente ma anche uscendo durante i weekend, anche se ultimamente sta diventando sempre più difficile trovare una giornata nella quale siamo entrambe libere. E. è una persona solare e sempre disponibile, non ha filtri ed è una delle cose che più mi piacciono di lei, quando siamo insieme non mi sento mai giudicata e so di poter essere sempre me stessa al 100% ed entrambe sappiamo che possiamo contare l’una sull’altra.
Per com’è oggi il mondo, pieno di invidia e persone false, sono molto grata per avere un’amica come lei che mi supporta e mi sopporta nonostante i miei difetti.”
(E. classe terza).

Un allenamento alla sorpresa (e alla gratitudine)

Ma perché le gemme? Spesso mi succede di imbattermi in esperienze o in testi che danno una risposta a questa domanda. E’ capitato con l’Ultimo banco 263 pubblicato sul Corriere da Alessandro D’Avenia e poi pubblicato sul suo blog.

“L’infelicità è carenza di sorprese. La vita ne è piena ma siamo noi a dormire: l’educazione in fondo è allenamento a star svegli e pronti a riceverle. Per questo al mattino cerco di inventare un appello diverso per «ri-svegliare» corpo e anima dei ragazzi. Qualche giorno fa ho fatto ascoltare il primo movimento del concerto per violino n.1 di Vivaldi: La primavera. Il famosissimo Allegro, forse il brano più noto al mondo, dura 3 minuti e 20, come la Donna cannone. I ragazzi l’hanno subito riconosciuto anche se magari non ricordavano nome e autore. Su una cosa però concordavano tutti: li aveva messi di buon umore in soli tre minuti.

Come ci era riuscito? Sorprendendoli. La sorpresa è infatti il primo gradino della felicità, purché per sorpresa non s’intenda la sua riduzione odierna: il bisogno continuo di choc dopaminergici da post e video per dimenticare quanto siamo insoddisfatti della vita, «sorprese» che invece di renderci vivi ci addormentano, perché sono dipendenze. Le vere sorprese (dal latino super prendere: afferrare dall’alto, esser «elevati», «sollevati») donano invece una leggerezza che non è fuga ma pieno possesso della vita, liberano perché «sorprendersi» è fare esperienza della gratuità, cioè sentire che la vita è data, gratis, anche nel ripetersi. Un arcobaleno è sempre sorprendente, così come l’Allegro della Primavera di Vivaldi.
Come fare allora a essere ordinariamente aperti all’effetto sorpresa della realtà senza il quale esser felici è impossibile?
Quest’anno quel concerto di Vivaldi compie 300 anni. Era il 1725 quando ad Amsterdam furono pubblicati gli spartiti del «Cimento dell’armonia e dell’invenzione», 12 concerti (in origine una forma musicale in tre tempi in cui il solista dialoga-contende, con-certa, con gli altri strumenti) per violino solista e archi, di cui i primi quattro sono le celeberrime Stagioni. Allora non essendoci supporti di registrazione, la musica rimaneva solo quando veniva pubblicata e accadeva solo ai più grandi. Eppure la prima esecuzione era avvenuta qualche anno prima a Venezia, in un orfanotrofio, «sorprendendo» tutti. Infatti Vivaldi, sacerdote cattolico, insegnava violino alle giovani accolte in una delle istituzioni di carità per orfani e poveri della città: l’Ospedale della Pietà, specifico per le ragazze, altrimenti destinate alla strada. In questo contesto venivano educate nel canto e nello strumento (perché nelle nostre scuole quest’arte indispensabile all’educazione è ridotta al flauto o alla melodica delle medie?), raggiungendo esiti passati alla storia (ascoltate lo Stabat Mater o il Gloria di Vivaldi). Vivaldi, detto «il prete rosso», per i capelli o per l’abito indossato da lui e dalle musiciste, dirigeva le ragazze celate da grate lignee al pubblico proveniente da tutta Europa (ne parlano anche Goethe e Rousseau) per ascoltarne l’incanto. Nelle Stagioni in particolare il musicista si era divertito a imitare i suoni naturali: uccelli, tuoni, cani, foglie, venti gelidi… tanto da stupire tutti per genialità compositiva, esecutiva e sociale, un fenomeno unico in un’epoca in cui alle donne era vietato suonare in chiese e teatri.
I miei studenti, benché fossero le 8 del mattino, erano anche loro «sorpresi», cioè elevati a un livello di vita gioioso e sollevati dalle zavorre del XXI secolo: facevano esperienza del «gratuito». Il contrario di questa esperienza è infatti il «dare per scontato», espressione nata per indicare qualcosa di acquisito (nel senso di acquistato) perché pagato subito a fronte di uno sconto: saldato vs regalato. Solo l’esperienza della vita data «gratis» e non «per scontata» (che infatti è diventato sinonimo di: «non mi sorprende più») provoca risveglio e unione, i due elementi della gratitudine, senza la quale non è possibile esser felici. Il giorno in cui si dà qualcosa o qualcuno per scontato finisce la gioia, perché la felicità è tanta quanta lo stupore: la sorpresa di un volto o un oggetto si spengono. Allora non è la felicità a renderci grati, ma è la gratitudine a renderci felici. Ci sono persone che, pur avendo tutto, non sono felici, e persone che, avendo poco, lo sono. Come mai? La differenza sta nella pratica (è un’azione) della gratitudine, che rende capaci di ricevere l’istante come un dono, cosa che purtroppo spesso ci riesce solo quando perdiamo qualcosa o qualcuno (chi ha sofferto per amore o per un lutto lo sa). Questo significa che la capacità di sorprendersi è in noi: è interiore e va allenata. Infatti tradizioni spirituali e filosofiche millenarie e molto diverse tra loro invitano a svegliarsi e vegliare, e non perché ci vogliano insonni e ansiosi come accade oggi salvo poi invocare un po’ di mindfulness a buon mercato, ma perché ci vogliono grati, cioè felici. Il cristianesimo dovrebbe produrre un’etica della gioia (la parabola delle vergini addormentate che devono partecipare alla festa lo racconta bene), perché tutto è grazia per chi ha fiducia (fede) nella vita che è infatti «eucarestia» (in greco «ringraziamento»), rito nel quale la vita stessa di Dio è data gratis, risolto spesso in una pratica da sbrigare.
Ma torniamo alle sorprese: possono riguardare anche cose brutte o consuete, perché ciò che conta è che stanno capitando a noi che siamo liberi, cioè capaci di decidere che cosa farci. Il problema non è il cosa accade ma il che cosa ci faccio. Ad esempio: che cosa ci fa un geniale musicista con delle ragazze abbandonate? Le fa diventare una Primavera immortale: Anna Maria della Pietà – violinista, clavicembalista e compositrice – fu la solista più celebrata dell’Ospedale della Pietà, a lei Vivaldi dedicò 28 concerti per violino, molti venivano a Venezia solo per ascoltarla (dopo la morte del maestro, fu lei a dirigere); Chiara della Pietà, detta «la meraviglia di Venezia» per la versatilità, suonava tutti gli strumenti a corda e a fiato; per Candida della Pietà, nota per purezza ed estensione di voce, Vivaldi scrisse arie con l’indicazione specifica «per Candida»; Apollonia della Pietà, per lei il maestro compose i suoi concerti per fagotto, strumento raro all’epoca ma che lei maneggiava come nessuno; di Barbara e Pellegrina della Pietà, cantanti soliste, le cronache riferiscono che «i forestieri, udendo le loro voci, giuravano di trovarsi in paradiso». Per queste ragazze senza cognome se non l’appellativo «della Pietà» la musica fu salvezza e riscatto. Chi le aveva ascoltate senza vederle dietro le paratie di legno, quando poi le incontrava di persona si stupiva di trovarsi davanti popolane non troppo aggraziate e dai modi semplici. Una vera «sorpresa».
La tomba della felicità è il «dato per scontato» o «dato per scartato». Chi dà per «scontato» o «scartato» non riceve, chi non riceve non è grato, chi non è grato non è felice. E la scuola è proprio il luogo in cui si impara a essere sempre aperti alla vita, dove ci si allena quindi a essere, in sequenza: svegli, sorpresi, grati, felici, vivi. A cominciare dall’appello o da un po’ di buona musica. Magari un Allegro di Vivaldi.”

Gemma n° 2782

Immagine creata con Gemini®

“Non so davvero da dove iniziare, perché descrivere la propria mamma a parole è difficile, e fare questa gemma è stato difficile anche per me. Sei una donna incredibile, forte, bella dentro e fuori.Sei amore, quello che non chiede nulla in cambio.
Lavori sempre, ti dai da fare ogni giorno senza mai lamentarti, anche quando sei stanca, anche quando vorresti solo un attimo per te. E oltre a essere una mamma fantastica, sei anche un po’ papà. Hai fatto il doppio, senza mai farmi sentire la mancanza di niente.
Hai riempito ogni vuoto con il tuo amore, con la tua presenza, con il tuo modo speciale di esserci sempre.
Sei il mio esempio, il mio rifugio, la mia casa. Ti voglio bene più di quanto io riesca a dirti a voce. E sono fiera, ogni giorno, di essere tua figlia. Hai sempre messo me al primo posto, anche nei momenti più difficili. Mi ricordo quando stavi male… e forse anche peggio di me. Ma nonostante tutto, invece di pensare a te, pensavi a me. Hai fatto di tutto per farmi stare bene, per distrarmi, per regalarmi bei momenti insieme a casa, fuori, ovunque come se il tuo dolore non esistesse” (I. classe prima).

Gemma n° 2747

“Come gemma di quest’anno, ho voluto portare questo charm di Pandora, un regalo che ho ricevuto per Natale da una persona davvero speciale per me: mia sorella V. Questo charm non è solo un semplice oggetto, ma rappresenta per me un legame profondo e indissolubile con lei.
V. è sempre stata al mio fianco nei momenti di difficoltà, sostenendomi quando prendevo un brutto voto a scuola e aiutandomi a superare le mie insicurezze. Ma non solo: è stata anche la mia compagna nei momenti più belli della mia vita, condividendo con me gioie, risate e ricordi indimenticabili.
Ora, però, le cose sono cambiate. V. non vive più con me, e in alcuni momenti sento molto la sua mancanza. La casa sembra un po’ più vuota senza la sua presenza quotidiana, e spesso mi capita di desiderare di poter tornare indietro nel tempo, a quando condividevamo ogni attimo della nostra giornata. Per fortuna, però, in famiglia abbiamo una bellissima abitudine: almeno una volta alla settimana, lei e il suo ragazzo vengono a cena da noi. Queste serate sono diventate un appuntamento fisso che aspetto sempre con impazienza, perché mi permettono di rivederla, chiacchierare con lei e sentirmi di nuovo vicina a lei, come un tempo.
Ogni volta che penso a mia sorella, provo un’enorme gratitudine e ringrazio il Signore per avermi donato una persona così speciale. È la sorella migliore che potessi mai desiderare, e se avessi la possibilità di scegliere in un’altra vita, non avrei alcun dubbio: la risceglierei ancora e ancora”.
(L. classe seconda).

Gemma n° 2696

“Fa strano dirlo, ma questa è la mia ultima gemma. Proprio per questo motivo ho pensato a lungo a cosa o chi portare, ma alla fine sono andata sul sicuro. Come ultima mia gemma infatti, ho deciso di parlare della mia nonna materna, B., per ringraziarla un po’ per tutto quello che ha sempre fatto per me.
Io e mia nonna siamo sempre state molto legate, anche perché ho passato la maggior parte della mia infanzia e della mia adolescenza a casa sua.
Molti dei ricordi più vividi della mia infanzia infatti sono proprio con mia nonna.
Ricordo perfettamente tutti i pomeriggi passati a farla disperare, dato che non riuscivo ad addormentarmi in nessun modo e allora la costringevo a prepararmi la mia tazza a forma di orso piena di spremuta di arancia e zucchero e portarmi fino alla discarica di T. per vedere i gabbiani, promettendole che solo così mi sarei addormentata (ovviamente non mi addormentavo mai).
Inoltre ogni tragitto in auto con mia nonna era sempre accompagnato da un’accurata selezione di CD di canzoni estive anni cinquanta e sessanta o di canzoni natalizie dello Zecchino d’Oro, che ascoltavamo indipendentemente dal periodo dell’anno (al 90% se ci avessero fermate in un pomeriggio di novembre ci avrebbero beccate mentre ascoltavamo Sapore di sale di Gino Paoli).
Ricordo ancora perfettamente i pomeriggi passati a preparare le frittelle, a bere il the, a cucire, a trasformare la sua casa in un museo con i miei disegni o a ripeterle disperatamente gli argomenti delle mie interrogazioni. Infatti, nonostante mia nonna non abbia mai potuto continuare a studiare, ha sempre cercato di aiutarmi come poteva nei compiti e nello studio quando non potevano farlo i miei genitori, ricordandomi quanto io fossi fortunata a poter andare a scuola e dandomi quel pizzico di motivazione in più.
Mia nonna inoltre è sempre stata (ed è ancora) un po’ la mia complice. Quando litigavo con le mie amiche o una verifica non andava come speravo infatti, era sempre lei la prima a saperlo (anche se poi andava subito a dirlo a mia mamma, pure quando le facevo promettere che non lo avrebbe fatto).
Avrei ancora tantissime cose da dire, ma meglio finire qua perché sennò non la finisco più.
Insomma, ci tenevo a concludere la mia serie di gemme ringraziando per bene la nonna B. per tutto quello che ha fatto e continua a fare per me”.
(B. classe quinta).

Gemma n° 2536

“Come gemma ho deciso di portare una persona a me tanto cara, mia sorella. Non mi è servito pensarci tanto sul cosa portare, sapevo già che lei fosse la persona giusta. Io ho cominciato a far parte della sua vita in un momento preciso della sua infanzia, ma lei ha fatto parte della mia fin dal primo momento. Con lei condivido i ricordi più belli, i sorrisi più veri. È sempre stata il mio punto di forza, il mio punto di riferimento, e se adesso sono qui, è grazie al suo supporto. In ogni mio momento difficile, sapevo che potevo contare su di lei, le sue parole sarebbero state la verità che mi avrebbero aiutata ad andare avanti. Non riesco ad immaginarmi un passato o un futuro senza averla accanto, so che tutti i momenti che passeremo saranno momenti che ricorderò con felicità. Lei, in fondo, è la mia felicità, l’unica cosa di cui ho bisogno. Non smetterò mai di ringraziarla per aver illuminato il mio cuore e spero di essere anche io, per lei, il pilastro che lei è stata per me” (G. classe prima).

Gemma n° 2520

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare questo peluche che mi è stato donato da neonata. Si tratta di un piccolo panda regalatomi dai miei nonni pochi mesi dopo la mia nascita. Fin da subito me ne sono affezionata, era uno tra i tanti peluche che stava nel box con me però in lui ho sempre trovato qualcosa di più interessante e bello rispetto agli altri.
Forse perché ci giocavo spesso con mia nonna così da farlo diventare una parte molto importante nella vita di un neonato: infatti il nome ‘panda’ é stata la prima parola che ho pronunciato. Di preciso non so come io ci sia riuscita, non me lo ricordo ovviamente, ma secondo alcune fonti avevo sempre sotto il braccio quel piccolo panda e grazie all’aiuto di mia nonna, la quale costantemente mi ripeteva il nome di quell’oggettino, da un giorno all’altro quella parola è uscita dalla piccola boccuccia.
Si tratta di un oggetto molto importante per me non solo per il valore affettivo ma anche per il fatto che rappresenta la cura con cui i miei nonni mi hanno accolta nei miei primi mesi di vita. Sono molto grata per il dono di aver avuto dei nonni amorevoli, ho potuto sperimentare con loro la vicinanza, la tenerezza e la saggezza. Mi hanno insegnato cosa significhi essere benvenuta al mondo, fare parte di una storia familiare, una storia da custodire” (S. classe prima).

Gemma n° 2505

“Ho deciso di portare questa gemma perché l’ho trovata in realtà molto carina e anche divertente.
Mia mamma per le vacanze di Natale ha deciso di comprare questo per appenderlo sulla parete della casa. lo all’inizio mi sono messa a ridere perché le renne con sopra i nostri nomi erano troppo simpatiche. Poi l’ho portata perché come dice la frase “insieme è sempre Natale” è quella che più ci rappresenta come famiglia, perché siamo molto uniti e ho un legame bellissimo sia con i miei genitori che con i miei fratelli. E sono molto grata di questo” (M. classe quarta).

Gemma n° 2503

“Mia madre è la persona più importante della mia vita; quando ho bisogno la trovo sempre vicino a me e non mi ha mai lasciato da solo e senza risposta. Ha fatto tutto, ha speso tanto per me e io devo restituirle tutto quello che ha fatto per me e i suoi sacrifici” (A. classe prima).

Gemma n° 2485

“Devo essere sincera: mi sono venute molte idee per la mia gemma e ho cambiato idea molte volte ma in fondo sapevo che alla fine avrei portato questa. Come gemma di oggi ho deciso di portare mia nonna. Devo dire che a me viene molto difficile parlare di lei e anche solo a pensare a lei dal semplice fatto che con lei ho un rapporto molto forte e semplicemente speciale. Ma ho deciso di farlo per lei, per tutto quello che ha fatto. Ho scelto lei perché pensavo che si dovesse portare qualcosa che ti fa smuovere qualcosa dentro e che ti faccia commuovere al solo pensiero e per me è così. Mia nonna è la persona più dolce che conosca e fin da quando sono piccola non c’è cosa che lei non abbia fatto per me. Lei ci tiene tanto a me, forse troppo, perché anche solo ad abbracciarmi o solo al pensiero che io debba andare si commuove. Vorrei far provare a tutti la sensazione che si prova ad un suo abbraccio, a una sua carezza: io non mi vorrei sentire in modo diverso e in luogo diverso. Lei, ogni volta che ci vediamo, mi ripete che mi darebbe tutto il suo cuore. Io so che purtroppo la vita non è eterna ed è per questo che anch’io voglio darle qualcosa per ricordarsi di me in futuro, spero il più lontano possibile. Io so che non rimarrò mai sola perché una parte di lei sarà sempre in me e viceversa. Io non riesco a dirle l’immenso bene che le voglio, ma anche in un singolo abbraccio le dimostro e le do tutto quello che ho.
Dal covid in poi è stato tutto in salita e lei ha passato momenti non troppo facili e vedevo in lei spegnersi il suo sorriso che mi riservava sempre. E mentre lei superava le sue difficoltà, non c’era momento in cui io non mi preoccupavo per lei e che non piangevo sperando che riprendesse la luce che si portava dentro, che mi illuminava e la illuminava. Probabilmente anche la distanza ha giocato la sua parte ma finalmente ora la rivedo prendere in mano ciò che è rimasto e ricominciare qualcosa di nuovo o qualcosa di perso. Da piccola io vedevo i fatti, ma non vedevo ciò che c’era dietro e solo ora che ho imparato a conoscerla di più ho capito che tutto quello che ho l’ho preso da lei. Se io non avessi avuto la fortuna di avere una nonna così io non sarei minimamente la persona che sono oggi e oggi senza di lei cadrei e non riuscirei più ad alzarmi. Lei per me ha dato tutto, tutto l’amore, la fatica, l’affetto e la passione che aveva e ora è più che giusto che io faccia questo per lei. Ogni volta che sto per mollare penso a lei, a lei che non ha mai mollato per me e quindi neanche io lo farò.
Tutte queste cose io le ho trovate dentro una parte di una canzone, a cui inizialmente non facevo caso ma poi ne ho capito il significato.
“Parlarti di quello che sento mi sembra impossibile
Perché non esistono parole per dirti cosa sei per me
Tu mi hai insegnato a ridere
Tu mi hai insegnato a piangere
L’ho imparato con te che certe volte un fiore cresce anche nelle lacrime
Ma non è facile
Se non sei con me”

Tutto questo per dirti nonna, che sei tutto e ti voglio un bene infinito e all’infinito.
(S. classe prima).