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Le 12 tesi di Spong. 10

Pubblico la decima tesi di John Shelby Spong. Qui la cornice di inquadramento del suo lavoro e qui la fonte.

La preghiera non può essere una petizione fatta a una divinità teista perché agisca nella storia umana in un Beim-Angeluslaeutendeterminato modo.
Di tutti i temi di cui mi sono occupato, quello della preghiera e della sua efficacia è sempre quello che suscita maggiori reazioni. Credo che sia perché, in ultima istanza, la preghiera è l’attività attraverso cui le persone definiscono chi è Dio per loro e cosa intendono con la parola “Dio”. (…).
La maggior parte delle definizioni della preghiera poggiano su una concezione teista di Dio. (…). Così, si percepisce la preghiera come un’attività rivolta a una figura esterna che possiede un potere soprannaturale di cui non dispone chi prega. La preghiera diventa allora una petizione di chi è impotente verso il potente, perché agisca in modo tale da fare per il richiedente quello che lui non può fare da sé e quello che desidera che succeda. In questa concezione, l’attività della lode, che tanto spesso accompagna la preghiera, diventa una sorta di adulazione manipolatrice. (…). Si tratta di una concezione in cui la preghiera risulta, in fin dei conti, idolatria, un tentativo di imporre a Dio la volontà umana. È l’idolatria che consiste nel trasformare Dio in colui che farà quello che dico io, e si basa sulla presunzione che io sono superiore a Dio, che io so cosa è meglio. E in tal modo si assume anche il fatto che Dio è un’entità separata, che non è necessariamente in contatto con l’umano, eccetto che attraverso interventi miracolosi. (…).
La vita è così piena di tragedie, di malattie e di dolore che nel più profondo di noi sappiamo che questo tipo di preghiera è un’illusione. Tuttavia, il dolore della vita fa sì che, invece di riconoscere questo carattere illusorio, le persone pensino di essere così cattive da meritare non la benedizione di Dio, ma la sua ira.
(…). Cos’è allora la preghiera? Non sono le richieste degli umani a un Dio teista che è al di sopra del cielo affinché intervenga nella storia o nella vita di chi prega. La preghiera è piuttosto lo sviluppo della coscienza che Dio opera attraverso la vita, l’amore e l’essere di tutti noi. La preghiera è presente in ogni azione che fa sì che la vita migliori, che il dolore sia condiviso o che ci si faccia coraggio. La preghiera è sperimentare la presenza di Dio, la quale ci porta ad unirci gli uni agli altri. La preghiera è quell’attività che ci fa riconoscere che “è dando che si riceve”, per usare le parole di San Francesco. La preghiera è più nella vita che viviamo che nelle parole che diciamo.
Per questo San Paolo ha potuto esortarci a “pregare incessantemente”. Ciò non significa che dobbiamo recitare preghiere ogni momento. Significa che dobbiamo vivere le nostre vite come una preghiera, camminare attraverso la tragedia e il dolore sapendo che in realtà non procediamo da soli. La preghiera è sapere e capire che possiamo essere le vite attraverso cui il divino entra nell’umano. La preghiera è il riconoscimento che viviamo in Dio, che è la Fonte della nostra vita, la Fonte del nostro amore e il Fondamento del nostro Essere. (…).”

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Idolatri senza dèi

dèi

Riporto parte di un testo che sto leggendo di Salvatore Natoli e che è per me fonte di molte riflessioni.
Un argomento o un personaggi esistono se appaiono nei media. Se escono di scena è come se non fossero mai esistiti. Ci sono personaggi – e molti – ma c’è assenza d’opera. Fantasmi di verità, fantasmi di libertà. Peraltro, la comunicazione di massa vive e si alimenta di scoop, crea icone e devoti; fan impazziti eseguono danze tribali intorno all’idolo del momento. A ciò si accompagna una sorta di superstizione delle cose, la dipendenza – a seconda delle persone – da questo o quell’oggetto, quasi fosse un amuleto della vita quotidiana. […]
Che fine ha fatto l’Illuminismo? […] la nostra contemporaneità … certamente mostra segni di cattiva salute e quello di essere idolatri senza neppure dèi è il più preoccupante. L’esito tragico del titanismo novecentesco ha mostrato come fossero fallaci quegli idoli a cui si erano innalzati altari e sacrificate vittime, ma dalle ceneri dei titani è emersa una miriade di idoli tascabili. Dèi di un giorno, ed è già troppo. Gli dèi minori che oggi popolano la terra hanno poco da spartire con gli antichi dèi, nel cui nome si celebravano i grandi misteri della vita: la generazione, la nascita, la morte. La stessa idea cristiana di salvezza – promessa e mai compiuta – si è spenta. Al suo posto è subentrata quella di benessere, e la felicità, lungi dal coincidere con la realizzazione di sé, è identificata piuttosto con l’efficienza, con l’effetto fitness. Oggi più che un politeismo tollerante ci imbattiamo in un monoteismo perverso: l’Io/Dio.”
(Salvatore Natoli, “Non ti farai idolo né immagine”, Il Mulino)

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La sfinge idolatra

In Egitto c’è chi, dopo aver distrutto le statue del Buddha di Bamiyan in Afghanistan, pensa che Piramidi e Sfinge vadano distrutte in quanto simbolo di idolatria… Ne scrive Asianews.

piramidi-e-sfinge-t6989.jpg“Gli operatori turistici egiziani temono una deriva islamista del Paese e attaccano l’imam salafita Murgan Salem al-Gohary che in un programma televisivo andato in onda su TV2 Channel ha proposto la distruzione delle Piramidi di Giza e dalla Sfinge perché simbolo di idolatria. Questa ennesima dichiarazione si aggiunge alle decine di minacce dei salafiti contro il patrimonio artistico egiziano e i luoghi di vacanze, che rappresentano uno dei principali settori di impiego per la popolazione. Ihab El-Badry, leader della Coalition To Support Tourism, ha depositato oggi una denuncia ufficiale al presidente Morsi, al Premier e al ministro del Turismo accusati di non fare nulla per controllare gli islamisti. “Anche se finora sono solo dichiarazioni – afferma – esse stanno devastando il nostro settore. Esse fanno il giro del mondo e questa per noi è solo pubblicità negativa. I turisti ora sono restii a viaggiare in Egitto, hanno paura”.

Conosciuto in tutto il Paese per le sue posizioni estremiste, Murgan Salem al-Gohary ha passato diversi anni in carcere durante il regime di Mubarak proprio per la sua attività vicina ai terroristi islamici. Intervistato dal programma di Tv2 Channel il leader salafita si è vantato di aver combattuto con i talebani in Afghanistan e di aver partecipato alla distruzione delle statue dei Buddah di Bamiyan, sottolineando che statue e beni archeologici dell’antico Egitto potrebbero fare la stessa fine. “Le piramidi e la Sfinge – ha affermato il leader salafita – sono degli idoli che offendono l’islam e vanno distrutte come i Buddah dell’Afghanistan. Dio ha ordinato al profeta Maometto di distruggere le statue degli idoli, ogni egiziano che si professa islamico deve fare lo stesso”. Trasmessa il giorno dopo la grande manifestazione pro-sharia organizzata dagli islamisti, l’intervista ad al-Gohary ha scatenato numerose polemiche nel Paese, che non si sono limitate agli operatori turistici, ma hanno reso più rovente il dibattito fra democratici e islamisti sull’inserimento della legge islamica nella nuova costituzione.

Sfruttando l’onda della primavera araba egiziana e il vuoto di potere creatosi dopo la caduta di Mubarak, il partito ultraconservatore salafita è riuscito a diventare la seconda forza più influente in parlamento dopo i Fratelli Musulmani. Secondo Ahmed Osman, autore televisivo, la maggior parte dei salafiti la pensa come al-Gohary e vorrebbe le statue o distrutte o coperte da teli per nascondere le parti che offendono l’islam. La controversa posizione dell’imam salafita e dei suoi seguaci è però contestata anche all’interno degli ambienti islamisti. Abdel Fattah Moro, vicepresidente del partito islamico tunisino Ennadha, sostiene che i salafiti sbagliano a leggere il Corano. Secondo il libro “il profeta ha distrutto gli idoli perché la gente li adorava, ma nessuno adora la sfinge e le piramidi”, quindi non vi è alcun motivo di distruggerle. Nonostante le rassicurazioni di Fratelli Musulmani e altri leader di partiti islamici sul tenere la religione lontano dalla politica, essa sta entrando progressivamente nella istituzioni e atti un tempo inconcepibili sono sempre più giustificati dalle autorità. Nel novembre 2011 il partito al-Nour ha coperto con dei veli le sirene della fontana di Zeus situata nel centro di Alessandria. Un altro esempio della progressiva islamizzazione della società egiziana è la recente scelta di 250 hostess della Egypt Air di indossare il velo islamico a bordo degli aerei, prendendo esempio dai vicini Paesi del Golfo: Qatar, Emirati arabi, Arabia Saudita. Fondata nel 1932 la compagnia di bandiera egiziana non ha mai applicato l’obbligo islamico del velo, che durante il regime di Mubarak era una sorta di tabù.”