“Quest’anno come mia prima gemma ho deciso di portare mio zio. Ho scelto lui perché è una delle persone più importanti della mia vita ed inoltre negli ultimi anni è quella con cui mi confido di più. Il rapporto che c’è tra di noi in certi casi potrei definirlo come fraterno perché come fratello e sorella la maggior parte del tempo ci diamo fastidio facendoci scherzi e dispetti. Io e mio zio condividiamo molte passioni come il tennis e la F1 che ogni fine settimana da quand’ero piccola guardiamo assieme sdraiati sul divano di casa sua. Sono grata di avere uno zio come lui che ogni volta che sono triste mi fa tornare il sorriso e non mi fa pensare ai problemi e anche se non glielo dico quasi mai lui sa che gli voglio un mondo di bene” (G. classe prima).
“La ricerca della gemma si è rivelata più ardua del previsto. Ho cercato di pensare a qualcosa di fondamentale, di cui non potessi fare a meno, e mi sei subito venuta in mente tu, zia S.. La sia Sa (a lei piace essere chiamata così) é la mia prozia, la sorella della nonna e … la mia amica del cuore. Fin da piccola mi ha accompagnato mano nella mano lungo il percorso chiamato vita ed é stata l’unica che per me c’è sempre stata e sempre ci sarà, l’unica che mi ha sostenuto durante i momenti difficili e mi ha cresciuta strappandomi un sorriso. Lei per me è più di una zia, lei è la mia anima gemella, e sono fermamente convinta che siamo legate da un filo rosso, con un nome solo nostro, invisibile e indissolubile ma che ci rende una cosa sola; e che anche a chilometri di distanza o tra un’eternità, quando saremo perse nell’oscurità, io tirerò un po’ lei tirerà a sua volta, permettendoci di ritrovarci. Io e la zia abbiamo vissuto le medesime esperienze, ci basta uno sguardo per capirci: non c’è forma d’amore più bella. Noi siamo complici, d’altro canto lo siamo sempre state, come quando da piccola senza dirlo a nessuno abbiamo deciso di scappare e andare al mare passando così una giornata che non scorderò mai. Lei ha fatto di tutto per me: ha lasciato il suo lavoro per starmi vicino siccome i miei genitori non potevano, mi asseconda sempre e non mi dice mai di no. Quello mio e della zia è un amore che non si può spiegare a parole e che non è quantificabile. Non so bene cosa ci sia dopo l’infinito ma io la amo più di quello. Le farfalle non riescono a vedere le proprie ali, e in un momento in cui io non vedevo le mie lei ha messo da parte se stessa per farmi brillare. E proprio come una farfalla lei vorrebbe che spiccassi il volo e andassi lontano e, come mi ha insegnato, non importa se cado perché alla fine ci sarà lei a prendermi. In un momento difficile, quando ero sola in un letto di ospedale, mi sentivo persa ma é stata proprio la zia a ricordarmi chi sono. Ecco senza di lei sarei nulla, lei è il mio tutto e, nonostante le litigate, nonostante tutto quello che le ho fatto patire, voglio ringraziarla. E anche se non ci vediamo ogni giorno io la amo ogni giorno incondizionatamente. Penso spesso a quanto io stia diventando grande e come lei mi abbia visto crescere, e ci sia sempre stata dal mio primo respiro. Più il tempo passa e più mi rendo conto che vorrei fermarlo, metterlo in pausa e premere replay, per poter rivivere tutto da capo, ma purtroppo non è possibile. So che il nostro tempo va a diminuire e non ce ne resta ancora molto: voglio vivere ogni secondo con la mia zia innamorata della vita senza sprecarne neanche un attimo. Questa gemma è per lei e per tutto quello che ha fatto per me, io invece spero solo di averle lasciato qualcosa in cambio e di aver fatto qualcosa per lei. Ho scelto un qualcosa che ci legasse, come la musica, come una canzone, ma non una qualsiasi: la nostra canzone. La canzone che appena parte ci guardiamo e iniziamo a cantare a squarciagola, quella canzone che mettiamo sempre appena salite in macchine: Ragazza magica di Jovanotti. Questa canzone mi fa pensare a lei e mi piace vivere nei nostri ricordi e nei bei momenti passati assieme, anche se so che devo andare avanti. Ma so anche che lei non se ne andrà via mai del tutto, e che ovunque andrò un pezzetto di lei sarà sempre con me. Sei scolpita nel mio cuore Zia”. (E. classe prima).
“Come gemma, siccome è l’ultimo anno, ho deciso di portare una persona; M., la mia collega-coinquilina di Lignano. L’ho conosciuta quest’estate facendo la stagione e penso che sia stata la persona più importante che ho conosciuto in quest’ultimo anno e che mi ha insegnato di più. Quando è arrivata a Lignano a metà luglio abbiamo legato molto in fretta e mi è subito sembrato come se la conoscessi da sempre. Passavamo praticamente 24 ore su 24 insieme e, non si sa bene come, siamo riuscite a non litigare mai. È stato un po’ come se fosse la mia sorella maggiore per 3 mesi. Purtroppo lei fa l’università a Torino e per questo motivo non ci vediamo molto spesso, però ci sentiamo quasi tutti i giorni. Nonostante ciò mi mancano i discorsi in terrazza fino alle 6 del mattino, andare in discoteca in bicicletta, fare pranzo alle 3 di pomeriggio e spettegolare su tutti i clienti. Questa qua è la letterina che mi ha dato l’ultima sera in appartamento” (S. classe quinta).
“Eravamo due ragazzi delle medie, che consapevoli che alle superiori sarebbero stati gli unici rappresentanti del sesso maschile avevamo capito di dover fare squadra. Io e R. eravamo amici già prima, ma le superiori ci hanno reso migliori amici. E frequentandolo ho cominciato a conoscere il suo amico/vicino di casa, M. Tutto comincia quando al suo quindicesimo compleanno, nel 2021, mi chiede se fosse un problema per me che ci fosse anche M. “Assolutamente no” gli dico io. D’altronde lo conoscevo già da prima, ero stato con lui e R. al cinema qualche volta e ci avevo anche parlato a ricreazione alle medie ogni tanto, ma non potevo considerarlo effettivamente un mio amico. Da quel compleanno è nato un trio, il nostro trio. Tre personalità totalmente differenti, ma che in un modo o in un altro si completano. Interessi per certi versi simili, per altri distanti anni luce. Di acqua ne è passata sotto i ponti, abbiamo vissuto avventure da divertenti al limite del grottesco, da quando ci siamo accampati in riva ad un lago per due giorni facendo finta di essere pescatori provetti a quando io e M. siamo scesi in corriera fino a Lignano per trovare R. (che lavorava là), e poi alle cinque del mattino ci siamo trascinati in autostazione e abbiamo preso una corriera per tornare a casa. Ho tanti amici, anche se con alcuni perderò i contatti so che con loro, dovessimo anche vivere uno in Giappone, uno in Australia e uno negli Stati Uniti non ci perderemo mai. Io sarò sempre con loro. E loro saranno sempre con me” (L. classe quarta).
“Oggi ho deciso di portare come gemma questa collana che è molto importante per me. È importante perché a regalarmela è stata una delle persone più significative della mia vita. Non lo conosco da molto, da solo qualche mese, ma fin da subito mi sono sentita bene, come se lo conoscessi da una vita. Purtroppo non abbiamo modo di stare assieme essendoci di mezzo la distanza, ma nonostante questo so che lui per me ci sarà sempre come io per lui. Mi ha aiutata e mi aiuta ancora oggi a dare il massimo di me, quando ho bisogno di qualcuno con cui parlare so che lui è sempre pronto ad ascoltarmi e per questo sono grata di averlo nella mia vita” (B. classe seconda).
“Oggi come gemma volevo dedicare qualche riga alla mia migliore amica V. per esprimere quanto la nostra amicizia sia significativa per me. Anche se ci conosciamo da relativamente poco, mi hai dimostrato di essere non solo una compagna per qualsiasi situazione ma anche un faro di luce nei momenti bui che cerca di diventare più luminoso quando tento di rimanere al buio. Le risate che condividiamo e i momenti di conforto che mi offri sono solo alcune delle gemme della nostra amicizia e ogni giorno mi rendo conto di quanto sia fortunata ad averti accanto. Attraversando alti e bassi la tua presenza è stata un costante supporto. Guardando indietro, rifletto con gratitudine su tutti i ricordi che abbiamo costruito insieme. Ogni momento trascorso con te è un capitolo prezioso del mio racconto. La tua amicizia è un regalo che continuo ad apprezzare ogni giorno, e sono entusiasta di vedere cosa ci riserverà il futuro insieme. Ti auguro tante cose belle e molta fortuna in qualsiasi ambito della tua vita e spero di esserne per sempre partecipe” (G. classe seconda).
“S. è la luce costante nella mia vita, un faro che guida il mio cammino nei giorni di sole e nei momenti più bui. La sua presenza è un abbraccio confortevole che lenisce le ferite della mia anima, un sorriso che illumina anche i giorni più grigi e un animo gentile che sta guarendo un cuore che lei stessa ha lottato tanto perché non si rompesse. La profondità della nostra connessione mi ricorda tanto quella tra Meredith e Cristina, un legame che supera le parole e si intreccia con i battiti del cuore. Abbiamo condiviso risate contagiose che risuonano nell’aria come una melodia di gioia. Abbiamo affrontato le tempeste insieme, navigando tra le sfide delle nostre giovani vite con il sostegno reciproco che solo un’amicizia autentica può offrire. Come Cristina è stata il porto sicuro di Meredith, così S. è, e sarà sempre, il mio rifugio, il luogo in cui posso rintanarmi quando il mondo diventa un posto troppo rumoroso, dove posso essere completamente me stessa senza paura di sentirmi sola o incompresa. S. è la mia “Cristina”, la mia persona, come diceva la dottoressa Grey. È la mia compagna di avventure, la spalla su cui piango senza sentirmi giudicata e la persona che zittisce tutti i miei pensieri nell’esatto momento in cui la vedo. È una persona che affronta la vita a braccia aperte anche quando quest’ultima le volta le spalle ponendole di fronte gli ostacoli più insormontabili. Anche se non glielo dico spesso e lei, molto probabilmente non se ne rende sempre conto, è la persona più forte che io conosca, coraggiosa e determinata, così come Cristina. Ha la capacità di capirmi senza bisogno di parole, proprio come Cristina capiva Meredith. La sincerità reciproca è il pilastro su cui si fonda la nostra amicizia, e la sua presenza è un conforto costante nei momenti di incertezza. È lei che c’è sempre nei momenti in cui l’unica cosa che voglio è rimanere sola, che fa in modo che tutto sia ok anche quando è evidente che non lo sia, e che, quando ridiamo, riporta in vita la bambina che ero, spensierata e felice, e che fa risuonare in tutto l’universo la melodia di inside out”. (G. classe quarta).
“Ho pensato tanto a cosa poter portare come gemma e ammetto che inizialmente ho avuto varie difficoltà a trovare un oggetto a cui sono particolarmente legata, ma alla fine l’ho trovato. Ho scelto infatti questo braccialetto che mi ricorda un mio caro amico che ho conosciuto alle medie e con cui ho legato moltissimo. Lui è stato per me come un fratello e un fondamentale punto di riferimento, durante uno dei periodi più strani e più brutti della mia vita, dove tutti mi odiavano e mi evitavano. Se riguardo questo bracciale mi tornano alla memoria tutti i bei momenti che ho passato con lui: quando ci vedevamo ogni giorno a ricreazione nei corridoi e ci abbracciavamo, quando in pullman ci sedevamo vicini e ridevamo durante il tragitto per arrivare a scuola e quando in gita stavamo sempre insieme: eravamo uguali a Cip e Ciop. Questo bracciale è l’ultimo ricordo che possiedo di lui in quanto dopo le medie abbiamo preso due strade totalmente diverse, infatti lui ora frequenta l’artistico e io questo liceo. Non ci vediamo da questa estate e mi manca moltissimo, ma posso dire di avere passato dei bellissimi momenti grazie alla sua compagnia” (A. classe prima).
“Come gemma di quest’anno ero molto indecisa, ma alla fine ho deciso di portare questa foto che ritrae me e mia cugina. Ho scelto lei anche come santola della mia Cresima e per me è un grande punto di riferimento. E. ha 11 anni in più di me, abita a P. e abbiamo 2 routine molto diverse che non ci permettono di vederci molto spesso ma comunque lei per me è come una sorellona che non ho, alla quale posso raccontare qualsiasi cosa; avendo anche lei passato da poco la mia età, alcune volte mi sento più a mio agio a chiedere qualche consiglio a lei che a mia madre. lo e mia cugina abbiamo un modo di fare molto simile, siamo entrambe solari, dirette, determinate e quando avrò anche io 27 anni mi piacerebbe vivere la vita come fa lei facendo un lavoro che mi piace, viaggiando e passando momenti con la famiglia. Mi auguro anche io di essere una cugina speciale per lei e che nonostante il tempo e le distanze io ci sono sempre per lei e lei sempre per me” (A. classe seconda).
“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è il mio migliore amico, F. Lui è come un piccolo raggio di sole che illumina le giornate grigie della mia difficile adolescenza,è il compagno di mille risate, il confidente dei segreti più profondi e il pilastro su cui posso contare in ogni situazione. Insieme abbiamo condiviso risate alle volte incontrollabili ma anche lacrime silenziose nei momenti che per l’uno o per l’altro erano complicati. Abbiamo vissuto molte “avventure”, se così possiamo definirle, ma anche momenti duri e tristi ed è forse proprio grazie a quelli che il nostro legame si è rafforzato. F. è il tipo di amico che non giudica mai, ma che ti sostiene sempre, anche quando commetti gli errori più banali e la cosa più bella di lui è che nonostante mi dia dei consigli ed io chiaramente non gli do retta non mi rinfaccia il fatto che ciò che mi aveva detto lui era corretto. Lui è l’unica persona che riesce a capirmi anche solo con uno semplice sguardo, che capisce subito se sono giù di morale e che mi conosce veramente. Non c’è momento troppo piccolo o problema troppo grande che non possiamo affrontare purché sia insieme. La sua presenza in questo periodo è fondamentale perché è un rifugio in cui posso essere completamente me stessa senza paura di essere giudicata”. (A. classe seconda).
“Come gemma di religione quest’anno ho deciso di portare i miei nonni materni: D. e G. I miei nonni sono la mia infanzia e il dono più prezioso che ho; ricordo i pomeriggi passati da loro, talvolta cucinando con la nonna, talvolta uscendo a camminare con il nonno o giocando a briscola assieme; cose semplici che però mi hanno lasciato dentro grande serenità. Oggi, per diversi motivi, trascorro meno tempo con loro, ma conservo nel mio cuore ogni singolo istante di spensieratezza e gioia passato in compagnia e non li ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che hanno fatto e fanno tuttora per me e la mia famiglia. I miei nonni ci sono sempre stati, senza se e senza ma, sempre, qualsiasi cosa non andasse loro c’erano, qualsiasi cosa di cui fossi felice glielo dicevo, qualsiasi cosa, loro sono sempre stati disponibili e lo sono tuttora, fanno tutto quello che possono per vedere sempre tutti felici. Ci tengo tanto a loro, come ci tengo tanto a questa foto che gli ho scattato nel corso dell’estate 2022, durante le vacanze trascorse assieme a Lignano. Sono dunque passati due anni da quando l’ho scattata, e non nego che non sia cambiato nulla, gli incidenti di percorso ci sono stati, ma d’altronde è normale che sia così, con l’amore e la forza si supera tutto. Ho scelto questa foto perché ritrae perfettamente, anche dopo 50 anni di matrimonio, quello che è ancora adesso il loro rapporto, basato sulla complicità e l’affetto, nonostante la vita li abbia messi più volte alla prova di fronte a situazioni difficili. Se mi chiedessero come vorrei arrivare a 70 anni, forse direi: “vorrei essere come mia nonna per la sua semplicità, la pazienza, la complicità e la tenacia nel saper andare avanti sempre, soprattutto nei momenti difficili e vorrei essere come mio nonno per il suo altruismo, bontà d’animo e la costante attenzione verso il prossimo… insomma, spero da grande di renderli fieri di me” (G. classe seconda).
“Vivi d’amore… ho scelto questa frase, che mi disse mia madre durante una conversazione, tra una frase e l’altra. Lo disse senza darci un peso, quasi un po’ a caso, ma da quel momento mi è rimasta particolarmente impressa. Penso sia la cosa più vera che qualcuno abbia detto di me, mi rispecchia appieno. Io vivo veramente d’amore, trovo che senza non possa esserci vita che possa essere degna d’essere chiamata tale. Parlo dell’amore platonico per un amico, dell’amore per la musica, dell’amore per un libro, per uno sport e per praticamente tutto quello che caratterizza la vita e l’essere di ognuno di noi. Poi, ovviamente, c’è anche l’amore inteso come, secondo definizione, “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”. Io in prima persona attualmente sto provando, come la maggior parte dei miei coetanei, un amore adolescenziale; tra esattamente due settimane saranno due anni che staremo insieme, e trovo che, guardando anche le esperienze di altri, al giorno d’oggi sia un grande traguardo per due diciassettenni. Ho notato che spesso le relazioni che si hanno a quest’età possono essere “denigrate” da altri, più grandi e con più esperienza sicuramente… “siete troppo piccoli cosa volete saperne dell’amore” … ecco, non trovo che si possa valere la stessa cosa per me ed il mio ragazzo. Sarò sicuramente anche di parte, ma sono sicura che se altri avessero dovuto passare le situazioni che abbiamo passato noi due avrebbero preso strade separate, invece noi abbiamo avuto la forza di rimanere insieme, uno accanto all’altra, al momento del bisogno e non solo. C’è voluta forza di volontà sicuramente, ma, alla fine, se non mettiamo tutti noi stessi per l’altro che senso ha? Siamo letteralmente cresciuti insieme, siamo maturati insieme e, so che può sembrare banale come cosa, ma non pensavo di poter mai provare sentimenti del genere per qualcuno. Non glielo dico spesso, ma ho la sensazione che me l’abbia mandato qualcuno da lassù per curare le mie ferite”. (K. classe terza)
“Quest’anno come Gemma ho deciso di portare G., o come la conoscono tutti i miei amici e la mia famiglia, Nonna G. La nonna è sempre stata nel cuore di tutte le persone che l’hanno conosciuta. Da quando sono nata, dati i turni più vari e improbabili dei miei genitori, lei mi ha fatto da seconda mamma: dormivo da lei nel suo letto perché il nonno se n’è andato poco dopo la mia nascita , mangiavo da lei, andavo lì dopo scuola… Di solito durante il periodo dell’asilo mi svegliavo alle 7 e il papà mi portava a casa sua per fare colazione mentre mi faceva le trecce ogni mattina. A 12 anni ho litigato con i miei genitori perché, nonostante casa sua non fosse così moderna, volevo a tutti i costi comprarla una volta cresciuta e abitarci. Con lei ho passato anni a colorare rigorosamente dentro ai bordi, a guardare la tv, a cercare di fare esercizi di matematica che lei purtroppo con la quinta elementare sapeva risolvere ancora meno di me che già non ci capivo niente. E nonostante questo mi è stata sempre vicino. Ho avuto la fortuna di aver avuto una nonna che abitava vicino a tutte le scuole che ho frequentato prima di scoprire Udine. Infatti, al contrario dei ragazzi del mio paese chiusi nella stessa dimensione, io mi sentivo speciale, anche se un po’ esclusa da loro, ad avere una doppia vita perché il pomeriggio ero fuori con i miei amici a P. e infatti le persone importanti sono diventati loro. Ho avuto la fortuna di aver avuto una nonna che dentro è sempre stata una bambina, che faceva il contrario di quello che le dicevano i miei per vedermi felice, come comprarmi gli ovetti kinder: è stata la persona con cui bisognava mantenere i primi segreti infatti, con cui si mangiava di tutto, ci si riempiva di gelato senza che la mamma lo venisse a sapere. E se lo veniva a sapere si sghignazzava comunque sotto i baffi. Lei mi ha insegnato non tutto, ma buona parte, come ci si arrangia, come vedo la nonna ideale, come si raccontano battute in friulano che non sono divertenti ma che fanno ridere per la loro banalità, come reagire ai primi atti di bullismo nei miei confronti. A 5 anni mi aveva già reso una discreta giocatrice di scala quaranta. Ora la vedo quasi ogni giorno ma sono cambiate delle cose: io non ho la scusa per andare da lei, anzi spesso mi è logicamente scomodo, lei in 17 anni è invecchiata e ci sente la metà, il che diminuisce la comunicazione e certe volte la pazienza. Cerco di andare a pranzo una volta a settimana ma è complicato. Eppure la nonna è sempre lì che mi aspetta con un sorrisone, a braccia sempre aperte con il gelato, gli ovetti e le carte in mano, mentre io maledico il tempo che è passato troppo in fretta e vorrei starle vicino più che mai”. (E. classe quarta)
“Introduco la mia gemma partendo da qualche settimana fa. Questo è l’anno della 5a superiore, l’ultimo anno. Poi c’è l’università. Proprio qualche settimana fa stavo parlando con i miei genitori del mio futuro, quali facoltà mi piacerebbe intraprendere e quali invece scarterei, c’è ancora molta indecisione sulla mia scelta ed è proprio lì che, tra me e me, penso: “quanto vorrei essere G. in questo momento”. G. é mio fratello. È un ragazzo buono, generoso e dal cuore grande. È un ragazzo dai grandi valori e le sue idee sono sempre ben schierate. 18 anni che io sopporto lui e 18 anni che lui sopporta me. Se la me di qualche anno fa vedesse la gemma di quest’anno mi riderebbe addosso. Io e G. siamo completamente due opposti ed è per questo che ci siamo scontrati e ci scontriamo tutt’ora. Io dico cane e lui dice gatto, io dico bianco e lui nero; e lì iniziano le litigate. Siamo opposti in tutto, anche in aspetto fisico: io sono mora con gli occhi marroni, lui è biondo con gli occhi azzurri. Lui parla troppo, io sto più per le mie, lui vuole avere sempre ragione, SEMPRE, io ogni tanto capisco anche di sbagliare (forse). Io mangerei frutta per tutta la vita, lui non riesce neanche a guardarla. Non sembra neanche mio fratello :).Che cos’è cambiato dalla me di qualche anno fa e la me di adesso? Niente. Forse lo vedo con altri occhi, forse più maturi. Non sto dicendo che le discussioni non ci sono più anzi, si raddoppiano perché le mie idee e le sue sono sempre più contrarie e in contrasto. Per farvi un esempio, l‘ultima discussione (anche interessante) ce l‘ho avuta ieri sera e il punto focale erano gli avvocati di difesa. Lui continuava a dire che non difenderebbe mai qualcuno in torto per una semplice questione morale “è giusto che chi ha procurato del male paghi la punizione (chiamiamola così)”, io invece, la pensavo in maniera diversa ovviamente. Ahimè, c’è da dire che mio fratello è acculturatissimo e sa davvero tante, troppe cose ed è affascinante ascoltarlo parlare. Se c’è una cosa che invidio di G., non è sicuramente la capacità di parlare per ore senza stancarsi, ma la sua determinazione e voglia di fare. Lui dice che le cose, “se si fanno si fanno bene, altrimenti non le faccio proprio”. Fa quello che gli piace e questo si vede. Ha un cuore grande (che non è da tutti e forse fin troppo grande) ed è così determinato che riesce a portare a termine gran parte delle cose che inizia e se proprio una non riesce terminarla gli rimane l’amaro in bocca. Questa è una cosa che lo ha sempre caratterizzato e contraddistinto dagli altri. Ecco, io vorrei avere questa determinazione, saper iniziare e finire un lavoro, dedicarmi al 100%, portarlo a termine e vedere nei miei occhi quello che io ora vedo negli occhi di mio fratello: soddisfazione e tanto amore”. (V. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ero indecisa su cosa portare. Quest’anno è stato un anno di tanti cambiamenti, sia belli che brutti, ma che in qualche modo mi hanno aiutata a crescere ancora di più. Ho avuto modo di conoscere tante persone nuove, ma soprattutto rinsaldare il rapporto con altre, soprattutto grazie allo sport ma anche grazie alla scuola. Quest’anno sarà l’ultimo anno di liceo, e volevo cogliere l’occasione di quest’ultima gemma per ringraziare uno per uno i miei compagni di classe. Partiamo dalle mie vicine di banco: A: la conosco praticamente da quando sono nata, abbiamo frequentato la scuola materna, l’asilo, le elementari, le medie, le superiori e chissà magari finiremo insieme nella stessa università. A. forse è uno dei motivi per cui mi alzavo e alzo ancora la mattina per venire a scuola anche se molto spesso non ne avrei voglia: i minuti di lezioni con lei passano più veloci, cerchiamo sempre di aiutarci e dividerci le cose da fare. Forse, anzi sicuramente, senza di lei l’esperienza del liceo non sarebbe stata la stessa. C: a C. non piace quando la chiamo col suo nome intero, ma ormai si è rassegnata. È stato facile voler bene a C.: è una ragazza solare che sa diffondere il buon umore; è una ragazza speciale, che merita tanto. Mi riesce ad ascoltare e sopportare tutto il giorno e soprattutto ha tanta pazienza (mi lascia usare i suoi pennarelli che le rubo puntualmente ogni giorno). E: io e E. siamo in un certo senso molto simili: entrambe sportive, competitive (lei un po’ più di me), ed abbiamo anche lo stesso umorismo. Penso che sia la persona che dal punto di vista sportivo possa capirmi di più, e mi spiace sentire che non può nuotare, perché so cosa significa rinunciare a qualcosa che ti ha accompagnato per tutta la vita. (Anche se mi sta antipatica le voglio bene.) L: L. è un ragazzo d’oro. Anche se quando abbiamo verifiche e interrogazioni mi mette ansia anche quando non ce l’ho, sa portare il buon umore in classe e in qualche modo sa sempre mettermi di buon umore, che sia con un abbraccio, un sorriso o una parola. C: C. ha una grande forza. Sia al di fuori della scuola che nel contesto scolastico. Ammiro molto la sua padronanza dell’italiano, il modo in cui parla in qualsiasi lingua e in qualsiasi altra materia. Penso che sia tra le persone che sanno infondere più calma e razionalità in classe (insieme a L. o L. che dir si voglia). C: anche C. è stata tanto forte: mi ha reinsegnato cos’è la motivazione e che non bisogna mai mollare e lei infatti non l’ha mai fatto: l’anno scorso sicuramente non è stato facile per lei ma ha comunque cercato di continuare a coltivare i suoi interessi e le sue passioni nonostante tutto. A: A. non ha avuto neanche lei un periodo facile, però ha saputo rialzarsi, ed è assolutamente una cosa di cui deve andare fiera. La sua risata da scimmietta e la sua solita domanda “andiamo al sushi” mi fanno sempre sorridere. S: che dire, S. è una persona impulsiva, diretta e onesta, ed è questo quello che mi piace di lei: ti dice le cose come stanno, senza fare troppi giri di parole. L: L. rappresenta per me l’allieva modello, e non vuole essere un’offesa: ha un modo di pensare e scrivere che secondo me supera tutti noi. Leggere i suoi temi, le sue risposte mi fa capire che ho ancora tanta strada da fare, e che se mi impegnassi di più forse potrei ottenere anch’io qualcosa di più (di sicuro però non al suo livello). A: A. oggi non è qua, ma di lei mi piace la sua organizzazione e la sua voglia di portarsi avanti con le cose da fare (la voglia che dovrei avere anche io, che puntualmente mi riduco sempre all’ultimo a fare tutto).G: G. è arrivata quest’anno nella nostra classe. Non ci conosciamo ancora bene, ma di lei mi piace il modo in cui parla di certi argomenti che si vede che le piacciono, perché attraverso le parole riesce a trasmettere questa sua passione. Le auguro di poter proseguire al meglio questo anno scolastico e di continuare a provarci perché purtroppo o per fortuna il nostro ultimo anno è ancora lungo”. (E. classe quinta).
“Come gemma quest’anno non avevo la minima idea di cosa portare, fino a ieri non avevo ancora trovato niente che per me avesse un significato tanto grande. Poi stando in camera mia ho notato le foto che ho attaccate al muro, in particolare questa dove siamo io e mio fratello. Penso che un rapporto tra fratelli sia un qualcosa di unico, per me in assoluto il rapporto più importante che ho con una persona. Da piccoli litigavamo di continuo per qualunque cosa e ogni scusa era buona per insultarci a vicenda. Adesso che siamo cresciuti però è diverso. Non viviamo più nella stessa casa e ci vediamo qualche volta nei weekend. Solo adesso ho capito quanto lui sia stato influente sul mio modo di essere, pensare o comportarmi, e ho capito che è la persona a cui tengo di più in assoluto. Penso che crescere insieme abbia creato un legame veramente unico, perché anche se ci odiavamo a morte, oggi, in ogni ricordo che ho della mia infanzia c’è anche mio fratello”- (E. classe terza).
“Quest’anno ho pensato tanto a cosa portare come gemma, alla fine ho deciso di portare il mio gruppo di amiche: anche se può sembrare banale, non lo è affatto. Dalla terza media, io e le mie amiche abbiamo creato questo gruppo, in cui siamo in otto. Siamo tutte e otto l’una più diversa dall’altra: intendo che non abbiamo veramente neanche una cosa in comune, eppure, non avrei mai potuto trovare amiche migliori di quelle che ho. Noi ci conosciamo dall’asilo ma solo in terza media abbiamo ufficialmente creato il nostro gruppo, che noi chiamiamo “Fight club”, come il film. Non avrei veramente mai pensato di poter avere un gruppo di amiche così bello e unito. Purtroppo, anche se viviamo nello stesso paese, durante l’anno scolastico è più difficile trovare un giorno dove riusciamo tutte a vederci, ma bene o male ce la facciamo sempre. Con loro posso essere spensierata e tranquilla, nessuna si sente giudicata perché ci difendiamo sempre a vicenda. Quando siamo insieme ridiamo, scherziamo, piangiamo, ci divertiamo, facciamo discorsi stupidi ma a volte anche filosofici. A parole mi è veramente difficile spiegare quanto bene voglia ad ognuna di loro perché è un sentimento così grande che è impossibile da spiegare. Spesso parliamo del futuro. Tutti quelli che conosciamo pensavano che dopo un anno avremmo litigato e che il nostro gruppo non sarebbe durato, invece siamo ancora insieme e in questo periodo siamo più unite che mai. Spero con tutto il cuore che il nostro legame continui sempre a rimanere così. Mi chiedo sempre cosa farei senza di loro e penso a quanto sia fortunata ad averle”. (E. classe terza).
“Io come gemma ho deciso di portare mio fratello. Nonostante con gli anni il nostro rapporto sia notevolmente cambiato, lui è sempre stato la persona più importante per me. C’è stato in qualsiasi momento, mi ha supportata continuamente e mi ha fatto vedere la luce anche nei periodi più bui. Ho deciso proprio quest’anno di portare lui come gemma perché, dato che si è trasferito a Bologna, percepisco sempre di più la sua mancanza, e mi sono resa conto quanto in realtà sia importante per me” (S. classe terza).
“Come gemma quest’anno ho deciso di portare mia sorella, E. L’estate 2023 ha fatto da scenario ad uno dei periodi più significativi nel nostro rapporto: abbiamo condiviso esperienze e creato ricordi di cui sono profondamente grata ancora oggi e che porterò sempre nel cuore. Anche se Emma è la mia sorella minore, precisamente più piccola di 2 anni e 9 mesi, la differenza di età è diventata con il tempo sempre meno rilevante, fino ad essere praticamente impercettibile. Sarò per sempre grata di avere lei nella mia vita e non la cambierei con nessuna al mondo (anche se a volte non la sopporto). Spesso i nostri genitori ci spiegavano l’importanza ma soprattutto la fortuna che avevamo nell’avere una persona alla quale siamo così legate al nostro fianco. Anni fa prendevo queste parole come frasi fatte, ma in innumerevoli situazioni ho capito l’integrità di questo concetto e compreso così la preziosità di questo regalo. Spesso “invidio” le persone che sono riuscite a mantenere salde le amicizie nate durante l’infanzia, ma poi mi ricordo che lei c’era, ed io c’ero per lei, che c’eravamo sempre l’una per l’altra e improvvisamente tutto il resto non conta. Oltretutto è una delle ragazze più belle che io abbia mai visto.” (S. classe seconda)
“Come ogni anno, anche questo ho avuto qualche dubbio su cosa portare come gemma. Poi ho pensato all’ultimo periodo e non ho avuto nessun dubbio. Ho voluto portare questa foto, non tanto per la foto in sé ma per ciò che significa la persona che c’è. Il rapporto che ho con mia mamma è davvero particolare. A volte è un rapporto madre figlia normale. A volte è come se fossimo la stessa persona, siamo identiche non solo esteticamente ma anche caratterialmente, entrambe timide, un po’ chiuse, scegliamo bene le persone con le quali aprirci. Io ho scelto di aprirmi proprio con lei, infatti a volte il nostro rapporto si trasforma in uno da migliori amiche. Credo sia da poco più di un anno che abbiamo legato così tanto. Il tutto è nato ad aprile 2022, dopo un’assemblea d’istituto sui disturbi alimentari, quando mi sono confidata con lei e, per la prima volta, ho detto a qualcuno quali fossero le paure, le insicurezze che mi turbavano in quel periodo. Il nostro rapporto poi è tornato ad essere quello madre-figlia fino a dicembre dell’anno scorso. Da un giorno all’altro mi sono ritrovata con il cuore a pezzi, senza punti di riferimento, mi sono sentita persa. Sono entrata nel periodo più brutto della mia vita e lei era l’unica persona che lo sapeva, l’unica con cui potevo e riuscivo a parlare. Si è subita tutte le mie crisi, i pianti, il mio mal di stomaco, gli sbalzi d’umore, le lamentele, le chiamate persino da Lisbona perché stavo male, i discorsi fino a sera tardi a parlare del più e del meno, lo shopping assieme, tutti i miei gossip. C’è stata e c’è sempre per me, per incoraggiarmi, per spronarmi e per consolarmi. Anche quando faccio di testa mia, pensando di riuscire a cavarmela da sola senza l’aiuto di nessuno, quando faccio la testarda e vado dritta per la mia strada finché non sbatto la testa e mi faccio male. Ha sempre cercato di darmi quello che lei non ha mai avuto, una migliore amica, una sorella, una spalla su cui ridere, piangere, confidarsi. Non mi ha mai fatto mancare nulla e non posso davvero lamentarmi di niente. Crescendo mi sono resa conto di quanto sia importante per me e che senza di lei non riuscirei ad andare avanti.” (C. classe quinta)