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Gemme n° 363

conchiglia

La mia gemma è una frase: “gli amici sono come le conchiglie in riva ad una spiaggia: anche se le onde se le portano via nel mare, loro saranno per sempre”. Secondo me rappresenta il rapporto tra me e una mia amica: anche se ora non ci vediamo spesso il nostro legame non si è sciolto”. Così E. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.
Ricordo un pezzetto de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry: “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza.”

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Gemme n° 226

Ieri era la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia; avevo già deciso da tempo che questa doveva essere la mia gemma e devo dire che è capitata nel momento giusto. Devo dire, per i tanti che ancora non lo sanno, che io sono lesbica. Per me è stato difficile accettarlo e dirlo agli amici. La mia famiglia lo sa, se n’è accorta da un po’. Penso non ci sia niente da nascondere e penso che tutti abbiano diritto ad essere felici, anche se in troppi ci dicono che dobbiamo nasconderci; mi piacerebbe farlo capire a costoro. Ecco, il mio vuole essere un messaggio positivo.” Questa è stata la gemma di V. (classe quinta) presentata con le lacrime agli occhi.
Faccio parte di quelli che lo sapevano, V. ed io ci seguiamo a vicenda su twitter. Basta leggere i suoi tweet per saperlo. Non è stata dunque una sorpresa. Quello che mi han fatto male per tutta la mattina sono state le sue lacrime e le sue parole “mi piacerebbe farlo capire”. E nelle orecchie le parole di una canzone di Fabrizio De André che adoro, malinconica soprattutto nella versione di Cecilia Chailly col suono dell’arpa: “Sale la nebbia sui prati bianchi come un cipresso nei camposanti, un campanile che non sembra vero segna il confine fra la terra e il cielo. Ma tu che vai, ma tu rimani, vedrai la neve se ne andrà domani, rifioriranno le gioie passate col vento caldo di un’altra estate. Anche la luce sembra morire nell’ombra incerta di un divenire dove anche l’alba diventa sera e i volti sembrano teschi di cera. Ma tu che vai, ma tu rimani, anche la neve morirà domani, l’amore ancora ci passerà vicino nella stagione del biancospino. La terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve, l’inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli, da un’alba antica. Ma tu che stai, perché rimani? Un altro inverno tornerà domani, cadrà altra neve a consolare i campi, cadrà altra neve sui camposanti.”

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Gemme n° 214

Prof, io avevo da tempo preparato la mia gemma, ma ieri ho visto un video che vorrei condividere con la classe: posso mostrare entrambi?” così mi ha accolto C. (classe quarta). Ottenuto il mio assenso ha proposto questo video (già oggetto di un’altra gemma),affermando che “ogni tanto è bene guardarsi intorno e capire che non siamo da soli e magari dare una mano: basterebbe pensare che potremmo essere noi ad averne bisogno, e sarebbe brutto che nessuno se ne rendesse conto”.

Il secondo video è, invece, più personale: mi è stato d’aiuto in un brutto periodo”.

Una delle frasi più importanti del brano, ripetuta molto spesso, è senz’altro “Voglio qualcuno che mi ami per quel che sono”. Penso che una delle cose che possiamo fare nei confronti di ciò su cui non abbiamo controllo sia accettarlo: e su chi amo non posso avere il controllo… “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza” (Antoine de Saint-Exupéry).