Gemma n° 2985

“Solitamente quando si arriva alla fine di un’esperienza, ti viene chiesto di tirare le somme. Visto che dopo cinque lunghi anni, anche le superiori che sembravano infinite stanno in realtà finendo, mi sono ritrovata a tirare le somme anche io. Come gemma volevo portare qualcosa di significativo e che potesse dare un’immagine abbastanza esaustiva di questi anni. Ci ho pensato molto perché volevo davvero trovare la cosa perfetta e alla fine ho pensato che il modo migliore per raccontare me stessa e questi cinque anni, era parlare delle persone che mi sono state accanto.
Parlando di loro, parlo in realtà più di me stessa perché ognuna di queste persone mi ha lasciato un pezzetto. La canzone del video si chiama Foto di gruppo. Per me è una di quelle canzoni che ogni volta che ascolti, ti fa capire qualcosa di nuovo sulla vita. Ho scelto questa canzone per il ritornello che dice “tanto va così, ti accorgi che la vita è una foto di gruppo, molti posano”. Praticamente il cantante parla delle persone vere, delle persone che lo hanno reso ciò che è lui oggi.
Questo è il motivo per cui anche io, cercando di tirare le somme mi sono ritrovata tra le mani tanti ricordi e nei pensieri le facce delle persone che mi hanno reso la E. che sono. Quando mi guardo allo specchio, spero di aver imparato qualcosa da ognuna di queste persone: Q. mi ha insegnato cosa vuol dire essere gentili, M. mi ha infuso almeno un po’ della sua spensieratezza, L. mi ha dimostrato che per le cose belle vale la pena saper aspettare. Da S. ho capito che a volte al posto di farsi tante domande va bene anche arrabbiarsi e farsi una risata mentre P. mi ha dimostrato che i veri amici ci sono sempre, in qualsiasi momento. Oltre loro ovviamente ci sono anche gli amici di sempre, ma di quelli ne ho già parlato tante volte.
Mi è capitato più volte negli ultimi mesi di accorgermi che siamo diventati grandi e che non siamo più i ragazzini scalmanati che facevano feste ogni weekend e che uscivano la sera per ore senza una meta. Adesso siamo grandi, abbiamo la macchina, qualcuno un lavoro, le rispettive morose e morosi. Ogni tanto guardo i miei amici e capisco che siamo grandi, un po’ perché mi sento sopraffatta dalle responsabilità, un po’ perché vedo che F. (mia nonna), che per anni è stato il punto di riferimento per tutta la compagnia di amici, sta iniziando a invecchiare e per lei non è più così facile tenere tutti a casa sua. Un po’ perché tra tutti i nostri impegni è diventato più difficile vedersi, un po’ perché l’anno prossimo porterà tanti cambiamenti.
Per ultimo ma non per importanza vorrei fare un pensiero sulle persone che nella “foto di gruppo” della mia vita sono le più importanti: ovvero M., mia zia C. e F. Di loro non voglio avere un pezzetto, vorrei avere letteralmente tutto. F. mi ha insegnato tutto quello che so, l’importanza di avere dei valori e l’amore per la letteratura. Mia zia, anche se faccio fatica a dimostrare quanto le voglia bene, è la persona che forse c’è stata di più in tutta la mia vita e che ha sempre lottato e fatto di tutto per vedermi felice. E infine M., non serve che dica molto perché lui lo sa già, è colui che dà un senso a tutte le mie giornate. Allora quello che spero io è che la foto di gruppo della mia vita contenga per sempre tutte queste persone vere e sincere”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2975

“Quest’anno come gemma ho scelto di portare mia madre. Questo per me è strano perché mia mamma non è la mamma con cui mi confido quando ho un problema, non è quella con cui parlo delle cose che mi succedono tutti i giorni, non è quella che mi accompagna a fare shopping, mia madre è più quella con cui troppo spesso non riesco a parlare, quella con cui litigo troppo spesso, con cui alzo la voce, che mi dà consigli che non voglio seguire.
Nonostante tutto questo però non la vorrei diversa anzi, penso che sia quella perfetta per me, quella che mette alla prova tutti i miei difetti e mi aiuta a crescere tutti i giorni, e sono grata a lei per tutte le cose che fa perché, nonostante non mi piacciano, attraverso di esse mi dimostra quanto mi vuole bene. Insomma, lei non è la mamma dei sogni ma è quella di cui ho bisogno” (B. classe quarta).

Gemma n° 2973

“Come gemma per questo quarto anno ho scelto G. Se guardo indietro, vedo i volti di tutti gli amici che non mi hanno mai fatto mancare il loro supporto nei momenti no, ma G. è il primo a cui penso: la sua presenza è stata, ed è tuttora, il mio aiuto più grande.
Non so come o quando sia successo, ma un po’ alla volta mi sto rendendo conto di aver trovato una persona meravigliosa.
Il mio modo di voler bene non conosce vie di mezzo: o amo con tutta me stessa o non mi interessa affatto. Con G. è stato così; sono stata travolta dal suo lato dinamico, dalla sua capacità di trovare la parte divertente in ogni situazione e da quella sua imprevedibilità che non smette mai di sorprendermi.
Questa sua vitalità contagiosa mi ha aiutato infatti a ritrovare quella parte di me che credevo ormai persa, quella parte che si stava affievolendo ogni giorno di più, rendendo le giornate sempre tutte uguali e noiose.
Grazie a lui sto riscoprendo piano piano la gioia e la bellezza delle cose di ogni giorno, imparando a guardare il bicchiere mezzo pieno invece di quello vuoto.
G. non è solo qualcuno che mi fa stare bene, ma una persona che ammiro per la leggerezza, la vivacità e la sicurezza con cui affronta la vita.
Sicuramente lui non se ne rende conto, ma soprattutto in questo periodo è stata la cosa più bella che mi potesse capitare”.
(I. classe quarta).

Gemma n° 2970

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare una tra le mie persone preferite: mia sorella. Io e lei abbiamo solamente due anni di differenza ed è come se per me ci fosse sempre stata.  Non ho mai notato più di tanto questa differenza d’età, anche perché lei è sempre stata molto matura ma allo stesso spensierata e solare ed è proprio per questo motivo che mi trovo molto bene quando sono con lei, e, soprattutto, non ho ricordi di una vita senza di lei.
Siamo cresciute insieme tra una litigata e l’altra, mi ha fatto comprendere cosa significa volere veramente bene a qualcuno e trovare la felicità nelle cose più semplici, come quando da piccole amavamo giocare alla “bicicletta” stese sul divano oppure quando cercavamo di replicare scene dei nostri film e cartoni animati preferiti sopra le sedie. Erano momenti nostri, semplici ma allo stesso tempo veri, e sono tra i ricordi più belli della mia infanzia.
C. non è solo una sorella ma un pezzo del mio cuore che cammina accanto a me ogni giorno e probabilmente anzi, certamente, l’unica che mai mi tradirà. Mi ha sempre sostenuto nei momenti belli ma soprattutto in quelli brutti e so, da sempre, che posso e potrò contare su di lei per la vita.
É lei stessa che crescendo, ha fatto crescere un po’ anche me, che le sono stata sempre  accanto.
Con lei ho imparato cosa significa l’espressione  ‘amore fraterno’, che seppur complicata, C. l’ha resa la più bella che io abbia mai sentito.
E forse è proprio da lì che viene tutto quello che siamo oggi, un legame indissolubile e infinito che ci terrà unite per sempre”.
(S. classe terza).

Gemma n° 2969

“Quest’anno ho riflettuto a lungo su quale gemma portare: ero molto indecisa, ma alla fine ho scelto una canzone… anzi, LA canzone. Come mai degli 883 è diventata la colonna sonora dell’amicizia tra me e A., la mia amica più stretta. Sinceramente non so quando, come e neanche perché abbia assunto un significato così importante per noi, ma ogni volta che la ascoltiamo pensiamo subito l’una all’altra. Nei momenti difficili, mi capita di ritrovarla tra le canzoni senza nemmeno cercarla, come se volesse ricordarmi che ho sempre qualcuno pronto ad ascoltarmi: e quella persona è A.
La nostra amicizia è nata esattamente tre anni fa, a marzo, durante la gita di terza media. Devo ammettere che all’inizio non mi convinceva: eravamo completamente diverse. Lei molto tranquilla, io decisamente più casinista. Con il tempo, però, abbiamo iniziato a conoscerci meglio e ci siamo accorte di avere molte più cose in comune di quanto immaginassimo.
Siamo cresciute insieme, abbiamo condiviso momenti bellissimi e ci siamo sempre sostenute a vicenda. A. è l’unica persona con cui riesco a essere me stessa al cento per cento; l’unica con cui posso piangere senza sentirmi in difetto o un peso. È la prima a sapere cosa mi passa per la testa. Ogni volta che perdo la calma o sto per fare qualcosa di impulsivo, lei riesce a farmi fermare e riflettere.
Non siamo il tipo di amiche che si abbracciano continuamente: credo che l’ultima volta sia stata un anno fa, al suo compleanno. Ma questo non significa che non le voglia un bene immenso. Certo, a volte mi verrebbe anche da prenderla per i capelli… ma penso che sia normale in ogni amicizia autentica.
Sarò sempre infinitamente grata per il legame che abbiamo costruito e per tutto quello che abbiamo vissuto insieme. So che, qualunque cosa succeda, ci sarà sempre una canzone pronta a ricordarci chi siamo l’una per l’altra, perché in fondo le canzoni custodiscono sempre i ricordi e i momenti più belli”.
(G. classe terza).

Gemma n°2962

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è un’amicizia che per me in poco tempo è diventata importantissima. Si tratta di quella con I., una ragazza che conosciamo tutti perché l’anno scorso frequentava questa classe con noi. Non abbiamo cominciato a parlare subito, all’inizio non mi ricordavo nemmeno il suo nome, ma poi è diventata per me una presenza fondamentale, senza la quale non potrei essere felice come lo sono ora. Scegliere di portare lei come gemma è un’idea nata quasi per scherzo, mentre in chiamata le dicevo che non sapevo cosa portare. Scherzando mi ha detto di portare la nostra amicizia, e a me è sembrata un’idea così semplice che mi sono sentita stupida per non averci pensato prima. Lei è riuscita per davvero a migliorare le mie giornate e con il suo sorriso e le sue parole gentili riesce sempre a confortarmi e a darmi il giusto consiglio. Può sembrare una cosa detta quasi per dire, ma senza di lei sarebbe molto più difficile, e chi ha un’amicizia così importante può capire davvero cosa intendo. Quest’anno, intorno a novembre, ho passato un periodo abbastanza complicato in termini di amicizia, ma lei mi è sempre stata accanto e quando sono arrivata da lei piangendo per quello che era successo mi ha subito abbracciata, non mi ha chiesto nulla ma ha capito quello che mi era successo ed è riuscita a dirmi il conforto di cui avevo bisogno. Da quella esperienza ne siamo uscite ancora più vicine, perché ho capito che con lei posso sentirmi libera di essere davvero me stessa, senza filtri, struccata, in pigiama, nei momenti bui e in quelli più felici. Per me è una persona davvero importante, non so come potrei fare senza di lei. Insieme parliamo di tutto, possiamo fare discorsi seri e il minuto dopo ridere della prima cavolata che ci viene in mente. Non ci vediamo spesso anche a causa della distanza, ma ci chiamiamo quasi ogni giorno, e se non ci chiamiamo ci scriviamo. In questo periodo, a causa del fatto che vengo a scuola in macchina con mio padre, non ci vediamo più ogni mattina come facevamo prima. Ma nonostante prima avrei avuto paura di perderla per il semplice fatto che non ci vedevamo più, con lei sono sicura che la nostra amicizia resta, anche se ci vediamo solo una mattina a settimana e per pochi minuti. Salutarci in autobus dopo essersi viste per poco fa sempre male, perché dovrà passare un’intera settimana prima di rivederla e di poter parlare con qualcuno in modo aperto e sincero. So che se avrò un problema potrò sempre parlare con lei, senza paura. Riusciamo spesso a capirci senza bisogno di parlare. Per me lei è importantissima, fondamentale e spero che rimanga a fianco a me per sempre. Non glielo dico spesso, ma per me lei si merita il meglio, le voglio un universo di bene e senza di lei non riuscirei ad andare avanti spedita come stiamo facendo ora insieme” (M. classe seconda).

Gemma n° 2957

“Questo è il mio blocco schermo e significa molto per me: sono con mio fratello, gli voglio bene più di quanto riesca a dire a parole, anche quando litighiamo. Il bene che provo per te non cambia mai. Anche se non te lo dico spesso sei la persona più importante per me. Ci sarò sempre per te, e spero che un legame come il nostro non si rompa mai” (W. classe terza).

Gemma n° 2947

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una foto molto importante per me. Nella foto ci siamo io insieme ai miei amici ed è stata scattata qualche mese dopo che la scuola iniziasse. È un momento semplice, ma per me molto speciale, perché rappresenta l’inizio di tante nuove esperienze che abbiamo vissuto insieme.
Anche se non ci conosciamo da tantissimo tempo, tra di noi si sono creati dei legami davvero speciali. All’inizio eravamo solo compagni che si stavano conoscendo, ma con il passare del tempo abbiamo iniziato a parlare di più, a scherzare, ad aiutarci a vicenda e a condividere molti momenti della nostra vita.
Proprio grazie a tutte queste piccole cose il nostro gruppo è diventato sempre più unito. Ognuno di noi è diverso dagli altri, ma è proprio questa diversità che rende il gruppo ancora più bello. Insieme ridiamo molto, ci sosteniamo nei momenti difficili e rendiamo le giornate pesanti più leggere e semplici.
Per questo motivo tengo questa foto come sfondo del telefono: ogni volta che la guardo mi ricorda quanto siano importanti le amicizie e tutti i momenti che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere insieme”.
(V. classe quarta).

Gemma n° 2945

“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di celebrare le figure fondamentali della mia vita, soprattutto in questo periodo così travagliato. Le mie amiche G, R, I e B: non ci conosciamo da una vita in verità, solo dall’anno scorso, quando sono entrata nella loro classe col cuore colmo di timori e dubbi, ma loro hanno dissipato ogni mia inquietudine con una generosità rara. Sono presenze preziose che mi accompagnano in questo cammino cruciale, la conclusione del liceo, un’avventura che stiamo affrontando unite. Affrontare il liceo non è mai semplice: manca una mappa precisa, un manuale per ogni ostacolo. Eppure, con loro al mio fianco, sento di poter vincere qualsiasi tempesta. Ognuna riveste un ruolo insostituibile nel mio mondo. I. è l’ascoltatrice per eccellenza, quella che placa la mia ansia con la sola presenza, senza bisogno di parole; in lei ripongo grande fiducia e segreti che custodisce con cura, lei é come un’ancora silenziosa che mi restituisce serenità. G., la mia compagna di banco da due anni, è un faro quotidiano: mi salva puntualmente inviandomi le foto dei libri digitali che io mi dimentico sempre. Ma va oltre al semplice rapporto scolastico: è schietta, autentica, ti guarda dritta negli occhi e ti dice le cose come stanno, senza filtri, è una persona sincera e ce ne sono poche come lei. Tra tutte, è lei a scatenare le mie risate più genuine – basta uno sguardo complice per ridere come due sceme sulle cose più varie, e i suoi abbracci, rari ma sentiti, arrivano dritti al cuore. Lei non ripete in continuazione ti voglio bene, ma lo fa capire con i gesti, con la sua presenza, con il suo esserci. B., poi, irradia una dolcezza innata, un calore gentile e radioso che mi avvolge come un rifugio sicuro. I suoi abbracci profumati di vaniglia e quiete sono i migliori, lei trasmette una pace contagiosa. Ammiro molto B. come persona e la stimo tantissimo per la dolcezza d’animo che ha. Infine ma non per importanza , R., la persona più spontanea che io abbia mai incontrato: la ammiro per questa libertà assoluta. Sempre gentile e raggiante con chiunque, priva di malanimo, è un’amica su cui contare ciecamente. R. è come un sole nella vita delle persone e il suo dono speciale? Strapparti un sorriso semplicemente essendo se stessa, un’autenticità che in pochi possiedono. Da due anni, queste quattro colonne della mia quotidianità mi donano equilibrio nei momenti di incertezza, conforto nelle prove più dure e, soprattutto, ilarità assicurata. Non saprei immaginare la mia vita senza di loro: mi sentirei persa, isolata. Eppure, nessuna mi ha mai fatto provare solitudine; al contrario, mi hanno sempre accolta come un tassello essenziale, mai un’estranea. Ed è la prima volta che in tutta la mia vita posso dire di essere veramente parte di un gruppo” (G. classe quinta).

Gemma n° 2942

“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole.
Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori.
Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita.
Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento:
A loro non devo solamente la vita, ma molto altro:
Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri.
Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno.
Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde.
Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia.
Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto.
Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me.
Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita.
Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo.
So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta.
Vi voglio bene”.
(S. classe quarta).

Gemma n° 2900

“Quest’anno come ultima gemma ho deciso di portare una delle esperienze più belle che io abbia fatto in vita mia. Grazie al lavoro come assistente bagnanti, ho avuto la possibilità di mettermi alla prova, di conoscere persone meravigliose che tutt’ora fanno parte della mia vita. Abbiamo riso tanto e condiviso questa esperienza non facile tutti insieme, supportandoci a vicenda. Mi sono affacciata anche al contatto umano e all’empatia verso i bambini anche se terribili, seppur di passaggio, in vacanza con i propri genitori, hanno reso le giornate migliori con i loro sorrisi. È stato tutto inaspettato e bellissimo e lo farei altre mille volte; grazie a queste persone che hanno reso questo lavoro speciale, anche quando volevo mollare tutto” (A. classe quinta).

Gemma n° 2898

“Onestamente, fino a poco tempo fa, non avevo la più pallida idea di che cosa portare come gemma. Avevo la testa piena di idee, ma allo stesso tempo vuota. Non riuscivo a decidermi, come mio solito. Poi, ieri sera, mi sono seduta sul letto, con la musica nelle cuffiette, e mi sono messa a pensare, pensare davvero. Che cosa, nella mia vita, potrei chiamare davvero una vera e propria gemma? Che cosa c’è di così tanto prezioso che mi porterebbe con sicurezza a definirla tale? Trovando più risposte a queste domande che mi ponevo, ho notato che una continuava a venirmi in mente più e più volte. Il gruppo delle mie migliori amiche. Questo gruppo è formato da me, A., K., M. ed M. Ho conosciuto M. ed M. alla fine del 2020, mentre A. e K. circa tre anni fa. Ci siamo conosciute tutte tramite la nostra passione, la danza. Per quanto all’inizio fossero solo delle mie compagne a cui stavo antipatica, e per quanto la cosa fosse reciproca, con il passare del tempo, degli allenamenti condivisi, delle esibizioni e dei dietro le quinte pieni di tensione, ci siamo avvicinate sempre di più. Il 2024 non è stato un anno semplice per me, per molti motivi, ma nel periodo in cui il mio umore ha toccato il fondo, sono arrivate loro a rialzarmi. Ci siamo avvicinate all’improvviso, come se il destino avesse voluto mettere lungo il mio cammino delle persone che sarebbero riuscite a farmi sentire meno sbagliata e farmi capire che mi meritavo qualcuno che mi volesse bene davvero. E’ stato molto ironico il modo in cui siamo diventate ufficialmente più che compagne di danza: M., in spogliatoio, stava parlando della sua festa di compleanno che sarebbe avvenuta di lì a poco, e io scherzosamente avevo detto che sarei venuta lì per darle fastidio anche quel giorno. Loro non pensavano che mi sarei davvero presentata, ma è stato così. Mi ricordo perfettamente quella serata, e non penso che me la scorderò mai. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci molto più spesso. Mi hanno accolto nel loro gruppo nonostante loro fossero amiche d’infanzia, senza farmi sentire di troppo nemmeno per un secondo. Sono quel tipo di migliori amiche che avevo sempre sognato: quelle amiche che ti fanno ridere fino al mal di pancia, ma che di lì a poco possono passare a ragionare insieme sulle cose più profonde in assoluto, nonostante la maggior parte delle volte K. ci mette un po’ di minuti a capire di cosa si sta parlando. Sono quelle amiche con cui urli a squarciagola le vostre canzoni preferite in macchina in una sera d’estate, sono quelle con cui esci quando sembra tutto troppo pesante e hai voglia solo di divertirti. A volte mi fermo a guardarle e sorrido tra me e me, pensando a quanto sia bizzarro il modo in cui la vita rimescola le carte. Chi l’avrebbe mai detto che quelle ragazze che guardavo con diffidenza dall’altra parte dello specchio in palestra sarebbero diventate le persone che tutti i giorni mi ricordano che cosa significa la parola amicizia? Il 2024 mi ha tolto molto, ma mi ha regalato la consapevolezza di non essere sola. Ricordo i pomeriggi in cui la stanchezza mentale sembrava prendere il sopravvento su tutto, eppure bastava un loro messaggio o una serata passata a ridere per le battute orribili di ognuna di loro (perché le mie ovviamente sono sempre bellissime) per farmi respirare di nuovo. È questa la loro magia: hanno la capacità di sgonfiare i miei problemi con una naturalezza disarmante, trasformando i miei ‘non ce la faccio’ in ‘ce la facciamo insieme’. Spesso si pensa che una gemma debba essere qualcosa di statico, un oggetto prezioso chiuso in un cassetto o incastonato in un anello. Ma la mia gemma è viva, rumorosa, a volte troppo. È fatta di cinque cuori che battono allo stesso ritmo, anche quando la musica si ferma. È la sicurezza di sapere che, nonostante i miei difetti e i miei momenti di fragilità, c’è un posto in cui non mi sentirò mai quella fuori posto, ma un pezzo di un puzzle bellissimo. Porto questo gruppo come mia gemma non solo per celebrare il bene che (a volte) ci vogliamo, ma perché loro rappresentano una delle mie più grandi vittorie: quella di aver scoperto che, a volte, i tesori più preziosi si nascondono proprio dietro le persone che pensavi fossero più lontane da te, avendo trovato il coraggio di aprirmi, di presentarmi a quella festa anche se non ero invitata ufficialmente. Oggi so che non importa quanto sarà duro il prossimo allenamento o quanto sarà ripida la strada nel mio futuro: finché avrò A., K., M. ed M. al mio fianco, non avrò più paura dei miei momenti di buio, perché so che avrò vicino a me le mie sorelle anche se non di sangue, e che nonostante tutto troveranno sempre un modo per riportare ogni volta la luce.
P.S: Ciao ragazze, so che state leggendo questo, e so che avevo detto a M. ed M. che non avrei parlato di voi, ma quando mai vi dico qualcosa di carino in faccia? Vi voglio bene anche se non ve lo dico mai, grazie di tutto<3
(A. classe prima)

Gemma n° 2892

“La gemma che ho deciso di portare è una statuina di un gatto. Questo oggetto, in sé, non ha un valore materiale particolare, ma l’ho scelto perché mi permette di parlare della persona che me lo ha regalato: mia nonna. Lei ha affrontato davvero tante difficoltà nella sua vita, ma nonostante tutto è sempre rimasta una figura centrale, non solo per me, ma per tutta la mia famiglia. Si è sempre divisa in quattro per renderci felici e, anche nei momenti più complicati, ha cercato di mettere da parte i suoi problemi per mettere al primo posto noi. Mia nonna è stata come una seconda madre per me e per mio fratello. Ogni giorno, dall’asilo fino alla fine delle elementari, è sempre stata lei a portarci a scuola, accompagnandoci con la sua presenza costante e rassicurante. Senza di lei non saremmo riusciti nemmeno ad affrontare alcune scelte importanti, come l’apertura di un mutuo, segno di quanto sia stata fondamentale per la nostra famiglia. Spesso dice che spera di non andarsene presto, perché non vuole lasciarci proprio adesso, quando ci sono ancora delle situazioni da sistemare. Questa frase mi colpisce molto, perché dimostra quanto continui a preoccuparsi per noi, anche dopo aver già dato così tanto. Non so come sarebbe stata la nostra vita senza di lei, senza quell’ancora di salvezza che c’è sempre, soprattutto nei momenti più difficili. Proprio per questo ho deciso di dedicare a lei la mia gemma. Quando guardo questa statuina è come se fosse sempre presente accanto a me. È sulla mia scrivania e ogni volta che entro nella mia stanza le rivolgo uno sguardo. Ha la testa sollevata, come se osservasse tutto dall’alto, e mi ricorda mia nonna, che guarda sempre a noi con attenzione e amore” (G. classe quarta).

Gemma n° 2891

“La gemma che ho scelto di portare oggi è la mia vacanza studio di quindici giorni a Eastbourne, nel sud dell’Inghilterra. Sono partita senza grandi aspettative, pensando soprattutto di migliorare l’inglese, ma alla fine è stata un’esperienza molto più importante di quanto immaginassi.
Ho conosciuto persone da tutto il mondo e ho stretto legami davvero forti, soprattutto con alcune ragazze di Barcellona, con cui ancora oggi sono in contatto. Ci siamo legate tantissimo anche grazie alle piccole cose, come il fatto che il cibo della mensa fosse terribile e finissimo sempre da Tesco a comprare noodles, trasformando anche quei momenti in ricordi divertenti.
Non è stata solo un’esperienza di studio, ma anche di grande divertimento: tra risate, piccoli casini, serate passate insieme e momenti super caotici come quando abbiamo visto tutti insieme la partita Paris Saint-Germain contro Real Madrid, è stato tutto molto intenso. Anche le lezioni erano leggere e piacevoli, nonostante a volte fossimo stanchissimi per le nottate passate a chiacchierare.
È un’esperienza che mi ha fatto crescere tanto, mi ha aiutata a mettermi in gioco e a creare legami veri in pochissimo tempo. Sono davvero grata ai miei genitori per avermi dato la possibilità di viverla, perché è qualcosa che porterò sempre con me”.
(C. classe terza).

Gemma n° 2890

“Quest’anno come gemma ho scelto di portare il mio migliore amico M.
lo e lui ci conosciamo dai tempi dell’asilo: è stato il mio primo vero amico e, da quel momento, siamo sempre stati inseparabili.
Crescendo insieme abbiamo condiviso tantissimi momenti: alcuni dei più belli, e anche tra i più recenti, sono stati il concerto di Tate McRae e quello di RAYE, cantare insieme le nostre canzoni preferite, senza preoccuparci di essere stonati come due campane e ridere fino ad avere il mal di pancia e le lacrime agli occhi resterà sempre uno dei ricordi più preziosi.
Con M. ho imparato cosa vuol dire avere un amico vero, qualcuno su cui puoi sempre contare, indipendentemente da tutto.
M. è una persona molto importante per me: è simpatico, sincero ma soprattutto leale.
Lui mi ascolta davvero perché tiene al mio bene.
Ci sono stati momenti in cui avevo bisogno di supporto e conforto, e lui è sempre stato lì, senza esitazioni, dimostrandomi quanto sia importante avere qualcuno di  fidato accanto.
Per esempio quando lo scorso anno sono stata ricoverata in ospedale, avevo paura e lui era presente.
La sua vicinanza è stata fondamentale per me perché mi distraeva dai miei pensieri.
Ho ricevuto tanti messaggi da persone con cui nemmeno parlavo che mi chiedevano che cosa avessi o come stessi. Ero stanca di rispondere, perché sapevo che a loro non interessava davvero come stavo: erano solo curiose. Ed è proprio in momenti come questi che si riconoscono i veri amici.
È grazie a lui che so cosa significa crescere insieme, condividere sogni e sfide, ridere fino alle lacrime e sentirsi capiti senza bisogno di spiegazioni.
C’è però una cosa che mi fa rimanere male: non si ricorda il mio compleanno. È successo anche l’anno scorso, quando, arrivato alla fermata, si è avvicinato a me e alle nostre amiche. Eravamo in silenzio e lui ha detto: «Devo notare qualcosa? Hai fatto qualcosa di nuovo ai capelli?». Alla fine sono stata io a ricordargli che era il mio compleanno, ma ormai so che è fatto così.
Ormai sono 14 anni che ci conosciamo e posso dire che la nostra amicizia è senza filtri e sono così grata per questo perché a lui posso raccontare tutto e parlare di qualsiasi cosa, senza paura di essere giudicata.
E come disse Herman Melville: «Un vero amico è più vicino di un fratello.»”
(A. classe terza).

Gemma n° 2886

Immagine creata con Gemini®

“Come gemma ho voluto portare una delle persone più importanti della mia vita: E.
L’ho scelta perché per me rappresenta l’amicizia vera, quella che nasce quasi per caso ma che poi diventa indispensabile, una di quelle che ti cambiano la vita senza chiedere permesso. Io ed E. abbiamo iniziato a conoscerci meglio nell’estate della prima superiore. All’inizio eravamo semplicemente due compagne di classe, nulla di più. Poi, giorno dopo giorno, tra una chiacchierata, una risata e del tempo passato insieme, quel rapporto semplice si è trasformato in qualcosa di enorme. Senza nemmeno accorgercene è nata un’amicizia profonda, sincera, che col tempo è diventata una delle parti più importanti della mia vita. Da quel primo “conosci anche tu gente di Pagnacco?” è iniziato tutto, e da lì non ci siamo più fermate. Con E. ho capito davvero cosa significa non sentirsi mai soli. È una di quelle persone di cui non riesci a fare a meno, perché sai che c’è sempre. Siamo una spalla l’una per l’altra in ogni momento: in quelli felici, quando ridiamo fino alle lacrime e ci divertiamo come matte, ma soprattutto in quelli difficili, quando basta la sua presenza per stare un po’ meglio. Condividiamo tutto, senza maschere, sapendo di poterci fidare completamente. E. è una persona che sa esserci davvero. Mi sostiene, mi incoraggia, è fiera di me anche quando io faccio fatica ad esserlo. Mi calma quando sto male, mi ascolta per ore senza stancarsi, mi capisce anche solo da uno sguardo. È quella che mi ha asciugato le lacrime, che è rimasta nonostante il mio carattere difficile, che non se n’è mai andata nei momenti complicati. È quella che mi abbraccia quando sa che ne ho bisogno, anche senza che io dica nulla. Grazie a lei sono cresciuta, ho imparato a conoscermi meglio e a credere di più in me stessa. La sua presenza è un regalo enorme: è solare, altruista, premurosa…speciale e unica. Una di quelle persone rare che illuminano la vita di chi hanno accanto. Non servono mille amici, ma una che ne vale un milione, e lei per me è esattamente questo”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 2885

“Oggi ho scelto di portare come gemma i miei fratelli: T. e O.
T. è il fratello più grande con cui il rapporto è diventato davvero “più bello” solo col tempo. All’inizio si sentiva tantissimo il distacco d’età: otto anni sono tanti, soprattutto da piccoli, infatti non eravamo molto uniti. Ho iniziato a notare un vero cambiamento pochi mesi prima che si trasferisse con la sua morosa L.; sentivo che mi cercava di più, che mi chiedeva cose che prima non chiedeva. Non pensavo potessimo andare così d’accordo: ho scoperto che abbiamo lo stesso tipo di ironia, gli stessi “problemi con la mamma” e che la pensiamo allo stesso modo su tante cose. Mi ha aiutata molto quando a scuola non andava bene: lo faceva sempre un po’ prendendomi in giro, “sfottendomi”, ma in realtà mi aiutava a tranquillizzarmi e a non sentirmi sbagliata. Per fortuna lavora nell’azienda dei miei genitori, quindi ho ancora la possibilità di vederlo tutti i giorni, e questo per me conta tantissimo.
O., invece, è stato il fratello dei “traumi”. Quello che ti faceva mettere in porta promettendo che avrebbe tirato piano (spoiler: non lo faceva mai). Quello che provava su di me tutte le mosse di wrestling e che, quando ti faceva male, la prima cosa che diceva non era “stai bene?”, ma “non dirlo alla mamma”. In quei momenti lo odiavo, ma se potessi tornare indietro non rifiuterei più neanche una di quelle proposte, perché solo oggi so che erano momenti preziosi. A differenza di T, O. lo vedo di meno. Anche lui lavora nell’azienda, ma è sempre fuori casa per lavoro e, quando torna, deve subito andare ad allenamento. Però quel poco tempo che lo vedo mi basta, perché riesce sempre a farmi ridere. Sicuramente un momento che porto nel cuore è il viaggio a New York, quando siamo andati tutti e tre insieme, più L. È stata proprio la vacanza dei sogni e non volevo che finisse. Non nego che abbiamo litigato, ma anche questo l’ha resa “nostra”.
Amo i miei fratelli, amo vederli giocare a calcio, amo quando ci ritroviamo per fare merenda, amo quando ci prendiamo in giro, amo quando mi dicono “ma tu sei la sorella di…”, amo come riescono a farmi ridere, amo anche quando litighiamo, amo quando scherziamo su chi sia il figlio preferito, amo essere cresciuta con loro. Amo tutto di loro e sono davvero grata di non essere figlia unica… anche se, in fondo, una sorellina me la meritavo”.
(P. classe quarta).

Gemma n° 2871

“La mia gemma di quest’anno è l’estate 2025. Per me è stata un’estate piena di esperienze, emozioni e persone.
Esperienze come il viaggio a Roma per il Giubileo; le lunghe camminate, il caldo torrido, i pranzi e le cene per strada, le serate insieme a ridere e a parlare fino a tarda notte ignorando la fatica che ci avrebbe aspettato il giorno dopo, i discorsi profondi, i “ma quanto manca” a ogni passo, i saluti e i sorrisi tra noi e le persone degli altri paesi, tutti insieme, tutti uguali. Essere una pellegrina, vivere di cose semplici e condividere riempie il cuore di cose vere; infatti tutto ciò mi ha permesso di crescere, creare ricordi indelebili e ampliare i miei orizzonti.

Poi, le giornate a Lignano da sola con le mie amiche e il viaggio a Paestum con la scuola grazie al quale ho potuto visitare luoghi antichi meravigliosi e fare nuove amicizie.
Emozioni perché ho sentito di aver vissuto quest’estate al massimo, di essermi goduta ogni attimo senza pensarci troppo. Ho provato amore, affetto, delusione, tristezza, rabbia, felicità, spensieratezza; è vero che non sono tutte positive, ma anche quelle negative fanno parte della vita e vanno affrontate.
Sicuramente non ce l’avrei fatta senza la parte più importante della mia estate, ovvero le persone, o meglio gli amici, quelli vecchi e quelli nuovi, che mi hanno circondato. Non essendo molto brava con le parole, ho scelto una canzone di Gio Evan per descrivere cosa rappresentano loro per me. Il testo dice:

“Nonna le chiamava “persone medicina”
Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci
Che appena le senti calmano i battiti
Aggiustano i polsi
Ti aprono le persiane del cuore e fanno entrare la luce vera
Quella del sole
Persone che con un abbraccio ti fermano la tachicardia di dentro
Quella che per notti e anni
Hai collezionato a colpi di ansie
Che nemmeno ti appartenevano
Nonna diceva che esistono persone che hanno le tisane dentro gli occhi
Camomilla nello sguardo
Che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri
E dopo averle incontrate anche i sogni diventano più puliti
Dopo averle incontrate pure i sogni sognano meglio
Diceva che esistono persone che non si spaventano dei tuoi dolori
Che non hanno paura di abbracciarti i traumi
Che sanno dove metterti dentro le parole giuste
Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole
Che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto
Nonna le chiamava “persone medicina”
Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci
A detta sua le uniche persone da frequentare
A detta sua le uniche persone da diventare”.
Coloro a cui sto pensando sono proprio quelle persone che la vita ti fa incontrare al momento giusto, in modo inaspettato, come sapesse, senza che tu lo esprima, che ne hai proprio bisogno”.
(A. classe quarta).

Gemma n° 2869

“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato. 

Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.

L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e  spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio

Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”.
(E. classe quinta).