“Et gaudium vestrum, nemo tollet a vobis (E la vostra felicità, nessuno ve la toglierà) Gv 16;22
Questa frase tratta dal Vangelo di San Giovanni mi ha dato l’ispirazione per l’ultima gemma. Infatti ho deciso di seguire il fil rouge della felicità, o meglio dire delle persone che in questi ultimi 5 anni mi hanno portato felicità. Sono stati anni lunghi, con alti e bassi, ma che guardando indietro mi lasciano una grandissima quantità di ricordi. Posso dire di aver costruito molte relazioni, che per me sono estremamente importanti, azzarderei dire quasi essenziali. Dai miei gruppi a scuola, ai miei compagni d’avventure campanarie, ai miei “pastori” ed alla mia più grande amica, persone veramente preziose che porterò sempre nel cuore” (D. classe quinta).
“Ci sono persone che arrivano nella nostra vita senza fare troppo rumore e con il passare del tempo diventano fondamentali, A. per me è una di quelle. Mi entusiasma sempre ripensare a quanto velocemente abbiamo legato, in modo semplice e spontaneo, quando entrambe ne avevamo più bisogno, infatti mi piace pensare alla nostra amicizia come un raggio di sole arrivato al momento giusto. Con lei riesco a essere completamente me stessa e posso parlare di tutto, senza la paura di essere giudicata o criticata. Per quanto ami ridere non potrei mai stare con qualcuno che non mi faccia morire dalle risate, per questo lei è una parte fondamentale della mia vita. È la prima persona che chiamo quando mi succede qualcosa, bella o brutta, ma anche quella che mi fa ragionare e ha il coraggio di dirmi la verità quando ne ho più bisogno. È una presenza costante nella mia vita, infatti mi spaventa l’idea di non averla accanto fisicamente quando finiremo il liceo e prenderemo strade diverse, ma so che qualsiasi cosa accada il nostro legame non potrà sciogliersi, e questo penso riassuma quanto A. sia importante per me” (G. classe quarta).
“Care I. e C., voi che siete le mie due anime gemelle: questa gemma la dedico a voi, che vi meritate tutto l’universo intero. Siete le mie due migliori amiche in assoluto, due migliori amiche che mi sopportano già da anni e che hanno sempre trovato un modo per comunicare con me. Abbiamo costruito ormai tanti ricordi insieme: la scuola media, il centro estivo, la vacanza del giugno 2025, i gossip in corriera ci hanno rese inseparabili, un trio. Non mi immagino nemmeno come sia riuscita a legare con voi così tanto, anche perché mi conoscete, inizialmente ero piuttosto introversa e timida quando sono arrivata qua, ma voi mi avete dimostrato che con piccoli passetti si può arrivare ai grandi traguardi insieme, mi avete dimostrato cosa significhi un’amicizia forte e quanta fatica richiede. Prima di voi sono stata in altri trii, ma non riuscivo mai a sentirmi inclusa veramente; con voi è stato diverso, legami e sentimenti diversi. Se qualcuno mi chiedesse chi siete voi per me, risponderei semplicemente che siete le mie migliori amiche da tantissimo tempo, ma se me lo chiedessero in un momento di debolezza, risponderei che siete due persone di cui non posso fare a meno. Persone che sono sempre riuscite a starmi vicino, a colmare il vuoto interiore e a placare la solitudine durante le discussioni o i disaccordi. Persone con cui io posso sempre affidarmi e aprirmi in qualsiasi momento, senza magari essere giudicata. Viviamo praticamente le nostre vite tutte e tre insieme, condividendo momenti, persone, esperienze, ricordi, nostalgie, che siano da ricordare o da dimenticare. Provo un’immensa gratitudine verso di voi, anche solo per la vostra presenza nella mia vita, per avermela migliorata. Spero solo di portare la nostra amicizia avanti per sempre e migliorare sempre di più, in modo che tutte e tre possiamo stare unite e in compagnia l’un dell’altra. Voglio dedicare queste parole anche a un’altra mia amica, R, che mi salva ogni giorno e mi sta accanto in ogni momento. È da tanto tempo che ci legano la passione (come per la musica e la chitarra ad esempio), il sostegno e la capacità di comprenderci reciprocamente quando ne abbiamo bisogno. So che non mi giudicherà mai e non mi lascerà mai in un momento di difficoltà, ma dedicherà tutta sé stessa per aiutarmi. E questo tipo di amiche è da tenere molto stretto a sé: sono molto difficili da trovare le amiche vere”. (V. classe seconda).
“Ho deciso di portare come gemma la pallavolo perché è la mia passione e soprattutto perché il mio sogno è quello di diventare una pallavolista. Amo la pallavolo in tutti gli aspetti e ormai è parte di me. Nella pallavolo la cosa che conta di più è il gioco di squadra e proprio per questo è anche spesso perfetto per creare legami con i compagni di squadra. Mi ha insegnato molte cose come gestire le emozioni, imparare dagli errori e che tutto è imprevedibile. La pallavolo mi fa stare bene ed è molto importante per me e continuerà a stupirmi sempre di più” (G. classe prima)
“Come gemma ho deciso di portare il gruppo degli animatori e il gruppo degli sbandieratori di cui faccio parte ormai da 4 anni. Questi due gruppi, per me, sono tra i più importanti e i ragazzi che ne fanno parte sono quelli con cui passo più tempo: infatti mi alleno due volte a settimana con gli sbandieratori e ogni sabato faccio un’ora di catechismo ai bambini di prima e seconda elementare, poi a seguire due ore di oratorio. Può sembrare una cosa molto pesante ma in realtà lo faccio molto volentieri, anzi mi sentirei vuota senza questi impegni. Gli animatori del gruppo sono le persone migliori che conosca, sempre disponibili per tutto e tutti. Grazie al centro estivo e all’oratorio, ho conosciuto un sacco di animatori super simpatici, da cui sono nate tante amicizie e molto altro. I bambini mi fanno stare bene e soprattutto senza pensieri, sono così spontanei e felici, così tanto che, con il loro sorriso, riescono a strapparne uno anche a me. Il gruppo degli sbandieratori è un gruppo tanto grande (che comprende anche persone del gruppo animatori) quanto bello e accogliente. Abbiamo un legame molto forte, soprattutto tra i più “piccoli”. Con loro ogni uscita, allenamento ed esibizione diventa un bellissimo ricordo, poi condividere la stessa passione rende tutto migliore. Senza questi due gruppi non so come farei!” (G. classe seconda).
“Come gemma ho voluto portare il mio gruppo di amici. Ci conosciamo da una vita: qualcuno c’è sempre stato, qualcun altro è arrivato dopo, ma comunque abbiamo sempre fatto tutto assieme. Con loro ho condiviso molti ricordi, molte risate e anche molte incazzature e, nonostante tutto, siamo sempre rimasti legati come fossimo una famiglia. Non so cosa ci riserverà il futuro: molti di loro hanno in programma di andare a studiare lontano, ma sono sicuro che il legame che abbiamo creato in questi anni non andrà perso e sono certo che, tra qualche anno, ci ritroveremo al bar di sempre, a parlare delle solite cose come se non fosse passato un solo giorno” (F. classe quarta).
“Come state?”. Le classi sanno che inizio tutte le lezioni con questa domanda e sanno anche che non è una domanda di circostanza: se ci sono delle cose che non vanno le affrontiamo, così come se c’è qualcosa da festeggiare. In molte classi succede che ci sia sempre qualcuno che poi domanda: “E lei, prof, come sta?”. Così è successo anche oggi in tre classi e, ovviamente, è valso anche per me che quella non era una domanda di circostanza. Per cui ho risposto che sono stati giorni difficili perché ho salutato un caro amico, il compagno di banco del liceo, il compagno di appartamento per un pezzo dell’Università, il marito di un’amica carissima, il confidente di sofferenze e il destinatario di condivisioni gioiose. Ma ho anche detto: “Vi sembrerà strano quello che sto per dire, ma oggi sono felice”. Ho raccontato che il tuo funerale, Chicco, è stato “bello”, ricco di speranza e d’amore. Ho detto che hai lasciato un messaggio incentrato sulle parole de Il piccolo principe“Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Hai commentato queste parole scrivendo: “… sono giunto alla conclusione che per me “relazione” vuol dire lasciare un pezzetto di me nel cuore dell’altro e lasciare che l’altro lasci un pezzetto di sé nel mio. Ecco volevo lasciarvi con questo augurio: che sappiate sempre lasciare un pezzetto di voi in chi incontrerete e che, allo stesso modo, chi incontrerete sappia sempre lasciare un pezzetto di sé nel vostro cuore”. Mi sono molto commosso. Tu non lo sapevi, ma il saluto finale che lascio alle quinte ogni anno è incentrato su alcune parole dello stesso libro di Antoine de Saint-Exupéry, quelle sull’addomesticarsi: “”Che cosa vuol dire addomesticare?”. “È una cosa molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”. “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo… La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano! Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”. E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!”, disse la volpe, “piangerò”. “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”. “È vero”, disse la volpe. “Ma piangerai!”, disse il piccolo principe. “È certo”, disse la volpe. “Ma allora che ci guadagni?”. “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.” Carissimo Chicco, amico mio, ho guadagnato un colore del grano oro intenso che dà un tono caldo, accogliente, caloroso al ricordo che ho di te e ai pezzetti di te che custodisco nel cuore e che continuerò a far vivere nella mia vita in tutti i gesti di affetto. Stavo per dire, stamattina, che ho perso un amico, ma la sensazione è quella opposta: ho vinto un amico, ho vinto tutte le esperienze fatte insieme, quel mio 2 e quel tuo 3 nel compito di disegno passato a confidarsi (e solo perché tu eri riuscito a mettere anche l’asse delle altezze, mentre io mi ero fermato alla linea dell’orizzonte), gli sguardi ricambiati, i silenzi parlanti, la fede condivisa, la passione per questa vita, quell’ultima interrogazione di inglese su tutto il programma con il bigliettino fronte retro su Ezra Pound in mezzo a un foglio A3, essere testimone del sì tra te e la Do, i tuoi abbracci sempre veri. Quanto mi piacerebbe regalare queste sensazioni alle ragazze e ai ragazzi che incontro ogni giorno: lo sentite questo amore? la sentite questa amicizia? lo sentite come in amore, in ogni amore, 1+1 faccia 3 e che a un certo punto quel 3 possa tendere a infinito? lo percepite quanto sia meraviglioso, gratificante, creativo, ricco, vitale? lo sentite come vada oltre la morte? lo sentite quanto ne valga la pena? “Eccola lì la risposta, sempre stata sotto i miei occhi, cosa si vede dunque bene solo con il cuore, l’essenziale? Risposta: i legami, le relazioni”. Ho vinto un amico che ha vinto la vita.
“All’inizio di quest’anno, ho trascorso una settimana in montagna, assieme a tutti gli altri animatori dell’Oratorio. In questa settimana, oltre che a divertirci e ad avere alcuni momenti seri di riflessione, abbiamo avuto l’occasione di formare un gruppo ancora più unito e di conoscere i nuovi animatori. Questo ci ha permesso non solo di creare un unico grande gruppo, ma anche di conoscere molto meglio ciascuno di noi, nonostante tra di noi ci fosse già un rapporto di amicizia” (M. classe seconda).
“Quest’oggi ho deciso di portare come gemma questo tatuaggio. Capire il vero significato di questo tatuaggio è impossibile perché non bastano semplici parole per spiegarlo bensì l’unico modo per capire realmente la sua importanza sarebbe rivivere la mia vita da capo, dal principio. In questo tatuaggio non è inciso semplicemente un titolo di una canzone: è la scritta che mi permette di incidere l’anima della mia migliore amica sulla mia pelle, affinché il nostro rapporto diventi indelebile e atemporale. C. non è semplicemente la mia migliore amica, bensì è sangue del mio sangue, è l’unica persona al mondo ad avere un legame famigliare con me senza essere nata dagli stessi genitori. Le dedicai questa canzone cinque anni fa, prima della sua partenza per la Spagna, perché sapevo perfettamente che questa canzone avrebbe descritto al meglio le sensazioni che avrei provato vedendo crescere C., e osservando come da bambina sarebbe diventata poi una donna. Nonostante i 1351,28 chilometri che ci separano le nostre anime sono talmente affini e legate tra loro da non farci percepire minimamente la distanza, perché l’amore platonico va oltre spazio e tempo. Se sono così oggi é anche molto grazie a C., perché lei é da sempre la mia spalla destra, il mio rifugio sicuro, e se ho deciso di incidere queste parole sul mio corpo é proprio perché sono pienamente consapevole che nessun ostacolo potrà rompere il filo che ci unisce, nessun problema potrà essere più grande dell’amore che ci lega” (S. classe quarta).
“Le pagine della nostra vita (2004), diretto da Nick Cassavetes, è una storia d’amore che segue due linee temporali. La trama principale ruota attorno a Noah e Allie, due giovani innamorati che si separano a causa delle circostanze sociali e familiari, ma il loro amore non svanisce mai. Anni dopo, sposata con Noah e anziana, Allie si ritrova a leggere una vecchia storia d’amore, narrata dal marito, in un ospedale dove Allie è stata ricoverata per una malattia, l’alzheimer. Il film alterna il presente, con la coppia di anziani (interpretati da James Garner e Gena Rowlands), e il passato, che mostra i momenti cruciali della loro storia d’amore, compresa la loro riconciliazione. Il film esplora il tema dell’amore eterno, delle scelte di vita e della memoria, con un finale commovente che sottolinea quanto l’amore possa resistere nel tempo, nonostante le difficoltà. Considero il film un vero e proprio “inno all’amore”. Anche se non mi considero una persona particolarmente romantica, anzi, talvolta posso sembrare cinica riguardo l’amore, c’è qualcosa nel film “Le pagine della nostra vita” che riesce sempre a scuotermi, ogni volta che lo vedo. Non riesco nemmeno a spiegare bene cosa accada dentro di me mentre lo guardo, ma è come se, per un momento, mi dimenticassi di tutti i pregiudizi che ho sull’amore eterno e sul destino. È un film che, nonostante il mio atteggiamento distaccato in questioni amorose, riesce a far riemergere emozioni che non avevo nemmeno idea di provare. La storia di Noah e Allie, pur essendo apparentemente un po’ idealizzata, mi fa credere davvero nell’idea di un amore che trascende il tempo e le difficoltà. Mi fa pensare che, se due persone sono destinate a stare insieme, non importa quante separazioni, sfide o lontananze incontreranno lungo la strada: alla fine, ci riescono. C’è una forza nel loro legame che va oltre le parole, ed è questa forza che mi tocca ogni volta. Non sono nemmeno sicura di come descrivere cosa provo, ma è come se vedendo loro, vedessi un po’ della speranza che a volte mi sembra mancare nella realtà. Eppure, ogni volta che finisce il film, mi trovo a pensare che forse, in fondo, l’amore possa davvero essere eterno. Non tanto come lo si immagina nei sogni, ma come un legame che sopravvive al tempo, alla distanza e agli ostacoli. Anche io, in qualche angolo nascosto, spero che l’amore, come quello di Noah e Allie, possa essere qualcosa che non si dimentica mai, che non può essere cancellato. Proprio per questo motivo, al di là del capolavoro cinematografico, lo consiglio di vedere soprattutto a chi, come me, talvolta dubita dell’amore che può dare o dell’amore ricevuto. Devo ammettere che scuote l’anima. Riguardando questo film più e più volte, e anche grazie a fatti accaduti nella mia vita, mi sono ricreduta anche sull’esistenza della leggenda giapponese del “filo rosso” che lega due persone.” (A. classe quarta).
“Ho deciso di portare come gemma la foto di questo tatuaggio. Io, mia sorella e mia cugina abbiamo deciso di fare questo tatuaggio insieme, con la scritta “by your side”, come un gesto simbolico per celebrare il legame unico e profondo che ci unisce. Non si tratta solo di un’idea condivisa, ma di una promessa che ci facciamo reciprocamente: qualunque cosa accada, saremo sempre al fianco l’una dell’altra, nei momenti felici e in quelli difficili. È il nostro modo di ricordarci che, nonostante le distanze o le sfide della vita, possiamo contare su questa connessione invisibile che ci unisce. Il tatuaggio rappresenta la forza della famiglia, che non è solo un legame di sangue, ma una presenza costante di affetto, supporto e comprensione. Ogni volta che guarderemo il nostro “by your side”, sarà un promemoria di quel legame che non si spezza mai, un segno indelebile di una presenza che va oltre il tempo e lo spazio”. (M. classe quinta).
“Devo essere onesta, non ci ho messo tanto a scegliere di che cosa parlare, avevo già le idee abbastanza chiare. Ho deciso di portare questa foto di me e mia sorella con una persona per noi molto importante: nostro zio. Mio zio rappresenta tutto per me: gioia, tristezza, rabbia, risate e purtroppo anche delusione. Da piccola, andavo sempre a giocare a casa dei miei nonni, dove c’era anche lui, visto che abita con loro, e i miei genitori andavano a lavorare. Giocavamo con tutti i giochi che lui mi regalava ad ogni compleanno, infatti ormai quella casa ne è piena, e oltre a tutte le risate che facevamo insieme, ricordo anche diversi momenti di rabbia, come quando stavamo giocando ad un gioco inventato da me, e lui continuava a non rispettare le regole: gli ho tirato un calcio nella gamba, con conseguente ghiaccio e livido. Ricordo che alla notizia del mio trasloco lui ci è rimasto molto male, visto che abita da solo con i miei nonni e io gli movimentavo un po’ la giornata, ma nonostante ciò facciamo un sacco di chiamate e videochiamate dove ci raccontiamo di tutto e ridiamo insieme. Adesso ci vediamo soltanto una volta all’anno, ma tutti i giorni che passiamo insieme sono i giorni più belli della mia vita” (A. classe seconda).
“A S. S. non è solo la mia compagna di banco, è il mio punto di riferimento quando sono persa nei miei pensieri. Mai avrei pensato di potermi legare a una persona in un modo talmente forte da non poter far a meno della sua presenza. S. è la prima persona a cui scrivo quando mi accadono cose belle per gioirne insieme ma anche la prima a cui racconto i miei problemi e so che è sempre pronta a supportarmi e consolarmi. S. è stata la mia ancora di salvataggio in un momento in cui il mondo mi era crollato davanti e mi scrisse che credeva in me. In quel momento capii quanto fossi fortunata ad averla nella mia vita. S. mi ha insegnato che tutti meritano una seconda possibilità e che c’è del buono anche in me. Mi ha insegnato ad essere fiera dei miei traguardi, anche se insignificanti agli occhi degli altri, e mi ha insegnato che se voglio veramente una cosa non devo mollare ma anzi continuare a lottare e si avvererà. Non gliel’ho mai detto veramente ma sono davvero orgogliosa di lei e vederla sorridere fa sorridere anche il mio cuore. Purtroppo questo è il nostro ultimo anno insieme e ad essere sincera mi spaventa non poterla avere più alla mia destra. Non so cosa abbia fatto per meritarmi un’amica così, anche se il termine amica è molto riduttivo, ma so che avrà per sempre un posto nel mio cuore”. (L. classe quinta)
“Per la gemma di quest’anno ho deciso di portare un anello che mi è stato regalato da mia zia. Lei e mia sorella ne hanno uno uguale. Noi tre siamo cresciute praticamente insieme, e mia zia ha scelto di donarci questo anello come simbolo del nostro legame. Sono molto affezionata a questo anello; non lo tolgo mai ed è sempre con me” (F. classe quarta).
“Comincio dicendo che sono una persona molto sensibile a livello olfattivo, e mi viene sempre istintivo associare determinati odori e profumi a determinate persone o momenti. Questo ovviamente si riflette inevitabilmente sul loro aspetto emozionale, infatti mi é capitato un sacco di volte di ritrovarmi sorpresa in modo completamente inaspettato nel riconoscere, per esempio, il profumo di una persona che in quel determinato contesto non c’entrava niente. Da piccola i profumi fungevano da rifugio, mi davano sicurezza ovunque andassi. In modo specifico, mia mamma possedeva un profumo che metteva ogni giorno. Era un profumo molto semplice, ma io non l’ho mai sentito addosso a nessun altro se non lei. Per tutto il periodo della scuola materna e i primi anni di elementari ho provato ogni giorno una malinconia fortissima di casa, e anche se era una cosa assolutamente banale, mi capitava spesso di entrare in crisi, e ricordo che la mia mamma per donarmi la sensazione di casa ovunque andassi mi metteva ogni mattina uno spruzzo del suo profumo. Ricordo anche che quando doveva uscire la sera a cena si metteva sempre quello stesso profumo prima di darmi la buonanotte. Era una sicurezza e un punto fermo riconoscibile. La mamma mi ha regalato l’ultima boccetta di quel profumo due anni fa e adesso non lo riesco più a trovare in commercio, il che è abbastanza triste, però è un pilastro che mi rimarrà sempre nell’anima richiamando quella sensazione che mi faceva sentire come se tutto andasse bene e io fossi al sicuro”. (E. classe quinta).
“All’inizio avevo parecchie idee per la gemma di quest’anno ma credo che questa immagine mi rappresenti maggiormente. L’osservazione delle costellazioni e della luna è sempre stata un attività piacevole sin da bambina. Credo che questa passione mi sia stata tramandata da mio nonno poiché anche lui adorava passare intere ore ad osservare il cielo. In questi due anni ho conosciuto 3 persone davvero importanti per me: i miei migliori amici. In estate usciamo ogni sera insieme e andiamo nel campo sportivo di C. Io e la mia migliore amica portiamo dei teli da adagiare sull’erba così possiamo distenderci e osservare le stelle. Qualche volta nascono dei battibecchi perché confondiamo le costellazioni e allora nasce una guerra su chi ha più ragione ma sono litigate divertenti che si risolvono in fretta. Un’altra mia passione è la luna. Fortunatamente ho ereditato il telescopio di mio nonno e qualche notte d’estate la passo con mio papà in giardino a guardare la luna. Questa estate mio papà mi ha raccontato che alla mia età lui osservava la Luna con mio nonno proprio come io faccio con lui. Questa frase mi ha sempre resa contenta e possedere il telescopio di mio nonno, che è mancato qualche anno prima della mia nascita, mi gratifica. Per me è l’unica fonte sicura che abbiamo entrambi la stessa passione. Mi piace guardare le stelle anche per ricordarlo e sentirlo così accanto a me. Spero che questa mia passione non si interrompa mai poiché mi lega con tantissime persone e i ricordi con esse sono indelebili nel mio cuore” (A. classe prima).
“La ricerca della gemma si è rivelata più ardua del previsto. Ho cercato di pensare a qualcosa di fondamentale, di cui non potessi fare a meno, e mi sei subito venuta in mente tu, zia S.. La sia Sa (a lei piace essere chiamata così) é la mia prozia, la sorella della nonna e … la mia amica del cuore. Fin da piccola mi ha accompagnato mano nella mano lungo il percorso chiamato vita ed é stata l’unica che per me c’è sempre stata e sempre ci sarà, l’unica che mi ha sostenuto durante i momenti difficili e mi ha cresciuta strappandomi un sorriso. Lei per me è più di una zia, lei è la mia anima gemella, e sono fermamente convinta che siamo legate da un filo rosso, con un nome solo nostro, invisibile e indissolubile ma che ci rende una cosa sola; e che anche a chilometri di distanza o tra un’eternità, quando saremo perse nell’oscurità, io tirerò un po’ lei tirerà a sua volta, permettendoci di ritrovarci. Io e la zia abbiamo vissuto le medesime esperienze, ci basta uno sguardo per capirci: non c’è forma d’amore più bella. Noi siamo complici, d’altro canto lo siamo sempre state, come quando da piccola senza dirlo a nessuno abbiamo deciso di scappare e andare al mare passando così una giornata che non scorderò mai. Lei ha fatto di tutto per me: ha lasciato il suo lavoro per starmi vicino siccome i miei genitori non potevano, mi asseconda sempre e non mi dice mai di no. Quello mio e della zia è un amore che non si può spiegare a parole e che non è quantificabile. Non so bene cosa ci sia dopo l’infinito ma io la amo più di quello. Le farfalle non riescono a vedere le proprie ali, e in un momento in cui io non vedevo le mie lei ha messo da parte se stessa per farmi brillare. E proprio come una farfalla lei vorrebbe che spiccassi il volo e andassi lontano e, come mi ha insegnato, non importa se cado perché alla fine ci sarà lei a prendermi. In un momento difficile, quando ero sola in un letto di ospedale, mi sentivo persa ma é stata proprio la zia a ricordarmi chi sono. Ecco senza di lei sarei nulla, lei è il mio tutto e, nonostante le litigate, nonostante tutto quello che le ho fatto patire, voglio ringraziarla. E anche se non ci vediamo ogni giorno io la amo ogni giorno incondizionatamente. Penso spesso a quanto io stia diventando grande e come lei mi abbia visto crescere, e ci sia sempre stata dal mio primo respiro. Più il tempo passa e più mi rendo conto che vorrei fermarlo, metterlo in pausa e premere replay, per poter rivivere tutto da capo, ma purtroppo non è possibile. So che il nostro tempo va a diminuire e non ce ne resta ancora molto: voglio vivere ogni secondo con la mia zia innamorata della vita senza sprecarne neanche un attimo. Questa gemma è per lei e per tutto quello che ha fatto per me, io invece spero solo di averle lasciato qualcosa in cambio e di aver fatto qualcosa per lei. Ho scelto un qualcosa che ci legasse, come la musica, come una canzone, ma non una qualsiasi: la nostra canzone. La canzone che appena parte ci guardiamo e iniziamo a cantare a squarciagola, quella canzone che mettiamo sempre appena salite in macchine: Ragazza magica di Jovanotti. Questa canzone mi fa pensare a lei e mi piace vivere nei nostri ricordi e nei bei momenti passati assieme, anche se so che devo andare avanti. Ma so anche che lei non se ne andrà via mai del tutto, e che ovunque andrò un pezzetto di lei sarà sempre con me. Sei scolpita nel mio cuore Zia”. (E. classe prima).
“Oggi ho deciso di portare come gemma mia madre. Insieme abbiamo passato dei momenti molto duri della nostra vita come, per esempio, penso il più importante, la separazione in casa con mio padre. In quegli anni ero piccola e solo poco tempo fa ho capito quanto fosse stata effettivamente forte mia madre e come abbia avuto il coraggio di continuare una sua strada da sola con le sue due figlie accanto. Per me lei è una mia fonte d’ispirazione: anche se molto spesso non andiamo d’accordo e litighiamo, per me lei rimane comunque l’unica persona di cui mi posso fidare al 100%, perché so che lei non mi abbandonerà mai. Quindi se un giorno mi dovessero chiedere: Cosa vorresti diventare da grande? Beh io risponderei sicuramente, come prima cosa, una brava madre come lo è stata lei per me fino ad adesso e come continuerà ad esserlo in futuro” (S. classe seconda).
“Come mia gemma quest’anno ho deciso di portare i miei gioielli. Li porto ogni giorno e non li tolgo mai ed è per questo che non mi accorgo neanche di indossarli. Ognuno di loro mi è stato regalato da una persona diversa e custodisce un ricordo che ho con essa. Indossarli è come portare con me un momento particolare della mia vita e mi fanno sentire sempre legata in qualche modo alla persona in questione anche se questa se ne è andata o non fa più parte della mia vita. A volte mi soffermo a guardarli e ogni volta é come se rivivessi la stessa situazione, della quale mi ricorderò sempre con un sorriso, all’infinito” (G. classe seconda).
“Come gemma quest’anno ho voluto portare una canzone molto importante per me ovvero Non fare così di Capo Plaza. Questa canzone non ha un vero significato in sé per me, è semplicemente speciale, è la canzone che accomuna me e le mie due migliori amiche S. e V., è quasi come un nostro tipo di legame, un’unione che non è facile da definire. Questo è nato da un semplice giorno dopo scuola: in corriera l’abbiamo cantata come ad un concerto, eravamo molto felici solo noi tre e basta. Questa cosa potrebbe risultare un po’ stupida o senza senso, ma solo le persone che sono nel mio stesso stato possono capire l’importanza. V. la conosco da tantissimo tempo, la nostra amicizia va avanti da 12 anni ormai e S. da 4 anni; in tutto questo tempo ci sono stati alti e bassi, litigate, allontanamenti e riavvicinamenti, ma nonostante tutto siamo ancora qua. Qualche volta penso a che cosa ci aspetta nel futuro, quante cose dobbiamo fare insieme e quante cose belle e brutte accadranno. Loro per me sono “casa”, un posto sicuro dove posso essere me stessa al 100%” (A. classe prima).