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L’eredità di Annalisa

Sono passati esattamente quindici anni da quando, in una sparatoria tra clan a Forcella, veniva uccisa per errore una ragazzina di 14 anni, Annalisa Durante. Il suo nome è stato dato ad una biblioteca in uno dei rioni di Napoli. Ne scrive su L’Espresso Anna Dichiarante.

“Quindici anni fa, a Forcella, certe cose erano impensabili. Un pianoforte lasciato a disposizione dei passanti, la biblioteca, il murales di Jorit con il ritratto di un san Gennaro che santo non è, perché quel volto è di un giovane operaio e non del patrono della città. La sintesi di Napoli: mistica, viscerale, popolare. Quindici anni fa, in questo rione nel centro storico del capoluogo campano, i proiettili della camorra uccidevano Annalisa Durante.

Era la sera del 27 marzo 2004, quando, in via Vicaria vecchia, Annalisa, 14 anni, si ritrovò in mezzo a una sparatoria tra i clan rivali dei Giuliano e dei Mazzarella. Era scesa sotto casa per chiacchierare con le amiche e fu colpita per errore. Anche se coprirsi la fuga sparando per strada, tra la gente, non può essere considerato un errore. Annalisa divenne “scudo” di Salvatore Giuliano, rampollo della dinastia criminale che a Forcella ha dominato a lungo: il boss, all’epoca diciannovenne, impugnò le armi per difendersi da un agguato tesogli dal gruppo di fuoco di Vincenzo Mazzarella e centrò lei. La ragazza morì in ospedale nei giorni successivi.
Per l’omicidio, Giuliano è stato condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione. Vittima e assassino si conoscevano, perché in quell’intrico di vicoli tutti si conoscono. E lì, per rabbia e per amore, la famiglia di Annalisa è rimasta. Nonostante le minacce ricevute per aver esortato gli abitanti del rione a testimoniare contro i boss, suo padre Giovanni ha iniziato a darsi da fare per rendere Forcella un posto migliore. Una sfida per resistere al dolore, per dare un senso alla propria esistenza e per realizzare il desiderio della figlia di vedere un giorno Forcella «bella come gli altri quartieri».
«Questi anni sono stati una battaglia. Allora, più della metà del quartiere stava con i camorristi, ma adesso il settanta per cento sta dalla mia parte. Chi avrebbe mai pensato che grazie ad Annalisa si sarebbe riusciti a fare tanto?», dice Giovanni, indicando intorno a sé gli scaffali con i libri della biblioteca che porta il nome di sua figlia.
Nell’angolo c’è uno scatolone con gli ultimi cento donati da una scuola di Brescia. Sono molte, infatti, le classi che vengono in visita. Fuori qualcuno suona il pianoforte regalato da una storica azienda napoletana: serve per i concerti e i laboratori musicali, poi viene lasciato sotto il portico e chi passa può usarlo. Vicino al piano, c’è una casetta di legno con i libri che possono essere presi liberamente. Ovunque ci sono foto con luoghi e personaggi della tradizione napoletana. Poi, una parete con l’elenco, interminabile, delle vittime innocenti della criminalità organizzata in Campania. Giovanni trova sempre qualcosa da fare, qualcuno con cui parlare; i suoi occhi inseguono continuamente nuove idee. Al suo fianco c’è Pino Perna, presidente dell’associazione fondata nel 2005 in memoria di Annalisa. Pino cerca di attuare tutti i progetti del signor Durante, perché «dirgli di no è impossibile».

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Questa biblioteca, aperta nel 2015 e ospitata in uno spazio comunale a pochi passi dal punto in cui la quattordicenne fu uccisa, è il loro orgoglio. Ci sono quasi seimila volumi di vario genere, catalogati e inseriti nel circuito del sistema bibliotecario nazionale. «Ogni libro ci è stato regalato. Hanno cominciato ad arrivarcene da tutta Italia dopo l’omicidio di Annalisa. E qui la ricordiamo nel giorno del quindicesimo anniversario dalla sua morte», spiega Perna. Giovanni racconta che a dargli l’idea della biblioteca fu un napoletano emigrato in Australia: «Lo incontrai per caso, mi lasciò un libro e mi spronò a intraprendere quest’impresa».
In realtà, il signor Durante aveva da sempre chiaro che la rinascita di Forcella, e delle altre aree soffocate dal controllo criminale, sarebbe dovuta passare dalla cultura. È quella, dice lui, che «salva le anime». Così, dopo la morte della figlia, iniziò a pungolare le istituzioni perché dessero un segnale, cominciando da uno dei posti più brutti del rione: un ex cinema di proprietà privata, ormai abbandonato e ridotto a discarica, proprio in via Vicaria vecchia. La Regione acquistò il palazzo, lo riqualificò e lo assegnò al Comune.
Piano piano, grazie al lavoro dell’associazione “Annalisa Durante” e di altre realtà locali del terzo settore, sono partite le attività culturali e ricreative per bambini e ragazzi. Poi i libri, le mille iniziative per incentivare la lettura, il giornalino scritto dai giovani del quartiere, lo studio per scoprire le origini storiche di Napoli condotto insieme a un liceo del Torinese, l’allestimento di mostre e spettacoli teatrali. Nel 2006, all’interno della scuola comunale che si trova vicino alla biblioteca e che è stata a sua volta intitolata ad Annalisa, l’associazione ha aperto una ludoteca. «Nel 2011, però, abbiamo dovuto chiuderla – dice Pino – senza finanziamenti pubblici, non potevamo più pagare gli operatori». Grazie a una raccolta solidale di fondi e ai volontari del servizio civile, nel 2016 c’è stata la riapertura. A fare da custode alla sala con i giochi, tutti regalati, è il nonno materno di Annalisa.
«All’inizio, alle nostre attività non veniva nessuno – continua Pino – la gente non si fidava o temeva di inimicarsi il clan frequentandole. Abbiamo dovuto dimostrare di essere credibili, di offrire servizi alla comunità. Perciò abbiamo puntato sui bimbi. Le mamme li lasciavano qui senza entrare, imparando che su di noi potevano contare».
Una fiducia guadagnata a fatica, cercando di attirare le persone, una a una, in un quartiere martoriato dal degrado sociale ed economico. «Adesso del centro di Napoli si parla per le scorribande delle “baby paranze”. Sono proprio questi giovani “malamente” che vado a cercare, sono loro che hanno bisogno di essere strappati alla camorra e alla miseria. La mia sfida è portarli qui. Il coraggio per entrare, qualcuno lo sta trovando», s’infervora Giovanni, mischiando italiano e dialetto. Poi guarda Pino per un cenno di conferma: sì, ora a Forcella il coraggio per denunciare le intimidazioni e le estorsioni dei clan qualcuno inizia ad averlo. Il prossimo passo è portare le iniziative all’esterno, in mezzo alla gente. Come con la sfilata di carnevale del Comune, con la ciclo-officina gratuita, con il book crossing. E la partecipazione cresce. Agli incontri in biblioteca, Giovanni sistema le sedie in cerchio, ma lascia sempre un punto vuoto per poter aggiungere una sedia. «Il problema è che le istituzioni, invece di aiutarci, si dimenticano di noi, ci stritolano con la burocrazia – lamenta – l’ho detto pure al premier Giuseppe Conte, quand’è venuto qui. E gli ho chiesto perché Forcella non può essere ogni giorno come l’hanno fatta trovare a lui, pulita, senza cataste di motorini sui marciapiedi, senza bancarelle abusive dappertutto».
L’obiettivo è sfruttare ogni moto delle coscienze e anche il boom turistico che Napoli sta vivendo. «Ci sono problemi eterni in questo rione – dice Perna – il contrabbando di sigarette come negli anni Settanta, gli edifici puntellati dal terremoto del 1980… Servono politiche integrate e continuative di sviluppo, non spot o interventi una tantum. Serve sinergia tra le organizzazioni di volontariato del territorio, soprattutto adesso che nuove idee stanno prendendo forma. E occorre portare i turisti anche qui. Finora si sono fermati a via Duomo, la strada che conduce alla cattedrale di Napoli e che segna il limite tra il centro storico, pieno di attrazioni famose nel mondo, e questo quartiere disgraziato, su cui sono fioriti pregiudizi». Per questo, Perna collabora anche con Legambiente e Slow Food: «Abbiamo poi creato “Zona Ntl – Napoli turismo e legalità”, una mappa dei siti di interesse storico-archeologico di Forcella collegata a un’app per raggiungere ovunque i potenziali turisti. Il rione è pieno di tesori, ma alcuni sono inaccessibili e trascurati, vanno recuperati. Sulla nostra cartina, inoltre, sono indicati bar e ristoranti dove trovare le eccellenze locali. Bisogna sostenere gli sforzi di chi vuole trasformare Forcella in un polo turistico di qualità».
Giovanni, intanto, pensa già ai progetti futuri. Vuole aprire una piccola sezione della biblioteca all’interno del carcere di Poggioreale. «Ci vorrebbe una stanza, magari un po’ colorata, dove i detenuti possano trovare libri selezionati per loro, letture che possano farli riflettere e indurli a cambiare», spiega. Ma il sogno del signor Durante è di incontrare papa Francesco. Pino si sta facendo in quattro per riuscire ad accontentarlo. «Sai cosa vorrei chiedergli? – dice Giovanni, stringendo il braccio dell’amico – di lanciare un appello per aiutarmi a trovare le cinque persone che hanno ricevuto gli organi di mia figlia».
Quando Annalisa morì, infatti, i suoi genitori autorizzarono la donazione, ma la legge non consente di conoscere l’identità dei destinatari del trapianto. «Il mio ultimo desiderio – conclude Giovanni – è poterli abbracciare. Nient’altro. Ma mi basterebbe anche solo un biglietto anonimo, per sapere se stanno bene. Per sapere che sono vivi e che Annalisa lo è insieme a loro».

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Saperi e sapori

mostra

SABATO 25 GIUGNO INAUGURAZIONE

DOMENICA 26 GIUGNO Festa tutto il giorno per le vie del Borgo: mostra aperta fino a tarda sera!

E poi dal 1° al 10 LUGLIO: venerdì 18.00-21.00; sabato e domenica 10.00-13.00 e 15.00-19.00 (sì sì, 19.00)

Un percorso in cui ho raccolto tre grandi passioni: la fotografia, il cibo, i libri.
Diciotto fotografie, diciotto libri.

Vi attendo a Clauiano!!!

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Gemme n° 201

Fuori-piove-dentro-pure-passo-a-prendertiUna gemma che ha avuto per oggetto un libro già presentato da un altro studente: “«Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?», è la storia di un ragazzo di origini angolane nato in Italia che ha dovuto affrontare diverse occasioni di discriminazione. In ogni pagina c’è un sentimento e lui ci associa una canzone, non è libro come tutti gli altri.”
Questa la gemma di M. (classe seconda). A commento pubblico una breve citazione del libro con delle riflessioni dell’autore Antonio Dikele Distefano, prese da un’intervista.
«“L’amicizia costa meno, come gli stabilimenti tessili ceduti ai cinesi (…) Se provo a staccare Facebook o Whatsapp chi mi cerca più?”.
Con l’avvento del consumismo l’amicizia può essere paragonata ad un I-phone che smette di funzionare. Fino all’altro ieri lo utilizzavo e poi improvvisamente ho smesso di chiamare, perché tanto era rotto. Mio fratello e mio padre hanno rapporti di amicizia da una vita e oggi è difficile che questo si verifichi. Io li chiamo “tentativi“, perché la vera amicizia è altro. Mentre il paragone con gli stabilimenti tessili dei cinesi l’ho fatto, non perché ce l’abbia con loro, ma perché quando si pensa ai prodotti cinesi, subito li si lega a qualcosa che costa poco, ed è quello che è diventata oggi l’amicizia. Ci comportiamo come se Facebook e Whatsapp fossero gli unici modi per comunicare, quando invece basterebbe uscire di casa e suonare al campanello di un amico. I rapporti si legano ad un profilo, il confronto fa paura. La tecnologia porta comodità, ma molti sono convinti porti anche tante soluzioni.»

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Gemme n° 152

cio-che-inferno-non-e-900Ho portato il libro “Ciò che inferno non è”; l’ho appena iniziato, quindi non posso emettere un giudizio. E’ che non prendevo in mano un libro dalla terza media, mentre questo mi ha catturato immediatamente. Questo non è gran periodo per me, tuttavia attraverso quest’opera «vedo meglio»”. Queste sono state le parole di B. (classe seconda).
Amo leggere ed è una gioia sentire una studentessa, uno studente, dire di aver scoperto o riscoperto il piacere della lettura. Un proverbio cinese recita “Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca”.

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Gemme n° 66

hesse

Un libro di Herman Hesse è stato portato in aula da T. (classe quarta): “Narciso e Boccadoro”. “Ce l’aveva consigliato in estate la prof. Ero riluttante perché avevo i miei libri da leggere; poi a fine estate ho ceduto e ho scoperto un libro fantastico, che fa apprezzare il bello della vita, un bello legato alla spiritualità. Mi ha avvicinato anche alle arti figurative. Parla di donne, di amore. E’ scritto in un modo particolare, come se fosse distaccato dalla realtà, dai problemi, e questo mi mette serenità.”
Riporto due citazioni che amo particolarmente:

  • «Mai più!» Diceva imperiosa la sua volontà. «Domani ancora!» Supplicava il cuore singhiozzante.”
  • Talvolta scrivo una lettera greca, un theta o un omega, e girando appena un pochino la penna vedo la lettera che guizza; è un pesce, mi ricorda in un attimo tutti i ruscelli e i fiumi del mondo, tutto ciò che esiste di fresco e di umido, l’oceano di Omero e l’acqua su cui camminava Pietro; oppure la lettera diventa un uccello, mette la coda, rizza le penne, si gonfia, ride, vola via… Ebbene, Narciso, tu non dai molta importanza a lettere di questo genere, vero? Ma io ti dico: con esse Dio scrisse il mondo.”
  • Pubblicato in: Gemme, Letteratura, libri e fumetti

    Gemme n° 7

    educazione-siberianaM. ha proposto la seconda gemma. Ha portato in classe due libri: “Educazione siberiana” e “Il razzismo spiegato a mia figlia”. Ha detto “In realtà potevo portare qualsiasi libro: i libri per me sono evasione dalla realtà e mezzo per conoscere altre culture”.

    Adoro leggere, chi frequenta assiduamente il blog lo sa. Desidero solo scrivere brevemente cosa mi piace dell’oggetto libro rispetto all’e-book:

    • prima di tutto l’odore, il profumo
    • poi il materiale cartaceo, opaco e ruvido, certamente non lucido e liscioil razzismo spiegato
    • vedere l’avanzamento fisico della lettura, il passare delle pagine e il rumore che fanno
    • il rumore della matita sulla carta mentre prendo un appunto
    • l’estetica: che dire? mi piacciono i rettangoli (i libri quadrati, pochi fortunatamente, non li amo troppo)
    • il dorso consumato dalla lettura e dal tempo.
    Pubblicato in: Letteratura, libri e fumetti, Scuola

    Prof! Che libri ha letto in questi tre mesi?

    Siccome so che la domanda ci sarà tra quindici giorni, metto qui la risposta insieme alle mie opinioni, con il link alla libreria su Anobii, così se qualcuno vuol chiedermi in prestito qualche libro lo può trovare

    Aisha newIl mondo di Aisha. Storie di donne dello Yemen
    Di Ugo Bertotti
    Finito il Aug 27, 2014
    Metti un autore di fumetti nato a Trento e che vive in Romagna (Ugo Bertotti); metti una fotoreporter che finisce in Yemen per raggiungere il marito che lavora per il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Agnes Montanari). E hai questo bel libro che ho divorato in poco tempo. Non l’ho trovato il classico libro di denuncia di lesione dei diritti umani, in particolare di quelli delle donne. Ho avuto per le mani un testo che descrive storie e realtà certamente molto lontane e diverse dalla nostra. E a testimoniare il dato di realtà ci sono anche le foto che fanno capolino tra le vignette (e che chi vuole trova anche qui http://agnesmontanari.photoshelter.com). Emergono i punti di vista diversi. Scrive, nelle ultime pagine Agnes Montanari: “Camminando per le stradine della città vecchia di Sana’a si ha l’impressione di incrociare degli uccelli misteriosi, delle ombre nere, che solo la taglia permette di distinguere. E poiché queste donne non mostrano il viso, elemento essenziale di conoscenza e riconoscimento nelle nostre società occidentali, si conclude rapidamente che esse non esistano”.
    Poche righe sotto Aisha afferma: “Qui gli uomini non sono abituati a vedere le donne con il viso scoperto e noi ci sentiamo a disagio. Questo non ha niente a che vedere con la religione”
    Conclude la Montanari: “Alla fine del mio soggiorno, il velo per me non esisteva più. Benché coprisse sempre il loro viso, era diventato trasparente. Io sapevo che dietro di esso si celava una donna fatta di carne, di intelligenza e di emozioni.”

    RagionevoliRagionevoli dubbi
    Di Gianrico Carofiglio
    Finito il Aug 26, 2014
    Citare o meno un collega avvocato a dispetto delle consuetudini?
    Difendere o meno la persona che venticinque anni prima ci ha turbato l’adolescenza?
    Andare o meno al di là della possibile ragionevolezza per lasciare spazio a una remota possibilità?
    Questi alcuni dei dubbi dell’avvocato Guerrieri nel terzo romanzo della serie di Carofiglio, di cui apprezzo sempre lo stile e le scelte musicali e letterarie citate.

    armataL’armata dei sonnambuli
    Di Wu Ming
    Finito il Aug 22, 2014
    La scrittura del collettivo per me è sempre piacevole. Ho trovato eccessivi lo spazio e il rilievo dati al magnetismo e al mesmerismo, mentre mi è piaciuto tuffarmi nell’atmosfera confusa, complessa, oscura della rivoluzione francese, del periodo del terrore. La sensazione più netta che mi ha accompagnato durante la lettura di tutto il libro è la possibilità del ribaltamento delle sorti: da vittima a carnefice, e viceversa, in un amen. Bella l’idea della strutturazione dei capitoli in atti e l’intercalarli coi documenti.

    ad occhiAd occhi chiusi
    Di Gianrico Carofiglio
    Finito il Aug 11, 2014
    Non mi ha deluso il secondo libro di Carofiglio che vede per protagonista l’avvocato Guerrieri: sempre scorrevole, avvincente, piacevole. Amo poi le numerose citazioni discografiche (se poi son vinili meglio ancora) e letterarie; a volte le uso come sottofondo per la lettura. Mi è molto piaciuto l’incipit dedicato allo smettere d fumare, o meglio, al non smettere di fumare.

    frannyFranny e Zooey
    Di J.D. Salinger
    Finito il Aug 6, 2014
    Lettura molto piacevole quella di questo breve romanzo. E’ diviso in due capitoli, ma preferisco scinderlo in tre dialoghi: quello tra Franny e Lane, quello tra Zooey e la madre, quello tra Franny e Zooey. Il primo è quello che amo di più, vivace e frizzante. Il secondo è quello che più mi ha colpito, tutto ambientato nella ristrettezza di un piccolo bagno. Il terzo è quello che rileggerei per complessità e profondità.
    Riporto una chicca: “Non dirmi che Mosè lo sapeva. Era un brav’uomo, era sempre in contatto col suo Dio e via di seguito: ma è proprio qui il punto. Lui doveva tenersi in contatto. Gesù invece capì che non c’era separazione da Dio.”
    Alto il numero di sigarette e sigari accesi in questo libro, alto anche quello di sigarette e sigari consumati senza essere fumati con i loro aspiranti fumatori persi dietro a pensieri e parole capaci di conquistare il lettore e inchiodarlo alla poltrona. Il modo in cui scrive Salinger merita da solo la lettura.

    le scelteLe scelte che non hai fatto
    Di Maria Perosino
    Finito il Aug 2, 2014
    Vi sono libri che se vengono letti in determinati periodi della propria vita, possono dire molto. Dalle recensioni molto positive che leggo qui su “Le scelte che non hai fatto”, immagino che questo non era per me il periodo giusto per leggere questo libro. L’ho trovato noioso e devo ammettere che se non fosse stato per la brevità, ne avrei abbandonata la lettura che ho condotto sbuffando non poco. Letta la presentazione, avevo delle aspettative che non hanno trovato soddisfazione. Alcuni passi divertenti come anche il personaggio di Orsetta, ma nulla più.

    la reginaLa regina scalza
    Di Ildefonso Falcones
    Finito il Jul 29, 2014
    Un altro tuffo in un periodo storico del passato. Questo è quello che cercavo nell’ultimo libro di Falcones. E l’ho trovato. Secondo me è sempre notevole la capacità di questo scrittore di far entrare il lettore nelle atmosfere che racconta. Pare proprio di essere lì, di percepire il calore di quella strada, il puzzo di quelle fogne, il suono di quella musica. Non nascondo di essere andato alla ricerca di musica gitana mentre scorrevo le pagine del libro. Non mi ha affatto deluso.

    il puntoIl punto di vista del cavallo. Caravaggio
    Di Vittorio Sgarbi
    Finito il Jul 23, 2014
    Quando finisco un libro pensando felicemente “Dimmi qualcosa di più” è un ottimo segno. Scritto in modo semplice, si porta dietro la comodità delle immagini, senza costringere a ricerche su internet. Amavo già Caravaggio, ora ho aggiunto motivi alla mia passione. Infine, prediligo il Vittorio Sgarbi cartaceo, rispetto a quello televisivo.

    dentiDenti bianchi
    Di Zadie Smith
    Finito il Jul 14, 2014
    E’ un libro ricchissimo. Di personaggi, di atmosfere, di episodi, di fantasia, di freschezza, di contrasti, di conciliazioni. Si passa da frasi folgoranti come questa “Mi ha sentito, signore mio? Non abbiamo la licenza per i suicidi, da queste parti. Questo posto è halal. Kosher, capisce? Amico, se ha veramente intenzione di morire qui, tempo che prima dovrà essere svuotato di tutto il sangue” a passi profondi come questo: “In sé il dolore è solo Dolore. Ma Dolore + Lontananza può essere = Intrattenimento, voyeurismo, interesse umano, cinéma verité, una bella risatina di pancia, un sorriso pietoso, un sopracciglio inarcato, un disprezzo contenuto”. Immigrazione è l’argomento centrale, ma vi si parla anche di religioni, fondamentalismi, famiglia, adolescenza, memoria, ricordo, radici, origini, convivenza, nuove città, scienza, etica. Un libro che tratta di melting pop, essendolo.

    maleMale – È possibile vivere senza il male?
    Le domande della filosofia, 4
    Finito il Jun 27, 2014

    testimoneTestimone inconsapevole
    Di Gianrico Carofiglio
    Finito il Jun 26, 2014
    L’ho letto tutto d’un fiato, sono rimasto incollato alle pagine. Scrittura gradevolissima, sia la parte giallistico-giudiziaria, sia quella sulle relazioni del protagonista e il suo approfondimento psicologico. Fa venire voglia di leggerne subito un altro. Uno dei passaggi preferiti: “Ci si affeziona anche al dolore, persino alla disperazione. Quando abbiamo sofferto moltissimo per una persona, il fatto che il dolore stia passando ci sgomenta. Perché crediamo significhi, una volta di più, che tutto, veramente tutto finisce”.

    i comandamentiI comandamenti. Io sono il Signore Dio tuo
    Di Massimo Cacciari, Piero Coda
    Finito il Jun 25, 2014

    libertàLibertà – Quando si è davvero liberi? (Le domande della filosofia, 2)
    Finito il Jun 25, 2014

     

    il mondo

    Il mondo di Anna
    Di Jostein Gaarder
    Finito il Jun 22, 2014
    Una grandissima delusione questo nuovo libro di Jostein Gaarder, lontano anni luce dalla freschezza de “Il mondo di Sofia” e dalla fantasia de “L’enigma del solitario”. Se non fosse stato per la brevità del romanzo non penso sarei arrivato alla fine. Argomenti deboli e trama inconsistente, scontatezza e banalità. Purtroppo è uno dei libri più brutti e inutili che abbia letto negli ultimi anni. Il pensiero che ho avuto mentre procedevo nella lettura è stato: “Se non fosse a firma di Jostein Gaarder, un libro del genere sarebbe stato difficilmente pubblicato”. Tuttavia, il piacere che ho provato nel leggere altre opere dello scrittore norvegese mi spinge a dargli un’altra possibilità. Speriamo…

    illmitzIllmitz
    Di Susanna Tamaro
    Finito il Jun 15, 2014
    Ho scoperto solo alla fine del libro che si trattava dell’opera prima di Susanna Tamaro. E sono contento che l’abbia pubblicato. L’ho trovato accattivante e intrigante, con dei passaggi letterari molto belli: ho assaporato il puro e semplice piacere di leggerli (“Mi accontentavo di vivere la vita come una persona che mangia distratta”). E mi sono immedesimato molto in alcune parti, forse per le mie estati d’infanzia passate in mezzo a campi e vigne. L’ho trovato un bel viaggio introspettivo. Ecco, se dovessi trovare un elemento che non mi ha molto convinto è quello dei sogni raccontati, a parte l’ultimo…

    il bordoIl bordo vertiginoso delle cose
    Di Gianrico Carofiglio
    Finito il Jun 13, 2014
    Un uomo cerca di trovare il se stesso presente attraverso un viaggio fisico e mentale nel suo passato. Una storia narrata in seconda persona che si sdoppia fin dall’inizio tra un adulto di Firenze, scrittore diventato famoso per un unico libro pubblicato, e un liceale di Bari, invaghito della prof di filosofia. L’adulto si mette in viaggio verso Bari, alla ricerca della propria famiglia, delle amicizie, degli amori, del vero se stesso che fa fatica a trovare, mascherato nel passato, un po’ come fa fatica a trovare se stesso nel proprio presente di autore di libri sotto pseudonimo. Va alla ricerca di una nuova possibilità, ponendosi sul “bordo vertiginoso delle cose”, come se solo quello potesse essere il luogo del coraggio, delle scelte. Afferma un’amica del protagonista: “Nelle settimane precedenti mi ero detta continuamente che ero stata stupida, che avevo sprecato la mia vita e che se fossi potuta tornare indietro mi sarei comportata in modo diverso. Ed ecco che ero tornata indietro e avevo una possibilità, ma questo significava anche una responsabilità”. Gli auguro di trovare finalmente una meta, dopo tanto cercare, “Dopo l’ultima pagina, quando il romanzo finisce”.
    Per me vi sono spunti e passaggi interessanti, ma è come se il libro incarnasse lo spirito del suo protagonista: una possibilità mancata, un’occasione persa.

    bizzarrieBizzarrie della provvidenza
    Di Erri De Luca
    Finito il Jun 9, 2014
    Classica e ormai periodica uscita di De Luca (a volte, forse, lui o l’editore potrebbero raccogliere un po’ di materiale in più per farci risparmiare qualche soldino…). Il libro è diviso in due parti, lo stesso vale per il mio giudizio: la prima, “Bizzarrie della provvidenza”, con una premessa e sette poesie, mi è molto piaciuta, come mi capita praticamente ogni volta che De Luca tocca personaggi e temi di cultura biblica; la seconda, “Gli improvvisi”, con venti poesie, non sono riuscito ad apprezzarla. Da qui si deduce il motivo delle due stelle. Tuttavia, c’è sempre, per me, un valido motivo per leggere De Luca, se non altro per chicche così:
    La terra siamo noi
    fatti di argilla
    e di un soffio venuto da lontano
    a riempire e poi scappare via.”
    PS: la citazione, peraltro, è contenuta nella seconda parte del libro 🙂

    107107 storielle di Žižek
    Di Slavoj Zizek
    Finito il Jun 8, 2014
    Mi aspettavo di più da questo libro. Qualche spunto interessante, di cui l’autore, mi par di aver capito, è un divulgatore e non l’autore. Forse ci sono dei sottintesi che non sono in grado di cogliere e che non mi hanno permesso di cogliere la piena portata dell’opera (o forse dovrei semplicemente rivolgermi alle altre opere di Žižek). Avrei apprezzato qualche esplicitazione filosofica in più e qualche ripetizione in meno.

    letteraLettera di una sconosciuta
    Di Stefan Zweig
    Finito il Jun 6, 2014
    Un piccolo capolavoro, scritto benissimo, l’ho divorato lentamente, se si può dire. E’ una storia che si svela lentamente, pagina dopo pagina, giorno dopo giorno, anno dopo anno, non come l’amore che racconta, che si incendia immediatamente e si autoalimenta continuamente. E’ la storia di un’attesa che, seppur soddisfatta, resta attesa di un riconoscimento che non ci sarà mai: “L’indomani all’imbrunire ero di nuovo in umile attesa davanti alle tue finestre, in attesa, come lo sono sempre stata per l’intera mia esistenza, davanti alla tua vita che mi era preclusa.”

    pallinePalline di pane
    Di Paola Mastrocola
    Finito il Jun 5, 2014
    Begli scorci, bei passaggi, belle idee. Questo mi porterò dietro di “Palline di pane”. Di certo non mi porterò dietro, anzi, sono felice di aver abbandonato, l’antipatia di Emilia, la protagonista del romanzo, che mi dà l’impressione di un’eterna inconcludente che fa propria una delle frasi del libro: “L’arte di rimandare le scelte, possibilmente di non farle mai: sottile convinzione, deliziosa, che poi all’ultimo qualcosa o qualcuno intervenga a provocarla la scelta, a renderla in qualche modo obbligatoria. Bontà delle scelte oggettive. O della necessità: molto meglio i fatti necessari, rispetto a quelli volontari o casuali”.
    Spesso mi capita di essere d’accordo con il punto di partenza dei personaggi della Mastrocola, molto meno con il punto d’arrivo. “Ma noi non chiediamo più nulla ai figli, neanche «come stai». Abbiamo paura di disturbare. Di interrompere il loro sonno chiamato giovinezza. Quando gli chiediamo di studiare, siamo patetici. Glielo chiediamo così, perché si fa, perché ci è rimasto dalla tradizione che un figlio deve studiare, ma non lo sappiamo più bene neanche noi perché; e loro lo sentono che glielo chiediamo senza uno scopo, sentono che dietro quella richiesta c’è il vuoto. Perché in fondo non c’è più niente che vogliamo da loro. I miei genitori invece lo sapevano bene, i miei volevano che io andassi avanti, che io li superassi. Continuare la loro corsa, ecco; loro si fermavano a un certo punto perché di più non potevano, e a me chiedevano di oltrepassare quel punto. Era molto chiaro. Ed era anche molto commovente. Si piangeva il giorno della laurea, ad esempio. Si piangeva di una commozione che aveva in sé tutto: mio padre piangeva perché per lui era un sogno che la figlia di un operaio si laureasse in Lettere e Filosofia; mia madre piangeva perché aveva passato la vita a badare a me, in casa tutto il giorno a fare, come si dice, la casalinga e a risparmiare persino sull’aria che si respirava; e io piangevo perché non lo so, mi sembrava di avere il mondo in mano e che sarei diventata non so cosa.” Ho letto due volte questo passo perché sentivo che in me c’era qualcosa che suonava rotto… Mi sono immedesimato nell’unica delle due esperienze che fino ad ora ho vissuto sulla mia pelle: quella di figlio. E mi son detto: dipende da che genitori hai… Se tuo papà ha vinto il Nobel per la letteratura e tua mamma quello per la medicina, hai voglia a superarli… Fuor di facile banalizzazione: a che punto i genitori hanno collocato l’asticella del superamento? A che punto si sono fermati per fissare il sorpasso? E’ lì, immagino, che il genitore può dimostrare di essere veramente in gamba: spronarti, stimolarti, pungolarti ma desiderare per te, essenzialmente, il tuo essere felice, reale ed autentico, al di là dell’altezza dell’asticella e del punto di sorpasso.

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    Leggere

    Leggo su “Il Piccolo” che “il Friuli Venezia Giulia è la regione d’Italia più forte per lettura di libri: il 56,4% dei residenti legge almeno un libro all’anno, rispetto alla media nazionale che è del 43 per cento. Il dato è stato diffuso dall’Associazione Italiana Editori (Aie)”. Il primo pensiero è che un libro all’anno sia davvero poco, pochissimo. Il secondo è che la metà degli italiani non legga neppure quello. Il terzo è una domanda: ma è un dato assoluto e certo o è una media? Perché avendo letto nel 2014 una ventina di libri, nel caso in cui si tratti di una media, significherebbe che una ventina di persone non ne hanno letto alcuno!
    Approfitto per raccontare un piccolo episodio. Lunedì pomeriggio, in attesa che iniziasse il collegio docenti, stavo leggendo “Berlin. La città delle pietre” di Jason Lutes, un fumetto che racconta delle vicende storiche sulla Repubblica di Weimar. Non sono stati pochi i colleghi che, sbirciando immagini e nuvolette, appoggiandomi una mano sulla spalla, mi hanno detto: “Ah, ci diamo a qualcosa di facile, eh?”. Riporto qui sotto un passaggio (pag. 84) e una delle strisce che mi sono più piaciute, ambientata su un tram (pag, 74): “La storia dell’umanità è come un grande fiume, che trova il suo percorso nelle zone più basse del paesaggio, e ogni pagina è come una pietra. Viene lanciata senza scopo, solo per vedere il tonfo, però migliaia di pietre possono far salire il livello dell’acqua fino a far straripare il fiume. L’acqua si spande, la forza del fiume diminuisce, in breve diventa una palude. Ma se ogni pietra è posta attentamente e con un progetto, forse si può costruire qualcosa. Non per arginare la corrente, ma per deviarne il corso. Berlino è stata costruita su una palude. Spero ne resterà più di un mucchio di pietre”.
    Io non riesco a non considerarla letteratura. E confesso che, a volte, una lettura sola non mi basta…

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    Intersecazioni

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    Anobii mi dice che dal 1 gennaio ad oggi ho letto 20 libri. Sorrido perché mi viene in mente mia madre che dalle elementari alla terza media mi supplicava di leggere qualcosa: “ma perché non leggi mai?” “leggere fa bene, ti aiuta” “come pensi di poter fare il liceo senza leggere niente, guarda tua sorella”…
    Poi, non so cosa sia successo. Mi ricordo in maniera ben distinta che uno dei primi autori ad avermi appassionato è stato Pavese. Da bambino passavo le estati in campagna, dai nonni, e i ritmi erano quelli della vita dei campi. Oggi, tra l’altro sarebbe stato il 96° compleanno della nonna Mina… (intersecazione prima). Lì, nella libreria della zia, ho scoperto Pavese. Mi è tornato alla mente (intersecazione seconda) in questi giorni in cui mi è venuta voglia di rileggere “La luna e i falò” e mi sono ritrovato in queste parole: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Il 1° maggio sono stato a Barbana (intersecazione terza). Era da almeno trent’anni che non ci mettevo piede. Non vi sono legato per il culto mariano (non è decisamente il mio forte), ma per una sorta di culto della memoria. Vi andavo in pellegrinaggio con i nonni, si muoveva l’intero paese, era una festa che durava tutto il giorno, anzi, iniziava il giorno prima con la preparazione di tutte le cose da portare via per pranzare sotto i pini marittimi. E’ un ricordo caldo e felice della mia infanzia, un po’ annebbiato, ma al quale il compleanno della nonna, il libro di Pavese e la visita del 1° maggio hanno tolto un po’ di patina.
    “Anche la storia della luna e dei falò la sapevo. Soltanto, m’ero accorto, che non sapevo più di saperla”.

    Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Letteratura, Storia

    Quanti diari segreti

    Oggi pubblico un file audio. E’ tratto dalla puntata del 25 giugno 2012 di Wikiradio, un programma di Radiotre a cui sono particolarmente affezionato. Il giornalista Marco Ansaldo racconta la guerra di Corea (iniziata proprio il 25 giugno 1950); verso la fine della trasmissione cerca di leggere uno spiraglio di speranza nella presenza inattesa di opere di libertà nella Biblioteca di Pyonyang. Sono meno di cinque minuti che mi hanno emozionato molto mentre li ascoltavo in podcast poco fa in giro per la campagna finalmente baciata dal sole. Godeteveli.

    E ora, cercando un’immagine da pubblicare, mi sono imbattuto nell’articolo dello stesso Ansaldo che ha dato origine al file audio. Eccolo qua nella sua interezza preso da La Repubblica.

    “PYONGYANG – “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. Pure nella grafia coreana, la traduzione delle parole non lascia spazio a dubbi. E il frontespizio del libro nemmeno: “George Orwell” è scritto in piccoli ideogrammi, sulla copertina anonima. “1984”, si legge al centro, con tanto di numeri, senza alcuna possibilità d’equivoco.
    Biblioteca nazionale di Pyongyang, pomeriggio di un giorno qualsiasi di fine ottobre 2009. All’ombra di una grande statua di Kim Il Sung, “Presidente eterno”, le cui mani posate in grembo sorreggono un quotidiano mentre lo sguardo domina paterno l’immensa sala centrale, chini su minuscoli banchi di legno stuoli di lettori compulsano, assieme a testi cari alla tradizione asiatica, una serie di volumi insoliti per questa longitudine: i capolavori della letteratura occidentale.
    biblioteca pyongyangIl titolo “1984”, romanzo di fantasia estremo e terribile, scritto nel 1948 ma di cui molti hanno intravisto la successiva materializzazione proprio nella società ipercontrollata della Corea del Nord, è – per quanto sembri incredibile – tra questi. Al piano terra, una folla di persone vestite tutte uguali nella loro divisa scura si aggira come un gruppo di formiche attorno agli schermi piatti dei computer contenenti i cataloghi. Selezioniamo con curiosità, sotto l’occhio vigile delle guide incaricate di seguire il visitatore straniero 24 ore su 24 fino alla sua stanza d’albergo, il soggetto “Orwell”. In due secondi appaiono alcune opere disponibili del grande scrittore visionario. C’è “Omaggio alla Catalogna”, la collezione di “Romanzi e saggi”, e persino “La fattoria degli animali”, l’altro testo zeppo di allegorie geniali sul totalitarismo, concepito alla fine degli Anni trenta.
    Come mai questi libri hanno passato le maglie strettissime di una censura in perenne allerta e solitamente spietata? Come è possibile che il regime non sia a conoscenza dell’accostamento immediato che, ovunque nel mondo, viene fatto tra il Regno eremita e il fosco romanzo di Orwell? La signora Hwang, addetta alle relazioni della Biblioteca, non appare molto disponibile a fornire spiegazioni, e va di fretta. Un’altra visita incombe e troppe domande sembrano indisporla. In Corea del Nord, del resto, non è salutare toccare certi argomenti. Almeno tredici gulag sparsi nelle provincie non lontano dal confine con la Cina ospitano tuttora non si sa quante migliaia di dissidenti e oppositori. E i giornalisti stranieri, come dimostra la vicenda delle due reporter americane di recente liberate su intervento di Bill Clinton venuto qui a trattare con il figlio del Presidente eterno, il bizzoso Kim Jong Il, sono a malapena ammessi e sopportati.
    «È un libro molto letto – spiega la donna in modo sbrigativo – spesso bisogna aspettare qualche tempo quando viene richiesto. Anzi, lo chiedono di continuo, ed è sempre prenotato». La risposta dunque c’è. I lettori coreani, benché immersi in una bolla d’aria del tutto priva di informazioni e contatti con la realtà esterna, conoscono il valore inestimabile contenuto nella profezia di Orwell, che li riguarda direttamente. A dispetto dell’ignoranza del regime, come si legge in quelle pagine avveniristiche, che vuole tramutarsi in forza.
    Nella sala numero 3, dove gli squadrati ritratti dei due Kim, padre e figlio, si stagliano sulla parete, le 250 persone ammesse possono richiedere volumi di scienze sociali, economia, letteratura. «Il Grande leader – recita orgogliosa la signora Hwang, fasciata in un grazioso costume locale bianco – una volta seduto a questi tavoli capì subito che la posizione di lettura migliore doveva essere non sul ripiano, ma leggermente obliqua. E, sull’istante, fece cambiare tutti i banchi».
    Che cosa leggono allora su questi scranni ora inclinati studenti, operaie e lavoratori? Il giro fra i banchi miete diffidenza, più che altro per la possibile reazione dei dirigenti incaricati di tenere la situazione sotto controllo. Dietro i piccoli occhiali tondi e fra le mani incallite spuntano allora a sorpresa Shakespeare, Victor Hugo, Puskin, Dostojevskij, Heine, Tolstoj, Goethe, Andersen, Bronte. E, inaspettatamente, nonostante l’odio storico del regime verso gli Stati Uniti, persino alcuni americani, Mark Twain ed Hemingway. Tradotti in coreano. Ma ci sono anche Maupassant, Arthur Conan Doyle, Tagore.
    Al piano superiore, dietro il tavolo delle richieste un carrellino che sembra un giocattolo scorre sui binari scaricando altri volumi. Che cosa c’è dentro? Assieme a tante opere locali, ai testi sacri scritti da e su Kim Il Sung, in ogni caso i più letti e venerati, compaiono Guenter Grass e Franz Kafka. Chiediamo anche noi i testi in italiano disponibili. Arrivano, in originale, oltre a “Esercizi di algebra superiore” (in due volumi) e agli “Atti dell’Accademia dei georgofili” (dispense, Firenze 1982), “La Divina Commedia” e “I promessi sposi”. La gentile impiegata addetta allo smistamento non conosce Leopardi e Montale, ma dice che comunque è possibile far arrivare qui testi dall’estero per i lettori coreani. Invita anzi a farlo, e in qualsiasi lingua. I libri verranno poi tradotti o lasciati a disposizione di coloro che sapranno leggerli anche nelle versioni originali. In una stanza attigua un gruppo di giovani, cuffie al collo, azionano registratori che ripetono lezioni in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese, arabo, turco, italiano.
    Nuova sosta al catalogo. Digitiamo in fretta, prima che sia tardi, le opere di autori considerati campioni della libertà di espressione. A caso: Solgenitsijn, Thomas Bernhard, Garcia Marquez, Neruda. Il computer li segnala disponibili. Estremo tentativo: “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury e “Lo scherzo” di Milan Kundera. Presenti!
    Fuori, l’aria di Piazza Kim Il Sung è una cappa pesante. La Corea del Nord resta un incubo fatto realtà, con un controllo totale sulle persone. Il fiato del Partito si sente a ogni istante, e l’adulazione verso la famiglia al potere è un’ossessione che diventa un obbligo: nelle canzoni, nelle poesie, nelle esibizioni artistiche e sportive. Un “1984” vero. Con telecamere e microfoni sistemati dappertutto. Le pagine del romanzo ricordano a ogni passo l’esistenza paranoica del protagonista Winston: “Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. (%u2026) Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro?”.
    All’albergo Yanggakdo, nell’isola sul fiume Taedong dove vengono ospitati gli stranieri, i clienti venuti dalla Cina vanno al casinò gettando fortune. Ma al ristorante girevole del 47esimo piano non c’è quasi nessuno. Una giovane donna locale beve un’aranciata e discute amabilmente di architettura. La politica, qui, è terreno minato. Il discorso cade sulla letteratura e sugli autori francesi. «Ha letto I fiori del male di Baudelaire?». La domanda, inaspettata e innocente, finisce per essere micidiale. Le guance avvampano. Abbassa il capo e risponde di sì, mentre gli occhi le si riempiono di lacrime. In “1984” Winston si innamora di Julia sebbene l’amore, e il sesso, siano proibiti. Finisce in segreto per odiare il partito e comincia a scrivere un diario, nonostante farlo sia un crimine gravissimo. Quante pagine, quanti diari segreti ci sono oggi, al riparo da occhi indiscreti, nelle case dei coraggiosi abitanti della Corea del Nord in fila per leggere i libri della libertà?”

    Pubblicato in: Letteratura, libri e fumetti

    Respiro libri

    lettori“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?” (Harper Lee, Il buio oltre la siepe)

     

    Pubblicato in: Filosofia e teologia, Letteratura, libri e fumetti

    Chi cerca cosa trova?

    cercare, trovare, libri, conoscenza, cotroneo

    Quelle volte in cui ti viene alla mente la bella frase di un libro e svuoti la libreria a furia di cercarla e mano a mano che vai avanti e sfogli pagine e pagine sei costretto a fermarti perché ne leggi altre belle di frasi… Fino a che ti blocchi: “cosa sto cercando?”. Scrive Roberto Cotroneo: “Perché cercare e trovare non sono due verbi simili, sono due verbi lontanissimi tra loro. Trovare quel che si cerca è un processo logico e fortunato. Trovare quel che non si è cercato è passare da un universo a un altro, attraversando la forza oscura dell’universo.”

    Pubblicato in: Letteratura, libri e fumetti, Scuola

    Le mie letture estive

    Una delle prime domande che pongo ai miei studenti di rientro dalle vacanze estive è: “che libri avete letto in questi tre mesi?”. Dopo avermi risposto, loro ribaltano la domanda a me. Quest’anno li anticipo qui… mettendoci titolo, autore, data di conclusione lettura e giudizio personalissimo, copiati dal mio account su anobii. Tutto nel pdf

    LIBRI LETTI IN ESTATE.pdf

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    Pubblicato in: Etica, Letteratura

    Passaggio memorabile

    relazioni, libri, baricco

    Alessandro Baricco racconta di un libro molto noioso nelle prime pagine e di come, nonostante ciò, continui ad andare avanti nella lettura. Mi è capitato spesso e il motivo per cui sono andato avanti nella lettura è lo stesso dello scrittore di Torino: “Un motivo, immediatamente percepibile, c’era: nello scorrere lentissimo di quel fiume, ogni tanto passava una barca. Una frase, una similitudine, un’osservazione minuscola, l’esattezza di un colore, la precisione millimetrica di un aggettivo. E non c’era passaggio di barca, per quanto raro, che non fosse davvero memorabile” (Una certa idea di mondo, pag. 76). Bene, mi ci ritrovo in pieno, e per me vale anche per il cinema e la musica. Il fatto è che mi è partito il pensiero che possa valere anche per le relazioni: nel mare (fiume, per restare con Baricco) di persone con cui abbiamo a che fare e che più o meno conosciamo ci sono incontri che cambiano l’umore, che restano impressi nella mente, che danno significato ai giorni. Mi chiedo, tuttavia, se il numero di barche che passano non dipenda anche dalla nostra capacità di scorgerle.

    Pubblicato in: Letteratura

    Trame di libri, trame di vita

    1012224_531858746869589_181333710_n.jpgCi sono libri che restano negli anni e nei secoli, capolavori direi quasi oggettivi. E poi ci sono i capolavori dell’anima, quei libri che ti fanno entrare nelle loro pagine, sembrano parlare a te e di te, ti fanno vibrare cuore e testa. Li leggi e senti brividi caldi, gli occhi si arrossano, il respiro accelera, le mani sudano, e non puoi smettere. Le loro trame si intrecciano con quella della tua vita, del tuo passato e del tuo futuro. Sembra che le scarpe indossate dai personaggi camminino sui tuoi stessi passi, la lettura rallenta, resta quasi sospesa mentre la mente si stacca dalle pagine e inizia a viaggiare. Gli occhi avanzano e devi tornare indietro perché hai letto con le pupille ma non con la testa. Un ringraziamento a tutti i cocchieri e aurighi che ho incontrato nella mia vita e mi hanno guidato e mi guideranno in questi viaggi di carta dentro di me.

    Pubblicato in: Filosofia e teologia, opinioni, Scienze e tecnologia

    A rotta di collo tra le stelle

    marga.jpgL’ho conosciuta per modo di dire. Era il 27 novembre e a Zugliano si presentava il libro “Io credo”, una sorta di intervista doppia a Margherita Hack e a Pierluigi Di Piazza, curata da Marinella Chirico. Una serata bellissima. Oggi Margherita se n’è andata. Tempo fa discutevo con un collega perché sostenevo che lei mi avesse dato tanto, avesse offerto molti spunti di riflessione alla mia fede. “In pratica difendi una che ti dà dello stupido ingenuo” mi ha ribattuto. Sicuramente, da buona toscana, non ha risparmiato stoccature scoppiettanti e battute salaci, dicendo sempre ciò che pensava; rispondo come ho risposto quel giorno al mio collega: con alcuni spunti che me l’hanno fatta apprezzare ed amare a modo mio.

    Ateo e credente possono anche dialogare a patto che, ambedue siano laici nel senso che, rispettino le credenze o le fedi dell’altro senza voler imporre le proprie…

    E’ un atto di fede, quello di voi credenti, come il mio di atea nel non credere. Nessuno può dimostrare né che Dio esista né che Dio non esista. Ognuno segue il proprio sentimento. E’ più facile per me un’etica basata sulla mia esperienza, sugli altri che vedo e conosco; sono contenta se posso fare qualcosa per far star meglio chi ho intorno, mentre Dio per me è qualcosa di vago…

    La cosa più importante della mia casa sono i libri. Li ho portati da Firenze a Merate, poi in Brianza e infine a Trieste. Sono librerie che abbiamo costruito negli anni. In tutto sono ventiquattromila libri. In questa casa abbiamo libri dappertutto, anche in bagno…

    Non ho paura di morire, ho paura di soffrire, paura dell’accanimento terapeutico. Penso che il mio cervello sia l’hardware, e l’anima il software, costruito dall’esperienza. Dal momento in cui si nasce a quello in cui si muore, noi facciamo continuamente nuove esperienze, che vanno ad arricchire e a costruire il nostro software. L’anima/software muore con me…

    Oggi la società, più che nei tempi passati, ci permette di sognare. Si può sognare perché si vive meglio di una volta, con più agi, nonostante la crisi globale, i problemi economici… Io non riesco a credere che ci sia la bancarotta, continuo a vedere tutto questo spresco, tutte queste macchine, il lusso. Possibile che con un tale benessere si rischi il fallimento? Credo che oggi la vita sia più facile di un tempo, ma si desidera di più, troppo, soprattutto i giovani. Noi vecchi siamo abituati a non sognare, a non avere tanti desideri…

    Sono un’introversa di natura che la vita ha trasformato in una persona estroversa, sempre a contatto con la gente. Oggi mi sento più aperta verso gli altri, mi trovo meglio con il prossimo. Noto però che le persone hanno sempre meno voglia di comprendere l’altro, che fanno fatica a relazionarsi. Mi vengono in mente i miei gatti, che hanno un modo diverso di risolvere i loro conflitti, più semplice, spontaneo. Dovremmo imparare da loro…

    Sul fine vita ritengo che, se uno vuole porre fine alla propria esistenza, divenuta insopportabile, debba essere libero di farlo, libero di decidere della propria vita. Certo deve anche tenere conto, però, delle persone che gli stanno vicino, che potrebbero avere bisogno di lui, o che non potrebbero sopportare questo distacco.”

    Infine mi piace immaginarla così, come si è descritta lei, in picchiata e velocità, senza pensieri

    “Da Pratolino sopra Fiesole, c’erano esattamente 18 chilometri. Per tornare giù, tutta discesa, dovevo impiegare 18 minuti per fare la media di 60 all’ora. Controllato l’orologio, mi buttavo giù a rotta di collo, pedalando furiosamente per rispettare la media prefissata. Non pensavo nemmeno all’eventualità di un ostacolo improvviso, di una rottura dei freni o altri inconvenienti.” (da LA MIA VITA IN BICICLETTA di Margherita Hack)

     

    Pubblicato in: Letteratura, libri e fumetti

    L’attesa per ciò che potresti trovare

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    “Non c’è niente come il profumo di una libreria… in parte gli scaffali, in parte i libri, e in parte l’attesa per ciò che potresti trovare…” (Kathryn Fitzmaurice).

    Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Letteratura, opinioni

    Di domanda in domanda, di risposta in risposta

    Ieri sera ero a giocare in trasferta. La partita è iniziata tardi, siamo andati al tie-break e il domandaPV.jpegfischio finale c’è stato solo a mezzanotte meno un quarto. Arrivato a casa, le mie solite due mele, la lavatrice messa in funzione perché stasera mi serve di nuovo la divisa della squadra, il ghiaccio sul ginocchio, l’adrenalina ancora a mille… Conseguenza: occhi sbarrati davanti alla tv e zero sonno. E così, dopo la parte finale di un’inutile replica calcistica di Francia-Georgia mi sono imbattuto, verso le due, in un’intervista di due anni fa a Massimo Cacciari. Sono rimasto incollato perché era registrata a casa del filosofo veneziano ed ero affascinato dalla quantità di libri presenti in ogni stanza e nei corridoi, il tutto diviso per aree tematiche con scaffali allungati fino al soffitto. Mi è venuta in mente una frase di Maurice Blanchot che mi sono appuntato qualche giorno fa: “donde vengono l’ansia di interrogare, l’alta dignità riconosciuta alla domanda? Domandare significa cercare”. Penso che il domandare sia continuo, come il cercare; ma il fatto che essi non abbiano fine, non implica il non trovare. Il fatto è che ogni domanda con il conseguente tentativo di risposta apre alla domanda successiva. Trovo che sia una delle cose più affascinanti della vita e che sia anche di buon auspicio all’inizio della settimana santa.

    Pubblicato in: Filosofia e teologia, Letteratura, musica, Storia

    Sarajevo si ergeva sui libri

    Sto terminando di leggere il libro di Paolo Rumiz “Maschere per un massacro”. All’inizio del 7° capitolo riporta le parole di Miljenko Jergovic sull’incendio dell’edificio della Vijećnica che ospitava la Biblioteca Nazionale, bombardata il 25 agosto del 1992 (bruciarono 600.000 volumi):

    “Sopra la testa senti un sibilo, passa qualche istante di tensione e poi laggiù, da qualche parte in città, si scaraventa il boato. Dalla tua finestra quel punto lo vedi sempre chiaramente. Un’alta e slanciata colonna di polvere che si trasforma in fumo e fuoco. Aspetti ancora un poco per capire di che tipo di abitazione si tratta. Se il fuoco è lento e pigro, è la casa di qualche poveraccio. Se prende la forma di una grossa sfera bluastra, allora è un loft elegante, rivestito di legno laccato. Se invece il fuoco divampa lungo e costante, allora brucia la casa piena di mobili in legno massiccio di qualche ricco proprietario della čaršija. Se le fiamme si impennano repentine, selvagge e dissolute come i capelli di Farrah Fawcett per poi svanire più repentine ancora lasciando al vento sfoglie di cenere plananti sopra la città, tu sai che poco prima è andata a fuoco una qualche biblioteca privata. E quando in tredici mesi di bombardamenti ne hai viste molte di queste torce giocose, pensi che un tempo Sarajevo si ergeva sui libri.”

    Libreria-cerca-libri.jpgConclude il paragrafo Paolo Rumiz: “La storia di Sarajevo, sigillata nella biblioteca universitaria, raccontava proprio questo: dei grandi edifici pubblici costruiti all’inizio del Cinquecento da Gazi Husrefbeg, ricco filantropo figlio di uno slavo convertito, o degli ebrei sefarditi in fuga dalle pulizie etniche della cristianissima Spagna, che laggiù trovarono aperta ospitalità e spazio per floridi commerci. In quei volumi stava scritto che – assai più dei cattolici, costretti più volte alla fuga – proprio gli ortodossi vissero bene sotto l’Islam, ebbero in Costantinopoli la loro capitale religiosa esattamente come i turchi, e spesso si convertirono spontaneamente. Tutto questo doveva sparire, essere cancellato. Distrutto con un grande fuoco purificatore”.

    E nel 1996 Giovanni Lindo Ferretti compone la canzone “Cupe vampe”:

    “Di colpo si fa notte, s’incunea crudo il freddo, la città trema, livida trema

    brucia la biblioteca i libri scritti e ricopiati a mano

    che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna

    s’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe

    brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani

    bruciano i libri, possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri

    s’alzano gli occhi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe

    s’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe

    di colpo si fa notte, s’incunea crudo il freddo, la città trema, come creatura

    cupe vampe livide stanze occhio cecchino etnico assassino

    alto il sole: sete e sudore; piena la luna: nessuna fortuna

    ci fotte la guerra che armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là

    ci fottono i preti i pope i mullah, l’ONU, la NATO, la civiltà

    bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d’ogni cecchino

    bella la vita a Sarajevo città questa è la favola della viltà”

    Pubblicato in: Etica, Letteratura, Storia

    Una picozza per rompere il mare di ghiaccio

    NZO.jpgSe il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul cranio, perchè dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri, e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturbano profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi.

    Franz Kafka