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Visibile e invisibile dell’arte

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Ho avuta la fortuna di avere due ottime colleghe di Storia dell’arte, Paola e Anna. Con una di loro ho collaborato durante l’anno (abbiamo insegnato insieme in tre corsi), con l’altra avevamo solo due classi comuni e la sto conoscendo meglio su facebook, scoprendo un mondo sorprendente. A loro ho pensato leggendo queste parole di Pierangelo Sequeri su un libro che ho appena terminato: “E’ diventato persino doloroso percepire la diffusione epidemica dell’asfissiante vuotezza di quel luogo comune nel quale si riassume la qualità dell’arte: «ci ha regalato emozioni». E’ un modo per non dire niente dell’arte, e delle sue immense corposità spirituali, ammiccando all’idea che, nell’indistinto dell’emozione, si è anche detto tutto quello che c’era da vedere, da sentire e da pensare. E’ il segno più eloquente della morte dell’arte. L’artista si svena per incorporare racconti di pensiero e visione di mondi, e l’utente finale non ha più parole e mente per riceverli. Ha provato emozioni. Ecco tutto. L’enorme lavoro spirituale e mentale dell’arte sincera e più sensibile all’impensato e al non percepito della vita quotidiana, affoga nell’indistinto di un generico senso di benessere e di eccitazione. In questa afasia della mente e dell’anima sensibile è proprio il visibile a morire, nella sua abissale eccedenza di riflessi dell’invisibile. Ed è proprio così che l’invisibile è perso. Narcosi e anestesia dei sensi spirituali, ecco cos’è l’arte come strumento del mero godimento senza mediazione di parole e racconti.” (Pierangelo Sequeri, Non ti farai idolo né immagine)

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Magritte e il mistero

Un altro bellissimo regalo che mi sono portato a casa da Bruxelles è stata la visita al museo di Magritte. Suggestioni e pensieri mentre osservavo i quadri li tengo per me 🙂 Qui metto alcune preziose parole di questo artista del mistero.magritte1.jpg

“… l’uomo è un’apparizione visibile, come una nuvola, un albero, una casa, come tutto ciò che vediamo. Io non nego la sua importanza, e d’altra parte non gli accordo un primato in una gerarchia delle cose che il mondo visibilmente offre. In effetti, se io faccio vedere un essere umano, è la sua esistenza che è in gioco, e non un’attività che egli potrebbe avere. L’attività che egli potrebbe avere non evoca per me niente di misterioso, mentre la sua esistenza è un mistero, come d’altronde quella di ogni altra cosa. Nessuna cosa potrebbe esistere senza il suo mistero. E’ d’altra parte qualcosa di proprio della mente, sapere che il mistero esiste. Se io fossi solo un apparecchio fotografico, il mistero non sarebbe evocato. I miei quadri, pur presentando oggetti estremamente familiari, come per esempio una mela, suscitano degli interrogativi. E’ stato dunque evocato ciò che un tale oggetto ha di misterioso.

Ci sono molti enigmi difficili da risolvere e davanti ai miei quadri si può pensare che si tratti di enigmi come quelli. Ma il mistero di cui si tratta è senza risposta per definizione. Ciò non implica né disperazione né speranza. Io non avrei in definitiva alcun diritto di pensare che sia incoraggiante o scoraggiante, è semplicemente così.

[…] Ciò a cui io penso costantemente è il mistero della vita. E’ una cosa che non si può rappresentare. La si può solo evocare. Perciò, negli ultimi quarant’anni, ho soltanto cercato di evocare il mistero. Lo vedo ovunque, in ciò che voi chiamate il commonplace. Il cielo non è misterioso? […] vita e morte, sole e luna, fuoco e acqua, tutto questo non è un mistero? Certo, possiamo analizzarli, sezionarli, trasformarli in equazioni, ma abbiamo risolto il mistero? Non sto parlando di Dio: è questa una parola che non capisco bene. Sto parlando della vita: mangiare, dormire, crescere, giocare, morire. Ecco perché mi interessa tutto, anche la banalità, se vuole, e perché trovo un’unione fra il cielo, una stanza, uno scrigno, un letto e una tuba. Io non giustappongo elementi estranei allo scopo di colpire. Descrivo i miei pensieri del mistero, che è l’unione di ciascuna cosa e di tutto ciò che conosciamo…

[…] Un pensiero ispirato è un pensiero che unisce cose visibili in modo tale da evocarne il mistero. Un esempio è un paesaggio notturno sotto un cielo illuminato dal sole. L’unione della notte e del giorno evoca senza dubbio il mistero.

[…] Non è dunque una rappresentazione del mistero quella che io cerco, bensì immagini del mondo visibile unite in un ordine che evochi il mistero.”

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