Rabbi Bunam, i Metallica, Leopardi e Lucio Dalla

E’ venerdì, il mio giorno libero. Il sabato lavoro. Alle 8.00 ho messo il guinzaglio a Mou e siamo andati a fare una passeggiata nel fresco e nel chiarore della luce del mattino di questa bellissima giornata di inizio primavera. Nelle orecchie avevo una puntata di Uomini e profeti in cui il filosofo e psicanalista Romano Madera, ad un certo punto, cita un racconto di Martin Buber tratto da Il cammino dell’uomo:
Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripetè per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: “E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!”. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”. “Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare”.
Ho tolto gli auricolari dalle orecchie perché percepivo che la memoria stava cercando di suggerirmi qualcosa, ma non riuscivo a darle ascolto. E poi è arrivato il flash! THROUGH THE NEVER! La canzone dei Metallica!

Quella canzone si apre con queste parole: “Tutto ciò che esiste, è esistito ed esisterà, l’universo è troppo grande per conoscerlo, tempo e spazio sono infiniti. Sorgono pensieri inquietanti, domande restano in sospeso, i limiti della comprensione umana”. E poi ancora: “Nell’oscurità, guarda oltre i nostri sguardi alla ricerca della verità non importa dove sia, fissando la brezza dei cieli alla ricerca del senso, della ragione, perché sia arrivato ad esistere, come sia cominciato”.
E così Martin Buber e James Hetfield hanno iniziato a dialogare nella mia mente: in questi giorni da molte riflessioni svolte nelle seconde e nelle quinte sono emersi molti interrogativi. Domande simili a quelle che si poneva pure Leopardi nel suo Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: “Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?”.
Mi piace pensare che una possibile risposta sia insita nella domanda che un altro cantante si pone. Questa volta si tratta di Lucio Dalla e della sua canzone Le rondini (tra l’altro stanno per arrivare!): “Vorrei seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro e cos’è che lo muove, da dove viene ogni tanto questo strano dolore, vorrei capire insomma che cos’è l’amore, dov’è che si prende, dov’è che si dà”.

Mastro burattinaio

Mi piace il metal, penso di averlo già scritto. Questo è un pezzo dei Metallica che parla della schiavitù dell’uomo nei confronti delle droga che si erge a burattinaio e Signore assoluto, despota carnefice e assassino, distruttore di sogni e aspettative, eliminatore di futuro. Ero molto indeciso se pubblicare o meno il video sottostante perché alcune immagini sono particolarmente forti e dure: le persone più sensibili si astengano dalla visione della parte finale. Il brano è “Master of puppets”.

Finisce la commedia della passione, si sbriciola

Sono la tua fonte di autodistruzione

Vene che pulsano per la paura

succhiando la chiarezza più tetra

che porta alla costruzione della tua morte.

Assaggiami e vedrai che tutto quello che ti serve è solo di più

Osserva come ti sto uccidendo

Vieni strisciando più velocemente, obbedisci al tuo Signore

La tua vita brucia più rapidamente, obbedisci al tuo Signore

Mastro burattinaio, sto manovrando i tuoi fili

Sballando la tua mente frantumo i tuoi sogni

Accecato da me non riesci a vedere niente

Ti basta chiamarmi per nome, perché ti sentirò gridare

Signore, Signore devi solo chiamarmi per nome,

perché ti sentirò gridare Signore, Signore

Cesella la tua strada, non tradire mai

Una vita di morte si sta delineando

Monopolio del dolore, miseria rituale

Preparati la colazione su uno specchio

Assaggiami e vedrai che tutto quello che ti serve è solo di più

Osserva come ti sto uccidendo

Vieni strisciando più velocemente, obbedisci al tuo maestro

La tua vita brucia più rapidamente, obbedisci al tuo maestro

Mastro burattinaio, sto manovrando i tuoi fili

Sballando la tua mente frantumo i tuoi sogni

Accecato da me non riesci a vedere niente

Ti basta chiamarmi per nome, perché ti sentirò gridare

Signore, Signore devi solo chiamarmi per nome,

perché ti sentirò gridare Signore, Signore

Signore, Signore, dove sono i sogni che prima avevo?

Signore, Signore, hai promesso solo menzogne

Risate, risate, tutto ciò che vedo o sento sono risate

Risate, risate, ridendo delle mie grida

L’ inferno vale tutto questo habitat naturale

Solo una rima senza senso

Labirinto senza fine, vagabondaggio con i giorni contati

Adesso la tua vita è fuori stagione

Mi impossesserò di te, ti aiuterò a morire

correrò attraverso di te e adesso governo anche te

Vieni strisciando più velocemente, obbedisci al tuo maestro

La tua vita brucia più rapidamente, obbedisci al tuo maestro

Mastro burattinaio, sto manovrando i tuoi fili

Sballando la tua mente frantumo i tuoi sogni

Accecato da me non riesci a vedere niente

Ti basta chiamarmi per nome, perché ti sentirò gridare

Signore, Signore devi solo chiamarmi per nome,

perché ti sentirò gridare Signore, Signore.

ATTENZIONE: LE IMMAGINI DELLA PARTE FINALE DEL VIDEO SONO FORTI

ATTENZIONE: LE IMMAGINI DELLA PARTE FINALE DEL VIDEO SONO FORTI

A cavallo di un fulmine

Electric chair, old sparky, gruesome gertie, yellow mama, death chair, old smokey: sono modi di dire la condanna a morte su sedia elettrica negli Stati Uniti. C’è un gruppo musicale famoso in tutto il mondo, i Metallica, che hanno usato l’immagine di cavalcare un fulmine. Il brano è “Ride the lightning”. Si parte da un condannato che, in base alle accuse, è colpevole ed è già legato alla sedia elettrica: nell’aria aleggia la morte e non si capacita che la cosa stia succedendo a lui. Se la prende col boia o con lo stato, chiedendogli chi lo abbia reso Dio per permettergli di togliere una vita. La morte si sta avvicinando e le sensazioni sono forti e fugaci, come i pensieri, in questo percorso che segna l’inizio della fine. Il sudore è freddo, gelato, le mani fanno chiudere le dita, la morte di dipana e il condannato si trova da solo insieme alla propria coscienza. Il tempo, inesorabile, scorre in modo molto lento e il condannato naviga tra il rifiuto di morire e il desiderio che tutto si compia per essere liberato dallo spaventoso incubo. Un lampo davanti agli occhi, le fiamme nel cervello. Ride the lightning.

Colpevole secondo le accuse, ma dannazione, non è giusto

C’è qualcun altro che mi controlla

La morte nell’aria, legato alla sedia elettrica

Non è possibile che stia succedendo a me

Chi ti ha reso Dio per farti dire “Ti toglierò la vita!”?

Un lampo da vanti agli occhi è ora di morire

Bruciando nel cervello posso sentire le fiamme

Aspetto il segnale per girare l’interruttore mortale

E’ l’inizio della fine, sudore, freddo e gelato

Mentre osservo la morte spiegarsi

La coscienza la mia sola amicaTXHUNechair08.jpg

Le mie dita si stringono per la paura

Che cosa ci faccio qui?

Qualcuno mi aiuti, Oh per piacere Dio aiutami

Stanno cercando di portarsi via tutto

Non voglio morire

Il tempo scorre lento, i minuti sembrano ore

Vedo l’ultima chiamata di scena

Quanto è vero tutto ciò? Finiamola

Se è vero, facciamola finita

Svegliato dall’orrido urlo, liberato dal sogno spaventoso