Pubblicato in: musica

Battiato spirituale


Stamattina in edicola, come ogni mese, ho acquistato il mensile Rolling Stone. Dentro c’era un’intervista interessante di Luca Caminati a Franco Battiato, di cui ora vi posto la parte per me più intrigante

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Possiamo dire che nel suo lavoro c’è un elemento di proselitismo?

E’ necessario. Noi siamo strumenti, un ponte fra cielo e terra. Se tu fai questo lavoro perché in realtà ami il successo, hai tradito il tuo compito. I regni inferiori ti aspettano nel futuro. Sono condanne, e non è che si scherza con queste cose.

Più vado avanti e più scopro che molti capolavori musicali sono certezze di esistenze superiori. Ma come può un umano nato dal caso, da una stupida e inerte materia, scrivere cose del genere? I movimenti dei flessori di una mano che prende un bicchiere sono incredibilmente complessi, un meccanismo impressionante. Come può un individuo essere inferiore a una sua parte meccanica?

Però… anche lei è un eretico: da una parte ama parlare del suo spiritualismo, a volte anche vicino alla tradizione cattolica, dall’altra ama presentare un canone di pensatori, artisti e musicisti assolutamente estraneo alla tradizione occidentale.

La mia vicinanza al cristianesimo è univoca: non posso in alcun modo pensare al Vaticano e all’aspetto burocratico e diplomatico della Chiesa. Io sto con i mistici cattolici che seguono vie esperienziali. Uno che non ha esperienze mistiche non sa capire né accettare. San Giovanni della Croce era considerato un eretico, ma i veri eretici sono quelli che parlano di Dio senza avere neanche un “osso sacro”.

Battiato esploratore dell’anima e della mente: ci sono molti come me che rimangono spiazzati di fronte a questo estremismo spiritualista. Canzoni come Haiku, ad esempio, che lei non esita a definire devozionali…

Ma senza il passaggio alla meditazione non si può arrivare a niente. Tecnicamente, per entrare nel sacro devi abbandonare il pensiero materialistico. Bisogna arrivare alla chiarezza della visione. Haiku esprime abbastanza bene la dimensione meditativa, attraverso l’esperienza del silenzio, interessantissima. Quando la provi, non puoi più tornare indietro.

Qual è il suo metodo?

Pratico la meditazione da circa 39 anni. A poco a poco, dai mistici indiani al buddismo tibetano, dal sufismo al sistema analitico di Gurdjieff, sono arrivato a un metodo più personale. Noi viviamo spesso nella mente e non sentiamo il corpo. Immagina di camminare per strada, e invece di essere completamente preso dai tuoi pensieri come spesso succede, immagina di sentire ogni singola parte del tuo corpo: un controllo totale.

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