Tempo di attesa

Natale si avvicina e il tempo dell’Avvento ormai si è fatto breve, l’attesa sta per terminare. Spesso mi capita di parlare con persone che vivono in modo tormentato l’attesa di un Dio di cui non riescono ad avvertire la presenza. Oggi ho trovato sul blog Dal dentro delle cose questa poesia-preghiera di Jean Debruynne che riflette sull’attesa e sui suoi tempi visti come periodi di grande attività e opportunità e non come perdita di tempo.

Dio,

tu hai scelto di farti attendereattesa.jpg

tutto il tempo di un Avvento.

Io non amo attendere.

Non amo attendere nelle file.

Non amo attendere il mio turno.

Non amo attendere il treno.

Non amo attendere prima di giudicare.

Non amo attendere il momento opportuno.

Non amo attendere un giorno ancora.

Non amo attendere perché non ho tempo

e non vivo che nell’istante.

 

D’altronde tu lo sai bene,

tutto è fatto per evitarmi l’attesa:

gli abbonamenti ai mezzi di trasporto

e i self-service,

le rendite a credito

e i distributori automatici,

le foto a sviluppo istantaneo,

i telex e i terminali dei computer,

la televisione e i radiogiornali…

Non ho bisogno di attendere le notizie:

sono loro a precedermi. Oppure

posso chiedere all’oroscopo…

 

Ma tu Dio

tu hai scelto di farti attendere

il tempo di tutto un Avvento.

Perché tu hai fatto dell’attesa

lo spazio della conversione,

il faccia a faccia con cosa è nascosto,

l’usura che non si usura.

L’attesa, soltanto l’attesa,

l’attesa dell’attesa,

l’intimità con l’attesa che è in noi

perché solo l’attesa

desta l’attenzione

e solo l’attenzione

è capace di amare.

 

Tu ti sei già dato nell’attesa,

e per te, Dio,

attendere,

significa pregare.

 

Jean Debruynne, Attendere è pregare (Parigi 1988)

La corona dell’Avvento

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E’ iniziato l’Avvento e in una classe mi è stato chiesto cosa significhi la corona dell’Avvento. Approfitto di Cathopedia per rendere comune l’informazione.

“La Corona d’Avvento è un simbolo usato per scandire le domeniche del tempo d’Avvento. È costituita da una ghirlanda di fronde di conifere (abete, ma si usa anche il tasso o il pino, oppure l’alloro) nella quale sono poste quattro candele o ceri, che verranno accesi uno dopo l’altro nelle varie domeniche della preparazione al Natale. Alcune versioni prevedono la presenza di una quinta candela posta al centro del cerchio. La Corona d’Avvento affonda le sue radici in riti pagani che si celebravano in Germania nel mese di yule (dicembre) con luci. Come simbolo cristiano fu ideata dal pastore protestante Johann Hinrich Wichern (1808-1881). La versione originale prevedeva la presenza di un maggior numero di candele, una candela per ciascun giorno dell’Avvento. Presto divenne simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani dei paesi europei di cultura anglosassone, tra i protestanti e i cattolici; successivamente fu impiantato anche in America. Le quattro candele hanno una denominazione ed un significato peculiari:

  • La prima candela è detta “del Profeta”, poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia.
  • La seconda candela è detta “di Betlemme”, per ricordare il luogo in cui è nato il Messia.
  • La terza candela è detta “dei pastori”, i primi che videro e adorarono il Messia. Poiché nella terza domenica d’Avvento la liturgia permette di utilizzare i paramenti color rosa al posto di quelli viola, tale candela può avere un colore diverso dalle altre tre.
  • La quarta candela è detta “degli Angeli”, i primi ad annunciare al mondo la nascita di Gesù.
  • L’eventuale quinta candela rappresenta il giorno di Natale, cioè la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.

Secondo un’altra tradizione le quattro candele rappresentano invece la speranza, la pace, la gioia e l’amore. L’accensione di ciascuna candela indica la progressiva vittoria della Luce sulle tenebre dovuta alla sempre più prossima venuta del Messia. La forma circolare della Corona d’Avvento è simbolo di unità e di eternità. I rami di sempreverdi che ne costituiscono la base rappresentano la speranza della vita eterna.”