“Come gemma quest’anno ho deciso di portare una delle mie più grandi passioni, ossia il cinema. È iniziata quando avevo 12 anni, durante la quarantena, quando vidi per la prima volta la saga di Harry Potter. Da lì mi si è aperto un mondo. Un mondo in cui ora mi piacerebbe lavorare. Ne avevo visti molti di film fino a quel momento, ma nessuno era riuscito a trasmettermi quelle emozioni che solo la magia dei film di Harry Potter può fare. È come se fosse arrivato il film giusto al momento giusto. Ho passato il resto della quarantena ad esplorare più a fondo tutto quello che si nasconde nel dietro le quinte e ho capito che per la creazione di un film serve un infinità di lavoro e creatività e questo mi ha subito affascinato. Alcune volte non mi va tanto di dire che Harry Potter è il mio film preferito perché moltissime persone lo ritengono un film per bambini. Ma per me ha un significato che va oltre la semplice trama. Infatti nonostante negli anni poi abbia visto moltissimi altri film meravigliosi, Harry Potter rimarrà sempre il mio film preferito, perché sono stati proprio quei film a farmi scoprire e amare il mondo del cinema”. (V. classe quarta).
“Oggi ho scelto di portare la sciarpa della partita Barcellona-Lione. Sabato 21 maggio 2022, dopo aver fatto un giro per la città di Torino, io, tre mie compagne di squadra e le nostre rispettive famiglie, siamo andati all’Allianz Stadium a vedere la finale di Champions League femminile. Il Lione ha vinto 3 a 1 contro il Barcellona ed è stata una partita magnifica; lo stadio, lo spettacolo di inizio partita e anche la premiazione finale erano stupendi, ci siamo tutti divertiti tantissimo. Il giorno dopo, invece, siamo andati in provincia di Vicenza perché, questa volta, abbiamo dovuto giocare noi ragazze; non ricordo che squadra fosse ma so che abbiamo vinto” (E. classe terza).
“Ho pensato a lungo quale fosse l’argomento giusto per la mia gemma di quest’anno e alla fine ho deciso che non la volevo dedicare a una persona, bensì alla danza. Ho con Lei un rapporto di amore e odio, è come se fosse una mia vecchia amica che nonostante tutto c’è sempre stata, nel bene e nel male. Grazie a Lei ho conosciuto tante persone fantastiche e ho fatto esperienze nuove. Penso che senza di essa mi sentirei vuota, senza quotidianità, abbandonata da questa attività che mi ha accompagnata per quasi tutta la vita. A volte ho avuto delle difficoltà. Ho pensato più volte di lasciare ma alla fine non ho mollato mai e ne è sempre valsa la pena. Mi ha portato tanta felicità anche in giornate dove vedevo tutto nero. Mi ha spronata quando pensavo di non farcela, quindi è stata per me una grande maestra di vita” (L. classe seconda).
“Il pallone da pallavolo rappresenta lo sport che ho cominciato a praticare da settembre, il quale ha avuto una certa ricorrenza nel corso della mia vita. Con la pallavolo è sempre stato un tira e molla ma dall’inizio dell’anno scolastico ho preso la decisione di ricominciare e non smettere più una volta per tutte, combattendo così le sensazioni di inferiorità e di ansia al confronto con i miei coetanei. Ho fatto molti progressi sia psicologicamente che tecnicamente nello sport e continuerò senza più arrendermi” (A. classe quarta).
“Dovrei partire dicendo che scegliere l’argomento di questa gemma sia stato difficile ma non è così. Mi è stato detto scegli una cosa che ti rappresenta, che ti fa stare bene e la prima cosa a cui ho pensato è stata la danza: la mia più grande passione, ma a volte anche la mia più grande delusione, il posto in cui tutti i miei pensieri scompaiono e fanno posto alla leggerezza, il posto in cui mi sento me stessa al cento per cento e dove posso esprimermi senza parole, dove tutto mi sembra perfetto. Con lei ho un rapporto di amore e odio: la felicità ad aver fatto un passo in maniera corretta, ma anche la delusione di non riuscire a fare quel passo provato una marea di volte, l’euforia prima di salire sul palco, ma il non sentire di aver dato il massimo appena finito di ballare e infine la sensazione di vuoto dopo una gara andata male. Tutte queste sensazioni, tutte queste emozioni ormai fanno parte di me e anche se sono emozioni negative mi fanno capire che sto facendo la cosa giusta, la cosa che mi fa stare bene. Oltre alle tante emozioni e alle tante esperienze che mi ha regalato, la danza mi ha dato delle amiche vere con cui entrare in sala ogni lezione: ciò mi sprona ancora di più e senza di loro ogni emozione provata non sarebbe stata la stessa. Ci supportiamo e sopportiamo a vicenda nei momenti di tensione e di felicità e ci siamo sempre l’una per l’altra” (B. classe prima).
“Ho portato questa foto perché mi ricorda, non solo un momento bello della mia vita, ma è la prima partita ufficiale di calcio che ho giocato da bambino. Da quella partita ho iniziato un percorso che continua tutt’ora” (M. classe quarta).
“L’11 dicembre 2023 mi sono state dette quelle parole che un atleta non vorrebbe mai sentirsi dire da un medico: “il tuo crociato è rotto, la tua stagione è finita”. Non so neanche io bene come, ma non appena mi sono state pronunciate quelle parole sono riuscita a trattenere le lacrime, forse perché sotto sotto lo sapevo o forse solo perché volevo sembrare forte. Eppure questo infortunio mi ha portato un grande vuoto dentro. Era da mesi che combattevo contro un dolore al ginocchio senza che si riuscisse a capire bene che cosa io avessi. A giugno 2023 durante un allenamento è suonato quel primo campanello d’allarme, quel CRACK che a ripensarci mi vengono ancora i brividi. Durante l’estate si sono susseguite una serie di visite, ma nessuna risposta concreta, finché a settembre l’ortopedico che mi ha visitata mi ha detto che sarei potuta tornare a giocare. Ero contentissima, ma dentro di me sapevo che c’era qualcosa che non andava. Ho ripreso gli allenamenti e piano piano ho ritrovato la sicurezza che avevo perso a causa dell’infortunio. Fino a quando, SBAM, un’altra porta in faccia, un’altra ricaduta. Mi cede il ginocchio durante una partita. Non c’era più nulla da fare, avevo lottato fino a quel momento, ma la paura era riemersa. Decido di farmi visitare da un altro ortopedico il quale pronunciò quelle fatidiche parole. Nella mia testa, prima di quella visita, c’era ancora quella piccola speranza di poter tornare a giocare e di nascondere quella che sapevo fosse la verità, ma la verità ha avuto la meglio su quel piccolo spiraglio di luce. Nonostante il dolore e le lacrime sono grata a questo infortunio perché mi ha fatto capire che ci sono persone che ci tengono tanto a me, quanto io sia fortunata ad avere una squadra che mi supporta in questo momento difficile e degli allenatori che ci tengono veramente al fatto che io stia bene. Spero di non deluderli e di tornare più forte di prima. Non so cosa mi riserverà il futuro o se ritornerò a giocare, ma ciò di cui sono certa è che uscirò da questi 6 mesi un po’ più consapevole e sicura delle mie capacità”. (G. classe quarta).
“Quest’anno come gemma ho scelto di portare un brano country chiamato Horse People. Ho scelto questo brano perché pratico monta americana da circa 4 anni e l’autore di questa canzone parla della passione e dell’amore per i cavalli, del legame di intesa che c’è tra i due e tutti i sacrifici che facciamo continuamente noi cavallerizzi per portare avanti questo nostro sogno e questa nostra passione, che sono anche il MIO sogno e la MIA passione. Inoltre questo brano è stato suonato alla mia prima tappa regionale che ho fatto la scorsa estate e quindi mi riporta alla mente quei felici e spensierati momenti che durante il periodo scolastico mi mancano più di ogni altra cosa” (E. classe terza).
“Ho deciso di portare questa cravatta, non perché sia un regalo di qualcuno di importante, ma perché da quando l’ho tirata fuori dal cassetto due anni fa ho iniziato a sviluppare il mio stile e non penso ci sia un accessorio più adatto per rappresentare la mia passione per la moda. Quando sono stressata o triste mi chiudo semplicemente in camera, con la musica a tutto volume e penso a nuovi possibili outfit. Sono fermamente convinta che sia il modo migliore per esprimere chi siamo e può avere un impatto incredibile su di noi e sugli altri. Tra le varie idee che avevo per la gemma di oggi, ho deciso proprio di portare questa cravatta perché durante quest’ anno sto riflettendo molto su ciò che voglio fare dopo le superiori e spero veramente di poter lavorare in questo ambito nel futuro, perché non penso ci sia obiettivo più appagante che trasformare una propria passione in mestiere” (V. classe quarta).
“Quest’anno ho portato come gemma i concerti, e come foto ho scelto questa, che ho scattato al concerto di Louis Tomlinson, perchè la ricreo ad ogni concerto a cui vado. Non ne ho scelto uno in particolare perchè quest’anno ne sono stata ad un po’ e ciascuno è unico e importante per me nello stesso modo. Penso siano una delle cose al mondo che mi rendono più felice; per me il momento dell’attesa dell’inizio di un concerto e dell’arrivo sul palco di un cantante è uno dei momenti migliori a cui si possa assistere, e la stessa atmosfera non la si trova da nessun’altra parte. Poi anche sentire uno dei tuoi cantanti preferiti cantare o suonare dal vivo è una cosa totalmente diversa da ascoltarli in streaming” (S. classe terza).
“Come Gemma ho scelto la canzone Photograph di Ed Sheeran. Questa canzone occupa un posto speciale nel mio cuore nonostante non mi riporti alla mente solo ricordi felici. È stata infatti utilizzata come sottofondo nel video ricordo realizzato per una mia insegnante di danza venuta a mancare ormai 6 anni fa a causa di un incidente. È difficile per me ascoltare questa canzone senza pensare a quanto lei fosse speciale nelle nostre vite e di come questa notizia improvvisa abbia ribaltato completamente la nostra realtà ma, nonostante ciò, voglio ricordarla in tutta la sua dedizione e passione perché lei è stata e sarà sempre per me un esempio da seguire non solo nella danza ma anche nella vita di tutti i giorni” (A. classe terza).
“Vivi d’amore… ho scelto questa frase, che mi disse mia madre durante una conversazione, tra una frase e l’altra. Lo disse senza darci un peso, quasi un po’ a caso, ma da quel momento mi è rimasta particolarmente impressa. Penso sia la cosa più vera che qualcuno abbia detto di me, mi rispecchia appieno. Io vivo veramente d’amore, trovo che senza non possa esserci vita che possa essere degna d’essere chiamata tale. Parlo dell’amore platonico per un amico, dell’amore per la musica, dell’amore per un libro, per uno sport e per praticamente tutto quello che caratterizza la vita e l’essere di ognuno di noi. Poi, ovviamente, c’è anche l’amore inteso come, secondo definizione, “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”. Io in prima persona attualmente sto provando, come la maggior parte dei miei coetanei, un amore adolescenziale; tra esattamente due settimane saranno due anni che staremo insieme, e trovo che, guardando anche le esperienze di altri, al giorno d’oggi sia un grande traguardo per due diciassettenni. Ho notato che spesso le relazioni che si hanno a quest’età possono essere “denigrate” da altri, più grandi e con più esperienza sicuramente… “siete troppo piccoli cosa volete saperne dell’amore” … ecco, non trovo che si possa valere la stessa cosa per me ed il mio ragazzo. Sarò sicuramente anche di parte, ma sono sicura che se altri avessero dovuto passare le situazioni che abbiamo passato noi due avrebbero preso strade separate, invece noi abbiamo avuto la forza di rimanere insieme, uno accanto all’altra, al momento del bisogno e non solo. C’è voluta forza di volontà sicuramente, ma, alla fine, se non mettiamo tutti noi stessi per l’altro che senso ha? Siamo letteralmente cresciuti insieme, siamo maturati insieme e, so che può sembrare banale come cosa, ma non pensavo di poter mai provare sentimenti del genere per qualcuno. Non glielo dico spesso, ma ho la sensazione che me l’abbia mandato qualcuno da lassù per curare le mie ferite”. (K. classe terza)
“Introduco la mia gemma partendo da qualche settimana fa. Questo è l’anno della 5a superiore, l’ultimo anno. Poi c’è l’università. Proprio qualche settimana fa stavo parlando con i miei genitori del mio futuro, quali facoltà mi piacerebbe intraprendere e quali invece scarterei, c’è ancora molta indecisione sulla mia scelta ed è proprio lì che, tra me e me, penso: “quanto vorrei essere G. in questo momento”. G. é mio fratello. È un ragazzo buono, generoso e dal cuore grande. È un ragazzo dai grandi valori e le sue idee sono sempre ben schierate. 18 anni che io sopporto lui e 18 anni che lui sopporta me. Se la me di qualche anno fa vedesse la gemma di quest’anno mi riderebbe addosso. Io e G. siamo completamente due opposti ed è per questo che ci siamo scontrati e ci scontriamo tutt’ora. Io dico cane e lui dice gatto, io dico bianco e lui nero; e lì iniziano le litigate. Siamo opposti in tutto, anche in aspetto fisico: io sono mora con gli occhi marroni, lui è biondo con gli occhi azzurri. Lui parla troppo, io sto più per le mie, lui vuole avere sempre ragione, SEMPRE, io ogni tanto capisco anche di sbagliare (forse). Io mangerei frutta per tutta la vita, lui non riesce neanche a guardarla. Non sembra neanche mio fratello :).Che cos’è cambiato dalla me di qualche anno fa e la me di adesso? Niente. Forse lo vedo con altri occhi, forse più maturi. Non sto dicendo che le discussioni non ci sono più anzi, si raddoppiano perché le mie idee e le sue sono sempre più contrarie e in contrasto. Per farvi un esempio, l‘ultima discussione (anche interessante) ce l‘ho avuta ieri sera e il punto focale erano gli avvocati di difesa. Lui continuava a dire che non difenderebbe mai qualcuno in torto per una semplice questione morale “è giusto che chi ha procurato del male paghi la punizione (chiamiamola così)”, io invece, la pensavo in maniera diversa ovviamente. Ahimè, c’è da dire che mio fratello è acculturatissimo e sa davvero tante, troppe cose ed è affascinante ascoltarlo parlare. Se c’è una cosa che invidio di G., non è sicuramente la capacità di parlare per ore senza stancarsi, ma la sua determinazione e voglia di fare. Lui dice che le cose, “se si fanno si fanno bene, altrimenti non le faccio proprio”. Fa quello che gli piace e questo si vede. Ha un cuore grande (che non è da tutti e forse fin troppo grande) ed è così determinato che riesce a portare a termine gran parte delle cose che inizia e se proprio una non riesce terminarla gli rimane l’amaro in bocca. Questa è una cosa che lo ha sempre caratterizzato e contraddistinto dagli altri. Ecco, io vorrei avere questa determinazione, saper iniziare e finire un lavoro, dedicarmi al 100%, portarlo a termine e vedere nei miei occhi quello che io ora vedo negli occhi di mio fratello: soddisfazione e tanto amore”. (V. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una persona e quindi una parte della mia vita, mia mamma. Mia mamma è una persona buona, sempre presente con tutti e molto profonda. Mia mamma ha 48 anni e da 18 si prende cura di me e mia sorella, facendoci sentire protette. Quello da cui non ci poteva proteggere erano però le cose incontrollabili, il destino, il corso della natura. Mia mamma da 3 anni e mezzo ha un tumore maligno ai polmoni al quarto stadio, con metastasi alla colonna vertebrale. Per fortuna (e so che non si può definire così) è un cancro particolare, non una massa come si è soliti pensare, bensì uno strato di cellule che coprono l’intera superficie. Di conseguenza la cura non prevede chemio ma terapie staminali mirate ad una determinata zona. Tante volte mi sono chiesta perché a lei, tante volte ho pensato che avrei preferito averlo io pur di non vederla soffrire e non nego che ho la costante paura di non poter fare più le cose quotidiane che faccio con lei. Questa malattia per quanto sia disgustosa mi ha fatto maturare e capire che la vita è da vivere al 100%. Mi ha insegnato che probabilmente chiunque potrebbe combattere una guerra che tiene nascosta. Io l’ho fatto: per molto tempo ho tenuto nascosto una cosa più grande di me, forse perché dicendolo si sarebbe concretizzato o forse perché non volevo (e non voglio) essere trattata in modo diverso. Questa malattia mi ha insegnato ad essere forte, a combattere per quello che voglio, a stringere i denti e ad andare avanti, a proteggere gli altri prima di proteggere me stessa. Mi ha insegnato che la vita è fatta da alti e bassi e che se voglio davvero qualcosa non devo aspettare il momento giusto. Questa gemma ha un unico scopo ossia di farvi capire quello che un cancro ha fatto capire a me. La vita corre più veloce di quanto si pensi e non aspetta che tu prenda il treno giusto. Potresti riuscire a beccare quella coincidenza che tanto aspettavi, ma potresti benissimo aspettare le due ore di ritardo prima del prossimo treno. Ma quando lo aspetti, ricordati che a destinazione ci sono l’amore, la fiducia, la speranza: c’è semplicemente l’aria. Per rappresentare questo messaggio che spero vi arrivi con tutto il cuore, porto una canzone di Ligabue Certe Notti. Mia mamma e mio papà la cantavano nei sedili anteriori della macchina ma io non l’ho mai apprezzata. Ora mi ritrovo a cantare la stessa canzone, sempre in macchina, con il mio ragazzo che guida.” (B. classe quinta).
Sul numero di maggio-giugno de Lavialibera ho letto un articolo molto interessante del maestro Franco Lorenzoni. Riporto qualche estratto per fissare sulle pagine di questo blog spunti, idee, suggestioni, ispirazioni per l’anno scolastico alle porte.
“Tutti ricordiamo l’esperienza di una porzione di arte o scienza che abbiamo incontrato e amato perché qualcuno ce l’ha presentata con convinzione e trasporto. Qualcuno capace di condividere il desiderio di conoscenza che gli suscitavano le ombre nella pittura di Caravaggio, il modo in cui Čechov tratta i suoi personaggi, l’infinito racchiuso nella radice di due, il suono della chitarra di Jimi Hendrix o il faticoso affermarsi dell’idea di uguaglianza nella storia. Senza quel tramite, senza l’incontro con quella passione incarnata, forse non ci saremmo mai affacciati a quel linguaggio o a quell’ambito del sapere, a quel mestiere, a quella tensione sociale o all’inquietudine che ci ha spinto a viaggiare o a cambiare città, che ha segnato il nostro destino. […] La peggiore offesa all’infanzia sta nel costringere bambine e bambini e adolescenti a trascorrere ore e ore a scuola insieme ad adulti pigri, demotivati e frustrati, a insegnanti che hanno smesso di ricercare e credere nella cultura come luogo di conoscenza di sé e leva di trasformazione individuale e collettiva. Il cuore dell’educazione attiva sta nel costruire strumenti per arricchire le qualità e potenzialità di ciascuno alimentando la fiducia in sé stessi e, al tempo stesso, nella capacità di seminare inquietudine, cercando ogni modo per moltiplicare le domande. Seminare inquietudine dovrebbe essere un anelito costante in chi educa, con la consapevolezza che a scuola stiamo svolgendo una funzione politica nel senso più ampio e autentico del termine, cioè di allenamento all’arte del convivere e di cura del bene comune e della città presente e futura. […] Educare è liberare potenzialità, allargare gli sguardi, forgiare e mettere a punto insieme conoscenze e strumenti in grado di moltiplicare le possibilità di scelta di ciascuno. Questo è il secondo motivo per cui il mestiere dell’educare nella scuola è opera complessa, perché necessita da parte nostra una continua ricerca e messa a punto di materiali, stimoli, domande aperte. […] È sempre più necessario, infatti, tessere collegamenti tra istruzione, educazione e capacità di cura dei singoli e delle relazioni reciproche. Relazioni a cui dobbiamo dare la possibilità di maturare e crescere trasformando in comunità di ricerca ogni singola classe, ma anche la scuola nel suo complesso e, con alleanze da costruire, porzioni del territorio che la circonda. […] Il nodo allora sta nel dare davvero la parola ad alunne e alunni e fare del dialogo il perno attorno a cui innovare la didattica sperimentando che l’educare si fonda e si nutre sempre di reciprocità. Reciproco è una parola ci dovrebbe orientare sempre. È composta da recus e procus. Recus indica l’andare indietro, procus l’andare avanti. Prima c’è il passo indietro, la creazione di uno spazio vuoto e di un contesto capace di ascolto, solo dopo c’è il passo avanti, che permette di osservarci con attenzione, ascoltarci e accordarci insieme compiendo una sorta di danza in cui dobbiamo sperimentare la nostra capacità farci guidare, rinunciando all’idea di essere sempre noi adulti a condurre il gioco. […] Se tu non trovi il modo di fare tuo, di fare vero un quadro, un libro, un argomento di storia o un teorema matematico, se non lo riscrivi dandogli vita a modo tuo, con parole e sentimenti e ragionamenti che non possono essere che tuoi, quell’oggetto culturale rimarrà distante, inerte, morto. I più veloci impareranno a memoria quattro parole che lo definiscono e magari sapranno anche rispondere a una verifica e far felici noi insegnanti, ma presto lo dimenticheranno. Ciò che più conta nel processo educativo sta nella lunga manovra di avvicinamento che con pazienza, preparazione e convinzione noi docenti dobbiamo predisporre e proporre per permettere a tutte e tutti di cercare la loro parte di verità nelle conoscenze che proponiamo di incontrare. Tutto ciò può avvenire solo facendo spazio e scegliendo di dedicare il più tempo possibile al dialogo, che deve divenire l’architrave del processo educativo.”
“Per la Gemma di quest’anno ho deciso di portare il mio primo body di twirling. Può darsi che qualcuno di voi si stia chiedendo “cos’è il twirling?”, ora ve lo spiego io così vi risparmiate il tempo della ricerca. Il twirling è una disciplina agonistica tecnico-combinatoria che esalta i fattori fisici individuali, mettendo in evidenza l’aspetto estetico del movimento. Unisce a movimenti propri della danza, ginnastica ritmica ed artistica, l’uso di un bastone che viene lanciato in aria o fatto roteare sul corpo. Ma il twirling non è solo uno sport, è anche un’ arte. Arte perché si richiede stile e bellezza, sport perché combina intensa coordinazione nel mantenere il bastone in movimento mentre il corpo si muove con grazia, attraverso vari movimenti adattati con interpretazione musicale, alti livelli di concentrazione e sforzo fisico. Io pratico questo sport da ormai 12, quasi 13, anni, quindi dalla stagione 2010/2011; ho deciso di portare il primo body proprio perché per me ha un ricordo veramente speciale, per me è l’inizio di una storia che va avanti da tempo. Per me il twirling è tutto, è una valvola di sfogo quando tutto va male, parecchie volte mi sono anche arrabbiata, sono caduta molte volte, a volte mi sono fatta così tanto male che ho pensato “no ora smetto, non ce la faccio più”, ma poi ho pensato, “voglio veramente buttare via tutti questi anni di sforzo”? La risposta era sempre no, quindi mi sono rialzata, mi sono fatta forza e sono andata avanti. Quando le persone mi chiedono “ma non ti sei stufata? É dodici anni che vai avanti” la risposta è NO, perché io mi ricordo ancora la me bambina che sognava di arrivare in nazionale, e adesso ce la sto facendo, sto realizzando il mio sogno. La me di 11/12 anni fa non avrebbe mai immaginato di arrivare fino a qui, la me che indossava questo body, non avrebbe mai pensato che potesse accadere una cosa così grande. Quindi questo body per me è tutto, qua rivedo tutti i miei ricordi passati, e spero in futuro di vederne ancora di più belli”. (S. classe seconda).
“Oggi ho portato le mie prime scarpe da calcio come gemma. Le ho prese quando avevo 7 anni e, anche se non mi vanno più bene, le volevo tenere perché significano molto per me: rappresentano quella bambina di 7 anni che voleva a tutti i costi giocare a calcio, che aveva in testa solo quello sport. A volte, quando per esempio va male un allenamento, penso a quella bambina che non ha mai smesso di giocare e che non ha mollato; mi aiuta a riprovarci sempre ed a arrivare al successo. Da quando ho messo quelle scarpe ho iniziato a sognare la nazionale e la serie A, ci sto provando ancora oggi ad arrivare in alto ed essere una grande giocatrice” (E. classe prima).
“Come gemma ho deciso di portare una delle mie prime divise da basket della squadra. Ormai gioco a basket da 11 anni, e non mi ha ancora stancato. La pallacanestro, per me, oltre ad essere uno dei modi per sfogarmi, è anche una famiglia, dove, insieme ai miei compagni di squadra, futuri e passati, rappresenteremo ed abbiamo rappresentato, oltre ad una semplice squadra, la nostra città” (L. classe prima).
“Come gemma di quest’anno ho scelto di portare le mie prime punte di danza, che conservo ancora oggi e simboleggiano la mia passione più grande. La danza per me non è solo un semplice sport o una disciplina ma è qualcosa di speciale, un’arte con cui poter esprimere i miei sentimenti e le mie emozioni. Avevo quasi quattro anni quando i miei genitori mi accompagnarono alla scuola di danza per la mia prima lezione. Mi ricordo ancora l’agitazione e l’emozione di iniziare questa incredibile disciplina che tutt’oggi rappresenta una parte integrante nella mia vita. La danza rappresenta per me un momento di svago, un momento nel quale posso davvero distaccarmi da tutto e da tutti riuscendo ad esprimere tutta me stessa, senza pensare ad eventuali difficoltà quotidiane. Danzare è una sensazione bellissima che mi permette di liberare la mente lasciandomi trasportare dalla musica. È insomma veramente importante per me e, nonostante i sacrifici e l’impegno che implica, non avrei mai pensato di poterla abbandonare” (G. classe terza).
“Come gemma ho deciso di portare dei polsini, i miei primi polsini: li ho comprati circa 7 anni fa e tutt’ora li uso ancora per allenarmi e fare gare. Rappresentano me e ciò che amo, ricordo la mia prima gara come se fosse ieri: un misto tra ansia, paura e la poca fiducia in me stesso vedendo gli altri quanto erano bravi. Nonostante ciò riuscii a conquistare la prima posizione, la mia allenatrice era felicissima, era l’inizio della mia “carriera”. Da quel momento ho capito che la ginnastica sarebbe diventata parte della mia vita; la scorsa estate ho fatto la mia prima gara nazionale a squadre, dove, grazie a tutta la squadra, siamo riusciti a battere la concorrenza e arrivare primi. Questi polsini, ormai, fanno parte della mia vita e continueranno ad esserlo per sempre. Sono molto contento che il me del passato abbia deciso di intraprendere questa strada” (G. classe prima).