Gemme n° 497

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La mia gemma consiste in due esperienze fatte la prima volta che sono stato in Canada. La prima è legata al fatto di essere da solo in una città di cui non conoscevo niente: essere riuscito ad arrivare a casa, per uno disorganizzatissimo come me, è stato notevole. La seconda, invece, è legata ad un giro in bici che stavo facendo su sentieri non segnati per arrivare ad uno zoo che mi sembrava più vicino di quanto non fosse in realtà. Mi ero perso. Ho incontrato un uomo e gli ho chiesto qualche informazione; dopo un po’ di domande da parte mia, lui mi ha guardato, ha guardato l’orologio e ha deciso di accompagnarmi. Mi ha stupito la sua gentilezza.” Questo racconto è stata la gemma di A. (classe quinta).
Camus scrive che “La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.” Penso sia quello che è successo ad A. In fin dei conti la persona che ha incontrato gli ha regalato tempo, un pezzettino del suo futuro che ha deciso di fare presente in questo modo.

Le 12 tesi di Spong. 12

Pubblico la dodicesima e ultima tesi di John Shelby Spong. Qui la cornice di inquadramento del suo lavoro e qui la fonte.

Tutti gli esseri umani sono fatti a immagine di Dio e devono essere rispettati per quello che sono. (…). Ciò appare ovvio in teoria, ma nella storia cristiana è stato difficile per i credenti viverlo realmente. (…). Come è possibile che l’antisemitismo sia stato il prodotto della religione fondata sull’ebreo Gesù? Che i leader della Chiesa abbiano giustificato guerre chiamate “crociate” per uccidere quegli infedeli dei musulmani che vivevano nella terra che i cristiani definivano santa? Che i cristiani abbiano cercato di mantenere pura e intatta la loro fede bruciando nei roghi chi discordava dall’ortodossia del loro credo? Su che base etica hanno praticato la schiavitù alcuni papi nella storia contro i neri? (…). Quando la schiavitù è stata sostituita dalla segregazione, com’è possibile che coloro che rivendicavano l’identità cristiana si siano opposti al suo superamento resistendo a base di idranti, di cani e di bombe nelle chiese in cui a morire erano bambine? samaritanoCom’è possibile che i leader cristiani abbiano potuto definire la metà femminile dell’umanità come sub-umana, non permettendo alle donne di avere proprietà a loro intestate fino al XIX secolo, né di andare all’università fino al XX, di votare, di esercitare determinate professioni, di essere ordinate, di partecipare alla politica e candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti fino alla fine dello stesso XX secolo o all’inizio del XXI? Com’è possibile che la Chiesa abbia continuato a credere che l’omosessualità sia uno stile di vita motivato da una malattia mentale o dalla depravazione morale (…)? (…). Il mandato di Gesù di amare il prossimo come se stessi sembra non sia stato ascoltato dalla Chiesa. La parabola del buon samaritano, che suggerisce si debba amare l’oggetto delle proprie paure e dei propri più profondi pregiudizi, è stata ignorata. (…). Vi sono senza dubbio molte cose nella storia della Chiesa di cui bisogna pentirsi. L’unico cammino che abbiamo davanti è compiere questo atto di penitenza apertamente, con onestà, e chiedere perdono alle nostre vittime. (…). Nel servizio battesimale della mia Chiesa si pone ai candidati al battesimo, ai loro genitori e ai loro padrini la seguente domanda: «Cercherai Cristo in ogni persona, amando il tuo prossimo come te stesso?». Ed essi rispondono: «Lo farò, con l’aiuto di Dio». Questa deve essere la risposta di tutta la Chiesa cristiana se spera di sopravvivere nel futuro.”

Gemme n° 108

Un video semplice che mostra una catena di gesti di amore e di attenzione verso gli altri è quello mostrato da L. (classe quarta) ai compagni: “Ho visto questo video qualche tempo fa. E’ basato su un piccolo brano del vangelo di Matteo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Sembra un’indicazione impossibile da seguire, eppure qui si mostra che i gesti d’amore possono essere racchiusi anche nel quotidiano.”

Sull’onda dei dieci comandamenti commentati da Benigni su Raiuno, riporto una breve frase del Talmud sull’importanza dell’amore e della gentilezza: “Gli atti di gentilezza pesano quanto tutti i comandamenti”.

Gemme n° 29

Ho visto questo filmato in estate e mi è venuto in mente appena il prof ci ha proposto questo lavoro delle gemme. Mi piace l’idea che c’è dietro, quella di dare speranza, di regalare un sorriso e dei sogni a chi ne ha bisogno. La vita è troppo breve per essere sprecata, dice la canzone. Penso che noi possiamo e dobbiamo essere il cambiamento per chi ha perso la speranza.”

Ecco il video proposto da C. (classe quarta).

Nelle spiegazioni del video i ragazzi spiegano che per questo filmato hanno utilizzato ceciliaun attore perché non trovavano giusto filmare una persona nel disagio senza chiedere l’autorizzazione né sapere chi fosse. Mi sono venute in mente le pagine del libro che sto leggendo: “Ballando con Cecilia” di Pino Roveredo. Si racconta l’approccio di una persona a un ex Manicomio e ai suoi abitanti, un approccio che si basa su cose semplici, essenziali: “E’ anche vero che le sigarette, come i calici di vino o i caffè che si offrono alle soste indigenti appoggiate al bancone, diventano un ottimo motivo per frequentare il saluto, la discussione breve, o la battuta che muove la noia”. Il protagonista riesce a far breccia con una cioccolata bianca nella scontrosa difesa di Cecilia, che afferma “Sì, le cioccolate, e tutto quello che ha a che fare con il gusto dolce… Io ho sempre pensato che se mettessero lo zucchero sopra il dolore si soffrirebbe di meno e si guarirebbe prima, ma molto prima…”.

L’amore sopra ogni cosa

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Nella rubrica Ădāmà su Jesus di maggio 2014, Gabriella Caramore scrive:
“Perché le religioni, mi chiedevo il mese scorso in Ădāmà, se il mondo sembra procedere, per lo più, senza bisogno di riferirsi a un Dio, o a una sapienza codificata, o a grandi figure spirituali, e sembra non avere sete d’altro che di sé stesso, e del proprio inoltrarsi convulso e inconsapevole verso la catastrofe? Una prima risposta la rinvenivo nel fatto che ciò che ha dato vita alle grandi tradizioni religiose è la stessa sete di conoscenza che ha dato origine al sapere filosofico, scientifico, morale, politico di tutta la storia dell’umanità.
Ma vi è un’altra “spinta” che ha contribuito al sorgere delle religioni, alle loro scritture, alle loro storie, alle loro aggregazioni: quella di alleviare le sofferenze di uomini e donne, di dare un senso al dolore, quando non lo si possa estinguere del tutto, quella di contenere le forze distruttive che abitano il cuore dell’uomo. In una parola, il tentativo di fare comunità, di creare società, di costruire convivenza.
Quando a Gesù viene chiesto – come si racconta nei Vangeli sinottici – quale sia il comandamento più grande, in una sintesi geniale accosta due versetti della Bibbia ebraica, e risponde che, alla fine, vi è un solo comandamento: quello di amare l’unico Dio e di amare chiunque ci si presenti come prossimo. Se ci si china sul prossimo con amore, si ama anche Dio. E se si ama Dio, questo amore si manifesta nella cura del prossimo. Ma se noi allarghiamo lo sguardo al di fuori dell’orizzonte giudaico e cristiano, troviamo affermazioni analoghe in tutte – ma davvero tutte – le altre sapienze: nei grandi poemi indiani e nei discorsi del Buddha, nei pensieri di Confucio e nelle massime del Dao, nel jainismo e nello zoroastrismo, nella sapienza latina e nei discorsi del profeta Muhammad. Questo, in definitiva, il “programma” di ogni religione, che sfocia fino al grande mare della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Ciò che tu non vuoi che ti venga fatto, non farlo a nessun altro”.”