Gemma n° 2697

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare il mio ragazzo. L’ho conosciuto a marzo dell’anno scorso, ormai sono quasi 8 mesi che stiamo insieme e ci tengo veramente tantissimo a lui. Le sue braccia per me sono come un rifugio da tutto e da tutti e quando mi abbraccia tutto si ferma, le litigate, i temporali, i rumori e le brutte sensazioni. Essendo 2 anni più grande di me mi sento protetta quando usciamo, anche la sera, ma oltre all’età mi sento protetta perché so che ci tiene a me e farebbe qualsiasi cosa perché non mi succeda niente. Ci sono alti e bassi nella nostra relazione come è normale che sia ma poi, anche dopo non esserci parlati per giorni, torniamo felici come prima. Spero che non ci lasceremo mai e spero di passare il resto della mia vita con lui” (F. classe seconda).

Gemma n° 2623

“Come gemma di religione, anche quest’anno, ero molto indecisa su chi portare; devo dire che erano molte le opzioni tra cui scegliere e che più mi rappresentassero, in particolare in questo periodo, ma, dopo un attimo di riflessione, scorrendo la galleria, non ci ho pensato due volte e ho deciso di parlare di lui, sì proprio del mio papà.
Ho deciso di portare mio papà perché in primis io e lui abbiamo un rapporto davvero molto unito e speciale; ciò non significa che sia sempre facile da gestire e tantomeno da tutelare, ma penso che non ci sia essere maschile che mi possa amare quanto mi ama mio padre.
Spesso il nostro rapporto, per quanto forte, come detto in precedenza, diventa a tratti altalenante proprio perché io sono la sua esatta copia al femminile: ho il suo stesso carattere, modo di fare e persino gli stessi difetti; ci capita dunque di scontrarci, litigare e non rivolgerci parola molto spesso e ciò che più mi ferisce è vedere che nel momento in cui mi vede star male a causa sua, è come se stesse male anche lui, e questo penso basti a descrivere il tipo di rapporto che abbiamo e le persone che siamo.
Per me mio padre è davvero tutto, non è tipo di molte parole, ma al contrario è molto conciso e attento a ogni minimo dettaglio, è breve e sintetico in ciò che esprime ma fa captare a ognuno, sempre in qualche modo, il significato e l’obiettivo delle sue parole.
Ho scelto proprio questa foto per la sua spontaneità: è indescrivibile come io mi senta protetta e sicura solo tra le sue braccia, perché so per certo che sono le uniche che non mi faranno mai del male e saranno pronte a sporgersi in qualsiasi momento per venirmi incontro.
Anche se di spalle, penso si possa notare il mio sorriso, anzi la mia risata catturata in una foto, e il sorriso dolce e affettuoso di mio padre che sa di avere tra le braccia l’essere più prezioso della sua vita. Da papà ho imparato e imparo tuttora tanto sulla vita, sui comportamenti da tenere e da rispettare, sull’educazione, sulla quale non transige, ma soprattutto da papà ho imparato a coltivare le mie passioni, a saper fare dei sacrifici e vedere che solo con tanto impegno e dedizione si riesce a raggiungere ciò che si desidera; mio padre in particolare mi ha trasmesso l’amore, o meglio la fede per il calcio: fin da piccolissima infatti, non ha mai guardato un film delle principesse con me, anzi, mi ha sempre annoiato con le numerose partite di calcio tanto da avermi portata a seguire la sua squadra del cuore da quando era bambino: la Juventus.
Proprio per questo, uno tra i ricordi più belli che mi porterò per sempre nel cuore è stato il giorno in cui mi ha portata per la prima volta all’Allianz Stadium, facendo sì che coronassimo insieme un nostro sogno”.
(G. classe terza).

Gemma n° 2609

“Come gemma ho deciso di portare mio fratello G.
Anche se ci stuzzichiamo ogni giorno da quando ne ho memoria, in realtà ci vogliamo molto bene e ci prendiamo cura l’uno dell’altra.
Lui si preoccupa per me e mi protegge da qualunque cosa. Per fare un piccolo esempio: quando devo andare in stazione a Udine, poiché anche lui prende il treno, mi tiene aggiornata sulle eventuali persone che ritiene “malintenzionate” nei dintorni e mi consiglia sempre su che tragitto fare per tornare a casa. Se sono in un momento di crisi, perché non trovo una fermata o un treno, un bus (cosa che succede spesso) lui mi scrive sempre o a volte mi viene a prendere.
So che queste azioni a qualcuno possono sembrare piccoli gesti, ma per me non lo sono… anzi, sono enormi”.
(C. classe seconda).

Gemma n° 2414

“Come gemma quest’anno ho deciso di portare i miei nonni che sono una parte fondamentale della mia vita. Da quando sono nata mi sono sempre stati vicini e mi hanno sempre sostenuta, anche adesso quando qualcosa va storto o litigo con i miei genitori so che posso andare da loro, i quali mi accoglieranno sempre a braccia aperte e mi daranno qualcosa da mangiare per tirarmi su il morale. La mia vita sarebbe incompleta senza la loro presenza, e so che non mi abbandoneranno mai e continueranno a proteggermi come hanno sempre fatto” (S. classe seconda).

Gemma n° 2128

“Come gemma ho deciso di portare la mia collana. Sul ciondolo è raffigurata mia nonna. A lei ero molto legata ma purtroppo è venuta a mancare 7 anni fa. Da quando non c’è più ho sempre pensato di non riuscire a fare certe cose e mi sono chiusa in me stessa. Grazie a mia mamma e ai suoi aiuti ho ritrovato la fiducia in me stessa e quando la stringo a me mi dà protezione” (G. classe prima).

Gemme n° 424

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Ecco la mia scatola dei ricordi con tutto quello che mi fa sorridere quando lo guardo: cartoline, lettere, oggetti, e soprattutto la lettera della mia migliore amica per i miei 18 anni.” Così V. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Dalla lettera emergono vicinanza, protezione, condivisone, coinvolgimento, felicità, sorrisi. In una puntata di Desperate Housewives una delle protagoniste afferma: “Ogni volta che sento l’emozione sopraffarmi mi limito a immaginare una scatola vuota, e a infilare dentro quella scatola tutte l’emozioni che provo e poi immagino di mettere via la scatola in un armadio grande e vuoto e chiudo la porta!”. Quante emozioni c’erano in quella scatola stamattina!

Gemme n° 309

L’11 ottobre se n’è andato mio nonno, e questa è stata la prima canzone che ho sentito dopo averlo saputo. Mi è venuto spontaneo pensare a lui come il guerriero che ha protetto la sua famiglia, ha fatto molti sacrifici, soprattutto durante la II guerra mondiale. In una lettera che ha lasciato ai figli emerge tutto il suo interesse nel salvaguardare il benessere della famiglia. Aveva un motto che mi ripeteva spesso: sor, serietà, onestà e rettitudine. Con esso mi dava forza per tutto quello che sarebbe potuto accadere nella vita. Lui mi ha sempre tirato su il morale o per telefono o con la presenza seppur fisicamente lontana”. Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Mi sono venute alla mente le parole di un’altra persona scomparsa da pochi mesi in tarda età, Rita Levi Montalcini: “Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.”

Gemme n° 288

Per molti mesi questa canzone è stata continuamente trasmessa alla radio; so anche che molti in classe non amano Mengoni, però penso che il testo sia molto bello e dica cose vere. Ritengo sia una canzone che si possa dedicare a chi si vuol bene e il cui bene sta prima del nostro. Io la dedico a mia sorella che ha 6 mesi e mezzo. Gliela farò sentire quando sarà più grande cercando di mettere in pratica quello cui il testo si riferisce. Penso serva a tutti avere accanto una persona a cui dedicare queste parole”. Così M. (classe terza) ha presentato la sua gemma.
La fedeltà, l’esserci, l’interessarsi, l’aprire il cuore all’esistenza di un tu, l’alzare lo sguardo dall’ombelico, il posare l’attenzione un po’ più in là, l’essere volpe per un piccolo principe… sono strade che penso valga la pena provare a percorrere.

Gemme n° 178

Questa gemma, insieme alla precedente e alle prossime due, sembra formare un poker sullo stesso tema; il bello è che la cosa è assolutamente casuale. F. (classe terza) ha presentato la sua affermando che “questa canzone insegna a combattere senza mai arrendersi, anche nei momenti più difficili della vita, sia per se stessi che per chi si ama”.
Un giorno tornerò sulla canzone che cito qui… ora non mi soffermo. La considero un capolavoro di Vinicio Capossela. La cura, la protezione, la lotta.

Non dormo, ho gli occhi aperti per te. Guardo fuori e guardo intorno. Com’è gonfia la strada di polvere e vento nel viale del ritorno… Quando arrivi, quando verrai per me guarda l’angolo del cielo dov’è scritto il tuo nome, è scritto nel ferro nel cerchio di un anello… E ancora mi innamora e mi fa sospirare così. Adesso e per quando tornerà l’incanto.
E se mi trovi stanco, e se mi trovi spento, sei meglio già venuto e non ho saputo tenerlo dentro me.
I vecchi già lo sanno il perché, e anche gli alberghi tristi, che il troppo è per poco e non basta ancora ed è una volta sola. E ancora proteggi la grazia del mio cuore adesso e per quando tornerà l’incanto. L’incanto di te… di te vicino a me. Ho sassi nelle scarpe e polvere sul cuore, freddo nel sole e non bastan le parole.
Mi spiace se ho peccato, mi spiace se ho sbagliato. Se non ci sono stato, se non sono tornato. Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore, adesso e per quando tornerà il tempo… Il tempo per partire, il tempo di restare, il tempo di lasciare, il tempo di abbracciare.
In ricchezza e in fortuna, in pena e in povertà, nella gioia e nel clamore, nel lutto e nel dolore, nel freddo e nel sole, nel sonno e nell’amore.
Ovunque proteggi la grazia del mio cuore. Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore. Ovunque proteggi, proteggimi nel male. Ovunque proteggi la grazie del tuo cuore.”

Gemme n° 157

jess«Ha nevicato anche l’anno scorso: ho fatto un pupazzo di neve, mio fratello l’ha buttato giù, e io ho buttato giù mio fratello. Poi, abbiamo preso il tè insieme.» (Dylan Thomas)
Ho voluto cominciare con questa citazione perché non credo ci sia modo migliore di descrivere il rapporto fra me e mio fratello.
Fin da piccoli, noi due siamo sempre stati agli antipodi su tutto, dal cartone animato preferito, al gusto della torta di compleanno, eccetera eccetera. Piccole cose, certo, ma che hanno sempre reso complicato ogni più piccolo confronto. Anche se tra fratelli è normale litigare, troppo spesso finivamo per urlarci contro per ore o per non parlarci del tutto per giorni; era come se mancasse qualcosa, come se, sotto sotto, io non conoscessi veramente quella persona che avevo visto nascere e crescere accanto a me. Quel “punto d’incontro” che serviva ad unirci è arrivato nella maniera più improvvisa e impensabile possibile: l’anno scorso, mia madre è stata male, e la nostra vita ha iniziato a cambiare. In quel periodo, in cui mio padre lavorava molto e mia madre non poteva occuparsi di noi, io e mio fratello ci siamo trovati spesso soli, ad aspettare in silenzio. Se devo essere del tutto sincera, inizialmente io credevo che lui non capisse appieno la situazione, o che semplicemente la ignorasse; quando però un giorno sono entrata in camera e l’ho trovato seduto sul letto che piangeva a dirotto, ho capito di avere di fronte a me una persona molto più intelligente e sensibile di quanto credessi. Principalmente però, era un bambino che aveva bisogno di conforto. Quella sera, io e lui siamo stati seduti l’uno di fronte all’altra a parlare per ore, sia di cose serie che di stupidaggini, e ci siamo un po’ scoperti a vicenda. Ho capito per la prima volta cosa volesse dire avere un fratello minore da proteggere, e ho giurato che l’avrei sempre fatto, perché so che, qualunque cosa accada, lui sarà sempre lì per me, pronto a difendermi e a sostenermi; perché alla fine non importa quante volte ci butteremo giù, l’importante è che uno sarà sempre pronto a risollevare l’altro e ad «offrigli una tazza di tè».”
Questa è stata la toccante gemma di J. (classe terza). Mi è venuta in mente una frase che arriva dal passato. Mio nonno adorava i film di Totò, di Franco e Ciccio e di Bud Spencer e Terence Hill. Nel film “Lo chiamavano Trinità” uno dei protagonisti afferma: “Come ti permetti lurido ladrone! Questi sono i miei fratelli e i miei fratelli li picchio solo io!”. Mi ha fatto sorridere, ma pure riflettere. I rapporti umani più profondi sono quelli sinceri, ma non è facile essere sinceri ed accettare la sincerità. Significa essere nudi davanti all’altro e nudità significa anche vulnerabilità. Ci vuole tempo per svestire gli abiti che fanno da corazza, ma una volta che si scopre la bellezza dell’altro non vi si rinuncia.

Gemme n° 109

La gemma presentata da M. (classe seconda) è la canzone “Guerriero” di Marco Mengoni. “Chiunque deve avere vicino a sé delle persone su cui contare sempre evitando di chiudersi in se stesso. A volte si pensa di poter superare tutto da soli ma con l’aiuto di qualcuno si apre un altro mondo, quello della fiducia. E’ facile fingere di essere fedeli a qualcuno, più difficile è esserlo sul serio”.

Desidero soffermarmi anche sul video e sul gesto finale del bambino che abbraccia il ragazzino che gli aveva strappato di mano il fumetto del suo eroe: lo abbraccia. Mi ha ricordato una frase del film “Sette anni in Tibet”: “Quando non sei in grado di combattere abbraccia il tuo nemico. Se ha le braccia intorno a te non può puntarti contro il fucile”.

Gemma n° 91

Foto pubblicata su autorizzazione

Non potendolo portare fisicamente in classe, I. (classe quinta) ha portato una sua foto: “La mia gemma è mio fratello, una delle persone più importanti della mia vita; penso che avere un fratello maggiore sia una cosa bellissima, lui farebbe di tutto pur di vedermi felice. E’ un esempio per me, per le scelte che ha fatto sul suo futuro. Dopo sacrifici ha ottenuto quel che voleva e questo mi ha insegnato che se vuoi una cosa devi alzarti, fare sacrifici e impegnarti per averla. So che è una delle poche persone che non mi deluderà mai”.
Commento con una frase di Antistene, discepolo di Gorgia e Socrate: “Quando i fratelli vanno d’accordo, nessun fortezza è così solida come la loro vita in comune”.