“Oggi ho scelto di portare come gemma i miei fratelli: T. e O. T. è il fratello più grande con cui il rapporto è diventato davvero “più bello” solo col tempo. All’inizio si sentiva tantissimo il distacco d’età: otto anni sono tanti, soprattutto da piccoli, infatti non eravamo molto uniti. Ho iniziato a notare un vero cambiamento pochi mesi prima che si trasferisse con la sua morosa L.; sentivo che mi cercava di più, che mi chiedeva cose che prima non chiedeva. Non pensavo potessimo andare così d’accordo: ho scoperto che abbiamo lo stesso tipo di ironia, gli stessi “problemi con la mamma” e che la pensiamo allo stesso modo su tante cose. Mi ha aiutata molto quando a scuola non andava bene: lo faceva sempre un po’ prendendomi in giro, “sfottendomi”, ma in realtà mi aiutava a tranquillizzarmi e a non sentirmi sbagliata. Per fortuna lavora nell’azienda dei miei genitori, quindi ho ancora la possibilità di vederlo tutti i giorni, e questo per me conta tantissimo. O., invece, è stato il fratello dei “traumi”. Quello che ti faceva mettere in porta promettendo che avrebbe tirato piano (spoiler: non lo faceva mai). Quello che provava su di me tutte le mosse di wrestling e che, quando ti faceva male, la prima cosa che diceva non era “stai bene?”, ma “non dirlo alla mamma”. In quei momenti lo odiavo, ma se potessi tornare indietro non rifiuterei più neanche una di quelle proposte, perché solo oggi so che erano momenti preziosi. A differenza di T, O. lo vedo di meno. Anche lui lavora nell’azienda, ma è sempre fuori casa per lavoro e, quando torna, deve subito andare ad allenamento. Però quel poco tempo che lo vedo mi basta, perché riesce sempre a farmi ridere. Sicuramente un momento che porto nel cuore è il viaggio a New York, quando siamo andati tutti e tre insieme, più L. È stata proprio la vacanza dei sogni e non volevo che finisse. Non nego che abbiamo litigato, ma anche questo l’ha resa “nostra”. Amo i miei fratelli, amo vederli giocare a calcio, amo quando ci ritroviamo per fare merenda, amo quando ci prendiamo in giro, amo quando mi dicono “ma tu sei la sorella di…”, amo come riescono a farmi ridere, amo anche quando litighiamo, amo quando scherziamo su chi sia il figlio preferito, amo essere cresciuta con loro. Amo tutto di loro e sono davvero grata di non essere figlia unica… anche se, in fondo, una sorellina me la meritavo”. (P. classe quarta).
“Quest’anno non avevo idea di cosa portare come gemma così mi sono soffermata e ho pensato: “ma quali sono le cose o le persone che mi rendono felice ogni giorno?” e subito mi sono venute in mente le mie migliori amiche e il nostro gruppo. Mai nella vita avrei pensato di poter trovare persone con un cuore così grande, persone tanto diverse l’una dalle altre ma che in un modo o nell’altro riescono a lasciarti anche la più piccola cosa di loro. Senza le mie ragazze non ce la farei. Ci siamo conosciute solo l’anno scorso quando abbiamo iniziato le superiori, ma mi sembra di conoscerle da una vita. Abbiamo imparato a conoscere i pregi e difetti di una e delle altre; abbiamo imparato a capirci, consolarci e sgridarci quando ce n’era bisogno. Quanto a me, ho capito cos’è l’amicizia: non è assecondare l’altra persona in ogni caso, ma è farle capire eventualmente il tuo punto di vista e dove, secondo te, sta sbagliando, per poi parlarne, parlarne e parlarne; non è scriversi necessariamente ogni giorno, ma è sapere di poter scrivere all’altra persona per qualsiasi cosa e sapere che lei c’è e ci sarà sempre, qualsiasi sia il problema; non è litigare una volta e chiudere per sempre, ma è litigare, magari non calcolarsi per giorni, parlare e chiarire, e tornare poi più forti, unite e migliori amiche di prima. Tra loro non c’è una che preferisco, voglio un bene dell’anima a tutte allo stesso modo. Ricordo ancora la nostra prima “festa” assieme: era il compleanno di C., il 17 dicembre 2024, ed è quando conobbi anche parte del gruppo. Per la prima volta mi sentii circondata da belle persone, vere e sincere. Ci sono persone del gruppo con cui vado più d’accordo, con altre meno, persone di cui mi fido di più e altre di cui mi fido meno, ma so che su di loro potrò sempre contare: ci sarà sempre qualcuno con cui parlare, ridere, scherzare e piangere, ci sarà sempre una spalla su cui appoggiarsi e una persona da abbracciare, ed è questa la cosa bella di noi, che nonostante i problemi e le litigate ci siamo sempre. Ogni festa con loro è un momento bello e, soprattutto, indimenticabile. Ogni volta, faccio il conto alla rovescia e penso sempre a quanto manca a stare tutti assieme e a divertirci. Sono e sarò infinitamente grata a loro per essermi sempre stati accanto. Voglio ad ognuno di loro un bene che è difficile da esprimere a parole; so solo che quando stiamo assieme posso essere me stessa, contenta e spensierata come con nessun altro, senza sentirmi giudicata”. (G. classe seconda).
“Come gemma ho deciso di portare il mio sport, la pallavolo, non solo per lo sport in sé, per la rapidità di pensare e del gioco, ma per la squadra. La cosa che mi ha spinto a fare questo sport è il lavoro di squadra. È vero, i tocchi sono tre, quindi i giocatori che toccano la palla sono 2/3, però perché riescano a fare 3 tocchi precisi ci vuole il lavoro di tutta la squadra negli allenamenti. Nessun ruolo, di cui è composta la pallavolo, riuscirebbe ad allenarsi da solo e in partita a giocare bene con i compagni: ci vuole l’allenamento insieme. E poi quando giochi da molto tempo con la stessa squadra, diventa come una grande famiglia” (B. classe prima).
“La mia gemma è una spilla che mi ha regalato una mia vecchia amica. Ci siamo conosciute in seconda media, quando arrivò da un’altra scuola: era timida ma molto gentile. Ci hanno messe di banco vicine e, parlando, abbiamo scoperto di avere tante cose in comune. Col passare del tempo siamo diventate migliori amiche e per Natale mi regalò questa spilla, che ancora oggi conservo e indosso durante le feste. Purtroppo l’anno scorso si è trasferita in un’altra città e, a causa di questo, abbiamo perso i contatti, ma resta per me un bel ricordo della nostra amicizia” (G. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare mia sorella. Per me mia sorella è un esempio, una guida, qualcuno che riesce a farmi sentire al sicuro anche quando dentro ho solo confusione. Lei c’è sempre stata. Mi ha sempre aiutata senza farmi sentire sbagliata, mi ha ascoltata davvero e mi ha sostenuta quando ne avevo più bisogno. Quindi so che, qualunque cosa accada, non sarò mai sola. Il suo amore è diventato la mia forza, e il mio affetto per lei non finirà mai” (V. classe terza).
“Quest’anno come gemma porto il mio gatto Cotone. Ha 7 anni e il primo di giugno ne farà 8. L’ho voluto portare perché è il mio primo animale domestico in assoluto. Ricordo che da quando avevo circa 3/4 anni ho sempre desiderato un gattino perché ne ero OSSESSIONATA! (e ancora oggi ma l’ossessione è calata rispetto a circa 10 anni fa). Grazie ai miei genitori finalmente l’ottobre 2017 siamo andati da una signora che teneva dei cuccioli che aveva trovato abbandonati su una strada di San Giovanni Al Natisone. Lì abbiamo visto per la prima volta Cotone, che al tempo la signora lo aveva chiamato Limone. Grazie a Cotone ho imparato di più sui gatti e ai loro atteggiamenti, soprattutto perché lui è un gatto molto timido e che si spaventa facilmente (e ti attacca pure), ma se lui si fida di te si lascia coccolare e sfamare. Infatti questo lo dimostra ogni volta che a casa arriva un ospite, lui lo vede, lo sente e scappa a nascondersi immediatamente. Cotone è anche un gatto selvatico che dorme e fa i bisogni fuori casa (in giardino) e gioca con altri gatti del quartiere. È un animale abbastanza indipendente che però prega come un disperato appena non mangia da 1 ora. Cotone rimarrà per sempre il mio animale domestico preferito in assoluto e sono felice di aver un buon rapporto con lui❤️” (R. classe seconda).
“Questa volta, come gemma, ho deciso di portare qualcosa di diverso: non più una singola e precisa cosa o persona, bensì un insieme di persone. Quest’anno è un anno speciale ma allo stesso tempo doloroso, perché sarà il mio ultimo anno qui. Questo mi provoca una sensazione di curiosità, ma anche di nostalgia. Questa gemma non vuole essere melodrammatica né ricordare la sofferenza che inevitabilmente la distanza mi provocherà; al contrario, vuole celebrare con felicità tutte le persone che per me ci sono sempre state in modo incondizionato. Queste persone mi hanno insegnato ad apprezzare la vita e mi hanno regalato momenti indimenticabili. Ho scelto di non dedicare questa gemma a una persona specifica proprio perché ogni mia amica è stata indispensabile per me. C., a cui avevo dedicato la gemma l’anno precedente, mi ha insegnato il significato dell’amore incondizionato e fraterno, pur non essendo sangue del mio sangue. C. è sempre stata quella bambina calma e serena che, fin dal primo giorno, mi ha trasmesso fiducia e lealtà. Ricordo che la prima volta che la vidi le chiesi di mettermi un cerotto sulla schiena, per coprire la mia più grande insicurezza da bambina, affinché gli altri bambini non potessero vederla e giudicarla. Da quel giorno diventammo inseparabili, due pezzi di puzzle che si completano, proprio come il braccialetto che portiamo al polso. M., invece, era quella bambina che da piccola faticavo a tollerare a causa dei nostri caratteri forti e spesso in contrasto. Con il tempo abbiamo imparato ad accettare questa nostra diversità e a costruire un legame solido e indistruttibile. S. è stata la mia compagna di avventure e di divertimento sfrenato. È sempre stata l’amica più simile a me, e con lei ho imparato a fregarmene di tutto e di tutti, come se insieme il resto del mondo scomparisse. E. e V. sono le mie amiche d’avventura: con loro ho scalato montagne senza conoscere la strada, ho dormito nel Tagliamento nel bel mezzo di una tempesta perché il telefono non prendeva, ho organizzato scherzi indimenticabili e sono scappata da inseguimenti di animali. L. è la persona a cui mi sono legata di più negli ultimi anni. Nonostante all’inizio non mi avesse fatto una buona impressione, ho scoperto quanto la sua presenza quotidiana fosse capace di rendermi felice e viva, tanto da provare una sensazione di vuoto nei giorni della sua assenza. Anche se la conosco solo da due anni, mi sembra di conoscerla da una vita intera, e questo mi fa capire quanto tenga a questo nostro legame. S. è il mio compagno di vita e il mio amico di viaggi: con lui ho lasciato libero il mio lato più selvaggio e istintivo, permettendomi di fare le pazzie tipicamente associate al mondo maschile. Anche L., con il suo umorismo, mi ha fatto vivere momenti unici e irripetibili, riuscendo ad allontanarmi dai momenti no e dai pensieri negativi. Tutte queste persone, e molte altre, nel loro piccolo mi hanno trasformata e mi hanno resa la persona solare e socievole che sono oggi. Hanno accettato e abbracciato i miei difetti, talvolta con difficoltà, diventando parti fondamentali del mio cuore e della mia vita”. (S. classe quinta).
“Fin da quando ero piccola ho sempre desiderato avere un cane, qualcuno che fosse mio compagno di giochi e che potessi portare a spasso. Per me non era solo un animale, ma un amico con cui crescere e condividere momenti della mia vita. Questo sogno si è finalmente realizzato il primo settembre 2025, quando siamo andati in canile e abbiamo incontrato un piccolo cucciolo di cane bolognese. In realtà, più che sceglierlo noi, è stato lui a scegliere noi. Appena ci ha visti, ci è venuto incontro, ha iniziato a giocare, a rotolarsi per terra, a mordicchiarci piano e a cercare coccole, soprattutto le mie. In quel momento ho capito che quel cane sarebbe diventato qualcosa di speciale. L’abbiamo chiamato Holly. Da quando Holly è entrato nella mia vita, ho capito che non è solo compagnia o gioia. Con lui ho imparato a prendermi cura di un altro essere vivente, a essere responsabile e attenta. Ma soprattutto ho capito quanto un cane possa essere sensibile. Qualche tempo fa ho letto un articolo che spiegava come i cani riescano a percepire il nostro dolore emotivo. Quando siamo tristi, stressati o attraversiamo momenti difficili, il nostro corpo rilascia segnali che loro riescono a sentire. Per questo si avvicinano, ci leccano, restano accanto a noi più del solito. È come se cercassero di “ripulire” la nostra tristezza, sia del corpo che dell’anima, dicendoci silenziosamente: non sei solo, lascia che ti aiuti.
Holly fa proprio questo con me. Il suo non è solo affetto, ma un modo profondo di prendersi cura di me, di capirmi e di abbracciarmi senza usare le braccia. L’amore dei cani per noi esseri umani è infinito e sincero, e questo è uno degli insegnamenti più grandi che ho ricevuto. Oggi non riuscirei più a immaginare la mia vita senza di lui. Holly è diventato una parte fondamentale della mia quotidianità e del mio cuore. Mi ha regalato una gioia immensa e mi ha insegnato che l’amore più vero a volte non ha bisogno di parole”. (E. classe terza).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma la mia migliore amica G. Ci siamo conosciute tre anni fa, quando io cominciavo le superiori e lei era in seconda, grazie ad una persona che ringrazio ancora profondamente per averci fatto incontrare. Il legame fra me e lei è speciale. Fin dal primo giorno, ci siamo sentite a nostro agio assieme e ci siamo rese conto di avere molte cose in comune. Una delle passioni più grandi che condividiamo è la musica; ogni giorno la ascoltiamo in corriera, quando siamo assieme ci sono sempre le canzoni di sottofondo e poi ci siamo noi due, che cantiamo facendo il nostro piccolo concerto, ricordando quello della scorsa estate. All’inizio dello scorso luglio, siamo andate insieme al concerto di Irama, il nostro cantante preferito. Era il primo concerto per entrambe e non lo dimenticheremo mai, sia per il contesto che per le persone che abbiamo conosciuto. G. sa tutto di me, sia le cose belle che quelle brutte e io so tutto di lei. Quando mi vede la mattina, se è successo qualcosa o se sono triste perchè la giornata è cominciata male, lei lo capisce subito. Un secondo dopo essere scese dalla corriera, mi chiede cosa c’è che non va e lo stesso faccio io con lei. Le voglio un mondo di bene e, nonostante fra pochi giorni diventi maggiorenne, per me resterà sempre la mia piccola G.” (F. classe terza).
“Ho pensato a lungo cosa portare per la mia gemma ma non trovavo qualcosa di adatto che mi rappresentasse, non trovavo niente. Poi ho capito che dovevo portare non qualcosa, ma qualcuno. La mia mamma é ciò che mi rappresenta. Lei per me c’è sempre stata e io glie ne sarò sempre grata. Non ho avuto un’infanzia facile. Ma non è stato facile neanche per mia mamma crescermi. Mio padre non c’è mai stato e mia mamma ha sempre dovuto lavorare per due. Lei per me ha fatto tutto. Il medico, il “taxi” come dice lei, la cuoca, ma soprattutto da padre. Non voglio parlare di me ma voglio parlare di lei. Ho scelto questa foto perché è dove vedo in lei un sorriso spontaneo e genuino. Lei ha sofferto più di me però cerca sempre di essere forte per me. Guardando questa foto spero sempre di poterla rivedere sorridere così, senza pensieri, libera di poter fare ciò che ama: la fotografia. Mia mamma è una parte fondamentale per me e anche se litighiamo, io so che faremo sempre pace perché pensare ad una vita senza di lei è come vivere senza anima” (L. classe quarta).
“La mia gemma di quest’anno è l’estate 2025. Per me è stata un’estate piena di esperienze, emozioni e persone. Esperienze come il viaggio a Roma per il Giubileo; le lunghe camminate, il caldo torrido, i pranzi e le cene per strada, le serate insieme a ridere e a parlare fino a tarda notte ignorando la fatica che ci avrebbe aspettato il giorno dopo, i discorsi profondi, i “ma quanto manca” a ogni passo, i saluti e i sorrisi tra noi e le persone degli altri paesi, tutti insieme, tutti uguali. Essere una pellegrina, vivere di cose semplici e condividere riempie il cuore di cose vere; infatti tutto ciò mi ha permesso di crescere, creare ricordi indelebili e ampliare i miei orizzonti.
Poi, le giornate a Lignano da sola con le mie amiche e il viaggio a Paestum con la scuola grazie al quale ho potuto visitare luoghi antichi meravigliosi e fare nuove amicizie. Emozioni perché ho sentito di aver vissuto quest’estate al massimo, di essermi goduta ogni attimo senza pensarci troppo. Ho provato amore, affetto, delusione, tristezza, rabbia, felicità, spensieratezza; è vero che non sono tutte positive, ma anche quelle negative fanno parte della vita e vanno affrontate. Sicuramente non ce l’avrei fatta senza la parte più importante della mia estate, ovvero le persone, o meglio gli amici, quelli vecchi e quelli nuovi, che mi hanno circondato. Non essendo molto brava con le parole, ho scelto una canzone di Gio Evan per descrivere cosa rappresentano loro per me. Il testo dice:
“Nonna le chiamava “persone medicina” Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci Che appena le senti calmano i battiti Aggiustano i polsi Ti aprono le persiane del cuore e fanno entrare la luce vera Quella del sole Persone che con un abbraccio ti fermano la tachicardia di dentro Quella che per notti e anni Hai collezionato a colpi di ansie Che nemmeno ti appartenevano Nonna diceva che esistono persone che hanno le tisane dentro gli occhi Camomilla nello sguardo Che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri E dopo averle incontrate anche i sogni diventano più puliti Dopo averle incontrate pure i sogni sognano meglio Diceva che esistono persone che non si spaventano dei tuoi dolori Che non hanno paura di abbracciarti i traumi Che sanno dove metterti dentro le parole giuste Persone che hanno imparato a frequentare così bene il sole Che sanno addirittura accompagnarti fino al tuo tramonto Nonna le chiamava “persone medicina” Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci A detta sua le uniche persone da frequentare A detta sua le uniche persone da diventare”. Coloro a cui sto pensando sono proprio quelle persone che la vita ti fa incontrare al momento giusto, in modo inaspettato, come sapesse, senza che tu lo esprima, che ne hai proprio bisogno”. (A. classe quarta).
“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato.
Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.
L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio.
Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”. (E. classe quinta).
“Ciao nonna Non ero certa che mai avrei cercato di esprimere a parole ciò che provo ormai da un po’, perché scriverlo fa sembrare tutto un po’ più vero, ogni parola mi ricorda che la distanza tra noi è più grande di quella a cui eravamo abituate, mi ricorda che non ci sarai a rispondermi alle chiamate con quel “pronto?” un po’ assonnato perché puntualmente ti chiamavo mentre facevi il tuo riposino e tu cercavi di farmi credere che non fosse così per non farmi sentire in colpa, che non sentirò più i tuoi racconti su quella vita così piena che hai vissuto o la mamma che parla per ore al telefono con te la sera. E fa male fermarmi e rendermi conto di dover parlare di te al passato perché tu sei sempre stata il mio presente. Se fossi qui mi diresti di non dispiacermi perché sei in un posto incantevole circondata dall’amore di Dio a cui hai sempre dedicato ogni giornata, ogni gesto, ogni preghiera. Sai nonna, a Natale eravamo tutti lì a casa tua, è stato strano ma al contempo è stato come se tu fossi stata lì in mezzo a noi, quella casa, che sarà sempre “casa della nonna”: è pervasa di te, in ogni angolo di ogni stanza così come lo sono i nostri cuori a cui tu non hai mai negato amore, un amore senza riserve che non si è mai arreso davanti alle paure, alle difficoltà e alla lontananza che rendeva ogni nostro incontro più speciale. Sei sempre stata e sei ancora un’ancora, un punto di riferimento per noi che ti abbiamo sempre guardato con ammirazione. Avrei voglia di raccontarti tante cose e abbracciarti forte forte e sentirmi chiamare “gioia” come facevi sempre. Così ci siamo salutate l’ultima volta che ti ho visto e quelle parole risuonano sempre nella mia mente quando penso a te. Mi manca sentire il suono di quelle parole sicure e risolute e la dolcezza dei tuoi baci sulla fronte. So che adesso sei in un posto lontano ma migliore e vegli su di noi da un po’ più su. Ti immagino lassù, finalmente, dopo tanto tempo, danzare abbracciata al nonno come nella foto che guardavo sempre quando entravo in camera tua, digli da parte mia che avrei tanto voluto conoscere anche lui come ho avuto la fortuna di conoscere te. É impossibile racchiudere ciò che sei stata per me in così poche parole perché è un sentimento che non si rinchiude in semplici lettere ma ho voluto comunque tentare. Ciao nonna, mi manchi tanto La tua A.” (A. classe quinta)
“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è la ginnastica ritmica ovvero lo sport che pratico e di cui sono molto appassionata. La ginnastica ritmica è uno sport che unisce disciplina, eleganza e coordinazione, ed è anche per queste sue caratteristiche che mi piace molto. Ad ogni allenamento imparo sempre qualcosa di nuovo grazie alle mie maestre che mi spiegano tutto con pazienza e dolcezza, e con le mie compagne condivido tanti momenti divertenti e spensierati. Sono davvero felice di essere parte di questa grande famiglia!” (L. classe seconda).
“Et gaudium vestrum, nemo tollet a vobis (E la vostra felicità, nessuno ve la toglierà) Gv 16;22
Questa frase tratta dal Vangelo di San Giovanni mi ha dato l’ispirazione per l’ultima gemma. Infatti ho deciso di seguire il fil rouge della felicità, o meglio dire delle persone che in questi ultimi 5 anni mi hanno portato felicità. Sono stati anni lunghi, con alti e bassi, ma che guardando indietro mi lasciano una grandissima quantità di ricordi. Posso dire di aver costruito molte relazioni, che per me sono estremamente importanti, azzarderei dire quasi essenziali. Dai miei gruppi a scuola, ai miei compagni d’avventure campanarie, ai miei “pastori” ed alla mia più grande amica, persone veramente preziose che porterò sempre nel cuore” (D. classe quinta).
“Non è vero che il tempo cura le ferite. Alcune ferite restano sempre aperte e doloranti, impari solo a convivere col dolore. A volte riesci ad ignorarlo, ma non puoi ignorare un dolore per sempre. Avevo già deciso da tempo che la gemma di quest’anno l’avrei dedicata a mio padre, ma non avrei mai immaginato di dover parlare di lui al passato. Mio padre era una persona piena di vita, era sempre pronto a strappare un sorriso a chiunque, voleva bene a tutti e tutti gli volevano bene. Aveva sempre la battuta pronta nel caso qualcuno fosse giù di morale, era sempre pronto ad aiutare tutti. Eppure, nonostante io ricordi mio padre così, l’immagine più vivida che ho in mente da settimane è lui immobile, pallido, freddo. Quando l’ho visto così, l’unica frase che sono riuscita a dire è stata “questo non è mio padre, è tutto finto”. Quel giorno, una parte di me è morta con lui. Mio padre è stato il mio primo amico, ha sempre cercato di non far mancare nulla a me e a tutta la mia famiglia. Il nostro rapporto negli ultimi mesi è stato molto complicato, soprattutto dopo che ha scoperto tutto quello che stavo tenendo dentro da anni. Se potessi tornare indietro, lo abbraccerei forte e non lo lascerei più andare, lo ringrazierei per tutto quello che ha fatto per me e per aver creduto in me anche quando io stessa speravo di andare a dormire e non svegliarmi il giorno dopo. Ma gli chiederei anche scusa per tutte le volte che invece di mostrargli tutto l’affetto che provavo e provo ancora per lui, riuscivo a mostrare soltanto rabbia e frustrazione. La parte più difficile di un lutto è accettare che, per quanto possa essere ingiusto, quella persona sarà morta per sempre, e non c’è un modo per tornare indietro. La perdita di un genitore lascia un vuoto difficile da spiegare con le parole: la casa sembra sempre più vuota e silenziosa, le mie giornate sembrano sempre incomplete. Ora ha inizio un capitolo nuovo della mia vita, crescerò e magari riuscirò a raggiungere tutti i miei obiettivi, ma anche se tu non sarai lì ad ascoltarmi mentre ti racconto tutto, so che, ovunque tu sia, riuscirai a vedermi e supportarmi come hai sempre fatto”. (E. classe terza).
“Quest’anno come gemma ho voluto portare i miei due cagnolini. Io e mio fratello desideravamo tanto un amico a quattro zampe, ma mio papà non ne voleva sapere. Kira ha 6 anni. Alla fine ha conquistato anche mio padre ed ora sono inseparabili. È molto affettuosa, intelligente e calma.
Choco, invece, ha 4 anni. Il suo arrivo è stato una sorpresa per tutti noi: è stato proprio mio padre a portarlo a casa un giorno, senza preavviso. Era l’ultimo rimasto della cucciolata e sarebbe stato un’ottima compagnia per Kira. Lui è più giocherellone e combina sempre qualche guaio. Siamo tutti molto affezionati a loro. Quando siamo tristi, lo capiscono e vengono a farci le coccole. Sono una parte importante della mia famiglia e senza di loro non sarebbe lo stesso” (G. classe terza).
“Ci sono persone che arrivano nella nostra vita senza fare troppo rumore e con il passare del tempo diventano fondamentali, A. per me è una di quelle. Mi entusiasma sempre ripensare a quanto velocemente abbiamo legato, in modo semplice e spontaneo, quando entrambe ne avevamo più bisogno, infatti mi piace pensare alla nostra amicizia come un raggio di sole arrivato al momento giusto. Con lei riesco a essere completamente me stessa e posso parlare di tutto, senza la paura di essere giudicata o criticata. Per quanto ami ridere non potrei mai stare con qualcuno che non mi faccia morire dalle risate, per questo lei è una parte fondamentale della mia vita. È la prima persona che chiamo quando mi succede qualcosa, bella o brutta, ma anche quella che mi fa ragionare e ha il coraggio di dirmi la verità quando ne ho più bisogno. È una presenza costante nella mia vita, infatti mi spaventa l’idea di non averla accanto fisicamente quando finiremo il liceo e prenderemo strade diverse, ma so che qualsiasi cosa accada il nostro legame non potrà sciogliersi, e questo penso riassuma quanto A. sia importante per me” (G. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare Roma. In realtà più che portare la città di Roma io porto quello che c’è a Roma, ossia tutta il resto della mia famiglia. Siamo distanti 648km, li riesco a vedere pochissime volte all’ anno, specialmente mia cugina e i miei zii. Roma per me non è una città perciò, Roma è la mia famiglia. Inoltre, ogni volta che vado lì è durante le vacanze, quando non c’è scuola, quindi riesco a trascorrere il tempo lì priva da qualsiasi stress o ansia dovuta a studio o verifiche. L’unica cosa che devo fare lì è stare con i nonni, mio zio, ecc… e giocare a basket. Solo questo. Quindi, il tempo trascorso a Roma è sinonimo di, oltre ad amore, spensieratezza e felicità. Ogni volta che torno qui sono triste perché so che vado incontro ad un periodo in cui ci sarà solo lo stress della scuola, e in cui saremo da sole: io, mia mamma e mia sorella. Solo noi. Quanto è brutto affrontare così tante cose, sia cattive che buone, senza però rendere partecipe la mia famiglia, e allo stesso modo esserci perse noi un sacco di cose. Roma non è una città, Roma è un’idea, Roma è un ricordo a cui aggrapparsi, Roma è un pensiero fisso nella mia testa. Non perché ci sia il Colosseo, il Circo Massimo, San Pietro (anche se in effetti fa più figo dire “la mia famiglia è di Roma” piuttosto che dire “la mia famiglia è di Cosenza”). Probabilmente se la situazione fosse al contrario direi che Udine è il mio posto felice, o qualsiasi altra città, basta che ci sia la mia famiglia. Comunque quindi il punto non è la città, ma CHI c’è in quella città”. (L. classe quarta).
“La scelta di questa gemma è stata particolarmente difficile, in quanto mi sembrava di non avere nulla o nessuno di cui parlare che fosse davvero speciale, anche perché le persone più importanti per me le ho già portate nelle due gemme precedenti: i miei nonni nella prima e mio zio nella seconda. Mi sembrava, insomma, di non avere più nulla di davvero unico, speciale e insostituibile, finché non mi sono resa conto che l’unica cosa che per me è davvero unica, speciale e insostituibile abita con me, mi vive ogni giorno, pranza e cena sempre al mio fianco e condivide la cameretta con me: io dormo nella parte superiore del letto a castello e lei dorme sotto. Sto parlando di mia sorella A. A. è una bambina vivace, scherzosa e divertente, ma quando si trova in compagnia di gente al di fuori di me, mamma o papà, si chiude… si chiude talmente tanto da sembrare la bambina più timida del mondo, anche se in realtà non lo è, ed ha solamente bisogno di ambientarsi. Viene infatti spesso etichettata come una bambina di poche parole, anche se non è vero affatto perché quando è a casa si sente solo lei. Ricordo ancora il momento in cui mia mamma mi disse che era incinta, dopo anni in cui io continuavo a chiedere un fratellino o una sorellina, e finalmente fui accontentata, e il giorno della sua nascita lo ricordo come se fosse ieri. Con lei ho passato dei bellissimi momenti, come i weekend passati a guardare film o serie tv, i bagni al mare quando andiamo dai nostri parenti in Sicilia o anche delle semplici risate in momenti totalmente casuali senza alcun motivo. Ricordo anche momenti meno belli, come quando è svenuta ed è stata portata in ospedale in ambulanza o quando mentre ballava è caduta e ha spaccato il labbro. Per fortuna, però la maggior parte dei ricordi sono positivi. Tra meno di 2 settimane mia sorella compirà 9 anni, ma io la vedo sempre come la bambina piccola, allegra e spensierata nella quale vedo anche una parte di me quando avevo la sua età. Anche se ogni tanto litighiamo io le prometto che rimarrò per sempre al suo fianco e non la lascerò mai” (A. classe terza).