Gemme n° 72

Ho portato il mio vecchio ipod: mi interessa quello che c’è dietro e quello che c’è dentro. Dietro perché è con me da 9 anni, per cui ad esso sono legati tutti i ricordi, i viaggi in barca, in nave, in aereo, le amicizie e le persone. Dentro per la musica: mi rilassa, mi proietta, mi fa pensare e riflettere. Mi fa sentire a mio agio.”
Si parla spesso di quella occidentale come di una società materialista nel senso proprio del termine per il suo eccessivo dedicarsi agli oggetti e alle cose materiali. La gemma di E. (classe quarta) mi ha fatto pensare alla mia difficoltà a separarmi dal mio vecchio walkman regalatomi dai miei dopo gli esami di terza media, o dalle musicassette da me assemblate quando ero adolescente. La paura è quella di provare nostalgia un giorno futuro. Nostalgia per quegli oggetti che contengono dentro di sé emozioni e sensazioni. E concludo sempre dicendomi: “E perché buttarli? Un posticino in qualche armadio lo trovo!” 😛

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Gemme n° 30

Ho portato questa canzone perché è stata la colonna sonora dell’ultima estate e del bel rapporto che si è creato tra me e una mia cugina con cui prima non avevo grossa affinità”. Sono le parole con cui M. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.

Il ritornello ruota intorno a un concetto molto semplice: la bellezza della compagnia, dell’essere vicini alla persona amica. Allora rispolvero una canzone del passato, cantata da Riccardo Cocciante e il cui incipit fa così: “Non dico che dividerei una montagna ma andrei a piedi certamente a Bologna per un amico in più…per un amico in più. Perché mi sento molto ricco e molto meno infelice e vedo anche quando c’è poca luce con un amico in più…con il mio amico in più”.

Gemme n° 18

E’ una canzone che mi rassicura” dice S. (classe quarta) presentando la sua gemma. La canzone è dei Simple Plan e si intitola “This Song Saved My Life”.

Le parole iniziali dicono: “Voglio iniziare facendoti sapere questo. Grazie a te la mia vita ha uno scopo, mi hai aiutato ad essere quel che sono oggi. Mi rivedo in ogni parola che dici, a volte sembra che nessuno mi comprenda. Sono intrappolato in un mondo in cui tutti mi odiano, sto passando per così tante cose. Non sarei qui se non fosse stato per te”. Quindi dietro alla canzone salvavita c’è anche qualcuno; e infatti S. conclude dicendo “è la storia di un’amicizia importante”.
Questi sono i versi che hanno salvato me, parlano d’amore perché è l’amore quello che mi ha salvato: “Vorrei con te da solo sempre viaggiare, scoprire quello che intorno c’è da scoprire per raccontarti e poi farmi raccontare il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire; vorrei tornare nei posti dove son stato, spiegarti di quanto tutto sia poi diverso e per farmi da te spiegare cos’è cambiato e quale sapore nuovo abbia l’universo. Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona o il mare di una remota spiaggia cubana o un greppe dell’Appennino dove risuona fra gli alberi un’usata e semplice tramontana. E lo vorrei perché non sono quando non ci sei e resto solo coi pensieri miei ed io… Vorrei restare per sempre in un posto solo per ascoltare il suono del tuo parlare e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare e restare in silenzio al suono della tua voce o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso dimenticando il tempo troppo veloce o nascondere in due sciocchezze che son commosso. Vorrei cantare il canto delle tue mani, giocare con te un eterno gioco proibito che l’oggi restasse oggi senza domani o domani potesse tendere all’infinito”.

Come si fanno i papà

In questi anni mi è capitato di raccogliere i racconti di studentesse e studenti (una grande minoranza, per fortuna) che avevano la necessità di sfogarsi per la mancanza di qualcosa che ritenevano fondamentale, anzi, per la verità di qualcuno per loro essenziale: una figura genitoriale significativa, un adulto di riferimento, una madre, un padre nei quali potersi rispecchiare, dai quali essere riconosciuti, apprezzati, amati, ascoltati, rimproverati, abbracciati. Una delle canzoni più famose di Stromae, Papaoutai, afferma: “Tutti lo sanno come si fanno i bambini, ma nessuno sa come si fanno i papà”. Il video è dolorosamente bello: un ragazzo si confronta con un padre presente solo fisicamente. Il padre non parla, non si muove, non interagisce come fanno invece i genitori degli altri ragazzi e che il figlio invidia: solo nei suoi sogni ballano insieme. La conclusione è angosciante: il figlio si identifica con l’unica cosa che ha imparato dal padre e si mette immobile davanti alla tv con lo stesso sguardo perso ed ebete del genitore.

Dites-moi d’où il vient Enfin je serais où je vais
Maman dis que lorsqu’on cherche bien On finit toujours par trouver
Elle dit qu’il n’est jamais très loin Qu’il part très souvent travailler
Maman dit travailler c’est bien Bien mieux qu’être mal accompagné
Pas vrai? Où est ton papa? Dis moi où est ton papa!
Sans même devoir lui parler, Il sait ce qu’il ne va pas.
Hein sacré papa! Dis moi où es-tu caché!
Ça doit…
Faire au moins mille fois que j’ai Compté mes doigts Hé!
[REFRAIN]
Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Outai outai où papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Où t’es? Papaoutai? Outai outai où papaoutai?
[COUPLET 2]
Quoi, qu’on y croit ou pas Y aura bien un jour où on y croira plus
Un jour où l’autre on sera tous papa Et d’un jour à l’autre on aura disparu
Serons-nous détestable? Serons-nous admirable? Des géniteurs ou des génies?
Dites nous qui donnait Sans soucis responsable!
Ah dites nous qui diar Tout le monde sait Comment on fait des bébés
Mais personne sait Comment on fait des papas
Monsieur j’sais tout On aurait hérité, c’est ça.
Trop d’sucer d’son pouce ou quoi? Dites nous où s’est caché, Ça doit…
Faire au moins mille fois qu’on a bouffé nos doigts Hé!
[REFRAIN]
Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Outai outai où papaoutai? Où t’es? Papaoutai? Où t’es? Papaoutai?
Où t’es? Papaoutai? Outai outai où papaoutai? Où est ton papa?
Dis moi où est ton papa! Sans même devoir lui parler, Il sait ce qu’il ne va pas.
Hein sacré papa! Dis moi où es-tu caché! Ça doit…
Faire au moins mille fois que j’ai Compté mes doigts Hé!
Où est ton papa? Dis moi où est ton papa!
Sans même devoir lui parler, Il sait ce qu’il ne va pas.
Hein sacré papa! Dis moi où es-tu caché! Ça doit…
Faire au moins mille fois que j’ai Compté mes doigts Hé!

Inginocchiarsi

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“Non si può amare un bosco, se lo si vede solo come una fabbrica di ossigeno. L’amore nasce da un rapporto diretto e c’è un solo modo per conoscere la foresta: inginocchiarsi e guardarla da vicino” (Ermanno Olmi)