
“Come gemma ho voluto portare qualcosa di particolarmente significativo per me: una gatta di cui, ancora oggi, mi fa male parlare. Si chiamava Kitty e, anche se non era propriamente la mia gatta, con il tempo era diventata parte della nostra famiglia. Apparteneva a una mia vicina di casa, ma un giorno decise di venire da noi e iniziò a trascorrere la maggior parte del suo tempo in casa nostra. Da quel momento ci affezionammo profondamente a lei: le avevamo comprato una cuccia, la lasciavamo dormire con noi e ormai la consideravamo come una presenza indispensabile nelle nostre giornate. Tra me e Kitty c’era un legame speciale, qualcosa difficile da spiegare a parole, ma che riuscivo a sentire ogni volta che stava accanto a me. Proprio per questo, il 18 settembre 2019 è stato uno dei giorni più dolorosi della mia vita, perché Kitty venne investita da una macchina. Per me fu un lutto indescrivibile e, ancora oggi, parlarne mi fa male. C’è però un episodio legato a quel giorno che non sono mai riuscita a spiegarmi davvero. La mattina stessa, mentre stavo uscendo di casa per andare a scuola, mi venne improvvisamente un pensiero: “Come sarebbe se lei morisse?”. Subito dopo, quasi senza rendermene conto, dentro di me le dissi “addio”, senza sapere che quello sarebbe stato davvero l’ultimo giorno in cui l’avrei vista. Ancora oggi non so dire se sia stata soltanto una coincidenza oppure qualcosa di più, ma mi piace pensare che in quel momento ci sia stata una sorta di connessione tra me e lei, come se una parte di me avesse già percepito che stava per andarsene per sempre” (V. classe quarta).
