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Nuovo anno, nuovi sentieri, nuovi orizzonti

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Stanno per riaprire le porte delle aule della scuola. Al lavoro siamo già da un po’, ma si sa che il clou sarà al suono della prima campanella, quando entrerete alla ricerca della dislocazione dell’aula per correre ad accaparrarvi il banco giusto. Le prime ore sono sempre un misto di nostalgia per i giorni di libertà totale dell’estate e di angoscia perché Natale è veramente molto lontano. Avrete nel cuore i ricordi di quello che avete vissuto, sulla pelle il colore bruno lasciato dal sole, negli occhi la sorpresa di qualche nuovo arrivato, nella bocca parole di gioia del ritrovarsi, nelle orecchie vociare di racconti, nella mente pensieri di prossimi impegni, nelle gambe chilometri di strade percorse. E non sarà che l’inizio. Ogni nuovo anno porta con sé il sorprendente e l’inatteso, non vi è mai nulla di scontato per quanto la routine tenda a fagocitarci tutti. Percorreremo dei sentieri nuovi anche in questi mesi, vedremo dove ci porteranno… sapendo anche che a contare non sarà per forza solo la meta ma anche il viaggio, i paesaggi attraversati, le valli solcate. Ogni giorno avrà il suo orizzonte davanti al quale ci metteremo a sera nella speranza che sia un panorama da ammirare. Male che andasse, ci risveglieremo l’indomani mattina con una nuova tela e una nuova tavolozza per provare a ridipingere le nostre vite.
Un caloroso benvenuto ai primini, un caloroso bentornato a secondini, terzini e quartini, un incoraggiamento particolare ai quintini e un nostalgico arrivederci ai maturi 2017-18!

Pubblicato in: arte e fotografia, Gemme, libri e fumetti, musica

Gemme n° 476

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Un libro è stato il protagonista della gemma di M. (classe seconda): “Questo è il primo libro dei Beatles che ho ricevuto. Ricordo bene quel momento: ero in V elementare, avevo appena sostenuto degli esami a scuola, mi pare fosse un giovedì, c’era il sole e in macchina c’era questo libro. Ci sono molto affezionata: le prime volte lo avvolgevo in una coperta e lo portavo anche a dormire con me. Questo è il primo, ne ho anche altri, ma questo è il più importante”.
Ci sono fotografie che vengono scattate dal nostro cervello. Questa è una di quelle: si ricordano molti particolari legati ad un momento significativo della nostra vita. Grazie a M. per averci regalato un suo scatto interiore.

Pubblicato in: Gemme, musica

Gemme n° 387

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Ecco la gemma di A. (classe quinta). “La mia gemma è il biglietto del concerto dei Simple Plan tenuto a settembre. Me li ha fatti scoprire S. e sono diventati il mio gruppo preferito. Dietro a questo biglietto c’è tutta la storia della sorpresa che abbiamo fatto a S. per il suo compleanno, prima dicendole che i biglietti erano esauriti e poi regalandogliene uno. Siamo andate insieme a Treviso, ci siamo stancate durante la lunga attesa; c’è stato prima il brutto tempo e poi il caldo, ma ne è valsa la pena, eravamo in quarta fila. Per me è stata un’esperienza bellissima, e ora questa matrice del biglietto la uso come segnalibro.”
Sentire il rimbombo delle casse dentro di sé, poter gridare senza che qualcuno ti dica di far piano, sentire vibrare negli altri la tua stessa passione, avvertire con ancora maggiore chiarezza la forza di quelle parole che avevi già sentite in qualche modo tue, saltare e dimenarsi fino allo sfinimento, avere la voce che si strozza in gola per l’emozione… concerto… passione… vita…

Pubblicato in: Etica, Gemme, musica, opinioni, Società

Gemme n° 204

Vorrei raccontarvi di quando, 2 anni fa, mi sono trasferita qui a Udine dall’estero, dove ho trascorso 12 anni.
marinaNon è stato facile, è stato probabilmente il cambiamento più grande che ho fatto nella mia vita fino ad ora. A causa di ciò ho passato periodi tristi e difficili ma adesso, quando guardo indietro, lo faccio sorridendo.
Mia madre mi aveva sempre detto che quando mio fratello avrebbe finito le superiori, ce ne saremmo tornate in Italia.
Lo ripeteva ormai da anni, lei non vedeva l’ora. A dire il vero, quando me lo diceva quando ero piccola, anche io ero felice: quel posto non mi piaceva poi così tanto, e quando venivo a Udine per le vacanze e poi tornavo la, lasciare le mie cugine e tutti gli altri, mi faceva sempre piangere. Ma mia mamma mi consolava e mi sussurrava “torneremo”. Poi sono cresciuta: la mia vita ha iniziato a definirsi, non mi mancava niente: avevo una famiglia che mi voleva bene, tanti amici, una in particolare che era per me come una sorella, una squadra di ginnastica fantastica, una bella palestra, una scuola e una casa che adoravo. Certo, abbiamo dovuto superare diverse difficoltà e momenti bui per poter riuscire ad ottenere quello che avevamo, ma diciamo che proprio non potevo lamentarmi. Come dicevo prima, mia madre mi aveva sempre detto che saremmo tornate a Udine, ma io proprio non ne volevo più sapere: la mia vita ormai era quella e quella doveva restare: non riuscivo ad immaginarmela diversamente: in un’altra città o con altre persone. Mia madre però mi convinse dicendo che almeno un anno dovevo provare a vedere come andava, così, con la certezza che questa parentesi della mia vita sarebbe durata solo 365 giorni, accettai.
Devo essere sincera: non sono riuscita a realizzare veramente quello che stava accadendo alla mia vita fino al momento in cui ho dovuto preparare delle valigie più grandi e pesanti del solito, e partire verso la mia città natale: questa volta, però, per sempre.
Settembre si avvicinava, e io ancora non riuscivo a credere che non sarei più andata nella mia scuola con i miei compagni di classe con cui ormai avevo già condiviso 9 anni della mia vita.
Ho chiuso un libro e ne ho iniziato un altro nell’arco di così poco tempo, che forse non sono mai riuscita veramente a capire cosa stesse succedendo. Sono stata catapultata in una realtà completamente diversa: tutto era più piccolo e non per questo era migliore o peggiore: era semplicemente diverso ed era proprio questo che mi spaventava.
Non mi ricordo bene i miei primi giorni a Udine e al Percoto, ero triste non tanto perché non mi piacesse, ma semplicemente perché non riuscivo ancora ad accettare il fatto di avere chiuso in una scatola 12 anni della mia vita, ed ero convinta di non essere in grado di riuscire ad aprirne una nuova, così aspettavo che i giorni passassero in modo da poter tornare nel luogo che ormai consideravo come “casa mia” una volta finito l’anno.
Anche a ginnastica era tutto diverso ed era una nuova realtà che io ancora non riuscivo ad accettare. Mia mamma non poteva sopportare di vedermi così triste e demotivata, penso che non mi avesse mai visto in quelle condizioni, e mi disse più di una volta che se era quello che volevo veramente, potevo tornare là con mio padre. Fu soprattutto per lei che mi feci coraggio e strinsi i denti, e devo dire che è soprattutto grazie alle persone che mi sono state vicine che ce l’ho fatta: a iniziare da mia madre, ma non meno importanti sono state quelle persone speciali che fin dai primi momenti mi hanno fatto sentire a “casa” come Alice, Kelly e tante altre ragazze della mia vecchia classe, senza dimenticare le mie compagne di squadra. E per questo gliene sarò sempre grata. Più la mia vita andava avanti, più tutto diventava come se fosse sempre stato così: avevo quasi l’impressione di non aver neanche mai avuto una vita diversa da questa. Tutto si stabilizzò: la scuola, i compagni, la ginnastica, grazie alla quale tra l’altro ho avuto la possibilità di partecipare ai campionati nazionali italiani, sentendomi fiera di poter gareggiare finalmente per il mio paese.
Quando verso la fine dell’anno dovetti scegliere se fare il corso Esabac oppure no, beh, avevo talmente la nausea di fare cambiamenti che in prima analisi ho detto subito di no. Poi mi sono fatta coraggio, se ero riuscita a superare un cambiamento talmente grande, questo in confronto non sarebbe stato niente: e ancora una volta, con Kelly ed Alice, abbiamo intrapreso questo nuovo percorso. Beh.. che dire? Ora la mia vita è forse ancora più bella di quella di prima, soprattutto perché sono circondata da persone che mi vogliono bene e che ci tengono a me, e di cui non potrei più fare a meno. Così anche quest’anno ho conosciuto un sacco di persone importanti con le quali riesco veramente ad essere me stessa, e non posso fare altro che ringraziarle tutte per questo.
Vorrei concludere con una frase di un anonimo che riassume un po’ tutto quello che ho detto: Don’t be afraid of change, you may end up loosing something good, but you will probably end up gaining something better.
Quindi si, è vero, ho lasciato dietro di me qualcosa di molto grande, ma la ricompensa che ho avuto è stata enorme. Quindi non abbiate paura di cambiare, di girare pagina, di bruciare libro, perché non potrete mai sapere quello che vi aspetta, e alla fin fine, nella vita, le uniche cose che si rimpiangono, sono le occasioni che ci siamo lasciati scappare.”
Questa è stata la gemma di M. (classe terza) mentre sul monitor scorrevano immagini e musiche della sua esperienza belga, frutto del dvd regalatole dai suoi compagni di strada.
C’è una canzone dei Tiromancino che parla della vita, delle scelte consapevoli, delle strade che ci hanno portato a traguardi inaspettati, dei sensi unici, delle direzioni obbligatorie… “Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare e avere la pazienza delle onde di andare e venire… Ricominciare a fluire… Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni, in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi. Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso ed irraggiungibile per me. … Torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire e non riesci a capire… Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile privo di senso ed irraggiungibile, per me. Succede anche se il vento porta tutto via con sé, vivendo, ricominciare a fluire.”

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Tra ieri sera e stamattina: sguardi

Percoto 2015_0108 copia fbLasciarsi meravigliare, farsi stupire, permettere al nuovo di essere ospitato dentro di noi. Sono convinto che questa sia una delle più grandi risorse che possiamo avere. Penso si tratti di una capacità, non di un talento. Il talento lo puoi coltivare, ma o ce l’hai o non ce l’hai. La capacità la puoi costruire, allenare, far crescere. Cogliere il positivo in quello che si vive, accennare un sì invece che un no, aprire alla possibilità. Mi piacerebbe che diventasse abitudine, stile di vita; pena il perdersi delle cose. Arrivare ogni sera nel letto , rivolgere lo sguardo alla giornata che si è vissuta e poter dire: oggi mi porto a casa queste cose belle. E allenarci a guardarle, a scorgerle, a notarle: e sottolinearle.
Questo è lo scopo del lavoro delle gemme che ho impostato quest’anno. Questo è il motivo per cui vengo preso dal rammarico quando vedo dei ragazzi di 18-19 anni che dicono no a una possibilità di ascolto e conoscenza, QUALSIASI possibilità di ascolto e conoscenza (stamattina), e per cui decido di scrivere queste parole. Questo è quello che mi fa sobbalzare il cuore di gioia quando vedo ragazzi mettere la passione in quello che fanno (ieri sera).
Che quello sguardo non si chiuda: ritengo sia lo sguardo della vita sulla vita.

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Lezioni sospese

cenereA volte mi piace lasciare le lezioni sospese. “Questo ve lo dico la prossima volta” o “Bene, è una cosa carina, ma la vediamo in quarta” o “Se volete vedere come va a finire la vicenda di Giobbe, potete fare da soli…”. E’ la sensazione che Don De Lillo descrive benissimo in questo passo di “Rumore bianco”: “La cenere della sigaretta era lunga più di due centimetri e stava cominciando a piegarsi. Era una sua abitudine lasciarla penzolare. Secondo Babette lo faceva per provocare negli altri dei sentimenti di suspense e ansia”.