Gemma n° 2869

“Ero molto indecisa su cosa portare quest’anno come gemma, perché ci sono veramente un sacco di cose che avrei potuto portare, ma ho deciso di portare l’atletica e la mia prima allenatrice perché non so come mai, ma inconsciamente parlo molto poco di questo argomento. L’atletica è arrivata nella mia vita dopo cinque anni di ginnastica artistica e tre di nuoto e credo sia una passione che mi ha trasmesso mio papà. Ho iniziato atletica in quinta elementare nel 2018 e ora sono quasi 8 anni che faccio questo sport. Mi ricordo ancora il primo allenamento, mi ha accompagnato tutta la mia famiglia e sono rimasti tutto l’allenamento a guardarmi. Mi ricordo che la prima persona che mi ha accolto a braccia aperte è stata P., la mia prima allenatrice. Quell’allenamento l’ho passato tutto da sola perché essendo una persona riservata non ho fatto subito amicizia. Ricordo che poi sono andata a cena con la mia famiglia e mi hanno fatto la fatidica domanda “quindi vuoi fare questo sport” e io risposi sì. Da qui sono iniziati tutti gli alti e bassi di questo sport. Ma ho sempre avuto accanto la mia P. Purtroppo dopo 2 anni con P. mi sono dovuta dividere da lei perché ci fu un’altra allenatrice che ci iniziò ad allenare e che purtroppo poco dopo litigò con P. e decise di fondare una società più vicina a casa mia e quindi più comoda per i miei genitori da raggiungere. Nonostante io volessi e voglia un mondo di bene a P. ho deciso di andare nella nuova società. La mia nuova allenatrice mi voleva bene, ma col passare del tempo, diciamo che le cose sono un po’ cambiate, non mi sentivo più seguita, che per uno sportivo è una cosa fondamentale, non mi sentivo più all’altezza delle cose e mi stava facendo perdere la voglia di correre che è molto strano perché la corsa era diventata la mia vita. Da lì ho passato due anni a piangere dopo ogni allenamento e a lamentarmi perché non riuscivo a migliorare o perché se andavo male ad una gara alla gara dopo non venivo iscritta. Ma nonostante tutto ogni gara che facevo, c’era la mia prima allenatrice P. che credeva in me. Mi ricordo un giorno che ero andata male ad una gara e che la mia allenatrice mi aveva lasciato in pista da sola con i miei genitori e se ne era andata e la P. era lì e mi ha abbracciato fortissimo ed è stato l’ultimo abbraccio che ho ricevuto da lei perché purtroppo P. era malata di cancro e ora non c’è più, ma io ogni volta che metto il piede in pista, la penso sempre e penso che anche se andrà male lei c’è, lei che sempre ha creduto e crederà in me più di quanto lo faccia io. La scena di quell’abbraccio ce l’ho impressa nella mente, è indelebile, e mi riaffiora ancora di più quando guardo la scena de Il pianeta del tesoro in cui Silver consola Jim dopo non essere riuscito a fare un lavoro che gli era stato assegnato. 

Silver gli dice: “tu hai la stoffa per compiere grandi imprese ma devi prendere in mano il timone, tracciare la tua rotta e devi seguirla anche in caso di burrasca” e penso che sia la frase che più le appartenga.

L’atletica è diventata il mio abbraccio più grande ma allo stesso tempo è il pugno più forte. Correndo provo una fatica tale da sentirmi viva e dire “cavolo io sono viva posso fare tutto”, mi fa sfogare, ma allo stesso tempo spesso il mio umore dipende un po’ troppo da come vanno le gare o gli allenamenti, non so se è proprio sana questa cosa, ma credo che un po’ tutti gli sportivi siano così e penso anche che sia la prova di quanto una persona ami il proprio sport e quanto questo sport abbia significato e significhi nella vita di qualcuno, anche semplicemente perché lo sport a volte è l’unico rifugio dai problemi nonostante spesso sia la prima fonte di dolore. Ora sono in una nuova società da circa tre anni perché la mia ex allenatrice ha ben deciso di abbandonare la società dove ero prima e di conseguenza tutti gli atleti si sono ritrovati tutto d’un tratto senza allenatore, senza punto di riferimento. In questa nuova società, inizialmente eravamo un bel gruppo poi piano piano la gente ha iniziato a mollare e della mia età sono rimasta solo io. Spesso la sento la mancanza di tutte quelle persone che prima si allenavano con me, perché anche se l’atletica è uno sport individuale il gruppo fa tanto. Nonostante io non sia un atleta di livello nazionale, mi alleno tanto e  spesso è difficile conciliare lo studio con l’atletica, ma a volte mi dico che sono proprio fortunata perché c’è gente, che ok ha bei voti a scuola, ma poi non ha passioni, non ha un qualcosa che gli faccia dire mi sento viva. Spesso mi è venuto in mente di mollare per infortuni o perché con la scuola non riuscivo, ma poi la mia stella brilla sempre e mi fa ricordare perché faccio questo sport. Questa stella è P., la mia Evangeline, come dice la lucciola Ray nella canzone del cartone La principessa e il ranocchio

Dopotutto ciò voglio dire, se ci fosse qualcuno che volesse iniziare a fare sport fatelo perché non è mai troppo tardi. Lo sport fa crescere tanto e fa creare dei legami che altrimenti non si creerebbero perché alla fine, cercate tutti di raggiungere lo stesso obiettivo. Io coltivo ancora oggi quei legami, nonostante queste persone non si allenino più con me. Un’altra cosa quando vi viene in mente di mollare qualcosa, pensate alla vostra Evangeline”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2867

“La gemma che ho deciso di portare quest’anno è la ginnastica ritmica ovvero lo sport che pratico e di cui sono molto appassionata. La ginnastica ritmica è uno sport che unisce disciplina, eleganza e coordinazione, ed è anche per queste sue caratteristiche che mi piace molto. Ad ogni allenamento imparo sempre qualcosa di nuovo grazie alle mie maestre che mi spiegano tutto con pazienza e dolcezza, e con le mie compagne condivido tanti momenti divertenti e spensierati. Sono davvero felice di essere parte di questa grande famiglia!” (L. classe seconda).

Gemma n° 2860

Fonte immagine

“Avevo tre anni quando guardavo i video di pattinaggio in TV. Chiesi a mia mamma per molto tempo di provare e, dopo aver insistito molto, mi disse di sì. Pratico questo sport da allora, mentre gareggio a livello agonistico da circa 7-8 anni.
Per circa due anni ho praticato tre diverse discipline: solo dance internazionale, libero e quartetto, allenandomi circa otto volte a settimana. Era però troppo impegnativo, quindi ho smesso con il quartetto. Ho continuato solo dance fino all’anno scorso, partecipando anche ai campionati italiani nel 2023, ma poi ho abbandonato questa specialità per dedicarmi esclusivamente al libero” (V. classe prima).

Gemma n° 2852

“Ho deciso di portare come gemma la pallavolo perché è la mia passione e soprattutto perché il mio sogno è quello di diventare una pallavolista. Amo la pallavolo in tutti gli aspetti e ormai è parte di me. Nella pallavolo la cosa che conta di più è il gioco di squadra e proprio per questo è anche spesso perfetto per creare legami con i compagni di squadra. Mi ha insegnato molte cose come gestire le emozioni, imparare dagli errori e che tutto è imprevedibile. La pallavolo mi fa stare bene ed è molto importante per me e continuerà a stupirmi sempre di più” (G. classe prima)

Gemma n° 2847

Fonte immagine

“Come gemma ho deciso di portare il basket, il mio sport preferito e quello che ho praticato per più tempo. Del basket mi piace molto fare i canestri e palleggiare. Qualche volta ci gioco con mia cugina in estate e le faccio imparare un po’ di palleggi, divertendoci molto” (M. classe prima).

Gemma n° 2844

“Come gemma ho deciso di portare il mio sport preferito: il calcio. Nonostante io pratichi la pallavolo, il calcio è sempre stato la mia passione. Sin da piccola mio padre mi parlava sempre dei vari calciatori e delle partite. Nel 2022 sono andata per la prima volta alla stadio e dal quel momento questa passione è diventata molto più grande, praticamente sono diventata fanatica. La mia squadra del cuore è la Juventus e voglio ringraziare la mia famiglia, ma soprattutto mio padre per avermi fatto conoscere il calcio e la Juventus, che mi riempiono l’anima e il cuore ogni giorno” (E. classe prima).

Gemma n° 2841

“Come gemma di quest’anno ho voluto portare lo sport che amo di più, la pallavolo. Questo è il quarto anno, ho iniziato da zero a quasi 14 anni, che solitamente è molto tardi; sono entrata in una squadra già formata e unita, ma con l’impegno sono riuscita ad arrivare al loro pari livello in poco tempo.
Da quest’anno mi hanno dato l’opportunità di poter giocare in prima squadra ad un livello molto più alto, in serie C, premiando gli sforzi fatti durante questi anni, essendo sempre costante, fidandosi di me e delle mie capacità. Nonostante io sia la più piccola, mi hanno saputo accogliere ma anche insegnare.
Quest’opportunità mi sta facendo crescere e maturare, perché non è facile riuscire a bilanciare la scuola e lo sport quando si hanno impegni tutti i giorni e spesso il tempo per studiare è molto poco, anche perché sono coinvolta pure nel campionato di under18 e ciò comporta minimo 2 partite a settimana oltre a 4/5 allenamenti, ma ho dimostrato comunque di esserne capace e all’altezza, senza trascurare nessuna delle due cose. Adesso le cose saranno sicuramente più difficili perché l’obiettivo è quello di riuscire ad arrivare ai playoff e conquistarci la serie B, la pressione è tanta e gli allenamenti sono 10 volte più impegnativi e lunghi, ma non mi stancherà mai”.
(V. classe terza).

Gemma n° 2827

“Il calcio è un tassello molto importante della mia vita.
Nel corso della mia vita ho cambiato molti sport: dalla danza classica all’ hip-hop, dalla ginnastica artistica alla pallavolo.
L’anno in cui ho iniziato a giocare a calcio, avevo fatto in agosto il ritiro con la pallavolo, quindi avevo scelto quell’anno di continuare la pallavolo. Tuttavia ad ottobre il mister con cui avevo cominciato questo sport se ne era andato via e la società era un po’ in crisi. In quel periodo ho chiesto ai miei genitori di provare a giocare a calcio siccome fin da bambina volevo provarci. Quindi ad oggi gioco a calcio e questo è il mio terzo anno. Non ci sono stati sempre momenti belli, anche parecchie difficoltà siccome all’inizio non sapevo neanche toccare il pallone con i piedi e poi giocavo in una squadra maschile. Poi pian piano mi sono ambientata e adesso mi diverto molto nel mio sport”.
(B. classe prima).

Gemma n° 2822

“Porto come gemma i miei guantoni perché sono il simbolo del legame con mio padre e di una delle cose che abbiamo in comune: infatti è grazie a lui che ho iniziato a fare arti marziali, cosa che sin da bambina mi affascinava. Mi ricordano quindi non solo il rapporto con mio papà, ma anche un percorso di crescita che ho fatto per me stessa” (B. classe quinta).

Gemma n° 2820

Immagine creata con Poe®

“Come mia gemma vorrei portare lo sport che pratico ovvero il parkour. Il parkour è uno sport nato in Francia, nei sobborghi di Parigi, tra gli anni ‘80 e ‘90. Lo si può praticare ovunque: su un muro, su una panchina o su delle ringhiere. Alcune tecniche di base del parkour sono:
-Vaults (Lazy vault, step vault, kong…)
-Roll (movimento per assorbire l’impatto)
-Precision jumps
-Movimenti di arrampicata (cat, tic tac…)
Pratico questo sport da due anni e mi piace molto, mi permette di stare bene con il me stessa, di allenarmi, di divertirmi e di prendere consapevolezza delle capacità del mio corpo. Nel parkour è essenziale credere in se stessi, essere sicuri e divertirsi. Mi piace perché unisce l’agilità, la forza e lo stile. Credo che la mia parte preferita di questo sport sia l’acrobatica perché è una sensazione vicina al volo: quando mi riesce bene un front flip o un esercizio che ho provato ancora e ancora, la felicità e la soddisfazione mi invadono.
Questo sport mi ha anche “regalato” due amicizie molto importanti per me: ho conosciuto due ragazze che ora sono mie grandi amiche e condividiamo la passione per questo sport”.
(E. classe prima).

Gemma n° 2809

Fonte immagine

“Come gemma ho deciso di portare la pallamano, ho scelto questo sport perché è stato molto importante nella mia vita e anche quello che ho praticato per più tempo, circa 4 anni” (V. classe prima).

Gemma n° 2787

“Ho deciso di portare lo sport che faccio, il calcio, in quanto è un modo per staccare dal mondo normale in quanto quando sono in campo penso solo a giocare, divertirmi e impegnarmi” (M. classe quarta).

Gemma n° 2781

Immagine creata con ChatGPT®

“Come gemma ho deciso di portare il gruppo con cui mi alleno: essendo il mio uno sport individuale si potrebbe pensare che non ci siano legami o supporto tra i diversi componenti di un gruppo, anzi, forse una certa rivalità. Prima di iniziare questo sport lo pensavo anch’io. Poi ho conosciuto i ragazzi nelle foto, e ho completamente cambiato punto di vista: forse proprio perché c’è rivalità tra i componenti si crea un legame che ha alla base il bisogno di aiutare e di essere aiutati, per cui se uno fa uno sport individuale non è perché non ama i rapporti con gli altri, anzi. Ad esempio io devo per forza stare con qualcuno, mi dà molto fastidio dover fare qualcosa da sola, ancora di più se richiede molto sforzo o concentrazione. Avere come compagni quei ragazzi mi aiuta molto: ovviamente non ci confidiamo i segreti più profondi di famiglia, anzi, la maggior parte del tempo la passiamo a prenderci (giocosamente) in giro per i nostri errori più stupidi o a buttarci per terra (mi rendo conto che non è il maggior grado di divertimento a cui uno potrebbe aspirare, ma non siamo a posto). Proprio il fatto di non parlare profondamente di ciò che ci accade ci ha aiutati a creare un così bel rapporto: ci aiutiamo senza farlo vedere, senza controllare chi aiutiamo o da chi veniamo aiutati, perché è diventato così normale per qualcuno essere consolati per qualche errore in gara o qualche tempo che non siamo riusciti a fare che ormai praticamente lo facciamo senza pensare. Quando quest’anno siamo riusciti a fare dei tempi che ci servivano per delle gare importanti abbiamo passato la sera in albergo a fare casino e siamo stati svegli tutta la notte, festeggiando soprattutto uno di noi che aveva inaspettatamente fatto un tempo molto basso, e che è da poco entrato nel gruppo. Il giorno dopo in corriera stavamo parlando e a un certo punto lui ci ha ringraziati per la festa della sera prima. Noi non capivamo e lui ha detto che nello sport che faceva prima, sempre individuale, c’era così tanta rivalità da essersi creata una tale gelosia da parte di tutti i compagni che alla vittoria di uno gli altri non si complimentavano, ma gli facevano notare senza gentilezza gli errori che aveva fatto. Questo mi ha fatto pensare, perché prima non mi ero mai resa conto della nostra amicizia così profonda. Loro per me sono davvero importanti, non riuscirei ad andare avanti senza di loro: quando penso di non farcela o di non riuscire ad andare avanti sento uno di loro che fa il tifo per me e sto subito meglio, e spero che per loro sia la stessa cosa quando io faccio il tifo, perché spesso torno a casa senza voce. Ovviamente non abbiamo solo momenti positivi, ma la maggior parte riusciamo a trasformarli: un po’ di tempo fa stavamo facendo una gara e siccome mi sa che siamo tra gli atleti più competitivi del nord-est italiano io e un altro ragazzo stavamo correndo probabilmente più velocemente che in gara, quando lui è caduto, andando a sbattere sui materassi. Pensavo non si fosse fatto niente ma quando l’ho guardato ho visto che aveva la gamba piegata in modo innaturale, infatti se l’era appena rotta. In mezzo alla confusione di allenatori che chiamavano l’ambulanza e atleti terrorizzati io e e altri due ragazzi veniamo mandati a prendere del ghiaccio dalla vasca della rolba. Siccome eravamo di corsa e gli altri due ci mettevano tre ore ho deciso di infilarmi nella vasca con i pattini, prendere la neve e correre fuori prima di bagnarli troppo. Non sapevo che sotto i primi 10 cm di acqua ci fosse un metro d’acqua gelida. Ovviamente mi stanno ancora prendendo in giro per quel tuffo. Dopo il tuffo però io stavo malissimo, perché il ragazzo era caduto per colpa mia, dato che avevo fatto un sorpasso interno non molto regolare. Allora in spogliatoio mi sono messa a piangere e subito sono arrivati i miei compagni che hanno iniziato a dirmi di stare tranquilla, che non sarebbe successo nulla e (ovviamente suo fratello l’ha detto) che era colpa sua se era caduto. Questo per far capire come questi ragazzi riescano ad aiutarmi in qualunque situazione, e dopo il mio imbarazzante tuffo l’hanno subito buttata sul ridere e sono riusciti a consolarmi mentre stavo davvero male. Io gli voglio davvero bene, non so come farei senza di loro, perché mi aiutano in un sacco di momenti difficili (ovviamente soprattutto nello sport). Sono i miei pasticcini numero 1. Spero di fare cinque gemme in tutta la mia vita, e spero che avergliene dedicata una possa far capire quanto bella sia la nostra amicizia, che continua anche fuori dal palaghiaccio”.
(M. classe prima).

Gemma n° 2772

“9 aprile 2024
Oggi finalmente partiamo per New York. Il viaggio dei miei sogni. Questo giorno sembrava non arrivare mai, eppure i 4 mesi che separavano l’iscrizione dalla partenza sono volati in un attimo. Arriviamo a Malpensa. Era ora. Era arrivato il momento che tanto temevo. No no, non il decollo dell’aereo. La puntura che devo fare. Sono terrorizzata dagli aghi, tanto che per un attimo mi è anche passato per la testa il pensiero di non prendere l’aereo per quei 0,3 ml di liquido. Cose da pazzi. È stato disgustoso ma ce l’ho fatta. Finalmente possiamo partire e goderci l’esperienza più bella fatta finora.

19 aprile 2024
Mi sveglio, guardo l’ora. 15:42. Ieri sera siamo tornate da New York. Mi ci è voluto un quarto d’ora per metabolizzare se è stato tutto un sogno o se l’ho vissuto veramente. Apro la galleria. Le foto c’erano. Era tutto vero. Mi prendo 20 minuti per riguardare tutte le foto scattate. Sarò per sempre grata di aver avuto la fortuna di vivere un’esperienza del genere a 17 anni con le mie persone del cuore. Ma che ora è? Già le 4 e mezza??? Devo andare a ginnastica. Mi cambio subito. Questo allenamento non lo posso proprio saltare. 

24 aprile 2024
Finita una ne inizia un’altra. Oggi io e la squadra di ritmica partiamo per i campionati nazionali nelle Marche. Il viaggio è stato lungo. Sto cercato di non pensarci ma nella mia testa frulla solo un pensiero. E se questa sarà la mia ultima gara? Non riesco a capacitarmi. Non oso immaginare la mia vita senza ginnastica. 

27 aprile 2024
È il giorno della gara. Mi sono svegliata con il solito mal di pancia. Ho un mix di emozioni dentro di me che non riesco a controllare. Da una parte sono agitata, mi sento una grande responsabilità addosso. Se dovesse andare male lo rimpiangerei per tutta la vita. Però dall’altra parte sono felicissima. Ho avuto la fortuna di compiere questo bellissimo percorso durato ben 12 anni e ci tengo a dargli una degna conclusione.
S. mi schiaccia le spalle, mi alza il mento e entro in pedana. È andata. Sono contentissima, indipendentemente da quello che sarà il risultato. È l’ora delle premiazioni. Sento “e il primo posto per la categoria serie b, senior 3, attrezzo clavette va a S_________”. Non realizzo. Mi tremano le gambe, non riesco neanche a camminare dritta per andare a prendere la coppa. Non ci potevo credere. La sera mi arriva un messaggio dalla mia allenatrice che purtroppo non è potuta essere presente alle gare. “ciao S, volevo scriverti questo messaggio prima ma sono stata presa da 1000 cose. Quello che hai fatto quest’anno è stato prenderti un rischio abbastanza grande perché prendere in mano due attrezzi che hai usato poco in tutta la tua carriera di ginnastica per il fine di portarli alle nazionali, cercare di farli bene e guadagnarsi il punteggio e il posto non era un’impresa facile. poi sono comunque due attrezzi difficili perché palla devi saperla un po’ maneggiare e gestire, Clavette è difficile perché fanno paura e perché sono comunque due attrezzi da gestire quindi in realtà 2 cose non una sola quindi è difficile in generale.  Mi hai proprio stupita da un punto di vista di scelta perché ero un po’ indecisa, conoscendoti, su quello che avresti potuto scegliere però mi hai comunque stupita perché è una scelta che hai pensato, hai fatto e alla fine hai lavorato te la sei portata a casa con tutte le difficoltà del caso: le prime gare andate male, le perdite e tutto quanto che fanno parte del percorso per arrivare poi al fine della della gara. Con questo voglio dirti una cosa: hai fatto benissimo, nella vita bisogna prendersi dei rischi anche se le cose fanno paura bisogna farle e cercare di portarsele a casa a volte va bene, a volte va male, in questo è andata bene e va bene così però sei stata molto coraggiosa e questa cosa nella vita paga quindi ricordatela,  mi raccomando questa cosa deve rimanerti in testa per cui momenti in futuro in cui magari hai delle paure oppure fallisci in qualcosa perché ci sta fallire, e ti devi ricordare sempre di questa cosa come promemoria.” Mi scende una lacrima.

8 giugno 2024
Oggi è l’ultimo giorno di scuola. Finalmente libera. Adesso posso dedicarmi a scuola guida, ai miei amici che non vedo quasi mai e soprattutto a organizzare il mio diciottesimo, che aspetto da tantissimo. Domani andrò a trovare il nonno che purtroppo hanno dovuto ricoverare in ospedale. È da qualche giorno che non si muove più dal letto quindi meglio fare degli accertamenti.

30 giugno 2024
Stasera c’è il compleanno di G. Quella bambina che conosco dall’asilo domani fa 18 anni. Come è possibile che il tempo passi così in fretta? La mamma mi accompagna a casa sua prima della festa. Aveva un atteggiamento strano, frettoloso, come se dovesse scappare da qualche parte. Non le do peso. Penso a divertirmi e godermi la serata. 

1 luglio 2024
Oggi finalmente inizia il centro estivo. Sveglia presto e alle 7 e mezza siamo già al lavoro. Finalmente rincontro i miei amici, non li vedevo da 1 anno, mi erano mancati. Inizia a piovere. Non diluviava così da tanto. È pioggia fitta e pungente. Sono arrivate le 5, è ora di tornare a casa. Perché c’è la macchina della mamma e non quella del papà nel parcheggio? Salgo in macchina. “Come è andata?” Mi chiede. “Bene bene” rispondo. “Perché sei venuta tu?” “Mi hanno dato mezza giornata di ferie”. Non mi aveva convinto questa risposta. Riattivo i dati del cellulare. Mi arrivano 3 messaggi da zii e amici di famiglia che dicevano tutti la stessa cosa. “Mi dispiace S. ti sono vicina”, oppure, “ti abbraccio forte, qualsiasi cosa sono qua”. “Cos è successo?” Dico con la voce tremante. “Niente perché?” Mi risponde. “Dimmi cosa è successo” ripeto con la voce sempre più tremante. “Il nonno non ce l’ha fatta”.  Mi sento cadere nel vuoto. Scoppio a piangere. Non era uno dei soliti pianti. Non riuscivo a respirare. Parcheggia, saliamo in casa. Mi butto sul divano. Mi gira la testa. Arriva il papà e mi abbraccia. Non mi dava un abbraccio del genere da tanto, anzi forse non me ne aveva mai dato uno così. Non mi aspettavo questa notizia. Non me la aspettavo proprio. Come è possibile? Una settimana fa ero stata a trovarlo in ospedale e mi aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per farsi dimettere per il mio compleanno 15 giorni dopo. Non me ne capacito. Esco in terrazza a prendere un po’ d’aria. Vedo l’arcobaleno. È il nonno ne sono sicura.

2 luglio 2024
Vado a trovare la nonna. Occhi pieni di dolore. Una guerra che avevano combattuto insieme vinta però solo da uno dei due. “Ricordati che sei stata la soddisfazione più grande che ha avuto il nonno”. Mi dice.
Se penso che mentre lui stava tirando i suoi ultimi respiri io ero a ballare mi vengono i brividi.

17 luglio 2024
È arrivato il giorno che aspettavo da tutto l’anno. Oggi divento maggiorenne. Cos’è cambiato da ieri a oggi? Ho più responsabilità? Rispondo io delle mie azioni? Mi sento più adulta?
È stata una bella giornata, ho festeggiato con i miei amici e ho avuto l’occasione di risentirne altri. Arrivo a casa verso l’1:00. La mamma mi dà un regalo. Mi dice che è da parte della nonna. Apro la busta e leggo il biglietto. “Cara S. questo è un regalo che nonno diede a me quando ci siamo conosciuti. Voglio che tu abbia questo anello come simbolo dell’amore infinito che il nonno ed io abbiamo e che avrai per sempre da noi, ti voglio bene, tua nonna.”

21 luglio 2024
La festa dei 18 anni. Da quanto aspettavo questo giorno. Ho indossato l’anello della nonna. Mentre vado verso la villa della festa lo fisso. Alzo lo sguardo verso il finestrino e vedo un arcobaleno. Il nonno mi stava guardando. Mi aveva detto più volte che ci teneva ad essere presente alla festa, e così ha fatto.
Ho avuto Il compleanno da principessa che ho sempre sognato. Per la prima volta dopo 18 anni ho capito veramente il significato della frase qualità è meglio di quantità. È vero non avevo 100 invitati ma quelli che c’erano hanno reso veramente la mia festa indimenticabile, E quasi sicuramente se fossero venuti tutti quelli che avevo invitato non mi sarei divertita così tanto.

11 settembre 2024
Oggi ricomincia la scuola. In che senso sono già in quinta? Guardandomi indietro non mi capacito di come possano essere passati già 4 anni da quel 19 settembre 2020. Siamo arrivati all’ultimo capitolo dell’adolescenza senza neanche accorgercene. Ma me li sono goduti questi hanni? Ho fatto le mie esperienze? C’è qualcosa che potevo fare meglio? Tornassi indietro sceglierei ancora questa scuola? Non voglio pensarci, in fondo la fine è ancora lontana.

27 febbraio 2025
Finalmenteeeeeeee! È arrivata la patenteee. L’esame è stato terrificante ma l’abbiamo portata a casa. Si inizia a sentire profumo di libertà.

12 marzo 2025
Guardo l’ora. 2:14. Non riesco a dormire. Inizio a sentire il peso della quinta. Ultimo anno, ultime verifiche, ultimi sforzi. E poi tutto questo non tornerà più. Le facce che sono stata abituata a vedere ogni giorno 6 giorni su 7 dal nulla spariranno e resteranno solo un ricordo.
Mi sembra assurdo. Abbiamo passato anni a lamentarci, a contare i giorni che mancavano alla fine, a dire “non vedo l’ora che arrivi giugno”. E adesso che ci siamo, che la fine è dietro l’angolo, fa paura. Perché fino ad ora, ogni anno c’era una certezza: a settembre saremmo tornati in quella classe, con le solite lezioni, i soliti compiti e le solite verifiche. Ma questa volta no. Questa volta siamo solo noi di fronte a infinite possibilità. È una sensazione strana. Da una parte non vedo l’ora che finisca perché non ce la faccio più, sono esausta, dall’altra però spero quel momento arrivi il più tardi possibile, perché vorrebbe dire iniziare a prendere in mano la propria vita diventando responsabili a tutti gli effetti delle proprie scelte. Sono pronta? Sono abbastanza matura? Se faccio la scelta sbagliata? Mi sento infinitamente piccola rispetto al mondo fuori dalle mura della scuola. Però alla fine lo so. Anche questo passerà, usciremo tutti da quella porta una volta per tutte e questi anni rimarranno solo un ricordo lontano.”
(S. classe quinta).

Gemma n° 2741

“Quest’anno ho scelto come gemma una foto della mia squadra di pallavolo. I motivi sono tanti. In primis la pallavolo è uno sport che fa parte della mia vita da anni e che mi lega molto a mio padre: infatti anche lui è appassionato di questo sport e lo pratica ancora. Quando ero bambina, lui passava il tempo a lanciarmi la palla e insegnarmi a prenderla al volo, ed era uno dei miei giochi preferiti. Quest’anno in particolare la pallavolo mi ha dato tanto perché non faccio parte di un semplice gruppo ma di una vera squadra, in cui ho trovato amicizia, supporto, divertimento e motivazione per dare il massimo. Così gli allenamenti sono diventati un momento in cui liberare la mente dai problemi e concentrarmi sul giocare al meglio” (G. classe quinta).

Gemma n° 2735

“Questo è lo stadio della mia città in brasile (Belo Horizonte): ho scelto di portarlo come gemma perché oltre ad essere lo stadio della mia squadra del cuore mi dà anche bei ricordi sull’ultima volta che sono stato in Brasile due anni fa” (T. classe quarta).

Gemma n° 2665

Immagine creata con ChatGPT®

“Ho deciso di portare il referto di una partita di basket a cui ho partecipato, perché per me è una delle più importanti. In questa partita, risalente al 2017, ho stabilito il mio record di punti (37) in soli venti minuti. Ero veramente bravo, ma purtroppo ho deciso di smettere di giocare. Ancora oggi, quando guardo il referto, provo un po’ di nostalgia di quei tempi” (F. classe terza).

Gemma n° 2642

“Per me questa coccarda è molto importante. Ho fatto equitazione per quattro anni e per me è stato uno sport importante e che mi ha resa felice. Nel 2022 sono andata alla Fiera Cavalli a Verona, è stata un’esperienza interessante e mi è piaciuta molto. Questa coccarda è quella che ho vinto al primo posto e che mi ha fatto diventare campionessa italiana. L’ho vinta grazie alla mia vecchia cavalla Daisy che purtroppo è venuta a mancare l’anno scorso. Ho passato tanti bei momenti con lei ed è una cavalla che non dimenticherò mai” (M. classe prima).

Gemma n° 2625

“Quest’anno come gemma ho voluto portare la mia migliore amica, si chiama M. e ci siamo conosciute nel 2022 grazie alla pallavolo. Quando ho iniziato pallavolo lei era già nella squadra e io ero quella appena arrivata, io e M. ci stavamo stra-antipatiche da subito, finché non abbiamo notato entrambe quanto avevamo in comune e quanto stavamo bene in compagnia. È come se la conoscessi da sempre, come se, appena conosciuta, avessi capito che mi mancava un amicizia così, dove poter andare se stavo male o solo per parlarle di com’era la mia giornata. In campo io e lei eravamo sempre le più cariche e davamo forza a tutta la squadra nonostante le difficoltà in campo. Lei mi ha aiutato tantissimo in tutto, nei miei problemi e in tutto il resto. Purtroppo quest’anno non siamo più nella stessa squadra, ma comunque ci  supportiamo l’un l’altra e lo faremo sempre. Penso sia una delle migliori persone che ho incontrato. È una di quelle persone senza filtri, che non finge di essere qualcuno che non è, e che ti dice le cose che sbagli, facendoti capire come migliorare e aiutarti, e riconosce quando sbaglia. Per me la sua famiglia è come una seconda casa, ho un bellissimo rapporto con i suoi genitori e la sua sorellina, difatti abbiamo passato tutte le vacanze insieme. Le voglio davvero un bene dell’anima” (V. classe seconda).

Gemma n° 2570

“Ho deciso di portare queste due foto. La prima foto è lo spogliatoio con la mia divisa prima della prima partita di questa stagione che ho fatto nelle vesti da arbitro. Quando arbitro mi sento sereno e felice, ho intrapreso la carriera a gennaio 2024 e ho intenzione di continuare ancora per molto. E’ un’esperienza da provare: mi ha migliorato molto e mi ha aiutato a maturare ed a combattere la mia timidezza.

La seconda è la foto con la mia fidanzata A. al mio diciottesimo compleanno e mi sentivo di portarla perché con lei sto bene” (M. classe quinta).