Gemma n° 2922

“Ho scelto di parlare di Stranger Things, che è una serie televisiva non solo che parla di fantascienza , ma una storia che parla di amicizia, crescita personale e il timore di affrontare le nostre paure più grandi. Anche se ambientata negli anni ‘80, i ragazzi vivono la vita, le pressioni sociali e l’ansia in modo simile a come le viviamo noi oggi. Infatti, mi sono ritrovata più volte nei loro sentimenti e nelle loro paure. Le emozioni dei personaggi sono molto attuali ed è facile sentirsi coinvolti.
La serie è ambientata a Hawkins, in America, dove iniziano ad accadere una serie di eventi strani collegati a un mondo parallelo, che però un gruppo di ragazzi (e anche alcuni adulti) affronta tutto insieme. Ognuno di loro ha un lato fragile, è proprio questo che li accomuna. Mi ha fatto commuovere il fatto che negli ultimi episodi vengano mostrati i loro ricordi più tristi e i momenti che all’inizio sembravano impossibili da risolvere.
Un argomento toccante è anche il non sentirsi accettati, soprattutto in quel periodo, quando essere se stessi aveva molti limiti. I limiti ancora oggi ci sono, ma sono molto più ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. Oggi i limiti sono ridotti e le generazioni attuali cercano di non far sentire nessuno “diverso” o “sbagliato”. I personaggi hanno vissuto momenti in cui pensavano di non essere abbastanza o di non essere adatti, e alla fine hanno trovato un modo insieme per non sentirsi soli durante questi momenti bui.
Un’altra cosa che mi ha colpito è la sensibilità della serie nel comprendere l’importanza dei sentimenti dei bambini e degli adolescenti, che molto spesso ricevono indifferenza o parole come “non sanno quello che fanno” nel momento più fragile. I bambini vengono etichettati come “innocenti” o “facili da persuadere” dai più cattivi della storia, perché non tutti capivano che quello che sembrava un piano per salvare il mondo in realtà era un piano per distruggerlo.
Guardare la serie dall’inizio alla fine, vedere i bambini crescere e diventare ragazzi, e osservare come tutti scoprono chi sono veramente e quali sono i propri valori è veramente prezioso. Ho apprezzato inoltre gli elementi fantascientifici, come ad esempio la teoria del Ponte, che avevano iniziato a studiare scienziati come Einstein. Infine, posso dire che Stranger Things ha lasciato un segno molto significativo su di me e mi ha dimostrato che l’amicizia non è solo divertirsi insieme, ma restare vicini l’uno accanto all’altro nonostante tutto”.
(M. classe prima).