“Quest’oggi ho deciso di portare come gemma questo tatuaggio. Capire il vero significato di questo tatuaggio è impossibile perché non bastano semplici parole per spiegarlo bensì l’unico modo per capire realmente la sua importanza sarebbe rivivere la mia vita da capo, dal principio. In questo tatuaggio non è inciso semplicemente un titolo di una canzone: è la scritta che mi permette di incidere l’anima della mia migliore amica sulla mia pelle, affinché il nostro rapporto diventi indelebile e atemporale. C. non è semplicemente la mia migliore amica, bensì è sangue del mio sangue, è l’unica persona al mondo ad avere un legame famigliare con me senza essere nata dagli stessi genitori. Le dedicai questa canzone cinque anni fa, prima della sua partenza per la Spagna, perché sapevo perfettamente che questa canzone avrebbe descritto al meglio le sensazioni che avrei provato vedendo crescere C., e osservando come da bambina sarebbe diventata poi una donna. Nonostante i 1351,28 chilometri che ci separano le nostre anime sono talmente affini e legate tra loro da non farci percepire minimamente la distanza, perché l’amore platonico va oltre spazio e tempo. Se sono così oggi é anche molto grazie a C., perché lei é da sempre la mia spalla destra, il mio rifugio sicuro, e se ho deciso di incidere queste parole sul mio corpo é proprio perché sono pienamente consapevole che nessun ostacolo potrà rompere il filo che ci unisce, nessun problema potrà essere più grande dell’amore che ci lega” (S. classe quarta).
“La mia gemma è questo tatuaggio che ho fatto circa una settimana fa con mia mamma. Ho scelto di tatuarmi due farfalle perché, per me, le farfalle sono creature stupende: libere, leggere e piene di vita, anche se breve ma intensa. Per me queste due farfalle rappresentano me e mia mamma. Lei è la persona più importante della mia vita, quella che mi è sempre stata accanto e mi sostiene in tutto. Facciamo molte cose insieme, come andare in palestra o a yoga, e ci raccontiamo sempre tutto. Ci sosteniamo e ci consoliamo a vicenda, e proprio per questo ho scelto due farfalle: perché so che mia mamma ci sarà sempre per me, così come io ci sarò sempre per lei. Ovviamente, non ho obbligato mia mamma a fare lo stesso tatuaggio, soprattutto perché era anche per lei la prima volta. Lei ha scelto invece un altro tatuaggio con lo stesso significato: due fiori che si intrecciano, simbolo del nostro legame” (M. classe quarta).
“Ho deciso di portare come gemma la foto di questo tatuaggio. Io, mia sorella e mia cugina abbiamo deciso di fare questo tatuaggio insieme, con la scritta “by your side”, come un gesto simbolico per celebrare il legame unico e profondo che ci unisce. Non si tratta solo di un’idea condivisa, ma di una promessa che ci facciamo reciprocamente: qualunque cosa accada, saremo sempre al fianco l’una dell’altra, nei momenti felici e in quelli difficili. È il nostro modo di ricordarci che, nonostante le distanze o le sfide della vita, possiamo contare su questa connessione invisibile che ci unisce. Il tatuaggio rappresenta la forza della famiglia, che non è solo un legame di sangue, ma una presenza costante di affetto, supporto e comprensione. Ogni volta che guarderemo il nostro “by your side”, sarà un promemoria di quel legame che non si spezza mai, un segno indelebile di una presenza che va oltre il tempo e lo spazio”. (M. classe quinta).
Premessa: questa gemma era prevista per metà novembre, poi è slittata fino a gennaio.
“L’anno scorso quando il prof ci aveva presentato il progetto pensavo di portare una foto oppure qualche canzone. Quando invece ce lo ha riproposto quest’anno, il primo pensiero che ho avuto è stato uno dei miei tatuaggi, ovvero quello con il significato più profondo.
L’ho dedicato a quella persona che mi ha insegnato che la famiglia non per forza deve essere legata dal sangue, ovvero mio papà, che essendoci stato da quando avevo tre anni e non essendo mio papà dalla nascita mi ha ugualmente amata come sua figlia. Tra una settimana esatta sarà un anno che non è più qui e quindi ho pensato che fosse la gemma più giusta da portare. Ora, non ho intenzione di fare discorsi commoventi o cose così ma voglio darvi un consiglio, che poi potete ovviamente scegliere se seguire o meno, però prima per farvi capire bene vi dirò una cosa. Quando mi sono ritrovata a fare il tatuaggio mi sono interrogata per diverso tempo sul posto in cui farlo. Alla fine ho scelto la parte dietro del collo per un motivo preciso. Ho passato l’anno scorso molto sui libri ed ero particolarmente nervosa per diverse cose, e spesso mio papà veniva in camera mia e mi trovava sempre china sulla scrivania e senza dire niente cominciava a massaggiarmi esattamente quel punto. Era così bravo che riusciva a smollarmi tutti i nervi e a farmi sentire un po’ meglio. Fatto sta che il 19 Novembre 2020, la notte prima di ciò che è successo, lui era venuto in camera mia, mi aveva trovata china sui libri e mi aveva fatto il solito massaggio, io quel giorno ero particolarmente nervosa. Prima di uscire dalla mia camera mi ricordo che mi ha detto “C. c’è Harry Potter in tv non lo vediamo?” e io gli ho risposto che dovevo studiare. Vi lascio immaginare il pentimento della mattina successiva per aver declinato quella proposta. Con questo discorso mi sento di darvi questo consiglio: vivete. Vivete al massimo, vivete come volete, date opportunità agli altri e a voi stessi perché tutto è nato per finire e non si sa quando, quindi cogliete ogni piccola cosa che la vita vi offre, o vivrete con rancori addosso che non andranno più via. Giocate a quella partita a carte con vostro nonno, andate a fare una passeggiata con vostra nonna, prendete quel gelato con i vostri fratelli, uscite con i vostri amici, nulla è eterno. Nella vita non c’è solo il dovere, perché è meglio vivere oggi piuttosto che andare a dormire la notte e passare ore a rimpiangere momenti che non torneranno più e ritrovarvi sommersi in ricordi che con il tempo sono destinati a svanire. E ricordate che la vita è il 10% di cosa vi capita e il 90% di come reagite”.
Quando presento il lavoro sulle gemme, spiego che la scelta di cosa portare è molto libera, così come il livello di coinvolgimento personale. Vi sono gemme che trattano temi “neutri” o generali e altre che sono decisamente più personali e che magari sono un cazzotto nello stomaco. Come questa. C’erano non pochi occhi rossi alla fine delle parole di C. (classe terza). Il mio pensiero è subito andato ad una canzone di Roberto Vecchioni che faccio ascoltare in quarta, quando parliamo della morte. “Viola d’inverno” inizia con l’arrivo improvviso della fine della vita, proprio sulla sua capacità di coglierci, talvolta, in modo inaspettato: “Arriverà che fumo o che do l’acqua ai fiori o che ti ho appena detto: “Scendo, porto il cane fuori”, che avrò una mezza fetta di torta in bocca o la saliva di un bacio appena dato. Arriverà, lo farà così in fretta che non sarò neanche emozionato. Arriverà che dormo o sogno, o piscio o mentre sto guidando, la sentirò benissimo suonare mentre sbando e non potrò confonderla con niente perché ha un suono maledettamente eterno, e poi si sente quella volta sola la viola d’inverno”. E, continua Vecchioni, anche se la aspetti un po’, in fondo non sei mai pronto: “Bello è che non sei mai preparato, che tanto capita sempre agli altri. Vivere, in fondo, è così scontato, che non t’immagini mai che basti. E resta indietro sempre un discorso, e resta indietro sempre un rimorso”. A questo punto la morte crea una separazione, un’incomunicabilità: “E non potrò parlarti, strizzarti l’occhio, non potrò farti segni: tutto questo è vietato da inscrutabili disegni, e tu ti chiederai che cosa vuole dire tutto quell’improvviso starti intorno perché tu non potrai, non la potrai sentire la mia viola d’inverno”. Subentrano lo sconforto e la disperazione, ai quali Vecchioni concede tutto lo spazio necessario con l’esclusione di una piccola luce che sarà quella in grado di dare un senso al passato, al presente e al futuro: “E allora penserò che niente ha avuto senso, a parte questo averti amata, amata in così poco tempo, e che il mondo non vale un tuo sorriso e nessuna canzone è più grande di un tuo giorno, e che si tenga il resto, me compreso, la viola d’inverno”. Conclude il brano un passaggio sulla solitudine condivisa che accompagna chi se ne va: “E dopo aver diviso tutto, la rabbia, i figli, lo schifo e il volo, questa è davvero l’unica cosa che devo proprio fare da solo. E dopo aver diviso tutto, neanche ti avverto che vado via, ma non mi dire pure stavolta che faccio sempre di testa mia, tienila stretta, la testa mia”. Ecco, C., comprendo il rammarico per quell’invito respinto, ma nelle parole che hai detto poi in classe hai fatto rivivere tuo padre, il tuo amore per lui, hai dato senso pieno alla vostra relazione: “il mondo non vale un tuo sorriso e nessuna canzone è più grande di un tuo giorno”.