Io sono la terra

Il video punta un po’ sull’epica. Il mio pensiero, leggendo il testo tradotto, preso qui, è andato agli emigranti di ieri e di oggi, al loro carico, di dolore, sofferenza, sacrifici, aspettative, sogni. Del pezzo si può anche fare una lettura metaforica: il cammino di ogni vita col suo bagaglio di speranze per il domani e un sogni di libertà. Loro sono i Sonata Arctica e il pezzo si intitola “Flag in the ground”

“Lasciando alle spalle la mia vita, il mio giovane amore e il nascituro, avevo solo una ciocca dei suoi capelli… E bruciavo d’amore dentro. Dopo quaranta giorni pieni di lavoro e notti insonni, le vele sono illuminate dalle luci di Boston… Ed eccoci… Giù dalla nave! Verso l’avventura, l’unica per definire le nostre vite. Faticaccia quotidiana e una piccola stanza. “Sono arrivato sano e salvo, Amore. Ho un indirizzo, fino alla primavera, poi dovrei girare per il paese, spero di sentirti presto…”. Le sue lettere lette… “Per favore, dimmi che va tutto bene. Ti penso, pensando che sei fuori dalla mia vista ogni notte, quando mi corico, le mie lacrime mi trovano. Per favore sbrigati, caro, torna indietro e salvami…”

Flag_in_the_Ground_by_Cyrgaan.jpgOra che ho fatto i soldi che ci occorrono per il sogno, il miglior cavallo che io abbia mai visto, un carro e tutto ciò che mi serve… Andrò per la mia strada verso l’ignoto, in ogni momento spero che tu sia qui con me… “Per favore, dimmi che va tutto bene. Ti penso, pensando che sei fuori dalla mia vista ogni notte, quando mi corico, le mie lacrime mi trovano. Per favore sbrigati, caro, torna indietro e salvami…”

No, non sono uno sconosciuto, tra la gente di qui… Tuttavia non mi sono mai sentito così solo… A mezzogiorno il rumore rimbomberà e comincerò a viaggiare per il paese che possiamo chiamare casa. Pianto la mia bandiera sul terreno, urlando e gridando. Non mi sono mai sentito così orgoglioso, amore! Adesso siamo salvi dalla servitù eterna. Ti sto per portare a casa, mia luce! Nove, otto, sette, sei, contando i giorni. Solo! Cinque, quattro, tre, due, insieme per sempre! Solo! Ho fatto la mia strada verso l’ignoto, una terra vicino al fiume e una nuova casa costruita. Io sono la terra e la terra è me. La libertà è tutto e noi siamo liberi. Ho fatto la mia strada verso l’ignoto, una terra vicino al fiume e una nuova casa costruita. Ogni notte, quando guardo la nuova luna piena ti stringo e so che siamo liberi…”

Con parole non mie

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Toccare quel che è successo a Lampedusa senza entrare nel merito di torti e ragioni, senza entrare nelle tristi polemiche superficiali a cui mi sono rifiutato di partecipare sui social network. Lo voglio fare con parole non mie, lasciando che il cuore mi porti verso alcune delle pagine lette in questi due anni, con lo scopo di suscitare riflessioni e domande più approfondite… (già il 23 luglio citavo Bacone: “chi scava in profondità nella realtà attraverso il pensiero scopre orizzonti sempre nuovi che lo conducono ad essere molto più esitante nell’attribuire alla ragione risposte definitive”).

Ecco i passi che mi fanno compagnia in questi giorni:

“Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. E’ così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento. Mia madre, ad esempio, ha deciso che sapermi in pericolo lontano da lei, ma in viaggio verso un futuro differente, era meglio che sapermi in pericolo vicino a lei, ma nel fango della paura di sempre” (“Nel mare ci sono i coccodrilli”, F. Geda, pag.73)

“Quando si verifica una catastrofe, le persone vicine vengono traumatizzate fino a provare un senso di impotenza. Per certo le catastrofi acute producono tale effetto. Sembra che ci si aspetti che le catastrofi abbiano breve durata. Ma le catastrofi croniche sono così spiacevoli per i vicini che quest’ultimi gradualmente diventano indifferenti sia alle catastrofi, sia alle loro vittime, quando non sviluppano in proposito una vera e propria impazienza… Quando l’emergenza si protrae troppo a lungo, le mani che si protendevano a offrire aiuto tornano a infilarsi nelle tasche, i falò della compassione si spengono” (J. Roth citato in “Le sorgenti del male” di Z. Bauman, pagg.93-94)

“Val la pena che il sole si levi dal mare

e la lunga giornata incominci? Domani

tornerà l’alba tiepida con la diafana luce

e sarà come ieri e mai nulla accadrà”

(C. Pavese)

“A sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare lungo il filo spinato e dal mio cuore si innalza sempre una voce che dice: la vita è una cosa splendida e grande. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto d’amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere” (E. Hillesum)

“In quel momento capii che ciò che conta di fronte alla libertà del mare non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno che valga tutta quell’acqua d’attraversare” (A. D’Avenia, “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, pag. 180)

“Li ha visti quei barconi carichi e puzzolenti come barattoli di sgombro. I ragazzi del Nord Africa, i reduci dalle guerre, dai campi profughi, e gli imbucati. Ha visto gli occhi allucinati, il passaggio dei bambini sopravvissuti, le crisi di ipotermia. Le coperte d’argento. Ha visto la paura del mare e la paura della terra.

Ha visto la forza di quei disperati, io voglio lavorare, voglio lavorare. Voglio andare in Francia, in Europa del nord a lavorare.

Ha visto la determinazione e la purezza. La bellezza degli occhi, il candore dei denti.

Ha visto il degrado, il porcile.

Le schiene dei ragazzi contro un muro, i militari che toglievano i lacci delle scarpe e le cinture.

Ha visto la gara degli aiuti, i panni trovati per i bambini, le collette dei poveri davvero incazzati perché Gesù Cristo chiede sempre a loro.

Ha visto la saturazione, la paura delle epidemie. La gente protestare, bloccare i moli, gli approdi. E poi ricominciare, buttarsi nel mare in piena notte per tirare su quei disperati che nemmeno sanno nuotare.

E non sai davvero chi salvi, magari un avanzo di galera. Uno che ti ruberà il cellulare, che guiderà contromano ubriaco, che stuprerà una ragazza, un’infermiera che torna a casa dal turno di notte.

Ne ha sentiti di discorsi così Vito, affastellati, rozzi. La rabbia dei poveri contro gli altri poveri.

Salvare il tuo assassino, forse è questa la carità. Ma qui nessuno è un santo. E il mondo non dovrebbe aver bisogno di martiri, solo di una ripartizione migliore.” (M. Mazzantini, “Mare al mattino”, pagg. 113-114)

Partire prima del via

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“Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. Si parte prima. A volte molto prima” (F. Ervas). Tra poco inizia il viaggio di un nuovo anno scolastico e quest’anno mi sento veramente già partito per un viaggio del tutto nuovo, una sorta di ritorno alle origini del mio essere insegnante…

La terra da quassù

image_gallery.jpgHo bisogno di volo, di distacco, di sogno. Capita giusto…

Era oggi. Ma era il 1961. Yuri Gagarin effettuava il primo volo nello spazio da parte di un uomo. Le sue parole da lassù: “la terra è azzurra, i colori sono straordinari. Dal blu il cielo passa al blu scuro, al violetto, al viola, al nero. Uscendo dall’ombra la terra sembra circondata da un anello di colore arancio, il sole è dieci volte più brillante. Non posso distinguere le costellazioni, passano troppo velocemente davanti al mio oblò. Così mi sembra il cielo: diamanti che brillano in un velluto nero”.

Canta Claudio Baglioni: “Quell’aprile si incendiò, al cielo mi donai, Gagarin figlio dell’umanità e la terra restò giù più piccola che mai. Io la guardai non me lo perdonò e l’azzurro si squarciò, le stelle trovai lentiggini di Dio col mio viso sull’oblò. Io forse sognai e ancora adesso io volo… come un falco mi innalzai e sul Polo Nord sposai l’eternità… nell’infinito io volo”

Canta Cisco: “Luci e colori galleggiano intorno a un mare sospeso nel vuoto, ali moderne veloci che brillano nei voli antichi sognati da Icaro. Dentro una capsula pressurizzata gesti compressi e rarefazione oltre ogni limite mai sfiorato, dentro ogni sogno mai realizzato. La Terra da qua su è meravigliosa senza più frontiere, senza più confini. Ho superato l’umana ragione in una incredula contemplazione, alla bellezza occorre distanza, allo splendore la lontananza. In quei momenti non ho più pensato, mi sono perso nell’infinito, dimenticando la mia presenza ho misurato l’onnipotenza. La Terra da qua su è meravigliosa senza più frontiere, senza più confini.”

Sotto la pianta dei piedi

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“Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio. Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra. Un viaggio di mille miglia ha inizio sotto la pianta dei tuoi piedi”. Lao Tzu

Alla ricerca di un approdo

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«È metafora dell’infinito andare ver­so: verso se stesso, verso gli altri, verso la vita. Sempre alla ricerca di un approdo, di un luogo in cui fare esperienza della bellezza di vivere. E l’incontro con ‘ogni al­tro’ comporta un viaggiare, un andare, un cambiare. E questo o­gni uomo lo sa. E come il viaggio ci porta lontano per farci essere più vicini, la relazione con l’altro ci porta lontano, ad uscire da noi stessi per farci essere più vicini». (Mario Lusek)