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Il nuovo The Niro

In prima, a inizio anno abbiamo parlato di solitudine. Ecco allora questa breve intervista rilasciata da The Niro a http://www.rockol.it e poi il suo video di presentazione del nuovo cd, il tutto in attesa dei testi…

Ha scelto come nome d’arte The Niro, e dopo l’Ep d’esordio “An ordinary man”, seguito dal primo album intitolato appunto “The Niro”, Davide Combusti (nato a Roma nel 1978,) ha dato alle stampe il suo nuovo disco di inediti, “Best wishes”, un album di undici brani introspettivi legati tra di loro da un unico filo conduttore: “A dire il vero mentre sceglievo i brani da inserire nel disco”, ha spiegato The Niro a Rockol, “non ho pensato di creare un concept album. E’ stato alla fine che, riascoltandolo, mi sono accorto che la solitudine era il sentimento che legava fra loro tutte le storie a cui ho dato voce in ‘Best wishes’. Ci sono alcune differenze sostanziali tra questo album e il precedente. Ci sono diversità nel messaggio, nelle tematiche… il primo parla di abbandono, è molto più struggente, c’era una malinconia di fondo. In questo invece viene dato spazio alla fase successiva dell’abbandono, la solitudine. Parlo di personaggi e di storie ma che in realtà sono maschere dei miei stati d’animo, descrivo una tematica priva di amore, dove i personaggi si trovano a combattere con la vita cercando un riscatto che non riescono ad ottenere”. Il disco è stato suonato quesi per interno dallo stesso The Niro, che per alcuni brani si è avvalso della collaborazione dei musicisti che lo accompagnano anche dal vivo: “Nel primo album avevo suonato quasi tutto io”, ha spiegato il cantautore, “mentre questa volta diciamo che ho suonato tutto io per tre quarti del disco, il minimo che posso accettare per considerarlo un prodotto mio. In fin dei conti nasco batterista, quindi mi viene spontaneo suonare tutto da me. Certo poi mi concentro molto sui testi, le tematiche per me sono fondamentali, non le lascerei mai in secondo piano. ‘Post atomic dawn’ è il brano che chiude il disco e che ho voluto anche rappresentare con la copertina del disco, che mi vede di spalle nel deserto, con una luce rossa. Mi sono immaginato un ragazzo che si sveglia dopo un’esplosione atomica e non sa dove andare, ma comincia a muoversi lo stesso seguendo qualcosa, che potrebbe essere, nel mio immaginario, il sole, anche se poi nel testo non l’ho scritto. Un altro brano particolare è ‘Circle’, dove parlo di possessività, di qualcuno che vuole controllare a tutti i costi le persone, senza accorgessi che è lui stesso poi all’interno di un cerchio ancora più grande, del quale non si rende conto. Un’altra cosa a cui presto molta attenzione è l’uso che faccio della mia voce. La utilizzo come fosse un vero e proprio strumento: a livello di costruzione delle canzoni ad un certo punto m’annoio e allora cerco di far qualcosa con la voce, per dare qualcosa in più al brano”