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Invito alla civiltà

Siamo all’inizio dell’anno scolastico e nella nostra scuola, come in altre, si attua la raccolta differenziata dei rifiuti. Ritengo sia un fattore di civiltà molto importante perché ci abitua a tenere sempre un occhio di riguardo nei confronti della natura e degli altri. Vorrei però suggerire anche un altro atteggiamento importante, suggeritomi dall’articolo del sindaco di Verbania che posto qui:

STRADE-SPORCHE.jpg“Come sindaco verifico con una certa periodicità l’andamento delle mense scolastiche e in questo senso qualche settimana fa, poco prima della fine dell’anno scolastico, ho assistito al pranzo di alcune classi di una scuola media della città. Quando i ragazzi sono tornati in classe lo stato della sala non solo sembrava un campo di battaglia, ma si potevano notare una gran quantità di panini appena sbocconcellati come tante fette di torta (buonissime) avanzate dopo un rapido assaggio. Qualcuno si era perfino divertito con le punte della forchetta a forare il coperchio dei budini-monodose che quindi, pur non usati, andavano buttati. Ragazzini che crescono così, senza rispetto per nessuno e veramente convinti che lo spreco sia cosa normale. Ne ho parlato a lungo con la preside che è intervenuta con molto impegno, ma davvero – al di là del fatto in sé – resta la consapevolezza che per questi cittadini ormai prossimi a diventare adulti il senso del sacrificio non esiste. Constato, non giudico: sarà colpa delle famiglie, della scuola, della società, delle istituzioni…fatto sta che i nostri figli (o nipoti) crescono troppe volte così, sedotti da ideali che non reggono, abituati allo spreco senza minimamente rendersi conto di come sia dura la vita per centinaia di milioni di loro coetanei in tante parti del mondo e quindi senza neppure provare la gioia e la felicità del godere quello che hanno. Interroghiamoci sui cattivi esempi che diamo e se non sia il momento che tutti – ma proprio tutti – ci si imponga una seria riflessione su questi argomenti, perché la crisi la si combatte tagliando gli sprechi, ma anche insegnando uno stile di vita più sobrio, rispettoso, economico. Quando ero bambino mia nonna mi riprendeva se avanzavo un pezzo di pane “Dovresti vivere un po’ di tempo di guerra” mi diceva e noi – bambini degli anni cinquanta – siamo stati gli ultimi ad ascoltare queste cose ma a vivere lo sviluppo, dopo di noi la corsa si è fatta sempre più sfrenata, ma si sono completamente persi i riferimenti di partenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.” Marco Zacchera, sindaco di Verbania

 

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Leggenda indù

E allora mettiamoci anche questa antica leggenda indu

Una antica leggenda Indù racconta che un tempo gli uomini erano degli dei, ma abusavano talmente della loro divinità che Brahama, capo degli dei, decise di togliere loro la potenza divina e nasconderla dove non l’avrebbero mai trovata. Scorci di cielo 054 fb.jpgDove nasconderla divenne quindi il grande problema. Quando gli dei minori furono chiamati a consiglio per valutare la situazione, dissero: “Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo alla terra.” Ma Brahama disse: “No, non basta, perché l’uomo scaverà e la troverà”. Allora gli dei dissero: “Bene, allora affonderemo la sua divinità nell’oceano più profondo.” Ma Brahama rispose ancora: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà le profondità di ogni oceano e la riporterà in superficie.” Allora gli dei minori conclusero: “Non sappiamo dove nasconderla perché sembra che non ci sia alcun posto sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe, eventualmente, raggiungerla”. Allora Brahama disse: “Ecco cosa faremo con la divinità dell’uomo. La nasconderemo profondamente in lui stesso, perché non penserà mai di cercarla proprio lì.” E da allora, conclude la leggenda, l’uomo è andato su e giù per la terra, arrampicandosi, tuffandosi, esplorando e scavando per cercare qualcosa che aveva sempre racchiusa in sé.

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La storia del bambù

A 14 anni fui colpito da questo racconto proveniente dalla tradizione popolare cinese. Ve lo posto così, semplicemente, senza particolari commenti.

C’era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato ad ovest del paese, in mezzo al grande regno. Il Signore di questo giardino aveva l’abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte. C’era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante. il+bambù,+l'acqua++e+il+ramaiolo.jpgAnno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e grazioso. Il bambù sapeva che il Signore lo amava e ne godeva. 
Un bel giorno, il Signore, molto in pensiero, si avvicinò al suo albero amato e l’albero, in grande venerazione, chinò la testa. Il Signore gli disse: “Caro bambù, ho bisogno di te”. Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, il bambù rispose: “O Signore, sono pronto. Fà di me l’uso che vuoi”. 
“Bambù”, la voce del Signore era seria, “per usarti devo abbatterti”. Il bambù fu spaventato, molto spaventato: “Abbattermi, Signore, me che hai fatto diventare il più bel albero del tuo giardino? No, per favore, no! Fà uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore non abbattermi!” 
“Mio caro bambù, disse il Signore e la sua voce era più seria, se non posso abbatterti, non posso usarti”! Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa poi sussurrò: “Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fà di me quello che vuoi e abbattimi”. 
“Mio caro bambù, disse di nuovo il Signore non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami. Se non posso tagliarti, non posso usarti.” Allora il sole si nascose e gli uccelli ansiosi volarono via. Il bambù tremò e disse appena udibile: “Signore, tagliali!” 
“Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo, non posso usarti”. Il bambù non potè più parlare. Si chinò fino a terra. 
Così il Signore del giardino abbattè il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi porto il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, il Signore dispose l’amato bambù a terra: un’estremtà del tronco la collegò alla fonte, l’altra la diresse verso il suo campo arido. La fonte dava acqua, l’acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. 
Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semente crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà. 
Quando era ancora grande e bello, viveva e cresceva solo per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.