Quant’è grande la mia fetta?


2Un interessante articolo di Rainews24 a firma Roberta Rizzo sulla distribuzione della ricchezza.
“La forbice tra ricchi e poveri nel mondo si allarga sempre di più. Pochi forse sanno, però, che gli 85 uomini più ricchi del pianeta detengono una ricchezza pari a quella di metà della popolazione mondiale. A dirlo è il rapporto di ricerca Working for The Few, diffuso dall’ong Oxfam alla vigilia del World Economic Forum di Davos. Lo studio intreccia la lista dei milionari stilata da Forbes nel 2013 con un rapporto Credit Swisse (la banca sivzzera), il Global Wealth Report 2013, che analizza i trend della ricchezza globale.
L’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implica anche un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza. In pratica, secondo Oxfam, le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale.
Una situazione che non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo ma anche quelli dell’Occidente e che vede in primo piano il nostro Paese. Uno studio condotto della Paris School of Echonimcs evidenzia come in Italia le diseguaglianze tra la fascia ricca e quella più povera della popolazione dal 1976 al 1985 fosse in diminuzione per poi invertire la rotta e aumentare in maniera costante dal 1986 fino al 2009.
L’opinione pubblica ha sempre più consapevolezza della concentrazione di potere e privilegi nelle mani di pochissimi. Dai sondaggi che Oxfam ha condotto in India, Sud Africa, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, la maggior parte degli intervistati è convinta che le leggi siano scritte e concepite per favorire i più ricchi.
Nel continente africano le grandi multinazionali – in particolare quelle dell’industria mineraria/estrattiva – sfruttano la propria influenza per evitare l’imposizione fiscale e le royalties, riducendo in tal modo la disponibilità di risorse che i governi potrebbero utilizzare per combattere la povertà; in India il numero di miliardari è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni a seguito di politiche fiscali altamente regressive, mentre il paese è tra gli ultimi del mondo se si analizza l’accesso globale a un’alimentazione sana e nutriente.
Negli Stati Uniti, il reddito dell’1% della popolazione è aumentato ed è ai livelli più alti dalla vigilia della Grande Depressione. Recenti studi statistici hanno dimostrato che, proprio negli USA, gli interessi della classe benestante sono eccessivamente rappresentati dal governo rispetto a quelli della classe media: in altre parole, le esigenze dei più poveri non hanno impatto sui voti degli eletti. Come non ricordare la denuncia pubblica fatta dal multimiliardario Warren Buffet nel 2012 durante la discussione della riforma fiscale disse “Non è possibile che la mia segretaria in proporzione paghi più tasse di me”.
“Un sistema che si perpetua, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, regole fiscali più vantaggiose e possono influenzare le decisioni politiche in modo che questi vantaggi siano trasmessi ai loro figli” afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International.
Il rapporto di Oxfam evidenzia, ad esempio, come sin dalla fine del 1970 la tassazione per i più ricchi sia diminuita in 29 paesi sui 30 per i quali erano disponibili dati. Ovvero: in molti paesi, i ricchi non solo guadagnano di più, ma pagano anche meno tasse. Il tutto a spese delle classi povere e medie che ci conduce a dove siamo oggi: nel mondo 7 persone su 10 vivono in paesi dove la disuguaglianza è aumentata negli ultimi trent’anni, e dove l’1% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza globale (110.000 miliardi dollari).
“Se non combattiamo la disuguaglianza, non solo non potremo sperare di vincere la lotta contro la povertà estrema, ma neanche di costruire società basate sul concetto di pari opportunità, in favore di un mondo dove vige la regola dell’asso pigliatutto'”, conclude Winnie Byanima. Negli ultimi anni il tema della disuguaglianza è entrato con forza nell’agenda globale: Obama lo ha identificato come una priorità del 2014, e proprio il World Economic Forum ha posto le disparità di reddito diffuse come il secondo maggiore pericolo nei prossimi 12-18 mesi, mettendo in guardia su come stia minando la stabilità sociale e ”minacciando la sicurezza su scala globale”.”

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