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Gemma n° 1750

Fonte immagine: Vox zerocinquantuno

Era iniziata così, il 21 settembre del 2014: “Ho chiesto ai miei studenti di pensare a qualcosa (una canzone, una scena di un film, una pagina di un libro, un quadro, una foto, un oggetto…) per loro significativo e che desiderano far conoscere ai compagni come fosse una gemma preziosa.” Il 1° ottobre ho pubblicato sul blog la prima gemma. Si trattava di una scena del film Mr. Nobody proposta da una allieva di seconda. Dopo i primi due anni, per mancanza di tempo, ho smesso di riportarle sul blog: l’ultima, la numero 503 consisteva nella lettera al basket da parte di Kobe Bryant, proposto da una ragazza di terza. Abbiamo continuato le gemme in classe ma negli ultimi due anni, tra dad e quarantene, tra classi a metà e frequenze a settimane alterne, tra giorni pari e giorni dispari, l’attività è spesso proceduta a singhiozzo.

Desidero allora rilanciare la proposta, cercando di dare alle gemme l’importanza e lo spazio che si meritano. Le faremo anche nelle classi prime e tenterò di riprenderle sul blog: non mi va di ripartire con la gemma 504, come se in mezzo non ci fosse nulla… C’è una ricchezza enorme lì dentro: è capitato sovente di commuovermi, lì dentro. Allora ho fatto una stima di circa 250 gemme all’anno e quindi ripartiremo dalla gemma 1751. Ma come ho fatto il 21 settembre di 7 anni fa, propongo io una prima gemma, la 1750, con la quale voglio semplicemente dire cosa siano per me le gemme. Lo faccio attraverso un pezzettino del prologo del libro Ogni storia è una storia d’amore di Alessandro D’Avenia:
“Col suo amato, a fine giornata, quando la luce allenta la sua morsa sul mondo e sulla carne, faceva sempre un gioco: raccontarsi a vicenda la cosa più bella di quel quotidiano trascorrere, perché era l’unico modo di salvarla per sempre, non di sconfiggere il tempo ma di scommettergli contro. La luce rifratta dalle foglie bagnate d’autunno, l’incanto di un racconto d’amore e di morte, il bagliore di un fuoco in una casa strappata a una notte di ghiaccio, il rumore costante di un torrente che canta proprio quando incontra un ostacolo… Quella cosa bella non salvava solo se stessa, ma tutta la giornata, come ne fosse il centro, il punto di leva e di espansione, la benedizione. Era l’istante affrancato dal tempo, pur essendo nel tempo generato.
Da quella donna ho compreso che salvo è tutto ciò che si sottrae alla seduzione della polvere: ciò che senza rinunciare al tempo viene dal tempo liberato e se ne fa misura, e dello spazio che gli è concesso fa la sua dimora.”.

Buona ricerca della vostra gemma, non vedo l’ora di darle tempo e spazio.