Gemma n° 2415


“Ricordo di “una tanta vacanza…”
La gemma che voglio portare quest’oggi -dopo molti cambi di programma, ripensamenti e altro…- è quella di uno, o meglio, di tanti ricordi che assieme ne formano uno grande: le vacanze estive con i miei nonni nella loro casa estiva a Prato Carnico.
Nonostante ne siano passati ben oltre 10 anni dall’ultima, ricordo ancora piuttosto bene le giornate trascorse lassù, in quella grande casa dai mille cunicoli e dal tetto appuntito, accanto al ruscello in cui mettevamo le angurie al fresco.
Ricordo la ripida salita per arrivarci, nella quale i nonni trovavano sempre qualcuno con cui parlare, facendola diventare una scalata eterna, se invece trovavi una macchina dal verso contrario, dovevi tornare giù in retromarcia fino alla piazza… ricordo poi quel grande prato di morbido muschio che solo io e nonna conoscevamo (o almeno, io ne ero convinto), dove la strada in salita terminava in un sentiero, per il quale varie volte mi sono addentrato con il nonno andando a cercare funghi, che mai trovavamo.
Ricordo la domenica, le domeniche, quelle in cui si andava tutti assieme in piazza per prendere il pane, il giornale, e dove io venivo lasciato al parchetto sulle altalene, ascoltando le campane della chiesa e mangiando il panino all’uva passa che nonna comprava in bottega.
Ricordo quando il nonno mi portava nella vicina Pesariis a vedere gli orologi sparsi per il paese…e si finiva sempre all’osteria, dove però ho assaggiato per la prima volta lo sciroppo di menta artigianale, da lì non ne ho più potuto fare a meno.
Ricordo quanto il vicino di casa dei nonni mi aveva accusato di aver scassinato la serratura del suo capanno degli attrezzi, nonostante io quel giorno non fossi presente nemmeno da via-wireless (e comunque, avevo 5 anni…).
Ricordo il clima sempre fresco, le coperte comode, il lavandino bizzarro del bagno di sotto, la maxi-taverna e il lucernario in soffitta dal quale guardavo il cielo, la camera di metà pianerottolo, la campanella dell’ingresso, ma soprattutto il mobile cilindrico a tre piedi dove il nonno custodiva bottiglie di vini paleolitici…e pieni di polvere.
Nonostante i miei nonni abbiano deciso di vendere la casa nel 2013, mi ricordo e ricorderò per sempre i bei giorni passati lassù, però sono anche molto felice che adesso quella casa sia stata acquistata da persone che la abitano per tutto l’anno…chissà se mai tornerò a vederla, magari comparandola con le vecchie fotografie che avevo fatto con la Panasonic del nonno (ammesso che non l’abbia smontata in tutti i suoi componenti, come fa di solito)…”
(L. classe quarta).

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