“Quest’anno, come ultima gemma, ho deciso di portare la gita di quinta. È stato un viaggio che, oltre ad avermi regalato ricordi importanti, mi ha dato anche la possibilità di condividerlo con le mie migliori amiche. Penso che la Grecia sia stata la meta perfetta per concludere nel migliore dei modi questi cinque anni di scuola superiore. Aver vissuto questa esperienza insieme a loro mi ha fatto capire quanto la nostra amicizia sia forte e indissolubile. Sono certa che questo legame non si concluderà con la fine della scuola, ma continuerà ad accompagnarci per tutta la vita” (A. classe quinta).
“Come gemma ho portato uno dei regali che la mia migliore amica mi ha regalato per il mio compleanno, cioè un CD. È un regalo molto speciale perché fatto da una persona speciale che mi conosce davvero, e comprende alcune delle mie canzoni preferite e, oltre a quelle, una canzone che ha detto le fa pensare a me e un sonetto scritto da lei. È molto importante per me perché mi fa ricordare che al mondo ci sono persone che tengono a me e, nonostante la distanza, è una delle persone più importanti per me. Quando mi vengono dei dubbi, guardo questi suoi regali e mi ricordo che almeno una persona che tiene veramente a me c’è sicuramente. Nel pacco regalo che ho ricevuto c’erano anche altre cose, ma ho scelto questo perché è il più personalizzato e significativo, ma soprattutto qualcosa di inaspettato che nessuno mi aveva mai regalato prima. Mi fa piacere sapere che ci sono cose che le ricordano me, ed è molto importante per me anche perché considerando la distanza tra noi e il fatto che non ci siamo mai viste dal vivo, è bello sapere di toccare qualcosa che è stato precedentemente nelle sue mani” (D. classe seconda).
“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:
La mia famiglia
Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
E, E e C (le mie migliori amiche)
I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
J (campo estivo)
L’odore della pioggia
Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
Osservare l’arcobaleno
Viaggiare
Prendere il treno
Osservare le persone che camminano
Guardare le nuvole
Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
Filosofeggiare
Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
Serata con gli amici
Urlare e cantare le canzoni in macchina
Bere il caffè
Bere il té
Ascoltare la musica nei vinili
Musica ad alto volume
Respirare l’aria del fiume
Vedere gli animali liberi nella natura
Rocky (il mio cane)
Leggere
Comprare libri
Vedere i film
Analizzare film/libri
Vedere le foglie cadere dagli alberi
La pioggia
Il mare d’inverno
La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
L’alba
Il tramonto
Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
Annusare i libri
Ridere fino a quando la pancia mi fa male
L’autunno
Il canto degli uccelli
Le camminate
Osservare la luna
I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
Studiare
Sentire di sapere
Amare
Conoscere nuove culture
Organizzare eventi
Fare foto per poi fare album
Osservare l’arte e analizzarla Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.” (B. classe quinta).
“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare un album che mi è stato regalato per il mio compleanno. Ho scelto proprio questo oggetto perché per me ha un valore speciale: è stato un regalo totalmente inaspettato, che ho apprezzato molto poiché è uno dei più significativi che abbia mai ricevuto. All’interno ci sono le lettere che hanno scritto per me i miei genitori e alcuni dei miei amici più importanti. Quando ho iniziato a leggerle non immaginavo che mi avrebbero colpita così tanto, però tutte le parole scritte sembravano così sincere. Leggendole, mi sono resa conto di una cosa molto importante: a volte penso che il mio affetto non sia ricambiato o che io non sia così importante per le persone a cui voglio bene. Invece mi hanno fatto capire che non è così. Anche loro tengono molto a me, anche se magari non sempre lo dimostrano nel modo in cui me lo aspetto. Quindi diciamo che sono rimasta molto colpita, in senso positivo, da quello che è stato scritto. Mi ha sorpresa anche il fatto che mi conoscono più di quanto pensassi. Hanno tutti evidenziato le mie qualità o difetti, o le esperienze che abbiamo fatto insieme, ma mi hanno anche dato consigli preziosi su come affrontare le mie paure e i momenti difficili. Quando ho finito di leggere, in realtà già dalla prima, che era quella di mia mamma, ho pianto, non per tristezza, ma piuttosto per la gioia e per tutte le cose belle che hanno scritto su di me, anche perché sono una persona molto sensibile, quindi diciamo che mi hanno molto commosso. Per questo sono felice di averlo scelto come ultima gemma perché mi ricorda che non sono sola e che ho accanto persone che mi conoscono davvero e mi vogliono bene”. (E. classe quinta).