Gemma n° 3050

“Quest’anno, più del solito, mi sono trovata in difficoltà nella scelta della mia gemma. Proprio a partire da questa difficoltà, però, mi sono soffermata a riflettere su quanto io sia fortunata ad avere così tante belle cose da voler raccontare, esporre e ricordare. Tra queste ci sono sicuramente il mio diciottesimo compleanno, il viaggio a Valencia con la mia migliore amica e tanti altri momenti che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato un segno dentro di me. Riflettendoci bene, però, mi sono resa conto che tutte queste esperienze, apparentemente diverse tra loro, riconducono a una sola persona: mia madre. Il nostro rapporto, molto spesso, è altalenante. Tendiamo ad andare l’una contro l’altra, a scontrarci, a non comprenderci e, a volte, a finire per ferirci, mostrando il peggio di noi. Eppure, nonostante tutto, mia madre è anche la persona a cui racconto quasi ogni cosa, quella che ormai, da un paio d’anni, si è rivelata essere una sorta di specchio della mia anima. È l’unica persona che, anche quando faccio fatica a esprimere ciò che provo, riesce a capire come mi sento. È quella che, quando magari nessun altro si accorge che qualcosa non va, trova sempre il modo di esserci, anche attraverso un semplice e apparentemente innocuo messaggio: “Come stai? C’è qualcosa che non va? Ne vuoi parlare?”. Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli del nostro rapporto: il fatto che, anche quando tutto sembra andare storto, lei riesca a vedere oltre le mie parole, i miei silenzi e i miei comportamenti. Tra i tanti ricordi che avrei potuto scegliere di raccontare, c’è sicuramente la memorabile festa dei miei diciotto anni. Un momento che aspettavo da tanto e che porterò sempre con me. Ma, pensando a quella giornata, mi rendo conto che non sarebbe stata la stessa senza il suo aiuto, la sua presenza e il suo supporto. Allo stesso modo, penso al viaggio a Valencia, fatto insieme alla mia migliore amica, un regalo che ci siamo fatte reciprocamente e che rappresentava per entrambe un’esperienza importante. Eppure, anche in quel caso, la serenità con cui sono riuscita a partire è stata possibile grazie all’appoggio di mia madre, alla fiducia che ha riposto in me e alla tranquillità che mi ha trasmesso. Mi sono resa conto che, dietro a molti dei momenti più belli della mia vita, c’è sempre stata lei, anche quando non era necessariamente la protagonista. Mia madre è, probabilmente, la donna più forte che io conosca. Attraverso la sua esperienza mi ha insegnato che nella vita, purtroppo, accadono anche disgrazie e situazioni che non scegliamo, che non desideriamo e che spesso sembrano impossibili da affrontare. Mi ha però dimostrato che, con forza, tenacia e determinazione, è possibile trovare il modo di andare avanti. Non credo che essere forti significhi non soffrire mai, ma piuttosto riuscire a non lasciarsi definire completamente dal dolore, continuando a trovare un motivo per rialzarsi. Mia madre è rimasta accanto a me anche quando forse non ero in grado di riconoscere quanto avessi bisogno di lei. Ed è proprio per questo che oggi, guardando al nostro rapporto, riesco a comprendere quanto il suo amore sia stato, e continui a essere, una delle forme più importanti di sostegno nella mia vita. Mia madre, però, non c’è soltanto nei grandi momenti. C’è soprattutto nelle piccole cose: in un messaggio, in un gesto, in un pensiero, in un biglietto lasciato magari quando meno me lo aspetto sul tavolo in cucina. Credo che spesso siano proprio queste piccole attenzioni, apparentemente insignificanti, a raccontare meglio di qualsiasi altra cosa quanto una persona ci tenga a noi. Ed è proprio per questo che, come oggetto della mia gemma, non ho scelto una fotografia, ma una lettera. Si tratta della lettera che mia madre mi ha scritto per il mio diciottesimo compleanno, custodita all’interno del libro delle lettere che mi è stato regalato proprio in occasione di questo traguardo. Da quando sono piccola, infatti, ogni mio compleanno è accompagnato da una sua lettera. Un’abitudine che, crescendo, ha assunto un significato sempre più profondo. Se penso ai miei ricordi più belli, forse non sono necessariamente quelli immortalati nelle fotografie. Io e mia madre, in realtà, abbiamo davvero poche foto insieme. Eppure, credo che ciò che rimarrà il mio tesoro più grande siano proprio le sue lettere. Perché, se da bambina potevo considerarle semplicemente un accompagnamento al regalo di compleanno, oggi mi rendo conto che, in fondo, il regalo più grande è sempre stato quello: le sue parole, scritte nero su bianco, che racchiudono pensieri, emozioni, ricordi e tutto ciò che, a volte, nella quotidianità facciamo fatica a dirci. Ho scelto questa lettera perché rappresenta mia madre in un modo che nessuna fotografia potrebbe fare. Una fotografia può immortalare un momento, un sorriso o un abbraccio, ma una lettera riesce a custodire qualcosa di più: una parte di chi l’ha scritta, dei suoi sentimenti e del suo amore. È qualcosa che posso rileggere negli anni, anche quando le cose cambieranno, quando crescerò e magari il nostro rapporto sarà diverso da quello di oggi. Credo che, in fondo, la mia gemma non sia semplicemente mia madre, né tantomeno una lettera. È il legame che ci unisce, fatto di incomprensioni, scontri, amore, sostegno e presenza. Un legame imperfetto, come probabilmente lo sono tutti quelli più autentici, ma che rappresenta per me una certezza. E se un giorno dovessi dimenticare alcuni momenti della mia vita, sono sicura che quelle lettere custodite nella libreria in alto, mi permetteranno di ritrovarli, ricordandomi quanto sono stata amata”.
(G. classe quinta).

Gemma n° 3049

“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare una fotografia della Torre della Televisione di Berlino, scattata nell’aprile del 2026. Tra le centinaia di immagini presenti nella galleria del mio telefono, ho scelto proprio questa perché racchiude un ricordo a cui sono particolarmente legata: il mio primo viaggio da sola con le mie amiche.
Invece di festeggiare i miei diciotto anni con una grande festa, io e altre due mie care amiche abbiamo deciso di investire quei soldi in qualcosa di diverso e, a nostro avviso, ancora più significativo: un viaggio. Senza pensarci troppo, ci siamo trovate subito d’accordo sulla destinazione, ovvero Berlino, una città che fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione e che avevo sempre immaginato come fredda, grigia e poco interessante. Solo visitandola ho capito quanto mi sbagliassi e quanto, spesso, i pregiudizi e gli stereotipi possano impedirci di scoprire luoghi meravigliosi.
In particolare, ho scelto di portare proprio la Torre della Televisione, il Fernsehturm, che, con i suoi 368 metri di altezza, è l’edificio più alto della città e supera persino la Torre Eiffel. Fin dal primo momento in cui l’ho vista, ne sono rimasta affascinata: le sue dimensioni imponenti, la sua struttura particolare e la sua presenza costante nello skyline berlinese mi hanno colpita profondamente. Ovunque ci si trovi, tra le strade e le piazze della città, è quasi impossibile non scorgerla. Sembra quasi che tutte le strade portino a lei, come se fosse un punto di riferimento capace di accompagnarti durante ogni esplorazione.
Ricorderò per sempre questo viaggio con un sorriso, non soltanto perché mi sono innamorata di Berlino e della sua atmosfera, ma soprattutto perché ha rappresentato il mio primo vero passo verso l’indipendenza e verso tutte quelle nuove libertà che arrivano con il compimento dei diciotto anni. È stato un viaggio che mi ha permesso di scoprire una città nuova, ma anche di conoscere meglio me stessa, di mettermi alla prova e di vivere esperienze che porterò sempre nel cuore.
Nonostante abbia recentemente visitato anche Parigi, sempre in compagnia delle stesse amiche, e nonostante l’abbia trovata una città meravigliosa, affascinante e incredibilmente romantica, se in questo momento qualcuno mi chiedesse: «Qual è il posto in cui vorresti tornare per primo?», risponderei senza alcuna esitazione: Berlino.
È per questo che spero di tornarci al più presto, magari per rivivere alcuni dei momenti più belli di quel viaggio, ma anche per scoprirne nuovi angoli e lasciarmi sorprendere ancora una volta. E chissà, forse un giorno Berlino non sarà più soltanto il luogo di un bellissimo ricordo, ma potrebbe diventare anche una parte del mio futuro.”
(G. classe quinta).