Mi ven di ridi

Prendo dal sito del corriere

«Oscura» i cellulari in classe

Il preside, esasperato, ha acquistato un dispositivo illegale capace di schermare il «campo»

L’uso del cellulare a scuola è uno dei problemi più comuni e delicati che gli insegnanti e i dirigenti scolastici devono affrontare ogni giorno. Spesso vietarne l’uso durante le lezioni o per tutta la giornata di studio è insufficiente; per questo il preside di una scuola di Vancouver ha deciso di usare un sistema drastico e alternativo, schermando il campo dei telefonini con un «jammer», dispositivo in grado di oscurare le radiofrequenze.

Peccato però che il congegno sia illegale (in Canada come negli Stati Uniti e nella maggior parte dei Paesi europei) . Gli studenti si sono accorti subito che qualcosa non andava nella ricezione dei loro cellulari e, dopo una rapida ricerca online (suggerita dal preside stesso), hanno identificato il metodo usato. Ma non solo: hanno scoperto che utilizzare un dispositivo per schermare le onde elettromagnetiche è illegale. Una sorpresa anche per il dirigente Steve Gray, che ignorando l’Atto sulle comunicazioni radio vigente in Canada, aveva acquistato online il dispositivo da un rivenditore cinese, utilizzando i fondi scolastici (115 dollari).

Gray, intervistato in merito alla vicenda, ha dichiarato: «C’era un continuo problema di gestione delle classi. C’era sempre qualche cellulare confiscato agli studenti perchè lo usavano in aula contro le regole della scuola». «(Il dispositivo) ha immediatamente bloccato le prestazioni dei cellulari. Era solo un piccolo progetto per vedere cosa sarebbe accaduto, sono rimasto sorpreso per come funzionasse bene. Ma una volta scoperto che era illegale l’ho subito spento». Robert Holmes, presidente del Consiglio consultivo dei genitori, non sostiene la scelta del preside: «Posso capire quali fossero i suoi livelli di frustrazione, ma non avrebbe dovuto farlo. I bambini avrebbero dovuto seguire le regole». D’altra parte però a volte sono gli stessi genitori a non rispettare il regolamento della scuola, telefonando ai figli negli orari di lezione, controbatte Mary-Lou Donnelly, presidente della Federazione canadese degli insegnanti. Questa vicenda ha comunque un risvolto positivo, avendo portato nuovamente in primo piano il problema di una concreta regolamentazione sull’utilizzo dei telefonini nelle scuole. Interessante la proposta di Richard Smith, del dipartimento di comunicazione all’Università Simon Fraser, secondo il quale è inutile combattere l’uso del cellulare, in quanto parte integrante della nostra cultura: «La sfida per gli insegnanti è trovare il modo di integrare i telefonini nelle classi, insegnando e cercando un compromesso con i ragazzi su come e quando è appropriato usarli o meno».

 

Valentina Tubino

02 aprile 2009

Quintini 2 (e direi pure quartini!)

L’altro giorno ho pubblicato un post sull’ammissione all’esame di stato. Oggi vi metto qui sotto l’opinione di Roberto Pasolini, Preside del Liceo europeo Leopardi di Milano. Che ne pensate?

La presentazione dello schema di Regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni” approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 marzo ha suscitato le inevitabili reazioni ed i commenti che usualmente, da anni, incontra ogni provvedimento del Ministero quando propone modifiche all’esistente.

Oltre ad un apprezzamento per la chiarezza del testo (non usuale nei testi normativi), per la volontà di uniformare i criteri di valutazione nei diversi ordini di studio, per aver risolto brillantemente il modo in cui il comportamento “concorre” alla valutazione complessiva e per il rigore normativo, ritengo che la lettura di questo documento dovrebbe essere basata su tre considerazioni fondamentali: serietà degli studi, modalità di valutazione, tempi di attuazione.

Da tempo ogni analisi sul nostro sistema scolastico, sul livello degli apprendimenti dei nostri studenti e sulla responsabilità con la quale affrontano gli studi ha un denominatore comune: occorre ridare serietà al sistema migliorando il livello degli apprendimenti ed aumentando le pretese di studio.

Quando il ministro Fioroni ha deciso l’abolizione del sistema dei debiti formativi introdotto dall’allora Ministro D’Onofrio, ha avuto, sul concetto, un plauso generale e traversale che comprendeva docenti, dirigenti scolastici e famiglie. Il Ministro Gelmini ha proseguito su questa strada chiedendo a docenti e studenti di portare la scuola verso una maggior serietà introducendo anche la richiesta di tornare alla pretesa di un corretto comportamento e che la sua valutazione concorresse sul giudizio espresso nello scrutinio finale, ottenendo a sua volta un plauso ed un consenso “bulgaro”.

In questo contesto la decisione di pretendere la sufficienza in ciascuna disciplina o gruppi di discipline per decidere promozioni ed ammissioni, mi sembra una conseguenza logica ai principi espressi e condivisi, come sopra enunciato. Perché non accettarlo?

In secondo luogo, ritengo occorra introdurre un approfondimento sulle modalità di valutazione. La normativa relativa a questo punto ha sempre dato indicazioni precise ai docenti. Se rileggiamo (senza andar troppo lontano) l’OM 90 del 2001 o l’OM 92 del 2007 troviamo le radici di quanto espresso anche in questo schema di regolamento: «la valutazione ha per oggetto il processo di apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli alunni. La valutazione concorre, con la sua finalità anche formativa e attraverso l’individuazione delle potenzialità e delle carenze di ciascun alunno, ai processi di autovalutazione degli alunni medesimi, al miglioramento dei livelli di conoscenza e al successo formativo». Di fatto partecipazione, attenzione, diligenza, frequenza, miglioramento disciplinare sono elementi di cui ogni docente dovrebbe tener conto per una sua valutazione finale e dovrebbero concorrere, come hanno sempre concorso, a presentare con una sufficienza gli studenti che sulla base della “mera media” non lo sono ancora (ha senso basarsi solo su un 5,71?). Su questi stimoli occorrerà lavorare affinché gli studenti non si demotivino e sappiano che i loro docenti, con un’opera formativa, sapranno tener conto dei loro positivi sforzi e della loro volontà di miglioramento che si è concretizzata in un rendimento più buono.

La terza parte del mio intervento si riferisce ai tempi. Nella scuola vigeva la consuetudine che modifiche normative avevano immediata applicazione se emanate entro il 31 dicembre (mi sono confrontato e non è solo nella mia memoria), altrimenti entravano in vigore dall’anno scolastico successivo con l’intento di “non cambiare le regole del gioco a gioco in corso”. Per questo ritengo che il Ministro possa fare una riflessione basata sullo stesso principio che l’ha spinta a far slittare di un anno l’avvio della riforma della scuola secondaria di II grado e procedere a far spostare di un anno l’applicazione per l’ammissione all’esame di stato. Ritengo che una decisione in tal senso sarebbe accolta con un altro plauso, ma soprattutto permetterebbe di rivedere la normativa complessiva delle ammissioni all’esame di stato, razionalizzandola in una logica di equità.

La Rosa di Emil

Venerdì 27 marzo 2009 alle 21.00 al Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” si terrà “La Rosa di Emil”, serata alla quale parteciperà anche il coro della nostra scuola. Qui sotto altre informazioni

“La Rosa di Emil”

Venerdì 27 Marzo 2009

UDINE

Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”

La serata, fa parte di una serie di progetti pianificati in occasione del 25° anno di attività dell’Associazione. Il filo conduttore comune di questi progetti è il concetto della solidarietà e del dono di se stessi attraverso la donazione del sangue, del midollo osseo e del sangue del cordone ombelicale. Il percorso di sensibilizzazione è rivolto in particolar modo ai giovani e mira a suggerire stili di vita sani e corretti anche al fine di preservare ciò che in noi può essere di importanza vitale per gli altri.

I protagonisti della Rosa di Emil saranno gruppi di studenti di alcuni licei udinesi e, precisamente, del liceo scientifico “Marinelli”, coordinati dalla professoressa Chiara Vidoni, del liceo pedagogico “Percoto”, diretti dalla professoressa Simonetta Fabro e del liceo classico “Stellini”, diretti dai musicisti Sarah Anania, Angela Caporale e Stefano Mesaglio, i quali si esibiranno in cori e orchestra. La recitazione è, invece, affidata a Erik Pagnutti, uno studente dell’Istituto d’Arte “Sello”, che è anche animatore.

Il repertorio musicale e quello teatrale si alterneranno creando un intreccio di monologhi, canto e musica di elevato spessore qualitativo ed emotivamente coinvolgenti. Allo spettacolo contribuiranno, a titolo gratuito, la giovanissima pianista Alice Moretti, studentessa dello “Stellini”, il direttore Alessandro Pozzetto, il maestro Rudy Fantin e, con una sua performance, il jazzista di fama internazionale Daniele D’Agaro. Saranno presenti inoltre personaggi del mondo dello spettacolo, di quello scientifico e dell’informazione. Introdurrà e concluderà la manifestazione Daniele Damele.

Rosa si apre agli altri in un’ottica di dono, dona una parte di sé e diventa ogni giorno più ricca, di una ricchezza che si alimenta e si rigenera continuamente. Rosa è una persona come tante, che trova in sé la forza di ridere e far ridere in situazioni che sembrano le più lontane dalla gioia. Sono proprio queste situazioni che fanno scaturire in lei risorse che non avrebbe mai pensato di possedere, dando un significato nuovo ed autentico alla sua vita. Attraverso le parole del giovane Emil, noi potremo conoscerla, rivivere alcuni momenti della sua singolare storia, significatamene felici o, talvolta, connotati dalla tragedia umana, in un’alternanza di sentimenti ed emozioni che ci porteranno ad un profondo confronto con noi stessi e l’altro…

Con questa serata, l’A.G.M.E.N. – F.V.G. rende inoltre omaggio a tutto quel volontariato silenzioso che sostiene ed aiuta gli altri nelle situazioni più difficili.

I biglietti gratuiti per la partecipazione alla serata vanno ritirati alla biglietteria del Teatro Giovanni da Udine a partire da lunedì 9 marzo (ore 16.00- 19.00 dal lunedì al sabato).

Organizzato da:

Associazione Genitori Malati Emopatici Neoplastici del F.V.G.

040 764441 – agmen@burlo.trieste.it

Ginetta Pozzoli (referente del progetto)

348 7936562 – ginnypozz@libero.it

Sito web: www.agmen-fvg.org

Quintini!!!

Carissimi studenti del 5° anno non voglio generare in voi particolari allarmismi, ma certo non voglio nascondervi quello che sta succedendo. Il 13 marzo (non sono scaramantico, ma…) è stato emanato lo schema di Regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni” approvato in mattinata dal Consiglio dei ministri (è l’unico testo in bozza che compare sul sito del MIUR). Lo schema non è definitivo, ma a mio avviso è bene che, nel malaugurato caso fosse approvato così come appare, siate pronti a reggere la botta.

All’art. 6 comma 1, che riguarda l’ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione (il cosiddetto “esame di maturità“), sta scritto: «Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline … e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi sono ammessi all’esame di stato».

Questa disposizione modifica radicalmente l’art. 1 comma 3 del D.M. n. 42 del 22 maggio 2007 che recita: «A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009 (quest’anno!!), ai fini dell’ammissione all’esame di Stato sono valutati positivamente nello scrutinio finale gli alunni che conseguono la media del “sei”».

Ripeto: il regolamento non è ancora definitivo, ma le antenne vanno tenute ben dritte…

La scuola oggi

Prendo questo interessante pezzo da www.ilsussidiario.net

Pubblichiamo il giudizio espresso dallo studente di un liceo romano in merito alla situazione educativa attuale nel nostro Paese. In queste righe si svela la sorprendente maturità di un alunno a confronto con la logica “protettiva” che riduce la classe docente a fornire informazione senza più educare

Anno 2009, qual è la missione della scuola italiana? Quali gli obiettivi da perseguire se ancora ce n’è rimasto qualcuno?

Partiamo dal mio punto di vista, quello di studente. Dunque, sono convinto che la scuola debba essere protagonista nella vita dell’adolescente, nel sapergli lasciare non solo una quantità più o meno cospicua di informazioni, ma soprattutto delle risposte, dei valori, delle certezze che siano utili e veri per il ragazzo una volta uscito dall’istituto e immesso nel fiume della vita, perché egli possa relazionarsi con il lavoro, con gli amici e con tutte le sfide che la quotidianità gli proporrà.

Tuttavia, come spesso accade, se guardiamo la teoria rischiamo di evadere dalla realtà, e questo perché da noi le cose non vanno esattamente così: la scuola si configura, nel migliore dei casi, sempre più come semplice veicolo di informazioni e conoscenze, uno sterile strumento che spesso non riesce nemmeno a fornire un’adeguata preparazione. Male, a maggior ragione oggi, quando l’istituzione scuola dovrebbe rispondere allo studente, alle sue incertezze, al suo desiderio di vivere visto che il compito di porlo davanti alla realtà è indubbiamente della famiglia e degli educatori, chiamati a svolgere una compito davvero importante e unico nella società.

Tuttavia oggi educare è forse la missione più ardua, i governanti fanno orecchie da mercante e non ascoltano l’eco di un’emergenza educativa sempre più grave, il relativismo diventa l’unico principio appreso a scuola: tutto è vero, tutto non è vero, ognuno la pensa come vuole, secondo il suo punto di vista… ma, è sempre vero tutto ciò?

Senza dubbio ognuno deve maturare liberamente un proprio senso critico e delle convinzioni ma il dialogo può iniziare solamente se alla base vi sono dei fattori comuni, valori forti e concreti che, almeno loro, non siano in balia di relativismo e compagnia bella.

Qualcuno potrebbe asserire che dare risposte vorrebbe dire che i professori “impongano” il loro credo, le loro idee, il loro pensiero. No, non è così, non si tratta infatti di plagiare o plasmare nuovi ragazzi, si tratta invece di testimoniare loro ciò che di bello e di vero ha incontrato nella propria esperienza l’insegnante, si tratta di proporre loro ciò che per lui è davvero importante, si tratta di volere il loro bene.

Perché educare vuol dire accompagnare i ragazzi, aprire loro gli occhi, dar loro risposte, saperli ascoltare ma anche far sì che essi diventino uomini in tutto e per tutto, ma questa serie di “miracoli” non si può realizzare se alla base del rapporto non vi è l’amore e l’interesse per l’altro, perché educare è amare. Più semplice di così.

Quand’è che un governo si sveglierà e si impegnerà realmente per sostenere i nostri educatori, perché una società senza educazione è instabile e precaria, senza un futuro certo, perché da quelle essenziali acquisizioni nasce un popolo consapevole e maturo, esattamente il contrario della nostra classe dirigente odierna!

(Marco Fattorini)

Occhio alle orecchie!

Bruxelles, 13 ottobre 2008

Gli scienziati avvertono sui rischi per la salute legati all’esposizione al rumore proveniente da apparecchi musicali portatili

Le regole attuali

Esiste già una norma europea di sicurezza che limita a 100 dB il livello di rumore delle apparecchiature musicali portatili, ma crescono le preoccupazioni quanto ai danni uditivi che possono derivare da un’esposizione eccessiva a tali fonti di rumore. È possibile limitare in ampia misura tali danni ricorrendo a soluzioni come la riduzione dei livelli e della durata di esposizione al rumore. Il Comitato scientifico UE nel suo parere fa presente che gli utilizzatori di apparecchiature musicali portatili se ascoltano ad alto volume (più di 89 decibel) musica per sole 5 ore alla settimana superano i limiti attualmente in vigore relativi al rumore massimo consentito sul posto di lavoro. Coloro che ascoltano musica in tali condizioni per periodi più prolungati rischiano una perdita permanente di capacità uditiva dopo un periodo di 5 anni. Ciò riguarderebbe il 5-10% degli utilizzatori di tali apparecchi e il loro numero può essere quantificato tra 2,5 e 10 milioni di persone nell’UE.

Cosa farà ora la Commissione ?

La Commissione europea ha chiesto lo studio scientifico a causa delle crescenti preoccupazioni in merito al rischio uditivo, soprattutto a danno di adolescenti e bambini, derivante da attività ludiche come ad esempio l’uso di apparecchi musicali portatili. Sulla base di questi dati scientifici la Commissione organizzerà a Bruxelles all’inizio del 2009 una conferenza per valutare i reperti del Comitato scientifico e discuterli con gli Stati membri, i rappresentanti dell’industria, i consumatori ed altre parti interessate e per valutare quali soluzioni adottare. Il seminario esaminerà le precauzioni che gli utilizzatori possono prendere come anche soluzioni tecniche per ridurre al minimo il danno uditivo oltre a contemplare l’eventualità di ulteriori interventi normativi o la revisione degli attuali standard di sicurezza al fine di proteggere i consumatori.

Cosa possono fare i consumatori?

Gli utilizzatori di apparecchi musicali portatili possono già adottare certe precauzioni d’ordine pratico come ad esempio controllare il loro apparecchio per vedere se è possibile regolarlo su un volume limitato e invalicabile in modo da mantenere il rumore al di sotto dello stesso oppure si può ridurre manualmente il volume e possono anche fare attenzione a non usare l’apparecchio musicale portatile per periodi prolungati di tempo al fine di proteggere il loro udito.

È noto il fatto che un’esposizione di lungo periodo a livelli di suono eccessivi può pregiudicare l’udito. Per proteggere i lavoratori sono stati fissati limiti per i livelli di rumore consentiti sul posto di lavoro. Il rumore ambientale cui il pubblico è esposto – come ad esempio il rumore del traffico, dei cantieri edili, degli aeroplani o semplicemente il rumore della vita cittadina – può essere estremamente irritante, ma nella maggior parte dei casi non è sufficientemente alto per danneggiare l’udito.

Negli ultimi anni il rumore ludico è diventato un’importante minaccia per l’udito poiché può raggiungere volumi estremamente alti e perché un numero crescente di cittadini vi è esposto, in particolare i giovani. Aumentano le preoccupazioni quanto all’esposizione al rumore determinata dalla nuova generazione di apparecchi musicali portatili che possono riprodurre suoni a volumi estremamente elevati senza perdita di qualità. I rischi di danno uditivo sono legati al livello sonoro e al tempo di esposizione.

Negli ultimi anni le vendite di apparecchi musicali portatili hanno registrato un’impennata, in particolare quelle di MP3 player. Nell’UE, complessivamente, circa 50-100 milioni di persone ascoltano probabilmente ogni giorno musica usando apparecchi musicali portatili. Negli ultimi 4 anni le vendite stimate di tutti gli apparecchi audio portatili ammonterebbero a 184-246 milioni mentre quelle di MP3 player sarebbero di 124-165 milioni. Nell’UE molti milioni di persone usano quotidianamente apparecchi musicali portatili e se li usano in modo inappropriato si espongono al rischio di lesioni uditive.

Il testo del parere scientifico può essere consultato all’indirizzo:

http://ec.europa.eu/health/ph_risk/committees/04_scenihr/docs/scenihr_o_018.pdf

La versione semplificata del parere può essere consultata all’indirizzo:

http://ec.europa.eu/health/opinions/en/hearing-loss-personal-music-player-mp3/

Informazioni di contesto sul CSRSERI

http://ec.europa.eu/health/ph_risk/committees/04_scenihr/04_scenihr_en.htm

Ancora sulla scuola

Ancora un contributo sulla scuola: arriva da Famiglia Cristiana. Che ne dite?

NON CHIAMIAMO RIFORMA UN SEMPLICE TAGLIO DI SPESA

Secondo il filosofo Antiseri, «il grembiulino e il voto di condotta sono condivisibili, ma sono cose marginali, direi futili. Colpire la scuola e l’università significa colpire il cuore pulsante di una nazione».

Secondo gli esperti, nell’andamento dell’economia il capitale umano vale fino all’80 per cento della ricchezza. È ovvia, quindi, l’importanza che l’istruzione ha nello sviluppo. Eppure, in Italia c’è chi fa finta d’ignorarlo. E non ci si preoccupa se due terzi della popolazione, tra i 16 e 65 anni, presenta “insufficiente competenza alfabetica funzionale” (cioè, ha difficoltà 17 volte più della media europea a usare il linguaggio scritto per un ragionamento, anche modesto).

Studenti e professori hanno seri motivi per protestare. E non per il voto in condotta o il grembiulino (che possono anche andar bene), ma per i tagli indiscriminati che «colpiscono il cuore pulsante di una nazione», come dice il filosofo Dario Antiseri. Nel mirino c’è una legge approvata di corsa, in piena estate. La dicitura è roboante: “Riforma della scuola”; più prosaicamente “contenimento della spesa”, a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti.

Non si garantisce così il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s’abbozza una farsa di dialogo. Il bene della scuola (ma anche del Paese) richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità; l’ostinazione, infatti, è segno di debolezza. Né si potrà pensare di ricorrere a vie autoritarie o a forze di polizia. Un Paese che guarda al futuro investe nella scuola e nella formazione, razionalizzando la spesa, eliminando sprechi, privilegi e “baronìe”, nonché le “allegre e disinvolte gestioni”.

Ma i tagli annunciati sono pesanti: all’università arriveranno 467 milioni di euro in meno. Nei prossimi cinque anni il Fondo di finanziamento si ridurrà del 10 per cento. Solo il 20 per cento dei professori che andranno in pensione verrà sostituito. Come dire: porte chiuse all’università per le nuove generazioni.

Tremonti ha dettato la linea, la volenterosa Gelmini è andata allo sbaraglio, spacciando per riforma la scure sulla scuola. Nessun Governo era giunto a tanto, anche se i vari ministri dovevano sempre chiedere in ginocchio le briciole al Tesoro. Oggi l’università italiana ha una “produttività” pessima, ha il record mondiale dei fuori corso, la metà delle matricole non arriva alla laurea. Per i dottorati di ricerca stiamo peggio della Grecia: 16 ogni mille abitanti (in Francia sono 76 e in Germania addirittura 81). Che contributo si può dare alla formazione del capitale umano tra resistenze e tagli di bilancio? Pochi sanno che lo stipendio dei professori universitari non è regolato da contratto nazionale ma, come per magistrati e parlamentari, aumenta automaticamente ogni due anni, senza controllo. Gli stipendi si portano via l’88 per cento del Fondo dello Stato alle università. Percentuale destinata a salire con i tagli, con grave danno a didattica e ricerca. La riforma dell’istruzione la chiedono tutti. Nessuno, però, la ritiene una “priorità”. Si procede solo con slogan nelle piazze e improvvisazioni politiche.

Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perché non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica. Ci siamo appena distratti, che già un’altra norma “razziale” impone ai medici di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini che bussano al pronto soccorso.

Caterina Percoto si agita…

Che ne pensate di quello che sta succendendo a scuola?

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Voto di condotta

Nella rivista Dimensioni Nuove c’è una rubrica chiamata “La posta di Gioia”. Nel numero di novembre che mi è arrivato l’altroieri c’è questo botta e risposta sul voo di condotta:1318217363.jpg

 

Cara Gioia, sono sicura che tu sarai contenta. Finalmente è tornato! Dirai tu. Ma per noi, eh! Mai qualcuno che ci abbia chiesto qualcosa? Per noi è una cosa incomprensibile! Come si fa a mettere il voto di condotta? Condotta su cosa poi? Sulle orecchiette ai quaderni? Se portiamo i libri a scuola? Se rispondiamo a qualche professore che non sa nemmeno scrivere una e-maii? A me pare che questa storia del voto di condotta sia solo un modo per far stare tranquilli i nostalgici della scuola di un tempo che non c’è più e che non servirà a riportare ordine nelle classi. Tu che ne pensi?

Eleonora

Prima di cominciare stabiliamo subito tre cose: le orecchie ai quaderni non si fanno; i libri a scuola si portano; ai professori, agli adulti in genere, non si risponde sgarbatamente. Principi datati? Vecchie usanze da abbandonare? Non lo so. Per me è così. In nome del rispetto che si deve agli strumenti del proprio lavoro. In nome del rispetto per il proprio lavoro. In nome del rispetto che si deve alle persone tutte. E quando trattiamo del rispetto non c’è anno di nascita che tenga. Senza rispetto è il mondo ad essere in pericolo ed ogni giorno ne abbiamo prove drammatiche.

È davvero strano ma se provo a pensare alla scuola oggi mi vengono alla mente presidi minacciati, professori picchiati o pestaggi tra studenti ripresi con i telefonini. E certo voglio sperare che questa non sia la norma. Eppure quello che realmente mi preoccupa non sono questi eccessi ma l’arroganza e la superficialità che vedo ovunque e che pure traspaiono dalla tua e-mail. A cosa servirà il voto in condotta? Certo a poco se nelle famiglie si continuerà a spalleggiare la supponenza giovanile senza chiedere mai il conto. Se genitori sempre meno presenti delegheranno la scuola come sola educatrice e poi sorrideranno sulle bravate dei loro figlioli. Quanto siete migliori dei vostri professori che non sanno scrivere una e-mail? Stabilito che questo sia elemento fondamentale per essere un buon insegnante. Peraltro neanche la tua lettera è gran che scritta bene. Il voto in condotta non aggiunge e non toglie niente ad una scuola che è parola vuota se non viene riempita dai suoi studenti e dai suoi insegnanti. La scuola sei tu, Eleonora. Per renderla migliore comincia da te.

Gioia

Viste le manifestazioni di oggi…

Vignetta tratta da www.gioba.it

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Verso dove stiamo andando?

FINLANDIA:STRAGE AL LICEO ANNUNCIATA SU ‘YOUTUBE’
adc10b400e7088d5fab8cfd7117f934d.jpgTUUSULA (FINLANDIA) – E’ salito a otto morti il bilancio della strage nella scuola di Tuusula, in Finlandia. Lo dice la polizia, che rivela anche che il killer, un alunno della scuola, ha tentato il suicidio, sparandosi, ed e’ ora ricoverato in ospedale in gravi condizioni.

La strage in una scuola di Tuusula, in Finlandia, era stata annunciata in un video pubblicato sul sito Youtube. Nel video, intitolato ”Jokela High Scholl Massacre” e pubblicato con la firma ”Sturmgeist89”, con un sottofondo si musica hard rock, si vede prima la scuola, poi un individuo il cui volto e’ pero’ difficilmente identificabile, che si mette in posa davanti alla telecamera con un’arma da fuoco. Nel suo blog ”Sturmgeist89” si definisce un ”esistenzialista cinico” e si dice ”pronto a morire per la causa”, cioe’ la eliminazione di ”tutti coloro che considero indegni della razza umana”.