“Ho scelto questo video sia per la canzone (una delle mie preferite, è quel tipo di canzoni di cui ascolto ogni singola parola e che sento almeno una volta al giorno) sia per il momento in cui l’ho ascoltata di più: ero in crisi con la danza, disciplina che pratico da quando ho quattro anni. Grazie a questo brano mi sono resa conto di cosa rischiavo di perdere.” Sono parole di B. (classe quarta). Tempo fa avevo letto qualcosa di Christian Bobin sulla danza. Sono riuscito a rintracciarla: “Stamattina, davanti al vetro di sinistra, un ragno appeso a un filo invisibile faceva ginnastica. Guardando quel corpicino scuro salire e scendere nell’aria nitida, ho pensato che avevamo ricevuto entrambi il dono dell’esistenza. Ero di pessimo umore, mi ero svegliato male. Il ragno, invece, danzava. Della vita, che ci era stata donata nello stesso modo, in quel momento esso faceva un uso migliore del mio. Questo appunto è un po’ lungo, lo riassumo: stamattina ho preso lezioni di danza da un ragno e questo pomeriggio sto molto meglio.” (Autoritratto al radiatore)
“Ho voluto mostrare questo video perché questo è il mio sport anche se io riesco fare una piccola parte di quello che qui si vede. Si vedono pochi filmati in cui sono le ragazze ad essere protagoniste e ciò mi sprona a continuare e a portare a compimento quello che ho iniziato. Sento di non dovermi arrendere davanti agli ostacoli, non devo aggirarli: essi vanno affrontati insieme alle mie paure. Penso sia una disciplina che aiuti anche nel resto della vita: non si può far finta che gli ostacoli non ci siano. E uno degli aspetti che mi piacciono maggiormente è quello di far sembrare facili le cose difficili.” Così oggi A. (classe seconda) ci ha spiegato cosa significhi per lei il parkour. Non ho potuto fare a meno di pensare ai tanti film che ho visto con Bruce Lee e Jackie Chan e credo che proprio una frase del primo renda bene la sensazione che provo guardando queste sequenze: “Siate come l’acqua che trova la propria via attraverso fessure. Non essere assertivo, ma regolati sull’oggetto, devi trovare un modo per circolare o attraversarlo. Se non si rimane con una forma rigida, le cose si riveleranno per come sono. Svuota la tua mente, sii informe, senza forma, come l’acqua. Se si mette l’acqua in una tazza, essa diventa la tazza. Metti l’acqua in una bottiglia e diventa la bottiglia. Mettila in una teiera e diventa la teiera. Ora, l’acqua può fluire o può bloccarsi. Sii acqua amico mio”.
Gioco a pallavolo. Ieri sera abbiamo fatto un buon allenamento, intenso, vivace. Durante una pausa-acqua Luca mi fa “Bell’allenamento, intenso, c’è voglia”. Gli rimando: “Sì, hai ragione, si cerca di tirar su ogni pallone. Magari un po’ caotico, però c’è tanta volontà.” Penso un attimo e aggiungo: “Meglio così: il caos si può ordinare, il nulla come lo organizzi?”. Luca: “Carino ‘sto concetto, se lo metti su fb sembra un aforisma”. Simone: “Fatta, domani lo metto come citazione di un anonimo. Lo sistemo e vediamo cosa succede.”
E fu così che si arrivò a “È possibile ordinare il caos, assai più difficile organizzare il nulla”. Gli sport di squadra, la pallavolo… son robe pericolose!
Domani inizia il Ramadan. Riporto prima un articolo di Asianews e poi uno di Adnkronos sui mondiali di calcio:
“Al tramonti di domani, all’apparire della prima falce della Luna nuova, o rukyah, per gran parte del mondo musulmano inizierà il Ramadan, il mese sacro nel quale si digiuna, si prega, si compiono opere di carità, si perdona. Il giorno di inizio non è lo stesso in tutto il mondo, proprio in quanto è legato a quando si vede la Luna crescente del primo giorno del nono mese del calendario islamico. Terminerà con la Luna nuova del 27 luglio. Il mese sacro di quest’anno sarà anche il più duro da 30 anni, con un periodo medio di astinenza da cibo e acqua di quasi 16 ore. Con il Ramadan i musulmani commemorano il momento in cui Allah rivela a Maometto i primi versetti del Corano, inviando sulla terra l’arcangelo Gabriele. Ogni persona che ha superato l’età della pubertà ed è mentalmente e fisicamente sana è obbligata a digiunare. Però chi cucina può assaggiare i cibi per sentire se sono salati o speziati al punto giusto. La tradizione vuole che il digiuno quotidiano cominci nel momento in cui si riesce a distinguere un filo bianco da un filo nero. Nei villaggi e nelle città esso è annunciato dal muezzin che chiama tutti alla preghiera dell’Al Fajr (preghiera del mattino). Il digiuno termina al tramonto con l’Al-Magrib (preghiera del tramonto) che dà il via all’iftar la cena da condividere insieme a tutta la famiglia. Di fatto la vita delle persone cambia: di giorno vie e negozi, oltre ai ristoranti, sono quasi vuoti, ma al tramonto si riempiono. Ma nel mondo consumistico di oggi il mese del digiuno e il suo approssimarsi sono accompagnati dalla accumulazione di scorte. Sul Kuwait Times uno studioso islamico lamenta che il mese di digiuno, carità e solidarietà con i poveri “purtroppo è diventato un pretesto per un consumo eccessivo”. “Quasi tutti i supermercati e le cooperative hanno lanciato promozioni per il Ramadan” ed “è uno spettacolo comune vedere acquirenti spingere carrelli che gemono sotto il peso di prodotti alimentari che non potranno mai essere consumati”. A confermare le sue parole, in Arabia Saudita una catena di supermercati, la Lulu Hypermarkets, ha lanciato una mega-promozione che ha in palio anche cinque automobili, oltre a televisori, tablet e telefoni cellulari. E nei giorni scorsi è apparsa la notizia che i residenti di Jeddah stanno facendo scorta di datteri, in previsione degli aumenti di prezzi che accompagnano il mese sacro. Ma per la grande maggioranza dei musulmani, il digiuno è uno degli aspetti cruciali del Ramadan ed è uno dei cinque pilastri (doveri) dell’islam. La sua istituzione risale al secondo anno dall'”egira” (622 d.C.). Il periodo corrisponde alla fuga di Maometto dalla Mecca all’oasi di Yathrib poi rinominata Medina (Madinat al Nabi, città del profeta), per sfuggire dall’ostilità delle tribù che vedevano nel leader e nei suoi seguaci un minaccia per i loro interessi. Egli istituì il digiuno per far crescere i propri adepti nello spirito e nella morale, ricordando in questo modo coloro che non hanno nulla da mangiare. Per questa ragione durante il Ramadan, oltre al digiuno e alla preghiera la gente compie atti di carità verso i poveri e i malati. Sono esentati dal digiunare: le persone con problemi psicologici, i bambini sotto l’età della pubertà, gli anziani, i malati, i viaggiatori e le donne incinte, che allattano, o appena entrate nel ciclo mestruale. Come esercizio, molti genitori fanno osservare ai bambini un digiuno veloce (mezza giornata). Nella logica del perdono si pone invece l’iniziativa degli Emirati di liberare 147 carcerati, imprigionati per vari reati. Ma il mese sacro è soprattutto un periodo per compiere buone azioni evitando tutto ciò che dispiace ad Allah. E’ il momento per purificare l’anima e chiedere perdono a coloro che si sono offesi. In questi giorni, infatti le porte dello Jannah (il Paradiso) sono aperte e quelle dello Jahannum (il fuoco infernale) sono chiuse. E’ anche momento per ringraziare Allah per tutte le benedizioni che ci ha dato e per fare la carità a coloro che non sono così fortunati. Anche per questo, durante questo mese, sono molti i musulmani che si recano a la Mecca per la Umrah, il pellegrinaggio. Quest’anno, nella Grande moschea della Mecca sono al termine i lavori per l’ampliamento della “mataf” l’area intorno alla “Casa di Dio” che potrà accogliere 130mila pellegrini l’ora, invece dei 50mila attuali. Ed è stato quasi completato un sistema per il quale alla Grande Moschea della Mecca ogni utente di smartphone può scaricare il Corano in 72 diverse lingue. Il Ramadan, infine, ha anche effetto sui social media. Uno studio ha mostrato come durante questo mese l’uso di Facebook e Twitter aumenti di un terzo. Molti dei messaggi hanno contenuto spirituale.”
E I GIOCATORI MUSULMANI PRESENTI AL MONDIALE? Ecco la notizia di Adnkronos riguardo i giocatori algerini. La notizia, tra l’altro, è stata data prima della la vittoria dell’Algeria di ieri sera e casi simili si erano già verificati in passato in occasioni di Mondiali e Olimpiadi (Londra 2012):
“I giocatori della Nazionale algerina, che si trovano in Brasile per la Coppa del Mondo, sono dispensati dal digiuno rituale nel mese di Ramadan, che avrà inizio il prossimo weekend. E’ questa la fatwa dello sheykh Muhammad Sharif Qaher, esponente del Supremo consiglio islamico dell’Algeria, che non ha mancato di suscitare un vivo dibattito tra sostenitori e detrattori. Per lo sheykh Qaher, il fatto che gli atleti si trovino in viaggio li autorizza a sospendere il digiuno, come previsto dalla sharia islamica, ma secondo il collega Muhammad Mukarkab, membro dell’Associazione degli ulema algerini, “non è lecito saltare il digiuno per giocare a calcio”. Come ha spiegato Mukarkab al quotidiano locale Echorouk, le ‘Volpi del deserto’ sono in trasferta “per giocare a calcio e non per curare una malattia, o per il jihad, o per motivi di studio” e per questo ha esortato i calciatori a “digiunare, poiché Dio sta con chi digiuna. I nostri ragazzi – ha aggiunto – sono in grado di giocare e digiunare allo stesso tempo, è nel loro interesse”. Secondo Mukarkab, concedere questa dispensa rappresenta un pericoloso precedente, poiché “tutte le squadre professioniste digiuneranno con la scusa della fatica”. Cauto è il giudizio dello sheykh Mamoun al-Qasimi, anche lui esponente del Supremo consiglio islamico algerino, che si è detto d’accordo con la fatwa di Qaher, ma ammette che “la cosa migliore è rispettare il digiuno”, mentre per il segretario generale del Coordinamento nazionale degli imam in Algeria, Jelloul Hodjeimi, la Fifa dovrebbe fare un’eccezione alle sue regole per agevolare i giocatori musulmani e “programmare le partite della Nazionale algerina di notte, se si qualificheranno agli ottavi di finale”. Intanto, Hodjeimi ha consigliato ai calciatori di digiunare, ricordando che “in Brasile ora è inverno, le giornate sono brevi e le temperature moderate”. Tuttavia, se il digiuno dovesse “essere dannoso per i giocatori, allora nulla impedisce loro di saltarlo”, ha precisato.”
Mi ha scritto l’altro giorno uno studente, in risposta a un lavoro che avevo assegnato:
“Ecco. Il mio valore più importante è la famiglia… Ho scelto questa immagine perché penso che il Rugby sia come una famiglia: ci può essere qualsiasi persona in una squadra: c’è quello veloce, quello snello, quello tarchiato, quello alto, quello ciccione, quello grosso… Tutti questi con differenti personalità…. belle o brutte… E nonostante il carattere e l’aspetto fisico differenti l’uno dall’altro questa squadra è una sola: agisce, lotta, si aiuta a vicenda, ognuno ha il suo compito, proprio come una famiglia. Non deve mollare. Deve avanzare. Continuare il percorso anche durante le difficoltà…
Io gioco a rugby. Sono al primo anno dell’under diciotto e sono il più piccolo. Io ammiro molto i compagni più grandi di me. Essi hanno più tecnica, più fisico ed esperienza… Sono più forti, superiori a me, anche in partita, e ad allenamento (infatti le prendo molto spesso). Nonostante questo anche se ogni tanto fanno gli spavaldi con me, gli voglio bene, li rispetto con tutto il cuore e so che anche se mi legnano ad allenamento, nel vero match, nel momento del bisogno, quando sarò placcato, loro saranno lì a prendere la mia palla per poi portarla oltre la linea di meta. Con loro son sicuro: avrò sempre un sostegno, sia morale che fisico. Per questo ritengo che la famiglia sia importante, sia dal punto di vista sociale che sportivo.
Devo dire che riflettendoci, ci sono vari tipi di famiglia in questo mondo, anche se non ce ne rendiamo conto. La prima cosa che viene in mente appena qualcuno dice la parola famiglia, sono i genitori e i parenti. Se pensiamo bene invece ci sono anche altre famiglie. A scuola, al lavoro, nello sport, ovunque.
La famiglia condivide tutto nonostante le difficoltà.
Oggi uscendo dallo spogliatoio ho visto i due soliti fuori quota della squadra… Sono acerrimi nemici in campo. Quando si devono scegliere le squadre ad allenamento loro sono sempre separati, l’uno contro l’altro. Se le danno di santa ragione. Alla fine pero’ si chiamano a vicenda “mate”, vengono ad allenamento insieme, ridono insieme, c’è un’ intesa incredibile … Sono inseparabili… Io penso che ci sia qualcosa di magico in questo sport… Si condivide tutto: dalla fatica degli ultimi minuti impossibili da giocare, dove le ossa scricchiolano, i lividi si sentono di più e le gambe si indolenziscono, alla pasta del terzo tempo, dove si ride e scherza anche con la squadra avversaria.
Il rugby insegna tante cose. Ti insegna ad attribuire i valori alla vita, ti insegna a rispettare, a dare sostegno, a non mollare al primo tentativo, a perseverare…. ad essere UNITI… Come una famiglia…
Il rugby è come la vita. C’è tutto dentro: Difficoltà, dolore, amore, passione… Non per questo è definito dai gallesi “LO SPORT CHE VIENE GIOCATO IN PARADISO”… E lei cosa ne dice prof, pensa che qualche volta Dio si metta a fare qualche partita di rugby per insegnare a noi la vita?”
Era il 7 settembre 1996; aveva appena assistito all’incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon. Si stava recando in un club, quando la sua auto venne avvicinata da una Cadillac bianca: dagli occupanti di quell’auto si prese 4 proiettili che lo portarono, sei giorni dopo, alla morte. Il protagonista di queste righe è Tupac Shakur, della cui morte oggi è, appunto, l’anniversario. Pubblico il video di Unconditional Love, un brano che parla di droga, povertà, famiglia, voglia di riscatto, bisogni amore senza condizioni, Dio, amicizia, fama, amore… La traduzione l’ho presa qui.
(cosa volete tutti?)
Amore incondizionato (senza dubbio)
parlando delle cose che non vengono via quello non scompare
durerà per tutti questi pazzi giorni queste pazze notti
sia che tu abbia torto o ragione
ti amerò ancora proverò ancora qualcosa per te
sarò ancora lì per te non importa cosa,
tu sarai sempre nel mio cuore con amore incondizionato
Vieni a sentire i miei pensieri più veri, i miei sentimenti più veri
tutti i miei soci scontano anni di pena per spaccio di droga
di quante bare possiamo essere testimoni prima di vedere
che è difficile vivere questa vita senza Dio,
quindi dobbiamo chiedere perdono
ho chiesto a mia madre perché Dio meritò di morire
sono stato testimone delle lacrime che scendevano libere dai miei occhi
prima che lei potesse rispondere
anche se non eravamo nati con i cucchiai d’argento
la mia TV scassata faceva vedere i cartoni nel mio salotto (ehi!)
un giorno ho sperato di farcela un giocatore in questo gioco
mamma non piangere, finché proviamo può darsi che le cose cambino
forse è solo una fantasia una vita dove non abbiamo bisogno
di quella merda di stato sociale con tutta la nostra famiglia
forse sono io che l’ho causato
il picchiare e il farmi male nella mia camera piangendo
perché non volevo essere un fardello
ho visto mamma aprire le braccia per abbracciarmi
e non sono più preoccupato di nessuna dannata cosa, con l’amore incondizionato
[Rit.]
In questo gioco la lezione è da vedere nei tuoi occhi
anche se le cose cambiano, il futuro è ancora dentro di me
dobbiamo ricordare che dopo l’oscurità viene il domani
quindi sarai sempre nel mio cuore, con amore incondizionato
Ho appena ricevuto il messaggio che hai chiamato tutta settimana
sono stato fuori a sbattermi su queste strade e non ho avuto occasione di parlarti
ma sai, tra me e te è sempre viva, fratello
non potremmo mai essere nemici, perché sei sempre stato un così buon amico per me
dove sarei senza i miei soci
non chiedermi perché, quando i tempi diventano difficili
perché non è facile essere quelli che siamo
guidati dalle mie ambizioni, desiderando posizioni più alte
quindi procedo a fare milioni, eternamente in missione
è essere più che un musicista rap
l’elevazione della generazione di oggi
se potessi farli ascoltare!
la prigione non è ciò che ci serve, non più bloccati nella miseria
è ora di giocare e programmare, la mia famiglia deve mangiare
quando tiriamo fuori qualcosa dal nulla
non c’è piacere nella sofferenza, il vicinato sarebbe buono
se si potessero tagliar via tutti gli spari
i liquori, il fumo e le volgarità
mando amore per il mio quartiere
la lotta non finisce mai – amore incondizionato
Probabilmente non capirò mai i tuoi modi
ed ogni giorno giuro che ti sento
che cerchi di cambiare i tuoi modi mentre vieni ripagata allo stesso tempo
appena avuto un bambino con gli stessi occhi
qualcosa dentro, per favore lasciatemi morire sono tempi strani
com’è possibile che non ce l’ho mai fatta
forse è il modo in cui ho agito nel mio cuore
sapevo che un giorno sarei dovuto essere una star
le mie speranze e i miei desideri così tante immagini vivide,
e tutto il contante che non riuscirò mai a vedere
questa vita veloce ci schiaccia presto
perché dopo tutte le luci e le urla
nient’altro che i miei sogni importano
sperando in giorni migliori
magari una notte pacifica, baby non piangere
perché tutto andrà bene
semplicemente appoggia la tua testa sulla mia spalla
non preoccuparti di niente bimba io sono un soldato (uh)
non mi hai mai trattato male, non importa chi fossi
sei comunque venuta a me con quell’amore incondizionato
Sto attraversando un periodo di disamore per il calcio: da curvaiolo convinto per qualche anno a persona che ogni tanto guarda qualche partita. E così ho aumentato la frequentazione televisiva con altri sport che comunque ho sempre, bene o male, seguito: baseball, football americano, soprattutto rugby. Ed ecco che trovo su Avvenire un bell’articolo di Vittorio E. Parsi, un inno al rugby, alla vita, alla speranza.
“Chi domenica ha avuto il privilegio di essere allo stadio Olimpico di Roma sa bene di essere stato partecipe di un evento il cui significato va oltre il pure importante ambito sportivo (con la storica vittoria italiana). Sessantamila persone, assiepate spalla a spalla, senza alcuna distinzione tra francesi e italiani, convenute sulle rive del Tevere per sostenere i propri colori: tutti insieme, senza reti, gabbie e schieramenti di polizia a separarli, perché accomunati innanzitutto dall’amore per uno sport senza tempo, che neppure la tv e il professionismo hanno saputo rovinare. E in campo 30 uomini che si sono battuti letteralmente fino all’ultimo secondo per sopraffarsi a vicenda, dandosele di santa ragione, eppure pronti a riconoscersi fratelli, gli uni per gli altri. Bisogna forse averlo giocato, il rugby, per capire fino in fondo come la lotta e il rispetto formino le due facce inscindibili di un’unica medaglia. Perché è dall’asprezza della lotta, dal sudore e dal dolore per i colpi subiti, per la vera fatica che si fa a conquistare e a difendere ogni singolo metro del campo di gioco che scaturisce il rispetto per l’avversario il quale, come te, sta dando il massimo (e anche di più) per avanzare. Si corre, si placca e ci si affronta per portare la palla avanti di qualche metro, e per proteggerla: tutti insieme, perché questo è il rugby, uno sport in cui nessuno è così “fenomeno” da poter vincere da solo e dove il contributo di ognuno è decisivo per portare la palla oltre la linea di meta. È uno sport serio, in cui si parla poco, e in cui le “moine” e le “simulazioni” non trovano spazio. Duro come la vita, bello come la vita e leale come la vita dovrebbe sempre essere, anche se a volte non lo è. Il rugby è pura educazione sentimentale, perché costringe a fare del coraggio, del sacrificio, della lealtà, dell’umiltà e dell’altruismo una pratica quotidiana: senza tante parole, senza troppi discorsi, ma semplicemente correndo, spingendo e placcando perché, come amano ricordare i rugbysti, «noi mettiamo la faccia in posti dove molti altri non metterebbero neppure un piede». Eppure, non c’è nessuna spocchia in queste frasi, ma semplicemente il monito rivolto innanzitutto a noi stessi che tutto questo è possibile solo perché hai la certezza di poter contare sul sostegno di un compagno – sempre – disposto a sacrificarsi per te come tu faresti per lui. Credo sia proprio questo tipo di messaggio che sta avvicinando al rugby tanti neofiti e lo sta trasformando in uno degli sport più seguiti e amati, ampliandone il numero dei praticanti. Al di là di ogni retorica, basta fare un giro per i campi in cui tanti giovanissimi giocano ogni week-end, vedere che cosa sono le rugby moms, per capire di che cosa stiamo parlando. Il rispetto che impari sul campo, con l’ovale stretto al petto, non ti abbandonerà mai anche fuori dal rettangolo di gioco, e saprai praticarlo anche nei confronti di chi nella vita ha commesso errori magari gravi. Perché se è vero che il rispetto te lo devi conquistare con il coraggio, è altrettanto vero che a chi mostra coraggio il rispetto è dovuto. E cosa c’è di più coraggioso che provare a cambiare una vita sbagliata? È proprio questo spirito che lega la partita di domenica a un’altra storia di rugby, che avrà luogo domani, quando, il “Grande Brianza Rugby” e il “Rugby Monza” terranno a battesimo la squadra dei detenuti del carcere di Monza, che da settembre hanno contribuito a far nascere ed allenare. Una storia di rugby, come tante altre, nata dalla circostanza che il campo di allenamento brianzolo confina con la casa circondariale: un luogo di dolore e uno di gioia, due mondi diversi, incapaci di ignorarsi, uniti dai valori che la palla ovale incarna e rappresenta, perché il rugby non è solo il nostro sport, ma è anche uno stile di vita e dare sostegno a chi ha bisogno di aiuto non è solo un aspetto del nostro gioco, ma è un modo di essere.”