Si può non fare

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Ho da poco terminato il libro “L’uomo oltre l’uomo. Per una critica teologica a transumanesimo e post-umano” di Tiziano Tosolini. La lettura è stata molto piacevole e stimolante. All’interno varie chicche. Ne riporto una, che in realtà è una citazione del filosofo italiano Giorgio Agamben dal suo libro Nudità:
“Paradossalmente la non accettazione della propria impotenza toglie all’uomo la sua vera e propria dignità: “impotenza” non significa qui soltanto assenza di potenza, non poter fare, ma anche e soprattutto “poter non fare”, poter non esercitare la propria potenza. Separato dalla sua impotenza, privato dell’esperienza di ciò che può non fare, l’uomo odierno si crede capace di tutto e ripete il suo gioviale “non c’è problema” e il suo irresponsabile “si può fare”, proprio quando dovrebbe invece rendersi conto di essere consegnato in misura inaudita a forze e processi su cui ha perduto ogni controllo. Egli è diventato cieco non delle sue capacità, ma delle sue incapacità, non di ciò che può fare, ma di ciò che non può, o può non, fare” (pag. 82).
Tecnologia, bioetica, politica, sport, lavoro, competitività … a tanti ambiti può essere riferito il testo sopra riportato. Buona riflessione.

Gemma n° 2766

“Il top floreale in foto è stato creato con le mie stesse mani ed è la mia gemma, così come tutti i lavori che nel corso di questo anno mi sono cimentata a fare all’uncinetto. È una passione relativamente recente, ma che è subito diventata una delle mie preferite.
Ho iniziato ad usare uncinetto e filo non sapendo calibrare la tensione, non riuscendo ancora a vedere i punti dove inserire l’uncinetto e non capendo neanche come si facessero le catenelle. Pensare di essere arrivata fino a qua è per me assurdo ma mi fa comprendere qualcosa di importante: che in tutto occorre pazienza e perseveranza. Se mi fossi fermata al primo tentativo, oggi non avrei ottenuto questi risultati, non avrei coltivato una nuova passione e non avrei presentato questa gemma, solamente perché avrei abbandonato tutto subito, vedendo che non ne ero capace. La costanza con cui invece ho continuato a perseverare mi ha permesso di migliorare. Non penso che si sia negati in qualcosa, ma che occorra solamente allenamento. Con la pratica tutti possono migliorare, così come io ho constatato con l’uncinetto” (A. classe quarta).

Gemma n° 2765

“Come prima gemma ho scelto questa foto che ritrae mia mamma, mia zia, mio zio, mio cugino e me nel 2018. L’ho scelta perché mi ricorda da dove vengo e le tradizioni presenti in questo piccolo paese della Romania. Questo tipo di indumento tipico del territorio si indossa solo ad eventi/festività importanti, come in questo caso il matrimonio in comune (per quello in chiesa ci si veste eleganti e basta). Per me è anche molto importante perché il vestito che indosso io me lo ha fatto mia nonna che purtroppo adesso non c’è più” (S. classe prima).

Gemma n° 2764

“Ieri 19 marzo era la festa del papà, con questa gemma volevo ringraziarlo per tutto quello che fa e che continua a fare per me. Mi ritengo molto fortunato ad avere un papà molto presente, così come mia mamma, perché non tutti hanno questa fortuna; anche se non lo dimostro gli voglio un sacco di bene, spero un giorno di poter ripagare tutto quello che lui ha fatto per me. Grazie papà” (W. classe seconda).

Gemma n° 2763

“Tornata dal Canada per due giorni non ho mangiato e non ho dormito, ho pianto. Forse sembrerà irrispettoso verso la mia famiglia, felicissima di vedermi dopo sei mesi, ma bisognosa di una doccia dopo ore di viaggio, ho accompagnato la frase “Mi siete mancati” a “Mi mancano già”. Ora chiamo mamma anche un’altra donna e sono la sorella maggiore di due bimbi, oltre che S. Alcuni dei miei amici, i miei genitori non li hanno mai conosciuti e forse non lo faranno mai. Mi sono affezionata e sono cambiata. Ho capito che non sono mai stata una brava sorella, ho dato priorità alla scuola e agli impegni piuttosto che a coloro che qua, in Italia, arricchiscono la mia esistenza. So che le relazioni devono essere nutrite e per questo ogni giorno passo ore al telefono parlando in inglese, ma do priorità anche al Fight Club, luce nel buio, e agli altri gruppi di amici con cui sto crescendo. Forse la cosa più importante l’ho capita alla fine dell’esperienza: “If goodbyes hurts, you know you’ve spent your time well.” Sono così grata di questo dolore” (A. classe quarta).

Gemma n° 2762

“Ho deciso di portare questa foto che ritae me e mia madre quando ero molto piccola. Quel giorno rappresenta un momento molto importante nella mia vita perché si tratta della prima volta che i miei genitori mi hanno messo sugli sci. Quel momento è significativo per me perché mi è stata trasmessa una passione che tuttora porto avanti” (E. classe quarta).

Gemma n° 2761

“Era il 2017… mese e giorno non ricordo, però ricordo che eravamo io e mia sorella in cucina a scegliere un programma su Netflix da guardare in famiglia mentre la mamma cucinava e mio padre apparecchiava la tavola.
Sicuramente come al solito sarò stata in disaccordo su cosa guardare, infatti sin da piccola è difficile accontentarmi… è uno dei miei più grandi difetti e purtroppo ci sto ancora lavorando.
Sulla home scorrevano titoli su titoli ed era incredibile come niente ci ispirasse.
Stavamo per mollare ma all’improvviso abbiamo trovato una serie di 6 stagioni del 2009 di nome Glee che parlava di un gruppo di canto (o glee club) ritenuto da tutti gli studenti del liceo McKinley (dove è ambientata la storia) un luogo per disagiati.
Sarà William Schuester, uno dei protagonisti e professori, a reclutare vari studenti con un incredibile talento canoro e con dell’incredibile potenziale e a fare del Glee club un’eccellenza canora portando i ragazzi a superare numerose difficoltà e portando l’immagine della scuola e del club a poco a poco a livelli nazionali.
Negli episodi della serie, essendo in una scuola superiore, oltre a canzoni ci saranno anche drammi amorosi, scolastici e personali molto coinvolgenti.
Quello che mi piace di questa serie è che, nonostante sia girata nel 2009, tratta molti temi ancora oggi attuali, soprattutto tra i giovani adolescenti: bullismo, maternità precoce, sessualità, razzismo, individualismo, fare la differenza, fare squadra e altri…
Quello che mi ha dato questa serie è stato un sogno e una passione per il mondo dello spettacolo, una cultura musicale in quanto mi ha fatto conoscere parecchie canzoni anche datate e ha anche costruito un grande tratto della mia personalità.
In conclusione, vorrei consigliarvela perché secondo me questa serie apre una porta… e quindi offre un aiuto non solo psicologico ma anche emotivo”.
(E. classe terza).

Gemma n° 2760

“Per questa gemma ho deciso di portare una foto di mio cugino, D., perché penso che sia la persona con cui ho più confidenza anche se viviamo lontani e la differenza di età rende divertente passarci il tempo: lui ha 4 anni” (F. classe prima).

Gemma n° 2759

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“Non c’è molto da dire. La nonna è sempre la nonna. La nonna D. però non solo. La nonna D. è la nonna che ti aiuta a ripetere la struttura della “Ziqqurat” perché il giorno dopo c’è la verifica sui sumeri e tu non riesci a studiare da sola. La nonna D. è la nonna che odia cucinare ma che non ti fa mai mancare pranzo, cena e merenda. La nonna D. è la nonna che ti difende sempre, soprattutto da mamma e papà. La nonna D. è la nonna che che ti accompagna alla fermata dell’autobus per andare all’asilo mano nella mano. La nonna D. è la nonna che quando vede che hai scarabocchiato sul muro di casa con la penna, dice che il tuo disegno è un capolavoro. La nonna D. è la nonna che quando ti trova con le forbici in mano, i capelli per terra e sulla testa un gran bel casino, prima ti sgrida perché è pericoloso e poi ti dice che sei bellissima. La nonna D. è la nonna che quando sei ammalata ti misura la febbre ogni due minuti. La nonna D. è la nonna che il mercoledì pomeriggio, quando passa il camioncino dei gelati, ti prende sempre una bella pallina alla nocciola. La nonna D. è la nonna che ti chiama ancora “Tituti” nonostante tu non sia più una bambina. La nonna D. è la nonna che ti compra sempre le figurine dell’album degli Amici Cucciolotti anche se la mamma e il papà non sono d’accordo. La nonna D. è la nonna che dopo aver visto la tua pagella andrà a vantarsi con tutte le amiche del paese. La nonna D. è la nonna che ti guarda con occhi innamorati ancora oggi, anche se non si ricorda più il tuo nome. La nonna D. è la nonna con il cuore più grande del mondo, perché nonostante la sua testa non funzioni più come una volta, continua ad amarti, anche più di prima. La nonna D. è la nonna che nonostante tutto ti porta sempre nella sua anima, anche se i ricordi ormai si sono persi. La nonna D., per me, è la gemma più preziosa” (G. classe quinta).

Gemma n° 2758

“Questo braccialetto è un simbolo di un legame speciale, un regalo che contiene affetto, ricordi e emozioni che io ho vissuto con questa persona. Al centro c’è un cuore e una scritta che mi tocca nel profondo, perché mi è stata detta durante uno dei miei periodi peggiori e racchiude tutto l’affetto che questa persona aveva nei miei confronti. Ogni volta che lo guardo, sento ancora la presenza di quella persona che me lo ha regalato, e il cuore inciso diventa un segno del suo amore e della sua importanza nella mia vita. È un piccolo tesoro che porto sempre con me, come un abbraccio che non mi lascia mai, un promemoria di quanto fossi fortunata ad avere quella persona al mio fianco” (A. classe quarta).

Gemma n° 2757

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“Di solito la scelta della gemma non mi è mai stata difficile ma quest’anno volevo portare qualcosa di veramente caro a me. Ho sempre portato come gemme cose materiali, quest’anno invece non saprei come nominare la mia gemma. Potrei dire che la mia gemma è stata la mia estate 2024, o anche tutto l’anno intero, ma in verità quello che intendo dire è che la mia gemma di quest’anno sono io. Sono io perché sono cresciuta e ho realizzato delle cose che ora sono diventate dei valori fissi nella mia vita.
Per esempio
Quest’estate mi sono lasciata andare, ho esagerato, ho sbagliato, ho perso la pazienza e mi sono arrabbiata. Ma quest’estate ho anche riscoperto l’amore per il mare, l’amore per le risate serali tra amici ma soprattutto l’amore per me stessa.
Quest’estate ho imparato a raccogliere il buono e il cattivo da tutte le cose. Che sia un bel concerto o un brutto litigio ho imparato a masticare le delusioni e a trasformarle in  lezioni di vita senza le quali adesso sarei ancora totalmente persa.
Prima di quest’anno ero una persona molto arrabbiata e chiusa. Arrabbiata con me e con gli altri. Questo mi impediva di essere felice. Invece mese per mese ho imparato a vivere delle piccole cose e questa è stata come una medicina per me. Imparare a notare il canto degli uccellini la domenica mattina o le foglie che poco a poco iniziano a cadere dagli alberi. Anche semplicemente sentire la risata di un bambino, prima mi passava inosservato perché vedevo solo il colore nero intorno a me.
Il modo in cui sono cambiata nell’ultimo anno è stato il cambiamento più radicale della mia vita e nonostante tutti gli errori che ho commesso risbaglierei tutto da capo.
Mi sono guardata dentro per mesi e mesi non comprendendo nulla della mia persona ma alla fine sono riuscita per la prima volta in tutta la mia vita a far uscire parti di me nascoste da sempre.
Potrei dire di essere maturata quest’anno ma mi sento di aver ancora tanta strada da fare. Sì, perché in verità non vedo l’ora di sbagliare ancora, arrabbiarmi, perdermi se serve. Ma soprattutto di sentire i brividi quando i miei piedi toccano la sabbia del mare per la prima volta, di scoprire nuovi posti con le mie amiche e di ricordare il rumore delle nostre risate.
La mia visione del mondo è cambiata radicalmente insieme a quella della mia persona, e a volte mi piace ricordare i momenti di totale spensieratezza insieme ai miei amici e quelli di riflessione in solitudine.
La mia gemma di quest’anno sono io, ma non la me di adesso che é solo risultato dei miei 17 anni di vita. La mia gemma sono le esperienze che mi hanno fatto soffrire ma scoprire la felicità dietro a tutto come se fossi tornata bambina.”
(A. classe quarta).

Gemma n° 2756

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“Dopo tanti ripensamenti, finalmente anche quest’anno ho scelto la mia gemma!
Ho deciso di portare qualcosa di veramente personale: i miei genitori 🙂
Non sono solita esplicitare i miei sentimenti verso di loro, ma sono delle persone a cui devo veramente tantissimo in ogni aspetto della mia vita, delle persone che ammiro profondamente, non solo per il loro esempio umano, ma anche per i valori giusti ed esemplari che hanno trasmesso sia a me che a mio fratello.
Nonostante ogni tanto tendano ad esserci delle divergenze tra noi, rimangono sempre e comunque delle brave persone di grande valore, che meritano di essere orgogliose per ciò che sono, anche se probabilmente non è così. Ma sono io fiera per loro.
Mi fanno sentire amata in un modo che non credo si possa spiegare con semplici parole. Io colgo che sono un motivo di orgoglio per loro e loro lo sono per me.
Mi ascoltano, mi accolgono, mi lasciano essere me stessa, permettendomi di “sbocciare” e diventare la versione migliore di me, supportandomi in tutto ciò che faccio.
Se dovessi utilizzare una metafora, mi descriverei come una piantina che sta crescendo proprio perché il terreno in cui si trova è fertile, e le radici sono ben nutrite.
Sono veramente grata di avere dei genitori come loro, che sceglierei non solo in questa vita, ma in tutte quelle che potrei vivere.”
(F. classe quarta).

Gemma n° 2755

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare la musica. La musica è sempre stata una parte molto importante della mia vita, ma soprattutto da due anni a questa parte è diventata del tutto indispensabile. Io sono cresciuta in una famiglia in cui fin da piccola mi hanno esposto a qualunque tipo musica: non c’era un giorno in cui mio nonno non ascoltasse l’orchestra della Rai alla televisione, e mio padre mi faceva ascoltare più generi di musica possibile, insegnandomi anche a suonare il pianoforte. Da piccola non mi piaceva abbastanza e quindi ho suonato per cinque anni, per poi smettere per un po’. In quella pausa relativamente breve ho capito quanto effettivamente fosse importante per me. Ogni volta che sentivo suonare mi si creava un vuoto dentro, come se mi mancasse qualcosa di veramente importante, e così ho ripreso. Adesso per certi versi rimpiango quel periodo, perché se non avessi smesso di suonare per quell’anno e mezzo/due adesso sarei di sicuro più brava. Però mi sono anche accorta che se non avessi smesso adesso non sarei così attaccata dalla musica: infatti da sei anni suono più o meno tutti i giorni, e anche se non ho tempo trovo sempre dieci minuti anche solo per ripassare il brano che mi piace di più. Negli ultimi due anni ho effettivamente notato quanto la musica mi faccia stare bene. E’ come un cerotto che ripara i buchi dell’anima e pian piano li fa riassorbire. Inoltre la musica è un modo per unire le persone. C’è stato infatti un periodo in cui io e mio padre non andavamo molto d’accordo, ma grazie alla musica ci siamo ritrovati. La musica è infinite cose per me, ottantotto tasti che racchiudono l’universo e la felicità” (G. classe quarta).

Gemma n° 2754

“Ho scelto di portare come gemma questa foto del mio diciottesimo, per me una serata memorabile… con tutte le persone per me più care…
Ho avuto una serata davvero spensierata, un augurio per questo inizio di percorso da maggiorenne.
Ho deciso di mettere la foto della macedonia perché questo è stato il dessert per terminare il rinfresco, un mio desiderio che ho espressamente chiesto per dare un tocco di originalità al rinfresco.
Alla festa c’era musica, abbiamo ballato senza pensieri (come dice la canzone) tutta la sera, ero stata molto felice di avere accanto tutte le persone per me più importanti, questa serata resterà per sempre nei miei ricordi.
Insomma il diciottesimo, meritava di diventare la gemma di quest’anno✨✨🤩” (G. classe quarta).

Gemma n° 2753

“Come gemma di quest’anno, ho deciso di portare il primo concerto della mia vita, un’esperienza che non dimenticherò mai. Ho scelto di assistere al live dei Cigarettes After Sex a Milano, senza sapere che quella serata avrebbe lasciato un segno così profondo dentro di me.
Non avevo mai capito davvero la magia dei concerti, fino a quando non mi sono ritrovata in uno stadio gremito di persone, tutte pronte a cantare all’unisono le stesse canzoni, a condividere emozioni pure e intense. È stato un momento unico, quasi surreale, che ho avuto la fortuna di vivere accanto a una delle mie migliori amiche, S. Lei è una persona speciale, una di quelle che restano, che ti accompagnano nelle follie e nei momenti difficili, che c’è sempre, anche quando non serve parlare.
Quel concerto è stato più di una semplice serata di musica: è stato un viaggio emotivo, un turbine di sensazioni nuove e profonde. Mi sono sentita sopraffatta dalla felicità, dall’emozione pura di essere lì, di vivere quell’istante che sapevo sarebbe rimasto impresso nel cuore. Sono infinitamente grata a S. per aver condiviso con me questa esperienza, una delle più significative della mia vita. Senza di lei, quel momento non sarebbe stato lo stesso” (G. classe quarta).

Il dissing tra Esaù e Giacobbe

Un brain-storming sui personaggi biblici, tutti quelli che sono venuti in mente.
Un’ora per metterli in ordine di comparsa nella Bibbia (e così ripercorrere le vicende narrate).
Due ore per creare una specie di digital storytelling o, comunque, trovare un modo creativo di presentare un personaggio biblico: un’autobiografia, un’intervista impossibile, un podcast, un video, un diario…
Ebbene, Mattia Arboritanza e Sabrina Maxim, classe seconda, hanno prodotto il video che pubblico qui sotto. L’ho trovato geniale, creativo, divertente, stimolante, meravigliosamente folle.

Gemma n° 2752

“Come gemma ho deciso di portare Gigi, il mio pupazzo. Gigi è apparso per la prima volta nella mia culla il giorno in cui sono nata e da lì non ci siamo più separati, essendo insieme da ben 18 anni. È sempre stato con me, il primo giorno d’asilo come l’ultimo, quando andavo in bicicletta e in vacanza, quando andavo a casa dei nonni e quando avevo gare e saggi di ginnastica artistica. Per quanto io sia razionale, per me Gigi non è “cotone e stoffa”. Anche quando da piccola me ne rendevo conto, e una parte di me stava male per il suo essere inanimato, era più forte di me fermare questa mia illusione. Forse più che illusione è un amore infinito ed eterno, che riconosce l’essere inanimato che Gigi è ma riesce ad andare al di là di ciò. Gigi è il posto in cui vive ancora la me bambina, che è capace di dimostrare un affetto puro e alla fine neanche richiesto, che è ancora innocente e dolce. Il mio pupazzo è sempre stato lì, dove lo lasciavo la mattina e lo ritrovavo la sera, ad ascoltarmi parlare dell’asilo, poi delle elementari e infine di argomenti sempre più grandi. Crescendo, mia madre ha cercato di regalarmi altri Gigi, simili o più grandi. Ma non c’è stato verso di cambiarlo, però gli altri li ho sempre tenuti con cura, lontani da me. (Tranne uno, che è stato seppellito brutalmente.) Uno dei ricordi più belli che ho legato a Gigi è quando mia nonna lo lavava, usando un ammorbidente molto profumato, che lo ripuliva per bene dopo essere stato a contatto con tutto. Poi mia nonna lo appendeva sul filo del bucato che scorreva tra due alberi con delle mollette e, non appena arrivavo a casa sua, mi diceva che c’era una sorpresa ad aspettarmi. Quindi lo trovavo lì, appeso in aria per le orecchie su un filo molto più alto di me. Era irriconoscibile per quanto fosse pulito e, benché amassi il sapone che usava e adorassi sentirlo per i primi giorni, non vedevo l’ora che riacquistasse il suo solito profumo. Mi piaceva anche vedere la nonna felice per essere riuscita a lavarlo per bene e che mi ripeteva di annusare quanto fosse buono quell’ammorbidente. Gigi mi ricorda, quando disprezzo la me bambina per l’innocenza e l’immaturità che penso mi abbia lasciato a volte, che è sempre stato oggetto di un amore puro e genuino, che non ha mai dovuto chiedere ma ha sempre ricevuto da una bambina di appena qualche anno” (M. classe quarta).

Gemma n° 2751

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare tre persone per me molto importanti: A, V e M. Quando ci siamo conosciute qualche anno fa, non pensavo che avremmo costruito il rapporto che abbiamo oggi. Non so come sarebbe la mia vita senza di loro, probabilmente monotona e troppo tranquilla. Di esperienze non ne abbiamo vissute tantissime, perché è difficile mettere d’accordo tutte e quattro per trovarci, ma abbastanza per rafforzare la nostra amicizia e capire l’importanza che abbiamo l’una per l’altra. Quando siamo insieme, possiamo parlare di qualsiasi cosa, scherzare, ridere, piangere, riflettere e la cosa più bella è che ognuna di queste, anche un pianto o un litigio, finisce sempre con un sorriso. Se una di noi ha un problema, sa che può contare sulle altre; infatti, loro per me sono un punto di riferimento e ad ogni mio dubbio, pensiero, preoccupazione o consiglio mi hanno aiutata, rasserenata e supportata. Siamo tutte diverse, sia per aspetto che per carattere, ma allo stesso tempo tutte con qualcosa in comune e per questo le ringrazio, per essere parte della mia vita e di renderla ogni giorno migliore” (A. classe terza).

Gemma n° 2750

“Come gemma ho deciso di portare mia zia, una delle persone più importanti per me: c’è sempre stata per me nei momenti felici, ma anche in quelli tristi.
Mi ha sempre detto, che se avessi avuto bisogno di parlare con qualcuno e di sfogarmi lei ci sarebbe stata, anche se ultimamente non l’ho fatto e me ne pento perché avrei potuto risolvere alcuni problemi più facilmente invece di tenermi tutto dentro.
Quando ero piccola adoravo stare con lei, passavamo i pomeriggi e le serate a giocare, mi ricordo di quando doveva sistemare la sua camera e ci mettevamo a cantare le canzoni oppure di quando la domenica mattina si preparava per andare a lavorare e stavo in bagno con lei mentre si preparava.
Ora ci vediamo meno spesso però mia zia resterà sempre la parte più importante di me” (D. classe prima).

Gemma n° 2749

“Questo è il primo anno che porto una gemma ed ero all’inizio molto indecisa su cosa portare. Ho deciso di portare il mio sport: la danza.
Io pratico un tipo di danza molto particolare che in tanti non conoscono e si chiama danza latino-americana.
Sono molto legata a questo sport perché è da 5 anni che lo pratico e mi ha insegnato che la perseveranza è sempre la risposta per ottenere risultati.
Da piccola, ero letteralmente incantata da questi bellissimi abiti indossati dai ballerini che mi sono imposta l’obiettivo di diventare anche io così e adesso posso dire di avercela fatta!
Ѐ emozionante salire sul palco davanti a tante persone per mostrare a tutti che sai ballare e, alla fine, prendersi gli applausi: una bella sensazione che ti fa guadagnare sicurezza e ti rende orgogliosa dei passi che hai esercitato a lungo.
Durante le gare, invece, sei molto nervoso perché è una competizione e hai paura di sbagliare, di andare fuori tempo, che ti cada l’acconciatura, che la musica si inceppi. Con il tempo, però, capisci che l’unica cosa che ti serve per ballare bene è la passione che ci metti.
Me lo dicono da quando sono piccola: la passione è tutto nella danza, perché con quella ti diverti e segui in modo più sciolto la musica.
Sono stata molto fortunata a trovare i migliori compagni e insegnanti che qualcuno potesse desiderare: loro ti supportano (e sopportano), ti fanno ridere e rilassare e non smettono mai di rialzarti se cadi.
Sicuramente ci sono stati alti e bassi, momenti sereni e di fatica, sudore e lacrime (e ancora ci saranno), ma ne è assolutamente valsa la pena perché sono orgogliosa del percorso che ho fatto, delle scelte che ho fatto, dello sport che faccio.
Ballare è qualcosa di liberatorio per me e non lo cambierei per nulla al mondo.
Ѐ la mia seconda casa e la mia seconda famiglia!”
(A. classe prima).