Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia

Sulla ragione


In questi giorni sto leggendo il libro “Senza Dio, del buon uso dell’ateismo” di Giulio Giorello. Sono stato anche alla presentazione del libro, anche se purtroppo l’autore non era presente. Qui sotto posterò un vecchio articolo di Carlo Fiore, tratto da Dimensioni Nuove del gennaio 2001 (Bobbio e Montanelli erano ancora vivi e Biffi era ancora a Bologna), un articolo che fa pensare, meditare, riflettere. Magari anche indispone per alcuni toni e accenti, ma è sempre utile. Personalmente ritengo che essere credenti seri e atei seri sia un percorso comunque arduo, mai scontato. Ho scritto percorso proprio perché penso a un movimento e non a qualcosa di statico. La ricerca del credente e del non credente è continua e non basata sulla certezza filosofica. Un altro bell’argomento sarebbe anche quello su credente e non credente ma rispetto a quale Dio? Ma ecco l’articolo

SULL’ALTARE DELLA RAGIONE

di Carlo Fiore

Il materialismo ha radici antiche. Materialisti erano antichi Filosofi greci come Democrito ed Epicuro, materialisti sono, a tutt’oggi, scienziati e uomini di cultura, anche se il secolo d’oro del materialismo e del positivismo è stato l’Ottocento.

«Le svariate forme di materialismo sostengono che il tutto della realtà, la realtà nella sua totalità, è solo materia in movimento»: materia «eterna e indistruttibile», come afferma Ludwig Buchner (1824-1899) nel suo fortunato libro del 1845 dal titolo Forza e materia. L’uomo è solo materia: quello che noi chiamiamo spirito è, secondo Buchner, «l’effetto del concorso di molte sostanze dotate di qualità e di forze». Ad esempio, il pensiero (D. Antiseri, Credere, Armando). E così pensava tutta una schiera di materialisti del secolo XIX. Qualche espressione tipica per chiarire meglio.

  • «I pensieri si trovano nello stesso rapporto rispetto al cervello della bile rispetto al fegato e dell’urina rispetto ai reni» (Karl Vogt, 1817-1899).
  • «Non c’è pensiero senza fosforo» (Jacob Moleschott, 1822-1893).
  • «L’unica fonte di salvezza è il ritorno alla natura. La natura ha edificato non solo quella comunissima officina che è lo stomaco, ma anche quel tempio che è il cervello» (L. Feuerbach, 1804-1872.).
  • È rimasta celebre un’affermazione del famoso chirurgo dell’Ottocento Claude Bernard: «Signori – disse ai suoi colleghi – sotto il mio bisturi non ho mai trovato l’anima».
  • Un’altra battuta, più esilarante e di grana più grossa, afferma: «L’anima è un gas».

Per il materialista quindi non c’è anima, non c’è trascendenza, non ci sono valori spirituali, non c’è Dio. Solo materia da cui tutto si sprigiona. …

NORBERTO BOBBIO: UN LUME, UN LUMICINO…norbertobobbio.jpg

Qualcosa però sta mutando, il vecchio materialismo ha mostrato la coda di paglia. Anche uomini rappresentativi della cultura attuale si stanno accorgendo che si devono allargare gli orizzonti. Troppo semplicistico dire un no rotondo a tutto il mondo dello spirito e catalogare tutto sotto la voce «materia in divenire», in evoluzione. L’evoluzionismo ottocentesco infatti era radicalmente materialista a causa soprattutto del clima anticlericale del tempo. Oggi la stessa chiesa lo accetta purché liberato dalla sua impalcatura materialistica. Ma ascoltiamo i due grandi vecchi della cultura italiana contemporanea. Norberto Bobbio, non credente, illuminista a passo ridotto: «Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità per me significa, semplicemente, avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infinitamente infimo rispetto alla grandiosità, all’immensità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione – perché non lo ripeterò mai abbastanza: non sono un uomo di fede, avere la fede è qualcosa che appartiene a un mondo che non è mio – è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamentale questo profondo senso del mistero che ci circonda, ed è ciò che io chiamo religiosità» (N. Bobbio, Religione e religiosità, in «Micromega», 2/2000).

INDRO MONTANELLI: «ATEO IO? NO, GRAZIE»

montanelli.jpgIndro Montatelli è tra i più noti giornalisti italiani. Anche lui è sulla dirittura di arrivo con i suoi 90 anni. Una lunga vita, i dubbi, le esitazioni, le angosce di un non credente. Dopo una serie di articoli-confessione su problemi di fede, un lettore gli scrisse: «Lei è ateo». Montanelli reagì vivacemente. «Io non mi considero affatto ateo e non capisco come si possa esserlo. La nostra vita, il Mondo, il Creato, l’Esistente devono pure avere un perché che la mia mente e la mia ragione non riescono a spiegarmi. Ed è là dove mente e ragione finiscono e finiscono troppo presto che per me comincia il Grande Mistero di Dio, di Dio che non mi ha dato i mezzi per capire». E rivolgendosi al suo lettore: «Per lei evidentemente Dio non è affatto un Mistero perché, da buon cattolico, accetta come Verità quella rivelata dalla Chiesa. Io la invidio, ma non riesco a seguirla perché mi manca la Fede in quella rivelazione, come in quelle di tutte le altre religioni e confessioni… So che morrò senza aver trovato risposta alle tre più importanti domande della nostra vita: di dove vengo, dove vado e cosa sono venuto a fare: il che mi da, quando ci penso (e ci penso sempre più spesso) un senso di disperazione. Ma non posso giocare a rimpiattino con me stesso, tanto meno con Dio, fingendo una fede che non ho».

TRA DONO DI DIO E SCELTA DELL’UOMO

E qui si pone il grande problema: in che senso la fede è dono di Dio? L’uomo non ha una sua libertà e responsabilità nell’accettare o respingere questo dono? Attenzione a non porre il problema in modo sbagliato e fatalistico: Dio non mi ha dato questo dono, dunque… Don Luigi Giussani, che sta dirigendo una collana di spiritualità per la BUR di Rizzoli, ha scritto: «Vi sono tanti scienziati che, approfondendo le loro esperienze di scienziati hanno scoperto Dio; e tanti scienziati che hanno creduto di eludere o di eliminare Dio attraverso le loro esperienze di scienza. Vi sono tanti letterati che attraverso una percezione profonda dell’esistenza umana hanno scoperto Dio; e tanti letterati che attraverso l’attenzione all’esperienza dell’uomo hanno eluso o eliminato Dio. Allora vuol dire – conclude don Giussani – che riconoscere Dio non è un problema di scienza, né di sensibilità estetica e neanche di filosofia. È un problema di libertà… Alla fin fine, l’opzione è decisiva» (L. Giussani, II senso religioso, Jaka Book). E in un passo analogo: «Anche Althusser, il filosofo neomarxista, la pensava così quando diceva che tra esistenza di Dio e marxismo il problema non è di ragione ma di opzione». Devo scegliere, la mia libertà mi è data per questo: fare delle scelte che orientino tutta la mia vita.

UNA GABBIA CHIAMATA RAGIONE

È evidente che tra la visione ultrapiatta e unidimensionale dei materialisti e positivisti e le aperture al «mistero» di Bobbio e di Montanelli c’è un evidente progresso. Si è aperto lo spiraglio, sia pur piccolo, a una certa trascendenza. «Trascendere senza trascendenza» scriveva Ernst Bloch, il filosofo ebreo marxista eretico. Ma perché il cammino di Bobbio e Montanelli si ferma ostinatamente qui, perché non riesce a fare il balzo verso la Trascendenza in senso pieno? Risposta: a causa dell’illuminismo, che condiziona tuttora la cultura laica. L’illuminismo, sorto in Francia nel sec. XVIII, è passato poi in tutta la cultura europea laica e, per quel tempo, anticlericale. Ha posto sull’altare la Ragione, la Dea Ragione. La Ragione è stata vista come il metro di tutta la realtà: nulla contro la Ragione, nulla al di fuori della Ragione, nulla al di sopra della Ragione. Bobbio e Montanelli, come molti laici italiani tuttora, sono anch’essi figli di questo illuminismo anche se lo hanno ridimensionato molto: i «lumi» della Ragione, seppur semispenti, sono ancora gli unici che possono far luce sulla nostra strada. La Ragione assolutizzata, totalizzante, filtro universale della verità. La Ragione però ha creato una sua religione, ha finito per diventare un idolo che si è sostituito al Dio trinitario. Ha creato quella «soglia» che, per Bobbio, è invalicabile. E ha finito per sigillare in una gabbia la sua libertà, la sua capacità di scelta, di opzione. Chi ci si è rinchiuso non riesce più a uscirne. Bobbio, «un pensiero intimamente tragico», ha detto Vittorio Possenti, afferma di essere rimasto, per onestà intellettuale, «entro la soglia che l’uso di ragione non consente di valicare… Ho sempre avuto un grande rispetto scrive Bobbio per i credenti, ma non sono un uomo di fede. La fede, quando non è dono, deriva da una forte volontà di credere. Ma la volontà comincia dove la ragione finisce: io mi sono arrestato prima». Sulla soglia appunto della gabbia. È possibile allora parlare di opzione, di un sussulto di volontà che approdi a una scelta? No, risponde Bobbio. I confini della gabbia sono invalicabili. «Per me la ragione è un lume: un lumicino. Ma non abbiamo altro per procedere dalle tenebre da cui siamo venuti alle tenebre verso cui andiamo».

SIAMO RANE GRACIDANTI, OPPURE…?

Biffi.jpgIl cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, è un uomo abituato a dire pane al pane e vino al vino. Anche quando è «politicamente scorretto». Nel primo numero della rivista Nuntium, Biffi si chiede: «I confini del visibile sono sì o no anche i confini dell’esistente? O, che è lo stesso: c’è o non c’è la possibilità che ci sia qualcosa oltre il mondo visibile?». L’uomo, precisa il cardinale, non può sfuggire a questo dilemma: deve aderire all’una o all’altra di queste due prospettive. O noi siamo come delle rane gracidanti sulle rive dello stagno del nulla, o siamo i fortunati invitati a una festa cosmica che non finirà. Siamo dunque di fronte a una inevitabile scelta tra «una chiara ed evidente insignificanza e una nascosta trascendente significazione. O si dà credito al non senso, che sembra connotare ogni cosa, o ci si affida a un’intelligenza più alta: dobbiamo scegliere». E Biffi conclude: «Questo salto in direzione del mistero è il solo modo che ci è consentito per evadere dalla gabbia della più atroce contraddizione». E dell’assurdo, che oggi ci tallona continuamente. «E’ un salto», prosegue il cardinale, «che mi secca e mi costa, ma non mi è data altra strada per uscire dal non senso di tutto». E chiude con un paragone forse «teologicamente scorretto», ma molto chiaro. «Se sto dormendo al secondo piano di un palazzo e si sviluppa dal basso un incendio, che ha già distrutto le scale, è ragionevole che io mi butti dalla finestra dopo essermi accertato che sotto c’è il telone dei pompieri. Non è la discesa più comoda, quella che d’istinto preferirei, ma è l’unica che può salvarmi. Ebbene, la Rivelazione cristiana è in sostanza l’annuncio che c’è il telone dei pompieri. È il salto della salvezza, che per essere raggiunta, ci chiede il salto ardimentoso dell’atto di fede» (G. Biffi, Al bivio tra l’assurdo e il mistero, in Nuntium, pp. 58-60). 

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