“Ho scelto la canzone A modo tuo di Elisa per la mia gemma perché per me rappresenta un legame molto importante: quello con mia nonna. Questa canzone parla dell’amore di chi ti cresce e ti accompagna nella vita, lasciandoti libero di essere te stesso, “a modo tuo”. Ed è proprio questo che rappresentava per me mia nonna. Mia nonna è venuta a mancare il 13 gennaio di quest’anno, e questa era una delle sue canzoni preferite. Io sono cresciuta con lei dal giorno della mia nascita fino ai miei 18 anni, e per me non era solo una nonna, ma una presenza fondamentale nella mia vita. Ogni volta che ascolto questa canzone penso a lei, a tutto l’amore che mi ha dato, ai momenti passati insieme e a tutto quello che mi ha insegnato. Adesso mi ritrovo ad affrontare la vita senza di lei, ed è difficile. Però questa canzone mi aiuta, perché mi ricorda che anche se lei non c’è più fisicamente, tutto quello che mi ha lasciato dentro continua a vivere in me. A modo tuo per me è importante perché mi fa sentire ancora vicina a lei. È come se, ogni volta che la ascolto, mi accompagnasse ancora e mi dicesse di andare avanti, vivendo la mia vita proprio a modo mio. Per questo ho scelto questa canzone: perché rappresenta un amore che non finisce mai” (A. classe quinta).
Gemma n° 2785

“Quest’oggi ho deciso di portare come gemma questo tatuaggio. Capire il vero significato di questo tatuaggio è impossibile perché non bastano semplici parole per spiegarlo bensì l’unico modo per capire realmente la sua importanza sarebbe rivivere la mia vita da capo, dal principio. In questo tatuaggio non è inciso semplicemente un titolo di una canzone: è la scritta che mi permette di incidere l’anima della mia migliore amica sulla mia pelle, affinché il nostro rapporto diventi indelebile e atemporale. C. non è semplicemente la mia migliore amica, bensì è sangue del mio sangue, è l’unica persona al mondo ad avere un legame famigliare con me senza essere nata dagli stessi genitori. Le dedicai questa canzone cinque anni fa, prima della sua partenza per la Spagna, perché sapevo perfettamente che questa canzone avrebbe descritto al meglio le sensazioni che avrei provato vedendo crescere C., e osservando come da bambina sarebbe diventata poi una donna. Nonostante i 1351,28 chilometri che ci separano le nostre anime sono talmente affini e legate tra loro da non farci percepire minimamente la distanza, perché l’amore platonico va oltre spazio e tempo. Se sono così oggi é anche molto grazie a C., perché lei é da sempre la mia spalla destra, il mio rifugio sicuro, e se ho deciso di incidere queste parole sul mio corpo é proprio perché sono pienamente consapevole che nessun ostacolo potrà rompere il filo che ci unisce, nessun problema potrà essere più grande dell’amore che ci lega” (S. classe quarta).
Gemma n° 2351

“Inizialmente non sapevo cosa portare come gemma finché, poco tempo fa, ho sentito la canzone A modo tuo di Elisa e ho capito che come gemma avrei scritto una lettera a mio fratello S.
“Caro S., so che questa canzone è stata scritta da parte di una madre alla propria figlia, ma io mi sento di dedicarla a te perché, anche se non sei mio figlio, il mio amore per te è infinito, come quello di una madre per il proprio figlio. Sarà per il tanto tempo che passiamo insieme, per la differenza d’età o per il fatto che sei l’unico modo in cui riesco a dare un perché alla perdita di mia mamma e di nostro fratello N. Infatti, se mia mamma fosse ancora qui, papà non avrebbe avuto te con la tua mamma e se N. non fosse nato così presto tu non saresti stato concepito.
Mi hai insegnato tante cose, ma più di tutte è che quando si cade, anche se ci si fa male, bisogna rialzarsi, asciugare le lacrime e sorridere di nuovo alla vita. Bisogna apprezzare le piccole cose e ogni momento con le persone che ci vogliono bene.
In questa canzone Elisa dice “Camminerai e cadrai, ti alzerai, sempre a modo tuo”. È vero, per imparare dovrai cadere e rialzarti. Vorrei impedirti di cadere, ma non è possibile e non sarebbe giusto. L’unica cosa che posso fare per attenuare il tuo dolore, è starti vicino ogni volta che inciampi, per attutire la causa e ti prometto che lo farò, sarò al tuo fianco ogni giorno, anche se non mi vedrai fisicamente.
Ricorderò per sempre la prima volta che hai detto il mio nome. Era il 9 luglio, eravamo in Puglia e io stavo facendo una videochiamata con S., mentre ti incitavo a dire il mio nome. Tu, tutt’un tratto, hai detto “Dada” e non mi sembrava vero, tanto che ho dovuto chiedere a S. se avevo sentito bene.
Come in quel momento, tu ogni giorno mi rubi un pezzo di cuore e lo fai tuo. Sono grata che tu e S. vi vogliate bene, per me è fondamentale. Ho tenuto il body che ti ha preso a Parigi, prima ancora che tu nascessi, come ricordo materiale del vostro rapporto, nella speranza che sia per sempre.
Sono felice di averti insegnato tante cose, soprattutto il verso di quattro dei tuoi animali preferiti: il cavallo, la pecora, l’elefante, e l’orango.
Ti rinfaccerò per sempre in modo scherzoso tutti i pannolini che ti ho cambiato e tutti i bagnetti che ti ho fatto.
Sarai sempre la mia polpettina.
Con tutto l’amore del mondo,
Dada”.
(G. classe quinta).
Gemme n° 275
“Ho scelto di portare questo brano non perché Elisa sia la mia cantante preferita, ma perché sono rimasta colpita dalle parole. Anche se la canzone è dedicata alla figlia, io ho interpretato il testo come un invito a guardare il futuro e a cercare di andare avanti anche se si presentano delle difficoltà e rialzarsi sempre.” Questa è stata la gemma di V. (classe terza).
Durante la mia adolescenza ho letto una buona parte della bibliografia di uno scrittore amante del volo: Richard Bach, diventato famoso soprattutto per Il gabbiano Jonathan Livingston. In un altro dei suoi testi, Biplano, scrive: “Se io non compissi il dovere elementare di curarlo quando le sue ruote sono sul terreno, non avrei mai il diritto di chiedergli un favore speciale, una volta ogni tanto, quando è in volo, Il favore, forse, di andare avanti anche se la pioggia si abbatte come un solido muro sul suo motore, o di resistere con i suoi tiranti e i suoi montanti ai vortici improvvisi e furiosi dei venti di montagna. E magari anche l’estremo favore di sfracellarsi sulle rocce di un deserto durante un atterraggio di fortuna, lasciando però che il suo pilota ne esca incolume.”
