“Quest’anno ho scelto di portare come gemma la mia cagnolina, una presenza fondamentale nella mia vita ormai da cinque anni. Anche se non può parlare, solo la sua presenza riesce sempre a farmi stare meglio e a distrarmi quando non mi sento bene. Nei momenti più difficili della mia vita è stata per me come un sostegno, ogni volta che mi sento triste o giù di morale, lei viene vicino a me per farmi compagnia e consolarmi, quasi come se riuscisse a percepire le mie emozioni. Per questo motivo ha sempre avuto, e continua ad avere, un ruolo davvero speciale nella mia vita” (M. classe quinta).
“Come ultima gemma di quest’anno ho deciso di celebrare le figure fondamentali della mia vita, soprattutto in questo periodo così travagliato. Le mie amiche G, R, I e B: non ci conosciamo da una vita in verità, solo dall’anno scorso, quando sono entrata nella loro classe col cuore colmo di timori e dubbi, ma loro hanno dissipato ogni mia inquietudine con una generosità rara. Sono presenze preziose che mi accompagnano in questo cammino cruciale, la conclusione del liceo, un’avventura che stiamo affrontando unite. Affrontare il liceo non è mai semplice: manca una mappa precisa, un manuale per ogni ostacolo. Eppure, con loro al mio fianco, sento di poter vincere qualsiasi tempesta. Ognuna riveste un ruolo insostituibile nel mio mondo. I. è l’ascoltatrice per eccellenza, quella che placa la mia ansia con la sola presenza, senza bisogno di parole; in lei ripongo grande fiducia e segreti che custodisce con cura, lei é come un’ancora silenziosa che mi restituisce serenità. G., la mia compagna di banco da due anni, è un faro quotidiano: mi salva puntualmente inviandomi le foto dei libri digitali che io mi dimentico sempre. Ma va oltre al semplice rapporto scolastico: è schietta, autentica, ti guarda dritta negli occhi e ti dice le cose come stanno, senza filtri, è una persona sincera e ce ne sono poche come lei. Tra tutte, è lei a scatenare le mie risate più genuine – basta uno sguardo complice per ridere come due sceme sulle cose più varie, e i suoi abbracci, rari ma sentiti, arrivano dritti al cuore. Lei non ripete in continuazione ti voglio bene, ma lo fa capire con i gesti, con la sua presenza, con il suo esserci. B., poi, irradia una dolcezza innata, un calore gentile e radioso che mi avvolge come un rifugio sicuro. I suoi abbracci profumati di vaniglia e quiete sono i migliori, lei trasmette una pace contagiosa. Ammiro molto B. come persona e la stimo tantissimo per la dolcezza d’animo che ha. Infine ma non per importanza , R., la persona più spontanea che io abbia mai incontrato: la ammiro per questa libertà assoluta. Sempre gentile e raggiante con chiunque, priva di malanimo, è un’amica su cui contare ciecamente. R. è come un sole nella vita delle persone e il suo dono speciale? Strapparti un sorriso semplicemente essendo se stessa, un’autenticità che in pochi possiedono. Da due anni, queste quattro colonne della mia quotidianità mi donano equilibrio nei momenti di incertezza, conforto nelle prove più dure e, soprattutto, ilarità assicurata. Non saprei immaginare la mia vita senza di loro: mi sentirei persa, isolata. Eppure, nessuna mi ha mai fatto provare solitudine; al contrario, mi hanno sempre accolta come un tassello essenziale, mai un’estranea. Ed è la prima volta che in tutta la mia vita posso dire di essere veramente parte di un gruppo” (G. classe quinta).
“Dopo tutti gli anni passati insieme, Isotta mi ha insegnato che avere un animale domestico non è facile, e soprattutto non è un gioco. Lei era un cane molto dolce, ma anche irascibile, infatti mi ha morso diverse volte, ma ci volevamo bene. Andavamo a camminare insieme spesso ed era sempre contenta. Non era contenta quando dovevamo farle il bagno, perchè era solita fare disastri. Credo che non prenderò mai più un cane simile a lei, perchè ci sarà sempre una sola Isotta, mi manca certamente sentirla camminare per casa, mi mancherà di meno vedere il bagno allagato ogni due per tre” (B. classe prima).
“Non so bene come iniziare il testo per questa gemma, perché a differenza delle altre, è qualcosa che sento talmente profondamente da non saper bene come esprimerla a parole. Quest’oggi ho deciso di portare come gemma, ciò che in quest’ultimo periodo mi ha dato più di tutto la forza di andare avanti e non rinunciare agli obiettivi che mi ero prefissata: i miei genitori. Potrebbe risultare abbastanza banale come scelta, ma chi mi conosce bene sa che la famiglia per me è un pilastro fondamentale nella mia vita. Pur essendo una frase fatta, racchiude nella maniera più concisa e sostanziale ciò che voglio spiegare e ciò che sento: A loro non devo solamente la vita, ma molto altro: Sono loro che mi hanno dato e continuano tuttora a darmi gli strumenti per capire ciò a cui voglio dare valore nella mia vita, ciò per cui voglio lottare e impegnarmi ogni giorno. Mi hanno insegnato il senso del dovere, del sacrificio, della resilienza, del rispetto e molti altri. Ho sempre ammirato la forza e la volontà di lottare di entrambi, li ho sempre ammirati per come hanno saputo affrontare a superare sempre a testa alta gli ostacoli che la vita gli ha posto davanti, ostacoli che io stessa alla loro età del tempo non avrei saputo affrontare con tale forza d’animo. Immedesimandomi in loro, mi rendo sempre di più conto degli sforzi enormi che fanno ogni giorno. Il fatto di racchiudere nel mio viso i tratti di queste due persone fantastiche mi spinge a guardarmi allo specchio e provare affetto per quello che vedo, e penso che questo non sia solo bellissimo, ma una delle espressioni d’amore più profonde. Quando mi viene detto che le espressioni del mio viso ricordano mio papà, mi si riempie il cuore di gioia. Quando mi viene detto che il mio sorriso è quello della mamma, sento un calore nel petto. Non so bene come descrivere il senso di gratitudine che provo nei loro confronti, ma so che è questo spingermi ogni giorno a dare il meglio di me. Sono grata del fatto di aver sempre avuto la possibilità di sbagliare, di cadere, di fallire, e di girarmi ogni volta per trovarli là, a volte di fianco a me e altre sopra sugli spalti, pronti a guidarmi in questa nuova esperienza che è la vita. Ripeto, è difficile, se non quasi impossibile per me spiegare quello che provo. So per certo che niente potrà mai sostituire il legame che abbiamo: l’umorismo che abbiamo io e mio papà, e che capiamo solo noi, la nostra incredibile somiglianza a livello caratteriale, per esempio per quanto siamo entrambi permalosi, i lunghi discorsi sulla vita che mi permettono di vedere le cose da punti di vista che non combaciano con il mio, i momenti passati a scherzare con mia mamma, le sue ricette sempre nuove e simpatiche, il suo animo sempre scherzoso e leggero e sopratutto la sua indole tenace e coraggiosa. Ma questi sono solo alcune delle qualità che caratterizzano i miei punti di riferimento; spero quindi di essere riuscita a trasmettere la loro essenza nella maniera più diretta. Vi voglio bene”. (S. classe quarta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare questo peluche, non tanto per l’oggetto in sé, ma perché è un ricordo della persona che me lo ha regalato. Io e questa persona ci conoscevamo in realtà già da anni, ma all’inizio non mi ci ero trovata tanto perché pensavo fosse troppo fredda. L’anno scorso, però, ho voluto conoscerla meglio e, così facendo, ho scoperto una persona molto profonda, a cui posso raccontare tutto e sempre disposta ad ascoltarmi. Ad essere onesti molte volte tende ancora ad essere un po’ fredda, però mi ha fatto piacere aver potuto conoscere la sua parte più emotiva che spesso cerca di nascondere. Il regalo del peluche, infatti, non me l’aspettavo e mi ha reso felice il fatto che oltre a darmi il peluche mi abbia anche dedicato alcune belle parole che si sentiva venissero dal cuore” (M. classe quinta).
“Come gemma ho portato uno dei regali che la mia migliore amica mi ha regalato per il mio compleanno, cioè un CD. È un regalo molto speciale perché fatto da una persona speciale che mi conosce davvero, e comprende alcune delle mie canzoni preferite e, oltre a quelle, una canzone che ha detto le fa pensare a me e un sonetto scritto da lei. È molto importante per me perché mi fa ricordare che al mondo ci sono persone che tengono a me e, nonostante la distanza, è una delle persone più importanti per me. Quando mi vengono dei dubbi, guardo questi suoi regali e mi ricordo che almeno una persona che tiene veramente a me c’è sicuramente. Nel pacco regalo che ho ricevuto c’erano anche altre cose, ma ho scelto questo perché è il più personalizzato e significativo, ma soprattutto qualcosa di inaspettato che nessuno mi aveva mai regalato prima. Mi fa piacere sapere che ci sono cose che le ricordano me, ed è molto importante per me anche perché considerando la distanza tra noi e il fatto che non ci siamo mai viste dal vivo, è bello sapere di toccare qualcosa che è stato precedentemente nelle sue mani” (D. classe seconda).
“Era il 24 dicembre e stavo facendo una delle mie attività natalizie preferite: impacchettare i regali mentre guardavo un film. C’era quell’atmosfera calda e sospesa che solo la vigilia sa creare, fatta di carta colorata, nastri sparsi ovunque e lucine che brillavano in sottofondo. Il film era “L’amore non va in vacanza”, uno di quelli che per anni mi ero rifiutata di vedere perché convinta fosse la solita commedia romantica prevedibile, ma alla fine mi ha sorpresa. Dopo aver finito il mio “turno da elfo”, stavo sistemando le carte e i fiocchi avanzati quando mia mamma è arrivata di corsa dicendo che c’era ancora un regalo da incartare. Per fortuna ha aggiunto che lo avrebbe fatto lei: per quanto ami questa tradizione, sono anche abbastanza pigra e l’idea di ricominciare da capo non mi entusiasmava affatto. Il giorno dopo, al momento dello scambio dei regali, mia mamma ha appoggiato sul tavolo un piccolo pacchetto (proprio quello della sera prima) dicendo che era per me e per le mie sorelle. C’era qualcosa di diverso nel suo modo di porgercelo, una dolcezza silenziosa che ho capito solo dopo. Quando lo abbiamo aperto, abbiamo trovato quattro ciondoli: due per le mie sorelle maggiori, uno per lei e uno per me. Separati erano semplici pezzi dorati, ma messi insieme formavano un unico cuore. Appena l’ho visto l’ho indossato subito, quasi d’istinto, come se sapessi che non fosse soltanto una collana. Con il passare dei giorni, ogni volta che lo guardavo, capivo sempre di più che non era solo un oggetto, non era solo un insieme di molecole che casualmente componevano un pezzo di puzzle. Era qualcosa di più profondo: un simbolo concreto di tutto l’amore e di tutti gli insegnamenti che mia madre ha sempre cercato di trasmettere a me e alle mie sorelle. Fin da quando eravamo piccole, ci ha ripetuto che la cosa più importante fosse l’amore. Non solo provarlo, ma scegliere ogni giorno come donarlo: attraverso le parole, nei gesti più piccoli, nella presenza costante anche quando la vita si fa complicata. Io, che sono sempre stata una persona molto riflessiva, non ho mai smesso di pensare a queste sue parole. Nemmeno ora, mentre scrivo. Forse è proprio per questo che quel ciondolo non rappresenta soltanto l’unione tra me, le mie sorelle e mia mamma. Rappresenta il modo in cui questo legame si è costruito nel tempo, con pazienza, errori, crescita e perdono. Ognuno di quei quattro pezzi ha scelto, giorno dopo giorno, di diventare ciò che è oggi, senza mai smettere di far parte dello stesso cuore. Grazie a quel ciondolo — e soprattutto grazie agli insegnamenti di mia madre — ho imparato che l’amore non è qualcosa di astratto o distante. È una scelta quotidiana. Ho capito come amare il mondo attorno a me, come riconoscere la felicità quando si presenta e, soprattutto, come condividerla. Forse è anche per questo che quel ciondolo, oltre a rappresentare l’amore, per me è diventato qualcosa di più concreto: un promemoria. Mi ricorda che la felicità non è per forza qualcosa di straordinario, ma spesso è nascosta nelle cose semplici di tutti i giorni. Quando lo guardo, mi riporta con i piedi per terra e mi fa pensare a ciò che davvero conta, a quello che mi fa stare bene senza bisogno di esagerazioni o grandi gesti. Mi fa pensare a tutto ciò che mi rende felice, come:
La mia famiglia
Napoli ( nome del mio gruppo di migliori amici)
E, E e C (le mie migliori amiche)
I Fratella (nome del mio gruppo di amici dell’Erasmus)
J (campo estivo)
L’odore della pioggia
Camminare sulla ghiaia dopo la pioggia
Osservare l’arcobaleno
Viaggiare
Prendere il treno
Osservare le persone che camminano
Guardare le nuvole
Guardare le stelle distesa per terra con i miei amici
Filosofeggiare
Parlare di cose superficiali e cose importanti durante una serata
Serata con gli amici
Urlare e cantare le canzoni in macchina
Bere il caffè
Bere il té
Ascoltare la musica nei vinili
Musica ad alto volume
Respirare l’aria del fiume
Vedere gli animali liberi nella natura
Rocky (il mio cane)
Leggere
Comprare libri
Vedere i film
Analizzare film/libri
Vedere le foglie cadere dagli alberi
La pioggia
Il mare d’inverno
La luce del sole tra la natura subito dopo la pioggia
L’alba
Il tramonto
Rivedere la mia seconda famiglia che abita lontano e vedere che non è cambiato nullla (campo estivo)
Stare sul bus e vedere le persone attorno a me e pensare che anche se per poco tempo faccio parte della loro vita e viceversa
Annusare i libri
Ridere fino a quando la pancia mi fa male
L’autunno
Il canto degli uccelli
Le camminate
Osservare la luna
I cocchi (miei peluche e compagni di vita)
Studiare
Sentire di sapere
Amare
Conoscere nuove culture
Organizzare eventi
Fare foto per poi fare album
Osservare l’arte e analizzarla Ecco, tutto questo è racchiuso in un pezzetto di metallo.” (B. classe quinta).
“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare un album che mi è stato regalato per il mio compleanno. Ho scelto proprio questo oggetto perché per me ha un valore speciale: è stato un regalo totalmente inaspettato, che ho apprezzato molto poiché è uno dei più significativi che abbia mai ricevuto. All’interno ci sono le lettere che hanno scritto per me i miei genitori e alcuni dei miei amici più importanti. Quando ho iniziato a leggerle non immaginavo che mi avrebbero colpita così tanto, però tutte le parole scritte sembravano così sincere. Leggendole, mi sono resa conto di una cosa molto importante: a volte penso che il mio affetto non sia ricambiato o che io non sia così importante per le persone a cui voglio bene. Invece mi hanno fatto capire che non è così. Anche loro tengono molto a me, anche se magari non sempre lo dimostrano nel modo in cui me lo aspetto. Quindi diciamo che sono rimasta molto colpita, in senso positivo, da quello che è stato scritto. Mi ha sorpresa anche il fatto che mi conoscono più di quanto pensassi. Hanno tutti evidenziato le mie qualità o difetti, o le esperienze che abbiamo fatto insieme, ma mi hanno anche dato consigli preziosi su come affrontare le mie paure e i momenti difficili. Quando ho finito di leggere, in realtà già dalla prima, che era quella di mia mamma, ho pianto, non per tristezza, ma piuttosto per la gioia e per tutte le cose belle che hanno scritto su di me, anche perché sono una persona molto sensibile, quindi diciamo che mi hanno molto commosso. Per questo sono felice di averlo scelto come ultima gemma perché mi ricorda che non sono sola e che ho accanto persone che mi conoscono davvero e mi vogliono bene”. (E. classe quinta).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un oggetto che cercavo da molto e che ho ritrovato solo ultimamente: si tratta del portacarte di mio nonno. Potrebbe sembrare una banalità ma a me ricorda molti episodi della mia infanzia, in particolare quando il nonno e il papà giocavano a scopa e io tenevo i punti su un foglietto. Mio nonno non era un uomo di famiglia, affatto, ma oltre alla casa e al posto di lavoro frequentava l’osteria dove si trovava con i suoi amici per giocare a carte. Essendo una persona riflessiva e taciturna, giocava anche a casa per ore a solitario. Questo portacarte ha un segno distintivo che mi ricorda mio nonno perché lui fumava molto, una volta lo aveva accidentalmente rovinato e da allora è ancora “cisato”. Il mio rapporto con mio nonno non era particolarmente speciale perché si è ammalato ed è venuto a mancare quando ero piccola, ma rimarranno sempre con me quei piccoli gesti che dimostravano il suo affetto nei miei confronti, nei confronti della sua prima nipotina”. (A. classe quarta).
“Quest’anno, come gemma, ho deciso di portare qualcosa che per me non è solo un oggetto o un’esperienza, ma un ricordo diventato simbolo di crescita, amicizia e promesse mantenute. Il 22 agosto 2025 ho assistito al concerto degli Psicologi all’Arena Alpe Adria, a Lignano Sabbiadoro, insieme a una delle mie più care amiche. Ma questa storia inizia molto prima. Tutto risale all’estate della seconda media, quando eravamo ancora due ragazzine entusiaste, fan accanite che sognavano di vedere dal vivo il loro gruppo preferito. Per noi gli Psicologi non erano solo musica: erano parole in cui ci riconoscevamo, emozioni che finalmente qualcuno riusciva a dire ad alta voce. Quando si presentò l’occasione di andare a un loro concerto, ci sembrava un sogno che stava per realizzarsi. Purtroppo, per una serie di inconvenienti, non riuscimmo a prendere i biglietti. Ricordo ancora la delusione, quella sensazione di occasione persa che a quell’età sembra enorme. Ma proprio in quel momento facemmo una promessa: se fossero tornati vicino a casa nostra, non importa quanti anni sarebbero passati, noi ci saremmo andate. Lo avremmo fatto per mantenere la parola data e per rendere felici le “noi” bambine che ci avevano creduto così tanto. Quel momento arrivò a gennaio 2025, quando il duo annunciò le date del nuovo tour. Appena vedemmo che ci sarebbe stata una data vicina, non esitammo un secondo: questa volta non ce lo saremmo lasciato scappare. E così, a luglio, eravamo lì. Non più le ragazzine della seconda media, ma nemmeno così diverse da allora. Cantavamo le stesse canzoni, con qualche esperienza in più sulle spalle e forse una consapevolezza diversa. In mezzo alla folla, tra le luci e la musica, ho capito che non stavamo solo assistendo a un concerto: stavamo mantenendo una promessa, celebrando un’amicizia che è cresciuta insieme a noi. Questa è la mia gemma: il ricordo di un sogno rimandato ma non dimenticato, la prova che alcune promesse meritano di essere custodite nel tempo, e la certezza che, a volte, rendere felici le versioni più piccole di noi è il regalo più grande che possiamo farci”. (G. classe quarta).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma mia sorella: la persona più importante che ho. Crescere con lei ha significato avere sempre qualcuno davanti da seguire, qualcuno che mi insegnava le cose anche senza che me ne accorgessi. Non è solo mia sorella: è la persona che c’è sempre stata per me, nei momenti belli e in quelli brutti. È la prima che chiamo quando mi succede qualcosa di importante, sia una cosa bella sia una cosa che mi fa stare male. Con lei posso essere me stessa senza vergognarmi di niente. So che con lei posso parlare di tutto e che ci sarà sempre per me. Da tre anni non viviamo più insieme perché si è trasferita a Milano, e per me non è stato per niente facile. Prima era tutto più semplice: bastava andare nella sua stanza per parlarle, chiederle un consiglio o anche solo stare insieme. Adesso invece possiamo sentirci solo al telefono e ci vediamo poche volte all’anno. E non è la stessa cosa. Mi mancano le cose più normali, quelle che sembrano piccole ma in realtà non lo sono: ridere insieme senza motivo, raccontarci la giornata la sera, condividere le cose di tutti i giorni. Però questa distanza mi ha fatto capire una cosa importante: anche se è lontana, per me non è mai davvero distante. So che c’è sempre e che posso contare su di lei in qualsiasi momento. La distanza non ha cambiato quello che è per me, e non lo cambierà mai. Anzi, mi ha fatto capire ancora di più quanto sia fondamentale nella mia vita. Per me non è solo mia sorella: è la mia migliore amica, il mio esempio e il mio punto fermo”. (G. classe terza).
“Ho pensato tanto a cosa poter portare come ultima gemma e sono stata veramente molto indecisa: l’unica cosa che sapevo fin dall’inizio era che volevo che fosse qualcosa che aveva attraversato tutti i 5 anni e, perché no, tutta la mia vita. Quindi ho deciso di portare questi due anelli. Ovviamente non sono solo due gioielli, ma un ricordo molto molto importante: mia nonna paterna. Nonostante fosse sempre la prima a “dirmi su di tutto” quando facevo qualcosa che non andava, è stata la donna che mi ha cresciuta. I miei hanno lavorato entrambi fino a tardi per quasi tutta la mia vita e quindi era lei che mi portava, mi veniva a prendere a scuola, mi preparava il pranzo, mi teneva il pomeriggio. Lei, come in realtà tutti i miei nonni, è stata colei che mi ha passato quella forte motivazione e dedizione nello studio. È con lei che parlavo di storia come di politica o letteratura. È da quando mi ha raccontato di quanto avrebbe voluto studiare, ma al tempo non ha potuto, che mi ripeto che tutto questo studio lo voglio fare per lei, per “vendicarla”, raggiungere ciò che per lei non è stato possibile a causa della sua situazione economica e familiare del tempo. Tutti i miei nonni sono stati molto importanti, ma lei è stata un po’ più importante perché, alla fine, è grazie a lei se sono la persona che sono oggi, nel bene e nel male” (C. classe quinta).
“Oggi la mia gemma è Yankee, il mio cavallo. E sì… probabilmente sia i professori sia i miei compagni di classe saranno un po’ stufi di sentirmi parlare di cavalli, perché lo faccio praticamente sempre. Però questa volta non è “solo” un discorso sui cavalli. È qualcosa di molto più profondo. Yankee non è solo il mio cavallo. È il mio compagno di vita, il mio amico più fedele, la cosa più bella che mi sia mai capitata. Il mio amore per i cavalli non è nato ieri. Fin da quando ero piccola sentivo che stare in mezzo a loro mi faceva sentire a casa. Ho iniziato ad andare a cavallo seriamente nel settembre 2020, scegliendo la monta americana, anche se prima avevo fatto qualche esperienza di monta inglese. Cercavo di andare in scuderia il più possibile, perché non riuscivo a stare lontana dalla natura e dai cavalli: era il posto dove mi sentivo davvero me stessa. Per cinque anni ho montato i cavalli della scuderia, cambiandoli continuamente. Questo significava non poter creare un legame vero con uno in particolare. E nel nostro sport il legame è tutto. Non è solo tecnica, è relazione. Nonostante le difficoltà, non mi sono mai arresa. Poi nel gennaio 2024 ho cambiato scuderia e ho iniziato a lavorare duramente in una nuova disciplina: il reining. È stato un anno di sacrifici e crescita. E finalmente, nel marzo 2025, dopo lunghe ricerche, è arrivato lui. Quando l’ho incontrato, aveva quasi quattro anni. A maggio ne farà cinque: è ancora molto giovane, deve fare esperienza, deve crescere. Ma in fondo anche io, che monto da sei anni, ho ancora tantissime cose da imparare. E forse è proprio questo il bello: stiamo crescendo insieme. Non sempre le cose vanno bene. Anzi, le difficoltà sono tante. Yankee prima era molto agitato, troppo energico, difficile da gestire. Oggi è calmissimo, dolce, coccolone. Sembra un altro cavallo. E io? Io prima non mi fidavo ad occhi chiusi di nessun cavallo. Con lui invece è stato amore a prima vista. Quando l’ho incontrato ho sentito che era destino. Da quando ci siamo trovati, siamo cambiati entrambi in meglio. Io sono diventata più sicura, più brava, ora riesco a competere a livelli più alti. Lui è semplicemente felice. Miglioriamo ogni giorno, insieme. E quando le cose si fanno complicate, non esitiamo a fermarci. Facciamo una lunga passeggiata in mezzo al verde, per liberare la mente dai pensieri. “Prendi fiato e ricomincia”, mi dico sempre. Yankee rappresenta non solo la mia enorme passione, ma anni di sogni, sacrifici, candeline spente con lo stesso desiderio. Oggi la mia gemma è lui. Perché non è solo un cavallo di cui parlo sempre… è la prova che quando credi davvero in qualcosa e non smetti di lottare, prima o poi quel sogno diventa realtà”. (E. classe quinta).
“So che può sembrare un po’ banale, ma quest’anno ho deciso di portare lui, il mio ragazzo. Fin da piccola ho avuto uomini nella mia vita che mi hanno sempre mostrato solo tanta indifferenza e, il poter essere amata davvero, per me, è sempre stato un qualcosa di molto lontano, quasi un sogno. Ho deciso di portare lui proprio per questo motivo, perché nonostante le mille incomprensioni, i litigi e tutto il resto, lui è il primo ragazzo che mi fa sentire degna di affetto, come nessuno aveva mai fatto. Siamo giovani e non so come andranno le cose, però gli sarò sempre grata per avermi fatto capire che anche io merito amore” (R. classe quinta).
“Migliore amica = La persona con cui si ha il rapporto di amicizia più stretto, profondo e privilegiato, caratterizzato da grande fiducia, affetto e condivisione. Certo, i dizionari di italiano cercano di dare la definizione migliore a questo termine, ma secondo me ognuno ha la sua. Per me, migliore amica = B., C. e S.. Banale, sì; ma non ci sono parole per esprimere cosa loro rappresentano per me. B. è la mia migliore amica dalle elementari, siamo veramente l’una l’opposto dell’altra. Lei bionda, io mora, lei occhi azzurri, io occhi scuri, lei carnagione chiara, io scura, lei paziente e sempre sorridente, io… insomma… il contrario. Sin da piccole abbiamo trovato un equilibrio vincente: in 12 anni di amicizia non abbiamo mai litigato, mai una volta che una delle due ha alzato la voce, mai una volta che non ci siamo capite. Quando siamo insieme tutto ciò che ha anche solo un piccolo aspetto negativo, si trasforma in qualcosa di divertente e sensato. Insieme abbiamo fatto taaante, ma tante cose, tra cui: travestimenti assurdi, muffin spettacolari, giornate in spiaggia con la pioggia (e no, non perché avevamo scelto di provare l’ebbrezza di una fresca giornata estiva piovosa, ma semplicemente perché, sfigate come siamo, sceglievamo sempre di andare al mare nei giorni sbagliati, pioggia, vento… insomma mai una volta che ci siamo godute una bella spiaggia con il sole). “Siete sempre insieme”, classica frase dei nostri genitori. Sì, sempre insieme, una a fianco all’altra, a supportarci e sopportarci in tutti i momenti difficili, in tutti quelli di gioia e di tristezza. Sempre insieme a giudicare tutto ciò che ci circonda senza mai, o almeno quasi, mostrare i nostri pensieri. Sempre insieme a tutte le noiosissime mostre in cui i nostri genitori ci portano lasciandoci ogni volta ampia scelta per la partecipazione. Sempre insieme a divertirci tra i bambini, tipo a intagliare e colorare una zucca. Insomma, chiaro il concetto? Da sempre, sempre e per sempre insieme. Tutti i miei amici, anche quelli che magari non hanno mai visto B., la conoscono. Lei è una parte fondamentale della mia vita, è la prima persona che chiamo quando mi succede qualcosa, è la prima che bombardo di messaggi quando ho bisogno di un consiglio. Siamo state separate da scuola, sport, hobby, ma siamo sempre riuscite a ritagliare un momento solo per noi, per vederci, per raccontarci di tutto e di tutti. Questo credo sia il segno del fatto che, se veramente tieni a una cosa o a una persona, fai di tutto pur di viverla. Si, nella mia vita ho conosciuto altre “b.”, ma lei sarà sempre l’unica “mia B.”.
C. e S., pronunciate sempre insieme una dopo l’altra. Le ho ri-conosciute nell’estate del 2023, quando durante una vacanza in barca da lontano ho sentito chiamare il nome di mia mamma. Da lì hanno iniziato a far parte della mia vita due ragazze meravigliose. In soli pochi giorni abbiamo legato come se fossimo migliori amiche da anni, ci capivamo con uno sguardo. Complicità, fiducia, sincerità, c’era e c’è tutto. Purtroppo abitiamo tutte abbastanza distanti, ma non appena troviamo un weekend libero organizziamo un’uscita per vederci e passare un po’ di tempo insieme. Ponderatezza, entusiasmo e responsabilità, ognuna bilancia le altre. In loro tre ho trovato la mia seconda famiglia. Mi auguro veramente di poter essere per sempre al loro fianco e viceversa, perché in questo momento io un mondo senza loro non me lo immagino proprio”. (M. classe quarta).
“Ho scelto di portare questa gemma perché è un anello speciale e importante per me. È stato uno dei regali ricevuti questo Natale, e lo abbiamo ricevuto sia io che G. da uno nostro amico stretto. Questo anello si chiama “Claddagh ring” e il nostro amico in una lettera ci ha spiegato il vero significato di questo anello irlandese” (E. classe quinta).
“Oggi come gemma ho voluto portare D., uno dei miei migliori amici; lui non è uno qualunque, non è il classico amico con il quale fai le solite cavolate e ti diverti, lui è l’amico con cui puoi parlare davvero, che ti dirà sempre le cose più scomode e vere, e trovo che sia una cosa fantastica, che ti permette di vivere la vita con più serenità. Sinceramente auguro a tutti di avere un “D.” nella propria vita, perché gli amici non servono solo a scherzare, ma a essere lì per te ogni cosa succeda” (T. classe terza).
“L’amicizia per me è una delle cose che si trovano alla base della vita, in quanto un amico è colui che sai sempre ci sarà, sia nei momenti difficili che in quelli semplici; è colui che ti sostiene nelle tue scelte, che ti incita a fare qualcosa se sa che ti farebbe stare bene e che non ti giudica quando sbagli, bensì ti aiuta a comprendere i tuoi errori e ti aiuta a migliorare. Purtroppo, soprattutto al giorno d’oggi, è difficile trovare amici che possano essere definiti tali, perché spesso è più facile sparlare o girare le spalle quando è più conveniente. Quando ero piccola ho sempre avuto tanti amici, ma poi, la maggior parte di questiultimi, si è dimostrata non tale e ha dimostrato di non tenere a me come pensavo. Così ero quasi arrivata alla convinzione che le amicizie fossero, per la maggioranza delle volte, false. Fino a quando non è arrivata lei: E. Solo lei mi ha dimostrato, nel corso degli anni, cosa vuol dire essere veramente amico di qualcuno e tenerci davvero a quella persona. E. mi ha fatto capire cosa vuol dire sapere di avere una persona a fianco che è sempre pronta a supportarti in qualsiasi momento, nonostante tutto. Questo non vuol dire che E. sia perfetta, anzi, è piena di difetti, ma proprio come lo sono anche io, ma la perfezione in lei sta nel non farmi pesare ogni mio difetto e ogni mio sbaglio e a farmi sentire sempre apprezzata. Ogni persona che mi conosce, conosce pure lei e sa quanto io ci tenga, in quanto ormai la reputo come mia sorella. Io sono inoltre dell’idea che nell’amicizia si dimostri amore, ovviamente non come quello che si prova nelle relazioni, perché E. è la forma di amore più vera e genuina che io conosca e che da sempre mi ha fatta sentire perfetta. Spero e auguro a tutti di trovare una persona come E. nella vostra vita e un’amicizia così pura e vera”. (M. classe prima).
“Ho un rapporto speciale con mia mamma: è un po’ come un’amica, ma diversa da tutte le altre. Pratico pattinaggio fin da piccola e lei non si è mai persa una gara; è la mia fan numero uno e se oggi continuo a pattinare è anche merito suo. Ha sempre fatto di tutto per non farmi mancare mai un allenamento, perché sapeva quanto io ci tenessi. In quel periodo alcune persone si sono allontanate, ma lei, consapevole della situazione, è rimasta al mio fianco. Durante il weekend passiamo molto tempo insieme, come due amiche, e ci raccontiamo tutto quello che non siamo riuscite a dirci durante la settimana. È diventata la persona a cui invio il primo messaggio quando mi succede qualcosa di bello, perché so che non prova invidia e quando sono felice io lo è pure lei e inoltre le basta uno sguardo per capirmi. In un mondo dove le persone spesso vanno e vengono, lei è la mia costante” (E. classe seconda).
“Quest’anno non sapevo cosa portare come gemma. Ero indeciso su un po’ di cose, ma alla fine ho deciso di portare questo braccialetto, che mi è stato regalato da mio fratello per il mio compleanno di quest’anno. Ho deciso di portarlo perché non ero abituato a ricevere questo tipo di regalo da lui e quindi, quando l’ho visto, mi ha fatto molto felice!” (D. classe seconda).