“Ho portato due fotografie su una delle mie grandi passioni: i cavalli. Uno scatto è del 2006 (quando ho iniziato il corso a Pradamano), l’altro è insieme al mio cavallo che accudiva mio zio. Da un anno non pratico più l’equitazione e la mia decisione è stata influenzata anche dal fatto che il giorno di Natale ho scoperto che mio zio aveva venduto il mio cavallo; tuttora mi sento ferita e delusa anche perché mio zio era l’unico che capiva la mia passione. Questa foto è l’ultima che ho potuto fare con lui: è una parte molto importante della mia vita. Inoltre voglio riportare due frasi: «il galoppo di un cavallo è come un volo senz’ali» e «non esiste una così intima segretezza come tra cavallo e cavaliere». Le ho scelte perché rappresentano i sentimenti e le passioni che provavo quando cavalcavo. La seconda rappresenta l’intesa intima e indissolubile che c’era tra noi. Per me era come un migliore amico che mi ha aiutato in un momento difficile della mia vita quando pochi mi hanno ascoltato”. Questa è stata la gemma di M. (classe seconda). Afferma Sharon Ralls Lemon “La gioia essenziale di stare con i cavalli è il mettersi a contatto con i rari elementi di grazia, bellezza, spirito e fuoco”.
“Ho portato come gemma due foto che sono molto importanti perché segnano l’inizio e l’attuale punto d’arrivo del mio percorso scout. Nella prima sono nelle coccinelle al primo volo estivo (3-4 giorni in montagna). La ragazza in alto era la capo che ci ha regalato la foto perché lei sarebbe andata via. La seconda foto è con la squadriglia la scorsa estate durante il campo. La squadriglia è per me fondamentale perché siamo come delle vere sorelle: non ci sono segreti, ci raccontiamo tutto, si passa tutto il tempo insieme, si cresce molto (ci sono molti litigi durante questi giorni; nei primi 4 anni, ad esempio ho litigato molto con la caposquadriglia, ma mi ricordo anche i momenti indimenticabili soprattutto nell’ultimo anno in cui invece abbiamo legato tanto). Le amicizie che si sono formate sono tra le più profonde e importanti che ho; abbiamo affrontato insieme i problemi aiutandoci nelle difficoltà, anche nel semplice fatto di rispettare gli impegni del sabato e della domenica. Quest’anno l’ho iniziato con tanta gioia ed entusiasmo e un po’ mi dispiace passare nel gruppo più grande il prossimo anno. Ho anche portato una canzone dei The Sun. Sabato sera ero alla loro testimonianza-concerto. Sono in 4 e 2 di loro hanno fatto un percorso difficoltoso senza vedere il senso del limite. Il leader ha avuto grande cambiamento frequentando la chiesa e ha testimoniato la sua esperienza; gli altri hanno deciso di aiutarlo. La canzone è “Strada in salita”, e soprattutto il ritornello mi ha colpito: “Voglio un sogno e voglio un senso, voglio una partita che mi faccia dare il meglio, che questa vita sia la mia strada in salita, che mi possa guidare in ciò che amo e così sia”. Uno che dice così è molto forte e va contro corrente rispetto ad un mondo che propone un modello di strada semplice e comoda.” Questa è stata la gemma di E. (classe seconda). Stamattina stavo prendendo il caffè nel bar della scuola e stavo parlando con Valentina, che ci lavora. Ci siamo messi a parlare di una nostra passione condivisa, la pallavolo e di quanto siano in crisi, rispetto al passato, gli sport… “E’ che” abbiamo concordato ad un certo punto, “lo sport è sacrificio”. La dimensione del sacrificio mi fa assaporare in maniera diversa il risultato finale, sconfitta o vittoria che sia. Ne ho vinte e ne ho perse di partite, ma ci sono sconfitte che hanno più sapore di alcune vittorie perché la lotta è stata dura e ho lottato dando il meglio di me. “Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore.” (Aruki Murakami)
Ecco la gemma di A. (classe quinta). “La mia gemma è il biglietto del concerto dei Simple Plan tenuto a settembre. Me li ha fatti scoprire S. e sono diventati il mio gruppo preferito. Dietro a questo biglietto c’è tutta la storia della sorpresa che abbiamo fatto a S. per il suo compleanno, prima dicendole che i biglietti erano esauriti e poi regalandogliene uno. Siamo andate insieme a Treviso, ci siamo stancate durante la lunga attesa; c’è stato prima il brutto tempo e poi il caldo, ma ne è valsa la pena, eravamo in quarta fila. Per me è stata un’esperienza bellissima, e ora questa matrice del biglietto la uso come segnalibro.” Sentire il rimbombo delle casse dentro di sé, poter gridare senza che qualcuno ti dica di far piano, sentire vibrare negli altri la tua stessa passione, avvertire con ancora maggiore chiarezza la forza di quelle parole che avevi già sentite in qualche modo tue, saltare e dimenarsi fino allo sfinimento, avere la voce che si strozza in gola per l’emozione… concerto… passione… vita…
“Ho portato come gemma questa foto anche se non ci sono tutti gli amici che fanno parte del gruppo: è l’ultimo anno di scuola ma spero che ci saranno anche altre occasioni per ritrovarci”. Così K. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. Commento con una frase di Seneca: “La legge del dono fatto da amico ad amico è che l’uno dimentichi presto di aver dato, e l’altro ricordi sempre di aver ricevuto.”
“Non so dire le bugie, e allora la verità è che mi ero scordata della gemma. L’idea iniziale era di portare la polaroid che mi è stata regalata dalla classe; non avendola porto allora la prima foto fatta con una mia amica. Mi viene da ridere a vederla per l’idea stupida di fare una foto al buio.” Questa la gemma di K. (classe quinta).
“Per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare” diceva Brassaï.
“E’ una foto di parecchi anni fa in cui ci siamo io e mia mamma: lei è la persona per me più importante, mi ha fatto anche da papà, insegnandomi tantissime cose. Certo, ora ci sono delle discussioni, ma dopo 5 minuti facciamo pace. E’ come una migliore amica, la prima persona a cui dico tutto, e che sa sempre come aiutarmi”. Questa la gemma di M. (classe seconda). Mi affido alle poetiche parole di Rabindranath Tagore: “Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? Domandò il bambino a sua madre. Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio. Tu eri nelle bambole della mia infanzia, in tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre, tu hai vissuto. Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo, e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge perché tu che appartieni a tutti, tu mi sei stato donato. E per paura che tu fugga via ti tengo stretto nel mio cuore. Quale magia ha dunque affidato il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?”
“La mia gemma è una frase: “gli amici sono come le conchiglie in riva ad una spiaggia: anche se le onde se le portano via nel mare, loro saranno per sempre”. Secondo me rappresenta il rapporto tra me e una mia amica: anche se ora non ci vediamo spesso il nostro legame non si è sciolto”. Così E. (classe seconda) ha presentato la propria gemma. Ricordo un pezzetto de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry: “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza.”
“Ho portato come gemma una canzone per me importante, in cui si parla del rapporto tra due persone: nonostante le difficoltà l’uno rimane sempre per l’altro il suo muro delle meraviglie”. Così G. (classe quarta) ha esposto la propria gemma.
“E tutte le strade che dobbiamo percorrere sono tortuose e tutte le luci che ci guidano sono accecanti, ci sono tante cosa che mi piacerebbe dirti ma non so come. Perché forse sarai colei che mi salverà? E dopotutto sei la mia ancora di salvezza (muro delle meraviglie).” Questo dice la canzone… In “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” Luis Sepùlveda scrive: “«Volare mi fa paura» stridette Fortunata alzandosi. «Quando succederà, io sarò accanto a te» miagolò Zorba leccandole la testa.”
“La mia gemma è una poesia di Jacques Prévert, Cet amour. La faccio sentire recitata in un video, io non riuscirei a leggerla senza fermarmi…
E’ entrata nella mia vita in periodo di sconforto e triste; mi è stata dedicata e penso sia molto bella. Si concentra sul tema dell’amore ma anche dell’affetto, dell’amicizia. Spiega come l’amore, l’affetto, gli amici ci salvino anche se non riusciamo sempre a stare con loro: bastano un gesto, una parola per tirarci su di morale. La vado a rileggere nei periodi di sconforto o delusione e mi rendo conto di non essere sola ma circondata da persone che mi stanno vicine anche con le mie imperfezioni”. Questa è stata la gemma di S. (classe quinta). Insegno in un liceo linguistico e non c’è stato bisogno di alcuna traduzione, ma per chi il francese non lo sa o, come me, l’ha masticato per soli tre anni alle scuole medie, segnalo questa traduzione di Gian Domenico Giagni: “Questo amore Così violento Così fragile Così tenero Così disperato Questo amore Bello come il giorno E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice Così gaio E così beffardo Tremante di paura come un bambino al buio E così sicuro di sé Come un uomo tranquillo nel cuore della notte Questo amore che impauriva gli altri Che li faceva parlare Che li faceva impallidire Questo amore spiato Perché noi lo spiavamo Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Questo amore tutto intero Ancora così vivo E tutto soleggiato È tuo È mio È stato quel che è stato Questa cosa sempre nuova E che non è mai cambiata Vera come una pianta Tremante come un uccello Calda e viva come l’estate noi possiamo tutti e due Andare e ritornare Noi possiamo dimenticare E quindi riaddormentarci Risvegliarci soffrire invecchiare Addormentarci ancora Sognare la morte Svegliarci sorridere e ridere E ringiovanire Il nostro amore è là Testardo come un asino Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Sciocco come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino Ci guarda sorridendo E ci parla senza dir nulla E io tremante l’ascolto E grido Grido per te Grido per me Ti supplico Per te per me per tutti coloro che si amano E che si sono amati Sì io gli grido Per te per me e per tutti gli altri Che non conosco Fermati là Là dove sei Là dove sei stato altre volte Fermati Non muoverti Non andartene Noi che siamo amati Noi tu abbiamo dimenticato Tu non dimenticarci Non avevamo che te sulla terra Non lasciarci diventare gelidi Anche se molto lontano sempre E non importa dove Dacci un segno di vita Molto più tardi ai margini di un bosco Nella foresta della memoria Alzati subito Tendici la mano E salvaci.” E’ soprattutto nei versi finali che mi viene la pelle d’oca, lì dove Prévert lancia il suo grido, la sua richiesta all’amore di non abbandonare l’uomo, di non dimenticarlo. Pena il gelo, la morte, la condanna. Non penso ci siano parole più adatte per esprimere quest’esigenza così forte soprattutto oggi: essere salvati dall’amore nelle sue mille forme.
“Ho portato come gemma la scena di un film: è un po’ forte per i termini utilizzati. Il film parla di una ragazza che vive una storia con un ragazzo, ma poi incontra una ragazza di cui si innamora e con la quale vorrebbe iniziare una relazione ma il giudizio delle amiche la blocca. Secondo me viene rappresentata la realtà di oggi con la non accettazione delle persone per quello che dicono e che sentono.”Così S. (classe seconda) ha presentato e commentato la propria gemma. Il film è tratto dal fumetto “Il blu è un colore caldo”. Ne riporto una breve sequenza dalla quale emerge l’importanza di poter parlare con qualcuno che possa capirci.
“Questa è la foto di E., una bimba etiope. Lo scatto è del 2005, lei poi si è trasferita nel 2009, e non la vedo più da 6 anni e mi piacerebbe incontrarla perché era spesso da noi e per me era diventata come una sorella”. Questa la gemma di A. (classe seconda). Non so se E. verrà mai a sapere di essere la protagonista di questa gemma. Sarebbe bello però, se non altro per sapere di essere stata al centro del pensiero di qualcuno. Essere pensati da qualcuno senza rendersene conto, bello 😀
“Questa canzone l’ho scelta perché è stata la colonna sonora di una settimana passata in Sicilia durante la quale ho conosciuto degli amici. Da giugno non li vedo, ma siamo rimasti legati anche attraverso Skype, e forse ci troveremo a Torino. Questa è la nostra canzone”. Questa la gemma di M. (classe seconda). E’ una canzone che parla di valori importanti, di amicizia, amore, fratellanza, famiglia, quei valori che durano anche quando la distanza, fisica o metafisica che sia, ci si mette di mezzo. “L’amore non potrà mai perdersi e quando la fratellanza arriva prima allora non sarà mai superata la linea stabilita da noi. Quando quella linea doveva essere disegnata e quella linea è quello che abbiamo raggiunto, così, ricordati di me quando sarò andato”.
Max è un sacerdote passionista che ho conosciuto sul web. Poche ore fa sul suo profilo fb ha scritto: “Domenica scorsa all’omelia ho parlato di questa intervista, la testimonianza della band che suonava al Bataclan di Parigi la sera della strage. Per far capire cosa vuol dire “responsabilità”, sentirsi chiamati a rispondere ai bisogni degli altri, ad agire immediatamente per il bene di tutti. Ragazzi che hanno preferito rimanere con i loro amici feriti anziché scappare e salvarsi la vita, facendo da scudo con i loro corpi, andando incontro alla morte. La testimonianza è drammatica. Bisognerebbe farla vedere nei licei, nelle scuole.” Ho allora deciso di dare voce al suo desiderio: ecco l’articolo di Paolo Vites da Il Sussidiario e il video tratto da Youtube.
“Vorrei mettermi in ginocchio davanti ai genitori dei ragazzi morti quella notte” dice tra le lacrime Josh Homme, uno dei fondatori degli Eagles of Death Metal che quella sera della strage al Bataclan non era andato a Parigi con il suo gruppo. “Vorrei dire loro sono a vostra disposizione per qualunque cosa, perché davanti a quello che è successo che cosa puoi dire a chi ha perso i propri figli, la moglie, i fratelli? Non ci sono parole e forse è giusto che non ci siano” aggiunge Homme. Gli Eagles of Death Metal dopo un comunicato ufficiale hanno rilasciato adesso la prima testimonianza al sito americano Vice, una lunga video intervista di circa mezz’ora in cui raccontano quello che hanno vissuto quella notte. Visibilmente ancora scioccati, spesso scoppiano in lacrime, si tengono stretti fra loro, posano il capo sulle spalle dell’altro mentre raccontano l’orrore che hanno vissuto. Uno di loro ad esempio si era nascosto in un camerino insieme a molti membri del pubblico. Una ragazza, dice, era ferita gravemente e perdeva molto sangue. In due cercavano di fermare l’emorragia mentre un altro ragazzo aveva trovato nel frigo una bottiglia di champagne che doveva servire per i festeggiamenti del dopo concerto e la brandiva in mano, l’unica arma che avessero per difendersi, mentre sentivano i colpi d’arma da fuoco nel corridoio fuori della porta. Il chitarrista della band commenta: “Voglio dire a chi ama la musica rock e a chi non la ama: stiamo insieme. Io sono qui, sono sopravvissuto e stasera potrò tornare a casa da mio figlio. La musica rock mi ha dato un lavoro, una casa, una famiglia. Ma adesso non posso più far finta di niente, voglio che tutti sappiano che la vita è una cosa meravigliosa. Essere vivi”. Vogliamo tornare a Parigi, aggiunge, ed essere i primi a suonare al Bataclan quando riaprirà. Diversi giornali italiani all’indomani della strage avevano detto che i musicisti erano fuggiti ai primi spari abbandonando i loro fan: questo video dimostra che non è vero. Raccontano nei dettagli quei momenti insieme al pubblico, cercando vie d’uscita, soccorrendosi gli uni con gli altri, facendosi forza. Qualcuno in certa area cattolica ha anche detto che questo è un gruppo satanista che stava invocando il diavolo quando sono arrivati i terroristi, a causa del brano che stavano suonando, Kiss the Devil. Gli EODM sono un gruppo invece che fa la parodia proprio di quel genere di gruppi, li prende in giro: “Quella sera la gente ballava, sorrideva, era felice” racconta uno di loro. Proprio come succede con la vera musica rock. Satana non piange. Gli EODM in questo video invece piangono a lungo. Consigliamo a certi personaggi di guardarselo con attenzione. “Ci siamo dentro tutti in questa cosa, portiamo nel nostro cuore tutti i nostri amici francesi, vogliamo loro bene, e senza di loro non saremmo sopravvissuti” concludono.”
“Ho portato come gemma D. (una compagna di classe), una persona a cui voglio molto bene. Siamo capitate in banco per caso, e lei da subito si è dimostrata gentile, carina; ha un modo unico di capire le cose, ha sempre battuta pronta, ti tira su il morale pur rispettando la tua luna storta. Non volevo portare una cosa scontata ma particolare; lei per me è speciale, è arrivata all’improvviso, è unica come una persona che si conosce da sempre.” Questa è stata la gemma di A. (classe quarta). Tienila stretta quest’amicizia, coltivala, custodiscila, proteggila, alimentala. Scriveva Fedro: “Molti gli amici, l’amicizia rara. Socrate s’era fatto una casa così piccola che qualcuno del popolo gli chiese: “Come può un uomo della tua grandezza star pago di sì piccola dimora?”
“Oh, piaccia al cielo – gli rispose Socrate – che la possa colmar di amici veri!”
“Ho portato due foto, una del 2010 e una del 2015: rappresentano la crescita nel ballo e nella vita. Danzare mi ha fatto crescere: ho conosciuto molte persone e tanti insegnanti e ballerini che mi hanno aiutato a superare le difficoltà. Ho fatto anche amicizie importanti. Ballando riesco a liberarmi, a esprimere le mie emozioni e spero di continuare il più possibile. E ringrazio i miei genitori che mi permettono di farlo e mi sostengono.” Questa è stata la gemma di S. (classe seconda). Penso che le gemme legate alla danza siano le più numerose, tanto che inizio a far fatica a trovare dei commenti originali. Ma ecco che succede una di quelle cose secondo me meravigliose. Mentre scrivo ascolto musica, una raccolta appena uscita di brani di Mia Martini, Loredana Berté, Patty Pravo e Donatella Rettore. Porgo l’orecchio e resto basito alle parole di Mia Martini che calzano a pennello: “Danza sul velluto sul cristallo del tuo tempo meno bello, e qualcuno con te. Danza sulle ceneri antiche sulle ombre svanite e qualcuno con te. Se il tuo viso da ritratto scompare è che forse stai imparando a camminare. Danza nella tua casa fra le erbe e l’odore d’inverno e qualcuno con te. Danza bella donna piccola donna, distorsione del tempo e qualcuno con te…”. Segni.
“Queste cuffiette sono l’unico oggetto che mi legano a una persona diventata per me molto importante. La conosco da tre anni anche se non l’ho mai vista di persona. Mi è stata molto vicina. Ci tengo a farle capire quanto, certe volte, nonostante la lontananza, alcune persone ci dimostrino di conoscerci per quello che siamo e non per quello che appaiamo. Non sempre bisogna essere diffidenti verso chi non abbiamo mai visto”. Questa la gemma di S. (classe quinta). Delle parole di Kahlil Gibran a commento: “Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano. È vero o no che la montagna ispira più riverenza e appare più chiara al viandante della valle che non all’abitante delle sue pendici?”
“Le foto che ho portato rappresentano un saggio fatto a giugno: Alice nel paese delle meraviglie. Io impersonavo Alice, personaggio che mi rispecchia molto perché piena di incertezze e dubbi, e soprattutto l’anno scorso ho avuto un periodo particolare. Quest’esperienza è stata importante e ancora più bella perché fatta con le mie amiche. Le foto rappresentano i momenti più belli vissuti quel giorno”. Così S. (classe seconda) ha presentato la propria gemma. C’è un passo del libro di Carroll che mi piace particolarmente e che riguarda la strada, il procedere, il camminare, il viaggio, il trovare:
“Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?” “Non lo so”, rispose Alice. “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.” Abbino queste parole a quelle di Antoine de Saint-Exupéry: “Conta solo il cammino, perché solo lui è duraturo e non lo scopo, che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio”.
“Ho portato come gemma il video fatto con alcuni amici della parrocchia che per me sono ragazzi speciali. Con loro non c’è niente che causi tristezza o problemi; ogni volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda trovando modo di divertirci grazie alla passione per la musica o per intrattenere i bambini attraverso le attività che facciamo, come questo centro estivo che è occasione per divertirsi e per conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Nessuno viene lasciato da parte creando qualcosa per i bimbi ma anche per noi; penso che seguire questa strada sia una delle cose più belle che mi siano capitate.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta) e visto che il video non è ancora on-line pubblico solo tre foto estratte da esso. Il video è pieno di sorrisi, di divertimento, di gioia. Mi ha riportato indietro con la memoria, alla mia adolescenza e mi ha fatto venire alla mente una frase di George Bernanos: “È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti”.
“In un periodo un po’ complicato della mia vita ho ricevuto una preziosa lettera da una mia amica; desidero leggerne l’ultima parte. In sostanza mi dice di lottare, un po’ come il protagonista del video che prende coscienza di sé e decide di riscattarsi. «Tutto questo, oltre ad essere un riassunto di un libro, è il mio tentativo di dirti di non aver paura. Si lo so non so esprimerti quello che vorrei dirti per cui te lo scrivo con le parole di Chesterton. Non aver paura di quello che hai di fronte a te. Niente potrà far smettere di lottare qualcuno che sa chi lotta. Per cui capisci per chi lotti, non contro chi, non con chi ma per chi. Purtroppo non ci scegliamo coloro che ci sosterranno nella lotta, sarà Dio a sceglierli per noi, magari saranno le persone che più ti stanno sul cazzo ma saranno quelle che lotteranno con il tuo stesso ideale. Non sceglierai contro chi lottare perché alle volte lotterai contro te stessa, e saranno le battaglie più dure che affronterai. Quando lotterai per non cedere a quella voglia di appoggiare la spada, alla voglia di smettere di vivere, di smettere di alzarti dal letto, lì capirai che tu da sola non hai la capacità di vincere. Non riesci a salvarti. Una canzone dice ‘farti non sai e pur sei fatto, amar non sai e sei amato’. Solo un Padre può amarti così tanto da farti, da donarti continuamente a te ogni istante. Tu dicevi di voler dare un senso alla tua vita. Eppure la bellezza della vita è che non c’è vita senza senso, non c’è attimo sprecato, tutto è fatto. E il senso di questo tutto è che è fatto per te. Il senso delle montagne e del mare, dei professori e degli amici, di me che ti scrivo ora, è che è fatto per Deborah. E le cose hanno un senso perché fanno ciò per cui sono state create. Quindi se vuoi dare un senso alla tua vita fai ciò per cui sei stata creata, che vuol dire banalmente domani alzati per prendere la corriera e andare a scuola, banalissimo, ma stavolta fallo guardando alla bellezza delle cose. Guarda a quelle piccole cose che ti colpiscono, un gesto o un fiore, e pensa che sono per te. Non è il problema del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma il problema di chi abbia messo il bicchiere e riempito di acqua. Se tu avessi sete e uno ti porgesse un bicchiere di acqua mezzo pieno penseresti che questo è mezzo vuoto o che quel tipo, magari sconosciuto, ha avuto una tenerezza tale di te e del tuo bisogno da darti l’acqua? Ti lascio con questa frase di Cesare Balbo che Tecla mi scrisse tanto tempo fa e chi io conservo leggendola nei momenti di debolezza.
“Solo i codardi chiedono al mattino della battaglia il calcolo delle probabilità; i forti e i costanti non sogliono chiedere quanto fortemente né quanto a lungo, abbiano da combattere, ma come e dove, e non hanno bisogno se non di sapere per quale via e per quale scopo, e sperano dopo, e si adoperano, e combattono, e soffrono così, fino alla fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti.” Tu non sai il bene che ti voglio scrivendoti questa lettera, vorrei abbracciarti forte ma la distanza me lo impedisce. P.S. Quando capirai la pochezza del tuo essere niente e contemporaneamente la grandezza del tuo essere continuamente creata e amata alla promettimi che verrai in lacrime a dirmelo. Sottolineo in lacrime perché piangerai di gioia.»” La gemma di D. (classe quarta) è già molto ricca così com’è; suggerisco solo una canzone e invito ad ascoltarne con molta attenzione il testo, magari ascoltandola più volte…
“Ho portato la foto con amica perché lei è la mia gemma, il nostro rapporto. Siamo amiche da quando abbiamo tre anni, e fino all’anno scorso siamo sempre state a scuola insieme. Con la separazione ho perso una parte di me ma il nostro rapporto non è cambiato: non ho mai trovato una persona come lei. E’ per me come una sorella, e anche coi rispettivi genitori il rapporto è molto simile a quello di una famiglia allargata”. Con queste parole A. (classe quarta) ha presentato la sua gemma. Sono numerosissime le gemme centrate sull’amicizia. Scrive Stephen King: “Non esistono buoni amici o cattivi amici, esistono solo amici, persone che hanno costruito la loro casa nel tuo cuore.”