Gemme n° 450

The Migrant Journey Through The Eyes Of An Eight Year Old Syrian Girl
Shaharzad Hassan mostra un suo disegno, fotografato nel campo profughi di Idomeni, Grecia, 18 marzo 2016 (Matt Cardy/Getty Images)

La mia gemma consiste in alcune foto dei disegni fatti da Shaharzad Hassan, una bambina di Idomeni, campo profughi in Grecia. Lei è siriana, ha 8 anni e così sta raccontando l’esperienza della diaspora siriana. Sono rimasta colpita perché i disegni raccontano la storia di questi profughi attraverso i suoi occhi. Da un lato emerge la tenerezza, dall’altro quanto loro capiscano la situazione. Penso sia una visione molto realistica dei fatti.” Questa è stata la gemma di G. (classe quinta).
Magnus Wennman è un fotoreporter svedese. In un’intervista alla CNN, presentando il proprio lavoro “Where The Children Sleep” che potete vedere qui, ha detto: “Il conflitto e la crisi possono anche essere difficili da capire , ma non è difficile capire che questi bambini hanno bisogno di un posto sicuro per dormire. Questo è facile da comprendere. Hanno perso la speranza, e ci vuole molto perché un bambino smetta di essere tale e smetta di essere felice, anche nei posti veramente brutti”.

Gemme n° 427

sahrawi

Ho portato una foto della scorsa estate, quando ho fatto l’animatrice in parrocchia durante il campeggio estivo con i ragazzi delle medie. Un giorno abbiamo avuto in visita dei bambini del Sahrawi. Non parlavano l’italiano, ma abbiamo giocato molto. Mi ha colpito la loro meraviglia nel fare giochi con l’acqua. Siamo stati felici con poco”. Questa la gemma di V. (classe quinta).
Lasciati guidare dal bambino che sei stato”, scrive Josè Saramago. Ricordarsi di esserlo stati, recuperare quella purezza di sguardo, rivivere quello stupore, quello delle prime volte.

Gemme n° 419

Ho cambiato idea in merito alla gemma da portare in classe e ho optato per qualcosa di cui recentemente si è parlato in abbondanza. Questo video parla dell’utero in affitto (non solo in riferimento all’omosessualità). Ho portato questo video perché molti non sanno come sia questo traffico di vite.

Aggiungo che a preoccuparmi è anche il fatto che ci debba essere sempre un monopolio o delle imprese che gestiscano tutto, compresa la vita. Perché creare artificialmente bambini “perfetti” su cataloghi quando ce ne sono tanti in orfanotrofio che hanno bisogno di qualcuno che li adotti? Penso che dovremmo essere meno egoisti e cercare di lottare per le persone o i bambini che hanno bisogno d’amore.” Questa è stata la gemma di D. (classe quinta).
Sono argomenti delicatissimi che non mi piace affrontare in modo superficiale o per slogan. Ho amiche e amici che hanno affrontato e stanno affrontando percorsi molto diversificati per arrivare alla maternità e alla paternità, chi attraverso la nascita di un figlio loro, chi attraverso l’adozione di un figlio che diventerà loro. Ma il concetto di maternità surrogata è troppo distante dal mio senso etico.

Gemme n° 384

20160114_121422

La mia gemma è un lavoretto di carta datomi sabato scorso da un bimbo di 10 anni a cui faccio catechismo: si è instaurato un rapporto profondo e mi colpisce la sua gentilezza nei confronti degli altri, cosa che non riscontro frequentemente in altre persone”. Questa è stata la gemma di C. (classe quarta).
Mi sento di dare ragione a C. riguardo alla scarsa presenza della gentilezza nella società contemporanea, tuttavia voglio riportare qui le frasi di due grandi rappresentanti religiosi contemporanei:
Tre parole chiave: chiediamo “permesso” per non essere invadenti;
diciamo “grazie” per l’amore, quante volte al giorno dici grazie a tua moglie e tu a tuo marito, quanti giorni passano senza dire grazie;
e l’ultima, “scusa”: tutti sbagliamo e a volte qualcuno si offende nella famiglia e nel matrimonio, e alcune volte volano i piatti, si dicono parole forti, ma il mio consiglio è non finire la giornata senza fare la pace, la pace si rifà ogni giorno in famiglia, e chiedendo scusa si ricomincia di nuovo.
Permesso, grazie, scusa” (papa Francesco)
La felicità non può nascere dalla rabbia o dall’odio. Nessuno dice: “Oggi sono felice perché stamattina mi sono arrabbiato assai”. Al contrario, la gente si sente a disagio e dice: “Oggi non sono contento perché stamattina ho perso le staffe”. Tramite la gentilezza, tanto al livello personale, quanto a livello nazionale e internazionale, col rispetto reciproco e la reciproca comprensione, otterremo la pace, unitamente a una genuina soddisfazione.” (Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama)

Gemme n° 377

bimbi

Ogni estate, nel paese in cui abito, c’è il centro estivo; dopo averlo frequentato da utente, da un po’ di anni sono animatrice. Ho così scoperto che si può avere un buon rapporto con i bambini e che è bello quando vengono ad abbracciarti. Allora ho deciso di portare alcuni disegni che mi hanno fatto quest’anno che penso sarà anche l’ultimo per me”. Così M. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Madre Teresa diceva “Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quando amore mettiamo nel dare.” I bambini sanno leggerlo benissimo.

Gemme n° 375

cormor

Ho portato la foto scattata al Parco del Cormor degli assistenti del centro estivo della parrocchia. E’ stata per me un’esperienza molto forte: dopo due giorni avevamo già legato coi bambini. Alla fine dell’esperienza si sente la mancanza dell’essere impegnati tutto il giorno. Inoltre, ancora oggi dei bambini mi sono molto affezionati e quando mi vedono per strada mi salutano e mi saltano addosso.” Ecco la gemma di A. (classe seconda).
Christian Bobin afferma che “L’infanzia è come un cuore: i suoi battiti troppo veloci ci spaventano. Facciamo di tutto perché il cuore s’infranga. Il miracolo è che sopravvive a tutto.” Bello quando un “grande” riesce andare al ritmo di quei battiti, i bambini se ne accorgono subito e lo portano a volare con loro 😀

Gemma n° 351

La mia gemma è composta di due parti diverse. Prima un video legato ai fatti di Parigi: mi ha colpito la consapevolezza del bimbo che ci siano persone cattive, benché il papà lo rassicuri dicendogli che basta poco per potersi proteggere. Rispondere con la guerra non penso sia il modo giusto.
La seconda parte invece è una cosa personale: un mese fa ho visto una foto, ci sono stata male, poi una persona mi ha mandato un messaggio inaspettato che mi ha colpito molto per l’amicizia dimostratami.” Questa è stata la duplice gemma di M. (classe quinta).
Non mi sento di commentare un video come quello del bambino che racconta la sua paura. Ricordo che alcuni anni fa ho letto un libro sui bambini nelle guerre e sul tentativo di raccontarsi attraverso dei disegni. Non ho parole.

bambini guerra

Gemme n° 303

don't grow up

Don’t grow up, it’s a trap! Questa frase è la mia gemma. Mi rappresenta perché i bambini sono persone che ancora riescono a sognare; da adulti ci sono preoccupazione e problemi. Loro poi sono sinceri e riescono a dire le cose in faccia senza nasconderle come invece fanno certi adulti. Anche l’amicizia tra bambini è molto più sincera e forte.” Così si è espressa A. (classe seconda).
Desidero citare una canzone di Claudio Baglioni che secondo me ha un testo bellissimo. In uno dei passi canta: “io non chiedo un poco più di pane ma che tu lo mangi insieme a me e non credo che ci sia una pace mai se la pace non è dentro te e così crescendo e cercando via altrove e come e quando troveremo infine chissà la via della felicità, ogni dì crescendo e cercando sì ma dove domani o quando prenderemo insieme la scia nel tempo della fantasia”.

Gemme n° 287

La mia gemma è il trailer del film-documentario “I bambini sanno”: tocca alcuni temi importanti come la vita, l’amore, l’omosessualità, la crisi economica, l’amicizia. Il tutto dal punto di vista dei bambini. Trovo che sia un film profondo che faccia riflettere: i bambini sanno qualcosa di più dei grandi. Si dice che siano il futuro ma non si dà loro modo di esprimersi.” Questa è stata la gemma di C. (classe terza).
Dentro ciascuno di noi ritengo ci sia una parte bambina da nutrire e mantenere per continuare a provare lo stupore e la meraviglia. Lascio qui la canzone The child inside dei Depeche Mode che proprio oggi un’alunna di prima ha citato come la sua canzone preferita.

Gemme n° 278

Bearzi

Quando si è trattato di scegliere che gemma portare ho pensato da subito a qualcosa che centrasse col Bearzi, l’oratorio che frequento, perché è al centro della mia vita: per me è veramente importante. Ho scelto di partire dal principio, e quindi ho scelto la maglietta del primo anno del centro estivo, che aveva per tema l’Orlando furioso. Rappresenta l’inizio di un’esperienza fondamentale e che continua tuttora e che spero continui anche in futuro.” Ecco la gemma di L. (classe seconda).
Don Bosco diceva che l’educazione è cosa del cuore; personalmente penso che l’efficacia sia ottimale quando i ritmi dei cuori coinvolti siano capaci di ascoltarsi e di farsi ascoltare. Capiterà di battere in tempi diversi, di correre e di rallentare, di precedere e di seguire. Sarà bello però ritrovarsi nella stessa casa.

Gemme n° 270

bimbi

La mia gemma è una foto in cui sono con mio fratello appena nato. Per 6 anni avevo chiesto ai miei genitori un fratellino. Adesso magari sono un po’ meno contenta perché dà un po’ di lavoro… ma in quel momento ero la persona più felice del mondo. La prima volta che l’ho preso in braccio avevo paura di romperlo e la maglietta che avevo indosso l’ho tenuta: avrei voluto portarla ma è in qualche baule della soffitta… quindi ho portato la foto”. Questa la gemma di G. (classe quarta).
La bellezza e la capacità talvolta di saper tornare bambini, magari per riuscire a meravigliarsi pienamente, magari per guardare il mondo in modo diverso: “Lasciati guidare dal bambino che sei stato.” (Josè Saramago)

Gemme n° 245

Michela

L’anno scorso avevo lasciato le mie solite attività estive con i bambini per passare un periodo in Francia. Quando sono tornata mi sono dedicata a loro soltanto per una settimana col timore di come mi avrebbero accolto. Il disegno che ho portato oggi l’ha fatto una bambina albanese. Questa bimba, senza conoscermi, è venuta da me e mi ha dato questo disegno con animaletti perfetti e precisi. Ha messo il suo nome perché mi ricordassi di lei. La semplicità dei bimbi è bellissima, senza i pensieri e le congetture che noi adulti facciamo. Ad esempio io pensavo che gli altri fossero delusi per la mia lontananza, invece lì mi sono incontrata con la gratuità e la generosità spontanea di questa bambina. La semplicità è la chiave di tutto questo.” Questa la gemma di M. (classe quinta).
Riporto un brano di Paulo Coelho da Maktub: “Se devi piangere, piangi come un bambino. Una volta sei stato un bambino, e una delle prime cose che hai imparato nella vita fu piangere, perché il pianto fa parte della vita. Non dimenticare di essere libero, e che mostrare le tue emozioni non è vergognoso. Urla, singhiozza forte, fai il chiasso che vuoi. Perché così è come piangono bambini, e loro conoscono il modo più veloce per confortare i loro cuori. Hai mai notato come i bambini smettono di piangere? Smettono perché qualcosa li distrae. Qualcosa li chiama alla prossima avventura. I bambini smettono di piangere velocemente. E così sarà per te. Ma solo se riesci a piangere come fanno i bambini.”

Gemme n° 228

La mia gemma è la canzone per me più cara di Michael Jackson. Mi è rimasta impressa per il significato del testo, poi ho visto visto questo video che non è un semplice videoclip, ma la perfetta spiegazione del brano”. Così M. (classe seconda) ha presentato “Heal the world” alla classe.
Sottolineo l’argomento con un articolo fotografico apparso su L’Huffington Post lo scorso 20 marzo: “Uno degli aspetti più devastanti della guerra è l’effetto che ha sulle vite dei bambini. Senza avere nessuna responsabilità per i conflitti, i bambini subiscono l’impatto del trauma e della violenza a livelli incalcolabili. Anche oggi, a dispetto di convenzioni e leggi internazionali che dovrebbero proteggerli, troppi bambini stanno soffrendo a causa dei conflitti. Secondo le Nazioni Unite, attualmente sono quasi 14 milioni i bambini costretti a vivere in condizioni avverse a causa della guerra in Siria e in Iraq. Il conflitto minaccia non solo la salute e la felicità dei più piccoli, ma anche la loro possibilità di sperimentare l’infanzia. Le foto qui sotto mostrano una particolare forma di resistenza: il desiderio di giocare che unisce i bambini anche in tempo di guerra, attraverso lo spazio e la storia.”

Un bambino gioca su un carro armato nel quartiere Grbavica di Sarajevo, 22 aprile 1996
Un bambino gioca su un carro armato nel quartiere Grbavica di Sarajevo, 22 aprile 1996
Berlino, 1945. Un gruppo di ragazzini gioca in un sito bombardato, a cavallo di un carro armato distrutto
Berlino, 1945. Un gruppo di ragazzini gioca in un sito bombardato, a cavallo di un carro armato distrutto
Bambini palestinesi giocano tra i detriti di una casa distrutta durante i bombardamenti israeliani. Siamo a Gaza, nel quartiere Shujaiyya, 6 gennaio 2015
Bambini palestinesi giocano tra i detriti di una casa distrutta durante i bombardamenti israeliani. Siamo a Gaza, nel quartiere Shujaiyya, 6 gennaio 2015
Un gruppo di ragazzine di Londra gioca indossando maschere antigas in un parco vicino a delle case temporanee nella costa sud dell'Inghilterra (1940)
Un gruppo di ragazzine di Londra gioca indossando maschere antigas in un parco vicino a delle case temporanee nella costa sud dell’Inghilterra (1940)
Un gruppo di bambini siriani gioca con un'auto distrutta nel centro di Kobane, in Siria. Foto scattata il 18 febbraio 2015
Un gruppo di bambini siriani gioca con un’auto distrutta nel centro di Kobane, in Siria. Foto scattata il 18 febbraio 2015
Monaco. Delle bambine giocano con le bambole su una schiera di missili depositati sotto la loro casa
Monaco. Delle bambine giocano con le bambole su una schiera di missili depositati sotto la loro casa
Ciò che resta di un parco giochi nella città di Aleppo, in Siria (8 gennaio 2015)
Ciò che resta di un parco giochi nella città di Aleppo, in Siria (8 gennaio 2015)
Bambini dell'asilo in un parco giochi con le maschere antigas, 1940
Bambini dell’asilo in un parco giochi con le maschere antigas, 1940
Bambini siriani giocano nel cortile di un palazzo distrutto nel centro di Kobane, 18 febbraio 2015
Bambini siriani giocano nel cortile di un palazzo distrutto nel centro di Kobane, 18 febbraio 2015
1940 circa. In una Londra distrutta dalle bombe, anche un lampione può diventare una giostra
1940 circa. In una Londra distrutta dalle bombe, anche un lampione può diventare una giostra
Gaza, quartiere Shejaiya. Ragazzine palestinesi giocano nella loro scuola distrutta durante i 50 giorni di conflitto tra Israele e Hamas, il 5 novembre 2014
Gaza, quartiere Shejaiya. Ragazzine palestinesi giocano nella loro scuola distrutta durante i 50 giorni di conflitto tra Israele e Hamas, il 5 novembre 2014
Tre bambini giocano in un terreno abbandonato e danneggiato dalle bombe a Stepney, nell'East End di Londra. Era il 9 marzo 1946
Tre bambini giocano in un terreno abbandonato e danneggiato dalle bombe a Stepney, nell’East End di Londra. Era il 9 marzo 1946
Un gruppo di bambini palestinesi gioca per le strade di Gaza, nel quartiere di Beit Hanun, durante la festività musulmana Eid al-Adha. 4 ottobre 2014
Un gruppo di bambini palestinesi gioca per le strade di Gaza, nel quartiere di Beit Hanun, durante la festività musulmana Eid al-Adha. 4 ottobre 2014
Il salto della fune con i soldati in Inghilterra, 1944
Il salto della fune con i soldati in Inghilterra, 1944
Giochi tra le macerie di Gaza City, 27 gennaio 2015
Giochi tra le macerie di Gaza City, 27 gennaio 2015
A lezione di primo soccorso con le bambole. Londra, 6 ottobre 1940
A lezione di primo soccorso con le bambole. Londra, 6 ottobre 1940
Bambini afgani giocano a pallone vicino a un cimitero sulle colline di Kabul, 12 aprile 2014
Bambini afgani giocano a pallone vicino a un cimitero sulle colline di Kabul, 12 aprile 2014

Gemme n° 159

Come gemma ho scelto questo brano di De Andrè che ho sempre ascoltato con mio padre: racconta di una tragedia avvenuta nel 1864 negli Stati Uniti, quando i soldati distrussero una tribù di nativi americani. Penso che il testo sia molto profondo e significativo anche per l’attualità: ci sono ancora distruzioni e non penso che possano finire.” Queste le parole con cui C. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
Se qualcuno desiderasse conoscere in modo più approfondito la storia del massacro di Sand Creek, invito a leggere a questo post.
Uno degli aspetti più toccanti della canzone è lo stesso sottolineato qualche giorno fa in un’altra gemma: il punto di vista è quello di un bambino, sorpreso nella notte, a metà tra la veglia e il sonno. Il nonno cerca di proteggerlo, provando a mascherare la realtà: “Chiusi gli occhi per tre volte, mi ritrovai ancora lì, chiesi a mio nonno è solo un sogno, mio nonno disse sì”. La durissima realtà circostante si mischia col sogno che diventa incubo: “Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso, il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso, le lacrime più piccole, le lacrime più grosse, quando l’albero della neve fiorì di stelle rosse”. A commento un unico collegamento, tra i tanti che purtroppo si potrebbero fare, con l’attualità: la Somalia.

Gemme n° 148

Questo video fa riflettere molto. Quando l’ho visto sono rimasta senza parole; è un po’ come dice lo slogan alla fine. Non ci rendiamo conto di quello che sta succedendo in Siria, siamo tranquilli e non ci pensiamo. La nostra vita è tranquilla mentre questi bimbi stanno realmente vivendo la guerra e non hanno la vita che dovrebbero avere”. Con queste parole M. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.

Mi ci è voluto un po’, ma sono finalmente riuscito a trovare le durissime parole che mi sono risuonate nella mente mentre M. parlava. Si tratta di “Tema della Bosnia” del premio Noble per la letteratura Joseph Brodskij:

Mentre pensi a versarti uno scotch, schiacci una blatta,
o controlli l’orologio, mentre con la mano ti sistemi la cravatta,
c’è gente che muore.

In queste città dai nomi strani, sotto i colpi di fucile,
in mezzo alle fiamme, senza nemmeno sapere perché,
c’è gente che muore.

In posti piccoli che non conosci, ma grandi abastanza
per reclamare il diritto a un grido o a un addio
c’è gente che muore.

C’è gente che muore
Mentre tu eleggi nuovi apostoli dell’indifferenza,
del non intervento e di tutto ciò che fa morire la gente.

Sei troppo lontano per amare il prossimo tuo nel fratello Slavo,
dove i tuoi angeli hanno paura di volare,
c’è gente che muore.

Mentre i mezzi busti non trovano accordo, versione di Caino,
la macchina della storia fa dei cadaveri il suo carburante.

Mentre guardi un atleta segnare, controlli l’ultimo estratto-conto,
o canti la ninnananna al tuo bambino,
c’è gente che muore.

Il Tempo, che con la punta tagliente del suo pennino
assetato di sangue separa le vittime dagli assassini,
scriverà tra questi il nome di quelli come te.”

Gemme n° 147

fiabrusse

Ho portato un libro di fiabe di una collana che mia madre mi leggeva quando ero piccola. Non dormivo senza fiaba. Il libro mi ricorda i tempi dell’infanzia, mia madre quando ero piccola. Era tutto senza i problemi di adesso”. Sono state le parole con cui I. (classe terza) ha presentato la propria gemma. Tengo sempre conservata nel cuore l’idea di portarmi sempre dietro un po’ della mia infanzia, del mio essere bambino.
Dice Clelia Canè: “I bambini devono poter credere che la magia esiste, esiste in ognuno di noi, nei nostri ideali, nelle scelte che ci guidano e negli insegnamenti che ci aiutano a crescere. La magia è la vita e l’amore è il motore della vita. Amare, credere, sognare e sperare sono le ali che ci permettono di spiccare il volo. Ai bambini dico «Abbiate il coraggio di aprire le vostre ali e volate in alto, sempre più su! Prendete in mano il vostro sogno e fatene una grandiosa realtà!»”.

Gemme n° 125

caramella1

Questa caramella di Helloween è stata la gemma di F. (classe quarta). “Ricordo una giornata stortissima, sono al supermercato con mia madre, e davanti a noi c’è una bimba con in mano un pacchetto di queste caramelle. Il papà non se ne accorge. Alla cassa la bimba appoggia il pacchetto di caramelle sul nastro suscitando la contrarietà del padre. “A scuola facciamo una festa, tutti portano qualcosa e io non ho niente da portare”. Il papà fa la faccia brutta e le dice “Sai che ora che non c’è la mamma non penso di potertela comprare”. Mi prende un groppo in gola, guardo mia madre e prendo io le caramelle. Li rincorro fuori dal supermercato pensando fra me e me “ma cosa ho fatto?”, li raggiungo, li fermo, il padre mi fulmina con lo sguardo, ma la bimba mi dà un abbraccio fortissimo: me lo porto ancora nel cuore”.
La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.” (Banana Yoshimoto, “Un viaggio chiamato vita”)

Gemme n° 102

mani tanteNon pubblicherò la gemma portata da F. (classe quarta) in quanto si tratta di un video privato: “E’ un filmato di 7 minuti fatto con mia sorella per il compleanno di un’altra sorella. Abbiamo rappresentato i momenti più importanti della sua vita utilizzando come interpreti i bambini, figli e nipoti. E’ stata dura perché i bimbi erano scatenati. Ho portato questo video perché è fatto con mia sorella e ci sono i bambini, una delle cose più belle. Ritrae momenti importanti della famiglia, fondamentale per me”. Erma Bombeck afferma: “La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori delle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava.”

Gemma n° 65

Mani  rugose

Non pubblico la gemma di C. (classe seconda) in quanto si tratta di una foto privata: “Ho portato l’unica foto con mio nonno che se n’è andato questa estate, il 23 agosto, dopo un anno e mezzo di malattia. Per me, avendo passato l’infanzia con lui, è come un padre e l’ho assistito fino alla fine. Questa foto è stata scattata in Slovenia, all’ultimo pranzo fatto in famiglia.”

Dice Alex Haley: “Nessuno può fare per i bambini quel che fanno i nonni: essi spargono polvere di stelle sulla vita dei più piccoli.”

Portateli altrove (!)

Torino_083 fbIn quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.
Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”. E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì. (Mt 19, 13-15)
Lunga è la strada… (scatto fatto a Torino sulla porta della chiesa di San Filippo Neri)